Lexipedia

Decisione

12.2020.42

Azione di accertamento della caducità del contratto (cessione di diritti d'ormeggio) e della titolarità di un posto d’ormeggio; notifica di atti a una persona giuridica tramite un suo organo

24 marzo 2021Italiano18 min

ormeggio Categoria IV bis, n. __________ al pontile __________ nella __________,

Source ti.ch

Incarto n.

12.2020.42

Lugano

24 marzo 2021/lk

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Fiscalini,

presidente,

Bozzini

e Stefani

vicecancelliera:

Bellotti

sedente

per statuire nella causa - inc. n. OR.2018.83 della

Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 19 aprile

2018 da

AO

1

patrocinata dall’ PA 2

contro

AP

1 __________

patrocinata dall’ PA 1

chiedente di accertare la caducità e l’inefficacia degli accordi

fra le parti di cui al

contratto 24 marzo 2014 nonché di accertare che l’attrice è

l’esclusiva titolare dei diritti

all’utilizzo del posto di ormeggio cat. IV bis, n. 36 al pontile F

presso la __________

(__________) e dei relativi diritti di fruizione dei servizi

portuali, e ciò

ininterrottamente a fare tempo dal 23 giugno 2011;

domanda avversata dalla convenuta e che il Pretore ha accolto con

decisione 14

febbraio 2020;

appellante la convenuta con atto di appello 16 marzo 2020,

con cui ha postulato la

riforma del querelato giudizio nel senso di dichiarare la petizione

irricevibile in ordine e

di respingerla nel merito, protestando spese e ripetibili di

entrambe le sedi;

mentre l’attrice con risposta 2 luglio 2020 ha postulato la

reiezione del gravame (nella

misura in cui è ricevibile), pure con protesta di spese e

ripetibili;

letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti;

ritenuto

in fatto:

Fatti

A.

Il 23 giugno 2011 AP 1 ha acquistato da __________ SRL, titolare

della Concessione Demaniale Marittima relativa all’occupazione e uso di una

zona di suolo demaniale marittimo sita in località __________ (sul quale è

stato realizzato un porto turistico), i diritti all’utilizzo del posto di

ormeggio Categoria IV bis, n. __________ al pontile __________ nella __________,

come pure i relativi diritti di fruizione dei servizi portuali, per una durata

prestabilita sino al 10 aprile 2050, dietro pagamento di € 4'871.79 annui (doc.

E).

B.

Con “scrittura privata” del 24 marzo 2014 AP 1 ha ceduto a AO 1 tali

diritti per il prezzo di € 245'800.- (doc. B), per cui la __________ SRL ha

iniziato a fatturare le proprie prestazioni nei confronti della seconda società

(doc. I, M, N, O).

C.

Il 1° aprile 2014 AO 1 ha emesso la fattura di cui al doc. 1 per il

pagamento del prezzo di € 245'800.-. In data 30 ottobre 2014, rispettivamente 10

novembre 2014, essa ha poi emesso in favore di AO 1 una nota di credito per il

medesimo importo (doc. 2 e J) e un’ulteriore nota di credito per l’importo di €

2'845.46 (doc. 3) “relativa alla fattura 2013-21470 del 09.07.2013 per

rifatturazione gestione posto barca 2013”.

D.

Il 19 settembre 2017 AP 1 ha diffidato la __________ SRL a riconoscerla

come unica titolare dei diritti di cui sopra e a non consentire pertanto

l’utilizzo del posto di ormeggio e la fruizione dei relativi servizi portuali a

AO 1 o a ulteriori terzi, a fronte della risoluzione del contratto causata dal

mancato pagamento, da parte di quest’ultima società, del prezzo pattuito (doc.

H).

E.

Il 27 ottobre 2017 AP 1, premettendo di ritenere rescisso e

inefficace il contratto 24 marzo 2014, ha diffidato AO 1 al pagamento del

prezzo convenuto entro 15 giorni, pena il recesso dal summenzionato contratto

ai sensi dell’art. 107 cpv. 2 CO (doc. G).

F.

Con e-mail 16 aprile 2018 __________ SRL ha comunicato a AP 1 di non

poter dare seguito alla diffida ricevuta in quanto, in mancanza di una

decisione giudiziale o di un accordo consensuale fra le parti in merito alla

risoluzione del contratto, doveva ritenere lo stesso valido ed efficace (doc.

I).

G. Con

petizione 19 aprile 2018 (previa rinuncia al tentativo di conciliazione ex art.

199 cpv. 2 lett. a CPC) AP 1 ha convenuto AP 1 innanzi alla Pretura del

Distretto di Lugano postulando l’accertamento della caducità dell’accordo 24

marzo 2014 e della sua conseguente titolarità esclusiva dei diritti summenzionati.

H.

Con risposta 26 aprile 2018 la convenuta ha contestato le pretese

avverse, eccependo l’irregolarità della notificazione della petizione, l’assenza

di un interesse degno di protezione all’azione di accertamento ex art. 88 CPC e

pertanto l’irricevibilità della petizione, come pure rilevando nel merito di

avere onorato i propri obblighi contrattuali e in particolare il proprio

obbligo di pagamento del prezzo.

I.

Con replica 30 maggio 2018 e duplica 5 luglio 2018 le parti hanno

ulteriormente approfondito le proprie antitetiche posizioni. Dopo esperimento

dell’istruttoria e produzione degli allegati conclusivi scritti, con decisione

14 febbraio 2020 il Pretore ha accolto integralmente la petizione, ponendo le

tasse e le spese di giustizia, di complessivi fr. 8'500.-, a carico della

convenuta, pure condannata a versare alla controparte fr. 9'500.- per

ripetibili.

J.

Con atto di appello 16 marzo 2020 la convenuta si è aggravata contro

tale decisione, postulandone la riforma nel senso di dichiarare la petizione

irricevibile in ordine e di respingerla nel merito. Con risposta 2 luglio 2020 l’attrice

ha postulato la reiezione del gravame (nella misura in cui è ricevibile). Delle

argomentazioni delle parti si dirà, per quanto di rilievo, nei considerandi di

diritto.

E considerato

in diritto:

Considerandi

1.

L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante

appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie

patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta

nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie tale

valore supera pacificamente la soglia testé menzionata. I termini di

impugnazione e risposta sono di 30 giorni (art. 311 e 312 CPC). Nel caso

concreto l’appello 16 marzo 2020 contro la decisione 14 febbraio 2020 è

tempestivo, così come è tempestiva la risposta 2 luglio 2020 dell’appellata.

2.

A fronte di una fattispecie internazionale, parimenti pacifici sono

la competenza della Pretura di Lugano e l’applicabilità del diritto svizzero

sulla base dell’art. 5 del contratto 24 marzo 2014 (art. 23 CLug e 116 LDip).

3.

Con l’impugnata decisione, il Pretore ha innanzitutto respinto l'eccezione

della convenuta d'invalida notificazione della petizione (trasmessa al

domicilio svizzero del suo amministratore __________ D__________ e non alla

sede societaria estera) in quanto strumentale e abusiva. Il suo amministratore

ha difatti reagito incaricando un legale di tutelare gli interessi societari,

ed essa ha sin dal primo momento processuale potuto difendersi adeguatamente.

Il primo giudice non ha pertanto ritenuto necessario esaminare se le modalità

di notificazione effettivamente adottate fossero lesive o meno di un trattato internazionale.

4.

L’appellante si oppone a questa conclusione. Pur non contestando il

rispetto del suo diritto al contraddittorio, essa sostiene che il Pretore avrebbe

dovuto considerare d’ufficio le norme di diritto internazionale ed estero (art.

57.

CPC) verificando in particolare se, secondo il diritto maltese (che egli era

tenuto a salvaguardare), la notifica in Svizzera della petizione abbia violato

o meno il principio della sovranità, e quali conclusioni trarvi in caso di

risposta affermativa. Non avendolo fatto, la sentenza sarebbe

insufficientemente motivata. Inoltre, a suo dire sarebbe casomai la controparte

ad aver commesso un abuso di diritto, approfittato della sede estera di AP 1 per

essere esonerata dal tentativo di conciliazione, ma facendo poi notificare la

petizione all’indirizzo privato svizzero del suo organo.

5.

Come esposto al consid. 3, il giudice di prime cure ha

sufficientemente indicato i motivi che lo hanno indotto a respingere

l’eccezione (art. 29 cpv. 2 Cost., 53, 238 lett. g e 239 CPC), tant’è che

l’appellante è stata in grado di censurarli con cognizione di causa. Premesso che i giudici svizzeri applicano il diritto interno e

le rilevanti prescrizioni di diritto internazionale e considerano le norme di

uno Stato terzo (neppure debitamente specificate con l’impugnativa) solamente

nel caso in cui le prime due fonti normative lo prevedano, nell’ambito di un

processo che coinvolge una o più parti domiciliate all’estero la

notificazione degli atti giudiziari si fa per mezzo delle autorità di quel

luogo o, in quanto un trattato internazionale lo preveda oppure lo Stato sul

territorio del quale deve avvenire la notificazione lo ammetta, per posta. Ciò

perché la notificazione all’estero di documenti da parte di un tribunale, in

assenza del coinvolgimento e dell’assenso dello Stato interessato, costituisce

un atto di forza pubblica in contrasto con i principi della sovranità e della

territorialità (STF 2C_408/2016 e 2C_409/2016 del 19 giugno 2017,

consid. 2.2; STF 2C_827/2015 e 2C_828/2015 del 3 giugno 2016,

consid. 3.2; DTF 124 V 47, consid. 3). In particolare, la notifica

all’estero degli atti giudiziari in materia civile è regolata dalle Convenzioni

dell’Aia del 1954 (RS 0.274.12) e del 1965 (RS 0.274.131).

6.

Nel caso concreto, non vi sono state ingerenze nella sovranità della

Repubblica di Malta. Piuttosto, anziché trasmettere la petizione alla sede

maltese di AP 1, la Pretura l’ha inviata al domicilio privato svizzero (__________)

di __________ D__________, amministratore e dunque organo della società e suo

rappresentante (doc. D). Trattasi dunque di un atto procedurale compiuto in

Svizzera. La dottrina e la giurisprudenza hanno già avuto modo di stabilire che

la citazione a una persona giuridica può di regola essere effettuata anche all’indirizzo

di un suo organo avente qualità di rappresentarla (STF 5A_268/2012 del 12

luglio 2012, consid. 3.4; IICCA del 14 novembre 2018, inc.

12.2018.115; Handelsgericht des Kantons Zürich, decisione del 7 maggio

2020, HG190205-O, consid. 1.1; Frei

in: Berner Kommentar ZPO, n. 8 ad art. 133 e n. 5 ad art. 136; Staehelin in:

Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen

Zivilprozessordnung, 3. ed., n. 5 ad art. 138), così come del resto avviene per

la notifica degli atti esecutivi ai sensi dell’art. 65 LEF (DTF 125 III 384,

consid. 2b; DTF 134 III 112, consid. 3.1). In ogni caso, secondo

il principio della buona fede, il destinatario di una comunicazione può

prevalersi di un’errata notifica solo qualora non abbia tempestivamente avuto

conoscenza della medesima o ne abbia in altro modo subito un pregiudizio (STF 5A_268/2012

del 12 luglio 2012, consid. 3.1; STF 4A_367/2007 del 30 novembre 2007, consid.

3.2; DTF 132 I 249, consid. 5 e 6). In altre parole, la

ripetizione di una notifica presuppone un interesse degno di protezione, che

non si può ammettere nella fattispecie in assenza di qualsivoglia ripercussione

negativa derivante dalla medesima. Il fatto che l’attrice abbia rinunciato

unilateralmente alla conciliazione in virtù della sede estera della parte

avversa non muta tale risultato, né l’appellante spiega perché la questione

sarebbe rilevante ai fini del giudizio.

7.

L’appellante critica altresì il Pretore per non essersi chinato su

un’ulteriore questione preliminare e d’ordine che renderebbe la petizione

irricevibile, ovvero sulla mancanza del presupposto processuale dell’interesse

degno di protezione ex art. 59 cpv. 2 lett. a CPC, ciò che renderebbe la

sentenza carente nella motivazione. A suo dire la controparte, anziché proporre

un’azione di accertamento ai sensi dell’art. 88 CPC, di carattere sussidiario,

disponeva piuttosto di un’azione condannatoria, poiché il recesso ex art. 107

cpv. 2 e 109 CO comporta la trasformazione del contratto in un rapporto di

liquidazione con restituzione reciproca delle prestazioni già eseguite onde

ricostituire lo status quo ante (come peraltro accertato dallo stesso

Pretore e riconosciuto dall’attrice nel suo scritto doc. G). La fattispecie

inoltre, a suo modo di vedere, non rivestirebbe un carattere ambiguo o incerto,

avendo d’altronde il primo giudice rimarcato che “è pacifico …

che l'attrice sia l'esclusiva titolare dei diritti di usare il posto di

ormeggio e di beneficiare dei diritti di fruizione dei servizi portuali” (p. 3 della sentenza).

8.

La censura di carente motivazione è palesemente infondata: il

giudice di prima sede ha accertato l’ammissibilità dell’azione di accertamento

osservando che, essendosi la società __________ SRL rifiutata di dar seguito

alle richieste dell’attrice (doc. H e I) e non sussistendo alcun altro

strumento che permettesse a quest’ultima di far accertare il suo buon diritto e

rientrare conseguentemente in possesso del posto barca, la petizione è da

considerare legittima e necessaria.

9.

Quanto al merito della censura, giusta l’art. 88 CPC, con l’azione

d’accertamento l’attore chiede che sia accertata giudizialmente l’esistenza o

l’inesistenza di un diritto o di un rapporto giuridico determinato. Egli deve

disporre di un interesse degno di protezione concreto e attuale, giuridico o di

mero fatto, purché appaia rilevante. Secondo la costante giurisprudenza del

Tribunale federale vi è un interesse degno di protezione all’azione di

accertamento quando, cumulativamente, vi è insicurezza nelle relazioni

giuridiche tra le parti, non si può ragionevolmente pretendere dall'attore di

rimanere in una tale situazione di insicurezza (che ostacolerebbe le sue

decisioni o la sua libertà di movimento) e tale insicurezza può essere

eliminata solo con l’accertamento dell’esistenza o del contenuto di un rapporto

giuridico. L’azione di accertamento è inoltre di natura sussidiaria e deve di

principio essere l’unico mezzo processuale per la tutela di quel rapporto

giuridico, ritenuto che essa non è pertanto ammissibile quando è possibile far

valere quel diritto con un’azione di condanna o formatrice (DTF 135 III 378,

consid. 2.2; DTF 131 III 319, consid. 3.5; STF 4A_122/2011 del 30 gennaio 2012,

consid. 3; STF 4C.147/2004 del 17 agosto 2004, consid. 2).

10.

Nella

fattispecie, l’appellante sostiene che la controparte avrebbe dovuto avanzare

un’azione condannatoria, ma non ne illustra l’ipotetico contenuto. In effetti,

l’attrice ha sempre sottolineato che il prezzo stabilito contrattualmente non è

mai stato pagato, per cui non vi sarebbe alcuna relativa pretesa di rimborso

derivante dal recesso e dal ripristino dello status quo ante. Nemmeno vi

è stata la consegna di una cosa materiale che possa essere restituita, vertendo

il negozio su un diritto immateriale, né l’attrice ha avanzato pretese di

risarcimento dei danni. Determinante per lei è chiarire una volta per tutte la

sorte del contratto e dei diritti ivi riferiti a fronte del rifiuto della

convenuta, come pure di __________ SRL (titolare della concessione demaniale),

di riconoscere la sua posizione (doc. I). Trattasi evidentemente di una

situazione di incertezza giuridica non tollerabile per l’attrice, trovatasi

preclusa nell’esercizio dei diritti da lei acquisiti con il contratto 23 giugno

2011, e che la decisione pretorile ha rimosso. Ne discende che l’azione di

accertamento era ammissibile e che anche sotto questo aspetto l’appello è

inadatto a sovvertire la decisione di primo grado.

11.

Secondo

gli accertamenti pretorili, il prezzo di € 245'800.- non è mai stato pagato

dalla convenuta né il contratto è stato ripreso da terzi (ovvero dalle società

“__________” o “__________”, cfr. interrogatorio di __________ R__________),

ritenuto che le parti hanno pattuito un contratto di annullamento con effetto ex

tunc. Conseguentemente, AO 1 ha rilasciato la nota di credito del 30

ottobre 2014 (doc. 2) per annullare la fattura doc. 1, ha menzionato la

risoluzione contrattuale nella diffida doc. H e ha continuato a inserire i diritti

d’ormeggio nella sua contabilità, e meglio negli attivi di bilancio (teste __________

__________-M__________), con valori man mano più ridotti per tener conto del

deprezzamento dovuto all’avvicinarsi della scadenza dei diritti. La successiva

risoluzione contrattuale contenuta nel doc. G è pertanto priva di rilevanza

giuridica, essendo il contratto già stato annullato il 30 ottobre 2014. D’altronde

la stessa convenuta nelle conclusioni (p. 8) ha affermato che “…fra le parti

non è intervenuto alcun accordo obbligatorio…”. Ne deriva che l’attrice è

esclusiva titolare dei diritti in questione.

12.

Secondo

l’appellante, tali accertamenti istruttori e conclusioni riguardano fatti mai

debitamente allegati dall’attrice, e comporterebbero una violazione del

principio attitatorio (art. 55 CPC) e dell’onere della prova (art. 8 CC). La controparte

si sarebbe difatti limitata a rilevare che l’accordo 24 marzo 2014 non è stato

onorato con il pagamento del concordato quantum e che la relativa messa

in mora, con diffida di recesso dal contratto ex art. 107 CO, è avvenuta solo

con lo scritto doc. G del 27 ottobre 2017. Il Pretore avrebbe trascurato tale aspetto

ammettendo erroneamente l’esistenza di un precedente contratto di annullamento

con effetto ex tunc mai rimarcato dall’attrice né deducibile dai suoi

allegati e in aperta contraddizione con il doc. G. In particolare, negli

allegati introduttivi non vi è cenno di quanto poi emerso con l’interrogatorio

di __________ R__________, ovvero che AP 1 ipotizzava la rinuncia all’acquisto

dei diritti d’ormeggio in favore di società terze quali __________ e/o __________,

malgrado l’attrice avesse la possibilità di addurre ritualmente tali fatti in

causa. Ciò avrebbe impedito all’appellante di proporre le sue argomentazioni al

riguardo. La medesima sostiene pure che la nota di credito di cui al doc. 2, neutralizzando

contabilmente la fattura doc. 1, attesterebbe l’esecuzione dei suoi obblighi e

l’adempimento del contratto.

13.

La

censura appellatoria relativa a una presunta violazione del principio

attitatorio è destituita di fondamento, poiché in prima sede l’attrice ha

sufficientemente allegato (petizione, p. 3-6, e replica, p. 3-5) che il

contratto del 24 marzo 2014 non è stato onorato mediante il pagamento di quanto

concordato, che infatti la controparte non ha mai dimostrato l’avvenuto

pagamento e che le parti si sono accordate di ritenere il contratto decaduto e

di annullarlo, rispettivamente di annullare la fattura doc. 1 mediante

l’emissione della nota di credito doc. 2 (cfr. doc. J), che aveva dunque meri

fini contabili. L’attrice ha altresì spiegato che anche la nota di credito doc.

3.

mirava ad annullare la fatturazione alla convenuta dei costi di gestione del

posto barca, e che infatti anche la __________ SRL ha emesso in favore di AP 1 una

nota di credito (doc. O) per annullare gli importi a lei fatturati nei doc. M e

N, re-intestando a AO 1 le relative fatture (doc. K e L). Infine, l’attrice ha

rilevato che il recesso dal contratto è avvenuto al più tardi dopo trasmissione

del doc. G, che in effetti lascia intuire come la medesima lo ritenesse già

risolto. Con il suo interrogatorio (verbale del 24 giugno 2019, p. 1-3),

l’azionista unico e direttore generale di AO 1, __________ R__________, ha

confermato la volontà delle parti di rinunciare alla cessione di cui al doc. B

fornendo maggiori dettagli (ovvero spiegando che AP 1 prospettava l’acquisto

dei diritti d’ormeggio per il tramite di società terze mediante diversi accordi

che non si sono tuttavia finalizzati). D’altronde, premesso che si trattava

evidentemente di una cessione a titolo oneroso, nemmeno in questa sede

l’appellante sostiene o dimostra di aver versato il prezzo pattuito, né si

confronta con quanto osservato dal giudice di prime cure in relazione al

contenuto delle sue conclusioni, né contesta l’attendibilità della teste __________

__________-M__________ (collaboratrice dell’attrice), la quale ha confermato il

mancato pagamento del prezzo (cfr. anche doc. G e H), l’accordo delle parti

circa l’annullamento del contratto e il conseguente mantenimento dei diritti

d’ormeggio negli attivi societari di AO 1 (verbale del 24 giugno 2019, p. 5-6 e

resoconti contabili 2014-2016 prodotti in edizione dall’attrice). In relazione

a tutti questi aspetti, il gravame non contiene valide censure.

14.

Ne

consegue che le argomentazioni dell’appellante non possono sovvertire il

giudizio di primo grado, che dev’essere confermato. L’impugnativa deve pertanto

essere integralmente respinta (nella misura della sua ricevibilità).

15.

Il

valore litigioso della presente controversia (determinante anche ai fini di un

eventuale ricorso al Tribunale federale) può essere quantificato, come già

fatto dal primo giudice e rimasto incontroverso, in € 146'154.- (€ 4'871.79 x

30.

anni, ovvero la rimanente durata dei diritti d’ormeggio). Le spese

giudiziarie di seconda sede seguono la soccombenza dell’appellante (art. 106

cpv. 1 CPC). Le spese processuali, calcolate in base agli art. 2, 7 e 13 LTG,

ammontano a fr. 8’000.-. Le ripetibili, calcolate sulla base dell’art. 11 cpv.

1, cpv. 2 lett. a e cpv. 5 RTar, tenuto pure conto delle spese e dell’IVA, sono

quantificate in fr. 5’000.-.

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il

RTar

decide:

1. L’appello

16 marzo 2020 di AP 1 è respinto, nella misura in cui è ricevibile.

2. Le spese processuali

della procedura d’appello, pari a fr. 8’000.-, sono a carico dell’appellante,

che rifonderà alla controparte fr. 5’000.- per ripetibili di seconda sede.

3. Notificazione:

- ;

-

.

Comunicazione alla Pretura

del Distretto di Lugano, sezione 1.

Per

la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il

presidente La

vicecancelliera

Rimedi

giuridici

Nelle

cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è

dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30

giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1

LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre

negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,

117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso

ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi

i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).