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Decisione

12.2023.36

Mandato di domiciliazione di società (di diritto lussemburghese) - pretesa per onorario

31 luglio 2023Italiano30 min

I e O), W__________ __________ (per EUR 49'821.62, cfr. doc. L e P) e R__________

Source ti.ch

AP 1

Incarto n.

12.2023.36

Lugano

31 luglio 2023/jh

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Fiscalini,

presidente,

Stefani

e Grisanti

vicecancelliere:

Bettelini

sedente

per statuire nella causa - inc. n. OR.2019.224 della Pretura del Distretto di

Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 11 novembre 2019 da

AO

1

rappr. da PA 2

contro

AP

1

rappr. da PA 1

con cui l’attrice ha

chiesto la condanna della convenuta al pagamento di EUR 169'719.07 (corrispondenti

a CHF 192'564.95, al tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019)

oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2019 e spese di precetto di CHF 203.30

nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________86

dell’UE di Lugano, domanda avversata dalla controparte, che ha postulato la

reiezione della petizione, e che il Pretore con decisione 10 febbraio 2023 ha accolto;

appellante la convenuta,

con appello 10 marzo 2023, con cui ha chiesto la riforma del querelato giudizio

nel senso di respingere la petizione e di confermare l’opposizione al PE,

protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

mentre l'attrice, con

risposta all’appello 2 giugno 2023, ha postulato la reiezione del gravame, pure

con protesta di spese e ripetibili;

preso atto della replica

spontanea 16 giugno 2023 della convenuta e della duplica spontanea 6 luglio

2023 dell’attrice;

letti ed

esaminati gli atti e i documenti prodotti;

ritenuto

in fatto e in diritto:

1. Con

tre contratti denominati “conventions”, i primi due datati 4 dicembre

2006 (doc. C e D) e il terzo datato 15 maggio 2009 (doc. E), tutti retti dal

diritto lussemburghese, la società svizzera AP 1 ha conferito alla società

lussemburghese AO 1 tre mandati volti alla costituzione e/o alla domiciliazione

nel Lussemburgo delle tre società holding Sm__________ __________ (doc. C), W__________ __________ (doc. D) e R__________

__________ (doc. EAO 1, riconducibili a __________ G__________. In esecuzione di questi accordi, quel medesimo giorno AO

1 ha poi provveduto a sottoscrivere con Sm__________ __________ (doc. DD), W__________ __________ (doc. EE) e R__________

__________ (doc. FF, recante invero la data

del 14 maggio 2009) i tre “contrats de domiciliation”.

La presente vertenza trae origine dal mancato

pagamento di una serie di fatture per prestazioni di costituzione,

domiciliazione, tenuta della contabilità, allestimento delle dichiarazioni fiscali

e dell’IVA, che dal 2010 al 2018 AO 1 aveva emesso all’indirizzo di Sm__________ __________ (per EUR 24'675.76, cfr. doc.

Fatti

I e O), W__________ __________ (per EUR 49'821.62, cfr. doc. L e P) e R__________

__________ (per EUR 51'871.75, cfr. doc. M e Q), a cui sono poi stati aggiunti

gli interessi dell’8% maturati fino al 31 dicembre 2018 (per EUR 7'909.18, cfr.

doc. O; per EUR 16'166.72, cfr. doc. P; e per EUR 19'274.04, cfr. doc. Q).

2. Con

petizione 11 novembre 2019 AO 1, al beneficio dell’autorizzazione ad agire, ha

convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano,

sezione 1, per ottenere la sua condanna al pagamento di EUR 169'719.07 (corrispondenti a CHF 192'564.95, al

tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019) oltre interessi al 5%

dal 1° gennaio 2019 e spese di precetto di CHF 203.30 nonché il rigetto in via

definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________86 dell’UE di Lugano

(doc. R). Essa, in estrema sintesi, ha sostenuto che in virtù

delle tre “conventions” di cui ai doc. C, D e E (in particolare del loro art. 7, secondo cui

“le promoteur s’engage à régler ou à faire régler dès présentation des

factures y afférentes la commission de domiciliation, les factures pour

l’établissement des comptes annuels, des situations intérimaires, des

déclarations fiscales et de TVA, celles pour toutes autres prestations, ainsi

que les honoraires et indemnités pour les administrateurs et le commissaire aux

comptes et autres mandataires de la société y compris les frais de voyage et de

représentation, s’il y a lieu”, e del loro art. 8, secondo cui a tale scopo

“le promoteur s’engage à maintenir dans le compte bancaire de la société les

fonds nécessaires pour le paiement de toute taxe et/ou impôt direct ou indirect

à charge de la société”) la controparte si fosse impegnata contrattualmente,

prima e parallelamente alle società Sm__________ __________, W__________ __________

e R__________ __________ (a loro volta obbligate in forza dei tre successivi “contrats

de domiciliation” e meglio del loro art. 6, secondo cui “en rémuneration

de la domiciliation et des prestations ci-dessus énoncées, la société paiera au

domiciliataire les honoraires fixés suivant les tarifs et modalités en vigueur”),

a corrisponderle le somme a suo tempo fatturate a costoro e tuttora insolute,

compresi gli interessi maturati.

La

convenuta si è integralmente opposta alla petizione.

3. Esperita

l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il

Pretore, con decisione 10 febbraio 2023, ha accolto la petizione, ponendo la

tassa di giustizia e le spese di complessivi CHF 9’000.- a carico della

convenuta, obbligata altresì a rifondere all’attrice CHF 11’550.- per

ripetibili.

4. Con l’appello 10 marzo

2023 che qui ci occupa, inoltrato tempestivamente entro i 30 giorni dalla

notificazione della decisione pretorile (art. 311 cpv. 1 CPC), e avversato dall’attrice

con risposta 2 giugno 2023, anch’essa tempestiva (a cui hanno fatto seguito la

replica spontanea 16 giugno 2023 della convenuta e la duplica spontanea 6

luglio 2023 dell’attrice), la convenuta ha chiesto di riformare il querelato

giudizio nel senso di respingere la petizione e di confermare l’opposizione al

PE, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi.

5. Il Pretore ha innanzitutto

riconosciuto all’attrice il diritto al pagamento degli EUR 126'369.13 fatturati

alle tre società holding Sm__________ __________, W__________ __________ e R__________

__________ nei doc. I e O (EUR 24'675.76), L e P (EUR 49'821.62) e M e Q (EUR

51'871.75), che riguardavano le prestazioni relative alla loro amministrazione

e domiciliazione.

Egli, fondandosi sulle

risultanze peritali (cfr. perizia orale ad 1 e 2), ha preliminarmente osservato

che era prassi nelle relazioni contrattuali coinvolgenti un corrispondente

estero (o domiciliatario), come quelle in esame, che il domiciliatario non

avesse un rapporto diretto con il beneficiario economico della società holding ma

unicamente con il corrispondente in Svizzera (o promotore), che era così la sua

unica parte contrattuale, aggiungendo poi che era usuale sia la sottoscrizione

di un contratto di amministrazione tra il domiciliatario e il promotore (come

quelli di cui ai doc. C, D ed E), in cui erano segnatamente disciplinati i

relativi diritti e doveri delle parti, sia la sottoscrizione di un contratto di

domiciliazione tra il domiciliatario e la società holding (come quelli di cui

ai doc. DD, EE e FF). Sempre in base alle risultanze peritali (cfr. perizia

orale ad 2), ha pure rilevato che era usuale concordare nei contratti la

remunerazione dei servizi di amministrazione svolti dal domiciliatario a favore

delle società holding, nel senso che, in primo luogo, era la società holding a

dover onorare i propri obblighi contrattuali nei confronti del domiciliatario e,

solo in un secondo tempo, “nel caso in cui la holding non fosse in grado di

far fronte ai propri impegni, allora scatta l’obbligo - qualora fosse previsto

contrattualmente, nel contratto tra il promotore e il domiciliatario - che

questi importi vengano pagati dal primo a favore del secondo”.

Ciò premesso, egli ha

ritenuto che nel caso di specie non vi fosse ragione di scostarsi da quanto

constatato peritalmente (lasciando per altro intendere che all’art. 7 delle “conventions”

di cui ai doc. C, D ed E fosse effettivamente stato previsto un obbligo di

pagamento del promotore a favore del domiciliatario), che invero aveva trovato

conferma anche nell’istruttoria, segnatamente nella testimonianza di __________

Z__________, nella testimonianza di __________ K__________ e nella deposizione

di __________ S__________ __________. Quest’ultimo, che pure aveva affermato in

particolare che l’art. 7 delle “conventions” di cui ai doc. C, D ed E

era stato regolarmente applicato, non poteva tuttavia essere seguito laddove

aveva creduto che la convenuta non sarebbe però stata l’ultima responsabile in

caso di mancato pagamento delle fatture inerenti all’attività di

amministrazione delle tre società holding. Infatti il modus operandi era

chiaro, nella misura in cui dalle testimonianze e dai documenti era emerso che dal

2006 al 2010 l’attrice aveva inviato alla convenuta dei resoconti - o delle

copie delle fatture - delle proprie prestazioni e quest’ultima aveva a sua

volta versato degli acconti sulle stesse, ritenuto che in quei quattro anni la

convenuta mai aveva contestato né i resoconti delle fatture, né le relative

prestazioni e nemmeno il fatto di essere lei stessa a doversi prendere a carico

il pagamento delle prestazioni di amministrazione e domiciliazione (cfr.

deposizione di __________ S__________ __________ p. 9).

In tali circostanze, per

il giudice di prime cure, il principio stesso della remunerazione non era mai

stato messo in discussione durante lo svolgimento del mandato e la prima

contestazione in tal senso da parte della convenuta, avvenuta solo il 14

dicembre 2018 (doc. 10) dopo che l’attrice l’aveva messa in mora il 30 novembre

2018 (doc. N), era ampiamente tardiva e inefficace (cfr. sentenza della Corte

d’appello del Lussemburgo n° CAL-2019-00739, IV, 13.10.2020 p. 6 e n° CAL.2019-01031,

IV, 8.12.2020 p. 16 [reperibili, come quelle che verranno citate in seguito, in

www.justice.public.lu/fr/jurisprudence.html]). Questo modus operandi aveva

quindi generato un accordo per atti concludenti (art. 1353 CC-Lux) sia relativo

alle prestazioni fornite, che agli importi reclamati nelle fatture.

D’altronde, il fatto che

la convenuta fosse responsabile nei confronti delle tre società holding era

deducibile anche dall’art. 10 delle tre “conventions” di cui ai doc. C, D ed E (secondo cui “le promoteur s’engage à tenir quitte et

indemne le domiciliataire … de tous dommages qui pourraient leur subvenir

pendant l’exécution ou à l’occasion de l’exécution de leur mandat”).

Non

andava infine tralasciato che tra l’attrice e la convenuta era pur sempre in

essere un contratto di mandato, che imponeva al mandante di rimborsare gli

anticipi e le spese sostenute dal mandatario per l’esecuzione del mandato e di pagargli

il salario se era stato promesso (art. 1999 CC-Lux).

6. In questa sede la

convenuta ha preliminarmente rimproverato al giudice di prime cure di non aver

rilevato - specialmente sul tema della presentazione a lei delle fatture indirizzate

alle tre società holding e della loro accettazione da parte sua, rispettivamente

sul tema della messa in mora nei suoi confronti (di cui si dirà ai consid. 8.2

e 10.1) - alcune circostanze atte a relativizzare la forza probatoria delle

deposizioni rese dagli amministratori dell’attrice __________ Z__________ e __________

K__________, che oltretutto nella decisione impugnata erano stati erroneamente considerati

testimoni, rispettivamente di aver ignorato - sempre su quel tema - altre considerazioni

rilevanti invece esposte da costoro.

6.1. La convenuta ha

indubbiamente ragione laddove ha evidenziato che i due direttori e azionisti (o

amministratori) dell’attrice __________ Z__________ e __________ K__________

non erano stati a suo tempo sentiti in qualità di testimoni, bensì nella loro

qualità di parti (cfr. deposizione di __________ Z__________ p. 1 e deposizione

di __________ K__________ p. 1), con dunque una valenza probatoria inferiore

(cfr. TF 4A_669/2020 del 1° giugno 2021 consid. 6.2, secondo cui la deposizione dell’organo di una parte è da

apprezzare con cautela, ma può avere rilevanza probatoria, specialmente se è corroborata

da altre prove) e comunque non superiore a quella attribuibile al

proprio amministratore __________ S__________ __________.

6.2. In realtà, contrariamente

a quanto ritenuto, per altro per la prima volta e con ciò irritualmente (art.

317 cpv. 1 CPC) solo in questa sede, dalla convenuta, il fatto che i due amministratori

dell’attrice siano stati sentiti in videoconferenza e non contemporaneamente non

è a priori sufficiente, in assenza di altre considerazioni, per indebolire l’attendibilità

di entrambi, specialmente quella di __________ K__________, che era stato concretamente

sentito per secondo.

6.3. Quanto alle circostanze

esposte dai due amministratori dell’attrice, che la convenuta ha rimproverato

al giudice di prime cure di aver ignorato nonostante fossero rilevanti, si

osserva che le stesse sono perlopiù prive di pregio (sia sul tema della

presentazione a lei delle fatture indirizzate alle tre società holding e della

loro accettazione da parte sua [di cui si dirà al consid. 8.2], sia sul tema

della messa in mora nei suoi confronti [di cui si dirà al consid. 10.1]).

Tali considerazioni

possono essere fatte da una parte per quanto riguarda il fatto che __________ K__________

possa aver dichiarato che non esisteva un riconoscimento di debito della

convenuta di pagare quelle fatture; per quanto riguarda il fatto, non evidenziato

in sede conclusionale e comunque non vero, che egli possa aver dichiarato che

non esisteva un impegno della convenuta di farsi garante; per quanto riguarda il

fatto che egli possa aver dichiarato che nella contabilità dell’attrice la convenuta

non risultava debitrice; per quanto riguarda il fatto, non evidenziato in sede

conclusionale, che egli possa aver dichiarato di non sapere neppure chi

inizialmente avesse messo a disposizione il capitale; per quanto riguarda il

fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non vero, che egli

possa aver dichiarato che l’attrice non aveva mai indirizzato alle tre società

holding delle diffide formali per il pagamento delle fatture; e per quanto

riguarda il fatto, non evidenziato in sede conclusionale, che egli possa aver

dichiarato di aver messo in mora la convenuta “soltanto alla fine”. E

dall’altra possono essere fatte anche per quanto riguarda il fatto, non

evidenziato in sede conclusionale, che __________ Z__________, alla domanda

come mai non erano state indirizzate le fatture al beneficiario possa aver dato

una risposta irrilevante, illogica o fors’anche contraria al vero; per quanto

riguarda il fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non del

tutto vero, che egli, in merito alla domanda a sapere in che termini era stato

affrontato l’argomento dei sospesi della società verso l’attrice, si fosse limitato

ad affermare “di non essere mai stati aggressivi”; e per quanto riguarda

il fatto, non evidenziato in sede conclusionale e comunque non del tutto vero, che

egli abbia ammesso che non vi era stata nessuna richiesta alla convenuta di

pagamento incondizionato delle fatture.

7. Ciò posto, in un

primo capitolo la convenuta ha ribadito di non essere tenuta a pagare eventuali

somme fatturate dall’attrice alle tre società holding Sm__________ __________,

W__________ __________ e R__________ __________ per le prestazioni relative

all’amministrazione e domiciliazione di cui ai doc. I, L e M.

7.1. Essa ha senz’altro ragione

laddove ha evidenziato che, diversamente da quanto ritenuto (a titolo

abbondanziale) dal giudice di prime cure, la base contrattuale di tale impegno

non poteva essere individuata nell’art. 10 delle tre “conventions” di

cui ai doc. C, D ed E, quella clausola, che in buona sostanza riprendeva quanto

previsto dall’art. 2000 CC-Lux (secondo cui “le mandant doit aussi

indemniser le mandataire des pertes que celui-ci a essuyées à l’occasion de sa

gestion, sans imprudence qui lui soit imputable”), riguardando in realtà un

altro genere di pretese del mandatario e meglio i danni che gli sarebbero sorti

nell’ambito dell’adempimento del contratto di mandato (“tous dommages qui

pourraient leur subvenir pendant l’exécution ou à l’occasion de l’exécution de

leur mandat”).

7.2. Essa ha parimenti ragione

laddove ha rilevato che, diversamente da quanto ritenuto (nuovamente a titolo

abbondanziale) dal giudice di prime cure, la base legale di tale impegno neppure

poteva essere intravista (solo) nell’art. 1999 CC-Lux (secondo cui “le

mandant doit rembourser au mandataire les avances et frais que celui-ci a faits

pour l’exécution du mandat, et lui payer ses salaires lorsqu’il en a été promis

…”), quella disposizione limitandosi in realtà a stabilire, per quanto qui

interessa, che il contratto di mandato è di carattere oneroso unicamente se ciò

è stato pattuito, ritenuto però che nel caso concreto le parti mai avevano

messo in dubbio il carattere oneroso del contratto.

7.3. La convenuta non può invece

essere seguita laddove ha preteso che, contrariamente a quanto ritenuto - almeno

implicitamente - nella decisione impugnata, la base contrattuale di tale

impegno nemmeno poteva essere intravista nell’art. 7 delle “conventions”

di cui ai doc. C, D ed E, e ciò siccome essa, a cui spettava l’alternativa concordata

nel contratto (di “régler ou … faire régler ... les factures …”), aveva in

definitiva scelto di adoperarsi, poco importava se invano, a far regolare le

fatture dell’attrice dalle tre società holding o dal loro beneficiario

economico.

Negli allegati preliminari

Considerandi

la convenuta stessa aveva in effetti pacificamente dato atto che nel caso di

specie “la locuzione contrattuale utilizzata prevede una futura obbligazione

alternativa, la cui scelta spettava a AO 1” (cfr. risposta p. 10), ed è

pertanto malvenuta a sostenere in questa sede il contrario, e meglio che la

scelta spettava invece a sé stessa.

L’esito non sarebbe

comunque stato diverso nemmeno nel caso in cui la scelta contenuta nella

clausola contrattuale - che nel suo tenore non risulta affatto essere ambigua

ai sensi dell’art. 1159 CC-Lux e di conseguenza dev’essere intesa secondo la volontà

comune delle parti (art. 1156 CC-Lux, secondo cui “on doit dans les

conventions rechercher quelle a été la commune intention des parties

contractantes, plutôt que s’arrêter au sens littéral des termes”) - fosse

effettivamente spettata alla convenuta (come parrebbe desumibile dall’art. 1190

CC-Lux, che per altro espone una semplice presunzione che può essere invalidata

fornendo la prova contraria, secondo cui “le choix appartient au débiteur,

s’il n’a pas été expressément accordé au créancier”). In una tale evenienza,

per liberarsi validamente dalla sua obbligazione alternativa, la convenuta avrebbe

in effetti dovuto far regolare da altri le fatture dell’attrice (“faire régler

... les factures …”) e non semplicemente, come da lei invece preteso,

adoperarsi affinché le stesse fossero regolate; in altre parole, occorreva in

ogni caso che le stesse venissero effettivamente regolate, fermo restando che

il debitore primario della pretesa continuava a essere lei. Una tale

interpretazione è confermata indirettamente dall’art. 8 delle “conventions”

di cui ai doc. C, D ed E, che, proprio a tale scopo, obbligava

la convenuta “à maintenir dans le compte bancaire de la société les fonds nécessaires

pour le paiement de toute taxe et/ou impôt direct ou indirect à charge de la

société”.

8.

In

un secondo capitolo la convenuta ha ribadito che le attività fatturate

dall’attrice alle tre società holding Sm__________ __________, W__________ __________

e R__________ __________ per le prestazioni relative all’amministrazione e

domiciliazione di cui ai doc. I, L e M non rientravano in quelle concordate nei

contratti di cui ai doc. C, D ed E e soprattutto che le somme così fatturate,

da lei contestate, non erano state sufficientemente provate.

8.1

Contrariamente a

quanto preteso dalla convenuta, è in realtà incontestabile che le attività

fatturate dall’attrice nei doc. I, L e M rientrino effettivamente in quelle concordate

nei mandati volti alla costituzione e/o alla domiciliazione delle tre società

holding di cui ai doc. C, D ed E (come risulta anche dalla deposizione di __________

Z__________, p. 2, secondo cui “il mandato conferito alla nostra società era

un mandato dove si trattava dell’assistenza per la costituzione, ma la prestazione

caratteristica era la domiciliazione della società e il seguito di tutta la

corrispondenza relativa alla società. Inoltre rientrano in queste prestazioni

caratteristiche tutte le prestazioni contabili e le dichiarazioni fiscali. La

clausola 7 è una clausola molto ampia e ha quale scopo di indicare che tutte le

forme di prestazioni eseguite dalla AO 1 è coperta da questo contratto e per

l’appunto dalla clausola n. 7. Questa attività è stata effettivamente svolta

dalla AO 1, nel suo complesso, per tutte e tre queste società beneficiarie”).

Non si capirebbe altrimenti per quale motivo nell’art. 7 sia

stato espressamente previsto che la convenuta avrebbe dovuto regolare o far

regolare “la commission de domiciliation, les factures pour l’établissement

des comptes annuels, des situations intérimaires, des déclarations fiscales et

de TVA, celles pour toutes autres prestations, ainsi que les honoraires et

indemnités pour les administrateurs et le commissaire aux comptes et autres

mandataires de la société y compris les frais de voyage et de représentation,

s’il y a lieu”.

8.2

La

convenuta non può essere seguita nemmeno laddove ha sostenuto che le somme

fatturate nei doc. I, L e M sarebbero state da lei tempestivamente contestate in

sede preprocessuale (doc. 10) e processuale, ma non sarebbero state provate.

Nell’appello la convenuta,

in violazione del suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC), non si è

innanzitutto confrontata criticamente con l’assunto pretorile, corredato da

varie prove, secondo cui dal 2006 al 2010 essa, a fronte dei resoconti - o

delle copie delle fatture - delle prestazioni svolte dall’attrice, aveva

versato degli acconti e in quei quattro anni non aveva mai contestato né i

resoconti delle fatture, né le relative prestazioni e nemmeno il fatto di

essere lei stessa a doversi prendere a carico il pagamento delle prestazioni di

amministrazione e domiciliazione: quell’assunto deve con ciò essere considerato

assodato. L’istruttoria ha permesso di confermare che tale modus operandi

era poi continuato anche in epoca successiva e meglio fino alla fine del 2018

(cfr. deposizione di __________ K__________e, p. 3 e 7, secondo cui “non

abbiamo mai ricevuto delle contestazioni da parte del cliente AP 1, riferite

alle nostre prestazioni contrattuali … Le fatture emesse a nome delle società

(doc. I, L, M) sono state inviate a AP 1 che non ha mai contestato la fattura,

la causale o l’importo”, a fronte della quale __________ S__________ __________,

a p. 13 della sua deposizione, ha unicamente osservato che “in merito alle

fatture oggetto della pretesa in causa, mi viene chiesto se le stesse venivano

inviate in copia, volta per volta con richieste di pagamento, oppure venivano

solo inviate dalla AO 1 delle richieste di fondo spese facendo riferimento alle

fatture impagate. Rispondo che ogni tanto arrivavano delle fatture o dei

riassunti senza alcuna richiesta di pagamento”). A confermare l’assenza di

contestazioni da parte della convenuta in merito all’entità degli importi

fatturati dall’attrice e qui ancora insoluti, vi è pure il fatto che tutti quei

crediti risultavano essere stati allibrati nella contabilità delle tre società

holding Sm__________ __________, W__________ __________ e R__________ __________

(cfr. le posizioni “fournisseur - AO 1” degli estratti al 31 dicembre

2017.

di cui al doc. 13, per la prima, e di cui al plico doc. I°, per le altre

due; e, per quanto riguarda gli anni precedenti, il plico doc. I°), senza che

la convenuta, tenuta a suo tempo a verificarne la correttezza, avesse mai avuto

da ridire (cfr. deposizione di __________ K__________, p. 3, secondo cui “per

quanto riguarda i conti annuali di queste società abbiamo sempre domandato l’OK

del signor S__________, nel senso che questi conti erano corretti e completi. Abbiamo

sempre ricevuto l’accordo del signor S__________ sui conti e non abbiamo mai

ricevuto alcun commento da parte sua che i creditori figuranti a bilancio non

sarebbero stati pagati. Ciò è logico, perché il signor S__________ ci ha sempre

detto che saremmo stati pagati e pertanto non abbiamo mai fatto alcun

accantonamento, perché non vi era infatti alcun rischio di non essere pagati.

Naturalmente in questi conti annuali delle tre società figurava anche il

credito della AO 1, ciò di cui il signor S__________ era al corrente”).

Stando così le cose, la

conclusione del Pretore - che invero avrebbe dovuto essere fondata sul divieto

dell’abuso di diritto (cfr. art. 6-1 e 1134 CC-Lux, secondo cui “tout acte ou tout fait qui excède manifestement, par

l'intention de son auteur, par son objet ou par les circonstances dans

lesquelles il est intervenu, l'exercice normal d'un droit, n'est pas protégé

par la loi, engage la responsabilité de son auteur et peut donner lieu à une

action en cessation pour empêcher la persistance dans l'abus”, rispettivamente secondo cui le convenzioni “doivent

être éxecutées de bonne foi”) - secondo cui la prima contestazione sul tema

da parte della convenuta, avvenuta solo il 14 dicembre 2018 (doc. 10), era

ampiamente tardiva e con ciò inefficace, può senz’altro essere confermata (cfr.,

oltre alle decisioni già menzionate nella sentenza pretorile, Corte d’appello

del Lussemburgo n° 79/21, 45021, III-COM, 28.10.2021 p. 9 segg.).

9.

In un terzo capitolo

la convenuta ha sostenuto che in ogni caso dalle presunte spettanze

dell’attrice dovessero essere dedotte le somme di complessivi EUR 39'000.-, che

tra l’ottobre 2016 e il maggio 2018 __________ S__________ __________ aveva bonificato

a quest’ultima con i doc. T (EUR 5'000.-), U (EUR 7’500.-), V

(EUR 6’500.-), Z (EUR 10'000.-), AA (EUR 7'000.-) e BB (EUR 3'000.-).

La

richiesta è irricevibile in ordine, essendo stata formulata per la prima volta

solo in sede conclusionale (art. 229 e contrario CPC). Nella risposta di

causa (p. 3 seg.) la convenuta, confrontata con la tesi dell’attrice secondo

cui le somme risultanti da quei sei documenti (volti a dimostrare che la

controparte aveva già provveduto personalmente a pagarle degli acconti su altre

fatture emesse) erano state utilizzate per prima cosa per tacitare i debiti

fiscali delle tre società holding per il tramite della società L__________ __________,

si era in effetti limitata a evidenziare che “i pagamenti di cui ai bonifici

T, U, V, Z non costituiscono riconoscimento di debito di fatture emesse a

carico della convenuta e neppure si riferiscono a non meglio precisate fatture”,

che “i bonifici in questione non provengono da conti della convenuta, ma

risultano essere stati effettuati dal signor __________ S__________ __________

personalmente”, che “gli estratti conto che si trovano nei doc. U, Z e

AA non sembrano riferirsi agli avvisi di accredito che sono riportati dal primo

foglio di ognuno dei tre documenti”, che “il doc. BB primo foglio

attesta il pagamento di EUR 3'000.- che risulta sempre essere stato effettuato

a debito di un conto personale del signor __________ S__________ __________,

quindi da lui, e che porta chiara la specifica “payment for G__________””,

che “nulla è dato sapere dei rapporti tra L__________ __________ e l’attrice

e ancor meno la convenuta”, che “gli estratti conto allegati ai

documenti U, Z, AA danno atto di operazioni di bonifico effettuate in alcuni

casi a favore di L__________ __________ da AO 1 e in altri casi di operazioni

di pagamento da parte di detta società per imposte”, che “fatto sta che,

ad esempio per il doc. Z, risultano versati EUR 10'000.- da parte del signor S__________

__________, mentre L__________ __________ avrebbe riversato per le imposte, ben

un mese e mezzo dopo l’accredito, solo EUR 2'870.46” e che “il secondo

foglio del doc. AA darebbe atto invece di un accredito a AO 1 di EUR 10'000.-

con menzione “paiement partiel facture Sm__________, W__________, R__________”

che AO 1 avrebbe poi inscritto a credito di Sm__________. Trattasi di triangolazioni

poco comprensibili e comunque effettuate in maniera indipendente ed estranea

alla convenuta”, ma non aveva poi preteso di dedurre quei pagamenti, tanto

meno per l’importo mai quantificato di EUR 39'000.-, dai crediti azionati dall’attrice.

E nemmeno nella duplica, dopo aver preso atto delle ulteriori spiegazioni

fornite dalla controparte sul tema, aveva lasciato intendere che quei pagamenti

dovessero essere dedotti dalle sue spettanze.

10.

Il Pretore ha infine attribuito

all’attrice ulteriori EUR 43'349.94 (EUR 7'909.18, cfr. doc. O; EUR 16'166.72,

cfr. doc. P; e EUR 19'274.04, cfr. doc. Q) per gli interessi dell’8% maturati

fino al 31 dicembre 2018 sulle somme fatturate alle tre società holding Sm__________

__________, W__________ __________ e R__________ __________, aggiungendo poi sull’importo

totale di EUR 169'719.07 gli interessi moratori del 5% dal 1° gennaio 2019. A

suo giudizio, gli interessi scaduti dei capitali potevano a loro volta produrre

degli interessi (art. 1154 CC-Lux; cfr. sentenza della Corte d’appello del Lussemburgo

n° CAL-2019-00102, II-Civ., 26.05.2021).

10.1

La convenuta ha contestato

di essere tenuta a pagare gli interessi di mora dell’8% maturati fino al 31

dicembre 2018 sulle somme così fatturate. Il rilievo è parzialmente fondato.

L’istruttoria ha in

effetti permesso di accertare che l’attrice, a seguito del mancato pagamento

delle fatture emesse all’indirizzo delle tre società holding Sm__________ __________,

W__________ __________ e R__________ __________, si era inizialmente limitata a

chiedere alla convenuta di adoperarsi per far sì che le stesse fossero pagate

da quelle società o dal loro beneficiario economico, ma non le aveva mai formalmente

fatturato quelle prestazioni (cfr. deposizione di __________ K__________, p. 5,

secondo cui “mi viene chiesto se abbiamo emesso delle fatture a AP 1.

Rispondo di no”)

né le aveva chiesto in modo chiaro e inequivocabile

di pagare lei stessa quelle somme (la versione riportata da __________ K__________,

a p. 7 della sua deposizione, secondo cui “ogni volta dicevo al signor S__________

che se non si fosse trovato un accordo avrei dovuto fare capo al contratto doc.

C, D, E e pertanto lui sapeva bene quale sarebbe stato l’esito”, e da __________

Z__________, a p. 3 seg. della sua deposizione, secondo cui “abbiamo capito

che AP 1 era in difficoltà e che a sua volta non era stata pagata dal suo

cliente e le diciamo che la aiutiamo a farsi pagare dal proprio cliente, affinché

poi la AP 1 possa pagare le nostre fatture scoperte …

Il soggetto

principale degli incontri con la AP 1 è stato queste fatture. Noi non siamo

stati aggressivi, ma abbiamo chiesto di pagare queste fatture scoperte”, che

per altro nemmeno costituisce una messa in mora chiara e inequivocabile, non essendo

stata corroborata da altre prove,

segnatamente da quelle documentali, ed essendo anzi stata smentita dalla

deposizione di __________ S__________ __________, p. 10, secondo cui “mi

viene chiesto se il signor K__________ o qualcuno della AO 1 mi abbia mai detto

quanto segue: “se le fatture della AO 1 non fossero state pagate, allora le

avrei dovute pagare io, rispettivamente avrebbe dovuto pagare la AP 1”.

Rispondo di no, non mi è mai stato detto questo, ma mi è sempre stato scritto

di proseguire e ad attivarmi, nel senso di cercare che il beneficiario economico

pagasse e mandasse i soldi”), se non per la prima volta con la raccomandata

del 30 novembre 2018 di cui al doc. N (cfr. deposizione di __________ K__________,

p. 7, secondo cui “mi viene chiesto se vi sono state delle messe in mora a

carico della AP 1 con riferimento alle fatture emesse dalla AO 1 (doc. I, L,

M). Rispondo che è avvenuto soltanto alla fine, perché prima di questa causa

noi abbiamo fatto il possibile per regolare amichevolmente questi scoperti”;

cfr. pure deposizione di __________ S__________ __________, p. 11, secondo cui

“mi viene mostrato il doc. GG (scambio mail dal novembre al dicembre 2018),

N (30 novembre 2018), 10 (14 dicembre 2018). La posizione di AO 1 l’ho appresa

qualche giorno prima dell’introduzione di questa causa, con questa

corrispondenza”). Entrambe le parti hanno del resto pacificamente dato atto

che lo scritto di cui al doc. N costituiva una valida e formale diffida / messa

in mora (cfr. petizione p. 7; risposta p. 6; appello p. 13 e 21; risposta

all’appello p. 2).

Stando

così le cose, tenuto conto che gli interessi moratori sono dovuti solo a far

tempo dalla prima messa in mora (cfr. art. 1146 CC-Lux, secondo cui “les

dommages et intérêts ne sont dus que lorsque le débiteur est en demeure de

remplir son obligation …” e art. 1153 CC-Lux, secondo cui “ … ils ne sont dus que du jour de la sommation de payer

…” ), che va effettuata mediante citazione dell’ufficiale

giudiziario o invio postale raccomandato (cfr. art. 1146-1 CC-Lux, secondo cui

“lorsqu'il n'en a pas été convenu autrement,

la mise en demeure se fait par sommation d'huissier ou par lettre recommandée à

la poste”), nel caso di specie appare corretto far decorrere gli

interessi di mora dell’8% unicamente dal 30 novembre 2018 (doc. N), per un

importo capitalizzato di EUR 858.62 (31 giorni su EUR 126'369.13).

10.2

La convenuta ha pure

contestato che sugli interessi di mora dell’8% maturati fino al 31 dicembre

2018.

e capitalizzati fossero dovuti ulteriori interessi di mora. A ragione.

L’art. 1154 CC-Lux (secondo

cui, “les intérêts échus des capitaux peuvent produire des intérêts, ou par

une demande judiciarie, ou par une convention spéciale, pourvu que, soit dans

la demande, soit dans la convention, il s’agisse d’intérêts dus au moins pour

une année entière”), che il giudice di prime cure aveva posto alla base

della sua decisione, non è in effetti rilevante nella fattispecie, ritenuto che

nel caso concreto - come si è appena detto - gli interessi di mora sui quali

l’attrice pretendeva di far decorrere gli ulteriori interessi erano solo quelli

maturati dal 30 novembre al 31 dicembre 2018 e dunque non risultavano essere dovuti,

tanto meno al momento della presentazione della petizione datata 11 novembre

2019, da almeno un anno intero (cfr. sentenza del tribunale di circondario del

Lussemburgo n° TAL-2018-00340, 11.07.2018 p. 14).

11.

Chiedendo di riformare

il giudizio pretorile nel senso di respingere la petizione, la convenuta ha

pure implicitamente chiesto che, diversamente da quanto deciso dal Pretore, alla

controparte nemmeno fossero rifuse, specialmente nel caso in cui fosse stata

confermata l’esistenza di un credito a suo favore, le spese di precetto di CHF

203.30

(doc. R).

Nella sua

impugnativa la domanda non è stata tuttavia motivata, sicché il gravame, su

questo punto, dev’essere dichiarato irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC; II CCA 8

maggio 2019 inc. n. 12.2017.159, 14 giugno 2019 inc. n. 12.2017.160, 26 luglio

2019.

inc. n. 12.2017.178, 25 agosto 2020 inc. n. 12.2019.127/133).

12.

Ne discende, in

parziale accoglimento dell’appello della convenuta e della petizione, la condanna

di quest’ultima al pagamento di EUR 127'227.75 (corrispondenti a CHF 144'353.85,

al tasso di cambio EUR/CHF di 1.13461 al 18 febbraio 2019) oltre interessi al

5% dal 1° gennaio 2019 su EUR 126'369.13 e spese di precetto di CHF 203.30

nonché il rigetto in via definitiva, in tale misura, dell’opposizione

interposta al PE.

Le spese giudiziarie di

entrambe le sedi, calcolate sulla base del valore litigioso di EUR 169'719.07, seguono

la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 cpv. 2 CPC).

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamati gli art. 106 CPC, la LTG e il

RTar

decide:

I. L’appello 10 marzo 2023 di AP 1 è parzialmente

accolto.

Di

conseguenza la decisione 10 febbraio 2023 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:

1.

La petizione è

parzialmente accolta.

Di

conseguenza AP 1 è condannata a versare a AO 1 l’importo di EUR

127'227.75 (corrispondenti a CHF 144'353.85) oltre interessi al 5% dal 1°

gennaio 2019 su EUR 126'369.13 e spese di precetto di CHF 203.30.

2. L’opposizione

interposta al PE n. __________86 dell’UE di Lugano è rigettata in via definitiva limitatamente all’importo

di CHF 144'353.85 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio

2019 su CHF 143'379.68.

3.

La tassa di giustizia e le spese in complessivi CHF 9’000.-, sono

poste per 1/4 a carico dell’attrice e per 3/4 a carico della convenuta, che rifonderà

alla controparte CHF 5’775.- a titolo di ripetibili parziali.

II. Le spese processuali di CHF 10'000.- sono poste per

1/4 a carico dell’appellata e per 3/4 a carico dell’appellante, che rifonderà

alla controparte CHF 3’000.- a titolo di ripetibili parziali.

III. Notificazione:

-

-

Comunicazione alla Pretura

del Distretto di Lugano, sezione 1

Per

la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il

presidente Il

vicecancelliere

Rimedi giuridici

Nelle

cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a CHF 30'000.- è

dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30

giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1

e 100 cpv. 1 LTF).