14.2004.109
sequestro. Opposizione. Censura secondo cui il bene appartiene a un terzo. Irricevibilità
26 gennaio 2005Italiano13 min
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Numero d'incarto:
14.2004.109
Data decisione, Autorità:
26.01.2005, CEF
Titolo:
sequestro. Opposizione. Censura secondo cui il bene appartiene a un terzo. Irricevibilità
BENE DI TERZI
art. 272 cpv. 1 cf. 3 LEF
art. 278 LEF
Incarto n.
14.2004.109
Lugano
26 gennaio 2005
CJ/sc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello
composta
dei giudici:
Chiesa,
presidente,
Pellegrini
e Walser
segretario:
Jaques
statuendo
nella causa a procedura sommaria appellabile (inc. __________ della Pretura __________)
promossa con opposizione 19 settembre 2003 da
AO
1 (I)
rappr.
dall’ RA 2
contro
il sequestro 10 luglio
2003 n° __________ richiesto nei confronti dell’opponente da
AP
1 (USA)
rappr.
dall’ RA 1
in
cui il Pretore __________, con decisione 7 ottobre 2004, ha ammesso
l’opposizione, annullando di conseguenza il sequestro;
appellante
__________ AP 1 con allegato 18 ottobre 2004 con cui postula la riforma del
giudizio impugnato nel senso di respingere l’opposizione di __________ AO 1 e
di confermare il sequestro nei suoi confronti;
lette
le osservazioni 11 novembre 2004 con cui l’opponente chiede la reiezione
dell’appello;
Ritenuto
Fatti
A. Con istanza 9 luglio
2003, __________ AP 1 ha chiesto alla Pretura di __________ nei confronti di __________
AO 1, a concorrenza di fr. 1'063'400.-- oltre interessi al 6% dal 3 gennaio
2001 e una pena convenzionale pari al 2% dal 1° agosto 2002 per ogni mese di
ritardo, il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di ogni avere e
credito di proprietà della convenuta, reperibile presso la società __________ S.A.,
__________, rispettivamente presso il signor __________ __________, __________,
inclusi segnatamente i titoli rappresentanti il 20% del capitale sociale delle
società __________ __________ e ____________________ S.A., entrambe con sede
nel __________, e le pretese della debitrice nei confronti del signor ____________________
risultanti dai mandati per la liquidazione delle società ____________________ inc.,
Panama, ____________________ e ____________________ S.A.
Quale causa di credito è
stato indicato: “riconoscimento di debito 22/23 novembre 2001, 2 febbraio 2002
e 7 ottobre 2002”.
B. Il 10 luglio 2003, il
Pretore __________, ha ordinato il sequestro come richiesto.
C. Il 19 settembre 2003,
__________ AO 1 ha interposto opposizione al sequestro, facendo valere che i
beni sequestrati non erano suoi bensì della società di diritto panamense ____________________,
con sede __________.
All’udienza di
contraddittorio del 22 gennaio 2004, l’opponente ha addotto un ulteriore motivo
di opposizione, costituito dal pagamento della somma capitale posta in
esecuzione mediante versamento di fr. 1'066'155,54 il 29 ottobre 2003 sul conto
dell’Ufficio __________. L’opponente ha d’altronde contestato la pretesa per
interessi vantata dalla parte procedente, ritenuta nulla in quanto, sommata
alla pretesa di versamento di una penale del 2% mensile, ammontava ad un tasso
annuo del 30%.
In risposta, il
sequestrante ha prodotto il verbale dell’assemblea generale di ____________________
dell’8 febbraio 2002, da cui risulta – a sua detta – che i beni sequestrati
sono stati assegnati in proprietà all’opponente. Ha inoltre ricordato che quest’ultima
aveva riconosciuto gli importi vantati dal sequestrante.
D. Con sentenza 7
ottobre 2004, il Pretore ha accolto l’opposizione, considerando che, in sintesi,
sebbene l’appartenenza dei beni sequestrati all’opponente non potesse
seriamente essere messa in dubbio, secondo giurisprudenza e dottrina l’identità
economica tra due persone non giustifica da sola il sequestro di beni
appartenenti giuridicamente a terzi, se non quando l’invocazione della dualità
giuridica costituisce un abuso di diritto, ciò che il primo giudice ha ritenuto
non essere il caso nella fattispecie e non è nemmeno stato sostenuto dal sequestrante.
E. Con appello 18
ottobre 2004, __________ AP 1 chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso
della reiezione dell’opposizione.
L’appellante evidenzia
come dalla “scrittura privata” tra __________ AO 1 e sua madre __________ da
una parte e __________ e __________ AP 1 dall’altra (doc. B) risulti pacifica
l’appartenenza all’opponente dei titoli e pretese di liquidazione sequestrati:
– l’art.
2.2 prevede l’assegnazione dei beni derivanti dalla liquidazione delle “Holding
Companies” (ossia le società panamensi ____________________ e __________t__________,
cfr. premessa e-i, p. 3) a favore delle parti conformemente alla ripartizione
del capitale sociale tra esse, ossia 60% a favore del sequestrante e di __________
e 40% a favore dell’opponente e di sua madre;
– l’art.
5.3 (a p. 15 s.) conferisce a __________ ____________________ il mandato di procedere
alla liquidazione delle società ____________________, ____________________ e ____________________,
la distribuzione del ricavato dovendo avvenire secondo le quote corrispondenti
alle partecipazioni delle parti.
Risulta
inoltre dagli atti che:
– il
mandato è stato effettivamente attribuito al signor ____________________ (doc. I
e N), il quale ha confermato l’11 aprile 2003 che i titoli delle società erano
custoditi nella cassaforte della __________ S.A., di cui è presidente con firma
individuale (doc. O);
– le
assegnazioni e trasferimenti sono stati approvati all’unanimità all’assemblea
generale straordinaria di ____________________. tenutasi l’8 febbraio 2002 (doc.
P).
Di conseguenza,
l’appellante considera che il riferimento del Pretore alla giurisprudenza
riguardante il beneficiario economico sia errato e contraddittorio.
F. Nelle sue
osservazioni, l’opponente afferma che i titoli e i diritti sequestrati
apparterebbero alla società ____________________, la quale a sua volta apparterebbe
al 100% alla società __________t__________, di cui la parte appellata sarebbe
azionista al 20%.
Considerandi
in diritto:
1.
La decisione del
giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,
vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278) – che statuisce
sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore
destinatario del sequestro o da un terzo può essere impugnata entro dieci
giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo
periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il
rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora
il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore
deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle
parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del
sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto
il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento
conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di
prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la
decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs-
und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,
in: ZSR 1997/II, p. 482).
2.
2.1
Le decisioni in
materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria
(art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura
devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le
massime di celerità e di concentrazione (cfr. J. Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau
droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y. Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,
tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce
d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base
alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12
ad cap. 10).
Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (cfr. Hohl, La réalisation
du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).
Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
2.2
I principi di celerità
e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di
motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del
sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che
potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima
non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto –
ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti
che considera determinanti.
2.3
Vi è verosimiglianza
quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero
(Piégai, op. cit., n. 792, p.
173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni
cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
● che
vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,
cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar
zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi
oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
● che
dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i
fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter
escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di
segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono
possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da
ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano
svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
3.
Secondo un principio
generale del diritto, una delle condizioni di ricevibilità di un mezzo
d'impugnazione è l'esistenza di un interesse degno di protezione al ricorso (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts,
7a ed., Berna 2001, n. 58 ad cap. 13; Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna 2001, n. 2993). In
virtù del principio dell'economia processuale, il giudice deve di regola
esaminare d'ufficio l'ossequio delle condizioni di ricevibilità (cfr. Hohl, op. cit., n. 2975). La
legittimazione per ricorrere, che costituisce un presupposto processuale, va
infatti distinta dalla legittimazione attiva ("Sachlegitimation"
oppure "Legitimation in der Sache"), la quale è questione di merito:
l’assenza d’interesse a ricorrere determina l’irricevibilità del ricorso mentre
l’accertamento dell’inesistenza del diritto vantato ha quale conseguenza la sua
reiezione.
3.1
L'esigenza di un
interesse vale anche per l'opposizione al sequestro –l'art. 278 cpv. 1 precisa
del resto che l'opponente deve essere "toccato nei suoi diritti"– e
per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (cfr. Dominik
Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem
SchKG, in: ZBJV 1994, p. 603 ad 3a; Hans Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 20 ad
art. 278; Yvonne Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 21 s. e p. 148 s. ad 1.3).
3.2
Mentre
è pacifico che in senso generale è data la legittimazione del debitore
destinatario del sequestro a interporre opposizione e a impugnare la decisione
su opposizione (Gasser, op. cit.,
p. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 65 e 77 ad §
51; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad
art. 278; Walter Stoffel,
Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit., n. 21 e 44 ad art.
278; Louis Dallèves, Le séquestre, FJS n. 740,
Ginevra 1999, p. 22 ad 2), dev’essere rilevato che la legge stessa (come già
detto) precisa che l’istituto dell’opposizione è a disposizione di chi sia "toccato"
nei propri diritti da un sequestro (art. 278 cov. 1 LEF), conseguendone che
l’escusso, non pregiudicato nei propri interessi da un sequestro poiché la
misura ha colpito diritti patrimoniali di un terzo, non è legittimato a
interporre opposizione al decreto di sequestro, ma potrà semmai semplicemente annunciare
all'ufficio il fatto che il bene sequestrato appartiene ad un terzo (Gilliéron, Commentaire de la LP, vol.
IV, Losanna 2004, n. 54 ad art. 278, con rif. a DTF 114 Ia 383, cons. 2c; CEF 4
settembre 2003 [14.03.64]; 9 gennaio 2004 [14.03.80], cons. 5.2.e 5.3): il debitore
non è infatti limitato nel suo potere di disporre quando non vanta alcun
diritto sui beni sequestrati.
3.3
Nel caso concreto,
l’opponente si è limitata a sostenere– peraltro senza riscontri oggettivi– che
i beni sequestrati sono di proprietà di un terzo, ossia di ____________________.
e non ha reso verosimile –e nemmeno allegato– di essere lesa dal sequestro. Nelle
circostanze concrete, non tornerebbe conto d’altra parte di considerare un suo
eventuale interesse indiretto nella lite, in veste di azionista della società
che deterrebbe l’intero capitale azionario dell’asserita proprietaria dei beni
sequestrati. Comunque sarebbe spettato alla diretta interessata –__________– di
far valere i propri pretesi diritti.
3.4
A titolo abbondanziale,
occorre osservare come il sequestrante abbia comunque reso sufficientemente verosimile
che l’opponente è titolare dei titoli e dei diritti sequestrati; e ciò con riferimento
a indizi puntuali e concreti (cfr. supra ad E). Da parte sua, __________ AO 1,
nelle sue osservazioni all’appello, si è limitata ad affermare, senza indicazione
di prove, che i titoli e i diritti sequestrati appartengono a ____________________
e non ha confutato in modo puntuale gli indizi portati dall’appellante.
4.
Vista l’irricevibilità
dell’opposizione al sequestro, non occorre esaminare la questione dell’entità
del credito vantato dal sequestrante.
5.
L’appello va pertanto
accolto.
La tassa di giustizia e le
indennità di appello seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,
pronuncia:
1.
L’appello 18 ottobre
2004.
di __________ AP 1, __________, è accolto.
1.1
Di conseguenza, la
sentenza 7 ottobre 2004 (__________) del Pretore __________ è così riformata:
“1. L’opposizione
è irricevibile e di conseguenza il sequestro, n° __________ decretato il 10
luglio 2003 nei confronti di __________ AO 1, __________, su istanza di __________
AP 1, __________, è confermato.
2.
La tassa di giustizia e le spese in fr. 1’500.--, da anticipare
dall’istante/opponente, sono poste a carico della parte opponente, con
l’obbligo di rifondere a controparte fr. 9'000.-- a titolo di indennità.”
2.
La tassa di
giustizia della presente decisione di fr. 1’000.--, anticipata dall’appellante,
è posta a carico di __________ AO 1, che rifonderà a __________ AP 1 fr. 6'000.--
a titolo di indennità.
3.
Intimazione a:
- avv.dott. __________ RA
1, __________;
- avv. __________ RA 2, __________
Comunicazione alla Pretura
__________.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
Il
presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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