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Decisione

14.2004.109

sequestro. Opposizione. Censura secondo cui il bene appartiene a un terzo. Irricevibilità

26 gennaio 2005Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con istanza 9 luglio

2003, __________ AP 1 ha chiesto alla Pretura di __________ nei confronti di __________

AO 1, a concorrenza di fr. 1'063'400.-- oltre interessi al 6% dal 3 gennaio

2001 e una pena convenzionale pari al 2% dal 1° agosto 2002 per ogni mese di

ritardo, il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di ogni avere e

credito di proprietà della convenuta, reperibile presso la società __________ S.A.,

__________, rispettivamente presso il signor __________ __________, __________,

inclusi segnatamente i titoli rappresentanti il 20% del capitale sociale delle

società __________ __________ e ____________________ S.A., entrambe con sede

nel __________, e le pretese della debitrice nei confronti del signor ____________________

risultanti dai mandati per la liquidazione delle società ____________________ inc.,

Panama, ____________________ e ____________________ S.A.

Quale causa di credito è

stato indicato: “riconoscimento di debito 22/23 novembre 2001, 2 febbraio 2002

e 7 ottobre 2002”.

B. Il 10 luglio 2003, il

Pretore __________, ha ordinato il sequestro come richiesto.

C. Il 19 settembre 2003,

__________ AO 1 ha interposto opposizione al sequestro, facendo valere che i

beni sequestrati non erano suoi bensì della società di diritto panamense ____________________,

con sede __________.

All’udienza di

contraddittorio del 22 gennaio 2004, l’opponente ha addotto un ulteriore motivo

di opposizione, costituito dal pagamento della somma capitale posta in

esecuzione mediante versamento di fr. 1'066'155,54 il 29 ottobre 2003 sul conto

dell’Ufficio __________. L’opponente ha d’altronde contestato la pretesa per

interessi vantata dalla parte procedente, ritenuta nulla in quanto, sommata

alla pretesa di versamento di una penale del 2% mensile, ammontava ad un tasso

annuo del 30%.

In risposta, il

sequestrante ha prodotto il verbale dell’assemblea generale di ____________________

dell’8 febbraio 2002, da cui risulta – a sua detta – che i beni sequestrati

sono stati assegnati in proprietà all’opponente. Ha inoltre ricordato che quest’ultima

aveva riconosciuto gli importi vantati dal sequestrante.

D. Con sentenza 7

ottobre 2004, il Pretore ha accolto l’opposizione, considerando che, in sintesi,

sebbene l’appartenenza dei beni sequestrati all’opponente non potesse

seriamente essere messa in dubbio, secondo giurisprudenza e dottrina l’identità

economica tra due persone non giustifica da sola il sequestro di beni

appartenenti giuridicamente a terzi, se non quando l’invocazione della dualità

giuridica costituisce un abuso di diritto, ciò che il primo giudice ha ritenuto

non essere il caso nella fattispecie e non è nemmeno stato sostenuto dal sequestrante.

E. Con appello 18

ottobre 2004, __________ AP 1 chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso

della reiezione dell’opposizione.

L’appellante evidenzia

come dalla “scrittura privata” tra __________ AO 1 e sua madre __________ da

una parte e __________ e __________ AP 1 dall’altra (doc. B) risulti pacifica

l’appartenenza all’opponente dei titoli e pretese di liquidazione sequestrati:

– l’art.

2.2 prevede l’assegnazione dei beni derivanti dalla liquidazione delle “Holding

Companies” (ossia le società panamensi ____________________ e __________t__________,

cfr. premessa e-i, p. 3) a favore delle parti conformemente alla ripartizione

del capitale sociale tra esse, ossia 60% a favore del sequestrante e di __________

e 40% a favore dell’opponente e di sua madre;

– l’art.

5.3 (a p. 15 s.) conferisce a __________ ____________________ il mandato di procedere

alla liquidazione delle società ____________________, ____________________ e ____________________,

la distribuzione del ricavato dovendo avvenire secondo le quote corrispondenti

alle partecipazioni delle parti.

Risulta

inoltre dagli atti che:

– il

mandato è stato effettivamente attribuito al signor ____________________ (doc. I

e N), il quale ha confermato l’11 aprile 2003 che i titoli delle società erano

custoditi nella cassaforte della __________ S.A., di cui è presidente con firma

individuale (doc. O);

– le

assegnazioni e trasferimenti sono stati approvati all’unanimità all’assemblea

generale straordinaria di ____________________. tenutasi l’8 febbraio 2002 (doc.

P).

Di conseguenza,

l’appellante considera che il riferimento del Pretore alla giurisprudenza

riguardante il beneficiario economico sia errato e contraddittorio.

F. Nelle sue

osservazioni, l’opponente afferma che i titoli e i diritti sequestrati

apparterebbero alla società ____________________, la quale a sua volta apparterebbe

al 100% alla società __________t__________, di cui la parte appellata sarebbe

azionista al 20%.

Considerandi

in diritto:

1.

La decisione del

giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.

Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,

vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278) – che statuisce

sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore

destinatario del sequestro o da un terzo può essere impugnata entro dieci

giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo

periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il

rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora

il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore

deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle

parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del

sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto

il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento

conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di

prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la

decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs-

und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,

in: ZSR 1997/II, p. 482).

2.

2.1

Le decisioni in

materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria

(art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura

devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le

massime di celerità e di concentrazione (cfr. J. Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau

droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y. Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,

tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce

d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base

alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,

salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla

controparte non contumace (Vogel/Spühler,

Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12

ad cap. 10).

Il giudice può

accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare

sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di

celerità (cfr. Hohl, La réalisation

du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).

Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

2.2

I principi di celerità

e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di

motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del

sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che

potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima

non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto –

ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti

che considera determinanti.

2.3

Vi è verosimiglianza

quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero

(Piégai, op. cit., n. 792, p.

173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni

cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):

● che

vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,

cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar

zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi

oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

● che

dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i

fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter

escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di

segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono

possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da

ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano

svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

3.

Secondo un principio

generale del diritto, una delle condizioni di ricevibilità di un mezzo

d'impugnazione è l'esistenza di un interesse degno di protezione al ricorso (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts,

7a ed., Berna 2001, n. 58 ad cap. 13; Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna 2001, n. 2993). In

virtù del principio dell'economia processuale, il giudice deve di regola

esaminare d'ufficio l'ossequio delle condizioni di ricevibilità (cfr. Hohl, op. cit., n. 2975). La

legittimazione per ricorrere, che costituisce un presupposto processuale, va

infatti distinta dalla legittimazione attiva ("Sachlegitimation"

oppure "Legitimation in der Sache"), la quale è questione di merito:

l’assenza d’interesse a ricorrere determina l’irricevibilità del ricorso mentre

l’accertamento dell’inesistenza del diritto vantato ha quale conseguenza la sua

reiezione.

3.1

L'esigenza di un

interesse vale anche per l'opposizione al sequestro –l'art. 278 cpv. 1 precisa

del resto che l'opponente deve essere "toccato nei suoi diritti"– e

per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (cfr. Dominik

Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem

SchKG, in: ZBJV 1994, p. 603 ad 3a; Hans Reiser,

Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 20 ad

art. 278; Yvonne Artho von Gunten,

Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 21 s. e p. 148 s. ad 1.3).

3.2

Mentre

è pacifico che in senso generale è data la legittimazione del debitore

destinatario del sequestro a interporre opposizione e a impugnare la decisione

su opposizione (Gasser, op. cit.,

p. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Gasser, Grundriss

des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 65 e 77 ad §

51; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz

über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad

art. 278; Walter Stoffel,

Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit., n. 21 e 44 ad art.

278; Louis Dallèves, Le séquestre, FJS n. 740,

Ginevra 1999, p. 22 ad 2), dev’essere rilevato che la legge stessa (come già

detto) precisa che l’istituto dell’opposizione è a disposizione di chi sia "toccato"

nei propri diritti da un sequestro (art. 278 cov. 1 LEF), conseguendone che

l’escusso, non pregiudicato nei propri interessi da un sequestro poiché la

misura ha colpito diritti patrimoniali di un terzo, non è legittimato a

interporre opposizione al decreto di sequestro, ma potrà semmai semplicemente annunciare

all'ufficio il fatto che il bene sequestrato appartiene ad un terzo (Gilliéron, Commentaire de la LP, vol.

IV, Losanna 2004, n. 54 ad art. 278, con rif. a DTF 114 Ia 383, cons. 2c; CEF 4

settembre 2003 [14.03.64]; 9 gennaio 2004 [14.03.80], cons. 5.2.e 5.3): il debitore

non è infatti limitato nel suo potere di disporre quando non vanta alcun

diritto sui beni sequestrati.

3.3

Nel caso concreto,

l’opponente si è limitata a sostenere– peraltro senza riscontri oggettivi– che

i beni sequestrati sono di proprietà di un terzo, ossia di ____________________.

e non ha reso verosimile –e nemmeno allegato– di essere lesa dal sequestro. Nelle

circostanze concrete, non tornerebbe conto d’altra parte di considerare un suo

eventuale interesse indiretto nella lite, in veste di azionista della società

che deterrebbe l’intero capitale azionario dell’asserita proprietaria dei beni

sequestrati. Comunque sarebbe spettato alla diretta interessata –__________– di

far valere i propri pretesi diritti.

3.4

A titolo abbondanziale,

occorre osservare come il sequestrante abbia comunque reso sufficientemente verosimile

che l’opponente è titolare dei titoli e dei diritti sequestrati; e ciò con riferimento

a indizi puntuali e concreti (cfr. supra ad E). Da parte sua, __________ AO 1,

nelle sue osservazioni all’appello, si è limitata ad affermare, senza indicazione

di prove, che i titoli e i diritti sequestrati appartengono a ____________________

e non ha confutato in modo puntuale gli indizi portati dall’appellante.

4.

Vista l’irricevibilità

dell’opposizione al sequestro, non occorre esaminare la questione dell’entità

del credito vantato dal sequestrante.

5.

L’appello va pertanto

accolto.

La tassa di giustizia e le

indennità di appello seguono la soccombenza.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:

1.

L’appello 18 ottobre

2004.

di __________ AP 1, __________, è accolto.

1.1

Di conseguenza, la

sentenza 7 ottobre 2004 (__________) del Pretore __________ è così riformata:

“1. L’opposizione

è irricevibile e di conseguenza il sequestro, n° __________ decretato il 10

luglio 2003 nei confronti di __________ AO 1, __________, su istanza di __________

AP 1, __________, è confermato.

2.

La tassa di giustizia e le spese in fr. 1’500.--, da anticipare

dall’istante/opponente, sono poste a carico della parte opponente, con

l’obbligo di rifondere a controparte fr. 9'000.-- a titolo di indennità.”

2.

La tassa di

giustizia della presente decisione di fr. 1’000.--, anticipata dall’appellante,

è posta a carico di __________ AO 1, che rifonderà a __________ AP 1 fr. 6'000.--

a titolo di indennità.

3.

Intimazione a:

- avv.dott. __________ RA

1, __________;

- avv. __________ RA 2, __________

Comunicazione alla Pretura

__________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il

presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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