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Decisione

14.2004.91

Sequestro. Causa. Trafugamento di beni. Vendita di immobili.

13 gennaio 2005Italiano18 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con

istanza 26 maggio 2004, __________ AO 1 ha chiesto al Pretore __________ nei

confronti di __________ AP 1 a concorrenza di fr. 425'978,50.-- oltre interessi

il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 e 5 LEF delle PPP __________ e __________

del fondo base part. n° __________ RFD di __________. Quale causa di credito è

stata indicata la sentenza 30 ottobre 2003 (recte: 13 maggio 2004) del Bezirksgerichtspräsidium

__________, __________.

L’istante,

fondandosi sulla menzionata sentenza, allora non ancora esecutiva in quanto la

motivazione non era ancora stata comunicata alle parti, aveva sostenuto che la

parte convenuta stava cercando in tutti i modi di vendere il proprio patrimonio

per sottrarsi ai suoi impegni nei confronti dell’istante. Oltre a produrre

diverse inserzioni in giornali relative a determinate offerte immobiliari,

l’istante ha riferito della vendita a terzi di un immobile della convenuta

situato a __________, nonché di due appartamenti siti a __________, che erano

oggetto di trattative tra le parti per un componimento bonale della causa nella

quale è poi stata emanata la sentenza su cui è fondata l’istanza di sequestro.

B. Lo stesso giorno, il Pretore ha decretato il sequestro come

richiesto.

C. Con opposizione 15 giugno 2004 redatta in lingua tedesca, poi

tradotta in italiano nel termine fissatole dal primo giudice, __________ AP 1

ha chiesto l’annullamento del sequestro, facendo valere il carattere non

definitivo della sentenza 30 ottobre 2003, il fatto che le quote di

comproprietà sequestrate fossero sovraipotecate e l’assenza di indizi della sua

asserita volontà di prendere la fuga o di trafugare i propri beni.

D. All’udienza

di contraddittorio del 21 luglio 2004 è comparso solo il sequestrante, il quale

ha precisato che a detta del compratore degli appartamenti di __________, l’opponente

avrebbe preteso il versamento del prezzo in Francia, dove risiede la sorella.

Ha inoltre osservato come l’immobile di __________, ipotecato per fr.

7'600'000.--, è stato venduto per un prezzo di fr. 6'350'000.-- con tutti di

diritti di pegno.

E. Con

sentenza 10 agosto 2004, il Pretore __________, ha respinto l’opposizione.

In

sintesi, egli ha considerato il credito del sequestrante reso sufficientemente

verosimile con la produzione della sentenza 30 ottobre 2003 del __________. D’altro

canto, dopo aver ritenuto che la causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1

n. 5 LEF non fosse manifestamente realizzata, il Pretore ha per contro

confermato il sequestro sulla base di quella contemplata dalla cifra 2 della

stessa norma, considerando che la volontà della convenuta di trafugare i propri

beni fosse stata resa sufficientemente verosimile con le dichiarazioni scritte

dei signori __________ e __________ circa il tentativo di trasferire beni

all’estero, segnatamente su conti in Francia, nonché con l’episodio della

vendita degli appartamenti di __________.

F. Il

28 settembre 2004, __________ AP 1 ha presentato appello contro la decisione pretorile.

L’appellante

contesta di essere intenzionata a sottrarsi (“diretrarsi”) all’adempimento dei

propri obblighi e comunque afferma che il sequestrante non è in grado di

dimostralo. Asserisce di aver cambiato domicilio (alla volta di __________) per

motivi di salute e di essersi ufficialmente annunciata alle competenti

autorità. L’appellante contesta inoltre di aver venduto immobili e ad ogni modo

aggiunge che se dovesse farlo ciò non potrebbe essere assimilato a un

trafugamento di beni, dal momento che il sequestrante non ha dimostrato che gli

immobili sono stati venduti a un prezzo inferiore a quello di mercato. Ella

nega infine di aver trasferito soldi in Francia.

G. Nelle

sue osservazioni, il sequestrante contesta l’affermazione dell’appellante

secondo cui solo le vendite a prezzi inferiori a quelli di mercato possono

essere considerate quali atti di trafugamento di beni. In ogni caso, ritiene

che la vendita dell’immobile di __________ sia stata convenuta per un prezzo (fr.

6'350'000.--) inferiore al valore di mercato, siccome inferiore all’aggravio

ipotecario (fr. 7'600'000.--). Anche i due appartamenti di __________, di 2

rispettivamente 4½ locali, sarebbero stati ceduti per un prezzo insufficiente (fr.

340'000.--). Ribadisce d’altronde il carattere abusivo di quest’ultima

compravendita, relativa a fondi la cui cessione era stata proposta nel corso di

trattative bonali tra le parti, nonché l’efficacia probatoria delle

dichiarazioni dei signori __________ e __________. Infine, il sequestrante

segnala che la motivazione della sentenza 30 ottobre 2003 è stata comunicata

alle parti il 16 agosto 2004, ma la parte sequestrata l’ha impugnata con

appello.

H. Con

scritto 18 ottobre 2004, il patrocinatore di __________ AP 1 ha trasmesso a

questa Camera, per conoscenza, copia di una sentenza 11 settembre 2004 del

Tribunale cantonale di San Gallo.

Considerandi

in diritto:

1.

Questioni procedurali

1.1

L’appellante

ha ritirato la decisione impugnata l’11 agosto 2004 e inoltrato appello, in

lingua tedesca, il 23 agosto 2004. Essendo il 21 agosto 2004 un sabato, il

termine di ricorso di 10 giorni dell’art. 278 cpv. 3 è rispettato (cfr. art. 31

LEF). Inoltre, il patrocinatore dell’appellante, dopo aver chiesto – ed

ottenuto – una proroga del termine impartito ai fini della traduzione in

italiano, l’ha prodotta l’ultimo giorno del termine prorogato: l’appello è così

tempestivo.

1.2

La

decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma

del sequestro (cfr. Reiser, Basler

Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n.

44-45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278

cpv. 1 LEF) interposta dal debitore sequestrato o da un terzo può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e

fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c

LOG), qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.

L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti

prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si

possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto

in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal

creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di

verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo,

atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure

che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha

annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,

7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb,

Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p.

482).

1.3

a) Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,

sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali

che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il

principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr.

J. Piégai, La protection du débiteur

et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss.

con rif.; Y. Artho von Gunten, Die

Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice

non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente

in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta

stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla

controparte non contumace (Vogel/Spühler,

Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12

ad cap. 10).

Il

giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare

sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di

celerità (cfr. Hohl, La réalisation

du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).

Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

b) I

principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti

alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il

giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli

che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima

non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto –

ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti

che considera determinanti.

c) Vi è

verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati

corrispondano al vero (Piégai,

op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a

due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons.

1.

d):

● che vi sia un “inizio di prova”

(“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,

vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi

oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

● che dall’esame degli allegati e dei

mezzi di prova si ricavi l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si

siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello

stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, vi

è verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni

altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando

si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto

affermato dal sequestrante.

d) In

virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del

ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo

la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons.

1.5

e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti,

prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza

di primo grado (cosiddetti "nova in senso proprio") che quelli

verificatisi prima ("nova in senso improprio").

Per

evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le

allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello

scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).

Nel caso

concreto, è pertanto inammissibile la produzione della sentenza 11 settembre

2004.

del Tribunale cantonale di San Gallo, di cui allo scritto 18 ottobre 2004

dell’appellante (cfr. supra ad H), peraltro – come si vedrà – irrilevante ai

fini del presente giudizio.

2.

Giusta

l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene

concesso dal giudice del luogo in

cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

1.

del credito;

2.

di una causa di sequestro;

3.

di beni appartenenti al debitore.

Nel caso

di specie, a questo stadio della procedura, è litigiosa solo la questione

dell’esistenza di una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.

3.

Giusta

l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano

garantiti da pegno, il creditore può chiedere il sequestro

dei beni del debitore quando questi, nell’intenzione di sottrarsi

all’adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda

latitante o si prepari a prendere la fuga.

La realizzazione di questa

causa di sequestro presuppone la riunione di una circostanza oggettiva

(trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza

soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni) (cfr.

Amonn/Walther, op. cit., n. 14 ad

§ 51; Stoffel, op. cit., n. 62-64

ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda, regali,

venda a prezzo irrisorio o trasferisca all’estero i suoi beni (cfr. Cometta, Assistenza giudiziaria

internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria internazionale

in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999,

p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 43 ad art. 271).

Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi oggettivi e concreti che il

debitore fosse cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento

era idoneo ad ostacolare l’esercizio dei diritti del

creditore o almeno a renderlo molto più difficile (cfr. CEF 7 aprile 2003

[14.03.2], cons. 4.1; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,

Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed.,

Zurigo 1997, n. 25 ad art. 271).

4.

In concreto, il primo

giudice ha ritenuto che il sequestrante avesse sufficientemente reso verosimile

che l’appellante stesse compiendo atti di trafugamento, con riferimento ad un

suo asserito tentativo di trasferire i suoi beni all’estero, segnatamente su

conti in __________, e alla vendita di un immobile a una

società di __________.

4.1

Per quanto concerne il

primo motivo, il Pretore si è fondato su due scritti 2 marzo 2004 dello stesso

sequestrante, controfirmati per conferma dai signori __________ __________

(doc. I) e __________ __________ (doc. L), secondo cui, il 23 settembre 2003, il

signor __________ __________, acquirente, davanti alla porta d’entrata

dell’Hotel __________, avrebbe detto in presenza dei testi e del sequestrante

che __________ AP 1 avrebbe preteso da lui che facesse trasferire in __________

il prezzo d’acquisto dei due appartamenti di __________. L’appellante (ad 2.3),

a dire il vero in modo alquanto confuso, nega di aver voluto trasferire fondi

all’estero.

a) Giusta l’art. 20 cpv.

3.

LALEF sono ricevibili le dichiarazioni scritte di terzi, in sostituzione della

prova testimoniale, che non è ammessa. Nel caso concreto, le dichiarazioni di

cui ai doc. I e L, firmate da persone di cui s’ignora tutto, e in particolare

se abbiano o no un interesse nella lite, non sono riferite direttamente al

fatto che s’intende rendere verosimile – ossia il tentativo di trafugamento –

ma alla dichiarazione di __________ __________. Non si tratta pertanto di

dichiarazioni su fatti conosciuti personalmente dai testimoni (ai sensi

dell’art. 237 cpv. 1 CPC, applicabile alla fattispecie per il rinvio dell’art.

25.

LALEF), sicché non possono costituire prova della veridicità di quanto

asserito dai dichiaranti (cfr. Cocchi/Trezzini,

CPC-TI, Lugano 2000, n. 1 ad art. 237). Non si capisce d’altronde per quale

motivo il sequestrante non abbia semmai prodotto una dichiarazione scritta di __________

__________, mentre ha versato agli atti la nota di debito che la banca WIR ha

fatto pervenire a __________ relativa all’addebito del suo conto a favore di __________

AP 1 per l’acquisto dei due appartamenti in questione (doc. H). Tale nota – del

resto – prova al contrario che i pagamenti sono stati effettuati in Svizzera e

non all’estero: la cooperativa WIR ha infatti instaurato un sistema di

compensazione bilaterale nel quale i pagamenti avvengono mediante compensazione

tra i conti dei contraenti – e partecipanti al sistema – aperti presso la banca

WIR, la cui sede è situata a Basilea (cfr. DTF 95 II 179; M. Lautner, Der “WIR”- Verrechnungsverkehr,

tesi Zurigo 1964, p. 60 e 100 ss.).

b) D’altronde, il

sequestrante non ha fatto valere altri indizi che potessero rendere verosimile

l’esistenza del trasferimento di beni di __________ AP 1 all’estero.

4.2

Il

primo giudice ha inoltre fondato la sua decisione sul fatto che __________ AP 1

avesse alienato diversi immobili, ad esempio a una società di __________, dopo

aver proposto al sequestrante il componimento bonale della vertenza che oppone

le parti mediante cessione di un immobile. Ha ritenuto che le alienazioni non

fossero contestate dall’opponente e che il semplice fatto che il fondo sia

gravato da oneri ipotecari per un importo superiore al valore di stima non

escludesse a priori che dalla sua realizzazione potesse risultare un maggior

utile da destinare eventualmente al sequestrante.

a) Dal

doc. 3 (numerato dal sequestrante con la cifra 20) si evince effettivamente che

l’opponente, il 4 maggio 2004, ha chiesto all’Ufficio dei registri di __________

l’iscrizione del trapasso del fondo part. n° __________ RFD __________ a favore

di __________ S.A., __________, per il prezzo di fr. 6'350'000.--.

Tuttavia,

la semplice vendita, da parte del debitore, di attivi suoi non costituisce in

sé una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. È inoltre

necessario che la vendita configuri oggettivamente e soggettivamente un atto di

“trafugamento”. In altre parole, la vendita deve essere il mezzo usato dal

debitore per far sparire o mettere da parte l’oggetto venduto (cfr. i testi in

francese e in tedesco dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF), in modo da ostacolare un’eventuale

procedura esecutiva al foro svizzero dell’esecuzione (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 43 ad art. 271;

Stoffel, op. cit., n. 62 ad art.

271). Secondo parte della dottrina (Cometta,

op. cit., p. 160 ad 2.2.4.2; Gilliéron, op. cit., loc. cit.), si verifica

un caso di trafugamento in particolare quando il debitore vende un attivo a un

prezzo irrisorio (“bradage” o svendita). Per Stoffel

(op. cit., loc. cit.) invece, basta una semplice alienazione o messa in

pegno, purché abbia quale effetto di privare il creditore di un attivo che

altrimenti sarebbe potuto essere realizzato a suo favore. Questa opinione, che

fondamentalmente corrisponde al testo dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, merita approvazione

e troverà applicazione ai casi in cui esiste – da un punto di vista neutro che

prenda in considerazione il negozio giuridico nella sua globalità – una

manifesta sproporzione tra il valore del bene alienato e il prezzo ottenuto.

Sebbene un prezzo inferiore al valore di mercato possa costituire un indizio di

trafugamento, occorre valutare la situazione caso per caso. Spetta al

sequestrante rendere verosimile che la vendita configura una causa di sequestro

(cfr. Gilliéron, op. cit., loc.

cit.).

Nella

fattispecie, il sequestrante ha sì dimostrato l’esistenza del trapasso del

fondo part. n° __________ RFD __________, ma non ha fornito indizi oggettivi e concreti

che il prezzo di fr. 6'350'000.-- comprendesse una donazione dissimulata. Il

sequestrante si è limitato a sostenere che tale prezzo fosse inferiore

all’effettivo valore commerciale, siccome l’aggravio ipotecario, nel caso

concreto pari a fr. 7'600'000.--, raggiungerebbe comunemente tra il 60 e l’80%

del valore effettivo di mercato. Orbene, non sono rare le fattispecie in cui il

prezzo di realizzazione di un immobile non permette la copertura di tutti gli

oneri ipotecari. Il sequestrante avrebbe invece dovuto produrre documenti (ad

es. una perizia) atti a rendere verosimile una evidente sproporzione fra le

prestazioni.

b) Lo

stesso discorso va fatto per la vendita degli immobili di __________, avvenuta

con contratto del 15 ottobre 2003 (doc. 3 allegato alle osservazioni

all’appello). Non può infatti dirsi notorio il fatto che il prezzo di mercato

dei due appartamenti in questione sia di gran lunga superiore a fr. 340'000.--.

Anche in tal caso difettano indizi oggettivi e concreti a sostegno della tesi

del sequestrante. A prescindere dalla sua rilevanza, il fatto poi che l’opponente

avrebbe proposto al sequestrante la cessione di immobili per il componimento bonale

della vertenza risulta, in modo del resto assai vago, da atti redatti dagli

stessi patrocinatori del sequestrante (doc. 4/21 e 5/22), la cui valenza

probatoria è pertanto scarsa.

c) Il

Pretore e il sequestrante accennano infine alla vendita di altri immobili. Si

tratta probabilmente di quelli indicati sulle offerte di vendita di cui ai doc.

B, C, D, E e H. Non sono però stati allegati elementi che permettano di

ricollegare dette offerte con l’appellante. Dall’opposizione (ad 6 e 8) risulta

poi, contrariamente a quanto constatato dal primo giudice, che l’opponente ha

negato di aver venduto fondi o di aver organizzato preparativi per venderne.

5.

Infine,

il sequestrante ha esplicitamente precisato di non considerare il cambiamento

di domicilio dell’opponente quale fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF e

non sostiene più l’esistenza di una causa di sequestro giusta l’art. 271 cpv. 1

n. 5 LEF.

6.

L’appello

va quindi accolto.

La tassa

di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62

OTLEF,

pronuncia:

I. L’appello

23.

agosto 2004 di __________ AP 1, __________, è accolto.

Di

conseguenza, la sentenza 10 agosto 2004 (EF.2004.273) del Pretore __________ è

così riformata:

1.

L’opposizione

15.

giugno 2004 di __________ AP 1, __________, è accolta e di conseguenza il

sequestro decretato il 26 maggio 2004 è annullato.

2.

La

tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 1’000.--, da anticipare

dall’opponente __________ AP 1, __________, sono poste a carico di __________ AO

1, Coira, il quale rifonderà a __________ AP 1 fr. 2'500.-- a titolo di

indennità.

II. La

tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, anticipata

dall’appellante, è posta a carico di __________ AO 1, che rifonderà a __________

AP 1 fr. 2’000.-- a titolo di indennità.

III. Intimazione

a:

– avv. __________

RA 1, __________;

– avv. __________

RA 2, __________

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del

Tribunale d’appello

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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