14.2004.91
Sequestro. Causa. Trafugamento di beni. Vendita di immobili.
13 gennaio 2005Italiano18 min
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Numero d'incarto:
14.2004.91
Data decisione, Autorità:
13.01.2005, CEF
Titolo:
Sequestro. Causa. Trafugamento di beni. Vendita di immobili.
TRAFUGAMENTO DI BENI
art. 20 cpv. 3 LALEF
art. 271 cpv. 1 cf. 2 LEF
Incarto n.
14.2004.91
Lugano
13 gennaio
2005
CJ/sc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Chiesa, presidente,
Pellegrini e Walser
segretario:
Jaques
statuendo nella causa a procedura sommaria appellabile
(inc. EF.2004.273 della Pretura __________) promossa con opposizione 15 giugno
2004 da
AP 1
rappr. dall’__________ RA 1
contro
il sequestro 26
maggio 2004 richiesto nei confronti dell’opponente da
AO 1
rappr. dall’ RA 2
in cui il Pretore __________, con decisione 10 agosto
2004, ha respinto l’opposizione, confermando di conseguenza il sequestro;
appellante __________ AP 1 con allegato 23 agosto
2004 con
cui postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere
l’opposizione e di annullare il sequestro;
lette le osservazioni 18 ottobre 2004 con cui il
sequestrante chiede la reiezione dell’appello;
Ritenuto
Fatti
A. Con
istanza 26 maggio 2004, __________ AO 1 ha chiesto al Pretore __________ nei
confronti di __________ AP 1 a concorrenza di fr. 425'978,50.-- oltre interessi
il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 e 5 LEF delle PPP __________ e __________
del fondo base part. n° __________ RFD di __________. Quale causa di credito è
stata indicata la sentenza 30 ottobre 2003 (recte: 13 maggio 2004) del Bezirksgerichtspräsidium
__________, __________.
L’istante,
fondandosi sulla menzionata sentenza, allora non ancora esecutiva in quanto la
motivazione non era ancora stata comunicata alle parti, aveva sostenuto che la
parte convenuta stava cercando in tutti i modi di vendere il proprio patrimonio
per sottrarsi ai suoi impegni nei confronti dell’istante. Oltre a produrre
diverse inserzioni in giornali relative a determinate offerte immobiliari,
l’istante ha riferito della vendita a terzi di un immobile della convenuta
situato a __________, nonché di due appartamenti siti a __________, che erano
oggetto di trattative tra le parti per un componimento bonale della causa nella
quale è poi stata emanata la sentenza su cui è fondata l’istanza di sequestro.
B. Lo stesso giorno, il Pretore ha decretato il sequestro come
richiesto.
C. Con opposizione 15 giugno 2004 redatta in lingua tedesca, poi
tradotta in italiano nel termine fissatole dal primo giudice, __________ AP 1
ha chiesto l’annullamento del sequestro, facendo valere il carattere non
definitivo della sentenza 30 ottobre 2003, il fatto che le quote di
comproprietà sequestrate fossero sovraipotecate e l’assenza di indizi della sua
asserita volontà di prendere la fuga o di trafugare i propri beni.
D. All’udienza
di contraddittorio del 21 luglio 2004 è comparso solo il sequestrante, il quale
ha precisato che a detta del compratore degli appartamenti di __________, l’opponente
avrebbe preteso il versamento del prezzo in Francia, dove risiede la sorella.
Ha inoltre osservato come l’immobile di __________, ipotecato per fr.
7'600'000.--, è stato venduto per un prezzo di fr. 6'350'000.-- con tutti di
diritti di pegno.
E. Con
sentenza 10 agosto 2004, il Pretore __________, ha respinto l’opposizione.
In
sintesi, egli ha considerato il credito del sequestrante reso sufficientemente
verosimile con la produzione della sentenza 30 ottobre 2003 del __________. D’altro
canto, dopo aver ritenuto che la causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1
n. 5 LEF non fosse manifestamente realizzata, il Pretore ha per contro
confermato il sequestro sulla base di quella contemplata dalla cifra 2 della
stessa norma, considerando che la volontà della convenuta di trafugare i propri
beni fosse stata resa sufficientemente verosimile con le dichiarazioni scritte
dei signori __________ e __________ circa il tentativo di trasferire beni
all’estero, segnatamente su conti in Francia, nonché con l’episodio della
vendita degli appartamenti di __________.
F. Il
28 settembre 2004, __________ AP 1 ha presentato appello contro la decisione pretorile.
L’appellante
contesta di essere intenzionata a sottrarsi (“diretrarsi”) all’adempimento dei
propri obblighi e comunque afferma che il sequestrante non è in grado di
dimostralo. Asserisce di aver cambiato domicilio (alla volta di __________) per
motivi di salute e di essersi ufficialmente annunciata alle competenti
autorità. L’appellante contesta inoltre di aver venduto immobili e ad ogni modo
aggiunge che se dovesse farlo ciò non potrebbe essere assimilato a un
trafugamento di beni, dal momento che il sequestrante non ha dimostrato che gli
immobili sono stati venduti a un prezzo inferiore a quello di mercato. Ella
nega infine di aver trasferito soldi in Francia.
G. Nelle
sue osservazioni, il sequestrante contesta l’affermazione dell’appellante
secondo cui solo le vendite a prezzi inferiori a quelli di mercato possono
essere considerate quali atti di trafugamento di beni. In ogni caso, ritiene
che la vendita dell’immobile di __________ sia stata convenuta per un prezzo (fr.
6'350'000.--) inferiore al valore di mercato, siccome inferiore all’aggravio
ipotecario (fr. 7'600'000.--). Anche i due appartamenti di __________, di 2
rispettivamente 4½ locali, sarebbero stati ceduti per un prezzo insufficiente (fr.
340'000.--). Ribadisce d’altronde il carattere abusivo di quest’ultima
compravendita, relativa a fondi la cui cessione era stata proposta nel corso di
trattative bonali tra le parti, nonché l’efficacia probatoria delle
dichiarazioni dei signori __________ e __________. Infine, il sequestrante
segnala che la motivazione della sentenza 30 ottobre 2003 è stata comunicata
alle parti il 16 agosto 2004, ma la parte sequestrata l’ha impugnata con
appello.
H. Con
scritto 18 ottobre 2004, il patrocinatore di __________ AP 1 ha trasmesso a
questa Camera, per conoscenza, copia di una sentenza 11 settembre 2004 del
Tribunale cantonale di San Gallo.
Considerandi
in diritto:
1.
Questioni procedurali
1.1
L’appellante
ha ritirato la decisione impugnata l’11 agosto 2004 e inoltrato appello, in
lingua tedesca, il 23 agosto 2004. Essendo il 21 agosto 2004 un sabato, il
termine di ricorso di 10 giorni dell’art. 278 cpv. 3 è rispettato (cfr. art. 31
LEF). Inoltre, il patrocinatore dell’appellante, dopo aver chiesto – ed
ottenuto – una proroga del termine impartito ai fini della traduzione in
italiano, l’ha prodotta l’ultimo giorno del termine prorogato: l’appello è così
tempestivo.
1.2
La
decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma
del sequestro (cfr. Reiser, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n.
44-45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278
cpv. 1 LEF) interposta dal debitore sequestrato o da un terzo può essere
impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.
278.
cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e
fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c
LOG), qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.
L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti
prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si
possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto
in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal
creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di
verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo,
atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure
che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha
annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,
7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p.
482).
1.3
a) Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali
che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il
principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr.
J. Piégai, La protection du débiteur
et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss.
con rif.; Y. Artho von Gunten, Die
Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice
non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente
in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta
stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12
ad cap. 10).
Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (cfr. Hohl, La réalisation
du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).
Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima
non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto –
ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti
che considera determinanti.
c) Vi è
verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a
due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons.
1.
d):
● che vi sia un “inizio di prova”
(“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,
vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi
oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
● che dall’esame degli allegati e dei
mezzi di prova si ricavi l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si
siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello
stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, vi
è verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni
altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando
si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto
affermato dal sequestrante.
d) In
virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del
ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo
la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons.
1.5
e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti,
prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza
di primo grado (cosiddetti "nova in senso proprio") che quelli
verificatisi prima ("nova in senso improprio").
Per
evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le
allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello
scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).
Nel caso
concreto, è pertanto inammissibile la produzione della sentenza 11 settembre
2004.
del Tribunale cantonale di San Gallo, di cui allo scritto 18 ottobre 2004
dell’appellante (cfr. supra ad H), peraltro – come si vedrà – irrilevante ai
fini del presente giudizio.
2.
Giusta
l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene
concesso dal giudice del luogo in
cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1.
del credito;
2.
di una causa di sequestro;
3.
di beni appartenenti al debitore.
Nel caso
di specie, a questo stadio della procedura, è litigiosa solo la questione
dell’esistenza di una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
3.
Giusta
l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano
garantiti da pegno, il creditore può chiedere il sequestro
dei beni del debitore quando questi, nell’intenzione di sottrarsi
all’adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda
latitante o si prepari a prendere la fuga.
La realizzazione di questa
causa di sequestro presuppone la riunione di una circostanza oggettiva
(trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza
soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni) (cfr.
Amonn/Walther, op. cit., n. 14 ad
§ 51; Stoffel, op. cit., n. 62-64
ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda, regali,
venda a prezzo irrisorio o trasferisca all’estero i suoi beni (cfr. Cometta, Assistenza giudiziaria
internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria internazionale
in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999,
p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 43 ad art. 271).
Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi oggettivi e concreti che il
debitore fosse cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento
era idoneo ad ostacolare l’esercizio dei diritti del
creditore o almeno a renderlo molto più difficile (cfr. CEF 7 aprile 2003
[14.03.2], cons. 4.1; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed.,
Zurigo 1997, n. 25 ad art. 271).
4.
In concreto, il primo
giudice ha ritenuto che il sequestrante avesse sufficientemente reso verosimile
che l’appellante stesse compiendo atti di trafugamento, con riferimento ad un
suo asserito tentativo di trasferire i suoi beni all’estero, segnatamente su
conti in __________, e alla vendita di un immobile a una
società di __________.
4.1
Per quanto concerne il
primo motivo, il Pretore si è fondato su due scritti 2 marzo 2004 dello stesso
sequestrante, controfirmati per conferma dai signori __________ __________
(doc. I) e __________ __________ (doc. L), secondo cui, il 23 settembre 2003, il
signor __________ __________, acquirente, davanti alla porta d’entrata
dell’Hotel __________, avrebbe detto in presenza dei testi e del sequestrante
che __________ AP 1 avrebbe preteso da lui che facesse trasferire in __________
il prezzo d’acquisto dei due appartamenti di __________. L’appellante (ad 2.3),
a dire il vero in modo alquanto confuso, nega di aver voluto trasferire fondi
all’estero.
a) Giusta l’art. 20 cpv.
3.
LALEF sono ricevibili le dichiarazioni scritte di terzi, in sostituzione della
prova testimoniale, che non è ammessa. Nel caso concreto, le dichiarazioni di
cui ai doc. I e L, firmate da persone di cui s’ignora tutto, e in particolare
se abbiano o no un interesse nella lite, non sono riferite direttamente al
fatto che s’intende rendere verosimile – ossia il tentativo di trafugamento –
ma alla dichiarazione di __________ __________. Non si tratta pertanto di
dichiarazioni su fatti conosciuti personalmente dai testimoni (ai sensi
dell’art. 237 cpv. 1 CPC, applicabile alla fattispecie per il rinvio dell’art.
25.
LALEF), sicché non possono costituire prova della veridicità di quanto
asserito dai dichiaranti (cfr. Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 1 ad art. 237). Non si capisce d’altronde per quale
motivo il sequestrante non abbia semmai prodotto una dichiarazione scritta di __________
__________, mentre ha versato agli atti la nota di debito che la banca WIR ha
fatto pervenire a __________ relativa all’addebito del suo conto a favore di __________
AP 1 per l’acquisto dei due appartamenti in questione (doc. H). Tale nota – del
resto – prova al contrario che i pagamenti sono stati effettuati in Svizzera e
non all’estero: la cooperativa WIR ha infatti instaurato un sistema di
compensazione bilaterale nel quale i pagamenti avvengono mediante compensazione
tra i conti dei contraenti – e partecipanti al sistema – aperti presso la banca
WIR, la cui sede è situata a Basilea (cfr. DTF 95 II 179; M. Lautner, Der “WIR”- Verrechnungsverkehr,
tesi Zurigo 1964, p. 60 e 100 ss.).
b) D’altronde, il
sequestrante non ha fatto valere altri indizi che potessero rendere verosimile
l’esistenza del trasferimento di beni di __________ AP 1 all’estero.
4.2
Il
primo giudice ha inoltre fondato la sua decisione sul fatto che __________ AP 1
avesse alienato diversi immobili, ad esempio a una società di __________, dopo
aver proposto al sequestrante il componimento bonale della vertenza che oppone
le parti mediante cessione di un immobile. Ha ritenuto che le alienazioni non
fossero contestate dall’opponente e che il semplice fatto che il fondo sia
gravato da oneri ipotecari per un importo superiore al valore di stima non
escludesse a priori che dalla sua realizzazione potesse risultare un maggior
utile da destinare eventualmente al sequestrante.
a) Dal
doc. 3 (numerato dal sequestrante con la cifra 20) si evince effettivamente che
l’opponente, il 4 maggio 2004, ha chiesto all’Ufficio dei registri di __________
l’iscrizione del trapasso del fondo part. n° __________ RFD __________ a favore
di __________ S.A., __________, per il prezzo di fr. 6'350'000.--.
Tuttavia,
la semplice vendita, da parte del debitore, di attivi suoi non costituisce in
sé una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. È inoltre
necessario che la vendita configuri oggettivamente e soggettivamente un atto di
“trafugamento”. In altre parole, la vendita deve essere il mezzo usato dal
debitore per far sparire o mettere da parte l’oggetto venduto (cfr. i testi in
francese e in tedesco dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF), in modo da ostacolare un’eventuale
procedura esecutiva al foro svizzero dell’esecuzione (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 43 ad art. 271;
Stoffel, op. cit., n. 62 ad art.
271). Secondo parte della dottrina (Cometta,
op. cit., p. 160 ad 2.2.4.2; Gilliéron, op. cit., loc. cit.), si verifica
un caso di trafugamento in particolare quando il debitore vende un attivo a un
prezzo irrisorio (“bradage” o svendita). Per Stoffel
(op. cit., loc. cit.) invece, basta una semplice alienazione o messa in
pegno, purché abbia quale effetto di privare il creditore di un attivo che
altrimenti sarebbe potuto essere realizzato a suo favore. Questa opinione, che
fondamentalmente corrisponde al testo dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, merita approvazione
e troverà applicazione ai casi in cui esiste – da un punto di vista neutro che
prenda in considerazione il negozio giuridico nella sua globalità – una
manifesta sproporzione tra il valore del bene alienato e il prezzo ottenuto.
Sebbene un prezzo inferiore al valore di mercato possa costituire un indizio di
trafugamento, occorre valutare la situazione caso per caso. Spetta al
sequestrante rendere verosimile che la vendita configura una causa di sequestro
(cfr. Gilliéron, op. cit., loc.
cit.).
Nella
fattispecie, il sequestrante ha sì dimostrato l’esistenza del trapasso del
fondo part. n° __________ RFD __________, ma non ha fornito indizi oggettivi e concreti
che il prezzo di fr. 6'350'000.-- comprendesse una donazione dissimulata. Il
sequestrante si è limitato a sostenere che tale prezzo fosse inferiore
all’effettivo valore commerciale, siccome l’aggravio ipotecario, nel caso
concreto pari a fr. 7'600'000.--, raggiungerebbe comunemente tra il 60 e l’80%
del valore effettivo di mercato. Orbene, non sono rare le fattispecie in cui il
prezzo di realizzazione di un immobile non permette la copertura di tutti gli
oneri ipotecari. Il sequestrante avrebbe invece dovuto produrre documenti (ad
es. una perizia) atti a rendere verosimile una evidente sproporzione fra le
prestazioni.
b) Lo
stesso discorso va fatto per la vendita degli immobili di __________, avvenuta
con contratto del 15 ottobre 2003 (doc. 3 allegato alle osservazioni
all’appello). Non può infatti dirsi notorio il fatto che il prezzo di mercato
dei due appartamenti in questione sia di gran lunga superiore a fr. 340'000.--.
Anche in tal caso difettano indizi oggettivi e concreti a sostegno della tesi
del sequestrante. A prescindere dalla sua rilevanza, il fatto poi che l’opponente
avrebbe proposto al sequestrante la cessione di immobili per il componimento bonale
della vertenza risulta, in modo del resto assai vago, da atti redatti dagli
stessi patrocinatori del sequestrante (doc. 4/21 e 5/22), la cui valenza
probatoria è pertanto scarsa.
c) Il
Pretore e il sequestrante accennano infine alla vendita di altri immobili. Si
tratta probabilmente di quelli indicati sulle offerte di vendita di cui ai doc.
B, C, D, E e H. Non sono però stati allegati elementi che permettano di
ricollegare dette offerte con l’appellante. Dall’opposizione (ad 6 e 8) risulta
poi, contrariamente a quanto constatato dal primo giudice, che l’opponente ha
negato di aver venduto fondi o di aver organizzato preparativi per venderne.
5.
Infine,
il sequestrante ha esplicitamente precisato di non considerare il cambiamento
di domicilio dell’opponente quale fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF e
non sostiene più l’esistenza di una causa di sequestro giusta l’art. 271 cpv. 1
n. 5 LEF.
6.
L’appello
va quindi accolto.
La tassa
di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62
OTLEF,
pronuncia:
I. L’appello
23.
agosto 2004 di __________ AP 1, __________, è accolto.
Di
conseguenza, la sentenza 10 agosto 2004 (EF.2004.273) del Pretore __________ è
così riformata:
1.
L’opposizione
15.
giugno 2004 di __________ AP 1, __________, è accolta e di conseguenza il
sequestro decretato il 26 maggio 2004 è annullato.
2.
La
tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 1’000.--, da anticipare
dall’opponente __________ AP 1, __________, sono poste a carico di __________ AO
1, Coira, il quale rifonderà a __________ AP 1 fr. 2'500.-- a titolo di
indennità.
II. La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, anticipata
dall’appellante, è posta a carico di __________ AO 1, che rifonderà a __________
AP 1 fr. 2’000.-- a titolo di indennità.
III. Intimazione
a:
– avv. __________
RA 1, __________;
– avv. __________
RA 2, __________
Comunicazione
alla Pretura __________.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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