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Decisione

14.2005.123

Opposizione al sequestro. Credito del sequestrante garantito da un pegno situato all'estero. Valore probatorio di una perizia di parte relativa al valore del fondo costituito in pegno.

18 gennaio 2006Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con

istanza 11 agosto 2005, AP 1 ha chiesto alla Pretura __________ nei confronti

di AO 1, e – in solido – di R__________, il sequestro in base all'art. 271 cpv.

1 n. 4 LEF dei mobili, suppellettili e ogni altro bene di proprietà dei

debitori depositati presso i magazzini di __________ della ditta Bolliger &

Tanzi S.A., il tutto a concorrenza di fr. 563'778,80 oltre accessori. Quale

causa di credito, la sequestrante ha indicato un riconoscimento di debito del

15 febbraio 2005, dal quale risulta che R__________ e AO 1 sarebbero debitori

nei confronti di AP 1 di complessivi € 362'000.--, pari a fr. 563'778,80, consegnati

loro a titolo di investimento e mai restituiti.

B. Il 12 agosto 2005, il Segretario assessore della Pretura __________

ha emesso due decreti di sequestro, uno contro ogni debitore, secondo le

modalità richieste dall’istante.

C. Il 21 settembre 2005, sia AO 1 sia R__________ hanno interposto

opposizione ai sequestri, facendo in particolare valere che il credito vantato

dalla sequestrante è garantito da un pegno immobiliare, costituito nella forma

di un’ipoteca giudiziale iscritta su un fondo ubicato ad __________ (I), di cui

R__________ è comproprietaria per 1/3.

A

questo proposito, la sequestrante, all’udienza di contraddittorio del 6 ottobre

2005, ha però evidenziato l’esistenza di due pegni iscritti a favore di terzi

di rango prevalente al suo, ossia un’ipoteca volontaria di € 190'017,46 gravante

la propria quota di comproprietà e un’ipoteca esattoriale di € 6'331,15

gravante l’intero fondo, di modo che, tenuto conto del valore di stima

dell’immobile, pari a € 259'969,50 (il valore della quota di 1/3 spettante a R__________

ammontando quindi a € 86'656,50), l’ipoteca giudiziale risultava completamente

scoperta.

D. Con

sentenze 19 ottobre 2005, il Segretario assessore della Pretura __________ ha

accolto entrambe le opposizioni.

Il

primo giudice ha seguito l’opinione espressa da Stoffel nel commentario basilese (Basler Kommentar, vol. III,

n. 40 ad art. 271) secondo cui il sequestrante si comporta in modo abusivo

qualora chieda il sequestro di beni situati in Svizzera quando la propria

pretesa è garantita da un pegno situato all’estero, ad ogni modo se esso si

trova in Italia, siccome in virtù del diritto italiano (art. 2911 del Codice

civile) il creditore titolare di un pegno o di un’ipoteca non può pignorare

altri beni del debitore medesimo, se non sottopone a esecuzione anche i beni

gravati da ipoteca, pegno o privilegi. Pur non escludendo il sequestro per la

parte della pretesa creditrice non coperta da pegno, il Segretario assessore ha

nondimeno accolto interamente le opposizioni, ritenendo che la sequestrante non

aveva reso verosimile che il pegno fosse insufficiente a coprire il suo

credito, dal momento che non aveva prodotto documenti atti a determinare il

valore venale dell’immobile.

E. Con

due appelli del 27 ottobre 2005, AP 1 chiede la riforma delle sentenze

pretorili, nel senso del parziale accoglimento della sua istanza, sino a

concorrenza dell’importo di fr. 484'031,90.

L’appellante,

avvalendosi della facoltà di produrre nuovi documenti in seconda sede, produce

una nuova perizia dell’arch. S__________, che stima il valore commerciale del

fondo di Alassio in € 737'880.-- (e di conseguenza quello della parte

spettante alla debitrice in € 243'333.--). Dedotte le due ipoteche di rango

prevalente, il credito dell’appellante risulterebbe garantito per non più di €

51'205,15 (ovvero fr. 79'746,90). Il sequestro andrebbe quindi confermato per

la differenza, pari a fr. 484'031,90 (563'778,80 ./. 79'746,90).

F. Nelle

loro osservazioni, gli opponenti contestano la perizia prodotta in sede di

appello, ritenendo che, quale architetto paesaggista della provincia di Parma, l’arch.

S__________ non abbia le qualifiche professionali per esprimere una seria

valutazione commerciale di un immobile situato nella zona di __________. Riferendosi

ad alcuni annunci di vendita di appartamenti situati nella zona centro/mare del

Comune di __________, gli opponenti stimano il valore di mercato approssimativo

al metro quadrato in € 10'000.--, quindi di gran lunga superiore a quello

stabilito dall’arch. __________ (€ 3'900.--/mq). Tenuto conto delle

ristrutturazioni necessarie, il valore venale del fondo in questione

ammonterebbe almeno a € 1'748'000.-- (€ 9'200 x 190 mq), valore che conferma

una perizia allestita dall’__________ e allegata alle osservazioni. La parte di

proprietà di R__________ (€ 582'666.--), anche dopo deduzione delle ipoteche

legali, coprirebbe quindi interamente il credito vantato dalla sequestrante.

Considerandi

in diritto:

1.

La

decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma

del sequestro (cfr. Reiser,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad

art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF)

interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e

fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c

LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.

L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti

prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle

condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti

– è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del

provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione

del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente

confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie

(cfr. Amonn/Walther, Grundriss

des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la

procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

1.1

Le

decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla

procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono

tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio

attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Piégai, La protection du débiteur et

des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con

rif.; Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,

tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio,

esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove

addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il

fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace

(Vogel/Spühler, Grundriss des

Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

Il

giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare

sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità

(cfr. Hohl, La réalisation du

droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).

Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

Inoltre,

i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti

alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse

devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro

nei documenti che considera determinanti.

1.2

Vi

è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati

corrispondano al vero (Piégai,

op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a

due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons.

1.

d):

● che

vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,

cons. 3 e 5; Stoffel, Basler

Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272),

ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

● che

dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i

fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter

escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di

segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono

possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da

ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano

svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

1.3

In

virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del

ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo

la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons.

1.5

e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti,

prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza

di primo grado (cosiddetti "nova in senso proprio") sia quelli

verificatisi prima ("nova in senso improprio"). La

possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di

prova (Vogel/Spühler, op. cit.,

n. 42 ad cap. 13).

Per

evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le

allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello

scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).

1.4

Gli

appelli di AP 1, quand’anche riferiti a due sentenze e sequestri diversi,

riguardano decisioni di analogo tenore fattuale e giuridico e contengono le

stesse conclusioni e motivazioni. Le cause di cui agli inc.14.2005.123 e

14.2005.124

vanno quindi considerate come connesse ai sensi dell'art. 320 CPC

(per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed evase con una

sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i dispositivi

restano separati e possono essere impugnati singolarmente.

2.

Giusta

l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro può

essere chiesto per crediti scaduti “in quanto non siano garantiti da pegno”.

2.1

L’appellante non contesta la

decisione pretorile sul fatto che l’esigenza dell’assenza di garanzia reale si

applica anche ai casi in cui l’oggetto del pegno è situato all’estero, almeno

quando, come nella fattispecie, si tratta di un pegno immobiliare e il diritto

applicabile nel luogo di situazione del pegno riconosce al debitore il diritto

di obbligare il creditore a soddisfare la sua pretesa facendo dapprima

realizzare l’oggetto del pegno (cosiddetto “beneficium excussionis realis”). Tale

principio è d’altronde confermato dalla giurisprudenza federale e dalla

dottrina (cfr. DTF 65 III 94, cons. 2 per analogia; Stoffel/Chabloz, Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 33 ad art. 271) e sembra applicabile al caso

concreto, poiché il diritto italiano riconosce effettivamente al debitore il

beneficium excussionis realis (art. 2911 del Codice

civile italiano).

2.2

Al

di là di ogni considerazione sulla ripartizione dell’onere della prova relativa

all’esistenza o all’inesistenza di un diritto di pegno sufficiente a garantire

la pretesa del sequestrante, è da rilevare che l’appellante non ha contestato

la decisione pretorile laddove ha implicitamente ritenuto che spettava al

creditore rendere verosimile il presupposto dell’assenza, totale o parziale, di

pegno. Occorre pertanto determinare se l’appellante vi sia riuscita con la

produzione delle dichiarazioni dell’arch. S__________ del 3 ottobre 2005 (doc.

2.

allegato al verbale d’udienza) e del 24 ottobre 2005 (doc. A allegato

all’appello).

Per

quanto concerne il primo documento, giova osservare come l’appellante non abbia

contestato l’argomentazione della prima giudice, che – giustamente – ha

ritenuto che il valore di stima catastale del fondo non fosse idoneo a dare

indicazioni affidabili sul suo valore commerciale (e meglio sul suo valore di

realizzazione).

Quanto

al secondo documento (denominato “perizia di stima”), si tratta di perizia di

parte, che, in quanto tale, non ha giuridicamente una portata diversa da

affermazioni di parte qualora non sia confermata da altri concordanti mezzi di

prova (cfr. Cocchi/Trezzini,

CPC-TI, Lugano 2000, n. 20 ss. ad art. 90). In procedura sommaria, è certo

sufficiente la semplice verosimiglianza delle allegazioni, ma il sequestrante

deve comunque portare indizi oggettivi e concreti a conforto dei fatti

allegati (cfr. supra cons. 1.2). Una perizia di parte, che,

come in concreto, non contiene indicazioni puntuali né sul perito né sulle

circostanze nelle quali la valutazione è stata eseguita né sui dettagli del

calcolo effettuato dal perito non ha alcun valore probatorio. Va infatti

rilevato che non è stato allegato alla perizia nessun documento che ne consenta

una seppur minima verifica dal profilo della pertinenza (date e numero dei

sopralluoghi, foto, piani e ubicazione, fonte dei prezzi di confronto, descrizione

delle caratteristiche tipologiche, degli impianti, delle finiture e dello stato

di uso, volumetria, ecc.). Inoltre, l’appellante non ha spiegato perché ha scelto

un professionista con studio a __________ per allestire una perizia di un

appartamento sito ad __________. È quindi lecito interrogarsi sulla sua

sostanziale imparzialità. A ciò si aggiunge che i documenti allegati alle

osservazioni all’appello, sebbene siano pure essi sprovvisti di valore

probante, contribuiscono ad accrescere l’assoluta incertezza in punto al reale

valore dell’appartamento in questione. In queste condizioni, non sussiste

l’“inizio di prova” richiesto dalla giurisprudenza federale (cfr. supra ad 1.2)

che consenta di ammettere che il valore del pegno sia stato reso verosimile. Orbene,

come visto, la creditrice, sulla quale grava l’onere della prova, deve

sopportarne le conseguenze. Di conseguenza, la decisione pretorile dev’essere

confermata.

3.

Gli

appelli vanno quindi respinti.

La

tassa di giustizia e le indennità di appello la soccombenza.

Richiamati gli art. 271

ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:

1.

Le procedure dipendenti dagli appelli 27 ottobre 2005 di AP

1, __________, contro AO 1, __________, rispettivamente contro R__________, __________,

sono congiunte.

2.

L’appello

27.

ottobre 2005 di AP 1 diretto contro AO 1 è respinto.

2.1

La

tassa di giustizia di fr. 600.--, già anticipata dall’appellante, rimane a suo

carico. AP 1 rifonderà a AO 1 fr. 1’500.-- a titolo di indennità.

3.

L’appello

27.

ottobre 2005 di AP 1 diretto contro R__________ è respinto.

3.1

La

tassa di giustizia di fr. 600.--, già anticipata dall’appellante, rimane a suo

carico. AP 1 rifonderà a R__________ fr. 1’500.-- a titolo di indennità.

4.

Intimazione

a:

avv. RA 1, __________;

avv. RA 2, __________;

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di

esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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