14.2007.100
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16 aprile 2008Italiano18 min
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Numero d'incarto:
14.2007.100
Data decisione, Autorità:
16.04.2008, CEF
Titolo:
Opposizione a sequestro: documenti nuovi in appello - domicilio del creditore in Svizzera quale legame sufficiente giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF - esistenza e esigibilità del credito per fornitura di merce contraffatta e/o falsificata - presupposto della verosimiglianza
CAUSE DI SEQUESTRO
DECRETO DI SEQUESTRO
NOVA
OPPOSIZIONE AL DECRETO DI SEQUESTRO
VEROSIMIGLIANZA DEL CREDITO
art. 271 cpv. 1 cf. 4 LEF
art. 271segg. LEF
art. 278 cpv. 3 LEF
Incarto n.
14.2007.100
Lugano
16 aprile
2008
LS/sc/sc
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Chiesa, presidente,
Pellegrini e Walser
segretaria:
Locatelli, vicecancelliera
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(inc. EF.2007.2103 della Pretura __________) promossa con opposizione 27 luglio
2007 da
AO 1
(patrocinata dall' PA 1)
contro
contro
il sequestro 17
luglio 2007 (inc. EF.2007.1932) (n° __________) richiesto nei confronti
dell'opponente da
AP 1
(patrocinata dall' PA 2)
in cui il Pretore __________, con decisione 9 ottobre
2007, ha accolto l'opposizione e, di conseguenza, annullato il sequestro;
appellante AP 1 con allegato 22 ottobre 2007, in cui
postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l'opposizione
e di confermare il sequestro;
lette le osservazioni 19 novembre 2007 con cui
l'opponente chiede la reiezione dell'appello;
ritenuto
in fatto: A. Con
istanza 17 luglio 2007 diretta contro AO 1, AP 1 ha chiesto al Pretore __________,
in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, di porre sotto sequestro “tutti i beni,
siano titoli, cartevalori, somme in contanti, crediti e comunque nulla escluso,
appartenenti alla debitrice, anche in conti cifrati, nome o rubrica
convenzionale, cassette di sicurezza o altro, in particolare il conto no. __________
presso la __________ a __________”, fino a concorrenza di fr. 108'331.79 (Euro
65'450.–) oltre interessi al 5% dal 17 luglio 2007, ovvero l'importo da lei pagato
per l'acquisto di 1250 articoli di pelletteria di marca __________ rivelatisi
-una volta venduti ad una cliente giapponese- contraffatti.
B. Il 17
luglio 2007, il Pretore __________, ha decretato il sequestro come richiesto.
C. Il 27
luglio 2007 AO 1 ha formulato opposizione al sequestro. Alla sequestrante ha rimproverato
di non avere reso verosimile né la contraffazione e/o falsità della merce, né il
preteso rimborso dovuto alla cliente giapponese, contestando quindi l'esistenza
del credito. Considerata l'assenza di un suo riconoscimento di debito e di un
legame sufficiente con la Svizzera poi, nemmeno era realizzata la causa del
sequestro giusta l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Al contraddittorio del 4 ottobre
2007, ha inoltre contestato l'identità della merce fornita alla sequestrante con
quella venduta da quest'ultima alla cliente giapponese e ritenuta non
originale, precisando che, semmai, i documenti agli atti consentivano di
quantificare in fr. 27'603.60 (Euro 16'677.10) il valore della merce viziata.
A detta
della procedente, il riconoscimento di debito condizionato 14 febbraio 2007
dell'istante (doc. H), l'attestazione 11 maggio 2007 sottoscritta dal direttore
del reparto qualità e sviluppo di __________ SpA (doc. F) insieme alla lettera
del legale di quella società e alla bozza della presa di posizione ufficiale da
parte di quest'ultima (doc. L), rendevano verosimile il credito di fr.
108'331.79, sia quale rimborso del prezzo pagato per l'acquisto di merce
viziata sia quale risarcimento dei danni patiti. Avendo sede in Svizzera poi
anche il presupposto del legame sufficiente di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF
era adempiuto. L'istante ha infine aggiunto di essere intenzionata ad inoltrare
-insieme a __________ SpA- una denuncia contro ignoti per titolo di falsità in
documenti e contraffazione di merci.
L'opponente
ha contestato le argomentazioni della sequestrante in particolare osservando
che la preannunciata presa di posizione di __________ SpA non poteva comunque
essere considerata una perizia, e quindi non avrebbe reso verosimile la
contraffazione/falsità degli oggetti acquistati dall'istante. Inoltre, si è
opposta all'ammissibilità del tasso di conversione Fr/Euro, in quanto redatto
in lingua inglese. La creditrice, sulla base dei documenti agli atti, ribadisce
di avere reso verosimili i presupposti del sequestro così come richiesto.
D. Con
sentenza 9 ottobre 2007, il Pretore __________, ha accolto l'opposizione e annullato
il sequestro. Premessa necessaria per ammettere l'esistenza di un credito in
restituzione a favore della creditrice era che gli articoli di pelletteria acquistati
fossero falsi. Se non che, la dichiarazione 11 maggio 2007 -di parte poiché redatta
dall'istante- indicava soltanto che taluni di quegli articoli sembravano falsi.
E questo, semmai, costituiva un semplice indizio. Tuttavia, da nessun documento
risultava che __________ SpA, detentrice del marchio, avesse verificato quella
merce o che, al riguardo, nel lasso di tempo intercorso fino al contraddittorio
quest'ultima avesse intrapreso alcunché. In definitiva, il Pretore non ha ritenuto
verosimile il credito della sequestrante, in quanto la contraffazione della
merce non era stata accertata. Inoltre, senza un legame sufficiente con la
Svizzera e non potendo ritenere l'e-mail 14 febbraio 2007 -privo di firma- alla
stregua di un valido riconoscimento di debito dell'escussa, nemmeno la causa di
sequestro invocata dalla sequestrante era realizzata.
E. Con
il presente appello AP 1 chiede di annullare la sentenza pretorile, quindi
respingere l'opposizione e confermare il sequestro. Quale prova dell'avvenuta
ispezione della merce e della sua contraffazione e/o falsità, produce la dichiarazione
11 ottobre 2007, firmata da __________ in qualità di specialista del controllo
di qualità di __________ SpA e già prodotta sottoforma di bozza davanti al
Pretore insieme alla lettera 3 ottobre 2007 del patrocinatore della medesima
società. Sottolinea, ad ogni modo, che il suo credito era verosimile anche
sulla base dei documenti già agli atti. Avendo sede a __________ poi, nonostante
l'assenza di un riconoscimento di debito dell'escussa, era altresì dato il
legame sufficiente con la Svizzera e quindi la causa di sequestro prevista
dall'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF.
Delle
osservazioni della procedente si dirà, se necessario, nel seguito.
in diritto: 1. La decisione del giudice del sequestro -sia essa di
annullamento o di conferma del sequestro (Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad
art. 278)- che statuisce sull'opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF,
interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata
entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3
LEF): nel Cantone Ticino si tratta della Camera di esecuzione e fallimenti, con
il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 36 cpv. 2 e 48 lett. d LOG), e
ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità
superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti
prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle
condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalla controparte-
è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/Walther, Grundriss des
Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a
ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag.
482).
2. Le
decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio
attitatorio, nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et
des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 segg.
con rif.; Artho Von Gunten, Die
Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 e segg.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide
unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte
seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato
dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12
ad cap. 10).
Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (Hohl, La réalisation du
droit e les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho Von Gunten, op. cit., pag. 85
segg.; Gilliéron, Commentaire de
la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza
liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
3. In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito
del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo
la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid.
1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti,
prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza
di primo grado, sia quelli verificatisi prima. La possibilità
di addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di
prova (Vogel/Spühler, op. cit.,
n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe lettera morta, poiché i
fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso
sulla decisione. Per evidenti
ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le
allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello
scambio degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3],
consid. 3). Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono
applicabili in materia di sequestro (cfr. art. 22 cpv. 4 LALEF).
Sono
quindi ammissibili gli scritti che la sequestrante produce davanti a questa
Camera per la prima volta, e meglio una fattura 11 agosto 2006 emessa dalla
debitrice per un importo di 5'228.30 Euro (doc. E1), il tasso di conversione
Fr/Euro al 16 luglio 20007 in italiano (doc. G1) e la dichiarazione 11 ottobre
2007 sottoscritta da __________ SpA (doc. N). Deve invece essere estromessa
dall'incarto la denuncia e querela penale 26 ottobre 2007, prodotta dopo la
scadenza del termine per l'appello.
4. Giusta
l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene
concesso dal giudice del luogo in
cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3.
di beni appartenenti al debitore.
In
concreto, è pacifica l'appartenenza a AO 1 dei fr. 108'331.79 (65'450.– Euro)
depositati sul conto sequestrato e di cui risulta essere la beneficiaria
(appello, pag. 6; doc. D, pag. 1 e 2). Controverse restano, per contro, sia la
causa di sequestro sia l'esistenza e l'esigibilità del credito a favore della
sequestrante.
5. Il Pretore non reputa verosimile la causa del sequestro
identificata dall'appellante nell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, sia perché mancherebbe
un riconoscimento di debito da parte dell'escussa sia perché l'inesistenza del
credito escluderebbe a priori un suo legame sufficiente con la Svizzera. A
detta dell'appellante invece, la sua residenza in Svizzera basterebbe per
adempiere a quest'ultimo requisito. Ora, il creditore può chiedere il sequestro
quando il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è altra causa di
sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera, o si
fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi
dell'articolo 82 cpv. 1 (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). E, in effetti, il domicilio
del creditore in Svizzera costituisce un legame sufficiente ai sensi di questo
articolo (Stoffel, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n. 84 ad art. 271;
Amonn/ Walther, op. cit., n. 19
ad § 51, pag. 408). In concreto, la società sequestrante ha
appunto sede a __________, __________. Sotto questo profilo, pertanto,
l'appello è fondato.
6. L'appellante
rimprovera al Pretore di non essersi limitato ad esaminare la verosimiglianza
del credito ed avere annullato il sequestro poiché mancava la prova certa della
contraffazione e/o falsità della merce che le era stata venduta. Egli contesta
altresì che lo scritto 11 maggio 2007, prodotta agli atti quale doc. F, sia “di
parte” e rileva come già a quel momento un rappresentante di __________ SpA, di
cui aveva specificato generalità e funzione in sede di udienza, l'avesse controfirmata.
Quella società inoltre, per il tramite del suo legale svizzero __________, aveva
preannunciato l'invio di una dichiarazione in merito il 3 ottobre 2007 (doc. L)
e che produce davanti a questa Camera debitamente firmata (doc. N; appello,
pag. 4).
7. Ora,
non v'è dubbio sull'identità di colei che ha redatto la dichiarazione 11 maggio
2007. Il timbro apposto in calce allo scritto, dove si conferma che su nostra
richiesta rappresentanti della __________ hanno esaminato presso la nostra sede
di __________ i prodotti seguenti (descritti e fotografati) al fine di
verificare se sono prodotti originali __________ e che essi sono stati
da noi acquistati dalla AO 1, appartiene in effetti all'appellante (doc. F,
pag. 1). La stessa, pertanto, ha tutte le caratteristiche per essere
considerata alla stregua di una dichiarazione di parte, indipendentemente dal
fatto che tale signor __________, direttore del reparto qualità e sviluppo di __________
SpA (doc. I), l'avrebbe sottoscritta o no confermando che i prodotti da lui
verificati non sarebbero originali (appello, pag. 6; verbale, pag. 6). E, non è
di miglior aiuto nemmeno la lettera 3 ottobre 2007 del rappresentante legale di
quella società, limitatosi a informare la sequestrante dell'intenzione della
sua mandante di trasmettere una determinata attestazione (doc. L).
8. Invero,
davanti al Pretore e con riferimento all'invio per posta elettronica dell'escussa
datato 14 febbraio 2007 (doc. H), la sequestrante ha affermato di disporre di
un riconoscimento di debito condizionato quale prova della verosimiglianza del
credito (verbale, pag. 6). Il primo giudice ha negato a questo documento la
qualità di riconoscimento di debito in quanto mancava la prova della
contraffazione e/o falsità degli articoli venduti e la firma dell'escussa
(sentenza impugnata, pag. 6). Ma, presupposto per la verosimiglianza di un credito
non è l'esistenza di un valido riconoscimento di debito (cfr. Stoffel, op. cit., n. 3 segg. ad art.
272). In concreto la sequestrante ha interpellato l'opponente il 5 febbraio
2007, precisando -fra l'altro- che è ormai purtroppo chiaro però che saremo
costretti a ritirare la merce e a ripagargliela immediatamente e, quindi, a
richiedere che lo stesso faccia lei con noi. E, al riguardo, il successivo
14 febbraio l'escussa ha appunto dichiarato che per quanto riguarda invece
la merce che il vostro cliente vuole ritornare, da parte mia sono naturalmente
disponibile a riprenderla dopo verifica e controllo di quanto ritornato, anche
se questa merce fu da voi verificata ed accettata e che pertanto una
volta ricevuta questa merce e controllata sarà mio dovere provvedere al
rimborso: parole queste di cui AO 1 non ha mai contestato né la
provenienza, né l'autenticità o il significato.
In
secondo luogo, assume particolare importanza la dichiarazione 11 ottobre 2007 di
__________ SpA (doc. N) -come si è già visto ammissibile in appello (sopra,
consid. 3)- che per l'appellante costituirebbe prova inequivocabile della contraffazione
e/o falsità della merce da lei acquistata (appello, pag. 7), tesi questa decisamente
contestata dall'escussa. Non di meno, si tratta di una "Dichiarazione di __________
SpA" dove si precisa che gli articoli in pelle sono stati esaminati dal
Signor __________ in veste di specialista di controllo di qualità di __________
SpA e che tutti i prodotti sopramenzionati non sono originali __________
e che quindi sono prodotti falsi/contraffatti (doc. N, pag. 3). L'opponente
contesta che il signor __________ abbia avuto la facoltà (la qualifica
personale e professionale) per poter esprimersi in tal senso: precisa che un
responsabile del controllo di qualità si occupa esclusivamente di verificare se
Fatti
i produttori cui è affidata la produzione degli articoli finiti rispettano gli
standard imposti dalla titolare del marchio. Considera inoltre che il documento
sarebbe stato predisposto dalla sequestrante ad uso e consumo della presente
causa (osservazioni, pag. 4 e seg.). Ma, la censura non regge. Infatti, al
di là dello scopo che ha determinato la produzione in causa della dichiarazione
in esame, determinante ne è il contenuto, osservando che -anche nell'ipotesi
che il suo firmatario non sia un perito esterno- i compiti che l'opponente
vuole attribuire al controllore della qualità dei prodotti di un certa azienda
sono sicuramente tali da creare in lui provata esperienza su quella stessa
merce e sulle sue caratteristiche. Ciò che certamente basta per rendere
verosimile questo momento della fattispecie, ossia la condizione che la merce
controllata risulti contraffatta e per quel motivo sorga il credito di chi ha
chiesto e ottenuto il sequestro. D'altra parte dello stesso documento, redatto
su carta intestata __________ SpA, società terza ed estranea alla presente
causa, non è stata pretesa né falsità, né contraffazione. Infine, non è vero
che la dichiarazione controversa definisce la merce falsa "o"
contraffatta, ma genericamente "falsa/contraffatta", ovvero -ed è ciò
che conta ai fini della presente decisione- non autentica, dal momento che la
differenza fra l'un termine e l'altro non è oggetto del litigio.
9. Vero
è che l'opponente si è assunto l'onere di risarcire solo i prodotti che il
cliente della sequestrante avrebbe ritornato e che, previa verifica, si fossero
rivelati non autentici (cfr. consid. 8). Orbene, fra gli articoli di
pelletteria esaminati da __________ presso la ditta __________, definiti non
autentici quanto al marchio __________, vi sono i seguenti: mod. 20201
(portafogli da donna in granulato nero), mod. 20401 (borsellino da donna
"long treble" in granulato nero), mod. 20065 (borsellino da uomo
italiano in granulato color ambra), mod. 20080 (portafogli da donna in
granulato color ambra), mod. 20234 (piccolo portachiavi in granulato nero) e
mod. 20079 (portafogli da donna liscio nero). Lo stesso documento afferma che
-a detta di AP 1 - si tratterebbe di merce da lei acquistata da AO 1 "in
relazione alle fatture 0306 dell'11 ottobre 2006, 1006 di data 8 novembre 2006
e 2606 di data 18 maggio 2006" (doc. N). Sennonché il riferimento a queste
fatture (doc. E ed E1, esclusa la fattura del 18 maggio 2006, non prodotta)
emesse da AO 1 all'indirizzo di AP 1, non è rilevante. Infatti, la stessa
appellante afferma che l'impegno alla rifusione del prezzo (doc. H) si
riferisce alla merce resa dal suo cliente giapponese, di cui alla nota di
credito (doc. G) (cfr. appello, ad 3, 4 e 5). Al proposito non possono essere
sollevati dubbi sulla circostanza che la sequestrante abbia acquistato da
controparte quantità maggiori di merce, ma la disponibilità al risarcimento
-come detto, per implicita ammissione della stessa creditrice- non è stata
formulata in relazione a tutta la merce vendutale: ne consegue che, al di là
della verosimiglianza sulla non autenticità dei prodotti, il credito per tutto
l'importo (fr. 108'331.79) non sussiste, dovendo essere a sua volta reso
verosimile anche da una causa giuridica. Dev'essere invece precisato che la
merce resa dal cliente giapponese corrisponde a modelli che si trovano nella
lista delle contraffazioni indicate nella dichiarazione doc. N, ad eccezione
del no. 20253, il cui prezzo corrispondente dev'essere espunto dalla somma di
cui alla nota di credito 5 marzo 2007, emessa a favore della __________ (doc.
G). Ciò posto, visto l'impegno assunto dall'escussa di risarcire il costo degli
articoli verificati insieme all'attestazione 11 ottobre 2007 di non autenticità
della merce, il credito deve perlomeno ritenersi verosimile ed esigibile ai sensi
dell'art. 272 LEF per l'importo di Euro 34'588.75 (12'127.50 + 11'392.50 + 11'068.75:
doc. G), ossia fr. 57'351.60 (doc. G1: tasso di cambio del 1.65810), cifra per
la quale il sequestro merita conferma.
10. L'appello
22 ottobre 2007 di AP 1, __________, va pertanto parzialmente accolto. Tassa di
giustizia e indennità di primo e di secondo grado, seguono il rispettivo grado
di soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Motivi per i quali
richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.
1 e 62 cpv. 1 OTLEF,
pronuncia: 1. L'appello 22 ottobre 2007 di AP 1, __________, è parzialmente
accolto. Di conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della sentenza 9 ottobre 2007
del Pretore __________, vengono riformati come segue:
“1.1. L'opposizione 27 luglio
2007 di AO 1, __________, è parzialmente accolta. Di conseguenza, il sequestro 17
luglio 2007 n° __________ della Pretura __________, è confermato limitatamente
a fr. 57'351.60, oltre interessi al 5% dal 17 luglio 2007.
1.2. La
tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 300.–, da anticipare dalla
parte opponente, restano per metà a suo carico e per l'altra metà a carico di AP
1, __________, compensate le indennità.”
Considerandi
2.
La
tassa di giustizia di fr. 450.–, già anticipata dall'appellante, resta per metà
a suo carico, e per metà a carico di AO 1, __________, compensate le indennità.
3.
Intimazione:
–PA 2;
–PA 1.
Comunicazione
alla Pretura __________.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente La
segretaria
Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr.
108'331.79, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni
dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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