14.2008.131
Opposizione a sequestro: appello tempestivo - legitt. rappr. legale (procura in inglese) - assenza di rimedi giuridici non rende nulla la sentenza pretorile - nova in appello - esistenza del credito f
27 aprile 2009Italiano26 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
14.2008.131
Data decisione, Autorità:
27.04.2009, CEF
Titolo:
Opposizione a sequestro: appello tempestivo - legitt. rappr. legale (procura in inglese) - assenza di rimedi giuridici non rende nulla la sentenza pretorile - nova in appello - esistenza del credito fondato su sentenze estere - causa fondata sul trafugamento di beni (donazione di un immobile)
CAUSE DI SEQUESTRO
DONAZIONE
NOVA
OPPOSIZIONE AL DECRETO DI SEQUESTRO
OPPOSIZIONE AL SEQUESTRO
RAPPRESENTANZA PROCESSUALE
RIMEDIO DI DIRITTO
SENTENZA
TEMPESTIVITÀ
TRAFUGAMENTO DI BENI
VEROSIMIGLIANZA DEL CREDITO
art. 97 cf. 4 CPC-TI
art. 124 CPC-TI
art. 285 cpv. 2 CPC-TI
art. 20 LALEF
art. 25 LALEF
art. 25 let. a cf. 2 LEF
art. 271 cpv. 1 cf. 2 LEF
art. 272 cpv. 1 LEF
art. 278 LEF
art. 278 cpv. 3 LEF
Incarto n.
14.2008.131
Lugano
27 aprile
2009
SL/fp/lw
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Pellegrini, presidente,
Walser e Roggero-Will
segretaria:
Locatelli, vicecancelliera
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(inc. EF.2008.599 della Pretura del Distretto di __________) promossa con opposizione
26 settembre 2008 da
AP 1
(patrocinato dall' PA 2 )
contro
il sequestro 16
settembre 2008 (inc. EF.2008.573) (n° __________) richiesto nei confronti
dell'opponente da
AO 1
(patrocinata dall' PA 1 )
in cui il Pretore del Distretto di __________, con
decisione 1° dicembre 2008, ha respinto l'opposizione e, di conseguenza,
confermato il sequestro;
appellante AP 1 con allegato 18 dicembre 2008, con cui
chiede in via principale di dichiarare nulla la sentenza impugnata per mancanza
di indicazioni sui rimedi giuridici e, in via subordinata, ne postula la
riforma nel senso di accogliere l'opposizione e annullare il sequestro;
lette le osservazioni 29 gennaio 2009 con cui la
sequestrante propone la reiezione dell'appello;
esaminati gli atti;
ritenuto
in fatto: A. Con istanza 15 settembre 2008 diretta contro AP 1, AO 1 ha chiesto
al Pretore del Distretto di __________, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF di
porre sotto sequestro “tutti i conti intestati al signor AP 1 presso la __________,
comprensivi di tutti i beni, crediti, valori, titoli e diritti di ogni tipo che
si trovano sui conti o depositi di proprietà del convenuto, ivi compresi il
sequestro di eventuali cassette di sicurezza e valori di ogni tipo, siano essi
intestati nominativamente, sotto conti cifrati, denominazioni convenzionali o
comunque risalenti al convenuto, in quanto beneficiario economico,
fiduciariamente intestati ad un terzo o sui quali dispone di una procura
bancaria a suo favore”. Il tutto fino a concorrenza dell'importo di fr.
129'504.– con interessi al 10% dal 1° giugno 2007 oltre alle spese e agli oneri
processuali.
Quale
titolo di credito la sequestrante ha indicato la sentenza 17 luglio 1008 della
Pretura __________, impugnata con appello 20 agosto 2008 a cui è stato concesso
effetto sospensivo. Quale causa del sequestro la procedente ha indicato l'art.
271 cpv. 1 n. 2 LEF in quanto nell'intento di sottrarre beni alla creditrice il
debitore, proprietario di un appartamento a __________ (foglio PPP n. __________
del fondo base n. __________) e della relativa comproprietà coattiva (del fondo
base n. __________ sulla part. n. __________), cancellato un precedente
sequestro iscritto nel 2007 si sarebbe affrettato a cederlo in donazione alla
madre restando però responsabile del relativo onere ipotecario e, quindi, aggravando
la sua situazione patrimoniale a danno della creditrice. Sulla base del debito
ipotecario presso la banca ha infine reso verosimile l'appartenenza al debitore
dei beni da sequestrare.
Fatti
B. Il
16 settembre 2008, il Pretore del Distretto di __________, ha decretato il sequestro
per l'importo pari a fr. 129'504.– con interessi al 10% dal 1° giugno 2007
oltre le spese e gli oneri processuali.
C. Il
26 settembre 2008 AP 1 ha interposto opposizione al sequestro. Ha anzitutto
contestato l'esistenza di un valido titolo di credito in quanto all'appello
interposto avverso la sentenza di rigetto definitivo 17 luglio 2008 della
Pretura __________, era stato conferito effetto sospensivo, e le decisioni
estere su cui si fondava quel giudizio erano state emesse nell'ambito di una procedura
formalmente lacunosa e contraria all'ordine pubblico svizzero. Neppure i
presupposti dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF erano inoltre realizzati. In
particolare ha escluso una sua intenzione a sottrarsi dagli obblighi verso i
creditori, ed evidenziato come egli avesse di recente liquidato un debito di fr.
613'000.–, importo ben superiore rispetto a quello rivendicato dalla sequestrante.
L'appartamento donato alla madre oltretutto costituiva da sempre l'abitazione
di quest'ultima e che aveva persino contribuito ad acquistare.
Al
contraddittorio del 1° dicembre 2008, cui l'opponente non ha partecipato, a
comprova della verosimiglianza del credito la sequestrante ha prodotto un
fascicolo di documenti doc. G comprensivo della notifica all'opponente delle
sentenze estere oltre alle sentenze estere medesime provviste di traduzione in
italiano. Ha quindi precisato che la causa del sequestro era la sottrazione di
beni ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. In proposito ha evidenziato come,
cancellato un precedente sequestro, l'opponente si fosse affrettato a cedere l'immobile,
unico bene che gli apparteneva, alla madre tenendo per sé il debito ipotecario.
L'estratto UE prodotto dall'opponente dimostrava poi l'esistenza di debiti, non
garantiti da pegno o sequestro, rimasti insoluti sin dal 1996. D'altra parte,
nulla agli atti dava riscontro oggettivo della partecipazione finanziaria della
madre all'acquisto di quell'immobile. Peraltro, l'intento del debitore di
simulare i suoi beni risultava anche dal fatto che la madre figurava quale amministratrice
della società __________, per la quale egli lavorava e cui era altresì intestata
la sua macchina. Con la donazione, egli aveva trasferito in modo fittizio a
terzi un bene danneggiando i suoi diritti di creditrice. Di modo che, l'opposizione
doveva in definitiva essere respinta.
D. Con
sentenza 1° dicembre 2008 il Pretore __________, ha respinto l'opposizione e
confermato il sequestro. La sentenza con cui il 17 luglio 2008 il Pretore __________
aveva rigettato -previo riconoscimento dei due giudizi emanati il 1° giugno e
il 27 agosto 2007 dalla __________- in via definitiva la relativa opposizione
di AP 1, ancorché non fosse passata in giudicato, rendeva verosimile ai fini
del sequestro il credito di fr. 129'504.–. Inoltre, che l'opponente avesse
donato alla madre la sua quota di PPP a __________ rimanendone debitore
ipotecario, costituiva indizio sufficiente di una sua volontà a sottrarsi dagli
impegni finanziari verso la sequestrante. Come tale, e anche qualora l'opponente
avesse da tempo l'intenzione di cedere alla madre l'appartamento che da sempre
abitava, l'atto di donazione rendeva verosimili dal profilo oggettivo e
soggettivo i presupposti di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
E. Con
il presente appello AP 1 chiede di confermare l'opposizione e annullare il
sequestro. Reputa la sentenza nulla rispettivamente annullabile per l'assenza
di indicazioni sui rimedi giuridici. Rileva poi che con decisione 27 novembre
2008 questa Camera ha respinto la domanda di exequatur delle sentenze estere e l'istanza
di rigetto definitivo dell'opposizione fondata sulle medesime, per mancanza di
un valido titolo di credito riconoscibile ed esecutivo. Di modo che il credito,
comunque sia contestato, non può affatto ritenersi verosimile. Contesta altresì
che siano dati i presupposti oggettivi e soggettivi previsti dall'art. 271 cpv.
1 n. 2 LEF. La madre aveva partecipato nel 2004 con un importo di Euro
120'000.– all'acquisto dell'appartamento donatole dal figlio. La donazione era una
sorta di compenso per l'aiuto finanziario che egli aveva così ricevuto,
ritenuto oltretutto come quell'immobile costituisse da sempre l'abitazione
principale della madre. In questo contesto la banca aveva inoltre imposto che
egli rimanesse debitore ipotecario. Rientrato in Svizzera il 1° gennaio 2007,
egli aveva cominciato a liquidare i suoi debiti e in particolare uno di fr.
613'000.–, circostanza questa ben nota alla controparte e rimasta incontestata,
dimostrando così di voler far fronte a tutti i suoi obblighi. Proprio a seguito
di quel pagamento era appunto stato cancellato un precedente sequestro iscritto
a carico dell'immobile poi ceduto alla madre. Esclude l'esistenza di un pericolo
concreto e urgente, tale da giustificare il sequestro che deve quindi essere annullato.
F. Delle
osservazioni della sequestrante si dirà, se necessario, nel seguito.
Considerandi
in diritto: 1. Con
le sue osservazioni, la sequestrante solleva dubbi circa la tempestività
dell'appello, la sentenza essendo stata intimata dalla Pretura il 1° dicembre
2008.
e -a detta dell'opponente- notificatale il 10 dicembre 2008 (osservazioni,
pag. 2). In diritto ticinese, la notificazione degli atti
giudiziari avviene, di regola, mediante invio postale raccomandato, con o senza
ricevuta di ritorno, in conformità dei regolamenti postali (art. 124 CPC,
applicabile in materia di opposizione al sequestro in virtù dell'art. 25 LALEF:
sotto, consid. 5). Un invio giudiziario a mezzo raccomandata, non ritirato dal
destinatario, è considerato come notificato l'ultimo giorno del termine di
ritiro di sette giorni stabilito al numero 2.3.7b. delle “Condizioni generali
Servizi postali” della Posta, edizione dell'aprile 2008, a condizione che un
avviso di ritiro ai sensi del numero 2.3.7a. delle medesime condizioni sia
stato lasciato nella cassetta delle lettere (o nella casella postale) del
destinatario (DTF 116 III 61, consid. 1b; Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Appendice,
Lugano 2005, n. 19 ad art. 124). L'invio è così notificato l'ultimo giorno del termine
di sette giorni dal suo arrivo all'ufficio postale del destinatario (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 20 ad
art. 124).
In concreto, dall'incarto
pretorile risulta che l'intimazione della sentenza impugnata risale al 1°
dicembre 2008 (timbro sulla prima pagina della medesima). Dalla ricerca Track
& Trace (numero dell'invio raccomandato __________) presso la Posta
Svizzera risulta che un avviso di ritiro è stato depositato nella casella
postale dell'ufficio postale di __________ martedì 2 dicembre 2008 e che,
pertanto, l'invio raccomandato doveva considerarsi notificato martedì 9
dicembre 2008, giorno in cui è scaduto il termine di giacenza di sette giorni.
L'appello 18 dicembre 2008, spedito il medesimo giorno (originale della busta
d'impostazione) e giunto l'indomani presso la Cancelleria del Tribunale
d'appello (timbro esibito n. 333), ossequia quindi il termine legale di dieci
giorni (art. 278 cpv. 3 LEF primo periodo LEF) ed è tempestivo.
2.
La capacità di una parte di stare in lite e la legittimazione dei
suoi rappresentanti al patrocinio, costituiscono un presupposto processuale che
il giudice esamina d'ufficio, in ogni stadio di causa (art. 97 n. 4 CPC,
applicabile anche nelle procedure previste dall'art. 20 LALEF, per il rinvio
dell'art. 25 LALEF: sotto, consid. 5) quindi anche in sede di appello.
La
procura agli atti conferita dalla sequestrante alla sua patrocinatrice legale
-provvista della postilla conformemente alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre
1961.
(RS.0.172.030.4)- è stata prodotta solo in lingua inglese. In quanto tale
il documento sarebbe da considerare come non prodotto (art. 21 cpv. 2 LALEF).
Se non che, il Tribunale federale (STF 5P.475/2000 dell'8 febbraio 2001) ha
censurato la giurisprudenza di questa Camera, riconoscendo la facoltà del
giudice, qualora abbia motivo di dubitare della capacità di rappresentare e nel
caso la stessa carenza possa essere sanata entro breve, di fissare un termine
alla parte per produrre i documenti atti ad attestare questo presupposto
processuale (CEF, 11 settembre 2006 [14.2006.3] consid. 1). In concreto, si può
soprassedere alla fissazione di un termine per la produzione del testo in
italiano della procura, dalla stessa potendosi facilmente e comunque evincere
che è stata firmata per conto della società sequestrante da __________. La
rappresentante legale ha peraltro assistito la sequestrante in una recente
procedura di rigetto definitivo dell'opposizione (doc. B, pag. 3 n. 6) già riferita
alla pretesa oggetto della vertenza qui in esame, di cui persino questa Camera
si è occupata. Dal canto suo, sotto questo profilo, l'appellante non muove
obiezione alcuna.
3.
A
detta dell'appellante la sentenza impugnata sarebbe anzitutto nulla in quanto
il Pretore avrebbe omesso di segnalare i rimedi giuridici del caso (appello,
pag. 3). Occorre tuttavia puntualizzare che secondo l'art. 285 cpv. 2 CPC applicabile
per il rinvio dell'art. 25 LALEF (sotto, consid. 5), la mancanza di indicazioni
sui rimedi di diritto e sull'autorità di ricorso non rendono nulla una sentenza.
In effetti, la norma indicata del codice di rito civile ticinese non prevede
fra le cause di nullità di una decisione quella rilevata dall'appellante: e
questo poiché la cosiddetta Rechtsmittelbelehrung costituisce un presupposto
formale nell'ambito della procedura amministrativa, ma non in quella civile (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000,
n. 22 ad art. 285 e n. 2 ad art. 308 CPC, m. 3; CEF, 22 maggio 2001 [14.2001.34]).
Al riguardo, pertanto, l'appello deve essere respinto. Del resto, dal preteso
vizio di procedura l'appellante non ha comunque sia patito pregiudizio, avendo
presentato appello contro la sentenza di primo grado.
4.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di
annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce
sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore
destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci
giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo
periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il
rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora
il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità superiore
deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle
parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del
sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte- è raggiunto il
grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo,
atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure
che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo
ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/
Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la
procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
5.
Le
decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio
nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le
nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con rif.; Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,
tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce
d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base
alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a
ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (Hohl, La réalisation du
droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85
segg.; Gilliéron, Commentaire de
la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza
liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
Inoltre, i principi di
celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze
di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono
sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei
documenti che considerano determinanti.
6.
In
virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso
contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la
giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5e;
30.
ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed
eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di
primo grado, sia quelli verificatisi prima. La possibilità di
addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di
prova (Vogel/Spühler, op. cit.,
n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti
nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla
decisione. Per evidenti ragioni
pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni
nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio
degli allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3).
Le limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in
materia di sequestro (art. 22 cpv. 4 LALEF).
Sono
quindi ammissibili i nuovi documenti che accompagnano le osservazioni della
sequestrante (doc. P, Q (plico di documenti), R e S). A differenza di quanto da
lei affermato (osservazioni, pag. 6), pur non avendo il debitore presenziato al
contraddittorio, sono altresì ricevibili gli argomenti sollevati per la prima
volta in appello. Inammissibile è per contro il richiamo di incarti (appello,
pag. 8).
7.
Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il
creditore renda verosimile l'esistenza:
1.
del credito;
2.
di una causa di sequestro;
3.
di beni appartenenti al
debitore.
In
concreto, l'appellante contesta sia la verosimiglianza del credito a favore
della sequestrante sia l'esistenza della causa di sequestro individuata
nell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. Non vi sono per contro obiezioni circa
l'appartenenza dei beni sequestrati.
Esistenza
del credito
8.
A
detta del Pretore, la sentenza 17 luglio 2008 di rigetto definitivo
dell'opposizione fondata sulle sentenze estere, anche se non passata in
giudicato rendeva sufficientemente verosimile il credito della sequestrante; e,
questa verosimiglianza non era inficiata dalle lacune formali e di contenuto cui
faceva riferimento l'opponente (sentenza impugnata, pag. 3 consid. 2).
L'appellante
contesta questa conclusione. Evidenzia come con decisione 27 novembre 2008 di
questa Camera (inc. 14.2008.78) la sentenza 17 luglio 2008 sia stata riformata
nel senso di respingere la domanda di exequatur delle sentenze estere e la
contestuale richiesta di rigetto definitivo dell'opposizione proprio per l'assenza
di un titolo di credito riconoscibile ed esecutivo (appello, pag. 3). Ma
invano.
9.
Certo,
fondata unicamente sulla sentenza di rigetto definitivo non ancora passata in
giudicato, la verosimiglianza del credito di fr. 129'504.– (ossia US$
113'991.78: doc. B, pag. 1 e 2) sarebbe a priori esclusa. Se non altro poiché
-come rileva l'appellante- nel frattempo, con decisione 27 novembre 2008 questa
Camera ha in effetti riformato quel giudizio annullando la concessione del rigetto
definitivo dell'opposizione, e non risulta che la stessa sia stata impugnata
davanti al Tribunale federale.
In
effetti l'opposizione di un debitore ad un precetto esecutivo comporta la
sospensione dell'esecuzione (art. 78 cpv. 1 LEF). E, solo un precetto esecutivo
definitivo e cresciuto in giudicato (“rechtskräftig”) legittima il
proseguimento della procedura (Lebrecht,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. 2, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 6 e
14.
ad art. 88), poiché a quel momento soltanto la fase preliminare
dell'esecuzione (“Einleitungsverfahren”) destinata appunto ad accertare
l'esecutorietà (“Vollstreckbarkeit”) del diritto di cui si avvale il creditore,
può ritenersi chiusa (art. 88 LEF;
Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna
2003, n. 1 segg. ad §15; n. 1 e 8 ad §22). Ora, la decisione emessa nell'ambito
della procedura di rigetto definitivo non si pronuncia sull'esistenza materiale
della pretesa ma unicamente sulle sue conseguenze esecutive eliminando
l'opposizione solo una volta passata in giudicato (Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, vol. 1,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 68 ad art. 84; Stücheli, Die Rechtsöffnung, Zurigo 2000, pag. 213; Amonn/Walther, op. cit., n. 22 e 62
seg. ad § 19). Per il resto, è il diritto cantonale a stabilire se quella
decisione può essere impugnata e, in tal caso, se il rimedio giuridico ha effetto
sospensivo (Staehelin, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. 1, Berna/Ginevra/Monaco 1998, n. 88 ad art. 84) fermo
restando che una sua concessione non consente né di rimuovere l'opposizione né
di continuare l'esecuzione (DTF 130 III 657 consid. 2.2 con rinvii e consid.
2.2.1
con rinvii: effetto ex tunc, ossia dal giorno in cui la decisione
impugnata è stata emessa).
10.
Tuttavia,
l'appellante non considera che al contraddittorio a sostengo della
verosimiglianza del suo credito la sequestrante ha prodotto sub. doc. G, il
fascicolo comprensivo della notifica delle sentenze __________ all'opponente,
con le sentenze __________ e relative traduzioni in italiano (risposta
scritta annessa al verbale d'udienza, pag. 1). Ora, sia dalla sentenza 1°
giugno 2007 che da quella 27 agosto 2007, emesse dalla __________, emerge la condanna
dell'opponente al pagamento alla sequestrante di US$ 113'991.78 (doc. G, 20° e
28° foglio; riprodotti in appello con il plico di documenti doc. Q:
osservazioni, pag. 5). Ai fini della procedura di sequestro queste due sentenze
insieme, a riscontro della corrispondenza di quell'importo con quello espresso
in valuta svizzera (fr. 129'504.–), alla sentenza 17 luglio 2008 di rigetto
definitivo, sono più che sufficienti per rendere verosimile il credito rivendicato
dalla creditrice. Poco importa che nella sentenza 27 novembre 2008 questa
Camera abbia concluso per l'assenza di un valido titolo di credito. Come a
ragione rileva la sequestrante (osservazioni, pag. 3 e 6 segg.) e diversamente
da quanto sembra sottointendere il ricorrente, l'esistenza di un valido titolo
di rigetto non necessariamente è presupposto per rendere verosimile un credito
giusta l'art. 272 cpv. 1 n. 1 LEF (Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3
segg. e n. 7 ad. art. 272). Al riguardo l'appello deve pertanto essere
disatteso.
Causa
del sequestro
11.
L'art.
271.
cpv. 1 n. 2 LEF consente al creditore, per crediti non garantiti da pegno,
di chiedere il sequestro dei beni del debitore quando
questi, nell'intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni,
trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga.
La realizzazione di questa
causa di sequestro presuppone la riunione di una circostanza oggettiva
(trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza
soggettiva (intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni) (Amonn/Walther, op. cit., n. 13 ad § 33 e
n. 14 ad § 51; Stoffel, op. cit.,
n. 62-64 ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda,
regali, venda a prezzo irrisorio o trasferisca all'estero i suoi beni (Cometta, Assistenza giudiziaria
internazionale in materia esecutiva, in: CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 160 ad
2.2.4
, con rif.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 43 ad art. 271).
Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi oggettivi e concreti che il
debitore fosse cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento
fosse idoneo ad ostacolare l'esercizio dei diritti del creditore o almeno a
renderlo (molto) più difficile (cfr. Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/1999, n. 25 ad art.
271).
12.
Il Pretore ha ritenuto
adempiuti i presupposti del trafugamento di beni e l'intenzione
dell'opponente di sottrarsi dai suoi obblighi, per il fatto che aveva donato il
suo immobile alla madre ma ne era rimasto debitore ipotecario. Questo, a
prescindere da un eventuale accordo con la sorella inteso a far riconoscere in proprietà
esclusiva alla madre l'appartamento che già abitava insieme al mobilio di cui
era altresì detentrice (sentenza impugnata, consid. 3).
L'appellante
contesta che come tale l'atto di donazione sia segno di una intenzione a
sottrarsi dai suoi impegni. Sua madre ha contribuito con Euro 120'000.– all'acquisto
dell'immobile e, da sempre, lo utilizzava quale abitazione principale: questo ne
giustificava il trasferimento di proprietà, anche riguardo a eventuali e future
pretese ereditarie delle sorelle. La banca, quale creditrice ipotecaria, aveva
poi preteso che egli rimanesse debitore ipotecario. Inoltre dal suo rientro in
Svizzera (1° gennaio 2007), si era concretamente attivato per liquidare i suoi debiti,
fra cui uno di fr. 613'000.–, fatto questo ben noto alla sequestrante.
13.
Nel caso concreto, da
un punto di vista oggettivo la donazione alla madre dell'unico bene immobile
appartenente all'opponente, costituisce con evidenza un trafugamento di beni
(CEF, 7 aprile 2003 [14.2003.2] consid. 4.3).
Per
quanto attiene il profilo soggettivo l'appellante afferma di avere da tempo maturato
l'intenzione di cedere alla madre l'appartamento che lei da sempre abitava e
che aveva contribuito ad acquistare con una somma di Euro 120'000.– (appello,
pag. 4; opposizione, pag. 3). Ora, che l'immobile donato -acquistato il 24
settembre 2004 (doc. D, pag. 1)- sia da sempre residenza della madre può
ritenersi pacifico, la sequestrante non avendo di per sé sollevato obiezioni al
riguardo. Nondimeno, la stessa precisa anche che il domicilio dell'appellante è
in __________, quindi presso l'immobile ceduto, come indicato nell'istanza di
sequestro (osservazioni, pag. 7), circostanza questa che l'appellante non
contesta pur affermando di non avere più interessi diretti sull'appartamento
(appello, pag. 4). La creditrice individua poi la volontà dell'opponente di
sottrarsi dagli impegni nel fatto che quest'ultimo si è affrettato a stipulare
l'atto di donazione non appena cancellato un precedente sequestro iscritto a
carico del fondo nel 2007 (istanza di sequestro, pag. 2; risposta scritta
annessa al verbale d'udienza, pag. 1). E, in effetti, che il 10 settembre 2008,
giorno cui risale l'atto notarile (doc. F), l'estratto del registro fondiario
relativo all'immobile ceduto dia atto della richiesta di cancellazione della
restrizione della facoltà di disporre annotata nel 2007 (doc. E), lascia più
che perplessi. Più precisamente, dai documenti emerge che quella facoltà di
disporre era bloccata dal 19 aprile 2007, giorno cui risale l'annotazione del
sequestro per l'importo di fr. 519'654.15 oltre interessi e spese da parte
dell'UE (doc. E, pag. 1), al 9 settembre 2008, giorno cui risale la domanda di
cancellazione del predetto provvedimento (doc. E, pag. 2).
Ciò
posto, ritenuto peraltro che per sua stessa ammissione il debitore è in
Svizzera sin dal 1° gennaio 2007 (appello, pag. 5; doc. B, pag. 4 n. 8a),
invano l'appellante tenta di giustificare questo suo agire affermando che con
la donazione dell'immobile egli intendeva compensare l'aiuto finanziario di
Euro 120'000.– ricevuto a suo tempo dalla madre per l'acquisto della proprietà
per piani e, in tal modo ricomporre e rettificare quelle che erano le quote
ereditarie spettanti alle sue sorelle. Come a ragione evidenzia la sequestrante
(osservazioni, pag. 7) -e in assenza di non meglio specificati documenti cui sembra
rinviare l'appellante (appello, pag. 4)- né il bonifico bancario risalente al
luglio 2004 dalla __________ al conto intestato all'escusso presso __________, né
l'intento di compensare il supposto prestito concessogli dalla madre (appello,
pag. 4) e nemmeno l'esistenza di un preteso accordo raggiunto con le sorelle
(opposizione, pag. 3), trovano riscontro agli atti.
L'appellante
obietta poi che la banca, creditrice ipotecaria, riconosciuta la madre quale nuova
proprietaria dell'immobile e quindi debitrice, alfine di assicurarsi una
maggiore garanzia gli avrebbe imposto di rimanere suo debitore ipotecario (appello,
pag. 5). Ma non precisa alcunché riguardo all'ammontare effettivo di questo suo
onere e nemmeno al valore commerciale dell'immobile donato, fermo restando che dagli
atti risulta soltanto che il debito ipotecario che grava quel fondo è costituito
da tre cartelle ipotecarie al portatore del valore complessivo di fr. 775'000.–
(doc. D e E). A priori, non è pertanto possibile escludere
l'eventualità che quella proprietà possa anche essere venduta dalla madre e che
da ciò, previa deduzione del debito verso la banca e di eventuali interessi e
spese, ne possa pur sempre trarre un utile. In tal caso, con la donazione quella
parte di ricavo sarebbe di fatto sottratta ai potenziali creditori
dell'opponente, e quindi anche alla sequestrante. Lo stesso ragionamento deve
valere in caso di un ipotetico procedimento di vendita forzata del fondo.
L'appellante
afferma che dal 1° gennaio 2007, giorno del suo rientro in Svizzera dove ha costituito
domicilio fisso, ha iniziato ad estinguere debiti a suo carico, fra cui uno di
fr. 613'000.–, dimostrando con ciò di non volersi affatto sottrarre ai propri obblighi
(appello, pag. 5; opposizione, pag. 3). A sostegno della sua tesi produce la
lettera 3 settembre 2008 con cui la creditrice del debito di fr. 613'000.– ha appunto
richiesto l'annullamento di quella procedura esecutiva, del relativo
pignoramento e del sequestro in quanto le parti hanno raggiunto un accordo (doc.
3.
e 4 pag. 2). Per la sequestrante, che in sé non contesta questo fatto,
l'argomento non giova al ricorrente in quanto l'importo effettivamente pagato
alla creditrice era di fr. 510'000.– ed era stato versato da terzi e non
dall'opponente (osservazioni, pag. 8), come confermato dal suo legale con
scritto 15 ottobre 2008 (doc. P e S). E, indipendentemente dalla sua
motivazione, a ragione. Certo, di fatto l'opponente ha estinto il debito a suo carico
e annullato il relativo sequestro. Ma -come già visto- è proprio questa
circostanza che gli ha permesso di sopprimere l'unico vincolo iscritto a
registro fondiario e che tra il 19 aprile 2007 e il 9 settembre 2008 (doc. E,
pag. 1 e 2) gli impediva di disporre liberamente del suo fondo. Di fatto, solo
grazie alla cancellazione di quel sequestro, in data 10 settembre 2008 egli ha
potuto procedere con la controversa donazione.
In
definitiva, i motivi addotti dalla sequestrante resistono a fronte degli
argomenti di difesa portati dall'opponente e rendono verosimile anche il presupposto
soggettivo del trafugamento di beni. In particolare, sussistono indizi concreti
rimasti senza una giustificazione plausibile di un'intenzione dell'opponente di
sottrarsi all'adempimento dei suoi obblighi verso la sequestrante in modo tale
da osteggiare o rendere più difficile l'esercizio dei suoi diritti. Di modo
che, anche da questo punto di vista l'appello si rivela infondato.
14.
La
sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello deve essere
respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza dell'appellante
(art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Motivi per i quali
richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.
1.
e 62 cpv. 1 OTLEF,
pronuncia: 1. L'appello è
respinto.
2.
La tassa di
giustizia di fr. 300.–, già anticipata dall'appellante, resta a suo carico con
l'obbligo di rifondere a AO 1, __________, un'indennità di fr. 800.–.
3.
Intimazione:
– ;
– .
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente La
segretaria
Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr.
129'504.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni
dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art.
98.
LTF.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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