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Decisione

14.2008.85

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

20 gennaio 2009Italiano38 min

Source ti.ch

Fatti

i vari capi di imputazioni, sono stati tutti ripresi nel decreto 25 aprile 2007

che ha autorizzato il sequestro conservativo (doc. B, pag. 5 lett. e, pag. 7

lett. h, 3 e segg.), poi confermato il 12 luglio 2007. E, proprio in tal senso

andava poi la richiesta di assistenza giudiziaria inviata alle autorità __________

il 9 dicembre 2005 (doc. M, pag. 7 e segg.). Di modo che, alla luce dei

suesposti motivi, anche da questo punto di vista il nesso causale di cui

all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF può ben ritenersi verosimile (cfr. Stoffel, op. cit., n. 86 e 87 ad art.

271). Del resto, persino la sentenza 23 gennaio 2008 dell'Obergericht di __________

-prodotta dalla sequestrante insieme alle sue osservazioni (doc. M/II, pag.

7)- e cui la stessa ricorrente fa esplicito riferimento (appello, pag. 9), dà

atto dell'esistenza di questo legame sufficiente con la Svizzera. Ancora una

volta, la censura è, di conseguenza, sprovvista di fondamento.

Appartenenza

dei beni al debitore

15. Il

sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente

crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),

atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale

determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica

(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther,

op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati

beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile

appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato

(DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto

dell'identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III

112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è

chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un

terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni

appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione

della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1 19; Stoffel, op. cit., n. 61 segg. ad art. 271 LEF e n. 25 e 26

ad art. 272 LEF).

16. A

differenza di quanto ritenuto dal Pretore, l'appellante contesta che i beni

sequestrati siano in realtà di proprietà di __________ in luogo della di lui

moglie __________ (appello, pag. 10). Il primo giudice ha considerato che il

rinvio a giudizio a carico di __________, i verbali d'interrogatorio da lui

rilasciati e l'esito della rogatoria svolta in Svizzera costituissero la prova

reale dell'utilizzo da parte sua appunto di società di sede e rapporti

fiduciari presso banche svizzere a scopo di occultamento di beni sottratti alla

banca sequestrante. Ha quindi accertato che proprio in questo contesto __________,

beneficiaria economica del conto presso __________ intestato alla società opponente,

aveva agito quale prestanome per le operazioni illecite del marito. Il

patrimonio che vi era depositato in effetti proveniva dall'utile conseguito con

la vendita delle società __________ e __________ ed accreditato sul conto “__________”

intestato a __________. Peraltro, i conti di quelle stesse società erano stati

oggetto di sequestro per il medesimo credito a carico di quest'ultimo (sentenza

impugnata, pag. 9 e seg.).

17. Invano,

la ricorrente contesta che __________ agisse quale prestanome del marito __________.

Certo, che quest'ultimo si occupasse della gestione di tutto il patrimonio

della moglie, essendo stato per anni attivo quale banchiere, può di per sé sembrare

legittimo. Ciò non toglie che -per sua stessa ammissione- di quel patrimonio facesse

altresì parte il conto bancario “__________” presso la __________. Vero è poi

che su questo conto è confluito il ricavo personale di oltre 3.5 milioni di

euro conseguito in quanto nel 1999 era proprietaria [la moglie] al 50 %

di un commercio di acque minerali tramite le società __________ e __________,

commercio venduto l'anno successivo (appello, pag. 10), e che queste due

società sono state costituite con beni propri di famiglia di __________

(verbale d'udienza, pag. 3). Resta nondimeno il fatto -ed è ancora una volta la

stessa società opponente ad affermarlo (appello, pag. 10)- che su quel medesimo

conto (“__________”) anche il marito aveva beni propri: tant'è che per detto

conto figuravano quali aventi diritto economico sia __________ che __________.

Di modo che, una volta depositativi, i beni dell'uno sono diventati un tutt'uno

con quelli dell'altra (Schwander,

Basler Kommentar zum ZGB II, 3a ed., Basilea 2007, n. 6 ad art. 727). Non

essendovi più possibilità alcuna di distinzione fra cosa fosse di __________ e

cosa fosse della di lui moglie, difficilmente poteva egli restituire averi ed

interessi appartenenti alla consorte trasferendoli sul conto della società

opponente, senza nel contempo toccare anche beni a lui appartenenti.

Del

resto nel formulario per la “determinazione dell'avente diritto economico” del

conto “__________”, sottoscritto a __________ l'11 marzo 2004 in sostituzione

di quello risalente al 27 dicembre 1991, alla voce “contraente” è indicato solo

il nominativo del marito (doc. 6). Dal canto suo, pochi giorni dopo, il 17

marzo 2004, la stessa società opponente -da lui costituita- riconosce la moglie

(nella misura del 97%) e __________ (nella misura del 3%) aventi diritto

economico del suo conto presso lo stesso istituto bancario (verbale d'udienza,

pag. 2; doc. 2). L'opponente medesima ammette poi che è stato __________ a dare

disposizioni per la sua creazione e a provvedere al trasferimento sul conto a

lei intestato degli attivi presenti sul conto “__________” (appello, pag. 12 in

mezzo). Sussistono allora più elementi che rendono verosimile la tesi secondo

cui i beni sul conto sequestrato e intestato alla società opponente (di cui __________

è beneficiaria economica), appartengono in realtà al marito __________. A

differenza di quanto sostiene l'appellante (appello, pag. 14), poco importa che

il Tribunale di __________ non abbia predisposto il blocco dei beni intestati

alla signora __________ che non sono dunque stati colpiti da alcun sequestro

(appello, pag. 13). Anzitutto poiché il sequestro conservativo era stato

pronunciato sui beni di __________ anche presso terzi (doc. A, pag. 22).

Ciò posto, nella misura in cui per i motivi di cui si è detto l'appartenenza a quest'ultimo

dei beni intestati alla società opponente (e quindi del conto sequestrato) pare

verosimile, l'obiezione si rivela di per sé priva di pertinenza. Di modo che,

in definitiva, la conclusione cui è giunto il Pretore merita piena conferma. Di

riflesso, anche sotto questo profilo, l'appello è infondato.

18. La

sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello deve essere

respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza dell'appellante

(art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.

1 e 62 cpv. 1 OTLEF,

pronuncia: 1. L'appello è respinto.

Considerandi

2.

La

tassa di giustizia di fr. 3'000.–, già anticipata dall'appellante, resta a suo

carico con l'obbligo di rifondere a AO 1, __________, un'indennità di fr.

20'000.–.

3.

Intimazione:

– ;

– .

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

segretaria

Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr.

176'511'099.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso

in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30

giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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