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Decisione

14.2008.93

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

6 novembre 2008Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

B. Il

16 settembre 2008 il Pretore __________, ha respinto l'istanza di sequestro,

precisando di rinunciare ad assegnare un termine per la traduzione in italiano

della procura processuale prodotta solo in lingua inglese, visto che l'istanza

appariva già di per sé infondata. Né la sentenza di rigetto definitivo

dell'opposizione, né l'effetto sospensivo dato al relativo appello interposto

da __________, indicavano anzitutto l'esistenza di un credito scaduto di fr.

129'504.– oltre accessori, nei confronti della sequestrata, e, nemmeno il

compimento di un atto illecito penale ad opera del figlio e l'asserita

responsabilità solidale della madre erano stati resi verosimili. Di modo che, la

richiesta di sequestro del fondo oltre ai beni mobili presenti all'interno

dell'appartamento donato, era in sé inammissibile.

C. Con

appello 29 settembre 2008, AP 1 produce la traduzione in italiano della procura

processuale in inglese rammentando che, pena un eccesso di formalismo, il

Pretore le avrebbe dovuto assegnare un termine per porvi rimedio. Contesta poi le

valutazioni del Pretore, e chiede l'accoglimento dell'istanza.

L'appello

non è stato intimato alla controparte.

D. Una parallela procedura di sequestro promossa per il medesimo

credito, per la medesima causa e -in parte- per i medesimi beni, nei confronti

del figlio __________ è oggetto di separato giudizio (14.2008.94).

Considerandi

in diritto: 1. La capacità di una parte di stare in lite e la legittimazione dei

suoi rappresentanti al patrocinio, costituiscono un presupposto processuale che

il giudice esamina d'ufficio, in ogni stadio di causa (art. 97 n. 4 CPC,

applicabile anche nelle procedure previste all'art. 19 LALEF, per rinvio

dell'art. 25 LALEF): quindi anche in sede di appello.

L'appellante, in concreto, produce agli atti e per la prima volta in

appello il testo in italiano della procura processuale in lingua inglese

conferita al suo patrocinatore legale e prodotta davanti al primo giudice, cui

rimprovera la mancata assegnazione di un termine per tradurla. Il Pretore,

invero, ha ricordato che per l'art. 21 cpv. 2 LALEF documenti allegati non

redatti in una delle lingue nazionali devono essere accompagnati dalla

traduzione in lingua italiana, viceversa si ritengono non prodotti (in materia

di rigetto dell'opposizione e di opposizione al sequestro: cfr. CEF, 24 ottobre

2007.

[14.2007.69] consid. 6 e rinvii). Se non che trattandosi della procura di

causa, il medesimo Pretore ha altresì evocato la possibilità di assegnare un

termine per la relativa traduzione, facoltà cui ha tuttavia rinunciato stante

l'esito della vertenza. In proposito, basti per il resto osservare che il Tribunale federale (STF 5P.475/2000 dell'8 febbraio 2001) ha

appunto censurato la giurisprudenza di questa Camera, riconoscendo la facoltà

del giudice, qualora abbia motivo di dubitare della capacità di rappresentare e

nel caso la stessa carenza possa essere sanata entro breve, di fissare un

termine alla parte per produrre i documenti atti ad attestare questo

presupposto processuale (CEF,

11.

settembre 2006 [14.2006.3] consid. 1). Di modo che,

in definitiva, allegando al suo atto di appello la procura in lingua italiana,

l'appellante non ha fatto altro che ossequiare al presupposto della sua

rappresentanza processuale.

2.

Per

crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni

del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1

a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.– competente per

la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da

sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5

cpv. 1 LOG). Allo stadio dell'emissione del decreto di sequestro, la procedura

è unilaterale (art. 19 LALEF; Stoffel,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. I. Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 45 ad art. 272). Anche l'eventuale fase ricorsuale dev'essere unilaterale,

per preservare l'effetto sorpresa caratteristico del sequestro (CEF 13 agosto

2004.

[14.04.71], consid. 1.3/e, riassunto in RtiD I-2005 916 s. n. 132c), motivo per il quale l'appello non è stato notificato alla

convenuta.

3.

Contro

la decisione che rigetta integralmente o parzialmente una domanda di sequestro

è dato il rimedio di diritto cantonale dell'appello, a

condizione che emani dal Pretore e che il valore litigioso sia superiore a fr.

8'000.– (art. 18 cpv. 1 e 19 LALEF, e il rinvio all'art. 272 LEF; CEF 26 giugno

1998.

in re I. Spa c/ P. Spa; 29 maggio 2000 [14.99.83], consid. 1.1-1.6). In tale ipotesi,

il legislatore federale ha infatti rinunciato a istituire un rimedio di diritto

federale (in particolare la via dell'opposizione ai sensi dell'art. 278 LEF),

lasciando tale facoltà ai singoli Cantoni (cfr. Messaggio concernente la

revisione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento dell'8 maggio

1991, in: FF 1991 III 123; Stoffel, op. cit., n. 53 ad art.

272). Nel caso concreto il valore litigioso è di fr. 129'504.–

(art. 11 lett. e CPC e 25 LALEF), da cui la ricevibilità dell'appello.

4.

Le decisioni in materia di sequestro vanno pronunciate in procedura

sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo

di procedura devono rispettare la massima dispositiva (“Dispositionsma­xime”),

il principio attitatorio (“Verhandlungsmaxime”), nonché le massime di celerità

e di concentrazione (cfr. J. Piégai,

La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi

Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y. Artho

von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto

altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato

allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod

non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta

stante (“Beweismittelbeschränkung”).

Il

giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti (“Beweisstrengebeschränkung”)

ed esaminare sommariamente i punti di diritto (“prima facie cognitio”), nella

misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. F. Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi

Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,

Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).

Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF). Nell'ambito dell'appellazione contro il rifiuto parziale o

integrale del sequestro, non sono ammessi allegazioni e mezzi di prova nuovi –

cosiddetti “nova” (CEF 29 maggio 2000 [14.99.83], consid. 1.9; art. 321 cpv. 1

lett. b CPC e, a contrario, 22 cpv. 4 LALEF).

5.

Giusta

l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene

concesso dal giudice del luogo in

cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

1.

del credito;

2.

di una causa di sequestro;

3.

di beni appartenenti al debitore.

Nel

caso concreto, litigiosi sono tutti e tre i presupposti.

6.

Vi

è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati

corrispondano al vero (Piégai,

op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di

apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a

due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], consid.

1.

d):

1) vi

è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40,

cons. 3 e 5; Stoffel, op. cit.,

n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del

sequestrante, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti

unilateralmente dal sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie (CEF 13

agosto 2004 [14.04.71], consid. 1.2);

2) dall'esame

degli allegati e mezzi di prova si ricava l'impressione che i fatti rilevanti

per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la

probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto;

detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche

altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere

inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti

diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

Esistenza

del credito

7.

L'appellante

fonda l'esistenza del credito sulla sentenza 17 luglio 2008 del Pretore __________,

emessa sulla base di decisioni del 1° giugno rispettivamente il 27 agosto 2007

dalla __________ che lo condannavano al pagamento di USD 113'991.78 (fr.

129'504.–). Accertatane l'esecutività, il primo giudice ha rigettato in via definitiva

l'opposizione interposta da __________ all'esecuzione di pari importo da lei

promossa nei suoi conforti. L’appellante in particolare, gli rimprovera di

avere ritenuto quel credito inesigibile per l'effetto sospensivo concesso

all'appello formulato da quest'ultimo contro la sentenza di rigetto definitivo,

requisito irrilevante nell'ambito dell'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (appello, pag.

8.

n. 8). Ma, invano. In effetti, tanto nelle due sentenze __________ quanto

nella sentenza di rigetto definitivo dell'opposizione, non è AO 1 a rivestire

il ruolo di debitore, bensì il figlio __________ (doc. B, pag. 1 e 2, consid. 1

e 2). Non è pertanto dato a vedere come possa ritenersi verosimile un credito

di fr. 129'504.– e accessori che la sequestrante rivendica nei confronti della madre

qui convenuta, allorquando le decisioni alla base della relativa pretesa non la

menzionano minimamente quale debitrice. Ciò, a prescindere dall'effetto

sospensivo conferito all'appello introdotto avverso la sentenza di rigetto

definitivo dell'opposizione, motivo questo ritenuto dal Pretore per ammettere l'inesigibilità

del credito ma non necessario nella fattispecie prevista dall'art. 271 cpv. 1

n. 2 LEF (art. 271 cpv. 2 LEF; Stoffel, Basler

Kommentar zum SchKG, vol. 3, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 31 ad art. 271 con

rinvii). Di modo che, già solo per questo motivo, l'appello va respinto.

Causa

del sequestro

8.

L'appellante

reputa adempiuto la causa prevista dall'art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, che consente

al creditore di chiedere il sequestro dei beni del debitore quando questi,

nell'intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i

suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga (appello, pag. 6

n. 7). Si è però già detto che la convenuta non è debitrice della sequestrante

(sopra, consid. 6). Ciò posto, nei confronti di quest'ultima, non possono

nemmeno sussistere obbligazioni dal cui adempimento lei si potrebbe sottrare. Anche

sotto questo profilo, la censura è quindi infondata.

Appartenenza

dei beni sequestrati

9.

L'interessata

reputa verosimilmente adempiuto il presupposto dell'appartenenza dei beni al

debitore, in quanto per effetto della donazione nulla suscettibile dell'azione

di revocazione ai sensi dell'art. 285 LEF, in realtà i beni a lei regalati apparterrebbero

a suo figlio, __________ (appello, pag. 9 n. 9). Ma, la censura appare ambigua

e fuorviante. Si volesse partire dal presupposto che l'immobile è in effetti di

proprietà di AO 1, non essendo lei nel contempo debitrice della pretesa

rivendicata dalla sequestrante (sopra, consid. 6), il requisito

dell'appartenenza dei beni giusta l'art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF non sarebbe già di

per sé realizzato. Per contro, nella misura in cui si volesse sostenere che in

effetti madre e figlio hanno concluso una donazione fittizia e che in realtà il

fondo sia di spettanza di quest'ultimo, unico debitore della somma capitale di

fr. 129'504.–, nelle vesti di controparte nella procedura di sequestro dovrebbe

semmai figurare il figlio __________. Ipotesi questa che esula dalla vertenza

in esame, e che -se del caso- sarà esaminata nel contesto della parallela

procedura di sequestro (sopra, consid. D). In definitiva, anche da questo punto

di vista, l'appello è privo di fondamento.

10.

L'appello

va pertanto respinto. La tassa di giustizia è a carico dell'appellante.

Richiamati gli art. 271 segg. LEF, 18 e 19 LALEF,

48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia: 1. L'appello

è respinto.

2.

La

tassa di giustizia della presente decisione di fr. 225.–, già anticipata dall'appellante,

rimane a suo carico.

3.

Intimazione

all' PA 1.

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

segretaria

Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr.

129'504.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni

dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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