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Decisione

14.2009.42

Opposizione a sequestro: legittimazione all'opposizione - sentenza definitiva di condanna al pagamento di un onorario per consulenza legale - pretesa esigibile - beni di terzi verosimilmente appartene

7 luglio 2009Italiano20 min

Source ti.ch

Fatti

B. Il

15 luglio 2008, il Pretore __________, ha decretato il sequestro per un importo

pari a fr. 24'550.– oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2008 ed interessi al 5%

dal 28 giugno 2007 sull'importo di fr. 22'580.–, imponendo al creditore

l'obbligo di prestare una garanzia bancaria di fr. 2'000.–.

C. Il

21 luglio 2008 AP 1 ha formulato opposizione al sequestro. Per il tramite del

suo legale, che ha precisato di non rappresentare la debitrice sequestrata, AP

1 ha contestato l'esistenza e la capacità di essere parte in giudizio di

quest'ultima, l'esistenza di un credito da sequestrare della debitrice

sequestrata verso di lei e che la stessa abbia beni in Svizzera, l'esistenza del

credito dell'AO 1 verso la debitrice sequestrata, oltre alla causa e alla competenza

del giudice del sequestro. Al contraddittorio del 21 gennaio 2009 ha poi

confermato le sue argomentazioni. Ha pure rinviato al verbale d'udienza 11

maggio 2005 riferito alla procedura di rigetto provvisorio per l'incasso del

credito di Euro 414'712.60 che aveva opposto la debitrice sequestrata a AP 1, istanza

respinta per inesigibilità della pretesa da questa Camera -adita su appello- con

decisione 21 ottobre 2005. Trattandosi di pretese pecuniarie poi, visto il

domicilio all'estero della debitrice sequestrata non vi erano beni suscettibili

di sequestro in Svizzera e, senza la connessione con il territorio elvetico anche

la competenza del giudice adito era esclusa.

Per il creditore,

trattandosi di sequestro di un credito verso un debitore all'estero, quale luogo

di situazione della pretesa vale la sede o la succursale del terzo debitore. Essendo

AP 1 di __________ in Svizzera, la competenza del Pretore era quindi pacifica.

All'opponente mancava però la necessaria legittimazione a formulare opposizione

in quanto, pur essendo terza debitrice, non vantava alcun diritti sul credito da

sequestrare. Per contro, la capacità di essere parte della debitrice sequestrata

si fondava sull'estratto del registro di commercio 15 ottobre 2008, dove era

iscritta dal 6 ottobre 2003. Il credito capitale di fr. 24'550.– e la sua

esigibilità risultavano dalla sentenza definitiva 27 dicembre 2007 del Pretore __________

e dalla diffida di pagamento 7 marzo 2008. Trattandosi di una sentenza

esecutiva, visto che la debitrice sequestrata è una società estera con sede a __________,

anche la causa del sequestro di cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF era realizzata.

Da sequestrare era poi la pretesa di Euro 414'712.60 cedutale da B__________ e

riferita alla mancata fornitura da parte della società opponente di materiale

odontoiatrico che la cedente aveva di fatto già pagato. Irrilevante invece il

rinvio al verbale 11 maggio 2005 visto che questa Camera aveva accertato l'esistenza

del debito di AP 1 verso la debitrice sequestrata con decisione 21 ottobre 2005,

per il resto, controparte non avendo reso verosimile che quella pretesa non fosse

esigibile in Svizzera.

L'opponente,

confermato il suo punto di vista, ha contestato l'esistenza giuridica della società

cedente, la validità dell'atto di cessione 15 dicembre 2003 e l'esigibilità

della pretesa così trasferita alla debitrice sequestrata oltre alla di lei esistenza

e legittimazione. Ha poi aggiunto di avere tutti i diritti di ritenersi

proprietaria del denaro versatole dalla cedente, facendo rilevare -malgrado il

tempo trascorso- di non essere mai stata convenuta in giudizio per la

restituzione di quella somma capitale. Ha infine escluso la connessione della

fattispecie con la Svizzera.

Il sequestrante

ha ribadito i suoi argomenti. L'opponente in particolare non vantava diritti sul

credito da sequestrare e questo escludeva la sua legittimazione a formulare

opposizione. Per contro, l'esistenza della debitrice sequestrata era

documentata a sufficienza mentre la necessaria connessione con la Svizzera di

cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF era costituita dalla sentenza esecutiva.

D. Con

sentenza 2 aprile 2009 il Pretore __________, ha respinto l'opposizione e

confermato il sequestro. Egli si è dichiarato competente in quanto oggetto del provvedimento

era il debito che la società opponente, con sede a __________ in Svizzera, aveva

verso la debitrice sequestrata. Pacifica poi l'esistenza e la capacità di

essere parte di quest'ultima, iscritta nel registro di commercio di __________

sin dal 6 ottobre 2003, come attestato dall'estratto 15 ottobre 2008. Altresì

realizzate erano poi le condizioni materiali per la concessione del sequestro

(art. 272 cpv. 1 LEF). In particolare, il credito di cui all'istanza di

sequestro era costituito da servizi legali forniti dal sequestrante alla

debitrice sequestrata e si fondava sulla sentenza esecutiva 27 dicembre 2007

della Pretura __________, costituendo così un sufficiente legame con la

Svizzera. E, per il medesimo motivo, anche la causa del sequestro dell'art. 271

cpv. 1 cifra 4 LEF poteva sicuramente ritenersi verosimile. La cessione 15 dicembre

2003 del credito di Euro 414'712.60 verso la società opponente, che B__________

aveva disposto in favore della debitrice sequestrata, rendeva verosimile l'appartenenza

di quella pretesa a quest'ultima. Mentre l'esistenza del credito del

sequestrante, ossia del onorario di fr. 22'580.–, della tassa di giustizia di fr.

700.–, delle spese e di fr. 1'200.– di ripetibili, trovava infine corrispondenza

nella sentenza 27 dicembre 2007 del Pretore __________.

E. Con

il presente appello -accompagnato dalla richiesta di effetto sospensivo- AP 1

contesta siano dati i presupposti per la concessione del sequestro. Il

sequestrante, non ha in particolare fornito indizi precisi circa l'esistenza di

beni appartenenti alla debitrice sequestrata. In effetti, come spiegato in sede

di udienza e per i motivi esposti da questa Camera nella sentenza 21 ottobre

2005 (inc. 14.2005.65), quest'ultima non vanterebbe alcun credito nei suoi

confronti. Inoltre, dovendosi l'atto di cessione 15 dicembre 2003 considerare

nullo, l'esistenza della pretesa società cedente non sarebbe documentata. Al

riguardo, evidenzia oltretutto di non essere mai stata convenuta in giudizio

per la restituzione dell'importo ceduto. Ciò posto, il Pretore avrebbe pure ordinato

il sequestro di un credito inesigibile. In effetti, con decisione 21 ottobre

2005, questa Camera aveva già stabilito che le condizioni di esigibilità del

credito di Euro 414'712.60 non erano realizzate, requisito questo da cui non sarebbe

affatto possibile prescindere, l'istanza di sequestro essendo fondata sulla

fattispecie prevista dall'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF e non sul suo cpv. 2.

Delle

osservazioni del sequestrante si dirà, se necessario, nel seguito.

Considerandi

in diritto: 1. La decisione del giudice del sequestro -sia essa di

annullamento o di conferma del sequestro (Reiser,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad

art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF)

interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e

fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c

LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–.

L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti

prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle

condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte-

è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del

provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione

del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente

confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs-

und Konkursrechts, 7a ed.,

Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb,

Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag.

482).

2.

Secondo l'art. 278 cpv. 1 LEF, è legittimato ad opporsi al sequestro

concesso dal giudice ai sensi degli art. 271 e 272 LEF chi è “toccato nei suoi

diritti” dal provvedimento. L'esigenza di un interesse degno di protezione al

ricorso vale anche per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi

dell'art. 278 cpv. 3 LEF (Gasser, Das

Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994,

pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit.,

n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten,

Die Arresteinsprache, tesi, Zurigo 2001, pag. 21 seg. e pag. 148 seg. ad 1.3; Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna

2001, n. 2993). La legittimazione a ricorrere -da distinguere,

trattandosi di questione di merito, dalla legittimazione attiva- costituisce un

presupposto processuale che il giudice esamina d'ufficio (Hohl, op. cit., n. 2974 seg.; CEF, 10

ottobre 2003 [14.2003.64] consid. 1.5.b), posto come il

mancato adempimento di questa condizione comporti l'inammissibilità

dell'opposizione (Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278).

Legittimato

ad avvalersi del citato istituto è anzitutto il debitore destinatario del

provvedimento. A differenza del previgente art. 279 LEF, che riconosceva solo

al debitore la facoltà di opporsi al sequestro, l'attuale normativa riconosce

tale diritto anche al terzo, che fa valere diritti propri, come quello di

proprietà e di pegno, sui beni colpiti dal sequestro (Stoffel/Chabloz,

Commentaire romand de la LP, Basilea 2005, n. 16 ad art. 278; Reiser, op.

cit., n. 17 ad art. 278). In tutti i casi, il terzo opponente deve avere un

interesse degno di protezione pertinente nel quadro del sequestro, ossia -in

altri termini- deve invocare un pregiudizio qualificato (Stoffel/Chabloz, op. cit., n. 16 con riferimento ad art. 278). Quanto ai motivi di

opposizione, la legge non differenzia tra debitore colpito dal sequestro e

terzo toccato dal medesimo provvedimento (Reiser, op. cit. 27).

3.

A

detta del sequestrante, la società opponente non vanta alcun diritto sul

credito sequestrato: di modo che non essendo toccata dal provvedimento difetterebbe

della necessaria legittimazione a ricorrere (osservazioni, pag. 3 ad I). La

questione, invero sollevata in sede di udienza, di fatto non è stata affrontata

dal Pretore. A sua difesa, in sede di contraddittorio, l'opponente aveva spiegato

che i rapporti tra lei, la società cedente e la debitrice sequestrata erano

intricati, che l'esistenza della società cedente e della debitrice sequestrata

non erano documentate, che in ogni caso solo una procedura di merito poteva stabilire

se, in che misura e quando l'importo di Euro 414'712.60 da lei trattenuto era

da restituire alla cedente -e semmai alla debitrice sequestrata cui sembrerebbe

essere stato ceduto- e che fino ad allora si poteva considerare proprietaria del

denaro in suo possesso senza alcun obbligo di restituzione (verbale, pag. 2). In

appello, evidenzia poi come l'esigibilità di questa pretesa sia subordinata a

condizioni mai realizzatesi, e meglio come aveva accertato questa Camera -chiamata

a statuire sull'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione formulata dalla

debitrice sequestrata nei confronti di AP 1- il 21 ottobre 2005 (appello, pag.

5.

ad 3). Ora, dagli atti risulta che la B__________, società cedente, ha in

effetti versato quella precisa somma capitale su un conto bancario della

società opponente (doc. H, I e T), denaro che quindi le appartiene. Le va così

riconosciuto un interesse degno di protezione ad opporsi ad un suo sequestro e,

quindi, a formulare appello contro la decisione di conferma di quel

provvedimento.

4.

Le

decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla

procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono

tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio

attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et

des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg.

con rif.; Artho von Gunten, op.

cit., pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio,

esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove

addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il

fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace

(Vogel/Spühler, Grundriss des

Zivilprozessrechts, 7a ed.,

Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

Il giudice può

accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare

sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di

celerità (Hohl, La réalisation du

droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85 segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol.

IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le

prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

Inoltre, i principi di

celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze

di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono

sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei

documenti che considerano determinanti.

5.

Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il

creditore renda verosimile l'esistenza:

1.

del credito;

2.

di una causa di sequestro;

3.

di beni appartenenti al

debitore.

Fra

le cause di sequestro, con riferimento alla fattispecie in esame, la legge

riconosce la circostanza in cui il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è

altra causa di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la

Svizzera o si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito

ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF).

L'appellante

invero contesta in modo generico che i presupposti per la concessione del

sequestro siano in concreto realizzati. Ma, da questo punto di vista -e come

evidenziato dal sequestrante- ritenuto che il dettato dell'art. 309 cpv. 2

lett. f) CPC esige dall'appellante che siano indicati i motivi in fatto e in

diritto su cui egli fonda la sua impugnazione, l'appello dovrebbe essere

dichiarato nullo (art. 309 cpv. 5 CPC). Nondimeno la società opponente

rimprovera al creditore di non avere reso verosimile l'appartenenza dei beni da

sequestrare alla debitrice sequestrata. A differenza di quanto sancito dall'art.

271.

cpv. 1 LEF, e come questa Camera aveva già avuto modo di dire in data 21

ottobre 2005, il credito oggetto del sequestro -ossia quello di Euro 414'712.60

di cui alla cessione 15 dicembre 2003- non era inoltre esigibile. Entro questi

limiti pertanto, il ricorso è ricevibile e può essere esaminato.

Esistenza

del credito

6.

Il

primo giudice ha stabilito che sull'esistenza e sull'esigibilità del credito a

garanzia del quale era stato chiesto il sequestro si era già pronunciato il

Pretore __________, che con sentenza 27 dicembre 2007 -dichiarata definitiva il

7.

marzo 2008 (doc. C, pag. 3 sul retro)- ha condannato la debitrice sequestrata

a versare al sequestrante la somma capitale di fr. 22'580 oltre interessi (doc.

C, pag. 3 n. 1) e le ripetibili di fr. 1'200.– (doc. C, pag. 3 n. 2), oltre a sopportare

la tassa di giustizia di 700.– e le spese di fr. 70.– (doc. C, pag. 3 n. 2) che

egli aveva anticipato (doc. D). Ciò posto, il credito di fr. 24'550.–, più che

verosimile, può così ritenersi scaduto come stabilisce l'art. 271 cpv. 1 LEF.

L'appellante

afferma che giusta l'art. 271 cpv. 1 LEF possono essere oggetto di sequestro solo

crediti scaduti e quindi esigibili, riservata l'eventualità prevista al cpv. 2,

contestando quindi che la pretesa di Euro 414'712.60 della debitrice

sequestrata verso l'opponente sia esigibile, motivo per cui quel presupposto

non sarebbe adempiuto (appello, pag. 5 ad 3). Ma a torto. Invero, l'art. 271

cpv. 1 LEF stabilisce che per crediti scaduti, in quanto non siano garantiti

da pegno, il creditore può chiedere il sequestro dei beni del debitore,

fermo restando che per i casi contemplati ai numeri 1 e 2 il sequestro si

può domandare altresì per crediti non ancora scaduti di modo che esso

produce, rimpetto al debitore, la scadenza del credito (art. 271 cpv. 2

LEF). La formulazione, palese e chiara, non da adito a dubbio sul fatto che il

requisito dell'esigibilità sancito da questa norma si riferisca al credito a

garanzia del quale un creditore chiede venga sequestrato un bene del suo debitore.

Nel caso concreto -come accertato dal Pretore- è pertanto l'esigibilità del credito

capitale di fr. 24'550.– che doveva essere realizzata nel momento in cui l'AO 1

ha introdotto la sua istanza di sequestro. Di modo che, da questo punto di

vista, che la pretesa di Euro 414'712.60 -bene da sequestrare- non sia scaduta

è senza rilevanza. Motivo per cui, al riguardo, l'appello deve essere

disatteso.

Appartenenza

dei beni al debitore

7.

Il

sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente

crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),

atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale

determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica

(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther,

op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto

considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto

civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore

sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può

tenere conto dell'identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF

105.

III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di

cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome

di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni

appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione

della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1 19; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III,

Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 61 segg. ad art. 271 LEF e n. 25 e 26 ad art.

272.

LEF).

Il

Pretore ha ritenuto questo presupposto adempiuto. Da sequestrare era la pretesa

fondata sulla cessione 15 dicembre 2003 con cui B__________, quale società

cedente, aveva ceduto alla debitrice sequestrata un suo credito di Euro

414'712.60 (pari al fr. 666'235.– al tasso di cambio valido il giorno del

sequestro 15 luglio 2008, al sito: www.fxtop.com

in: DTF 135 III 88; art. 11 lett. a CPC per il rinvio dell'art. 25 LALEF)

esistente nei confronti dell'opponente (doc. A) e sulla relativa fattura n°

3-128 del 22 settembre 2003 prodotta agli atti (doc. G). L'appellante contesta

che il sequestrante abbia fornito elementi precisi circa l'effettiva esistenza

di beni appartenenti al debitore, eventualmente in possesso di terzi (appello,

pag. 4 ad 2). Ma, a parte il fatto che i presupposti del sequestro vanno resi solo

verosimili, nella misura in cui si limita ad un rinvio alle argomentazioni

esposte in sede di udienza, l'interessata viene meno in quello che è l'obbligo di

sostanziare in modo adeguato, con riferimenti puntuali e d'immediato

riscontro nei documenti agli atti, le sue allegazioni (sopra, consid. 4). Invano

poi, tenta di giustificare l'inesistenza della pretesa di Euro 414'712.60 sulla

base delle motivazioni contenute nella sentenza 21 ottobre 2005 di questa

Camera. Si tratta in effetti di un giudizio che non inficia l'attendibilità dei

documenti considerati dal Pretore, non foss'altro poiché, se è vero che in quel

contesto l'esigibilità della pretesa non era data, l'impegno dell'opponente a

retrocedere alla debitrice sequestrata quella somma di denaro era stato

comunque sia riconosciuto (doc. S e 2, pag. 6 consid. 2). Infine -e a

differenza di quanto preteso dalla ricorrente (appello, pag. 5 ad 2)- quella decisione

dimostrava semmai che l'opponente era già stata convenuta in giudizio per la

restituzione di quell'importo, mentre la traccia sufficiente circa l'esistenza

della società cedente al momento di sottoscrivere l'atto di cessione era

comprovata dagli scritti 15 dicembre 2003 e 9 gennaio 2004 che la stessa aveva inviato

all'opponente (doc. J). Anche sotto questo profilo l'appello si rivela

infondato.

8.

La

sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello deve essere

respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza dell'appellante

(art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

9.

Con

il presente giudizio diventa caduca la domanda di effetto sospensivo proposta

con l'appello, richiesta peraltro priva di interesse degno di protezione alla

luce dell'art. 278 cpv. 5 LEF.

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.

1.

e 62 cpv. 1 OTLEF,

pronuncia: 1. Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto.

2.

La

tassa di giustizia di fr. 800.–, già anticipata dall'appellante, resta a suo

carico, con l'obbligo di rifondere alla controparte un'indennità di fr. 1'000.–.

3.

Intimazione:

– ;

– .

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

segretaria

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il

valore litigioso della vertenza è di fr. 666'235.– (art. 11 lett. a CPC), contro

la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al

Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione

(art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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