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Decisione

14.2010.102

Richiamo documenti in sede di rigetto. Riconoscimento di debito astratto. Tasso di interesse usurario

28 gennaio 2011Italiano17 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con

PE per le esecuzioni ordinarie n. __________ del 14/21 luglio 2010 dell’__________

di __________ AO 1ha escusso AP 1per l’incasso di fr. 220'000.- oltre interessi

al 5% dal 6 febbraio 2008, indicando quale titolo di credito: “Riconoscimento di

debito del 16.01.2008. Lettera del 24.06.2010 del creditore alla debitrice”.

Interposta

opposizione dall’escussa, il procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio

alla Pretura di __________.

B. Il

procedente fonda la propria pretesa sul riconoscimento di debito

(“Schuldanerkenntnis”) del 16 gennaio 2008 (doc. C), mediante il quale AP 1

riconosce di essere debitrice dell’importo di fr. 220'000.- nei confronti di AO

1 impegnandosi altresì a restituire questo importo entro il 5 febbraio 2008. __________

All’udienza di

contraddittorio l’escussa si è opposta all’istanza eccependo che il creditore

avrebbe conteggiato un interesse usurario del 20% (doc. 1).AP 1ha chiesto il

richiamo dell’incarto EF.2007.413 della Pretura di Locarno-Città e la

produzione dalla controparte dei contratti di prestito del 25 settembre 2006,

del 9 ottobre 2006 (2 contratti) e del 24 ottobre 2006.

Il

Pretore in sede di udienza ha ammesso il richiamo dell’incarto EF.2007.413

mentre ha respinto la domanda di edizione di documenti dalla controparte.

D. Con sentenza 2 novembre 2010 il Pretore __________ ha accolto

l’istanza, rilevando che il doc. C costituisce un riconoscimento di debito astratto

nel quale non viene espressa la causa dell’obbligazione. Contro questo tipo di

riconoscimento di debito, il debitore può sollevare tutte le eccezioni relative

al rapporto alla base del riconoscimento. Dagli atti emerge che il rapporto

contrattuale che sta alla base del riconoscimento di debito è un contratto di

mutuo. Non è invece chiaro l’ammontare delle somme mutuate e non vi è certezza

che l’importo di fr. 220'000.-, riconosciuto il 16 gennaio 2008, si componga anche

di interessi convenzionali al 20% capitalizzati. Questo perché nel doc. 1

prodotto dalla convenuta, non datato e non firmato, sono esposti degli importi

senza però la dimostrazione che gli stessi siano in relazione con la somma di

fr. 220'000.- di cui al riconoscimento di debito. In ogni caso il doc. 1 accenna

ad un tasso di interesse del 20% da corrispondere “einmalig” e non annualmente,

per cui non è possibile, di primo acchito, parlare di un tasso di interesse

eccessivo e a carattere usurario.

E.

Contro la sentenza pretorile si è

tempestivamente aggravata AP 1 argomentando che in considerazione del fatto che

per il primo giudice non vi sarebbe chiarezza sull’ammontare delle somme

mutuate, il rigetto della richiesta di far produrre alla controparte i

contratti di prestito costituisce un diniego di giustizia e una violazione del

diritto di essere sentita dell’escussa.

Con

la produzione dei doc. da 1 a 4 la convenuta ha reso verosimile che il

contratto di prestito alla base del riconoscimento di debito sarebbe nullo poiché

viola il divieto d’usura. Dall’incarto EF.2007.413 richiamato risulta che il

riconoscimento di debito del 16.01.2008 conteneva il riferimento ad un

interesse del 20% (cfr. relativo verbale d’udienza) e che esiste una cartella

ipotecaria (doc. F) e due contratti di prestito. Un interesse del 20% per una

durata di un prestito garantito da ipoteca di 4 mesi e mezzo é per l’appellante

senz’altro usurario, considerato anche che essa dovrebbe poi versare il 5% di

interesse annuo anche sugli stessi interessi.

F.

Con osservazioni del 15 dicembre 2010 AO 1 ha chiesto la reiezione dell’appello.

Considerato

Considerandi

1.

Il

1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile

svizzero (CPC), ciò che ha imposto talune modifiche del diritto cantonale,

segnatamente della LALEF. L’art. 404 CPC dispone però che ai procedimenti

pendenti al 1° gennaio 2011 torna applicabile la procedura previgente fino a

conclusione del procedimento dinanzi all’istanza adita.

Per l’art. 405 CPC poi, alle impugnazioni si applica il diritto in

vigore al momento della comunicazione della decisione. Di conseguenza, la

decisione impugnata essendo stata notificata nel corso del mese di novembre

2010, anche all’impugnazione si applica il diritto previgente.

2.

Ex art. 20 cpv.

2.

vLALEF all'udienza le parti possono esporre verbalmente o per iscritto le

loro domande, le eccezioni d'ordine e di merito e dovranno produrre, sotto pena

di perenzione, i documenti che suffragano le rispettive ragioni e che non

fossero già stati prodotti unitamente all'istanza scritta, con il solo

correttivo del surrogato della dichiarazione scritta di terzi e della perizia

di parte, entrambi da produrre al più tardi al contraddittorio (art. 20 cpv. 3 vLALEF).

Il principio dell'oralità, dedotto dalla suddetta normativa di diritto

procedurale cantonale, assume carattere cogente in virtù dell'art. 101 CPC/TI,

che vieta alle parti e al giudice di adottare un modo di procedura diverso da

quello stabilito dalla legge (Cometta,

Il rigetto provvisorio dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in Rep 1989 p. 331). Come correttamente

statuito dal primo giudice non vi è pertanto spazio per l’accoglimento della

richiesta formulata in prima sede e riproposta in sede d’appello da AP 1 di edizione

di documenti dalla controparte.

3.

In

virtù dell’art. 82 cpv. 1 LEF se il credito si fonda sopra un riconoscimento di

debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, il creditore può

chiedere il rigetto provvisorio dell'opposizione.

4.

La

nozione di riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata ex

art. 82 cpv. 1 LEF, che non è definita dalla legge, implica necessariamente il

riconoscimento da parte dell'escusso o del suo rappresentante di un'obbligazione

in relazione ad una somma di denaro determinata o facilmente determinabile. Il

riconoscimento di debito può essere dedotto anche da un insieme di documenti a

condizione che da essi risultino gli elementi necessari. Condizione essenziale

è che la somma di denaro riconosciuta sia facilmente determinabile secondo

criteri oggettivi stabiliti in precedenza e sottratti a possibilità di modifica

unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (cfr. Cometta, op. cit., p. 338 con riferimenti). La volontà di obbligarsi può anche risultare

da un atto pubblico redatto nelle forme stabilite dal diritto cantonale, come

per esempio le cartelle ipotecarie (cfr. Cometta,

op. cit., p. 337 con riferimenti).

5.

Il

giudice del rigetto accerta d'ufficio ed in ogni stadio di causa (quindi anche

in sede d'appello), e ciò a prescindere dalla presenza delle parti all’udienza

di primo grado e, se presenti, dalle ragioni da loro sostenute (CEF 30

giugno 1972 in re F., Rep. 1972, p. 344, cons. 6; CEF 8 aprile 1974 in re D.V., Rep. 1975, p. 101), se la documentazione prodotta costituisce valido riconoscimento

di debito e se vi è identità tra il creditore, il debitore ed il credito

indicati nel precetto esecutivo e nell’istanza, con il creditore, il debitore

ed il credito di cui ai documenti prodotti (cfr. Cometta, op. cit., p. 331; Staehelin,

Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. I, n. 50

ad art. 84; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999,

n. 73 ad art. 82 e n. 68 ad art. 84; Stücheli,

Die Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, p. 112 ad c).

In

linea di principio è legittimato a chiedere il rigetto dell'opposizione colui

al quale il riconoscimento di debito conferisce la facoltà di disporre della

pretesa posta in esecuzione (Panchaud/Caprez,

Die Rechtsöffnung, Zurigo 1980, § 17 p. 37).

6.

La

dichiarazione di riconoscimento di debito è una dichiarazione di volontà con la

quale il debitore si obbliga a pagare una certa somma di denaro, deve essere

chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta a interpretazione

(cfr. Panchaud/Caprez, op. cit.,

§ 1 n. 7 p. 3).

7.

Per l’art. 82 cpv. 2 LEF il giudice pronuncia il rigetto provvisorio

dell’opposizione a meno che il debitore sollevi e giustifichi immediatamente

delle eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito; all’escusso

incombe l’onere di dimostrare la verosimiglianza delle eccezioni che deduce in

giudizio. Secondo la giurisprudenza le eccezioni non solo devono essere esposte

in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno

verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri

oggettivi (cfr. DTF 104 Ia 413, cons. 4; Jaeger/ Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz

über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo 1997, n. 28 ad art.

82; Staehelin, op. cit., n. 87 s.

ad art. 82; Gilliéron, op. cit.,

n. 82 ad art. 82; Stücheli, op.

cit., p. 350, con rif.).

8.

Secondo

l’art. 17 CO il riconoscimento di un debito è valido quantunque non sia

espressa la causa dell’obbligazione.

Nel

diritto svizzero, quando si dice che un riconoscimento di debito è astratto, si

intende semplicemente che la causa dell’obbligazione non è espressa nel

riconoscimento. Una causa deve però esistere ed essere valida. Nonostante non

sia espressa, essa è la condizione necessaria dell’obbligazione: il

riconoscimento di debito astratto ha per oggetto un’obbligazione causale.

Quando il creditore invoca un riconoscimento di debito astratto, il debitore

può sempre far valere l’inesistenza del debito e sollevare tutte le eccezioni

che possono essere fondate sul rapporto giuridico alla base del riconoscimento.

Il solo effetto del riconoscimento di debito astratto è il rovescio dell’onere

della prova. Il creditore non deve provare la causa del suo credito. Tocca

infatti al debitore che contesta il suo debito stabilire quale è la causa

dell’obbligazione e dimostrare che questa causa non è valida oppure non può

essere invocata (DTF 105 II 183 cons. 4a; Staehelin,

op. cit., n. 90 ad art. 82 LEF).

9.

Dal riconoscimento

di debito (“Schuldanerkenntnis”) del 16 gennaio 2008 (doc. C) non emerge la

causa dell’obbligazione. Da questo documento risulta solamente che AP 1 si è

riconosciuta debitrice dell’importo di fr. 220'000.00 nei confronti di AO 1 impegnandosi

altresì a restituire questo importo entro il 5 febbraio 2008. Si tratta

pertanto di un riconoscimento di debito astratto che, come visto al precedente

considerando, costituisce, in via di principio, valido titolo di rigetto

provvisorio dell’opposizione ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF. Il creditore non

deve infatti provare la causa del suo credito. Il solo effetto di questo

riconoscimento di debito astratto è il rovescio dell’onere della prova, ossia

tocca al debitore, in caso lo volesse contestare, dimostrare che la causa

dell’obbligazione non è valida o non può essere

invocata.

10.

L’escussa nega la

validità del doc. C quale riconoscimento di debito, sostenendo che i contratti

di prestito alla base dello stesso sarebbero nulli in quanto violerebbero il

divieto d’usura prevedendo un tasso di interesse del 20% per la durata di

quattro mesi di un prestito garantito da ipoteca.

10.1

Non vi è dubbio

che nel caso le parti abbiano effettivamente concordato una tasso di interesse

del 20% da versare quale rimunerazione del mutuo per un periodo di quattro mesi

e mezzo tale pattuizione sarebbe in sé usuraria, ossia contraria ai buoni

costumi ai sensi dell’art. 20 CO e pertanto nulla, nullità che va rilevata

d’ufficio dal giudice del rigetto (cfr. Staehelin, op. cit., n. 48 ad art. 82; Gilliéron, op. cit., n. 75 ad art. 82). Il tasso annuo

massimo consentito dalla legge federale sul credito al consumo (LCC, RS

221.214

) ammonta a 15% (art. 14 LCC). Sebbene il Cantone Ticino non abbia

legiferato sulla base dell’art. 73 cpv. 2 CO e non esista alcuna consuetudine

di diritto federale privato (cfr. DTF 119 Ia 63, cons. 4c), si può

tuttavia considerare che, salvo circostanze particolari, un saggio annuo

superiore al 18% o al 20% è contrario ai buoni costumi anche in assenza di

regola di diritto pubblico esplicita (cfr. Christ,

Der Darlehensvertrag, in: Schweizerisches Privatrecht VII/2, Basilea/Stuttgart

1979, p. 248; Weber, Berner

Kommentar VI/1/4/1, Berna 1982, n 150 ad art. 73; Schraner, Zürcher Kommentar V.1.e.1, 3. ed., Zurigo 1991, n.

112.

ad art. 73; Schwenzer,

Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, 2a.ed., Berna 2000, n.

10.

; in DTF 93 II 191, il Tribunale federale ha ritenuto inammissibile

un tasso del 26%; in II CCA 12 dicembre 1997 [12.97.281], la seconda Camera

civile del Tribunale d’appello ha considerato che il tasso massimo del 18% consentito

dal Concordato intercantonale concernente la

repressione degli abusi in materia d’interesse convenzionale (RS 221.121.1),

nel frattempo abrogato, e di cui il Cantone Ticino non era parte, costituiva anche un valido punto di riferimento per il nostro

cantone). Interessi pattuiti ad un tasso del 20% per 4 mesi e mezzo sarebbero

quindi chiaramente nulli. Secondo giurisprudenza e dottrina, il tasso

d’interesse dovrebbe essere ridotto a quello legalmente ammissibile che le

parti avrebbero pattuito qualora la nullità della loro convenzione fosse stata

loro nota (nullità parziale, Teilnichtigkeit). Tale riduzione implica la

valutazione delle circostanze concrete a fondamento della conclusione del

contratto che esula tuttavia dal limitato potere di cognizione del giudice del

rigetto dell’opposizione. L’istanza andrebbe quindi respinta per l’intero

importo conteggiato quale interesse, senza pregiudizio di una decisione diversa

del giudice del merito in un’eventuale causa di riconoscimento del credito ex

art. 79 cpv. 1 LEF.

10.2

In prima sede la convenuta ha

prodotto uno scritto, apparentemente allestito da una terza persona, non datato

e non firmato (doc. 1), nel quale sono indicati degli importi che AO 1 avrebbe

mutuato nel corso del 2006 a AP 1 e per i quali sarebbe stato pattuito, ogni

qualvolta, un tasso d’interesse del 20%, da corrispondere “einmalig”. Ora è

vero che nella procedura di rigetto dell’opposizione di cui all’incarto

EF.2007.413 - poi stralciata dai ruoli per intervenuto ritiro dell’istanza – di

fronte all’eccezione della convenuta, secondo cui il tasso di interesse al 20%

accordato sui prestiti erogati nel 2006 (su cui sarebbe, a suo giudizio, stata basata

l’istanza di rigetto dell’opposizione) configura gli estremi dell’usura, il procedente

aveva ammorbidito la sua posizione, riconoscendo per lo meno che tale interesse

era da intendersi “einmalig”, cioè da pagarsi un sola volta soltanto, ritenuto

del resto che il rigetto concerneva il credito di fr. 320’0000.- oltre

accessori garantito dalla cartella ipotecaria (cfr. verbale di udienza del 7

luglio 2008). Nel caso in esame, tuttavia, la parte istante, per quanto

riguarda il credito di cui al doc. C (documento del resto esibito come doc. L

nella precedente causa di rigetto dell’opposizione, come allegato all’istanza

di sospensione del procedimento 17 gennaio 2008 in vista di trattative bonali per la soluzione dell’allora contenzioso; cfr. anche verbale di udienza

del 7 luglio 2008), il creditore (qui istante) non ha fatto più alcuna

concessione: in occasione del contradditorio del 21 ottobre 2010 ha infatti asserito che sul doc. C figura soltanto il capitale di fr. 220'000.- , e non quindi

alcun interesse, soggiungendo che i documenti prodotti dall’escussa in parte

non sono nemmeno firmati dal creditore e che essi sono comunque antecedenti al

riconoscimento di debito in rassegna, che del resto la documentazione esibita

dalla convenuta non dimostra affatto che sia l’istante a pretendere interessi

al di sopra di quelli consentiti e che semmai è stata quest’ultima a completare

gli atti in questione. Nelle osservazioni all’appello la parte istante ha insistito

nel far valere che è stata l’escussa a inserire negli atti da lei prodotti il

tasso di interesse del 20% e che egli non ha mai preteso (nemmeno nella precedente

procedura di rigetto dell’opposizione) e mai pretenderà dalla debitrice un

interesse annuo al tasso del 20%, che l’oggetto della vertenza è unicamente il

riconoscimento di debito doc. C , che il credito posto in esecuzione riguarda

il capitale riconosciuto di fr. 220’000.- (oltre gli interessi di mora legali)

e che le disquisizioni sull’usura si rivelano perciò infondate (osservazioni, pag.

4.

e 5).

10.3

Come a giusta ragione rivelato dall’istante, nei documenti

menzionati e prodotti dalla convenuta non vi è alcun accenno né a quanto da

questa eccepito in occasione dell’udienza di discussione del 27 ottobre 2010,

ossia che il preteso interesse al 20% doveva essere corrisposto per un mutuo

della durata di soli 4 mesi e mezzo, né in ogni modo al fatto che gli interessi

e i crediti ivi indicati, specie nel doc. 1, abbiano una relazione con la somma

di fr. 220'000.- qui posta in esecuzione; per tacere del fatto che lo stesso

doc. 1 nemmeno risulta sottoscritto, tanto meno dall’istante. Gli ulteriori

documenti prodotti dall’appellante, ossia lo scritto 5 gennaio 2007 di AO 1

(doc. 2) e i contratti di credito (“Private Darlehensvereinbarung”) 9 ottobre

2006.

e 24 ottobre 2006 (doc. 3), non fanno poi alcun accenno all’ammontare

degli interessi pattuiti. Del resto, il riconoscimento di debito su cui l’istante

ha fondato la domanda di rigetto provvisorio dell’opposizione è successivo non

solo ai documenti 1,2 e 3, ma anche alla presentazione dell’istanza di rigetto

provvisorio di cui all’incarto EF.2007.413, sfociata nelle eccezioni sollevate

dall’escussa all’udienza del 7 luglio 2008; tale atto (doc. C), a ben vedere, parrebbe

essere stato rilasciato proprio nell’intento di risolvere bonariamente l’originaria

vertenza (cfr. istanza di sospensione del 17 gennaio 2008; doc. L inc.

EF.2007.413). Ciò posto, iI richiamo alla discussione del 7 luglio 2008, in cui si era discusso di un interesse al 20% (“einmalig”) si rivela per finire inutile, dato

che il doc. C, limitato al riconoscimento del solo capitale di fr. 220'000.-,

porta, come visto, la data 16 gennaio 2008, che è quindi successiva all’istanza

27.

novembre 2007 alla quale la convenuta si era opposta per i motivi da essa

partitamente indicati nel verbale di udienza del 7 luglio 2008. Ne consegue che

a sostegno della propria versione AP 1 non ha pertanto fornito i necessari

riscontri oggettivi atti a rendere verosimile, ai sensi dell’art. 82 cpv. 2

LEF, che la somma di cui al riconoscimento di debito doc. C conterrebbe, tra

l’altro, addendi costitutivi di usura, segnatamente di interessi

convenzionali, al 20% , capitalizzati. Ne discende

pertanto la reiezione dell’appello.

11.

Tassa di

giustizia e indennità per entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 48, 49,

61.

cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

Per i quali motivi,

richiamati

gli art. 82 cpv. 1 e 2 LEF; 17, 20, 73 cpv. 2 CO; 101 CPC/TI; 20 cpv. 2 e 3

vLALEF; 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF

pronuncia:

1.

L'appello

è respinto.

2.

La tassa di giustizia del presente giudizio di fr. 900.--, da

anticipare dall'appellante, è a carico di AP 1, la quale rifonderà a AO 1 fr.

1'500.- di indennità.

3.

Intimazione

a:

- __________.

PA 2, __________;

- __________.

PA 1, __________.

Comunicazione

alla Pretura __________

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente Il

segretario

Giacché il valore litigioso della vertenza è di fr. 220'000.-

contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia

civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla

notificazione

(art. 72 e segg. LTF).

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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