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Decisione

14.2010.35

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14 giugno 2010Italiano29 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con

istanza 28 settembre 2009, AO 1, __________, ha chiesto al Pretore __________

nei confronti di M__________, __________ (__________), il sequestro in base

all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di “tutti i crediti e pretese di M__________

nei confronti di AP 1, […] __________, nonché tutti gli averi patrimoniali di

qualsiasi natura, compreso denaro in qualsiasi valuta, crediti, titoli e

cartevalori, incluse partecipazioni societarie, azioni, obbligazioni, o titoli

analoghi, metalli preziosi, polizze d’assicurazione, e analoghi valori

patrimoniali, di proprietà del debitore, ad esso intestati, di sua spettanza

a qualsiasi titolo o per i quali il medesimo è avente diritto economico,

depositati presso la medesima società o comunque da essa detenuti a qualsiasi

titolo”, il tutto a concorrenza di complessivi fr. 14'668'119.--, oltre a

interessi dal 22 ottobre 2007 (pari al 15 settembre 2009 a fr. 9'964'939.--). Quale causa del credito l’istante ha indicato il lodo arbitrale 2 ottobre

2007 del Tribunale arbitrale del Centro di arbitrato della Camera di Commercio

di __________, __________, la sentenza 27 febbraio 2007 del Tribunale Superiore

del Distretto giudiziale di __________ e la sentenza 4 settembre 2009 della

Camera di cassazione civile della Corte suprema di giustizia. Sulla questione

dell’appartenenza dei beni sequestrati, l’istante ha esposto che la società AP 1 è detenuta dal debitore (per 57,6%), dallo stesso istante (per 38,4%) e, dal

1989, da un terzo, __________ (4%), i quali hanno conferito alla società un

mandato fiduciario di gestione di partecipazioni societarie, che prevede quote

di ripartizione uguali alle quote azionarie.

B. Lo

stesso giorno, il Pretore ha ordinato il sequestro nei termini della

conclusione così come modificata dall’istante in occasione dell’udienza.

C. L’8

ottobre 2009, AP 1 ha interposto opposizione al sequestro, contestando la competenza

territoriale del primo giudice, il calcolo degli interessi, il tasso di cambio

applicato, la causa del sequestro e l’esistenza e/o l’appartenenza dei beni da

sequestrare. In merito a questi ultimi, a detta dell’opponente

l’istanza

sarebbe infatti imprecisa, siccome non indicherebbe se siano da sequestrare i

beni della fiduciaria detenuti per conto del debitore fiduciante oppure il credito

da questi vantato nei confronti della fiduciaria in base al rapporto fiduciario.

Inoltre, l’istan-te non avrebbe reso verosimile che il debitore sia domiciliato

all’estero né che il suo preteso credito abbia sufficienti legami con la Svizzera ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Infine, l’op-ponente ha sostenuto che il

tasso di cambio corretto sia inferiore a quello applicato dal primo giudice e

che il tasso degli interessi che maturano dopo l’emissione del lodo arbitrale

sia quello minimo legale stabilito all’art. 1617 del Codice civile __________

(in seguito CCCol.) e non il tasso bancario corrente.

D. All’udienza

di contraddittorio del 9 marzo 2010, la parte sequestrante ha prodotto un

memoriale di risposta, con cui ha anzitutto contestato la legittimazione attiva

dell’opponente, in quanto rivestirebbe unicamente il ruolo di terzo debitore.

Ha poi evidenziato come la documentazione prodotta da AP 1 a dimostrazione del tasso di cambio non avesse valore probatorio superiore a quella presentata

dalla stessa istante. In merito alla questione degli interessi, il sequestrante

ha prodotto una sentenza del Tribunal Superior di __________, che confermerebbe

l’ap­plicabilità dell’art. 884 CCCol., secondo cui il tasso degli interessi di

mora in materia commerciale, in assenza di convenzione contraria, ammonta ad

una volta e mezzo l’interesse bancario corrente. Per l’istante, il sequestro

non avrebbe carattere esplorativo, siccome ha designato con precisione il terzo

debitore – AP 1 – rispettivamente il luogo di deposito dei beni che detiene per

conto del debitore – la sua sede di __________ – e prodotto documenti che

attestano che la società detiene liquidità, crediti e partecipazioni societarie

di spettanza del debitore. Pacifica pertanto la competenza territoriale del

primo giudice. Per quanto riguarda la causa del sequestro, l’istante si è

riferito ad un memoriale di causa presentato dal debitore in __________ a

dimostrazione del fatto ch’egli ivi è domiciliato e ha ribadito come il legame

del suo credito con la Svizzera sia dato dal fatto che è sorto da abusi commessi

dal debitore unitamente ad una società con sede e amministrazione in Svizzera,

ovvero la stessa AP 1, evidenziando comunque che la questione non è determinante,

giacché il sequestro poggia sua una decisione definitiva ed esecutiva.

In

sede di replica e di duplica, le parti sono rimaste sulle loro rispettive

posizioni.

E. Con

sentenza 26 marzo 2010, il Pretore __________, Sezione 5, ha respinto l’opposizione di AP 1, confermando il sequestro in toto.

In

sintesi, egli ha statuito che l’opponente non era legittimato ad interporre

opposizione al sequestro, dal momento che la misura colpiva solo pretese e beni

intestati al debitore M__________ e non attivi (anche solo formalmente)

intestati ad AP 1, sicché quest’ultima non ne subiva alcun pregiudizio. Per

completezza e nell’eventualità di un’appellazio-ne, il primo giudice ha

d’altronde precisato che le eccezioni dell’opponente in merito al tasso di

cambio e agli interessi erano comunque infondate e che l’istante aveva reso

verosimile sia il domicilio del debitore all’estero sia l’esistenza di un

titolo esecutivo, ammettendo persino l’esistenza di un legame sufficiente del

credito con la Svizzera stante la partecipazione dell’opponente agli abusi

societari compiuti con il debitore a danno dell’istante. Il giudice di prime

cure ha infine considerato adempiute le condizioni per un sequestro generico,

siccome, da una parte, l’istante aveva provato l’esistenza di una convenzione

fiduciaria tra il debitore e AP 1 nonché la consegna alla società di averi spettanti

al primo, e dall’altra aveva indicato nell’istanza sia il luogo di deposito

degli averi che la persona del terzo debitore.

F. Con

l’appello in esame, AP 1 postula – in via principale – la riforma del giudizio

impugnato, e in via subordinata il suo annullamento e rinvio al primo giudice.

L’appellante contesta innanzitutto la decisione impugnata laddove le nega la

legittimazione attiva, perché il sequestro ne pregiudicherebbe gli interessi

non solo quale terza debitrice ma pure quale depositaria di beni del debitore,

senza contare il proprio legittimo interesse a chiarire quale credito del

debitore è stato sequestrato e se lo stesso sia sequestrabile. L’appellante

critica d’altronde le considerazioni pretorili relative alla questione del

tasso di cambio, allegando che il lodo arbitrale non ha posto interessi di mora

a carico del debitore, che gli stessi non potrebbero comunque decorrere durante

la procedura di ricorso contro il lodo e che l’art. 111 CCCol. è applicabile

solo in materia commerciale, ciò che non sarebbe il caso in concreto, trattandosi

di pretese extracontrattuali. Non potrebbe essere seguito il giudice di prime

cure nemmeno in merito alla causa del sequestro, perché il documento citato non

si riferirebbe al domicilio effettivo del debitore bensì ad una semplice

domiciliazione a scopo d’intimazio­ne di atti giudiziari, mentre sarebbe

esclusa l’esisten­za di un legame del credito – diretto contro il debitore –

con la Svizzera, poiché tutti i fatti posti a fondamento della decisione di

condanna si sarebbero svolti in __________ e non in Svizzera. L’appellante

contesta infine la sequestrabilità dell’ipotetico credito del debitore in

restituzione dei beni da essa detenuti fiduciariamente, siccome il mandato fiduciario

le è stato conferito congiuntamente e potrà quindi essere revocato solo in modo

congiunto: ora non sarebbe ipotizzabile il sequestro né dei diritti formatori

spettanti ai fiducianti né del rapporto contrattuale nel suo insieme, cioè

inclusa la facoltà di revoca del mandato. Del resto, i rapporti interni fra i

fiducianti, tutti residenti all’estero, esulerebbero dalla competenza dei tribunali

svizzeri.

G. Nelle

sue osservazioni, il sequestrante contesta la legittimazione dell’appellante

per interporre sia opposizione al sequestro che appello contro la sentenza

sull’opposizione e chiede la reiezione dell’appello. Per il resto, si esporranno

i motivi della parte appellata, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei

successivi considerandi.

Considerandi

in diritto:

1.

La

decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma

del sequestro (cfr. Reiser, Basler

Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art.

278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF)

interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e

fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c

LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.

L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei

documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al

realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate

dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il

mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà

la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro

rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate

soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther,

Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003,

n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures

provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

2.

La

legittimazione per ricorrere, che presuppone l'esistenza di un interesse degno

di protezione al ricorso, costituisce un presupposto processuale che il giudice

deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure

civile, vol. II, Berna 2001, n. 2974 seg. e 2993). Ciò vale anche per

l'opposizione al sequestro – l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve

essere “toccato nei suoi diritti” – e per il ricorso contro la decisione su

opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (CEF 12 settembre 2007, inc.

14.07

, cons. 4; 26 gennaio 2005, inc. 14.09.109, cons. 3.1; Gasser, Das Abwehrdispositiv der

Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., p. 21 seg. e

p. 148-9 ad 1.3; Jeandin, Aspects

judiciaires relatifs à l’octroi du séquestre, JdT 2006 II 67 ad 2).

2.1

Mentre il debitore

sequestrato è in linea di massimo legittimato a formulare opposizione (di

regola non è però così nei casi in cui egli sostiene che i beni sequestrati

appartengono a terzi), la legittimazione dei terzi è più difficile da

delimitare.

a) Nella dottrina è unanimamente

ammesso che il terzo che vanta un proprio diritto (di proprietà, di pegno,

ecc.) sul bene sequestrato è legittimato ad interporre opposizione al sequestro

(ad es. Gasser, op. cit., p. 605

ad c; Reiser, op. cit., n. 22 ad

art. 278; Artho von Gunten, op.

cit., p. 26 ad IV.1; Gilliéron,

Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 70 ad art. 278). Gli autori

giungono generalmente alla stessa conclusione per quanto riguarda il terzo

detentore, invocando il preteso rischio per quest’ultimo di dover risarcire il

debitore o il creditore in caso di mancato o carente adempimento degli obblighi

d’infor­mazione nei confronti dell’ufficio d’esecuzione (art. 91 LEF) e di

blocco degli attivi sequestrati (Ottomann,

op. cit., p. 256; Gas­ser, op.

cit., p. 605 ad c; Reiser, op.

cit., n. 23 ad art. 278; Meier-Dieterle, Kurz

Kommentar SchKG, Basilea 2009, n. 2 ad art. 278). Tuttavia, una parte della

dottrina ritiene che sono inoltre necessarie altre circostanze, segnatamente

l’esistenza a carico del terzo di un obbligo di discrezione (Artho von Gunten, op. cit., p. 27-29 ad

IV.2; cfr. pure Jaeger/Walder/Kull/ Kottmann, Bundesgesetz

über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997-2001, n. 8 ad

art. 278). Quest’ultima tesi è fondata. In effetti, a ben vedere, i rischi

evocati dai primi autori sono in linea di principio inesistenti, perché il

terzo è tenuto per legge ad informare l’Ufficio e a tenere a sua disposizione i

beni sequestrati, sicché non può ovviamente essere ritenuto responsabile per

essersi conformato alla legge (semmai è il creditore o lo Stato a rispondere

delle conseguenze di un sequestro ingiustificato o irregolare). Perché sia

considerato toccato “nei suoi diritti” è quindi necessario che il terzo subisca

un pregiudizio qualificato dovuto a circostanze particolari, ricordato come in

linea di principio il terzo non sia ammesso ad interporre opposizione nell’inte­res­se

della legge o del debitore (Reeb,

op. cit., p. 474). Essendo in definitiva tali limiti gli stessi di quelli posti

per l’ammissione della legittimazione del terzo debitore, ai fini della loro

concretizzazione si può rinviare al successivo considerando.

b) La situazione dei

terzi debitori è controversa.

aa) Per alcuni autori, i

terzi debitori non sono in linea di massima legittimati ad interporre

opposizione, a meno che il sequestro determini loro un pregiudizio qualificato,

segnatamente intralci gravemente la loro attività economica (Reiser, op. cit., n. 24-25 ad art. 278;

nello stesso senso: Artho von Gunten,

op. cit., p. 27-29 ad IV.2 [con

una riserva a favore delle banche]; Stoffel/

Chabloz, Commentaire romand de la LP, Basilea/Gi­nevra/ Monaco 2005, n.

17.

ad art. 278). Per altri, il solo fatto che il sequestro determini un

cambiamento del luogo d’adempimento sembra bastare a legittimare il terzo

debitore (Ottomann, op. cit., p.

256-7 ad c; Gasser, op. cit., p.

605.

ad c ). V’è infine chi pare non porre alcun limite (Brönnimann, Feststellung des neuen Vermögens, Arrest,

Anfechtung, in Das revidierte Schuldbetreibungs- und Konkursgesetz (SchKG),

Berna 1995, p. 134 ad d; Cometta,

Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, Rep. 2000, p. 33 ad 8.3.1).

bb) Secondo la

giurisprudenza federale (DTF 112 III 1 cons. 1d e implicitamente anche DTF 125

III 391) in materia di ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF, il terzo debitore è legittimato

a ricorrere contro l’esecuzione del sequestro per salvaguardare i diritti che

la legge gli accorda. La sua legittimazione non è quindi sempre data (cfr. DTF

79.

III 3), ma egli deve rendere verosimile che il sequestro pregiudica in modo

rilevante i propri interessi di fatto (arrecando importanti disturbi alla sua

attività economica, cfr. DTF 80 III 124 s., cons. 2, 96 III 109 cons. 1) o lede

i propri diritti (carente indicazione dell’importo massimo da sequestrare, cfr.

DTF 103 III 37 s., cons. 1). Questi principi sono vincolanti anche per

l’interpretazione dell’art. 278 LEF, giacché la nozione di lesione degli

interessi personali dell’opponente è vicina a quella analoga ritenuta per la

determinazione della legittimazione a ricorrere contro un provvedimento

esecutivo in virtù dell’art. 17 LEF (Gilliéron,

BlSchK 1995, p. 134 ad IV/A; Reeb,

op. cit., p. 474; Piégai, op.

cit., p. 162 ad a-b; A. Brogli, La

procédure sommaire en droit des poursuites, tesi Losanna 2003, p. 174).

cc) Di conseguenza, il

terzo debitore – come pure il terzo detentore – per poter opporsi al sequestro

deve dimostrare di subirne un pregiudizio qualificato. In particolare, si dovrà

riconoscere la legittimazione del terzo nell’ipotesi in cui il decreto di sequestro

è manifestamente nullo, segnatamente quando, a causa della mancanza di chiarezza

della sua formulazione, esso potrebbe colpire beni di proprietà di terzi e

ingenerare così un pregiudizio a danno del terzo (cfr. per analogia CEF 26

gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 2.2 e 3.3, e il rinvio alla DTF 130 III 579

segg.; Stoffel/Chabloz, op. cit.,

n. 17 ad art. 278).

2.2

Nel caso in esame, l’appellante

giustifica la propria legittimazione facendo valere che il sequestro è rivolto

nei suoi confronti anche nella sua asserita qualità di detentore per conto del

debitore degli ipotetici beni da sequestrare e allega d’altronde il proprio

interesse a chiarire quale credito del debitore è stato sequestrato (appello ad

5). Mentre la prima circostanza, come visto, non è in sé sufficiente a

ritenerla legittimata, il secondo argomento è invece fondato (cfr. cons.

2.

/cc), a prescindere dalla questione – appunto da risolvere – di sapere se il

decreto sia davvero ambiguo. Non si vede per contro quale interesse personale

degno di protezione possa avere l’appellante a contestare l’importo del credito

vantato dal sequestrante o la causa del sequestro, e del resto essa non ne

allega alcuno. In qualità di destinataria della sentenza impugnata,

l’appellante, come da essa stessa rettamente rilevato, avrebbe ovviamente qualità

per contestare la tassa di giustizia e le spese, ma in verità non ha sollevato

alcuna censura specifica in merito. Per quanto attiene infine alla censura

fondata sull’asserita insequestrabilità dei beni indicati nel decreto avversato,

la questione della legittimazione dell’appellante può essere lasciata indecisa,

dal momento che esula dalla competenza funzionale di questa Camera, nella sua

veste di giurisdizione d’appello (cfr. infra ad cons. 4).

3.

Ancorché in modo

perlopiù implicito, l’appellante contesta nuovamente in sede d’appello la

competenza territoriale del primo giudice – questione che va esaminata

d’ufficio (Gilliéron, Commentaire,

n. 38 ad art. 272; art. 97 n. 3 CPC, per il rinvio dell’art. 25 LALEF) –,

asserendo che i rapporti interni fra i fiducianti, tutti residenti all’estero,

esulerebbero dalla competenza dei tribunali svizzeri. Sennonché, come si avrà

ancora l’occasi­one di specificare meglio in seguito (infra ad consid.

5.

-54), dal suo testo si evince chiaramente che il decreto di sequestro ha

quale oggetto le pretese di M__________ nei confronti della stessa appellante

fondate sulla convenzione fiduciaria 25 agosto 1989, rispettivamente i beni

detenuti da essa presso la propria sede per conto del debitore. Ora, è

l’appellante stessa ad aver giustamente ricordato, in prima sede, come i crediti

nei confronti di una persona domiciliata all’estero siano reputati localizzati

al domicilio o alla sede del terzo debitore (fra tanti: DTF 128 III 473, cos.

3). E non è contestato – ciò che peraltro conferma una semplice consultazione

del registro di commercio – che l’appellante abbia la sede in Svizzera, e

meglio nel circondario del primo giudice, né che la stessa sia parte della

convenzione fiduciaria rinnovata nel 1989 (doc. S). E nulla mutano le critiche

dell’appellante in merito all’ubica­zio­ne del domicilio del debitore, perché

seppure quest’Ultimo fosse domiciliato in Svizzera – ciò che in base agli atti

pare tuttavia inverosimile – le sue pretese andrebbero comunque considerate

situate in Svizzera. D’altronde pure i beni mobili e i titoli del debitore

detenuti dall’appel­lante presso la propria sede, rispettivamente le sue

pretese in restituzione di beni del debitore situati all’estero, sono da

considerare localizzati nel circondario del giudice di prime cure (ad es. Stoffel/ Chabloz, op. cit., n. 38-39 e

41.

ad art. 272). La competenza del Pretore __________ è pertanto indiscutibile.

4.

Come

accennato in precedenza, l’appellante contesta la sequestrabilità

dell’ipotetico credito del debitore in restituzione dei beni da essa detenuti

fiduciariamente, siccome lo ritiene irrealizzabile, dal momento che sorgerebbe

unicamente nel momento in cui congiuntamente i fiducianti dovessero revocare il

mandato fiduciario; ora, il diritto di richiedere la revoca del mandato, quale

diritto formatore, non potrebbe essere sequestrato né potrebbe esserlo il

rapporto contrattuale nel suo insieme.

4.1

L'impignorabilità

giusta gli art. 92 e 93 LEF deve in linea di massima essere fatta valere

mediante ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF (Ochsner,

Commentaire romand de la LP, Basilea/Gine­vra/Monaco 2005, n. 43-45 ad art. 92;

Gilliéron, Commentaire, n. 62 ad

art. 275; Reiser, op. cit., n. 14

ad art. 278), ritenuto che la mancata tempestiva formulazione del gravame vale

in genere quale rinuncia al beneficium competentiae (CEF 12 gennaio 2000 15.1999.00187).

Eccezionalmente, il giudice, nella fase di concessione del sequestro (ad es. se

l’istante dovesse chiedere il sequestro della rendita AVS percepita dal

debitore) oppure nella procedura di opposizione (art. 278 LEF), può annullare

il proprio provvedimento qualora la nullità del sequestro sia manifesta (cfr. Commentaire

romand de la LP, Basilea/Gine­vra/Monaco 2005, n. 17 ad art. 22;

Lorandi, Betreibungsrechtliche Besch­werde

und Nichtigkeit, Basilea/Gine­vra/Monaco 2000, n. 161 ad art. 22).

4.2

Nella

DTF 108 III 101 (cons. 5), il Tribunale federale ha considerato nulli il pignoramento

e il sequestro di attivi, che per la loro stessa natura non possono essere realizzati

(nel caso di specie il diritto di una banca accreditante nei confronti della

banca corrispondente alla consegna dei documenti previsti nella lettera di

credito). Secondo Gilliéron (op.

cit., n. 68 e 70 ad art. 275), la censura dell’impignorabilità fondata su norme

che esulano dalla LEF o per la stessa natura del diritto patrimoniale di cui è

chiesto il sequestro dovrebbe essere fatta valere con opposizione giusta l’art.

278.

LEF. Non è chiaro il motivo di tale distinzione, visto che le autorità esecutive,

nell’ambito delle proprie competenze, devono tenere conto di tutta la

legislazione (e non solo della LEF), non da ultimo in virtù del rinvio – non

esaustivo (ad es. Ochsner, op.

cit., n. 204 ad art. 92) – dell’art. 92 cpv. 4 LEF. Essendo la questione della

pignorabilità di natura prettamente esecutiva, è invece più corretto

considerare anche in tali ipotesi che l’esame della censura compete

esclusivamente all’autorità di vigilanza, fatti salvi i casi di nullità

manifesta.

4.3

Nel

caso concreto, l’impignorabilità dei beni indicati nel decreto di sequestro non

può dirsi manifesta. In effetti, contrariamente a quanto sostiene l’appellan­te,

la pretesa dei mandanti in restituzione dei beni detenuti fiduciariamente

dall’appellan­te nel loro interesse non è condizionata alla revoca della

convenzione, come risulta dal suo art. 4 e, a contrario, 7 (doc. S). Del resto,

il diritto alla restituzione di “tutto ciò che per qualsiasi titolo” il

mandatario ha ricevuto in forza del mandato (art. 400 cpv. 1 CO), compresi

quanto consegnatogli dallo stesso mandante, esiste già prima della fine del

mandato, come pure l’obbligo di ritrasferire al mandante i diritti che il mandatario

ha acquistato (a proprio nome ma per conto del mandante) nell’adempimento del

mandato (ad es. Ter­cier/ Favre, Les

contrats spéciaux, 4a ed., Ginevra/Zurigo/ Basilea 2009, n. 5166,

5168.

e 5172). Vero è che la convenzione fiduciaria – e meglio i suoi

combinati art. 3 e 4 – sembra comunque prescrivere un’azione congiunta dei

mandanti anche per quanto riguarda l’esercizio del diritto di restituzione. Secondo

la dottrina (v. Fellmann, Berner

Kommentar VI/2.4, Berna 1992, n. 108 e titolo del n. 113), ciascun mandante

potrebbe però esercitare singolarmente la pretesa in restituzione di averi

divisibili anche se il mandato è stato conferito congiuntamente. Gli autori non

precisano se la regola è da intendersi imperativa oppure – come sembra – dispositiva.

Andrebbe d’altronde esaminato se fra i fiducianti sussiste una società semplice

ai sensi del diritto svizzero, come l’ha peraltro stabilito la seconda Camera civile nella causa avviata dal sequestrante contro la fiduciaria nel 1994 in restituzione dei beni fiduciari (STF 23 aprile 2003, inc.4C.315/ 2002, cons. 4). Infatti, salvo convenzione contraria, l’esercizio dei diritti comuni è in linea di massima

retto dalla regola dell’

unanimità

(art. 534 cpv. 1 CO); d’altronde i beni “trasferiti alla società” (e nel caso

concreto tramite intestazione fiduciaria all’appellante), così come quelli da

essa acquistati per conto dei soci, appartengono loro in proprietà comune (art.

544.

cpv. 1 CO) e i loro creditori non possono far valere i propri diritti che

sulla quota sociale del loro debitore (art. 544 cpv. 2 CO). In altre parole, i

beni indicati nel decreto di sequestro – che non comprendono la quota del

debitore nell’eventuale società semplice formata dai tre fiducianti – potrebbero

effettivamente risultare impignorabili (cfr. art. 1 cpv. 1 e 2 del Regolamento

del Tribunale federale concernente il pignoramento e la realizzazione di

diritti in comunione, RS 281.41). Sennonché tale conclusione, come pure

l’ipotetica correlata nullità dell’esecuzio­ne del sequestro, non possono ritenersi

manifeste, segnatamente in assenza di accertamenti in merito ai rapporti interni

tra fiducianti. Ora, siffatti accertamenti, prescritti dall’art. 20a cpv. 2 n.

2.

LEF, sono esclusi in questa sede (art. 20 cpv. 2 e 6 LALEF).

4.4

A

differenza delle semplici speranze o aspettative di fatto – che sono

impignorabili – le aspettative fondate – come in concreto – su una relazione

giuridica esistente possono essere pignorate, e quindi sequestrate (art. 275

LEF) nella misura in cui il loro valore possa essere sufficientemente determinato,

ciò che dipende dal numero e dall’importanza degli ostacoli che impediscono

l’avve­nimen­to della condizione (cfr. in proposito: CEF 26 gennaio 2010, inc.

15.09

, cons. 3.1; Gillié­ron,

Commentaire de la LP, vol. II, Losanna 2000, n. 18-21 ad art. 92; vonder Mühll, op. cit., n. 2 ad art. 92;

Ochsner, Commentaire romand de la

LP, Basilea/Gi­nevra/Monaco 2005, n. 47-51 ad art. 92). Tale esigenza tende ad

evitare sperperi insensati (DTF 97 III 27), ossia la realizzazione di pretese

condizionali per un prezzo irrisorio in rapporto al loro valore potenziale.

a) In

tale ottica, il Tribunale federale vieta in linea di massima il pignoramento o

il sequestro delle singole pretese del proprietario sull’og­getto della sua

proprietà, in particolare della sua pretesa di rivendicazione (cfr. DTF 44 III

19-20; 60 III 232 segg. ad cons. 4; 108 III 97, cons. 3, con ulteriori rif.).

L’appellan­te ritiene che il sequestro in esame violi tali principi, in quanto

colpirebbe il diritto di richiedere la revoca del mandato fiduciario.

Misconosce tuttavia il fatto che in realtà il sequestro si riferisce a “tutti

i crediti e pretese” del debitore nei confronti della fiduciaria, sicché

non v’è alcun rischio di smembramento dei diritti in questione.

b) Quanto

agli “inestricabili problemi giuridici” evocati nel ricorso (a pag. 8) in

merito alla revoca del mandato congiunto e allo scioglimento dei rapporti interni

fra mandanti, è sufficiente rilevare in questa sede come il sequestrante, nella

sua qualità di membro dell’eventuale società semplice formata dai tre

fiducianti, disponga verosimilmente dei mezzi di provocarne lo scioglimento

(cfr. art. 545 cpv. 1 n. 3, 6 o 7 CP), secondo una procedura che prevede

soluzioni ai problemi denunciati dall’appellante. Anche sotto questo punto di

vista il sequestro non appare pertanto manifestamente nullo.

5.

Secondo

l’appellante, non avendo il sequestrante reso verosimile l’esistenza di un solo

bene sequestrabile, non sarebbero date le condizioni per un sequestro generico.

5.1

L'esame

dei presupposti di ammissibilità di un sequestro generico sono di esclusiva

competenza delle autorità giudiziarie nell’am­­bito della procedura di

opposizione al sequestro giusta l’art. 278 LEF (CEF 2 febbraio 2004, inc.

15.03

, RtiD II-2004, 775 segg. N. 94c).

5.2

Nella

prassi, i sequestri generici ("Gattungsarreste") sono ammessi,

purché il luogo di deposito degli attivi, rispettivamente l'identità del terzo

debitore siano indicati e resi verosimili (cfr. DTF 130 III 579 segg.; STF 17 febbraio

1999, BlSchK 2000, 142; 103 III 86 e 91; 100 III 28; Stoffel, op. cit., n. 29-30 ad art. 272; Rei­ser, op. cit., n. 45 ad art. 275; Gilliéron, Commentaire, n. 53 ad art.

272; Jaques, La saisie et le

séquestre des droits patrimoniaux dont le débiteur est l’ayant droit

économique, ZZZ 2005, 346 ad 4.1; troppo restrittivi: Amonn/Walther, op. cit., n. 35 ad § 51). In materia

bancaria, per evitare il rischio di sequestri puramente esplorativi (cosiddetti

"Sucharreste"), si esige dal sequestrante che renda verosimile,

mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del debitore presso la

banca indicata (cfr. CEF 25 luglio 2000 [15.00. 75], cons. 4.3; 10 aprile 2000

[14.99.80], cons. 5; 26 gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 3.2). Per

l’analogia delle situazioni, questa giurisprudenza va senz’al­tro estesa alle

relazioni fiduciarie non bancarie.

5.3

Nel

caso concreto, il sequestrante, si noti bene già con l’istanza,

ha reso più che verosimile l’esistenza di una relazione giuridica tra il

debitore e l’appellante, producendo la convenzione fiduciaria che li lega (doc.

R e S). La richiesta di sequestrare “tutti i crediti e pretese di M__________

nei confronti di AP 1 […] __________”, è quindi valida giacché indica senza

ambiguità l'identità del terzo debitore e la causa delle possibili pretese del

debitore (cfr. Stoffel/Chabloz,

op. cit., n. 24 ad art. 272). Poco importa che il decreto non si riferisca

esplicitamente alle pretese in restituzione dei beni detenuti in via

fiduciaria. La giurisprudenza non esige infatti che il creditore designi anche

precisamente l’oggetto e l’importo delle singole pretese da sequestrare (fosse

il caso, l’istituto del sequestro diventerebbe in ampia misura illusorio). Per

quanto riguarda il caso in esame, basta constatare qui come l’appellante non

abbia contestato l’esistenza della convenzione fiduciaria né preteso che si sia

nel frattempo estinta, sicché appare plausibile, già semplicemente in funzione

della stessa natura delle convenzioni fiduciarie, che il debitore possa far

valere pretese contro la fiduciaria, segnatamente in restituzione dei beni

ceduti a titolo fiduciario e/o dei loro frutti. Lo confermano del resto

esplicitamente il punto 4 della Convenzione (doc. S) e altri documenti

allestiti dall’appellante (doc. T, U e V). Non sussiste poi alcun dubbio

sull’appartenenza delle pretese sequestrate, poiché il sequestrante ha

esplicitamente limitato l’originaria istanza ai crediti e pretese “di M__________”.

5.4

Un

discorso analogo va tenuto per “gli averi patrimoniali di qualsiasi natura

[…] di proprietà del debitore, ad esso intestati, depositati presso la medesima

società”. Tale formulazione precisa infatti il luogo di situazione dei beni

corporali sequestrati, ovvero la sede della società. Il sequestrante ha

d’altronde specificato anche il loro genere (“denaro in qualsiasi valuta,

crediti, titoli e cartevalori, incluse partecipazioni societarie, azioni,

obbligazioni, o titoli analoghi, metalli preziosi, polizze d’assicurazio­ne, e

analoghi valori patrimoniali”) e reso verosimile che l’appellante detiene

partecipazioni (quindi, si può supporre, titoli) nella società __________

nonché verosimilmente in almeno un’altra società (cfr. doc. T, U, V e STF 23

aprile 2003, inc.4C.315/2002); la stessa fiduciaria ha riconosciuto che i

titoli appartengono ai fiducianti (pto 2 della Convenzione, doc. S, e doc. T e

U).

5.5

Riassumendo,

l’istante ha reso verosimili l’esistenza e l’appar­tenenza al debitore sia di

determinati crediti nei confronti dell’ap­pellante che di beni mobili (titoli),

sicché il decreto di sequestro, così come formulato, è corretto, e la reiezione

dell’opposizione merita conferma.

6.

Al

termine del suo appello, AP 1 rileva che nel suo dispositivo n. 1 la sentenza

impugnata dichiara inammissibile (recte: non ha ammesso, ossia ha respinto) l’opposizione

interposta dal debitore M__________, ancorché solo l’appellante ha formulato

opposizione. Tale circostanza, secondo l’appellante, comporta la nullità della

sentenza impugnata qualora l’appello non fosse accolto per i motivi esposti in

precedenza. Giacché, rileva l’insorgente, una sentenza nella quale il

Dispositivo

dispositivo dichiara non ammessa una domanda che sarebbe stata formulata da

qualcuno che non ha preso parte al procedimento è già per questo motivo nulla.

Anche la parte appellata si sofferma sull’argomento, rilevando tuttavia che

l’errata formulazione del dispositivo è conseguente a una manifesta svista

redazionale, che può essere corretta direttamante da questa Camera senza

ulteriori formalità. Ora, dal fascicolo processuale e dalla sentenza impugnata

risulta di meridiana evidenza che l’opposizione al sequestro è stata proposta

in data 8 ottobre 2009 dalla sola AP 1 e non (anche) da M__________ Di questa circostanza

ne danno atto del resto, come visto, le parti medesime che nei rispettivi

allegati si dipartono dal dato di fatto che l’opposizione al sequestro – ossia

il tema del contendere davanti alla a questa Camera - è stata presentata

infruttuosamente davanti al Pretore dalla qui appellante AP 1. Ciò posto, onde

evitare eventuali equivoci e malintesi futuri, motivi di opportunità e di

economia processuale richiedono così che in relazione a questo aspetto questa

Camera provveda di moto proprio e senza far capo ad inutili formalismi

procedurali a fare la necessaria chiarezza, rettificando semplicemente il dispositivo

n. 1 della sentenza impugnata, nel senso di indicare nella AP 1 il soggetto che

ha infruttuosamente sollevato opposizione al decreto di sequestro in rassegna

(cfr. CEF, sentenza del 27 aprile 2010, inc. n. 14.2010.21, consid. 15). Nella

misura in cui l’insorgente ravvisa un motivo di nullità nel citato dispositivo,

l’appello va perciò di nuovo disatteso. Considerata la particolarità del caso,

per questa operazione non si giustifica – sotto questo profilo – né il prelievo

di una tassa di giustizia complementare, né l’assegnazione di indennità.

7. Nella

misura in cui è ricevibile, l’appello va quindi respinto.

La

tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza. L’importo

di queste ultime viene determinato in funzione dei limiti inferiori stabiliti

all’art. 11 cpv. 2 lett. a e b del Regolamento sulla tariffa per i casi di

patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle

ripetibili (RL 3.1.1.7.1).

Richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48,

49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:

I. 1. Nella

misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto.

2. La

tassa di giustizia della presente decisione di fr. 3’000.-- è posta a carico di

AP 1, che rifonderà a AO 1 fr. 20'000.-- a titolo di indennità.

II. 1. Il

dispositivo n. 1 della sentenza 26 marzo 2010 del Pretore del Distretto __________

(EF.2009.2784), è così rettificato:

“1. L’opposizione 8/9 ottobre 2009 di AP 1, __________,

avverso il decreto di sequestro 28 settembre 2009 su istanza AO 1, __________, __________,

non è ammessa:

§ Di

conseguenza è confermato il sequestro no. __________ decretato il

28 settembre 2009.”

2. Non

si preleva una tassa di giustizia, né si assegnano indennità.

III. Intimazione

a:

- avv. PA

2, __________;

- avv. PA

1, __________.

Comunicazione

alla Pretura __________

Per la Camera di esecuzione e

fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente Il

segretario

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il

valore litigioso della vertenza è di fr.. 14'668'119.—, contro la presente

decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72

e segg. LTF), con la limitazione di cui al’art. 98 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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