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Decisione

14.2010.40

Opposizione al sequestro. Legittimazione dei terzi. Condizioni (indicazione dell'identità del terzo e indizi d'abuso) per il sequestro di beni formalmente intestati ad un terzo

18 giugno 2010Italiano25 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con

istanza 28 settembre 2009, AO 1, __________, ha chiesto al Pretore __________

nei confronti di TERZ 1, __________ (), il sequestro in base all'art. 271 cpv.

1 n. 4 LEF di “tutti i crediti e pretese di TERZ 1 […] nei confronti di AP 1,

[…] Mendrisio, nonché tutti gli averi patrimoniali di qualsiasi natura,

compreso denaro in qualsiasi valuta, crediti, titoli e cartevalori, incluse

partecipazioni societarie, azioni, obbligazioni, o titoli analoghi, metalli

preziosi, polizze d’assicurazione, e analoghi valori patrimoniali, di proprietà

del debitore, ad esso intestati, di sua spettanza a qualsiasi titolo o per i

quali il medesimo è avente diritto economico, depositati presso la medesima

società o comunque da essa detenuti a qualsiasi titolo”, il tutto a concorrenza

di complessivi fr. 14'668'119.--, oltre a interessi dal 22 ottobre 2007 (pari a

fr. 9'964'939.-- al 15 settembre 2009). Quale causa del credito l’istante ha

indicato il lodo arbitrale 2 ottobre 2007 del Tribunale arbitrale del Centro di

arbitrato della Camera di Commercio di Medellin, Colombia, la sentenza 27

febbraio 2007 del Tribunale Superiore del Distretto giudiziale di Medellin e la

sentenza 4 settembre 2009 della Camera i cassazione civile della Corte suprema

di giustizia. Sulla questione dell’appartenen­za dei beni sequestrati,

l’istante ha esposto che il debitore (per 57,6%), insieme allo stesso istante

(per 38,4%) e, dal 1989, ad un terzo, __________ (4%), detengono la società I.__________

Ltd, alla quale hanno conferito un mandato fiduciario di gestione di partecipazioni

societarie, che prevede quote di ripartizione uguali alle quote azionarie. Tra

i beni trasferiti a questa società in via fiduciaria figura un importante

credito nei confronti di Q__________ SA (ora A__________ SA), che è poi stato

ceduto a AP 1, la quale deterrebbe altri averi a titolo fiduciario per conto

dei menzionati fiducianti.

B. Lo

stesso giorno, il Pretore ha ordinato il sequestro come richiesto.

C. L’8

ottobre 2009, AP 1 ha interposto opposizione al sequestro, contestando la competenza

territoriale del primo giudice, il calcolo degli interessi, il tasso di cambio

applicato, la causa del sequestro e l’esistenza e/o l’appartenenza dei beni da

sequestrare. In merito a questi ultimi, a detta dell’appellante l’i­stanza

sarebbe infatti imprecisa, siccome non indicherebbe se siano da sequestrare i

beni della fiduciaria detenuti per conto del debitore fiduciante oppure il

credito da questi vantato nei confronti della fiduciaria in base al rapporto

fiduciario. L’istante non avrebbe reso verosimile che il credito ceduto da I.__________

Ltd sia tuttora detenuto da AP 1 “per conto anche del debitore” né che la stessa

sia “intestataria di altri averi a titolo fiduciario” e detenga “averi in

deposito o ad altro titolo, sempre di spettanza del debitore”. Si tratterebbe

di un caso tipico di richiesta di sequestro indeterminata e puramente investigativa,

che non può essere ammessa secondo la giurisprudenza federale. Inoltre, l’istan­te

non avrebbe reso verosimile che il debitore sia domiciliato all’estero né che il

suo preteso credito abbia sufficienti legami con la Svizzera ai sensi dell’art.

271 cpv. 1 n. 4 LEF. Infine, l’appellante sostiene che il tasso di cambio corretto

sia inferiore a quello applicato dal primo giudice e che il tasso degli interessi

che maturano dopo l’emissione del lodo arbitrale sia quello minimo legale

stabilito all’art. 1617 del Codice civile colombiano (in seguito CCCol.) e non

il tasso bancario corrente.

D. All’udienza

di contraddittorio del 10 marzo 2010, la parte sequestrante ha prodotto un

memoriale di risposta, con cui ha anzitutto contestato la legittimazione attiva

dell’opponente, in quanto rivestirebbe unicamente il ruolo di terzo debitore. L’istante

ha pure confermato la bontà del decreto quanto alle questioni del tasso di cambio,

degli interessi e della causa del sequestro. Per l’istan­te, il provvedimento

non avrebbe carattere esplorativo, siccome egli ha designato con precisione il

terzo debitore – AP 1 – rispettivamente il luogo di deposito dei beni che

detiene per conto del debitore – la sua sede di Mendrisio – e prodotto

documenti che attestano che alla società è stato ceduto da I.__________ Ltd, per

conto del debitore, un credito verso Q__________. Pacifica pertanto la

competenza territoriale del primo giudice. In sede di replica e di duplica, le

parti sono rimaste sulle loro rispettive posizioni.

E. Con

sentenza 15 aprile 2010, il Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Nord ha dichiarato

irricevibile l’opposizione interposta da AP 1.

In

sintesi, egli ha statuito che l’opponente non era legittimato ad interporre

opposizione al sequestro, non avendo addotto alcun attuale e grave pregiudizio

consecutivo al sequestro, limitandosi a lasciare intendere, peraltro senza

riscontri oggettivi, che il sequestro potrebbe riguardare anche beni di sua

proprietà.

F. Con

l’appello in esame, AP 1 contesta la decisione impugnata, sostenendo che il

terzo che rivendica un diritto di proprietà sui beni sequestrati è legittimato

ad interporre opposizione al sequestro indipendentemente dal pregiudizio

concreto che ne potrebbe derivare. Ora, risulterebbe dalle stesse allegazioni

dell’istante che la misura si riferisce (anche) a beni formalmente intestati

all’appellante. Nel caso specifico, quest’ultima si esporrebbe inoltre al

rischio di risarcimento per mancata esecuzione delle istruzioni dei fiducianti,

uno dei quali non è neppure parte al procedimento esecutivo. E ciò a maggior

ragione in una situazione come quella in esame, in cui i beni intestati alla

fiduciaria non potranno essere ripartiti fra i fiducianti prima dello scioglimento

del rapporto fiduciario. La sua legittimazione dovrebbe poi essere ammessa

anche per il fatto che il sequestro è stato decretato per ipotetici beni di cui

l’appellante fosse depositaria per conto del debitore. AP 1, invocando

l’effetto devolutivo dell’appello, chiede l’annullamento del sequestro,

riponendo le censure proposte in prima sede e non vagliate dal primo giudice.

G. Nelle

sue osservazioni, il sequestrante contesta la legittimazione dell’appellante per

interporre sia opposizione al sequestro che appello contro la sentenza

sull’opposizione e chiede la reiezione dell’appello. Per il resto, si

esporranno i motivi della parte appellata, per quanto necessario ai fini del

giudizio, nei successivi considerandi.

Considerandi

in diritto:

1.

La

decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma

del sequestro (cfr. Reiser, Basler

Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art.

278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF)

interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e

fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c

LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.

L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti

prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle

condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti

– è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del

provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione

del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente

confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie

(cfr. Amonn/Walther, Grundriss des

Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la

procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

2.

La

legittimazione per ricorrere, che presuppone l'esistenza di un interesse degno

di protezione al ricorso, costituisce un presupposto processuale che il giudice

deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure

civile, vol. II, Berna 2001, n. 2974 seg. e 2993). Ciò vale anche per

l'opposizione al sequestro – l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve

essere “toccato nei suoi diritti” – e per il ricorso contro la decisione su

opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (CEF 12 settembre 2007, inc.

14.07

, cons. 4; 26 gennaio 2005, inc. 14.09.109, cons. 3.1; Gasser, Das Abwehrdispositiv der

Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., p. 21 seg. e

p. 148-9 ad 1.3; Jeandin, As­pects

judiciaires relatifs à l’octroi du séquestre, JdT 2006 II 67 ad 2).

2.1

Mentre il debitore

sequestrato è in linea di massimo legittimato a formulare opposizione (di

regola non è però così nei casi in cui egli sostiene che i beni sequestrati

appartengono a terzi), la legittimazione dei terzi è più difficile da

delimitare.

a) Nella dottrina è unanimemente

ammesso che il terzo che vanta un proprio diritto (di proprietà, di pegno,

ecc.) sul bene sequestrato è legittimato ad interporre opposizione al sequestro

(ad es. Gasser, op. cit., p. 605

ad c; Reiser, op. cit., n. 22 ad

art. 278; Artho von Gunten, op.

cit., p. 26 ad IV.1; Gilliéron,

Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 70 ad art. 278).

b) Nel caso concreto,

l’appellante allega di essere legittimata ad opporsi al sequestro dei crediti a

lei intestati e dei beni di sua proprietà per i quali il debitore, secondo il

decreto, “è avente diritto economico”, per il solo fatto che essi

vengono indicati come suoi. Il sequestrante ritiene per contro che la

legittimazione le debba essere negata, in quanto non ha comprovato di essere “toccata

nei propri diritti”, rifiutando di rivelare alcunché riguardo ai beni colpiti

dal sequestro. In questa sua strategia negatoria e ostruzionistica l’appellante

non meriterebbe alcuna protezione.

c) Con l’introduzione

dell’obbligo per il sequestrante di rendere verosimile l’esistenza e

l’appartenenza dei beni di cui chiede il sequestro (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF),

il legislatore ha voluto porre un argine ai cosiddetti sequestri investigativi

o esplorativi, ovvero impedire al creditore di ottenere informazioni sul

patrimonio del debitore tramite l’istituto del sequestro. In modo corollario ed

implicito, significa che il debitore ha il diritto di tenere segreti i propri

beni di cui il creditore non ha reso verosimile l’esistenza nonché, per i beni

designati nel decreto di sequestro, di discutere la questione di sapere se il

creditore li ha sufficientemente specificati e resi verosimili. Questi diritti

vanno a maggior ragione riconosciuti anche ai terzi che rivendicano i beni da

sequestrare. Ora, se, ai fini di accertare la loro legittimazione ad opporsi al

sequestro, si esigesse dal debitore o dai terzi di dimostrare di subirne

concretamente un danno, s’imporrerebbe loro di rivelare informazioni che il

legislatore ha voluto che potessero tenere segrete. Contrariamente a quanto

sostiene il sequestrante, l’art. 278 cpv. 1 LEF deve quindi essere interpretato

nel senso che il sequestro per natura “tocca” i diritti di chi se ne pretende

proprietario o titolare. Ne consegue che la legittimazione dell’appellante va ammessa

per i suoi beni di cui il debitore è secondo il decreto di sequestro avente

diritto economico.

2.2

Parte della dottrina

giunge alla stessa conclusione per quanto riguarda il terzo detentore,

invocando il preteso rischio per quest’ultimo di dover risarcire il debitore o

il creditore in caso di mancato o carente adempimento degli obblighi legali

d’infor­mazione nei confronti dell’ufficio d’esecuzione (art. 91 LEF) e di

blocco degli attivi sequestrati (Ottomann,

op. cit., p. 256; Gas­ser, op.

cit., p. 605 ad c; Reiser, op.

cit., n. 23 ad art. 278; Meier-Dieterle, Kurz

Kommentar SchKG, Basilea 2009, n. 2 ad art. 278). Tuttavia, altri autori ritengono

che sono inoltre necessarie ulteriori circostanze, segnatamente l’esistenza a

carico del terzo di un obbligo di discrezione (Artho

von Gunten, op. cit., p. 27-29 ad IV.2;

cfr. pure Jaeger/Walder/Kull/

Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a

ed., Zurigo 1997-2001, n. 8 ad art. 278). Quest’ultima tesi è fondata. In

effetti, a ben vedere, i rischi evocati dall’altra corrente sono in linea di

principio inesistenti, perché il terzo è tenuto per legge ad informare

l’Ufficio e a tenere a sua disposizione i beni sequestrati, sicché non può

ovviamente essere ritenuto responsabile per essersi conformato alla legge

(semmai è il creditore o lo Stato a rispondere delle conseguenze di un

sequestro ingiustificato o irregolare). Perché sia considerato toccato “nei

suoi diritti” è quindi necessario che il terzo subisca un pregiudizio

qualificato dovuto a circostanze particolari, ricordato come in linea di

principio il terzo non sia ammesso ad interporre opposizione nell’inte­res­se

della legge o del debitore (Reeb,

op. cit., p. 474). Essendo in definitiva tali limiti gli stessi di quelli posti

per l’ammissione della legittimazione del terzo debitore, ai fini della loro

concretizzazione si può rinviare al successivo considerando.

2.3

La situazione dei

terzi debitori è controversa.

a) Per alcuni autori, i

terzi debitori non sono in linea di massima legittimati ad interporre

opposizione, a meno che il sequestro determini loro un pregiudizio qualificato,

segnatamente intralci gravemente la loro attività economica (Reiser, op. cit., n. 24-25 ad art. 278;

nello stesso senso: Artho von Gunten,

op. cit., p. 27-29 ad IV.2 [con

una riserva a favore delle banche]; Stoffel/

Chabloz, Commentaire romand de la LP, Basilea/Gi­nevra/ Monaco 2005, n.

17.

ad art. 278). Per altri, il solo fatto che il sequestro determini un

cambiamento del luogo d’adempimento sembra bastare a legittimare il terzo

debitore (Ottomann, op. cit., p.

256-7 ad c; Gasser, op. cit., p.

605.

ad c ). V’è infine chi pare non porre alcun limite (Brönnimann, Feststellung des neuen Vermögens, Arrest,

Anfechtung, in Das revidierte Schuldbetreibungs- und Konkursgesetz (SchKG),

Berna 1995, p. 134 ad d; Cometta,

Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, Rep. 2000, p. 33 ad 8.3.1).

b) Secondo la

giurisprudenza federale (DTF 112 III 1 cons. 1d e implicitamente anche DTF 125

III 391 in materia di ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF), il terzo debitore è legittimato

a ricorrere contro l’esecuzione del sequestro per salvaguardare i diritti che

la legge gli accorda. La sua legittimazione non è quindi sempre data (cfr. DTF

79.

III 3), ma egli deve rendere verosimile che il sequestro pregiudica in modo

rilevante i propri interessi di fatto (arrecando importanti disturbi alla sua

attività economica, cfr. DTF 80 III 124 s., cons. 2, 96 III 109 cons. 1) o lede

i propri diritti (carente indicazione dell’importo massimo da sequestrare, cfr.

DTF 103 III 37 s., cons. 1). Questi principi sono vincolanti anche per

l’interpretazione dell’art. 278 LEF, giacché la nozione di lesione degli

interessi personali dell’opponente è vicina a quella analoga ritenuta per la

determinazione della legittimazione a ricorrere contro un provvedimento

esecutivo in virtù dell’art. 17 LEF (Gilliéron,

BlSchK 1995, p. 134 ad IV/A; Reeb,

op. cit., p. 474; Piégai, op.

cit., p. 162 ad a-b; A. Brogli, La

procédure sommaire en droit des poursuites, tesi Losanna 2003, p. 174).

c) Di conseguenza, il

terzo debitore – come pure il terzo detentore – per potersi opporre al

sequestro deve dimostrare di subirne un pregiudizio qualificato. In

particolare, si dovrà riconoscere la legittimazione del terzo nell’ipotesi in

cui il decreto di sequestro è manifestamente nullo, segnatamente quando, a

causa della mancanza di chiarezza della sua formulazione, esso potrebbe colpire

beni di proprietà di terzi e ingenerare così un pregiudizio a danno del terzo

(cfr. per analogia CEF 26 gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 2.2 e 3.3, e il

rinvio alla DTF 130 III 579 segg.; Stoffel/Chabloz,

op. cit., n. 17 ad art. 278).

2.4

Nel caso in esame,

l’appellante, per i beni di cui non è proprietaria o titolare, giustifica la

propria legittimazione facendo valere di essere esposto al rischio di risarcimento

per mancata esecuzione delle istruzioni dei fiducianti, tanto più che uno di essi

non è neanche parte al procedimento e i beni potranno essere ripartiti tra di

essi solo dopo lo scioglimento del rapporto fiduciario, dal momento che il

mandato può essere revocato unicamente in modo congiunto. L’appellante invoca

poi la sua qualità di detentore per conto del debitore degli ipotetici beni da

sequestrare e allega il proprio interesse a chiarire se il sequestro abbia per

oggetto i beni detenuti in modo fiduciario oppure ipotetici crediti del

debitore verso di lei, e nella seconda ipotesi quali siano questi crediti

(appello ad 5).

a) Analogamente a quanto

ammesso in materia di ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF (cfr. supra ad cons.

2.

b), il terzo che non vanta un diritto proprio sui beni sequestrati è

legittimato ad opporsi al sequestro solo se dimostra di averci un interesse proprio, attuale, pratico e degno di protezione (Cometta, Basler Kommentar zum

SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 38 ad art. 17;

Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite,

vol. I, Losanna 1999, n. 140 segg. ad art. 17; Lorandi, Betreibungsrechtliche

Beschwerde und Nichtigkeit, Basilea/Gine­vra/Monaco 2000, n. 168 ad art. 17). È

quindi irrilevante il riferimento che fa l’appellante agli interessi del terzo

fiduciante.

b) Per quanto attiene

infine alla censura fondata sull’asserita insequestrabilità dei beni indicati

nel decreto avversato, la questione della legittimazione dell’appellante può

essere lasciata indecisa, dal momento che esula dalla competenza funzionale di

questa Camera, nella sua veste di giurisdizione d’appello.

c)Il fatto

che l’appellante sia detentrice dei beni sequestrati, come visto, non è in sé

sufficiente a ritenerla legittimata. Per contro, lo è per quanto riguarda la

discussione sulla portata esatta del sequestro (cfr. cons. 2.3/cc), a

prescindere dalla questione – appunto da risolvere – di sapere se il decreto

sia davvero ambiguo.

d) Non si

vede per contro quale interesse personale degno di protezione possa avere

l’appellante a contestare l’importo del credito vantato dal sequestrante o la

causa del sequestro, e del resto essa non ne allega alcuno.

3.

Il

decreto di sequestro si riferisce in particolare a “tutti gli averi

patrimoniali di qualsiasi natura […] per i quali” TERZ 1 è avente diritto

economico” nella misura in cui sono “depositati presso” AP 1 “o

comunque da essa detenuti a qualsiasi titolo”.

3.1

L’appellante sostiene

che su questo aspetto il sequestro sia contrario alla giurisprudenza del

Tribunale federale, secondo cui beni trasferiti a terzi in via fiduciaria non

possono essere sequestrati a favore dei creditori del fiduciante (per tutte:

DTF 106 III 89). Tale giurisprudenza sarebbe tuttora valida, seppure il

Tribunale federale, in sentenze più recenti (DTF 126 III 97, 130 III 581),

abbia ammesso il sequestro di beni di cui il debitore è il beneficiario

economico, a condizione che il sequestrante indichi l’iden­tità del terzo

detentore dei beni e renda verosimile la loro esistenza nonché il fatto che

contrariamente all’apparenza formale essi appartengono in realtà al debitore. A

titolo abbondanziale l’appel­lan­te ritiene che nel caso concreto il sequestrante

non ha comunque adempiuto le tre menzionate condizioni. Quest’ultimo sostiene

invece il contrario, evidenziando di aver indicato nell’i­stan­za il terzo

detentore/debitore – la stessa appellante – nonché il luogo di situazione dei

beni – la sede della medesima. Avrebbe poi reso credibile l’esistenza della

cessione del credito verso A__________ SA nonché l’esistenza di un rapporto fiduciario

tra sequestrante ed appellante.

3.2

Nelle sentenze citate

dall’appellante (DTF 126 III 97, 130 III 581) non vi sono indicazioni né motivi

per ritenere che il nuovo principio giurisprudenziale non sia applicabile anche

ai rapporti fiduciari (in tal senso: Stoffel,

op. cit., n. 27 ad art. 272;

Stoffel/ Cha­bloz, op. cit., n. 27 ad art. 272). Perché si giustifichi

il sequestro di beni formalmente intestati ad un terzo è determinante unicamente l’esistenza di una connivenza tra il terzo e il

debitore volta a ledere gli interessi dei creditori di quest’ultimo tramite

atti di disposizione revocabili (giusta gli art. 285 segg. LEF) o manifestamente

abusivi, a prescindere dalla forma giuridica adottata (donazione, cessione fiduciaria,

trasferimento ad un trust o a una società, ecc.) (cfr. Jaques, op. cit., pp. 331 segg., spec. ad 3.4.3). Spetta

però al sequestrante indicare nell’istanza l’identità del terzo e rendere

verosimile il carattere revocabile o manifestamente abusivo del trasferimento o

dell’intestazione. Nel caso concreto, il sequestrante ha sì indicato, nella

persona dell’appel­lante, il terzo proprietario di beni di cui il debitore

sarebbe l’aven­te diritto economico, ma non ha né allegato e tanto meno reso verosimile

che l’asserito diritto di proprietà dell’appellante sia fondato su atti abusivi

e lesivi degli interessi del medesimo istante. Anzi, afferma che la cessione

del credito verso A__________ SA si fonderebbe su una relazione fiduciaria tra

il debitore e il sequestrante da una parte e AP 1 dall’altra. In assenza

d’indizi d’abuso non v’è motivo di dipartirsi dalla regola secondo cui vanno

sequestrati in primo luogo le pretese del fiduciante nei confronti del

fiduciario e non direttamente i beni intestati a quest’ultimo (cfr. Jaques, op. cit., p. 335 ad 3.4.3). Ora,

tali pretese sono già oggetto del sequestro in esame (“tutti i crediti e

pretese di TERZ 1 […] nei confronti di AP 1”). D’altronde, il sequestro non

può nemmeno colpire beni formalmente intestati ad altri terzi, di cui

l’identità non è stata precisata. L’appello va di conseguenza accolto su questo

punto, nel senso che va depennata dal decreto di sequestro la parte che recita “o

per i quali il medesimo è avente diritto economico”.

4.

Secondo

l’appellante, il sequestrante non avrebbe designato i beni da sequestrare con

sufficiente precisione – in particolare egli non avrebbe precisato se il

sequestro verte sui beni detenuti dalla fiduciaria per conto del debitore

oppure sulle pretese del debitore nei confronti della fiduciaria – e non

avrebbe quindi reso verosimile l’esistenza di un solo bene sequestrabile, di

modo che non sarebbero date le condizioni per un sequestro generico.

4.1

L'esame

dei presupposti di ammissibilità di un sequestro generico sono di esclusiva

competenza delle autorità giudiziarie nell’am­­bito della procedura di

opposizione al sequestro giusta l’art. 278 LEF (CEF 2 febbraio 2004, inc.

15.03

, RtiD II-2004, 775 segg. N. 94c).

4.2

Nella

prassi, i sequestri generici ("Gattungsarreste") sono ammessi,

purché il luogo di deposito degli attivi, rispettivamente l'identità del terzo

debitore siano indicati e resi verosimili (cfr. DTF 130 III 579 segg.; STF 17

febbraio 1999, BlSchK 2000, 142; 103 III 86 e 91; 100 III 28; Stoffel, op. cit., n. 29-30 ad art. 272;

Rei­ser, op. cit., n. 45 ad art.

275; Gilliéron, Commentaire, n. 53

ad art. 272; Jaques, La saisie et

le séquestre des droits patrimoniaux dont le débiteur est l’ayant droit

économique, ZZZ 2005, 346 ad 4.1; troppo restrittivi: Amonn/Walther, op. cit., n. 35 ad § 51). In materia

bancaria, per evitare il rischio di sequestri puramente esplorativi (cosiddetti

"Sucharreste"), si esige dal sequestrante che renda verosimile,

mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del debitore presso la

banca indicata (cfr. CEF 25 luglio 2000 [15.00. 75], cons. 4.3; 10 aprile 2000

[14.99. 80], cons. 5; 26 gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 3.2). Per

l’analogia delle situazioni, questa giurisprudenza va senz’al­tro estesa alle

relazioni fiduciarie non bancarie.

4.3

Nel

caso concreto, il sequestrante ha allegato (e reso verosimile) l’esistenza

di una relazione fiduciaria conclusa il 25 agosto 1989 tra, da una parte, il

debitore, il sequestrante e un terzo e dall’al­tra la società I.__________ Ltd,

relativa a quote di partecipazione dei fiducianti nella società colombiana Q__________

(doc. S). Fondandosi su un verbale dell’assemblea generale straordinaria di I.__________

Ltd del 28 aprile 1998 (doc. Z), la parte appellata evidenzia come i crediti

della società verso Q__________ (__________”) siano poi stati ceduti

all’appellante con l’accordo dei fiducianti, i quali hanno convenuto che in

caso di revoca della nota convenzione fiduciaria tali crediti sarebbero stati

retrocessi ai fiducianti. Ne deduce che l’appellante, che afferma essere

detenuta dai medesimi tre fiducianti, si sarebbe così sostituita alla cedente

nel ruolo di fiduciaria, sicché il debitore sarebbe titolare nei confronti

dell’appellante non solo di una pretesa di retrocessione dei crediti verso Q__________

bensì pure di una pretesa di restituzione di tutti gli averi ricevuti da I.__________

Ltd a titolo fiduciario, e segnatamente quelli indicati nel documento AA

(osservazioni all’appello, a pag. 19-20).

a) Seguendo

l’esposizione della parte appellata, è giocoforza constatare come i crediti

verso Q__________, intestati ad I.__________ Ltd a titolo fiduciario per conto

dei tre fiducianti, siano stati ceduti da quest’ultima – e non direttamente dai

fiducianti – all’appellante. Appare pertanto verosimile che AP 1 si sia

impegnata a gestirli fiduciariamente per conto d’I.__________ Ltd, tant’è vero

che i fiducianti, che nell’as­sem­blea del 28 aprile 1998 sono intervenuti

nella loro qualità di azionisti d’I.__________ Ltd per ratificare la cessione

conclusa dalla società, hanno vincolato la retrocessione dei crediti verso Q__________

alla revoca della convenzione fiduciaria pattuita con I.__________ Ltd (doc. Z

ad 1/b). In base agli atti, i fiducianti, e segnatamente il debitore, non

sembrano pertanto disporre di alcuna pretesa diretta contro l’appellante (bensì

pretese indirette da esercitare tramite I.__________ Ltd, ciò che il

sequestrante ha peraltro fatto chiedendo il sequestro di tutte le pretese del debitore

nei confronti d’I.__________ Ltd, cfr. l’appello parallelo di cui all’inc.

14.2010

). Non v’è nemmeno negli atti traccia di assunzione da parte

dell’appellante degli obblighi d’I.__________ Ltd derivanti dalla convenzione

fiduciaria del 25 agosto 1989.

b) L’affermazione

della parte appellata secondo cui l’appellante (ossia AP 1) sarebbe detenuta

dai tre fiducianti non è corroborata dai documenti da essa prodotti. Non è

sufficiente a questo riguardo il fatto che l’avv. PA 2 sia presidente del consiglio

d’amministrazione, con firma individuale, sia d’I.__________ Ltd (doc. X) sia

di AP 1 (doc. Y). D’altronde, il sequestrante non ha reso verosimile neppure la

propria allegazione secondo cui i beni menzionati nel bilancio dell’appellante al

31.

dicembre 1995 (doc. AA) sarebbero da questa detenuti in via fiduciaria per

conto dei tre fiducianti. Sotto questo punto di vista non è determinante il fatto

che nel bilancio sia riportato il “capitale fiduciario T__________” (asserito

acronimo di T__________.), società panamense che, secondo il lodo arbitrale, il

debitore e il sequestrante avrebbero inizialmente utilizzato per gestire Q__________

(cfr. doc G, pag. 50-1): nel citato passo del lodo non è infatti precisato se i

fiducianti sono (erano) azionisti di T__________ né viene accennato ad una

cessione fiduciaria dell’ipotetica partecipazione a favore dell’appellante. In

assenza d’indizi contrari, ci si deve attenere all’apparenza delle costruzioni

giuridiche elaborate dai fiducianti, che in funzione delle allegazioni e prove

dedotte in questa sede non permettono, neanche a livello di verosimiglianza,

d’ipotizzare l’esistenza di pretese dirette del debitore nei confronti

dell’appellante né sui suoi attivi.

c) In

queste condizioni, non vi è poi spazio per il sequestro generico di tutte le

pretese del debitore verso l’appellante.

5.

L’appello

va quindi accolto, senza necessità di discutere le altre censure appellatorie

ricevibili né di rinviare la causa al primo giudice.

La

tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza. L’importo

di queste ultime viene determinato in funzione dei limiti inferiori stabiliti

all’art. 11 cpv. 2 lett. a e b del Regolamento sulla tariffa per i casi di

patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle

ripetibili (RL 3.1.1.7.1).

Richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48,

49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:

1.

L’appello

è accolto.

1.1

Di

conseguenza, la sentenza 15 aprile 2010 del Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Nord

(inc. EF.__________) è riformata come segue:

“1. L’opposizione

è accolta.

§. Di conseguenza

il decreto di sequestro del 28 settembre 2009 (n. __________) è annullato.

2.

La

tassa di giustizia di fr. 1'600.-- e le spese sono a carico di AO 1, che

rifonderà a AP 1 l’importo di fr. 20'000.-- a titolo di ripetibili.”

2.

La

tassa di giustizia della presente decisione di fr. 3’000.-- è posta a carico di

AO 1, che rifonderà a AP 1 fr. 20'000.-- a titolo di indennità.

3.

Intimazione

a:

-

avv. PA 2, __________;

-

avv. PA 1, __________.

Comunicazione

alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord.

Per la Camera di esecuzione e

fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente Il

segretario

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il

valore litigioso della vertenza è di fr.. 14'668'119.—, contro la presente

decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72

e segg. LTF), con la limitazione di cui all’art. 98 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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