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Decisione

14.2010.8

Appello (diretto) contro la reiezione dell'istanza di sequestro. Verosimiglianza del domicilio del debitore all'estero. Assenza d'indicazione concludenti in merito alla prorpietà dei beni di cui si ch

22 febbraio 2010Italiano17 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con istanza del 24 gennaio 2010 AP 1, __________, ha richiesto al

Pretore __________, nei confronti di AO 1, __________ (__________), il

sequestro ex art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF“di tutti i beni contenuti

nell’ufficio di AO 1 ubicato in __________ all’ultimo piano a destra”.

Essa

ha in sostanza preteso di avere in varie occasioni concesso prestiti a AO 1 e

meglio fr. 5'640.- il 30 maggio 2007 (act. B e C), fr. 10'000.- il 15 giugno

2007 (act. B, D, p. 3 lett. d–e, p. 4), fr. 1'000.- nel gennaio 2007 (act. B) e

fr. 700.- il 13 maggio 2009 (act. B), per un totale quindi di fr. 17'340.-. Ha

soggiunto di avere pure consegnato allo stesso AO 1, a valere quale capitale per contrattazioni, la somma di fr. 10'000.- (act. B, E), nonché fr.

3'680.- (act. B) a titolo di sostegno portafoglio. Dedotto quanto restituito

dal convenuto, ossia fr. 13’000.- (act. B), e computati gli interessi di mora

conteggiati in fr. 1'281.65 (act. B), ha puntualizzato l’istante, AO 1, che si

è riconosciuto debitore di tali somme, impegnandosi alla relativa restituzione

entro la fine di ottobre 2009 (act. B), le deve ancora fr. 19'301.85.

Nonostante il sollecito inviatogli in data 11 novembre 2009 (act. F), sempre secondo

l’istante, questi non ha provveduto a onorare il proprio impegno, da cui la

presente istanza di sequestro fondata sull’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, ritenuto

anzitutto che il convenuto risulta essere domiciliato all’estero, segnatamente

a __________ (act. G), dato che a __________ egli esplica unicamente la sua

attività lavorativa, quale indipendente e che non beneficia di alcun tipo di

permesso di soggiorno, come attestato dalla dichiarazione dell’ufficio

controllo abitanti di __________ (act. H). Per quanto riguarda il presupposto

dell’esistenza di beni appartenenti al debitore da sequestrare nel luogo

indicato nell’istanza, ha proseguito l’istante, dalla carta da lettera

utilizzata dal convenuto, risulta che egli svolge la sua attività presso i suoi

uffici ubicati all’ultimo piano dello stabile in __________, __________ (act.

C, D ed E). Quanto al credito e al suo legame con la Svizzera, anche tale

requisito, sempre secondo l’istante, risulta adempiuto: il prestito è stato

concesso per l’attività che il debitore esplica in quel di __________, la sua

restituzione era prevista direttamente alla creditrice e gli accordi sono stati

sottoscritti a __________, con conseguente applicabilità del diritto svizzero.

B. Con sentenza del 25 gennaio 2010 il Pretore __________, ha respinto

l’istanza. Premesso che per i crediti non garantiti da pegno il creditore può

chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di

sequestro (art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF) e che, in particolare, l’art. 271 cpv.

1 n. 4 LEF ammette il sequestro nel caso in cui il debitore non dimori in

Svizzera, ma il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o si fondi

su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi dell’art.

82 cpv. 1 LEF, il primo giudice ha anzitutto dato per scontata la verosimiglianza

dell’esistenza del credito preteso dall’istante sulla base della situazione

dare/avere di cui all’act. B (recte: del riconoscimento di debito),

sottoscritta dal convenuto in data 7 ottobre 2009, con la dicitura “presa

visione e accettazione” (act. B), con cui veniva quindi in buona sostanza

riconosciuto il saldo di fr. 19'301.85. Nondimeno il Pretore ha ritenuto

l’istanza carente quo ai presupposti materiali riguardanti il domicilio

all’estero del debitore e l’esistenza di beni da sequestrare nel circondario di

competenza della Pretura. Per quanto attiene al primo requisito, ha fatto

presente il giudice, l’istante si è limitata a indicare che il convenuto è

domiciliato a __________, producendo un foglio recante indicazioni scritte a

macchina di un veicolo, a suo dire, costituente un estratto della

motorizzazione” (act. G). Sennonché, egli ha osservato, tale

eccepita provenienza non risulta comprovata da alcuno elemento oggettivo.

Quanto all’altro requisito, ovvero la verosomiglianza dell’esistenza di beni di

proprietà dell’escusso al luogo del sequestro, ha proseguito il primo giudice,

l’istante si è limitata a produrre delle lettere del giugno 2007 e gennaio 2008

(act. C, D e E) e uno scritto dell’ufficio controllo abitanti dove si da semplicemente

atto che l’escusso ”non figura nell’archivio dell’ufficio controllo

abitanti” e che “in __________ vi sono unicamente uffici” (act. H).

Tali documenti – ha obiettato il Pretore - non appaiono però ancora sufficienti

per rendere verosimile che in __________ parte escussa abbia attualmente beni

di cui è titolare, ovvero uffici presso i quali vi sono beni con valore

economico sequestrabile. Del resto, ha rilevato il primo giudice, l’assunto di

parte sequestrante non può definirsi verosimile già perché risulta smentito dal

suo stesso patrocinatore, ove si consideri che in data 11 novembre 2009 questi

ha inviato una diffida di pagamento al convenuto non già all’indirizzo

dell’asserito suo ufficio in __________, bensì al recapito “c/o C__________,

in __________, __________” (act. F).

C. Con appello 1° febbraio 2010 AP 1 chiede l’accoglimento

dell’istanza, contestando le valutazioni che hanno spinto il Pretore a ritenere

che non sarebbero stati resi verosimili i presupposti del domicilio all’estero

del debitore, rispettivamente dell’esistenza di beni appartenenti allo stesso

debitore nel luogo indicato nell’istanza. Giacché, a suo giudizio, a torto il

primo giudice ha ritenuto che l’estratto della motorizzazione italiana, ove

viene indicato l’indirizzo del debitore in via __________ a __________, non

fosse sufficiente a comprovare l’esistenza di una dimora all’estero. Non vi

sono infatti elementi agli atti per dubitare della veridicità e della

provenienza di quando indicato nell’act. G, poiché le indicazioni sui dati del

veicolo e la relativa intestazione dimostrano senza ombra di dubbio che tale

documento è stato approntato dall’ufficio della motorizzazione italiana. E

nemmeno si può ragionevolmente ritenere che lo stesso documento sia stato

redatto unilateralmente dalla sequestrante. Del resto, rileva l’appellante,

l’indicazione del domicilio in Italia del convenuto non contrasta con gli altri

atti che figurano nell’incarto processuale, specie con quanto attestato dall’ufficio

controllo abitanti della __________, secondo cui l’escusso non figura

nell’archivio dello stesso ufficio e secondo cui in __________ (cfr. act. C, D

ed E), vi sarebbero soltanto degli uffici appartenenti allo stesso soggetto

(act. H). Per quel che concerne il grado di verosimiglianza dell’esistenza di

beni appartenenti al debitore negli uffici di __________, sempre secondo

l’appellante, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, la

documentazione prodotta dimostra in maniera inequivocabile come il debitore

possiede invece beni nel luogo indicato nell’istanza, ritenuto del resto che

per quel che attiene al grado di verosimiglianza dell’esistenza di beni da

sequestrare, la giurisprudenza considera sufficiente quello del 33%, ritenuto

che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di principio inidonei

a determinare il provvedimento incisivo del sequestro (CEF, sentenza del 10

novembre 2008, inc. n. 14.2000.8, consid. 2.4).

Considerandi

In diritto:

1.

Per i crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il

sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr.

art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Canton Ticino per valori superiori a fr.

2'000.- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in

cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e

16.

cpv. 3 LALEF, art. 5 LOG). Allo stadio dell’emissione del decreto di

sequestro, la procedura è unilaterale (art. 19 LALEF; stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. 3, Basilea/Ginevra/Monaco

1998, n. 45 ad art. 272). Anche l’eventuale fase ricorsuale dev’essere unilaterale,

per preservare l’effetto sorpresa caratteristico del sequestro (CEF, sentenza

del 10 novembre 2008, n. 14.2008.94 consid. 2 con richiami).

2.

Contro la decisione che rigetta integralmente o parzialmente una

domanda di sequestro è dato il rimedio di diritto cantonale dell’appello, a

condizione che emani dal Pretore e che il valore litigioso sia superiore a fr.

8'000.- (art. 18 cpv. 1 e 19 LALEF e il rinvio all’art. 272 LEF; CEF, sentenza

del 26 giugno 1998 in re. Spa c/ P.Spa; CEF, sentenza del 29 maggio 2000, n. 14.99.83,

consid. 1.1-1.6). In tale ipotesi, il legislatore federale ha infatti

rinunciato a istituire un rimedio di diritto federale (in particolare la via

dell’opposizione ai sensi dell’art. 278 LEF), lasciando tale facoltà ai singoli

Cantoni (cfr. Messaggio concernente la revisione della legge federale

sull’esecuzione e sul fallimento dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III 123; stoffel, op. cit. n. 53 ad art. 272).

Nel caso concreto il valore litigioso è di fr. 19'301.85 (art. 11 lett. e CPC e

25.

LALEF), da cui la ricevibilità dell’appello.

3.

Le decisioni in materia di sequestro vanno pronunciate in procedura

sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo

di procedura devono rispettare la massima dispositiva (“Dispositionsmaxime”),

il principio attitatorio (“Verhandlunsgmaxime”), nonché la massima di celerità

e di concentrazione(cfr. piégai,

La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi

Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Artho

von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto

altrimenti, il giudice non agisce d’ufficio, egli esamina solo ciò che è stato

allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti (“quod non

est in actis, non est in mundo”) e che possono essere assunte seduta stante

(“Beweismittelbeschränkung”). Il giudice può accontentarsi della semplice

verosimiglianza dei fatti (“Beweisstrengebe-schränkung”) ed esaminare

sommariamente i punti di diritto (“prima facie cognitio”), nella misura

compatibile con l’esigenza di celerità (cfr. hohl,

La réalisation du droit et des procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; gilliéron, Le séquestre dans la LP

revisée, in: BlSschK 1995, p. 138; B; Piégai, op. cit. p. 212; artho von gunten, op. cit. p. 85 ss.).

Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF). Nell’ambito

delle appellazioni contro il rifiuto parziale o integrale del sequestro, non

sono ammessi allegazioni e mezzi di prova nuovi, così detti “nova” (CEF,

sentenza del 10 novembre 2008, n. 14.2008.94, consid. 4 con richiamo; art. 321

cpv. 1 lett. b CPC e, a contrario, 22 cpv. 4 LALEF).

4.

Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal

giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda

verosimile l’esistenza:

1.

del

credito;

2.

di

una causa di sequestro;

3.

di

beni appartenenti al debitore.

Fra

le cause di sequestro, con riferimento alla fattispecie in esame, la legge

riconosce la circostanza in cui il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è

altra causa di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la

Svizzera o si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito

ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1. n. 4 LEF).

Ora,

nel caso concreto, avendo il Pretore (giustamente) ammesso l’esistenza del

credito sulla base del riconoscimento da parte del convenuto della situazione

di dare/avere di cui all’act. B, con la dicitura “presa visione e

accettazione”, equiparabile di fatto a un riconoscimento di debito ex art. 82

LEF, rimangono litigiose due questioni: il luogo di dimora del debitore e

l’esistenza di beni appartenenti al debitore nel luogo indicato nell’istanza di

sequestro.

5.

Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti

allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit. n. 792, p. 173). Il grado

di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo

questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF,

sentenza del 10 novembre 2008, n. 14.2008.94, consid. 6 con richiamo):

1) vi

è “un indizio di prova” (“commencement de preuve”), DTF 107 III 36, 39 e 40

consid. 3 e 5; Stoffel, op. cit. n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a

conforto della tesi del sequestrante, non bastando di regola fatture o altri

elementi allestiti unilateralmente dal sequestrante o da suoi organi o

personale ausiliarie (CEF, sentenza citata, consid. 6/1 con richiamo);

2) dall’esame

degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti

per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la

probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto;

detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche

altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere

inverosimile quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti

diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

Causa di sequestro,

segnatamente il luogo di dimora del debitore

6.

A buon diritto l’appellante dissente dalla conclusione del

Pretore, secondo cui essa non avrebbe comprovato (recte: reso verosimile) che

il debitore dimori all’estero, (prima) conditio sine qua non per far capo alla

causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Certo, l’act. G

prodotto dall’istante ove figurano riportati mediante videoscrittura i dati relativi

all’immatricolazione e al trasferimento – avvenuti il 9 aprile e il 28 maggio

2009.

– di una motocicletta Ducati a nome di AO 1 (qui appellato) con

indirizzo/recapito in VIA __________ __________ (__________) cap __________ non

può ancora essere d’acchito attribuibile alla sezione della motorizzazione

italiana, mancando nel medesimo quegli elementi di ufficialità che possano

consentire di ritenere che si tratta effettivamente di un atto emanato da

quella specifica autorità. Sennonché, in un contesto di verosimiglianza, come

quello a cui il giudice deve far capo in un procedimento di sequestro, non si

può però ignorare tale documento. Il quale, come correttamente rilevato

dall’appellante, riporta pur sempre precise indicazioni sia sui dati del

motoveicolo, sia sulla sua immatricolazione, sia sul suo passaggio di

proprietà, sia sui dati del suo detentore (data di nascita, comune di nascita e

suo recapito/dimora/domicilio nella provincia di __________), sulla cui bontà

non vi è motivo di dubitare, a meno di ipotizzare scenari del tutto

inverosimili, come ad esempio la falsificazione mediante redazione unilaterale

del relativo certificato. Del resto, l’act. G che attesta la dimora in Italia

del debitore, risulta compatibile con l’indicazione rilasciata il 16 novembre

2009.

dall’Ufficio controllo abitanti della __________, secondo cui il soggetto

non figura nell’archivio dello stesso ufficio (act. H). Ne discende pertanto

che il requisito della dimora all’estero del debitore risulta adempiuto. Su

questo punto l’appello merita perciò tutela.

Appartenenza

dei beni al debitore

7.

Il

sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente

crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),

atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante

è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III

104.

consid. 1; Ammon/Waltehr, Grundriss des Schuldbetreibungs-und Konkursrechts, 7° ed., Berna

2003, n. 7 ad § 51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati

beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile

appartengono a un persona fisica o giuridica diversa dal debitore (DTF 106 III

89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto

dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III

112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è

chiesto il sequestro si trovano in possesso di un terzo o figurano a nome di un

terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni

apparten- gono in realtà al debitore sequestrante (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3

LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF

1991.

III pag. 1 19; Stoffel, op. cit. n. 61 segg. ad art. 271 e n. 25 e 26 ad art. 272).

8.

Secondo l’appellante l’esistenza di beni appartenenti al debitore al

luogo del sequestro risulterebbe resa verosimile dagli act. C, D, E e H. Come

correttamente rilevato dal primo giudice, ciò non può però dirsi nella

fattispecie il caso. Gli act. C, D e E si riferiscono agli accordi intervenuti tra le parti il 15 giugno 2007 (act. C e D) e il 6 gennaio 2008 (act. E), mediante le quali

esse hanno definito i termini delle singole transazioni sfociate nella situazione

di dare/avere, oggetto di riconoscimento da parte del debitore il 7 ottobre

2009.

(act. B). Certo, tali accordi figurano riportati su carta da lettera

riferita a una non meglio definita attività di T__________ in via __________ a __________,

carta sulla quale figurano altresì le firme degli stessi contraenti (act. D) o

per lo meno quella del convenuto (act. C, E). Sennonché, tali documenti non

solo risalgono al 2007, rispettivamente all’inizio del 2008, ovvero a ben prima

dell’inoltro dell’istanza di sequestro, ma per finire, comunque sia, non

consentono, in assenza di riscontri più concreti, di ritenere con sufficiente verosimiglianza

che parte escussa sia attualmente titolare degli uffici situati in __________, __________,

ultimo piano a destra, rispettivamente dei beni che ivi presenti. Non è infatti

dato da sapere chi attualmente li occupa - sempre che qualcuno lo faccia – e,

dandosene il caso, chi è proprietario/titolare dei beni che vi si trovano. E

nemmeno soccorre l’appellante l’attestazione rilasciata il 16 novembre 2009

dall’Ufficio controllo abitanti della __________, secondo cui l’escusso non

figurerebbe nell’archivio dello stesso ufficio e secondo cui in __________ vi

sarebbero unicamente uffici (act. H). Giacché anche in questo caso non viene

fornito nessun utile ragguaglio sulla persona che occuperebbe, rispettivamente

che sarebbe titolare di detti uffici, l’attestazione limitandosi soltanto a

riportare la circostanza della presenza di uffici in quella particolare punto

di __________, senza aggiungere però altro. Del resto, come pertinentemente

osservato dal primo giudice, la presenza di beni del debitore nei medesimi

uffici parrebbe smentita dallo stesso patrocinatore dell’escusso, ove si

consideri che in data 11 novembre 2009 questi ha inviato una diffida di

pagamento al debitore non all’indirizzo di __________, ma a quello di __________,

__________, presso C__________. Il che poco si concilia con la tesi, secondo

cui si in __________ vi siano uffici di proprietà del convenuto. Certo, nel proprio

appello quest’ultimo assevera che in __________ egli svolgerebbe solo una

attività accessoria. Si tratta però di una argomentazione sollevata - peraltro

in forma dubbiosa (v. appello, pag. 6) - per la prima volta in questa sede, ciò

che comporta finanche l’inammissibilità del rimedio su questo punto.

9.

Da

quanto precede, discende che nella misura in cui è ammissibile, l’appello deve

essere disatteso, siccome infondato. La tassa di giustizia segue la soccombenza

dell’appellante (art. 48 e 49 LEF).

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamata la OTLEF

pronuncia:

1. Nella

misura in cui è ammissibile, l’appello è respinto.

2. La

tassa di giustizia di fr. 300.-, anticipata dall’appellante, rimane a suo

carico.

3. Intimazione all’PA 1.

Comunicazione alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

segretaria

Contro la presente decisione è

possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la

limitazione di cui all’art. 98 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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