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Decisione

14.2010.83

Opposiz. a sequestro del debitor. e del terzo: nova - indicazione parti nella sentenza impugnata - notifica decreto sequestro - carenza legitt. a ricorrere - verosimile esistenza del credito - verosim

24 novembre 2010Italiano49 min

Source ti.ch

Fatti

i danni per l'inadempienza contrattuale di cui AP 1 si era reso responsabile.

Il 24

luglio 2008, le società sequestranti hanno inviato al Pretore l'atto di

fideiussione solidale emesso da un istituto bancario per l'ammontare di fr.

1'000'000.–.

E. Con

decreto 29 aprile 2010 il Pretore __________ ha respinto l'istanza di

assunzione suppletoria di prove 30 marzo 2010 con cui AP 1 chiedeva di acquisire

agli atti il dispositivo della sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale

penale federale, ritenendola una nuova circostanza emersa fuori dalle

risultanze di causa. D'altra parte, quale restituzione in intero, la richiesta

era invece inammissibile nell'ambito del sequestro, retto dalla procedura

sommaria. In considerazione del fatto che l'udienza era stata diretta dal

Segretario assessore, alla luce della sentenza 13 maggio 2008 del Tribunale

federale (STF 4A_ 512/2007) il Pretore ha citato le parti ad un nuovo

contraddittorio dando così modo alle parti di ribadire la rispettive posizioni

esclusa tuttavia la possibilità di nuovi allegazioni o mezzi di prova. Il 17

giugno 2010, esse hanno confermato le tesi di cui all'udienza di discussione 1°

luglio 2008.

F. Con

sentenza del 9 settembre 2010 il Pretore __________ ha respinto l'opposizione

di AP 1 e dichiarato irricevibile quella di AP 2, confermando il sequestro.

Egli ha inoltre revocato l'ordine di prestazione della garanzia di fr.

1'000'000.– cui le società sequestranti avevano dato seguito.

Il Pretore

non ha ritenuto verosimile che AP 2 avesse saputo del sequestro poco prima

dell'udienza 1° luglio 2008, a riprova di cui la stessa aveva prodotto la

procura 30 giugno 2008 conferita al legale del marito. Quest'ultimo, cui il

decreto era stato notificato, patrocinava già il marito nella causa penale ed

esecutiva. E, anche la moglie si era avvalsa della sua assistenza in occasione

dell'interrogatorio penale del 20 febbraio 2008. Non era quindi ipotizzabile -e

del resto lei nemmeno lo pretendeva- che quell'avvocato non l'avesse informata al

riguardo. Neppure realistico poi che, dopo quel 20 febbraio 2008, lei gli avesse

revocato il mandato per conferirgliene uno nuovo il 30 giugno 2008 con

l'incarico di “rappresentare e tutelare gli interessi della scrivente presso

le competenti autorità giudiziarie della Confederazione Elvetica” (doc. 5).

Poco credibile inoltre che non fosse stata informata dal marito, il quale a sua

difesa sosteneva che proprietaria dei beni sequestrati era -per metà almeno- la

moglie. Pertanto, a fronte dell'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1, quella 1°

luglio 2008 -sollevata oltre il termine di 10 giorni- era manifestamente

tardiva e irricevibile.

Il

credito di fr. 6'631'164.– (controvalore di US$ 6'459'345.–) trovava riscontro nella

richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 emessa in Italia, e comprendeva retrocessioni

riconducibili all'agire di AP 1 per US$ 1'000'000.– di contratti di prestazione

fittizi, per US$ 5'359'345.– di contratti di sponsorship legati al coimputato H__________

e per US$ 100'000.– di consulenza inesistente (doc. L, pag. 11 seg.). L'ordinanza

di custodia cautelare 5 giugno 2003 che l'aveva preceduta e che aveva condotto

all'arresto di AP 1, dava ulteriori e significativi riscontri in merito (doc.

F, pag. 7). H__________ era stato condannato con sentenza 4 ottobre 2006 previo

patteggiamento della pena (doc. U). Del versamento di US$ 100'000 sul conto “O__________”

davano altresì atto gli accertamenti nel procedimento penale svizzero (doc. D,

pag. 37 e 38). Di fatto, il danno subìto dalle sequestranti era ben superiore alla

cifra per cui esse procedevano in giudizio (doc. L, capo E pag. 12; F, punto 1

pag. 19). Ciò posto, tutti questi elementi erano concreti e oggettivi, tant'è

che, ritenuti validi nel 2003, erano stati ribaditi nella richiesta di rinvio a

giudizio del 2007. La sentenza della Corte dei Conti stabiliva in Euro

410'256.– il danno erariale a carico di AP 1, senza tuttavia escludere ulteriori

responsabilità civili, disciplinari e penali. Aggiungendo poi la condanna al

risarcimento di Euro 3'166'750.17 -seppur non direttamente riconducibile alle

malversazioni- si arrivava a Euro 3'577'006.17 (fr. 5'800'000.–). Motivo per

cui, una limitazione del sequestro a Euro 410'256.– era da respingere.

Il primo

giudice ha ritenuto infondata l'inapplicabilità dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF

eccepita con riferimento al fatto che il provvedimento traeva origine da circostanze

identiche a quelle che avevano condotto ai sequestri penali. Verosimili per

contro le ipotesi di reato e di attività illecite legate ad operazioni su conti

presso __________ di __________ imputabili a AP 1, e quindi anche il legame

sufficiente con la Svizzera.

Circa il

presupposto dell'appartenenza dei beni da sequestrare il Pretore ha anzitutto

appurato che AP 1, in veste di vicepresidente di AO 2, aveva utilizzato il

conto “O__________” intestato a lui e alla moglie quale conto di passaggio e su

cui faceva transitare denaro proveniente da attività illecite. La chiusura di

quel conto era contestuale al versamento del relativo saldo di fr. 5'711'568.55

su una nuova relazione intestata a E__________, di cui beneficiava __________

Trust, e per esso la moglie AP 2 e il figlio __________. Questo provava che AP

1, nell'intento di sottrarsi a indagini penali, ostacolare gli accertamenti in

corso e evitare possibili provvedimenti sequestrativi, aveva volutamente

occultato beni di sua proprietà, intestandoli a membri della sua famiglia, ciò

che prescindeva dai motivi fiscali e successori da lui invocati. Lui solo si

era attivato con l'opposizione, indice questo del fatto che egli soltanto si

considerava colpito in prima persona. Peraltro, laddove sosteneva che i beni in

realtà appartenevano alla sua moglie, la sua opposizione era priva di interesse

giuridico e quindi irricevibile.

Il

Pretore, ritenendo che il provvedimento era sufficientemente verosimile e non

avendo AP 1 provato un danno per sequestro ingiustificato, a fronte di due

sequestri penali non ha ravvisato che gli interessi di quest'ultimo potessero

essere lesi ulteriormente. Di modo che, la richiesta di svincolo dalla garanzia

era senz'altro da accogliere.

G. Con

il presente appello, AP 2 e AP 1 chiedono di accogliere le loro opposizioni e,

in via subordinata, di confermare il sequestro solo per US$ 840'404.59.

La

sentenza impugnata, notificata soltanto al patrocinatore di AP 1, era nulla in

quanto pur esprimendosi in merito all'opposizione di AP 2, il Pretore non aveva

emesso due giudizi separati e distinti o, quantomeno, non ne aveva redatto uno,

rivolto e notificato ad entrambi. L'opposizione di AP 2 era tempestiva. L'avv.

M__________ l'aveva patrocinata solo nella procedura civile di sequestro di

primo grado, su espressa delega del suo attuale rappresentante legale che già la

seguiva nella vertenza penale e che si era attivato non appena saputo che i

beni della sua assistita erano stati bloccati. Di modo che, anche la sua

posizione doveva essere esaminata nel merito.

AP 1 non aveva

commesso atti illeciti ai danni delle sequestranti. Nella misura in cui non era

impugnato davanti al Tribunale federale, il giudizio 22 febbraio/18 marzo 2010 del

Tribunale penale federale -non considerato dal Pretore poiché successivo all'opposizione-

lo assolveva dalle accuse più gravi e accertava l'origine lecita dei beni di

cui ordinava il dissequestro. In particolare, non gli veniva riconosciuta una

responsabilità penale riguardo alle retrocessioni per contratti di sponsorship

conclusi con H__________ e ai reati per un importo pari a US$ 5'359'345.–. Nemmeno

la sentenza di patteggiamento di H__________ costituiva un riconoscimento di

colpa. D'altra parte la sentenza del Tribunale penale federale scagionava

integralmente AP 2 da ogni addebito, ordinando altresì il dissequestro dei suoi

beni. Dal canto suo, il procedimento penale in Italia non aveva prodotto effetti

e, nel frattempo, i reati erano persino prescritti da cui il logico proscioglimento

di tutti i coinvolti. Ciò posto, in assenza di un reato penale, la sentenza penale

svizzera escludeva a priori che il credito da atto illecito fosse verosimile.

Alla luce

della medesima sentenza anche il verosimile legame sufficiente del credito con

la Svizzera diventava caduco, in quanto negava (quantomeno per l'importo di US$

5'300'000.–) che dei crimini potessero essere ascritti a AP 1. Anche AP 2 era

stata assolta da ogni capo d'accusa, oltretutto non era oggetto di cause penali

in Italia o di procedimenti civili. Infondato pure l'utilizzo illecito di conti

presso __________. Del resto, i pretesi reati neanche avevano un collegamento

con la Svizzera, visto che né per la LDIP né per la Convenzione di Lugano tornava

applicabile il diritto svizzero o era riconoscibile un foro svizzero: quale luogo

del risultato valeva quello in cui si era consumata per prima l'illecita

lesione del bene giuridico protetto dalla norma penale e, nel caso specifico, l'Italia

o __________. L'assistenza giudiziaria concessa dalla Svizzera all'Italia inoltre

non costituiva sufficiente legame ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, come già stabilito

dall'Obergericht del Canton Zurigo.

AP 2 risultava

quale avente diritto economico di quanto depositato sul conto E__________, averi

che già erano suoi nel 1999 in quanto contitolare del conto “O__________”. Peraltro,

allora, il marito AP 1 non lavorava nemmeno per le sequestranti. Nessun tribunale

aveva inoltre riconosciuto AP 2 quale prestanome del marito, e quindi neanche che

la stessa aveva occultato proventi di reato a lui riconducibili. Anzi,

assolvendola, la sentenza penale stabiliva l'esatto contrario.

H. Delle

osservazioni delle sequestranti si dirà, se necessario, nel seguito.

Considerandi

in diritto: 1. La decisione del giudice del sequestro -sia essa di

annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad

art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF)

interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere

impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art.

278.

cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22

lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr.

8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e

dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al

realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate

dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il

mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà

la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro,

rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni

intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss

des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la

procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).

2.

Le

decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla

procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono

tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio

attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et des

tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con

rif.; Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,

tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce

d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base

alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,

salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla

controparte non contumace (Vogel/Spühler,

Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

Il giudice può

accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare

sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di

celerità (Hohl, La réalisation du

droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85

segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove

(art. 20 cpv. 5 LALEF).

Inoltre, i principi di

celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze

di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare

le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che

considerano determinanti.

3.

In

virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso

contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la

giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5e;

30.

ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed

eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo

grado, sia quelli verificatisi prima. La possibilità di

addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di

prova (Vogel/Spühler, op. cit., n.

42.

ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti

nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla

decisione. Per evidenti ragioni

pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni

nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli

allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le

limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia

di sequestro (art. 22 cpv. 4 LALEF).

Sono

così ammissibili tanto i documenti allegati all'appello (doc. 1 a 3) e fra essi la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2) che gli

opponenti producono davanti a questa Camera, quanto il plico di documenti che

accompagna le osservazioni formulate dalle società sequestranti (doc. I/1 a

20/II).

4.

Gli

appellanti eccepiscono anzitutto la nullità della sentenza impugnata per grave

vizio di forma. Rimproverano al Pretore, che nella sua motivazione aveva

esaminato anche l'opposizione di AP 2 e in tal senso nel dispositivo l'aveva

dichiarata irricevibile (appello, pag. 3 in alto), di essersi nondimeno limitato a spiccare una decisione nei confronti del solo marito AP 1 cui sarebbe poi

stata di fatto notificata (appello, pag. 2 in basso). A ben vedere però, il Pretore ha indicato di “giudicare nella causa di opposizione interposta in data

2.

giugno 2008 dalla convenuta, avverso il decreto di sequestro 29 maggio 2008

concesso a seguito dell'istanza 28 maggio 2008 promossa da…” (sentenza

impugnata, pag. 1). In tal senso, il fatto che egli si sia limitato a

specificare -in quel contesto- le generalità delle due società sequestranti da

una parte e di quelle del debitore sequestrato dall'altra, come prescritto

nell'istanza di sequestro, non può certo costituire vizio di forma (cfr.

istanza di sequestro, pag. 1). Sotto questo profilo quindi, la censura sarebbe addirittura

pretestuosa. Sia come sia è in effetti vero che le sentenze devono, a pena di

nullità, fra l'altro contenere l'esatta indicazione delle parti e dei loro

patrocinatori, nonché del loro domicilio (art. 285 cpv. 1 e cpv. 2 lett. c

CPC). Tuttavia, l'insanabile nullità del giudizio presuppone che il vizio sia

tale da pregiudicare alle parti e all'istanza superiore la possibilità di

verificarlo, discuterlo e giudicarlo: e, questo non è il caso per manchevolezze

puramente formali o a cui si trova rimedio nella lettura degli atti e, in

particolare, in caso di carenza nell'esatta indicazione delle parti giusta

l'art. 285 cpv. 2 lett. c CPC (Cocchi/Trezzini,

CPC-TI massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 285). In

concreto, il dispositivo della sentenza impugnata distingue appunto fra

l'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1 che respinge, e l'opposizione 1° luglio

2008.

di AP 2 che dichiara irricevibile (sentenza impugnata, pag. 12, n. 1). Ciò

posto, intimata il 10 settembre 2010 (doc. 1 in appello: sentenza impugnata, pag. 12 sul retro) all'avv. M__________, __________, che all'udienza del 1° luglio

2008.

si era costituito anche quale suo difensore (verbale, pag. 1) e notificatagli

il successivo giorno 20 (doc. 1 in appello: busta d'intimazione originale, sul

retro), AP 2 ha interposto appello con memoriale 29/30 settembre 2010 entro il

termine legale di 10 giorni. Di modo che, il preteso vizio di forma invocato dagli

appellanti non ha di fatto comportato alcun pregiudizio. Questo esclude la

nullità della sentenza di primo grado.

5.

Per

il Pretore, l'opposizione di AP 2 non è ricevibile in quanto sollevata solo l'8

[recte: 1°] luglio 2008 ossia allorquando il termine di 10 giorni di cui all'art.

278.

cpv. 1 LEF, cominciato quantomeno a decorrere dal 2 giugno 2008, giorno in

cui il marito AP 1 per il tramite del suo legale avv. M__________, aveva sollevato

opposizione (sentenza impugnata, pag. 6 n. 3), era oramai già trascorso. Egli ha

respinto la tesi secondo cui AP 2 aveva saputo del sequestro poco prima

dell'udienza conferendo il 30 giugno 2008 mandato allo stesso patrocinatore del

marito, avv. M__________, che per suo conto aveva provveduto a sollevare opposizione

al contraddittorio del giorno successivo, in quanto quel legale l'aveva già

assistita in ambito penale e in particolare agli interrogatori del 20 febbraio

2008.

(doc. R e P). Peraltro, AP 2 neppure pretendeva che in quel contesto quell'avvocato

non l'avesse informata circa il sequestro civile riferito a quei beni già

oggetto di sequestro penale. Ciò posto, notificato a lui il decreto di

sequestro, lo stesso era da valere come tale tanto riguardo al marito -che

appunto aveva sollevato tempestiva opposizione- quanto alla moglie (sentenza

impugnata, pag. 5 seg. n. 3).

Al

Pretore, gli appellanti rimproverano di confondere gravemente le posizioni dei

rispettivi patrocinatori di AP 1 e di AP 2. Di fatto, solo l'PA 2 -in origine

già legale di entrambe i coniugi- era stato incaricato da AP 2 di

rappresentarla in ambito penale e civile. Solo per motivi di economicità

processuale quest'ultimo aveva poi subdelegato per la sola procedura di

opposizione al sequestro il mandato al collega avv. M__________, diventato nel

frattempo pure rappresentante del marito per le cause penali e civili (appello,

pag. 3). Ciò non toglie che non vi è prova né del fatto che l'PA 2 -attuale

patrocinatore- fosse “originariamente patrocinatore di entrambe i

ricorrenti” (appello, pag. 2), né del fatto che in ambito civile egli

patrocinasse già AP 2, ritenuto che la sola procura rilasciata a suo favore e prodotta

agli atti è quella allegata all'appello e datata 8 settembre 2010 (doc. 3 in appello). E, non v'è neppure traccia della pretesa subdelega che l'PA 2 avrebbe conferito all'avv.

M__________. Anzi, con la procura 30 giugno 2008 esibita in sede pretorile

personalmente sottoscritta da AP 2, la stessa dichiara di conferire “ogni e

più ampia delega all'Avv. M__________ di rappresentare e tutelare gli interessi

della scrivente presso le competenti autorità giudiziarie della Confederazione

Elvetica” (doc. 5). Di modo che nemmeno la tesi secondo cui quel patrocinio

fosse limitato alla sola procedura di opposizione appare a ben vedere

verosimile. Per il resto, l'interessata non spiega dove la puntuale motivazione

del Pretore, provvista di chiari riferimenti nei documenti agli atti, è errata.

Né peraltro ha avuto premura di descrivere le circostanze in cui sarebbe venuta

a conoscenza del sequestro -che invero sembra volutamente sottacere- scegliendo

invece di limitare i suoi argomenti di difesa a disquisire circa le modalità

con cui i due legali si sarebbero ripartiti la tutela di suoi interessi. Oltretutto

l'interessata, che si considera lesa in quanto beneficiaria economica dei beni

che costituiscono __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________,

non ha mai preteso che, come tale, il decreto di sequestro non era stato

notificato né a quest'ultima società né alle persone preposte a rappresentare e

amministrare il trust, ossia il __________, __________ (doc. R, pag.22). E, di

fatto, non risulta che le stesse abbiano interposto opposizione. Ciò posto, a fronte

di argomenti ricorsuali rimasti delle mere allegazioni di parte che non trovano

un riscontro oggettivo nel fascicolo processuale, la conclusione del Pretore

che nell'esito ha considerato irricevibile, poiché tardiva, l'opposizione di AP

2, resiste alla critica e merita quindi conferma.

6.

AP 1 contesta la tesi del Pretore che ha considerato che i beni da

sequestrare erano, in realtà, a lui riconducibili in quanto proventi di atti

illeciti che egli aveva tentato di occultare (sentenza impugnata, pag. 10 n.

6.

). Davanti a questa Camera, l'appellante ribadisce che sua moglie già nel

1999.

era contitolare del conto “O__________” da cui quei beni provenivano e che

erano poi stati depositati sul conto intestato a E__________, di cui era avente

diritto economico (appello, pag. 11). In prima sede, aveva specificato che la

moglie era proprietaria perlomeno della metà di quegli averi, posto come fino

al 1° aprile 2003 i coniugi vivessero sotto il regime matrimoniale della

comunione dei beni (verbale, pag. 10 seg.).

La

legittimazione per ricorrere e quindi l'interesse a ricorrere, costituiscono un

presupposto processuale che il giudice deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna

2001, n. 2974 seg. e 2993). E l'esigenza di un interesse vale anche per

l'opposizione al sequestro -l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve

essere “toccato nei suoi diritti”- e per il ricorso contro la decisione su

opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen

nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., pag. 21 seg. e pag. 148 seg. ad

1.

). Se il debitore è destinatario del sequestro, la

legittimazione ad interporre opposizione e ad impugnare la decisione su

opposizione deve essergli riconosciuta (Gasser,

op. cit., pag. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Walther,

op. cit., n. 65 e 77 ad § 51; Jaeger/Walder/Kull/

Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad art. 278; Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana

CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad

B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit.,

n. 21 e 44 ad art. 278; Dallèves,

Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 2). Ciò non toglie che non è

legittimato a interporre opposizione al decreto di sequestro, l'escusso che non

rende perlomeno verosimile di essere pregiudicato nei propri interessi

allorquando il provvedimento colpisce diritti patrimoniali di un terzo (Gilliéron, op. cit., n. 54 ad art. 278

con riferimenti a DTF 114 Ia 383, consid. 2c; CEF 12 settembre 2007

[14.2007.33], consid. 4; 12 settembre 2007 [14.2007.32], consid. 4; 26 gennaio

2005.

[14.2004.109], consid. 3; 17 dicembre 2004 [14.2004.17], consid. 4.3; 9

gennaio 2004 [14.2003.80/81], consid. 5.2 e 5.3; 10 ottobre 2003 [14.2003.64],

consid. 1.5).

Ciò

posto, nella misura in cui AP 1 esclude a priori di essere titolare dei beni sequestrati

in quanto depositati sul conto E__________ che costituivano al 100% il

patrimonio di __________ Trust di cui non solo la moglie ma anche il figlio

erano beneficiari economici (doc. R, pag. 22; doc. T), egli non può dolersi di

pregiudizio ai propri interessi. Analogamente, laddove egli sostiene che il 50%

dei beni sono di spettanza della moglie poiché provenienti da un conto bancario

di cui i due coniugi erano contitolari. Sotto questo profilo, come peraltro già

evidenziato dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.6), sia l'opposizione

sia l'appello di AP 1 sono quindi irricevibili per carenza di interesse

giuridico.

7.

Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il

creditore renda verosimile l'esistenza:

1.

del credito;

2.

di una causa di sequestro;

3.

di beni appartenenti al

debitore.

Litigiosa

in concreto è la verosimile esistenza del credito, di una valida causa di

sequestro -che le società sequestranti hanno fondato sull'art. 271 cpv. 1 n. 4

LEF, precisamente sull'esistenza di un legame sufficiente tra il credito e la

Svizzera- e infine l'appartenenza dei beni da sequestrare al debitore

sequestrato AP 1.

Esistenza

del credito

8.

Per

il Pretore (sentenza impugnata, pag. 6 segg. n. 4), del credito in restituzione

e in risarcimento cifrato dalle sequestranti in US$ 6'459'345.– (fr.

6'631'164.–) dava riscontro la richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 della

Procura presso il Tribunale ordinario __________ (doc. L, pag. 129). A titolo

di appropriazione indebita, il patrimonio sottratto poteva essere quantificato

in: US$ 1'000'000.– di retrocessioni conseguite grazie a contratti di

prestazione in parte o del tutto inesistenti conclusi tra AO 2 -e per essa anche

dallo stesso debitore sequestrato- e società estere di comodo, US$ 5'359'345.– di

quelle pervenute anche su conti bancari svizzeri di AP 1 grazie alla fatturazione

di contratti di sponsorship (valore complessivo di US$ 22'119'431.–) conclusi tra

AO 2 e la società __________ appartenente al coimputato H__________, e infine

US$ 100'000.– di quelle pattuite -insieme ad altri- da AP 1 e pervenute sul

conto svizzero di quest'ultimo in base a un contratto di consulenza in parte o

tutto fittizio concluso tra AO 2 e __________ (doc. L, pag. 11 seg. capo B, C e

D). Sufficienti elementi sussistevano già contestualmente all'ordinanza di

custodia cautelare 5 giugno 2003 che aveva portato all'arresto del debitore

sequestrato (doc. F, pag. 7 e 31). Alle cifre appena indicate era poi da

aggiungere quanto percepito tramite la retrocessione di fatturazioni in eccesso

(fino al 50%) su contratti conclusi con società appartenenti a __________ (doc.

L, pag. 12 capo E; doc. F, pag. 19). Certo, la sentenza 9 novembre 2005 della

Corte dei Conti non aveva riconosciuto nella contrattazione con H__________ un

danno erariale. Nondimeno, non escludeva nemmeno elementi che avrebbero potuto

concretizzare una responsabilità civile, disciplinare o penale (doc. 1, pag.

98). Per le retrocessioni di US$ 1'000'000.–, la Corte dei Conti aveva invece

accertato in Euro 410'256.– (US$ 800'000.–) il danno erariale a carico di AP 1,

non escludendo -anche in questo caso- che le irregolarità contabili avrebbero

potuto condurre a ulteriori responsabilità civili, disciplinari o penali (doc.

1, pag. 103). Il giudizio della Corte dei Conti aveva peraltro condannato AP 1 a pagare un ulteriore importo di Euro 3'577'006.17, ossia fr. 5'800'000.–, di cui: Euro 66'750.17 quale

danno causato da un compenso pattuito fuori contratto (doc. 1, pag. 104 a 105), Euro 2'100'000.– quale danno da disservizio (doc. 1, pag. 106 a 110) e Euro 1'000'000.– quale danno d'immagine (doc. 1, pag. 111 a 114). Di modo che, la decisione della Corte dei Conti consolidava persino il credito preteso dalle

sequestranti, a prescindere dal fatto che lo avessero indicato riferendosi alle

sole sospette malversazioni. Infondata quindi la richiesta con cui l'opponente chiedeva

di limitare il sequestro a Euro 410'256.–.

9.

AP

1.

nega di avere commesso atti illeciti a danno delle società sequestranti. Il

procedimento in Svizzera si era concluso con la sentenza 22 febbraio/18 marzo

2010.

emessa dal Tribunale penale federale e prodotta in appello (doc. 2) che lo

aveva assolto da ogni responsabilità riguardo a retrocessioni legate a

contratti fittizi di sponsorship e dai reati di cui al danno di US$ 5'359'345.–.

Mentre che, per il resto, la decisione era stata impugnata davanti al Tribunale

federale. Il procedimento in Italia non aveva per contro concluso alcunché, ritenuto

che la prescrizione dei reati invocati avrebbe condotto a prosciogliere tutti i

coinvolti da ogni capo d'accusa. Ma invano.

a) Nell'ambito del

procedimento in Svizzera, la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale

penale federale ha sì riconosciuto AP 1 colpevole di riciclaggio limitatamente

a US$ 1'643'949.18 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in relazione con pag. 16 seg.) e pronunciato la confisca di beni presenti sul conto intestato

alla società E__________ presso il __________ di __________ fino a concorrenza

di US$ 840'404.59 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 125 n. IX.1.1). Sulle pretese

civili tuttavia, ritenuto che le società sequestranti già in precedenza avevano

sottoposto analoghe richieste al giudice italiano, il tribunale svizzero si è

dichiarato incompetente (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 114 seg.). Non da

ultimo poi, come evidenziano le sequestranti (osservazioni, pag. 7 n. 17),

questo giudizio non è affatto definitivo -circostanza invero che l'appellante

sottace- visto che è stato impugnato davanti al Tribunale federale. E, a tale

rimedio è stato concesso effetto sospensivo in relazione al dispositivo

concernente la confisca dei beni (doc. 5/II e 6/II).

b) Per quanto

attiene al procedimento in Italia poi, la richiesta di rinvio a giudizio del 27

luglio 2007 -considerata dal Pretore (sopra, consid. 8)- ha trovato

accoglimento nel decreto 27 aprile 2009 (doc. 7/II, pag. 146) con cui AP 1 -insieme

ad altri- era appunto stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale ordinario __________,

__________, per il reato di associazione a delinquere (doc. 7/II, pag. 10 capo

A) e per appropriazione indebita (doc. 7/II, pag. 11 segg. capo B, C, D e E).

E, in relazione a questo decreto, parte dei coimputati sono per finire giunti

ad un patteggiamento della pena ex art. 444 CPPit (doc. U, doc. 8/II). Vero è

che, con riferimento ai reati di appropriazione indebita addebitati a AP 1

(capi di accusa B, C, D ed E di cui al citato rinvio a giudizio), con decisione

20.

aprile 2010 quel medesimo tribunale ne ha accertato l'intervenuta

prescrizione (doc. 11/II, pag. 12 seg.). A suo carico, nondimeno, resta aperta la

questione legata al capo d'accusa relativo al reato di associazione a

delinquere, segnatamente per essersi -insieme ad altri- “appropriati

indebitamente di fondi della società AO 2 stipulando una serie di contratti per

prestazioni in tutto od in parte inesistenti con le società italiane …ed

accordandosi per la retrocessione di una percentuale del fatturato fittizio,

avvenuta sia su conti bancari esteri sia con consegne di denaro contante in

Italia” e per avere “richiesto illecite erogazioni di denaro ai

fornitori per l'aggiudicazione di contratti di fornitura per le commesse di AO 2” (doc. 11/II, pag. 2 capo A), nei termini di cui ai reati che -pur oramai prescritti-

quantificavano appunto in US$ 6'459'345.– (fr. 6'631'164.–) il danno

patrimoniale ascritto pure a lui (doc. 11/II, pag. 3 segg, capo B, C, D e E). Pertanto,

nemmeno da questo punto di vista, la verosimile responsabilità di AP 1 può

ritenersi decaduta.

c) Non da ultimo, a

carico del debitore sequestrato le società sequestranti hanno dato avvio in

Italia ad un procedimento per responsabilità extracontrattuale per danni

patrimoniali e non quantificati in almeno Euro 10'596'591.13 (doc. 16/II, pag.

61) -importo rettificato in data 15 ottobre 2010 in almeno Euro 15'008'445.63 a titolo di danno patrimoniale e in almeno Euro 1'000'000.– per danno

d'immagine di natura “risarcitoria” (doc. 17/II, pag. 1 e 139 seg.)- posti “in

relazione ai fatti di corruzione e appropriazione indebita oggetto di

accertamento nell'ambito dei citati procedimento penale e contabile” (doc.

16/II, pag. 13 e rinvio pag. 2 rispettivamente 11). La causa risulta iscritta

in giudizio dal 10 marzo 2010, come certificato dall'Ufficio ruolo generale

affari civili del Tribunale ordinario __________ (doc. 16/II, pag. 1). Tale

causa va ad inserirsi in quella che era stata la vertenza di cui si era

occupata la Corte dei Conti e di cui il Pretore aveva appunto considerato la

decisione 9 novembre 2005/22 febbraio 2006 emessa in prima istanza (doc. 1). In

effetti, in secondo grado la stessa era stata riformata con giudizio del 19-21

febbraio/3 dicembre 2008 della __________ della Corte dei Conti condannando AP

1.

-fra l'altro- al pagamento di un danno patrimoniale di Euro 8'496'591.13

(doc. 19/II, pag. 114). Con sentenza 27 ottobre 2009 della Corte suprema di

cassazione italiana, era poi stato accertato il difetto di giurisdizione della

Corte dei Conti riguardo al danno causato al patrimonio delle società sequestranti

(doc. 20/II, pag. 20 segg. e 29; doc. 16/II, pag. 11 seg.).

d) Per finire,

basti per il resto rammentare che le sequestranti procedono con il

provvedimento qui in esame a tutela di un credito che consta di pretese in via

di restituzione di averi patrimoniali di cui AP 1 si sarebbe indebitamente

appropriato, di pretese in via di risarcimento danni per atti illeciti (fattispecie

prevista in Svizzera dall'art. 41 segg. CO), e di pretese in via di

risarcimento danni per inadempienza contrattuale (istanza di sequestro, pag. 5

n. 4). Ciò posto, per i suesposti motivi, nella misura in cui è da ricondurre ad

atti illeciti -penali o non- l'esistenza del credito di US$ 6'459'345.– (fr.

6'631'164.–), è senz'altro verosimile. Le censure sollevate dall'appellante, che

nell'esito sono prive di fondamento e non inficiano quindi il giudizio del

Pretore, vanno così respinte.

Causa

del sequestro

10.

Fra

le cause di sequestro, la legge riconosce la circostanza in cui il debitore non

dimori in Svizzera e il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o

si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi

dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). In concreto, le società

sequestranti hanno fondato la loro richiesta proprio su tale presupposto, la

pretesa invocata avendo -a loro dire- un legame sufficiente con il territorio

elvetico in forza della commissione di atti illeciti da parte di AP 1 di cui

davano riscontro il procedimento penale e i relativi interrogatori in Italia, il

procedimento penale in Svizzera, la richiesta di assistenza giudiziaria dalla

Svizzera all'Italia e le dichiarazioni che lo stesso AP 1 aveva rilasciato alle

autorità inquirenti svizzere: evidente risultava in particolare l'utilizzo

abusivo di conti bancari aperti anche dal debitore sequestrato in territorio

svizzero -presso istituti di __________, __________ e altre località- tra il

1997.

e il 2002 con il voluto intento di dissimulare le somme così indebitamente

percepite (istanza di sequestro, pag. 9 seg. n.15 segg.).

Il

Pretore ha seguito questa tesi e riconosciuto la verosimiglianza dei reati e

delle attività illecite attribuite al debitore sequestrato -secondo le modalità

già precedentemente descritte (sopra, consid. 8)- concretizzatesi appunto anche

con l'utilizzo di conti bancari presso il __________ di __________, come

specificato nel rapporto preliminare della polizia giudiziaria federale agli

atti quale doc. D (sentenza impugnata, pag. 9 n. 5.3).

11.

Per l'appellante, la

sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2 in appello) sovverte in modo inequivocabile la conclusione del Pretore: a suo carico per “5.3

milioni di dollari su 6.4” non era stato riconosciuto alcun crimine, di

modo che in assenza di illiceità veniva meno anche il legame di cui all'art.

271.

cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 7). Se non che, come già detto (sopra,

consid. 9a), quella decisione non è ancora un giudizio definitivo. Pertanto, quantomeno

a questo stadio, nella misura in cui a AP 1 si rimproverano atti di riciclaggio

ex art. 305bis n. 2 CP, l'esistenza del legame giusta

l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (contra: Artho

Von Gunten, op. cit., pag. 136) potrebbe trovare riscontro per il solo fatto

che sarebbe applicabile il diritto svizzero e che bisognerebbe ammettere

l'esistenza di un foro in Svizzera (cfr. Pedrotti,

Le séquestre international, Zurigo 2001, pag. 217; Jeanneret/De Both, Séquestre

International, for du séquestre en matière bancaire et séquestre de biens

détenus par des tiers, in: SJ 2006 pag. 169 segg., 173 seg.; Cometta, Il sequestro nella prassi

giudiziaria ticinese, in: Rep. 2000 pag.9; Reeb,

Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II

pag. 440). A un esame di verosimiglianza, la censura sarebbe quindi da

respingere.

12.

Sia

come sia, l'appellante contesta altresì che l'utilizzo di conti bancari in

territorio elvetico, segnatamente presso il __________ di __________, sia

costitutivo di un legame sufficiente ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF

(appello, pag. 7). Egli, sembra nondimeno omettere di considerare (appello,

pag. 8) che nel caso specifico non era l'esistenza fine a sé stessa dei conti

bancari a fondare il legame con la Svizzera. Il rapporto preliminare menzionato

e ritenuto dal Pretore (sopra, consid. 10) individua la relazione bancaria __________

“O__________” presso il __________ di __________ -aperta il 10 marzo 1999 ed

estinta a maggio 2003- intestata a AP 1 e alla di lui moglie, quale conto

adibito tra il 9 gennaio 2001 e l'5 maggio 2002 al versamento di somme di

denaro provenienti da atti di riciclaggio a lui riconducibili e, a loro volta,

alle attività illecite messe in atto in Italia. Beni questi che alla sua

chiusura sono stati interamente trasferiti sul conto __________ presso __________

di __________ intestato a E__________, e che costituivano il __________ Trust,

di cui moglie e figlio erano gli unici aventi diritto economici (doc. D, pag.

30.

seg.). E, questo rapporto costituisce appunto il substrato del procedimento

penale svizzero (doc. C, pag. 9 segg.). Entrambi i conti, peraltro, sono in

relazione ai capi d'accusa per cui la tanto invocata sentenza 22 febbraio/18

marzo 2010 del Tribunale penale federale -di cui già si è detto (sopra, consid.

11)- ha finanche riconosciuto AP 1 colpevole per riciclaggio (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in rapporto con pag. 16 seg.).

13.

Ma,

il legame sufficiente ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF è riconoscibile anche nella

circostanza di voler trasferire beni in Svizzera nel tentativo -ad esempio- di evitarne

o comunque renderne più difficoltoso il ricupero alla parte creditrice: ciò posto,

l'esistenza medesima di questa particolarità, accompagnandosi al luogo di

situazione di quegli averi, è costitutiva di quel legame (Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,

vol. III, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n. 87 ad art. 271; Obergericht des

Kantons Zürich, sentenza 8 maggio 2002 [NN020033/U] consid. 4, in: www.arrestpraxis.ch; Obergericht

des Kantons Zürich, sentenza 23 gennaio 2008, consid. 4.2,

prodotta agli atti: doc. 18/II). Nel caso concreto, l'appellante non tenta nemmeno

di considerare la questione da questo punto di vista. Con riferimento al

procedimento penale italiano risulta pacifica la relazione del conto __________

“O__________” presso il __________ di __________ (sopra, consid. 12) sia con il

reato di appropriazione indebita -oramai prescritto- sia con il reato di

associazione a delinquere -ancora pendente- contestuale appunto a quegli atti

di appropriazioni indebite (sopra, consid. 9b; doc. 7/II, pag. 10 segg. capo B,

C, D e E che rinviano al capo A). Dal fascicolo processuale emerge altresì che

quanto era depositato su quel conto, di fatto era stato trasferito sul conto

intestato a E__________, costituente il __________ Trust sempre presso il __________

di __________ (sopra consid. 12). E, come già detto, per questi beni AP 1 è

oggetto del procedimento penale per titolo di riciclaggio in Svizzera. Peraltro,

nella misura in cui sono formalmente intestati a E__________ e __________ Trust,

vige il reale rischio che in assenza di un blocco quei beni siano a loro volta

di nuovo trasferiti a terzi. A conforto del legame tra gli atti illeciti

commessi in Italia e l'utilizzo a questo proposito dei conti bancari svizzeri c'è

peraltro la richiesta di assistenza giudiziaria che l'Italia ha inviato alla

Svizzera (doc. BB e CC) e che, come conferma lo stesso appellante (appello,

pag. 10 in alto), è appunto stata accolta. A un giudizio limitato alla

verosimiglianza, oltre all'esistenza di conti bancari svizzeri, sussistono così

elementi che lasciano intravedere una chiara volontà intesa a dissimulare

proventi di reato che vi erano o che vi sono depositati, a scapito delle

società sequestranti. Trova così riscontro, la tesi secondo cui il credito da

loro rivendicato ha un legame sufficiente con la Svizzera, così come ritenuto

dal Pretore.

14.

Invero,

a comprova della pretesa mancanza di legame sufficiente con la Svizzera ai

sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, l'appellante accenna al diritto

internazionale, in particolare all'art. 133 cpv. 2 LDIP (appello, pag. 8 nel

mezzo e seg.). Tuttavia, premessa all'applicazione di questa norma è che “danneggiatore

e danneggiato non hanno la dimora abituale nel medesimo Stato”. E, nel caso

concreto, è pacifico che luogo di domicilio del debitore sequestrato e luogo

della sede delle sequestranti sono entrambi in Italia. Da questo punto di vista

pertanto, l'appello è senza pertinenza. Per i motivi di cui si è già detto poi

(sopra, consid. 13) risulta altresì vano il tentativo di rinviare alla prassi

dell'Obergericht des Kantons Zürich che risale al 1999 (citata in: Pedrotti, op.

cit., pag. 216 nota 273 e 274) a dimostrazione del fatto che l'esistenza della

richiesta di assistenza giudiziaria inviata dall'Italia alla Svizzera e

concessa da quest'ultima, non era circostanza sufficiente per ammettere il

legame di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 10). Anche al

riguardo, la censura va quindi respinta.

Appartenenza

dei beni al debitore sequestrato

15.

Il

sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente

crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),

atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale

determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica

(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther, op. cit., n. 7 ad §51): sono

quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli

che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o

giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112).

Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell'identità economica fra il

debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto,

nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso

di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve

rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato

(cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio

concernente la revisione della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1

19; Stoffel, op. cit., n. 61 segg.

ad art. 271 e n. 25 e 26 ad art. 272; CEF del 18 ottobre 2005 [14.2005.67],

consid. 3).

16.

In

sé, sotto il profilo civile, non v'è dubbio che il conto __________ presso __________

di __________ intestato a E__________, per il 100% di __________ Trust, di cui sono

beneficiari economici moglie e figlio del debitore sequestrato (doc. R, pag. 22;

doc. T), non appartiene a quest'ultimo. Il Pretore ha nondimeno ritenuto che dagli

accertamenti condotti dalle autorità penali inquirenti, emergeva con evidenza

che quei beni erano tutti da ricondurre a AP 1, il quale “nell'intento di

sottrarsi alle indagini aperte a suo carico e di sottrarre i proventi illeciti

alle misure conservative/confiscatorie disposte da diverse autorità” si era

“in maniera del tutto abusiva adoperato per ostacolare l'accertamento

dell'origine e il ritrovamento dei valori patrimoniali frutto delle verosimili

attività criminose in seno a AO 2, disponendo operazioni bancarie e frapponendo

degli schermi che rendessero difficile il collegamento tra la sua persona ed il

denaro pur permettendogli di mantenere la titolarità dello stesso” (sentenza

impugnata, pag. 10 n. 6.5). E, di fatto l'appellante non contesta che i beni di

cui è costituito __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________,

provengono (per un controvalore di fr. 5'711'568.55) dal conto “O__________” (sopra,

consid. 12) aperto presso la medesima banca di __________ e chiuso il 6 maggio

2003.

contestualmente all'avvio delle indagini in Italia come ritenuto dal

Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.4), e meglio alla luce dell'ordine 27

dicembre 2005 di apertura dell'istruzione preparatoria del Ministero pubblico

della Confederazione (doc. C, pag. 11 seg.).

17.

Ciò

posto, nella misura in cui AP 1 davanti a questa Camera ripropone la tesi

secondo cui i beni oggetto di sequestro sono in realtà di proprietà della

moglie, quantomeno nella misura del 50% (appello, pag. 11), la censura è votata

all’insuccesso, e, del resto, andrebbe finanche dichiarata irricevibile per

assenza di interesse, come rilevato dal primo giudice (al consid. 6.5 della

sentenza impugnata (v. anche sopra, consid. 6).

18.

Per

quanto attiene la restante metà dei beni, il debitore sequestrante afferma che

nessun tribunale ha mai stabilito che sua moglie aveva consciamente o

inconsciamente agito da schermo e da prestanome nell'ambito degli illeciti

ascritti al marito, e meglio come appurato dalla sentenza 22 febbraio/18 marzo

2010.

del Tribunale penale federale (appello, pag. 11). Ma invano. Si volesse

anche prescindere dal fatto che quella decisione -come già spiegato (sopra,

consid. 9a)- non è ancora definitiva, giovi rammentare all'appellante che quello

stesso tribunale in quel medesimo giudizio ha ritenuto che “il fatto di far

confluire detti valori patrimoniali, di cui una parte di provenienza criminale

[…], in un conto bancario di recente apertura, intestato a una società __________,

controllata a sua volta da un trust di __________, con un contestuale mutamento

degli aventi diritto economici […], e la conseguente scomparsa di qualsiasi

riferimento documentale a AP 1, fosse un atto idoneo a vanificare

l'accertamento dell'origine, il ritrovamento rispettivamente la confisca degli

averi patrimoniali oggetto della dinamica operazionale descritta, […]” (doc.

2.

in appello e 4/II, pag. 83 consid. 10.4.4). E, questo, indipendentemente dal

fatto che quella decisione abbia nel contempo assolto la moglie. In tali circostanze,

la verosimile appartenenza al debitore sequestrato dei beni oggetto di

sequestro ritenuta dal Pretore, merita quindi conferma. La censura al riguardo,

va così disattesa.

19.

In

conclusione, la sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello

deve essere respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza degli

appellanti AP 2 e AP 1 (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.

1.

e 62 cpv. 1 OTLEF,

pronuncia: 1. L'appello di AP 2 è irricevibile.

2.

Nella

misura in cui è ricevibile, l'appello di AP 1 è respinto.

3.

La

tassa di giustizia di fr. 3'000.–, già anticipata da AP 2, __________, e da AP

1, __________, resta a loro carico con l'obbligo di rifondere, con vincolo di

solidarietà, a AO 1, __________ e a AO 2, __________ un'indennità di fr. 15'000.–.

4.

Intimazione:

– PA 2 ;

– PA

1.

.

Comunicazione

alla Pretura __________.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

segretaria

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il

valore litigioso della vertenza può essere stabilito in almeno fr. 6'631'164.–,

contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia

civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla

notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98

LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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