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Decisione

14.2014.139

Contestazione della graduatoria in materia di fallimento. Competenza materiale. Valore litigioso. Salario in caso di impedimento al lavoro. Onere della prova

17 novembre 2014Italiano12 min

Source ti.ch

Fatti

B. Con

istanza del 3 febbraio 2014 la società RE 1, creditrice della __________ SA e

anch'essa ammessa nella suddetta graduatoria, ha convenuto in giudizio CO 1 con

un'azione di contestazione della graduatoria nel senso dell'art. 250 cpv. 2 LEF

presso la Pretura del Distretto di Lugano, opponendosi all'ammissio­­­ne del

credito insinuato dalla convenuta, la quale non ha presentato osservazioni nel

termine assegnatole dal Pretore. Al dibattimento tenutosi il 13 maggio 2014, l'istante ha confermato la sua domanda, mentre CO 1 vi si è opposta.

C. Statuendo con decisione 30 maggio 2014, il

Pretore ha respinto la petizione e posto a carico dell'attrice le spese processuali

di fr. 350.–, prescindendo dall'assegnare ripetibili.

D. Contro

la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un

“appello/reclamo” del 2 luglio 2014 per ottenerne in via principale la riforma

e l'accoglimento della petizione, in via subordinata l'annullamento della decisione

e il rinvio dell'incarto al Pretore per nuovo giudizio e in via ancor più

subordinata la modifica del dispositivo relativo alla tassa di giustizia.

Regolarmente invitata ad esprimersi sul reclamo, CO 1 è rimasta silente.

Considerandi

in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di contestazione della

graduatoria (art. 250 LEF) – è una decisione finale di prima istanza, contro

cui è dato il rimedio dell'appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d'appello (art.

48.

lett. e n. 1 LOG), sempre che il valore litigioso

secondo l'ul­­­tima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga fr. 10'000.–

(art. 308 cpv. 2 CPC; RtiD II-2012 893 seg. n. 53c [massima]). I medesimi

principi sono validi anche in materia di fallimento bancario (art. 37 cpv. 2

LBCR, RS 952.0). Per le decisioni inappellabili e finali di prima istanza è

dato invece il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC), sempre alla CEF

(art. 48 lett. e n. 1 LOG).

1.1

Nel

caso di specie, il Pretore ha attribuito alla causa un valore litigioso di fr. 16'250.–.

In realtà, e come osservato dalla stessa reclamante, trattandosi di un'azione

di contestazione di graduatoria, il valore litigioso non corrisponde all'importo

nominale del credito contestato, bensì al dividendo stimato dall'amministrazio­­­ne

del fallimento o dai liquidatori per quella pretesa (DTF 140 III 67 consid. 3.2

con rinvii). Ciò detto, il credito insinuato da CO 1 essendo di fr. 16'250.–

e il dividendo ipotizzato per la terza classe del 2.19%, il valore litigioso

ammonta a fr. 355.90, di modo che il ricorso in esame è ammissibile solo

quale reclamo nel senso dell'art. 319 lett. a CPC.

1.2

Avendo

la procedura carattere ordinario (art. 198 lett. e n. 6 e 251 CPC a contrario),

la decisione è impugnabile entro trenta giorni dalla notificazione (art. 319

lett. a e 321 cpv. 1 CPC). Presentato

il 2 luglio 2014 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 2 giugno,

in concreto il reclamo è tempestivo.

1.3

La legittimazione della reclamante deriva dalla sua qualità di attrice

nella procedura di prima istanza (art. 250 cpv. 2 LEF).

1.4

A norma dell'art. 59 cpv. 1 CPC il giudice entra nel merito di un'azio­­­ne

o istanza se sono dati i presupposti processuali, ciò che verifica d'ufficio

(art. 60 CPC).

a) Fra

questi rientra la competenza per materia del giudice adito (art. 59 cpv. 2

lett. b CPC), disciplinata dal diritto cantonale (art. 4 CPC), che va esaminata

d'ufficio in ogni stadio della causa, e ciò anche in seconda istanza (DTF 140

III 274, consid. 2.2 con rinvio). Di

principio la competenza per materia è di natura imperativa e la mancanza di

tale presupposto comporta l'irricevibilità dell'istanza (Müller in: Brunner/Gasser/Schwander

(curatori), Schweizerische ZPO, Kommentar, 2011, n. 38 ad art. 59 CPC). Una decisione emanata nonostante

la mancanza di un presupposto processuale è, di regola, nulla (Gehri in: Basler Kommentar,

Schweizerische ZPO, 2012, n. 12 ad art. 60 CPC). In particolare, una decisione

di un'autorità giudiziaria inferiore dev'essere annullata se questa non era

materialmente competente a statuire nel merito (Sterchi

in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. II, 2012, n. 11 ad art.

318.

CPC).

b) Nel

caso concreto, il valore litigioso, come visto (sopra consid. 1.1), è di fr. 355.90.

La causa rientrava pertanto nella competenza (fino a fr. 5'000.–) del

giudice di pace (art. 31 cpv. 1 lett. c LOG), sicché il Pretore non avrebbe

dovuto entrare nel merito dell'azione, ma dichiararsi materialmente incompetente

(Pahud in: Brunner/Gasser/ Schwander (ed.), op. cit., n. 15 ad art. 220 CPC). Sulla base delle precedenti considerazioni, la sentenza impugnata dovrebbe

essere dichiarata d'ufficio nulla da questa Camera, indipendentemente dal fatto

che non vi sia stata alcuna contestazione delle parti. Nel caso specifico,

tuttavia, ciò trascenderebbe in un inutile esercizio di giurisdizione, dato che

la causa rientra nella competenza della Camera (sopra consid. 1 i.f.) ed

è matura per il giudizio (cfr. art. 327 cpv. 3 lett. b CPC), l'esito del

reclamo è chiaro e la reclamante, benché abbia evidenziato il problema di

competenza, non chiede il rinvio della causa al giudice di pace, mentre, come

si vedrà, gli interessi della convenuta non sono pregiudicati dall'odierna

decisione. Tanto vale in queste circostanze, per economia di giudizio, entrare

senza indugio nel merito del reclamo.

1.5

La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate

in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall'art. 321 cpv.

1.

CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di

spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le

sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza

del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base

agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC).

Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l'appli­cazione

errata del diritto sia l'accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo

restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di

prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

2.

Nella

decisione impugnata, il Pretore ha accertato che l'attività della __________ SA

è cessata il 7 gennaio 2009 con l'apposizione dei sigilli da parte dell'autorità

inquirente, senza perciò porre fine al rapporto di lavoro con la convenuta. Preso

atto che la disdetta del contratto di lavoro le è stata significata per il 30

giugno 2009, il primo giudice ha considerato che CO 1 ha mantenuto il diritto

di percepire il salario dal 1° gennaio al 30 giugno 2009, a prescindere dal fatto che non abbia offerto la propria prestazione lavorativa dopo la cessazione

dell'attività del suo datore di lavoro, in quanto questi non sarebbe in ogni

caso stato nella condizione di accettarla. D'altronde, ha rilevato il Pretore, RE

1.

non ha allegato né tantomeno dimostrato che la convenuta ha conseguito un risparmio

a causa dell'impedi­mento al lavoro, né che ha effettivamente lavorato per

altri datori di lavoro oppure omesso intenzionalmente di farlo durante il

periodo in questione. Donde la reiezione della petizione.

3.

Nel

reclamo RE 1 contesta anzitutto l'importo stabilito dal Pretore per la tassa di

giustizia, ritenendo che la stessa, se dovuta, non dovrebbe comunque superare fr. 300.–,

il valore litigioso essendo solo di fr. 473.– (recte fr. 355.90,

il dividendo presumibile ammontando al 2.19% e non al 2.91%, doc. C accluso

alla petizione, pag. 5 ad 7). Nel

merito, la reclamante critica la valutazione del primo giudice secondo cui il

datore di lavoro non avrebbe in ogni caso accettato la prestazione

di lavoro offerta, facendo valere al proposito che la stessa lavoratrice ha

ammesso di non essersi recata sul posto e quindi di non aver offerto la propria

prestazione. Solo se lo avesse fatto, continua la reclamante, gli organi di __________

SA avrebbero potuto disdire il contratto di lavoro. RE 1 ritiene poi che il Pretore

avrebbe dovuto accertare i fatti d'ufficio conformemente al principio

inquisitorio sociale applicabile nelle procedure di diritto del lavoro (art.

247.

cpv. 2 lett. b. n. 2 CPC) ed emanare in merito un'or­­­dinanza sulle prove.

RE 1 postula dunque, in via principale, la riforma e l'accoglimento

della petizione, in via subordinata l'an­­­nullamento della decisione e il

rinvio dell'incarto al Pretore per nuovo giudizio e in via ancor più

subordinata la modifica del dispositivo relativo alla tassa di giustizia.

4.

Ciò

posto, va anzitutto sgombrato il campo dalla censura con cui la reclamante

rimprovera al primo giudice di non essersi attenuto alla procedura prevista dal

diritto del lavoro. Infatti, la contestazione della graduatoria, anche quando –

come nella presente fattispecie – concerne pretese fondate sul diritto del

lavoro dev'essere trattata come una causa di diritto esecutivo e non di diritto

del lavoro, perché ha quale oggetto principale l'appuramento della graduatoria

e non l'accertamento dell'esistenza del credito contestato, questione sulla

quale il giudice statuisce in via solo pregiudiziale e senza effetto vincolante

per il fallito, che non è parte della procedura (cfr. DTF 135 III 470,

consid. 1.2). Al riguardo la sentenza del Tribunale federale citata dalla

reclamante (DTF 131 III 455 consid. 3) pone lo stesso principio per le azioni

in cui è litigioso il grado della pretesa contestata. La censura va pertanto

respinta e la stessa sorte spetta alle critiche connesse alla mancata

osservazione del principio inquisitorio sociale.

5.

Nel

merito, la reclamante sostiene che CO 1 avrebbe dovuto presentarsi sul posto di

lavoro ad offrire la sua prestazione nonostante l'apposizione dei sigilli,

consentendo così agli organi della società di disdire il contratto di lavoro.

Non avendolo fatto, la convenuta non avrebbe diritto al salario “nell'entità

riconosciuta dai liquidatori e dal primo giudice”. Così argomentando la

reclamante non dimostra che sia manifestamente errato l'accertamento del primo

giudice secondo cui la datrice di lavoro non sarebbe in ogni caso stata nella

condizione di accettare un'offerta formale di lavoro da parte della convenuta

(circostanza che libera il lavoratore dall'obbligo di offrire i propri servizi,

DTF 135 III 357 consid. 4.2; Longchamp, Commentaire du contrat de travail, 2013, n. 3 ad

art. 324 CO). Al contrario, ciò trova conferma proprio

nell'allegazione della reclamante per cui la presentazione dell'offerta avrebbe

avuto quale unico effetto la disdetta del contratto di lavoro. Non va poi

sottaciuto che la disdetta era comunque possibile senza che la convenuta si

presentasse sul posto di lavoro. E anche se lo avesse fatto, ben difficilmente

avrebbe incontrato gli organi della società, non solo perché essi erano “spariti”

(come allega la convenuta, senza essere contraddetta, nel verbale dell'udienza

13.

maggio 2014, pag. 2 i.f.), ma anche perché i locali della società erano

inaccessibili.

6.

Per

quanto concerne la tassa di giustizia stabilita dal Pretore in fr. 350.–, RE

1.

chiede che venga ridotta a fr. 50.–, osservando come la stessa avrebbe

dovuto oscillare tra fr. 50.– e fr. 300.–, il valore litigioso della

causa essendo di fr. 473.– (recte: fr. 355.90). Il riferimento

all'art. 6 della legge sulla tariffa giudiziaria (LTG) si rivela corretto, la

causa rientrando nella competenza del giudice di pace (sopra consid. 1.4/b).

Tenuto conto del valore litigioso, della complessità media-alta della causa e

del dispendio lavorativo (un'udien­­­za e una sentenza di 5 pagine), si giustifica

di moderare la tassa di giustizia di prima sede riducendola a fr. 200.–.

Su questo punto il reclamo merita pertanto parziale accoglimento, ritenuto che

sulle modalità di computazione del maggior anticipo (restituzione, bonifico,

compensazione, ecc.) deciderà la Pretura.

7.

La

tassa del presente giudizio segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si

pone invece problema di ripetibili, la convenuta non avendo presentato

osservazioni. Circa i rimedi

esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 355.90, non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell'art. 74

cpv. 1 lett. b LTF.

Dispositivo

Per questi motivi,

pronuncia: 1. Il reclamo è parzialmente accolto e di

conseguenza il dispositivo n. 2 della decisione impugnata è così riformato:

2. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 200.–,

già anticipate dalla parte attrice in ragione di fr. 350.–, rimangono a

suo carico. Non vengono assegnate ripetibili.

2. La

tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 250.–

relative al presente giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a

suo carico. Non si assegnano indennità.

3. Notificazione a:

– ;

– ;

.

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del

Tribunale d'appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare

ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo

se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza

fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto

è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale

al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF).

Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1

LTF).