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Decisione

14.2014.17

Opposizione al sequestro

24 novembre 2014Italiano26 min

Source ti.ch

Fatti

i presupposti per decretare un sequestro LEF è il giudice del sequestro, il

quale non è vincolato all’apprezzamen­to dell’au­­­torità penale. Ed è solo

tenuto a considerare gli indizi oggettivi e concreti di reato appurati in sede

penale, a patto che la documentazione relativa a tali accertamenti sia stata

prodotta in sede civile. In queste circostanze, non è in concreto arbitrario

ritenere in base agli atti di prima sede che la sequestrante non ha sufficientemente

reso verosimile che “l’ingente patrimonio attribuibile a CO 1 sia di

provenienza illecita e più in particolare conseguente ad atti illeciti compiuti

ai danni della RE 1” (sentenza, pag. 8).

4.2 Ciò

posto, rimane da esaminare – visti i limiti del potere di cognizione

dell’autorità superiore (sopra consid. 1.4/b) – se l’apprez­zamento del Pretore

è ancora sostenibile alla luce delle allegazioni di fatto nuove contenute nel

reclamo (da n. 80 a n. 95) e dei documenti annessi (doc. 11-20). Al riguardo,

solo l’interrogatorio del debitore del 24 maggio 2013 (doc. 14) appare degno di

nota, non gli atti preparatori (doc. 11-13) né la documentazione relativa a un

altro sequestro (presso la C__________, doc. 15-18). Quanto agli estratti di

stampa (doc. 19), oltre a essere problematici dal punto di vista dell’affidabilità

delle fonti (che potrebbero anche essere gli stessi denuncianti), ad ogni modo

essi si limitano a confermare l’esi­stenza d’indagini in corso, che del resto

non paiono tutte coinvolgere il debitore, senza fornire dati sufficientemente

precisi – peraltro non messi in rilievo dalla reclamante – perché si possano

determinare e quantificare eventuali sue pretese nei confronti di CO 1. Nello

scritto 18 novembre 2010 della PP Minotti Perucchi (doc. 20), infine, CO 1 non

è neppure citato, mentre dallo scritto 20 gennaio 2014 della PP Micocci (doc.

8) si evince che le informazioni fornite dalle autorità inquirenti italiane

erano, in quella data, insufficienti a ordinare i sequestri richiesti in via rogatoria.

a) Ora,

non si disconosce che in occasione del suo interrogatorio tenutosi a __________

il 24 maggio 2013, CO 1 è rimasto molto evasivo circa la discrepanza esistente

tra i suoi redditi professionali e gli averi milionari sequestrati in cassette

di sicurezza aperte in Svizzera relativi a conti aperti a Singapore, Monaco e Lussemburgo

(reclamo n. 82-87 e doc. 14, pag. 90-1, 93, 96, 103, 114-5). Sennonché sul

piano penale egli poteva legittimamente avvalersi della facoltà di non

rispondere. E in sede civile non incombeva a lui di rendere verosimile “l’origine

lecita e trasparente del [suo] patrimonio” (osservazioni al reclamo, pag. 36)

bensì alla sequestrante di portare indizi oggettivi e concreti sulla provenienza

delittuosa degli attivi sequestrati e sulla sua qualità di vittima (cfr. sopra

consid. 2.1).

b) A

sostegno della sua tesi, la reclamante evoca la sproporzione esistente tra il

salario che versava al debitore (€ 200-300 mila lordi, ossia €150-250 mila

netti: reclamo ad n. 92, con riferimento al doc. N pag. 4) e gli attivi

sequestrati, che ammontano a € 17.8 milioni in Italia e a € 13.3

milioni in Svizzera, a cui occorre aggiungere quanto emerge dalla documentazione

rinvenuta nelle cassette di sicurezza sequestrate in Svizzera, ovvero quasi

€ 20 milioni (doc. 14 annesso al reclamo, pag. 96 e 114) (reclamo, n. 63/f

e 92). Da parte sua, CO 1 giudica irrilevante il riferimento al suo stipendio

lordo in rapporto a tali attivi, ricordando di essersi limitato a sfruttare le

sue particolari conoscenze finanziarie sui mercati internazionali (che l’hanno

portato ai vertici di svariati istituti di credito) e di discendere da una

famiglia assai benestante (doc. 18 o AA). Sottolinea come gli averi di cui egli

Considerandi

disponeva prima che la sequestrante lo assumesse (doc. 14 pag. 13) non possano

in ogni caso essere frutto di truffe a danno della stessa (osservazioni al

reclamo, pag. 36 ad 82-87).

c) Oltre

al suo reddito di € 250-300 mila lordi, CO 1 pareva possedere, già nel

2009, un patrimonio di € 11-12 milioni, in parte composto di beni fondiari

donati dal padre (cfr. doc. 17-18 acclusi al reclamo). D’altronde, egli

sostiene di aver guadagnato diversi milioni (almeno uno all’anno) con attività

di trading in proprio, sfruttando la propria esperienza come dirigente

di diversi istituti bancari e l’“economia di scale” che a suo dire gli consentiva

la sua funzione di direttore dell’area finanza in seno alla sequestrante (cfr. doc.

14, pag. 12-13, 74-77). Ora, tenuto conto del fatto che CO 1 ha aperto dei

conti in Svizzera già dal 1992 (pag. 24 segg.), ovvero ben prima che entrasse

al servizio della RE 1 nel giugno del 2001, pare verosimile che almeno una

parte dei beni sequestrati sia del tutto estranea alla sua attività presso la

sequestrante.

d) Il

problema è che la reclamante non ha fornito indicazioni in merito e se ne

evincono poche dalla documentazione agli atti. Certo, dall’ultimo spezzone del

noto verbale (doc. 14, pag. 114-5) emergono tre bonifici di complessivi € 1'300'000.–

nel 2007 su un conto della __________ di __________, intestato alla __________,

ma i cui attivi sono a detta del debitore provento della sua attività di trading,

la cui documentazione è stata scovata in una cassetta di sicurezza di lui presso

__________ SA (cfr. anche doc. O, pag. 2). D’altronde, confrontando l’estratto

del conto __________ 31 dicembre 2011 prodotto dal debitore, che presentava un

saldo di € 3'204.– (doc. 10 di prima sede), si può constatare che è poi

salito a € 2'543'120.– il 30 aprile 2013 (doc. O). Fatto sta, però, che

non si raggiunge ancora la somma di fr. 43'168'700.– vantata dalla

sequestrante. Certo, non si possono nascondere seri dubbi sul fatto che CO 1

abbia potuto accumulare in finalmente pochi anni oltre € 50 milioni in

modo del tutto lecito, ancorché in base agli atti non si possa nemmeno escluderlo

categoricamente. Ma anche se parte degli attivi fosse di origine delittuosa la

reclamante non ha, in questa procedura, fornito indizi oggettivi e concreti che

rendano verosimile la sua pretesa qualità di vittima dei presunti reati

patrimoniali. Al momento attuale è comunque impossibile quantificare anche solo

approssimativamente il credito fatto valere dalla sequestrante.

4.3

Dovendo

concludere, anche alla luce delle allegazioni e dei documenti nuovi presentati

in sede di reclamo, la sentenza impugnata merita, nell’esito, di essere

confermata, perché ora come allora la tesi della reclamante non è sorretta da

sufficienti indizi oggettivi e concreti. Difettando questo presupposto

primordiale è impossibile disquisire sulla verosimiglianza delle allegazioni della

sequestrante (sopra consid. 2.1). Come giustamente rilevato dal Pretore, ad

ogni modo, “fintanto che gli atti penali relativi ad altri eventuali procedimenti

a carico del CO 1 rimarranno secretati, o comunque fino a quando l’avanzare

delle procedure penali non permetteranno di ripristinare il grado di

verosimiglianza richiesto in ambito di sequestro LEF, il blocco dei beni potrà

essere garantito comunque dai sequestri penali” (sentenza impugnata, pag. 8

verso il basso). E se saranno revocati non pare che potranno essere sostituiti

con sequestri LEF, in ogni caso non se la reclamante continuerà, come in questa

sede, a fondare il proprio credito unicamente su illeciti penali (reclamo, n.

26-30). Infondato, il reclamo deve in definitiva essere respinto senza che sia

necessario esaminare gli altri presupposti del sequestro.

5.

Le spese processuali (art. 95 cpv. 2 CPC; 48 e 61

cpv. 1 OTLEF) e le ripetibili (art. 95 cpv. 3 CPC) seguono la soccombenza

della reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC). Le ripetibili vanno fissate in base a

un valore litigioso non inferiore a fr. 20'00'000.– (sopra consid. 4.2/b e

DTF 139 III 195 consid. 4.3.2), tenuto conto delle prestazioni fornite dal

patrocinatore di CO 1 e della natura cautelare della causa (art. 11 cpv. 2 e 5

del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza

giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili [RL 3.1.1.7.1]). Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art.

112.

cpv. 1 lett. d LTF), il valore

litigioso, come visto, supera abbondantemente la soglia di fr. 30'000.– ai

fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Dispositivo

Per questi motivi,

pronuncia: 1. Il

reclamo è respinto e la decisione impugnata confermata.

2. La

tassa di giustizia per il reclamo, di fr. 2'000.–, già anticipata dalla

reclamante, è posta a suo carico. Essa rifonderà a CO 1 fr. 25'000.– per

ripetibili.

3. Notificazione

a:

, ,

,

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi

giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare

ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può

essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98

LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2

LTF).