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Decisione

14.2015.182

Opposizione al sequestro. Offerta pubblica di compravendita di un immobile del debitore. Trafugamento non reso verosimile

22 gennaio 2016Italiano15 min

Source ti.ch

Fatti

i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione

della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero

pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale

5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).

1.3 Secondo

l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione

errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

a) La

giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice

di prima istanza e verifica quindi sotto l’an­­golo della semplice

verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando

liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC;

sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).

b) La

Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della

giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), ma le parti possono far

valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC), verificatisi sia prima che dopo l’emana­­zione della sentenza di primo

grado (cfr. sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid.

1.5/e) fino alla chiusura dello scambio degli allegati (sentenza della CEF

14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3). È ammessa solo la produzione di documenti

(art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3). L’ac­­certamento

dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se

sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; DTF 138 III 234

consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito

della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure

non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha

omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto

deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia:

sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i

rinvii; Jeandin in: CPC commenté, 2011, n. 5-6 ad art. 320 CPC con

rimandi).

Considerandi

2.

In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il

sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo

credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al

debitore (n. 3).

2.1

I

fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi –

che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio

di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati,

senza dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro modo (DTF 138

III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve

convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’im­­porto

enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza,

il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al

termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid.

4.3

), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto

sorpresa).

2.2

Il

decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o

dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso

giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro

– purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in

contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il

giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base

ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati

ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori

(art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della CEF

14.2011.113

dell’8 settembre 2011, consid. 6.5).

Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro

gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione

(art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di

vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).

3.

Nella

decisione impugnata il Pretore ha ritenuto che nessuno degli elementi che RE 1

ha indicato come “cause del sequestro” rientrasse tra i requisiti posti

dall’art. 271 LEF. A mente del primo giudice, solo l’attestato provvisorio di

carenza di beni o la sentenza prodotti con l’istanza sarebbero potuti essere

presi in considerazione al riguardo, ipotesi ch’egli ha però scartato dal momento

che l’attestato di carenza di beni menziona quale debitore la società __________

SA e non la convenuta personalmente, mentre la sentenza non è ancora passata in

giudicato e quindi non può dirsi definitiva. Considerando che la via del

sequestro LEF non sia quella giusta da seguire per raggiungere il suo scopo, il

Pretore ha ipotizzato che una procedura cautelare ai sensi dell’art. 261 CPC “forse meglio potrebbe conciliarsi con le esigenze

nascenti dall’assetto della causa”.

4.

Nel

reclamo, RE 1 ribadisce che sono dati sia il requisito dell’esistenza del

credito sia quello della causa del sequestro in caso di trafugamento dei beni

nel senso dell’art. 271 cpv. 1 cifra 2 LEF, riaffermando che le alienazioni dei

fondi da sequestrare sono “imminenti” e suffragate da diverse prove, tra

cui una lettera del patrocinatore della convenuta alla Pretura penale, un cartello

pubblicitario di vendita immobiliare esposto su un’abitazione della convenuta

nei pressi della strada cantonale ad __________, un annuncio di vendita su due

siti immobiliari e le ripetute richieste di sblocco dei fondi da parte del

comproprietario, con CO 1, degli stessi. Secondo il reclamante, poi, il credito

è verosimile e comprovato sia dalla sentenza emanata il 7 agosto 2015 dalla

Pretura di Vallemaggia e già dichiarata esecutiva per il Comune di __________

(che ha agito in litisconsorzio con lui contro la convenuta sulla scorta delle

cessioni delle pretese della massa fallimentare dell’__________ SA), sia dal

decreto d’accusa emanato nei confronti di lei.

5.

Nelle sue osservazioni al reclamo, CO 1 invoca nuovamente l’assenza

di valide cause del sequestro, ritenendo che le allegazioni di RE 1 non sono

comprovate né rese verosimili. Contesta di volersi sottrarre ai propri obblighi

e rileva come il sequestrante non possieda alcun titolo per procedere nei suoi

confronti.

6.

Prima di entrare nel merito del reclamo, e a scanso di equivoco,

occorre rilevare che il dispositivo della sentenza impugnata è errato laddove

respinge l’istanza di sequestro (presentata il 31 dicembre 2014 da RE 1)

anziché accogliere l’opposi­­zione al sequestro (art.

278.

cpv. 1 LEF) inoltrata il 15 gennaio 2015 da CO 1. Nell’esito,

la sentenza è però chiara nella misura in cui dispone la revoca del sequestro

ordinato il 5 gennaio 2015. Le parti, d’altronde, non se ne dolgono. Non s’im­­pone

così alcun intervento della Camera su questo punto.

7.

Delle tre condizioni stabilite dalla legge per la concessione del

sequestro (sopra, consid. 2), nella fattispecie due sono controverse, in

particolare quella relativa alla causa del sequestro.

7.1

RE 1 fonda il reclamo sulla causa prevista dall’art. 271 cpv.

1.

n. 2 LEF, che consente al creditore di chiedere il sequestro dei beni del

debitore quando questi, nell’intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue

obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere

la fuga. In particolare, a detta del reclamante le alienazioni dei beni della

convenuta sarebbero come visto “imminenti”

e suffragate da diverse prove. Sull’argomento, già sollevato in

prima sede (cfr. istanza di sequestro del 31 dicembre 2014, pag. 3 e osservazioni

del 2 febbraio 2015 all’opposizione al decreto di sequestro, pag. 3), la

sentenza impugnata è silente. Essendo la causa matura per il giudizio e il

reclamante, ad ogni modo, non chiedendone il rinvio al primo giudice per nuovo

giudizio, la Camera può statuire essa stessa sulla questione a prescindere

della violazione del diritto di essere sentito (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC).

7.2

La realizzazione di una causa di sequestro nel senso dell’art. 271 cpv.

1.

cifra 2 LEF presuppone la riunione di una circostanza oggettiva (trafugamento

di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza soggettiva,

ossia l’intenzione del debitore sequestrato di sottrarsi all’adempimento delle

proprie obbligazioni (Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 9a ed.

2013, n. 14 ad § 36 e n. 14

ad § 51; Gillié­ron, Commentaire

de la LP, vol. IV, 2003, n. 42 ad art. 271 LEF). Trafuga i

suoi beni il debitore che li nasconde, regala o vende a prezzi irrisori, oppure

che li sposta all’estero, li distrugge, danneggia o grava di pegno (DTF 119 III 92, consid. 3b; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG II, 2a

ed. 2010, n. 69 ad art. 271 LEF). Dal profilo

soggettivo, devono sussistere indizi oggettivi e concreti che il debitore fosse

cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento era idoneo a

ostacolare l’esercizio dei diritti del creditore o almeno a renderlo molto più

difficile (sentenza della CEF 14.2006.64 del 5 settembre 2006

consid. 6.2, con rinvii).

Contrariamente

a quanto lascia intendere il testo dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, anche atti di

preparazione di un trafugamento di beni possono bastare, secondo le

circostanze, a giustificare il sequestro, che se presupponesse il compimento

effettivo del trafugamento verrebbe eseguito sempre troppo tardi (sentenza del Tribunale federale 5P.256/2006 del

4.

ottobre 2006, ZZZ/RSPC 2006 pag. 433 consid. 2.1; Meier/Dieterle in: SchKG,

Kurzkommentar, 2a ed. 2014, n. 19 ad art. 271 LEF). Spetta al

sequestrante di rendere verosimile che il comportamento del debitore configuri

una causa di sequestro (sopra consid. 2; sentenza della CEF

14.2004.91

del 13 gennaio 2005, RtiD 2005 II 789 segg. n. 88c consid. 4.2/a).

7.3

Nel caso concreto, RE 1 ha reso

verosimile che CO 1 sta provando a vendere la casa monofamiliare di cui è comproprietaria

con il marito __________, come risulta dal cartello pubblicitario posto sul

fondo e dagli estratti dei siti “__________” (doc. O-P) e “__________” (doc. Q)

prodotti da RE 1 già con l’istanza di sequestro, l’op­­ponente non contestando

trattarsi di un suo fondo.

a) Sennonché

la semplice alienazione di beni immobili – e a maggior ragione offerte

pubbliche di vendita – non costituisce in sé una causa di sequestro nel senso

dell’art. 271 cpv. 1 cifra 2 LEF (sentenza della CEF 14.2004.91 già citata,

consid. 4.2/a). Sono necessari altri indizi concreti e oggettivi atti a rendere

verosimile che il debitore stia tentando di sottrarsi ai propri obblighi nei confronti

dell’istante ostacolandone le possibilità di esecuzione. Si possono citare a mo’

di esempi una manifesta sproporzione tra il prezzo offerto od ottenuto e il

valore reale dell’oggetto, il fatto che gli altri beni del debitore all’infuori

di quello venduto o messo in vendita non bastino a coprire il credito vantato dall’istante

o circostanze particolari da cui si può desumere un rischio concreto che il

debitore celi, esporti, doni o sperperi – in altre parole trafughi – il prezzo

di compravendita.

b) Orbene,

a parte gli indizi già menzionati circa la messa in vendita della casa di __________

il reclamante non allega né rende verosimile alcun’altra circostanza oggettiva

e concreta che possa destare fondati sospetti che la debitrice stia tentando di

trafugare i propri beni. In modo particolare RE 1 non ha fornito alcuna indicazione

sulla situazione economica di CO 1, segnatamente sul fatto che i fondi di cui

chiede il sequestro siano gli unici attivi di lei, né pretende che il prezzo di

vendita sia insostenibilmente inferiore al loro valore effettivo. La messa in

vendita non è poi avvenuta di nascosto. Neppure il decreto d’accusa dell’11

luglio 2011 prodotto dal reclamante (doc. R accluso alle osservazioni all’opposizione)

viene in suo soccorso, poiché – a prescindere dal fatto ch’egli vi si è

riferito in prima sede solo per la questione dell’esistenza del proprio credito

(osservazioni all’opposizione, pag. 2 ad 1) e non vi accenna più nel reclamo –

lo stesso non è stato emesso nei confronti della convenuta, bensì del marito __________

__________. D’altronde, il reclamante non contesta la sentenza impugnata

laddove il Pretore ha considerato che la decisione del 7 agosto 2015 relativa

all’azione creditoria da lui promossa contro la convenuta (inc. n. __________)

non configura una causa di sequestro nel senso dell’art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF.

Stante l’inadempimento di uno dei presupposti del sequestro, la decisione

impugnata, nell’esito, non è giuridicamente errata né appare fondata su

accertamenti manifestamenti inesatti, sicché il reclamo non può ch’essere respinto.

8.

La tassa del presente giudizio, stabilita

in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), e le ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio

dell’art. 96 CPC, seguono la soccombenza del reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC). Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art.

112.

cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 62'051.80, raggiunge

la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b

LTF.

Per

questi motivi,

pronuncia: 1. Il reclamo è respinto e la sentenza

impugnata è confermata.

2.

Le

spese processuali di complessivi fr. 420.– relative al presente giudizio,

già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico. RE 1 rifonderà a CO 1 fr. 500.–

per ripetibili.

3.

Notificazione a:

–;

–.

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Vallemaggia.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del

Tribunale d’appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare

ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,

1000.

Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può

essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98

LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2

LTF).