14.2016.74
Rigetto definitivo dell’opposizione. Decreti ingiuntivi del diritto italiano immediatamente esecutivi senza previo contraddittorio, di cui è anche chiesto l’exequatur in via principale
14 settembre 2016Italiano18 min
Source ti.ch
Incarto n.
14.2016.74
Lugano
14 settembre 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d’appello
composta dei giudici:
Jaques,
presidente
Walser
e Grisanti
vicecancelliera:
Fiscalini
statuendo nella causa SO.2016.79 (riconoscimento ed
esecutività di decreti ingiuntivi con rigetto definitivo dell’opposizione)
della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa con istanza 26
gennaio 2016 dalla
CO 1 (I)
(patrocinata dall’avv. PA 2,)
contro
RE 1
(patrocinata dall’avv. PA 1,)
giudicando sul reclamo del 24 marzo 2016 presentato dall’RE 1 contro la
decisione emessa l’11 marzo 2016 dal Pretore aggiunto;
ritenuto
in fatto: A. L’CO 1 (I-__________) come fornitrice e l’RE 1 (__________) come
grossista hanno firmato il 20 giugno 2012 un “accordo quadro per la fornitura di energia elettrica”. A seguito di vani solleciti di pagamento, la fornitrice ha inoltrato
ricorso per decreto ingiuntivo e con decreti ingiuntivi n. __________
del 22 maggio 2013 e n. __________ del 27 gennaio 2014, dichiarati
provvisoriamente esecutivi secondo l’art. 642 CPC italiano (in seguito: CPCit),
il Tribunale della __________ ha ingiunto all’RE 1 di pagare all’CO 1 €
2'194'715.50 e € 1'486'461.50 oltre agli interessi e alle spese
giudiziarie. In entrambi i casi il debitore ingiunto è stato avvertito di aver
il diritto di proporre opposizione contro il decreto nel termine perentorio di
60 giorni dalla notifica e che in difetto il decreto sarebbe diventato
definitivo. Entrambi i decreti sono stati muniti di formula esecutiva il 4 giugno
2013 e il 3 febbraio 2014.
B. Sulla
scorta del precetto esecutivo n. __________ emesso il 7 settembre 2015 dall’Ufficio
di esecuzione di Mendrisio, l’CO 1 ha escusso l’RE 1 per l’incasso di 1)
fr. 2'327'010.– oltre agli interessi del 5% dal 20 marzo 2013, 2)
fr. 5'349.– oltre agli interessi sempre del 5% dal 19 luglio 2013, 3)
fr. 1'576'070.– oltre agli interessi del 5% dal 25 marzo 2014 e 4) di
fr. 6'361.– oltre agli interessi del 5% dal 15 aprile 2014, indicando
quali titoli di credito: “1)
Importo dovuto come da decreto ingiuntivo n. __________ del 24.04.2013 e
decreto ingiuntivo n. __________ del 18.01.2014 per mancato pagamento di
diverse fatture per la vendita di energia elettrica. Importo calcolato secondo
cambio OANDA al giorno 28.07.2015 e corrispondente a EUR 3'692'220.69; 2) Vedi
punto 1.; 3) Vedi punto 1.; 4) Vedi punto 1.”
C. Avendo
l’RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 6 ottobre 2015
presentata alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord l’CO 1 ha chiesto sia il riconoscimento e la dichiarazione
di esecutività in Svizzera dei due decreti ingiuntivi, sia il rigetto
definitivo dell’opposizione interposta dall’RE 1. Con sentenza
del 14 gennaio 2016 (inc. n. SO.2015.604) il Pretore ha respinto l’istanza
poiché la procedente non aveva prodotto né l’originale, né una copia conforme
all’originale dei due decreti ingiuntivi. Un reclamo dell’RE 1 contro il
dispositivo n. 3 di tale decisione, ossia contro l’ammontare delle ripetibili
fissate in fr. 1'100.–, è stato parzialmente accolto dalla seconda Camera
civile del Tribunale d’appello con sentenza del 22 luglio 2016 (inc. n. 12.2016.16),
che le ha aumentate a fr. 4'000.–.
D. Con
nuova istanza del 26 gennaio 2016, presentata questa volta alla Pretura della
Giurisdizione di Mendrisio-Sud, l’CO 1. ha riproposto sia il riconoscimento e
la dichiarazione di esecutività in Svizzera dei due decreti ingiuntivi, sia il
rigetto definitivo dell’opposizione interposta dalla convenuta, oltre alla
rifusione delle spese di esecuzione di fr. 413.30. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con
osservazioni scritte del 5 febbraio 2016. Con replica 24
febbraio 2016 l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la parte convenuta
vi si è nuovamente opposta con duplica 9 marzo 2016.
E. Statuendo con decisione 11 marzo 2016, il Pretore aggiunto ha accolto
l’istanza e riconosciuto e dichiarato esecutivi in Svizzera i due decreti
ingiuntivi del Tribunale della __________ e ha rigettato in via definitiva
l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese
processuali di fr. 1'500.– e
un’indennità di fr. 6'000.– a
favore dell’istante.
F. Contro
la sentenza appena citata l’RE 1 è insorta a questa Camera
con un reclamo del 24 marzo 2016 per
ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Visto l’esito del
giudizio odierno il reclamo non è stato notificato alla controparte
per osservazioni.
in diritto: 1. Secondo l’art. 319 cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili mediante
reclamo, tra l’altro, le decisioni inappellabili di prima istanza. Tale è il
caso per le decisioni del giudice dell’esecuzione (art. 309 lett. a CPC), in
particolare quelle concernenti il riconoscimento, la dichiarazione
d’esecutività e l’esecuzione di sentenze estere (art. 335 cpv. 3 CPC), così
come per le decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in tema
di rigetto dell’opposizione giusta gli art. 80-84 LEF (art. 309 lett. b n. 3
CPC).
1.1 I reclami diretti contro le decisioni del giudice dell’esecuzione
rientrano nella competenza delle Camere civili del Tribunale d’appello
(art. 48 lett. a n. 8 e lett. b n. 5 LOG), mentre i reclami nelle cause proposte
a norma della LEF, escluse quelle di disconoscimento del debito (art. 83 cpv. 2
LEF) e di accertamento dell’inesistenza del debito (art. 85a LEF), rientrano
nella competenza della Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale
d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG). Di conseguenza, il reclamo in esame
andrebbe esaminato dalla seconda Camera civile per quanto concerne la
contestazione del riconoscimento e dell’esecuzione della sentenza italiana –
la decisione impugnata non ha su questo punto carattere pregiudiziale e verte
su pretese fondate su un contratto di fornitura di energia elettrica, ovvero
attinenti al diritto delle obbligazioni (cfr. art. 48 lett. b. n. 1 LOG) –
e successivamente dalla CEF per quanto riguarda la questione del rigetto definitivo
dell’opposizione.
a) In
ossequio al principio di economia e di celerità della procedura nonché della
sicurezza del diritto, come in altri casi precedenti (v. per esempio le
sentenze della CEF 14.2012.172 del 18 gennaio 2013 consid. 1.2 e 14.2013.138 del 29 novembre 2013, consid. 1.1) le
due Camere hanno convenuto di demandare il giudizio su entrambe le questioni
alla CEF in applicazione analogica dell’art. 127 CPC. Le parti non hanno
contestato tale competenza, che risulta dunque acquisita nella causa in esame.
b) Può
quindi essere lasciata aperta la questione se in futuro le cause di exequatur
(in via principale) e di rigetto dell’opposizione dovranno essere trattate
separatamente (in successione) non solo in sede di reclamo, ma già in prima istanza,
vietandone la congiunzione per evitare i problemi processuali connessi alle
numerose differenze esistenti tra le due procedure, su tutte il carattere
unilaterale della prima (art. 41 CLug) e contradditorio della seconda (art. 84
cpv. 2 LEF), ma che riguardano anche la competenza del giudice di prima istanza
(art. 37 cpv. 3 LOG da una parte e art. 31 cpv. 1 lett. e 37 cpv. 1 LOG
dall’altra) e, appunto, di seconda istanza (sopra consid. 1.1), il foro (art.
39 cpv. 2 CLug e 84 cpv. 1 LEF), la tassa di giustizia di prima (art. 7 cpv. 1
e cpv. 1 LTG e 48 OTLEF) come di seconda sede (art. 14 LTG e 61 cpv. 1 OTLEF),
il termine di reclamo (sotto consid. 1.2), l’effetto sospensivo (art. 47 cpv.
3 CLug [327a cpv. 2 CPC] e 325 CPC) e i nova (sotto consid. 1.3). Sia
come sia, queste differenze non risultano di rilievo nella causa in esame.
1.2 La
decisione impugnata, nella parte relativa al rigetto definitivo dell’opposizione,
essendo stata pronunciata in procedura sommaria (art. 339 cpv. 2, risp. 251
lett. a CPC), il termine per l’inoltro del reclamo è di dieci giorni (art.
321 cpv. 2 CPC), mentre è di un mese per quanto concerne il dispositivo sull’exequatur
(art. 327a cpv. 3 CPC e 43 n. 5 CLug). Presentato il
24 marzo 2016 contro la sentenza notificata al patrocinatore dell’RE 1 il 14 marzo
2016, in concreto il reclamo, inoltrato il decimo giorno utile, è senz’altro tempestivo.
1.3 Il
reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la
Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle
conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della
sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare
perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le
sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza
del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). Doglianze
generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non
basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali
condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo
non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza
impugnata resista alla critica. La
Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Ove, però, il reclamo sia diretto
contro la decisione d’exequatur emessa in via principale, il giudice
esamina con cognizione piena i motivi di diniego (art. 327a CPC), avendo
le parti la possibilità di addurre nuovi fatti e assumere nuove prove (art. 326
cpv. 2 CPC; Hofmann/ Kunz, in:
Basler Kommentar, LugÜ, 2011, n. 56-57 ad art. 43 CLug; sentenza della CEF 14.2013.138
del 29 novembre 2013, consid. 4).
Nel
caso specifico, l’allegazione della reclamante secondo cui essa avrebbe avuto
conoscenza del carattere definitivo dei decreti ingiuntivi italiani solo dopo
l’inoltro dell’istanza è nuova. Siccome anche la causa di exequatur è
stata trattata in contraddittorio in prima sede, ci si potrebbe chiedere se
l’eccezione al divieto dei nova risultante dall’art. 327a CPC abbia
senso. La questione può tuttavia rimanere aperta in concreto, poiché, come si
vedrà, l’allegazione in questione è comunque infondata.
2. In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo
dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una
decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso
provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato
estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la
prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess),
il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
Il riconoscimento
e l’esecuzione delle decisioni e titoli assimilati esteri è regolato dalle
convenzioni bilaterali o multilaterali concluse dalla Svizzera o, per difetto,
dalla LDIP (art. 25 segg. e 28 LDIP (cfr. art. 81 cpv. 3 LEF; Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I,
2a ed., 2010, n. 59 ad art. 80 LEF). Trattandosi in particolare di
una decisione estera di condanna al pagamento di una somma di denaro o alla
fornitura di garanzie, l’eventuale pronuncia del rigetto dell’opposizione
presuppone una dichiarazione di esecutività (cosiddetto “exequatur”; Staehelin, op. cit., n. 59 e 67 seg. ad
art. 80 LEF con rinvii Staehelin in:
Dasser/Oberhammer [curatori], Handkommentar LugÜ, 2a ed. 2011, n. 8
ad art. 31 CLug).
3. Nella
decisione impugnata, il Pretore aggiunto ha constatato che i due decreti
ingiuntivi prodotti dall’istante rientrano nella nozione di decisione in
materia civile e commerciale in conformità con gli art. 32 CLug e 647 CPCit,
poiché sono “stati dichiarati
definitivamente esecutivi per mancata opposizione” e
di conseguenza possono essere riconosciuti e dichiarati esecutivi in Svizzera,
l’istante avendo prodotto tutti i giustificativi richiesti. Per quel che concerne
il rigetto definitivo dell’opposizione, e più precisamente la quantificazione
della somma posta in esecuzione, il primo giudice ha ritenuto “sufficiente il rinvio operato nei decreti
ingiuntivi del Tribunale di __________ a tassi (CPA, IVA) che sono definiti e
stabiliti dalla legge italiana, e meglio: CPA 4% … e IVA 22% …”, aggiungendo che la questione inerente alle spese esecutive non è di sua
competenza.
4. Nel
reclamo l’RE 1 si duole che i provvedimenti 26 e 27 novembre 2015 con cui il
Tribunale __________ ha dichiarato definitivamente esecutivi “per mancata opposizione ex art. 647 c.p.c.” i due noti decreti
ingiuntivi non le sono mai stati notificati prima dell’istanza, ovvero “in tempo utile e in modo tale da poter
presentare le proprie difese” (art. 34 n. 2 CLug). In
assenza di previo contradditorio anche solo virtuale prima della presentazione
dell’istanza di exequatur, la reclamante ritiene che i decreti ingiuntivi
non rappresentino decisioni esecutive secondo l’art. 32 CLug, sicché non possono
essere riconosciuti e dichiarati esecutivi in Svizzera e di riflesso non giustificano
il rigetto definitivo dell’opposizione.
5. Le azioni sfociate nelle decisioni 22 maggio 2013 e 27 gennaio
2014 del Tribunale __________ sono state proposte con “ricorsi” 24 aprile 2013
e 18 gennaio 2014 (cfr. doc. I e J), quindi dopo l’entrata in vigore della
Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 concernente la competenza giurisdizionale,
il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale
del 30 ottobre 2007 (CLug, RS 0.275.12), avvenuta in Svizzera il 1° gennaio
2011 e in Italia, il 1° gennaio 2010. Si
applica dunque la nuova Convenzione del 2007 (art. 63 n. 1 CLug; sentenza della
CEF 14.2013.138 del 29 novembre 2013, consid. 3.2).
6. Il
giudice può rigettare o revocare la dichiarazione di esecutività non solo per
uno dei motivi contemplati dagli art. 34 e 35 CLug (art. 45 n. 1 CLug), ma
anche se difetta uno dei presupposti per l’exequatur, segnatamente se il
documento presentato non costituisce una decisione giusta l’art. 32 CLug (sentenza del Tribunale federale 4A_228/2010 del 6
luglio 2010 consid. 4; sentenze della CEF 14.2013.138 del 29 novembre 2013,
consid. 6; Staehelin/
Bopp, in: Dasser/Oberhammer [curatori], Handkommentar LugÜ,
2a ed. 2011, n. 3 ad art. 45 CLug;
Hofmann/Kunz, op. cit., n. 19 segg., 24 seg. e 26 seg. ad art. 45 CLug
con numerosi rinvii).
6.1 Nel caso specifico, la reclamante rammenta che
secondo la giurisprudenza del Tribunale federale il decreto ingiuntivo italiano
dichiarato immediatamente esecutivo al momento della sua emanazione in
virtù dell’art. 642 CPCit non è una decisione esecutiva nel senso dell’art. 32
CLug, poiché è dichiarata esecutiva prima che il convenuto abbia potuto esprimersi
in merito. Lo è invece il decreto ingiuntivo munito della dichiarazione
d’esecutività nel senso dell’art. 647 CPCit, ma la reclamante pretende di
essere venuta a conoscenza di tale dichiarazione solo con la sentenza
impugnata. Non avendo ricevuto i decreti ingiuntivi “in tempo utile e in modo tale da poter presentare le
proprie difese”, essa ritiene che l’art. 34 n. 2 CLug
ne impediva il riconoscimento.
6.2 In
una decisione del 18 gennaio 2013 (la già citata 14.2012.172), la CEF ha
considerato che la procedura iniziata con la notifica di un’ingiunzione del
diritto italiano pronunciata ab origine in forma esecutiva secondo
l’art. 642 CPCit. diventa contraddittoria quando è trascorso il tempo necessario
al convenuto per difendersi. Nel caso di specie un termine di un mese e mezzo
tra la notifica dell’ingiunzione e la presentazione dell’istanza d’exequatur
è stato considerato sufficiente (consid. 5.4 e 5.5). Sennonché il Tribunale federale,
con decisione dell’8 aprile 2013 (DTF 139 III 232, confermata nella sentenza 5A_752/2014
del 21 agosto 2015), ha giudicato che un decreto ingiuntivo italiano dichiarato
immediatamente esecutivo con la sua emanazione non costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 32 CLug che possa essere riconosciuta in Svizzera (consid. 2), sebbene nel caso sottopostogli il termine di
opposizione (di 60 giorni) impartito dal giudice italiano al convenuto fosse
ampiamente scaduto al momento dell’inoltro dell’istanza d’exequatur.
Tale sentenza vincola la Camera. Del resto, contrariamente alla “Freezing Injunction” del diritto inglese, pure essa pronunciata
inaudita altera parte e che ciò nonostante diventa esecutiva secondo il
Tribunale federale già dopo il trascorso di un termine sufficiente perché il
convenuto possa difendersi, seppure ex post (DTF 129 III 634 consid.
5.2.2), l’ingiunzione dell’art. 642 CPCit. non può essere modificata o revocata
liberamente, ma la sua provvisoria esecutività può essere sospesa solo se
ricorrono “gravi motivi” (art. 649 CPCit; già menzionata sentenza 5A_752/2014
del 21 agosto 2015, consid. 2.4.5; sentenza della seconda Camera civile del Tribunale
d’appello 12.2013.197 del 26 agosto 2014 consid. 13). I decreti ingiuntivi
prodotti dall’istante nella causa in esame, di conseguenza, non costituiscono
in sé titoli esecutivi nel senso dell’art. 32 CLug e dell’art. 80 LEF.
6.3 Ciò posto, un decreto ingiuntivo italiano
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 32 CLug ed è con ciò passibile di
essere riconosciuto ed eseguito in Svizzera se è munito della dichiarazione di
esecutività (sentenze del Tribunale federale 4A_145/2010 del 5 ottobre
2010, RtiD 2011 I 783, consid. 4.1 e 4.2, e 5A_611/2010 dell’8 novembre 2011,
consid. 2.1), in particolare in caso di mancata opposizione o di mancata
attività del convenuto nel senso dell’art. 647 CPCit. (DTF 135 III 623 consid. 2.1; sentenze del Tribunale federale
4A_145/2010 del 5 ottobre 2010, RtiD 2011 I 783 consid. 4.1, e 5A_48/2012 del 3
luglio 2012, consid. 2.1.2; già citata sentenza della CEF 14.2012.172 consid.
5.1 e 14.2013.202 del 5 marzo 2014 consid. 6). Orbene, nel caso concreto
il Giudice unico del Tribunale ordinario __________, con provvedimenti rispettivamente
del 27 e del 26 novembre 2015, ha dichiarato definitivamente esecutivi “per mancata opposizione ex art. 647 c.p.c.”
Fatti
i decreti ingiuntivi prodotti dall’istante (doc. I e J, ultimo foglio).
6.4 La
reclamante ammette che in sé i decreti sono (definitivamente) esecutivi anche
nel senso dell’art. 32 CLug (e 80 LEF), ma eccepisce di non avere saputo di
quei provvedimenti prima dell’inoltro dell’istanza, così che l’art.
34 n. 2 CLug ne avrebbe impedito il riconoscimento. In realtà, a ben vedere,
risulta dalle allegazioni dell’istante e dai documenti acclusi all’istanza che
la reclamante ha saputo del carattere definitivo dei decreti ingiuntivi al più
tardi il 9 luglio 2015 – ovvero prima dell’inoltro, il 6
ottobre 2015, dell’istanza di exequatur e di rigetto dell’opposizione
ora in esame –, allorquando essa si è vista notificare
l’atto di precetto in rinnovazione fondato sui noti decreti ingiuntivi, contro
cui essa ha poi presentato opposizione sulla scorta dell’art. 615 CPCit (v.
doc. K e N pag. 2). Che tale opposizione non abbia automaticamente sospeso
l’esecutività dei decreti ingiuntivi risulta dalla legge (art. 624 CPCit.) e
Considerandi
dalla decisione 22 ottobre 2015 con cui il Tribunale __________ ha respinto l’istanza di
sospensione cautelare dell’esecuzione formulata dall’opponente (doc. M), poi
confermata nel merito il 20 gennaio 2016 (doc. N). Ne segue che i decreti ingiuntivi erano
(definitivamente) esecutivi al momento dell’inoltro
dell’istanza e giustificavano sia il loro exequatur in Svizzera sia il
rigetto definitivo dell’opposizione. Alla reclamante è infatti stata garantita
la facoltà di un contraddittorio almeno virtuale tramite l’assegnazione di un
termine di 60 giorni per opporsi ai decreti ingiuntivi (doc. I quinto foglio e
doc. J sesto foglio). Essa ammette che tale assegnazione di termine le sia pervenuta
(ciò che risulta peraltro dagli atti: doc. I e J, decimo foglio) e del resto
non allega di avere interposto opposizione tardiva nel senso dell’art. 650
CPCit. Infondato, il reclamo va pertanto respinto.
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema
di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per
osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede. Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di ben fr. 3'914'790.–,
raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai
fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Dispositivo
Per questi motivi,
pronuncia: 1. Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.
2. Le
spese processuali di complessivi fr. 4'000.– relative al presente
giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico.
3. Notificazione a:
–;
–
.
Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello
Il presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).