14.2019.166
Risarcimento del danno consecutivo a un sequestro. Autorità competente per giudicare sull’appello. Danni risarcibili. Interessi compensatori. Usanza "30E/360"
21 febbraio 2020Italiano33 min
sua decisione. Con disposizione del 19 giugno 2018, egli ha poi ammesso l’audizione
Source ti.ch
Incarto n.
14.2019.166
Lugano
21 febbraio 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d’appello
composta dei giudici:
Jaques,
presidente
Walser
e Grisanti
vicecancelliera:
Bertoni
statuendo nella causa OR.2017.196 (risarcimento di
danni consecutivi a un sequestro) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1,
promossa con petizione 20 ottobre 2017 da
AO 1, HU-
(patrocinata dall’avv. PA 2, )
contro
AP 1, IL-
(patrocinato dall’avv. PA 1, )
giudicando sull’appello del 6 settembre 2019 presentato da AP 1 contro
la decisione emessa il 18 luglio 2019 dal Pretore;
ritenuto
in fatto: A. Con contratto rogato il 29 febbraio 2016 dal notaio PI 1, AO 1 ha
venduto a AP 1 le particelle n. __________ (superficie abitabile) e __________
(darsena) RFD di __________, per complessivi fr. 2'604'000.–, depositati
sul conto del notaio nella misura di fr. 130'200.– e di € 2'260'416.67. Le parti hanno altresì
stabilito che il prezzo dell’acquisto sarebbe stato corrisposto alla parte
venditrice ad avvenuta iscrizione del trasferimento di proprietà, dedotti gli
importi relativi al debito ipotecario, al deposito di garanzia, alle tasse
ancora scoperte legate all’immobile, alle imposte federali dirette e al
pagamento degli intermediari immobiliari. Sotto la voce “Garanzie – diritti – oneri”, le parti hanno pattuito, tra le altre cose, che il fondo sarebbe
stato venduto nello stato di fatto e di diritto come risultante a registro
fondiario e noto all’acquirente, escludendo inoltre ogni responsabilità per
difetti ad eccezione di quelli dissimulati dolosamente al compratore nel senso
dell’art. 199 CO.
B. L’acquirente
essendo intenzionato a utilizzare i suddetti fondi quale residenza di vacanza,
la validità dell’atto e il trasferimento della proprietà sono stati subordinati
al rilascio di un’autorizzazione dell’autorità competente secondo la legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE).
In caso di mancata autorizzazione, il padre dell’acquirente, PI 2 – che lo
stesso giorno e con atto separato ha comperato, da diversa
proprietaria, due unità di proprietà per piani della particella n. __________
direttamente confinante con quelle in oggetto – si è
impegnato, poiché titolare di un permesso B, ad acquistare i fondi alle
medesime condizioni previste per il figlio. Con decisione
dell’11 maggio 2016, l’Autorità di Iª
istanza del Distretto di Lugano ha però concesso a PI 2 l’autorizzazione all’acquisto
delle particelle n. __________ e n. __________ quale residenza di vacanza.
Contro tale decisione non è stato interposto ricorso.
C. Con scritto del 23 maggio 2016, AP 1 e PI 2 hanno informato il notaio dell’esistenza d’“importanti difetti occulti” riscontrati nelle proprietà vendute, invitandola a non versare la
parte del prezzo ancora depositato presso di lei. Gli acquirenti hanno poi
notificato alla venditrice l’eccezione di errore essenziale nel senso dell’art.
24 cpv. 1 n. 4 CO, chiedendo l’annullamento del contratto e la riconsegna dell’importo
depositato.
D. Ad
istanza di AP 1 diretta contro AO 1, il 22 giugno 2016 il Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 5, ha decretato in virtù dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (domicilio all’estero del debitore) il sequestro
del “credito di complessivi fr. 2'604'000.–
vantato dalla convenuta nei confronti del notaio avv. PI 1, __________, credito
pari agli importi versati e ancora depositati sul conto clienti del notaio PI 1 presso la __________ nel seguente modo: CHF 130'200.–
sul conto CHF IBAN n. __________ ed €
2'260'416.67 sul conto EUR IBAN n. __________”. Quale
titolo del credito, è stata indicata la “pretesa
in restituzione della prestazione ex art. 23 e segg. CO”.
E. Statuendo
con decisione 29 novembre 2016 il Pretore ha respinto sia l’opposizione al
sequestro presentata il 3
agosto 2016 da AO 1, sia la sua domanda volta a obbligare AP
1 a prestare una garanzia di fr. 200'000.–, ponendo a carico dell’opponente
le spese processuali di fr. 2'000.– e a favore del sequestrante ripetibili
di fr. 12'000.–.
F. Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 12 dicembre 2016, che è stato parzialmente accolto
con decisione del 19 aprile 2017, nel senso che l’opposizione è stata accolta e
il sequestro revocato, mentre la richiesta di prestazione di garanzia è stata
respinta. Le spese processuali di prima sede, di fr. 2'000.–, sono state
poste a carico di AP 1 per fr. 1'860.– e per i rimanenti fr. 140.– a
carico di AO 1, cui il sequestrante è stato condannato a versare fr. 10'000.–
per ripetibili ridotte. Le spese processuali di secondo grado, di complessivi fr. 3'000.–,
sono state poste a carico di CO 1 per fr. 2'790.– e per i rimanenti fr. 210.–
a carico di RE 1, cui CO 1 è stato condannato a rifondere fr. 12'000.– per
ripetibili ridotte.
G. In
precedenza, o meglio lo stesso 12 dicembre 2016, AP 1 aveva inoltrato alla
Pretura di Lugano un’istanza per tentativo di conciliazione, intesa all’annullamento
ex tunc (e in via subordinata all’accertamento della decadenza) del
contratto di compravendita (e in via ancora più subordinata alla riduzione del
prezzo di compravendita) e al rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta da AO 1 all’esecuzione (n. __________) a convalida del sequestro (n.
__________). Il 3 aprile 2017, AP 1
ha presentato una petizione con le stesse conclusioni.
H. Ottenuta
l’autorizzazione LAFE, il 28 aprile 2017 il notaio avv. PI 1 ha chiesto e
ottenuto l’iscrizione del trapasso di proprietà del fondo. Il successivo 1°
luglio, ella ha poi disposto il pagamento di € 2'162'886.98 in favore della
venditrice.
Fatti
I. In
conseguenza, l’8 giugno 2017 AP 1 ha desistito dalla sua azione e chiesto lo
stralcio della causa, decretato poi il 7 luglio 2017.
L. Con
petizione del 20 ottobre 2017, AO 1 ha convenuto AP 1 onde ottenerne la
condanna a rifonderle fr. 538'044.95 oltre agli interessi del 5% dal 1°
giugno 2017 “a titolo di
risarcimento del danno per sequestro infondato”. Le
parti si sono poi riconfermate nelle rispettive conclusioni con replica del 10
gennaio e duplica dell’8 febbraio 2018.
M. All’udienza
di prime arringhe del 26 aprile 2018, le parti hanno notificato i loro mezzi di
prova e hanno confermato i propri allegati, mentre il Pretore ha rinviato la
sua decisione. Con disposizione del 19 giugno 2018, egli ha poi ammesso l’audizione
soltanto dell’avv. PI 1 (respingendo le richieste relative ad altri undici
testimoni), che è stata sentita il 4 luglio 2018, così come l’edizione dalla PI
3 dei giustificativi relativi ad alcune opere prestate dalla società a favore
dell’attrice, mentre non ha ammesso la perizia tecnica richiesta da quest’ultima.
N. Le
parti hanno rinunciato alla tenuta del dibattimento finale optando per la
produzione di memoriali conclusivi scritti, presentati il 21 agosto 2018 dal
convenuto e il giorno successivo dall’attrice.
O. Statuendo
con sentenza del 18 luglio 2019, il Pretore ha parzialmente accolto la
petizione e di conseguenza ha condannato il convenuto a versare all’attrice fr. 29'427.90,
oltre agli interessi del 5% dal 1° giugno 2017, e fr. 112'763.23 (anziché fr. 538'044.95
complessivi), ponendo le spese processuali a carico dell’attrice per il 75% e per
il rimanente 25% a carico del convenuto, cui l’attrice è stata obbligata a
rifondere fr. 30'000.– per ripetibili.
P. Contro
la sentenza appena citata, AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 6
settembre 2019, con cui ha chiesto la reiezione della petizione, protestate
spese e ripetibili.
Q. Con
osservazioni del 9 ottobre 2019, AO 1 ha postulato la reiezione dell’appello,
protestate spese e ripetibili.
Considerando
Considerandi
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di risarcimento danni
consecutivi a un sequestro (art. 273 cpv. 2 LEF) – è una decisione di prima
istanza finale e appellabile (art. 308 cpv. 1 lett. b e – a contrario – 309 CPC),
contro cui è dato il rimedio dell’appello (art. 319 lett. a CPC) sempre che il
valore litigioso raggiunga fr. 10'000.– “secondo l’ultima conclusione
riconosciuta nella decisione” impugnata, come nel caso in esame (fr. 538'044.95).
Vertente su un tipo particolare di responsabilità oggettiva (sotto, consid. 2),
consecutiva a un sequestro LEF reputato infondato dall’attore, la causa non è
esclusivamente disciplinata dal Codice delle obbligazioni, ma anche dall’art.
273.
LEF. Va quindi considerata proposta “a norma della legge federale sulla
esecuzione e sul fallimento” nel senso dell’art. 48 lett. e n. 1 della legge
cantonale sull’organizzazione giudiziaria (LOG, RL 177.100), sicché l’appello
rientra nella competenza della Camera di
esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello.
1.1
Pronunciata
in procedura ordinaria (art. 251 CPC
a contrario), la decisione è impugnabile entro
trenta giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC). Essendo la notifica
avvenuta al patrocinatore dell’appellante il 23 luglio 2019 durante le ferie
estive (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC), il termine di 30 giorni, iniziato a
decorrere il primo giorno utile dopo le ferie (art. 146 cpv. 1 CPC), ossia il
16.
agosto 2019, è scaduto domenica 15 settembre, per cui la scadenza è stata
riportata a lunedì 16 settembre 2019 (art. 142 cpv. 3 CPC), sicché presentato
il 6 settembre, l’appello è senz’altro tempestivo.
1.2
Con
l’appello possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
errato dei fatti (art. 310 CPC), fermo restando che mutazioni dell’azione,
allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi sono ammessi nei limiti stabiliti
dall’art. 317 CPC. L’appello dev’essere “motivato” (art. 311 cpv.
1.
CPC) – ciò che la Camera verifica d’ufficio – nel senso che dal
memoriale deve evincersi per quali ragioni la sentenza di primo grado è
contestata (DTF 142 I 94 consid. 8.2 con rinvii).
2.
Giusta
l’art. 273 cpv. 1 LEF, il creditore è responsabile sia nei confronti del
debitore, sia dei terzi, dei danni cagionati con un sequestro infondato. La sua
responsabilità presuppone un danno, un nesso di causalità tra il sequestro e il
danno e l’infondatezza (illiceità) del sequestro (Vock/Meister-Müller, SchKG-Klagen nach der Schweizerischen
ZPO, 2a ed. 2018, n. I.1 ad § 30; Stoffel/
Chabloz in:
Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 6 ad art. 273 LEF).
Si tratta di una responsabilità causale, indipendente da colpa (DTF 139 III 96
consid. 4.2). Per quanto attiene alla questione pregiudiziale del carattere
infondato – e pertanto illecito – del sequestro, il giudice adito con l’azione
di risarcimento è vincolato dalla decisione resa sull’opposizione al sequestro,
ove sia passata in giudicato (DTF 139 III 95 consid. 4.1 con i rinvii
dottrinali).
3.
Nella
decisione impugnata, il Pretore ha anzitutto dato per adempiuto il presupposto
dell’illiceità del sequestro, la decisione di revoca emessa da questa Camera
essendo passata in giudicato. In merito alla pretesa di fr. 32'098.40
vantata dall’attrice in relazione ai costi da lei sopportati durante la
procedura di sequestro per i fondi di __________ di cui è rimasta proprietaria,
il primo giudice l’ha considerata in nesso causale adeguato con il sequestro,
il quale ha ritardato il trapasso di 11 mesi. Ha quindi ritenuto risarcibili le
spese assicurative (pari a fr. 9'341.–) e di manutenzione (di fr. 6'382.90),
ridotte però di metà per quanto attiene alle prestazioni della domestica (fr. 1'388.15),
tenuto conto del fatto che l’attrice ha allegato di non aver più utilizzato la
casa di __________ già dal 2015. Il Pretore non ha invece ammesso le voci
relative alle imposte, in
mancanza di giustificativi, né quelle designate come “Swisscom” e “AIL”, l’attrice non avendo provato la necessità di pagarle a
prescindere da un utilizzo effettivo della casa. In definitiva ha accolto la pretesa
limitatamente a fr. 16'417.97.
Relativamente
alla pretesa di fr. 172'884.10 riferite alle spese legali sopportate dall’attrice
per la propria difesa contro le iniziative giudiziarie del convenuto, il
Pretore ha rilevato che la sola produzione delle fatture dei tre patrocinatori
succedutisi nella sua difesa non fosse sufficiente a dimostrare che i costi si
riferiscano tutti al sequestro, senza sovrapposizioni, e non siano stati
coperti dalle ripetibili corrisposte dal convenuto. Per il terzo e attuale
patrocinatore (avv. PA 2), egli ha nondimeno riconosciuto comprovato un
onorario di fr. 1'200.– non coperto dalle ripetibili di fr. 7'400.–
attribuite dal Pretore aggiunto nella decisione 7 luglio 2017 di stralcio della
causa di annullamento della compravendita (vista la differenza tra l’onorario
di fr. 350.–/ora applicato e quello di fr. 400.–/ora pattuito), oltre
al costo delle prestazioni successive fino alla ricezione del prezzo di
compravendita (il 1° giugno 2017), valutate in 13 ore lavorative e 3 minuti,
pari a fr. 10'219.– secondo il calcolo ponderato (in funzione del valore
litigioso e del tempo dedicato alla pratica) adottato nella fattura. Aggiunte
spese per fr. 510.90, l’importo totale riconosciuto è stato stabilito in fr. 11'929.90.
Il Pretore ha pure ammesso la
rifusione dei costi di perizia di fr. 1'080.–, ma non
la pretesa di fr. 4'000.– per l’”incomodo” derivato a dire dell’attrice
per aver dovuto dedicare tempo alla procedura giudiziaria.
Circa
la pretesa di fr. 333'062.45 per la perdita d’interessi sull’importo
sequestrato, il primo giudice ha constatato che l’attrice non aveva reso
altamente verosimile la sua intenzione d’investire il ricavato della vendita
del fondo secondo le stesse modalità cui hanno fatto capo i suoi genitori, con
un guadagno del 15.35%. Ha quindi ricondotto la pretesa a fr. 112'763.23,
pari all’interesse di mora al tasso legale del 5% dal 23 giugno 2016 al 1°
giugno 2017 su fr. 2'367'041.62. In definitiva, la petizione è dunque
stata accolta limitatamente a fr. 142'191.10 (anziché fr. 538'044.95).
4.
Nell’appello
AP 1 sostiene anzitutto che il contratto di compravendita poneva a carico della
venditrice l’obbligo di fornire anticipatamente la propria prestazione, sicché
l’obbligo di versare il prezzo è diventato esigibile solo dopo l’iscrizione del
trapasso di proprietà a registro fondiario, il 23 maggio 2017, ovvero dopo la
revoca del sequestro (avvenuta il 19 aprile 2017). Ne deduce che non è sorto
alcun danno durante l’intera durata del sequestro, come del resto appurato sia
dalla decisione sull’opposizione al sequestro sia da quella di revoca dello
stesso, che per questo motivo concludono entrambe alla reiezione della domanda
di garanzia formulata dall’opponente.
4.1
Certo,
il punto II/2.2 del contratto di compravendita (doc. D pag. 3) prevede che il
notaio avrebbe dovuto versare il prezzo alla venditrice ad avvenuta iscrizione
del trasferimento di proprietà, ma il problema da risolvere non è quello di
determinare da quando il prezzo era esigibile, bensì se, e di quanto, il
sequestro ha ritardato il trapasso (e pertanto l’obbligo di versare il prezzo),
causando nel frattempo all’attrice il danno stabilito dal Pretore. Questa
questione andrà esaminata per ogni singola pretesa con l’esame delle singole
censure (n. 2-4) dell’appellante (sotto consid. 5-7).
4.2
Sia
la decisione pretorile sull’opposizione al sequestro sia quella con cui la
Camera ha revocato lo stesso sono state adottate in procedura sommaria, ovvero
sulla scorta di un esame sommario di verosimiglianza dei fatti e del diritto
(sentenza 14.2016.293 del 19 aprile 2017, consid. 2.1 e 7.1) addotti dalle
parti in quel frangente.
Queste decisioni non vincolano il giudice di merito adito con un’azione di risarcimento del danno causato dal sequestro. Anche su
questo punto l’appello non si rivela decisivo.
5.
Relativamente
alla pretesa di fr. 32'098.40 connessa ai costi relativi all’immobile
venduto, l’appellante sostiene che l’audizione del notaio ha dimostrato che al
30.
giugno 2016 il trapasso di proprietà era ben lungi dal realizzarsi, perché
si aspettava il nulla osta dell’autorità LAFE, vincolato alla firma di un atto
di servitù, che lui non ha mai sottoscritto. Questi rimprovera al Pretore di
avere glissato sull’argomento, limitandosi a un ragionamento a posteriori, per
cui il trapasso ha potuto essere iscritto a registro fondiario senza ostacolo
alcuno appena il sequestro è stato revocato. A parere dell’appellante, invece,
le remore dell’Ufficiale LAFE hanno potuto essere sormontate solo grazie al
lungo tempo trascorso, durante il quale il notaio ha sospeso di propria
iniziativa la procedura d’iscrizione, perché riteneva che l’esigenza di
servitù fosse una condizione del trapasso, sebbene non fosse menzionata nella
decisione di autorizzazione LAFE. Per l’appellante l’essersi opposto al
trapasso pretendendo la risoluzione del contratto di compravendita per errore
essenziale non è di rilievo, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore,
perché il sequestro non ha mai impedito il notaio di far iscrivere il
cambiamento di proprietà. Le spese relative all’immobile non hanno quindi nulla
a che vedere con il sequestro e, comunque sia, la pretesa di risarcimento si è
prescritta prima della revoca del sequestro.
5.1
Dal
verbale della sua audizione (act. VII, pagg. 2.3), si evince che il notaio ha
aspettato per chiedere l’iscrizione del trapasso del fondo di vedere “che cosa sarebbe successo dal profilo LAFE e
dal profilo di questo decreto di sequestro”, già per
il fatto che non avrebbe comunque potuto versare il prezzo alla venditrice in
ragione del sequestro (decretato il 22 giugno 2016, un giorno prima del
passaggio in giudicato dell’autorizzazione LAFE).
5.1.1
Come
giustamente rilevato dal Pretore, il sequestro è pertanto la causa adeguata
della mancata esecuzione del contratto di compravendita. Si tratta infatti di
un contratto bilaterale. Il deposito del prezzo presso il notaio aveva l’evidente
scopo di garantire che l’iscrizione del trapasso al registro fondiario e il
versamento del prezzo alla venditrice potessero avvenire in un rapporto di
reciprocità. Impedendole di disporre dei fondi depositati in favore della
venditrice mediante il sequestro del credito di quest’ultima (art. 99 e 275
LEF), l’appellante ha bloccato il trasferimento di proprietà, ciò che mirava
del resto la sua azione di annullamento del contratto di compravendita.
5.1.2
Dal
citato verbale risulta inoltre che le parti hanno acconsentito alla condizione
– non scritta – posta dall’Ufficiale LAFE in merito alla costituzione di un
diritto d’uso o di una servitù per la cucina a favore dell’appartamento
acquistato da AP 1 e a carico del fondo contiguo acquistato dal padre (pag. 2 e
doc. 2). Sennonché l’appellante non ha mai sottoscritto gli atti necessari per
il semplice motivo che già il 23 maggio 2016 ha invocato la nullità del
contratto di compravendita per difetti occulti (sopra ad C) e ne ha poi
bloccato l’esecuzione sequestrando la pretesa della venditrice sul prezzo di
vendita. Non può ora in buona fede sostenere che il differimento per 11 mesi
dell’esecuzione del contratto non sia dovuto al sequestro.
5.2
Non
si disconosce che il trapasso di proprietà – e di conseguenza il pagamento del
prezzo della compravendita – verosimilmente non avrebbe potuto essere
finalizzato prima dell’esecuzione del sequestro, avvenuta il 23 giugno 2016. L’autorizzazione
LAFE non era infatti ancora passata in giudicato (lo sarebbe stata il giorno
successivo) e la questione della costituzione di un diritto d’uso o di una
servitù per la cucina non era ancora risolta. Sta però di fatto che il
sequestro ha avuto per effetto, come detto, d’indurre il notaio a sospendere le
operazioni di finalizzazione della compravendita, con il consenso perlomeno
tacito delle parti, finché è durato il sequestro. È invero corretto che le
attività del notaio e delle parti successive alla revoca della misura non
stanno per contro in un rapporto di causalità adeguata con la stessa, perché
riguardano atti che avrebbero dovuto essere compiuti anche senza il sequestro.
Ma così stando le cose sarebbe insostenibile togliere due volte dal periodo in
cui il sequestro ha esplicato i suoi effetti il tempo resosi necessario per
portare a termine la compravendita, una volta dopo la sua revoca e una seconda
volta all’inizio del periodo del sequestro. Occorre quindi considerare che il
sequestro ha differito la vendita dal momento della sua esecuzione, il
23.
giugno 2016, fino alla comunicazione della sua revoca all’attrice, il 25
aprile 2017 (v. sotto consid. 7.1), ovvero durante un po’ più di 10 mesi (e non
11.
mesi come stabilito dal Pretore). In questa limitata misura l’appello si
rivela fondato.
5.3
La
censura per cui l’azione sarebbe prescritta prima della revoca del sequestro
non è motivata ed è pertanto irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC). Il Pretore ha
del resto rettamente osservato che la pretesa di risarcimento è sorta con la
revoca del sequestro (sentenza impugnata, pag. 4 in alto).
5.4
L’appellante
contesta inoltre le singole spese ammesse dal primo giudice.
5.4.1
Per
quanto riguarda le spese assicurative, egli afferma che la prima fattura, di fr. 7'551.50
(doc. LL), si riferisce anche alle due unità abitative vendute al padre dell’istante,
per un periodo, decorrente dal 1° ottobre 2015 al 30 settembre 2016, solo
parzialmente contenuto in quello, iniziato il 30 giugno 2016, per cui l’attrice
chiede di essere risarcita. Inoltre, una riduzione proporzionale del premio si
avvera impossibile poiché la ripartizione tra i tre fondi non è nota. A suo
dire le stesse problematiche si presentano per la seconda fattura (doc. MM), di
fr. 1'789.50, con l’aggravante che si tratta di un’assicurazione
facoltativa del mobilio. Nelle sue osservazioni, l’attrice obietta che la
totalità delle contestazioni riguardo alle spese da lei sostenute durante gli
11.
mesi supplementari sono state formulate dall’appellante per la prima volta
in questa sede e sono pertanto tardive.
5.4.1.1
In
realtà, non esiste un divieto per l’appellante di presentare censure o contestazioni
giuridiche nuove – del resto, limitatamente alle questioni sollevate l’autorità
giudiziaria superiore applica il diritto d’ufficio (art. 57 CPC). Vero è però
che l’appellante non può fondare le sue critiche su fatti non accertati nella
sentenza impugnata, a meno di dimostrare che i fatti da lui invocati sono
pertinenti e ch’egli li ha regolarmente addotti in prima sede, con i relativi
mezzi di prova (cfr. DTF 140 III 90 consid. 2 per la LTF; Verda Chiocchetti in: Trezzini et al. [curatori], Commentario pratico al Codice di diritto
processuale civile svizzero, vol. II, 2a ed. 2017, n. 24 ad art. 311
CPC), oppure ch’essi, seppure nuovi, sono ammissibili in virtù dell’art. 317
cpv. 1 CPC.
5.4.1.2
Nella
fattispecie, le censure dell’appellante non solo sono nuove, ma soprattutto
poggiano su fatti che non figurano esplicitamente nella sentenza appellata.
Tuttavia, nel considerare che le fatture si spiegano da sé (“selbsterklärend”),
il Pretore si è riferito al loro contenuto, che può così ritenersi (implicitamente)
accertato. Ma contrariamente a quanto allega l’appellante,
la parola “Gebäude”
contenuta nella prima fattura (doc. MM) non significa
necessariamente l’esistenza di più di un fondo, la sua forma nominativa essendo
identica al singolare e al plurale, e la fattura menziona una sola cosa
assicurata (“Versicherte
Sache”), per tacere del fatto che nulla indica che il
premio riguardi anche gli immobili del padre dell’appellante. Sia come sia,
determinante è che quest’ultimo non ha contestato, al più tardi con la duplica
(DTF 144 III 69 consid. 2.1), che la fattura concernesse unicamente il fondo da
lui acquistato, sicché il Pretore poteva considerare la circostanza come
appurata (art. 150 cpv. 1 CPC
a
contrario). Per contro l’appellante va seguito laddove
chiede una riduzione dell’importo a suo carico limitatamente ai tre ultimi mesi
del periodo assicurato (da luglio a settembre 2016), gli unici a rientrare nel
periodo da risarcire (dal 23 giugno 2016 al 25 aprile 2017). L’importo da risarcire va così
ridotto di fr. 5'663.65 (3⁄4 di fr. 7'551.50).
5.4.1.3
Quanto
alla seconda fattura, l’attrice non ha provato che avrebbe smesso di assicurare
i suoi mobili se non fosse intervenuto il sequestro. Ad ogni modo, essi non
erano oggetto né del contratto di compravendita né del sequestro, sicché l’attrice
avrebbe potuto venderli senz’aspettare il trapasso di proprietà dell’appartamento.
Non ha d’altronde dimostrato di aver vissuto nell’abitazione venduta durante il
sequestro e di aver così avuto la necessità di mantenerli in loco. Difettando
un nesso di causalità tra il sequestro e i premi di assicurazione relativi al
mobilio, la fattura di fr. 1'789.50 va interamente stralciata dalla somma
da risarcire all’attrice.
5.4.2
In
merito alle spese della PI 3, l’appellante fa valere che la documentazione
prodotta (doc. NN e OO) e assunta agli atti (edizione) non ha permesso di
dimostrare la necessità degli interventi della ditta né l’effettivo pagamento
delle fatture. In prima sede egli si era però limitato a contestare le ore e le
tariffe applicate dalla PI 3 (risposta e duplica ad 11), sicché la necessità
degli interventi e il pagamento delle fatture sono da considerare appurati
(art. 150 cpv. 1 CPC
a
contrario), la successiva contestazione con le
conclusioni essendo tardiva (DTF 144 III 69 consid. 2.1). Comunque sia l’appellante non
specifica quali degli interventi, qualificati dal Pretore come volti
alla manutenzione dell’appartamento, fossero superflui e quindi non soddisfa le
esigenze legali di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC). Nella limitata misura in
cui è ricevibile, la censura va pertanto respinta.
5.4.3
L’appellante
fa carico al Pretore di avere accolto la petizione “equitativamente” per la metà
delle prestazioni della domestica, pur dando atto di non sapere quante ore
siano state dedicate ad aprire le finestre e quante a ordinare l’appartamento,
da lui presunto vuoto. In realtà, il primo giudice ha valutato che i due tipi
di prestazioni si equivalevano dal profilo lavorativo. L’appellante non critica
tale apprezzamento in modo circostanziato. È per contro ricevibile e
condivisibile la sua censura laddove rileva che parte delle prestazioni oggetto
della prima fattura (per aprile del 2016) esulano dal periodo per cui è chiesto
il risarcimento (dal 23 aprile 2016 in avanti). L’importo da risarcire va così ridotto di ulteriori fr. 25.–
(1⁄2
delle 2 ore per le due prime settimane del mese).
6.
L’appellante
contesta inoltre di dover risarcire le spese legali che l’attrice pretende di
aver sostenuto a causa del sequestro, ridotte dal Pretore da fr. 172'884.–
a fr. 13'009.90 (fr. 1'200.– + 10'729.90 + 1'080.–).
6.1
L’istante
ha chiesto un risarcimento di complessivi fr. 172'884.10, pari a fr. 130'871.90
per il costo dell’intervento dei tre avvocati succedutisi in sua difesa (avv. __________:
fr. 20'886.–; avv. __________: fr. 11'285.90; avv. PA 2: fr. 128'100.–).
Il Pretore ha ritenuto che la fattura dell’avv. __________ è coperta, come
ammesso dalla stessa attrice, dalle ripetibili assegnatele nella causa di
opposizione al sequestro e che quella dell’avv. __________ non è
sufficientemente dettagliata per permettere di valutare e quantificare le sue
prestazioni. In merito all’operato dell’avv. PA 2, il primo giudice ha preso
in considerazione le prestazioni indicate nel dettaglio (doc. EEEE) solo per il
periodo dal suo subentro all’avv. __________ (il 24 aprile 2017) fino al
versamento dell’importo sequestrato alla venditrice (il 1° giugno 2017),
disconoscendo in particolare le ore di lavoro successive per il deposito di una
risposta. Nel lasso di tempo così delimitato, il primo giudice ha reputato del
tutto adeguate le ripetibili di fr. 7'400.– assegnate dal Pretore aggiunto
nella decisione di stralcio dell’azione
civile ordinaria (calcolate secondo la “formula mista” sulla scorta di un
dispendio lavorativo valutato in 10 ore lavorative, doc. EE), salvo riconoscere
un supplemento di fr. 1'200.– tale da adattare le ripetibili alla
reale pattuizione delle parti in merito alla tariffa oraria, di fr. 400.–/ora
(doc. A) e non fr. 350.–/ora. Oltre a ciò, il Pretore ha computato
unicamente le prestazioni dell’avv. PA 2 successive alla chiusura della causa,
intese all’iscrizione del trapasso e all’accredito del prezzo sul conto della
cliente, togliendo tutte le voci relative alla corrispondenza con il legale
estero dell’attrice e di altre voci giudicate troppo generiche per stabilirne i
fini, giungendo a un totale di 13 ore e 3 minuti e a una rimunerazione, secondo
un calcolo ponderato degli onorari ad valorem e a tempo, pari a fr. 10'219.–,
oltre alle spese di fr. 510.90 (5% dell’onorario).
6.2
L’appellante
lamenta anzitutto il mancato nesso di causalità tra le spese connesse all’azione
civile ordinaria (doc. EE) e il sequestro, perché a suo dire tale azione non
era necessaria, siccome il termine di convalida del sequestro era sospeso
durante la procedura di opposizione allo stesso (art. 279 cpv. 5 LEF).
Non
si capisce allora perché egli ha inoltrato tale azione senza aspettare la
conclusione della procedura di opposizione al sequestro, postulandone
esplicitamente la convalida (doc. Z, conclusioni e premessa a pag. 3). Ovvio
che in queste circostanze la convenuta dovesse preparare la propria difesa per
evitare la convalida del sequestro. E tra i danni consecutivi
a un sequestro ingiustificato si annoverano, segnatamente, gli oneri processuali di una procedura di opposizione al sequestro (art. 278 LEF) e di convalida del sequestro (art. 279 LEF) (sentenza del Tribunale federale 5A_165/2010 del 10 maggio 2010 consid. 2.3.3, con un rinvio
alla DTF 113 III 101 consid. 10/c; sentenza della CEF 14.2017. 190 del 7 settembre 2018 consid. 12.4). La
sentenza pretorile resiste dunque alla critica e il supplemento
di fr. 1'200.–, il cui calcolo non è censurato dall’appellante, merita
conferma.
6.3
L’appellante
allega ancora di non capire il motivo per cui il Pretore ha riconosciuto le
spese elencate nel dettaglio prodotto il 10 gennaio 2018 (doc. EEEE) per il
periodo dal 24 aprile al 1° giugno 2017, segnatamente per quanto attiene alla
parte di esse sorte dopo la revoca del sequestro (del 19 aprile 2017), le
quali, a suo dire, anche senza il sequestro sarebbero state necessarie per
poter iscrivere il trapasso di proprietà nel registro fondiario. AP 1 critica d’altronde
il dispendio di 13 ore e 3 minuti quantificato dal Pretore e l’applicazione
della formula di calcolo ponderato, che in concreto ha per effetto di
riconoscere all’avv. PA 2 un onorario di fr. 785.–/ora “assolutamente eccessivo”, specie perché l’attrice, anziché adempiere al suo onere di diminuire
il danno, ha ingenerato attivamente e abusivamente spese “astronomiche”.
6.3.1
Delle
ore elencate nel noto dettaglio (doc. EEEE) il Pretore ha riconosciuto quelle
relative alla corrispondenza intercorsa con le autorità coinvolte, il notaio e
il legale della controparte “svolte
al fine di implementare la compravendita e garantire il trapasso di proprietà e
conseguente accredito dei denari alla propria cliente”
(pag. 11). Sono quindi attività legate all’ultimazione della compravendita, non
al sequestro. Sarebbero state necessarie anche se non fosse intervenuto il
sequestro. Vale anche per la questione dell’autorizzazione LAFE, non connessa
al sequestro bensì alla condizione – non scritta – inizialmente posta dall’Ufficiale
LAFE e accettata dalle parti circa la costituzione di un diritto d’uso o di una
servitù per la cucina (v. sopra consid.
5.1). In difetto di un nesso di causalità adeguata tra le spese in questione e
il sequestro, l’intera posizione, di fr. 10'729.90 (fr. 10'219.– più
le spese di fr. 510.90), va stralciata dalla somma assegnata all’attrice.
La contestazione espressa da AO 1 al riguardo nelle osservazioni all’appello
(ad 08) è irricevibile poiché insufficientemente motivata, non bastando un mero
rinvio agli allegati di causa (sentenza del Tribunale federale 4A_580/2015 dell’11
aprile 206 consid. 2.2 e i rinvii).
6.3.2
L’appellante
sostiene che la propria contestazione relativa al costo della perizia del 20
dicembre 2016 (di fr. 1'080.–, doc. VV) non concerneva unicamente l’utilità
della perizia, come osservato dal Pretore (a pag. 13), ma anche la mancata
prova dell’avvenuto pagamento. Che però si possa dedurre una simile censura
dalla frase “anche gli
importi delle spese ulteriori sono contestati, in particolare degli asseriti
costi assunti per l’allestimento del doc. VV”
(risposta, pag. 8 ad 12) è francamente improbabile. La critica verte
testualmente sull’importo delle spese, non sul loro pagamento.
7.
L’appellante
(ad 4) avversa infine la pretesa di fr. 333'062.45 per interessi
compensatori, accolta dal Pretore per fr. 112'763.23
(5% su fr. 2'367'041.62 dal 23 giugno 2016 al 1° giugno 2017).
7.1
AP
1.
censura anzitutto nuovamente la mancanza di un nesso di causalità tra il
sequestro e il fatto che l’attrice sia rimasta proprietaria del fondo per 11
mesi supplementari e sia stata privata degli interessi (al 5%) della somma di fr. 2'367'041.62
depositata presso il notaio dal 23 giugno 2016 al 1° giugno 2017.
7.1.1
Sulla
prima parte della censura ci si può limitare a rinviare a quanto stabilito in
precedenza (sopra, consid. 5.1 e 5.2). Non necessita poi lunghe spiegazioni il
fatto che l’attrice non ha potuto disporre della somma depositata presso il
notaio finché è durato il sequestro, ovvero dal 23 giugno 2016 (doc. N) al 25
aprile 2017, in ragione del divieto fatto al notaio di versarla all’attrice
(art. 99 e 275 LEF).
La Camera, invero, ha revocato il sequestro già il
19.
aprile 2017 (doc. AA). Gli effetti della misura, tuttavia, hanno smesso solo
al momento della comunicazione della decisione al notaio, il 25 aprile 2017
(doc. FFF), poiché solo da quel momento essa ha potuto di nuovo concretamente
riattivare la pratica.
7.1.2
Nelle
sue osservazioni all’appello (ad 08) AO 1 sostiene invero che il sequestro
sarebbe divenuto inefficace solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza
di revoca, che situa a fine maggio 2017. Misconosce però il fatto che il
ricorso in materia civile al Tribunale federale non ha effetto sospensivo
automatico (art. 103 cpv. 1 LTF) e che di conseguenza, secondo la dottrina
dominante, la decisione di ultima istanza cantonale passa in giudicato con la
sua notifica alla parte interessata, tranne se poi la regiudicata le viene
esplicitamente tolta dal giudice istruttore federale (art. 103 cpv. 3 LTF;
sentenza della CEF 15.2016.36/40 del 19 luglio 2016, consid. 5 e i rinvii). Nel
caso in esame, non risulta dagli atti che la sentenza del 19 aprile 2017 sia
stata impugnata al Tribunale federale. È pertanto diventata definitiva con la
sua notifica all’attrice. Ne consegue che la posta relativa agli interessi
compensatori dev’essere limitata al periodo dal 23 giugno 2016 al 25
aprile 2017.
7.1.3
L’appellante
(ad 4.2 pag. 23) rimprovera al Pretore di aver violato il principio dispositivo
sancito all’art. 58 cpv. 1 CPC concedendo gli interessi compensatori già dal 23
giugno 2016 mentre l’attrice li ha chiesti dal 30 giugno 2016 (petizione ad 10
pag. 9). A ben vedere, il Pretore ha aggiudicato poco più di un quarto della
somma complessiva richiesta (v. sopra ad O). Dal profilo della norma citata,
che si applica all’importo globale rivendicato e non alle singole poste se non
sono singolarmente specificate nelle conclusioni, la decisione impugnata
risulta ineccepibile (DTF 119 II 397 consid. 2; 143 III 258 consid. 3.3).
7.2
Secondo
l’appellante (ad 4.2 pag. 24), infine, il Pretore ha erratamente calcolato gli
interessi applicando un denominatore fisso di 360 giorni, vigente in ambito
bancario, anziché tenere conto del numero effettivo dei giorni trascorsi
durante il periodo considerato. Lamenta una differenza di fr. 1'713.90 tra
i due metodi di computo. Il Pretore pare in realtà aver tenuto conto del numero
di giorni effettivo del periodo considerato (dal 23 giugno 2016 al 1° giugno
2017), ossia 343 (mentre il
numero di giorni secondo la convenzione per cui l’anno ha 360 giorni e il mese
30.
è di 338), ma ha calcolato gli interessi con il
divisore 360 e non 366 (per il 2016) o 365 (per il 2017), giungendo a fr. 112'763.23 (fr. 2'367'041.62 x 5% x 343 : 360). Ha così mischiato il metodo del computo sulla scorta del numero
effettivo dell’anno civile (che giungerebbe a un totale d’interessi di fr. 111'048.43)
con la convenzione commerciale 30/360 (che quale esito dà fr. 111'119.45).
7.2.1
Nelle
relazioni tra privati gli interessi sono generalmente calcolati in base al
numero effettivo di giorni del periodo considerato (metodo detto “act/act”, v. Alexander
Blaeser, Die Zinsen im
schweizerischen Obligationenrecht – Geltendes Recht und Vorschlag für eine
Revision, tesi San Gallo 2011, pag. 11). Nelle relazioni commerciali e
bancarie, invece, esistono diverse convenzioni volte a semplificare il calcolo
degli interessi: l’usanza tedesca (“Bond-Methode” o “30E/360”), per cui l’anno ha sempre 360 giorni e il
mese 30, o le usanze inglese (“act/365”) e francese (“Eurozins-Methode” o “act/360”), identiche al metodo
effettivo, tranne che nella prima non si tiene conto degli anni bisestili (si usa sempre il divisore 365) e nella seconda il divisore è sempre 360. In materia commerciale, in Svizzera viene generalmente seguita
l’usanza tedesca (Blaeser, op.
cit., pag. 11; sentenza della CEF 15.2000.185 del 20 marzo 2001 consid.
3.3/d). Trova anche applicazione in materia
fiscale (sentenza
della CEF 14.2018.44 del 14 agosto 2018 consid. 5.2) e nelle assicurazioni sociali (art. 42 cpv. 3
OAVS e CEF 14.2016.308 del 6 febbraio 2017). V’è da chiedersi se, visto il suo
ampio campo di applicazione, l’usanza tedesca non debba
essere oggi presunta in modo generale. La questione può invero rimanere aperta
nella fattispecie.
7.2.2
Nel
caso concreto, il Pretore pare essersi riferito all’usanza francese senza
particolare motivazione. Ora, la fattispecie non sembra inserirsi in un
contesto commerciale (il contratto è stato concluso tra due privati) e non sono
state pattuite regole in materia di calcolo degli interessi. Va però
considerato che l’interesse compensatorio persegue lo scopo di compensare gli
svantaggi sorti dall’indisponibilità di un capitale, ponendo il danneggiato
nella situazione che sarebbe stata la sua se fosse stato risarcito il giorno in
cui il danno si è verificato (DTF 131 III 22 consid. 9.1). Tipicamente il danno
da compensare è la mancata riscossione degli utili che il capitale avrebbe
potuto fruttare se fosse stato investito sui mercati finanziari. Siccome vale
nell’ambito bancario e commerciale, perlomeno in Svizzera, l’usanza germanica “30E/360”,
si giustifica di riferirvisi anche per il calcolo dell’interesse compensatorio.
7.2.3
La
pretesa di fr. 112'763.23
stabilita dal Pretore va di
conseguenza ridotta a fr. 99'284.25, pari all’interesse del 5%
(art. 73 cpv. 1 CO) su fr. 2'367'041.62 per i 302 giorni (= 7 + [9 x 30] +
25) del periodo intercorrente dal 23 giugno 2016 al 25
aprile 2017, diviso 360, secondo la convenzione “30E/360”. L’importo da risarcire va così ridotto di
ulteriori fr. 13'478.98 (fr. 112'763.23 ./. 99'284.25).
8.
Riassumendo,
il risarcimento di fr. 29'427.90 concesso dal Pretore, oltre agli interessi del 5% dal 1° giugno 2017, dev’essere ridotto a fr. 11'219.80 (tolti fr. 5'663.65
[consid. 5.4.1.2], fr. 1'789.50 [consid. 5.4.1.3], fr. 25.– [consid.
5.4.3], fr. 10'219.– [consid. 6.3.2] e fr. 510.90 [consid. 6.3.1]),
sempre con interessi del 5% dal 1° giugno 2017, mentre il secondo importo
d fr. 112'763.23 va diminuito a fr. 99'284.25 (tolti fr. 13'478.98,
consid. 7.2.3).
9.
La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 178.310) per il rinvio dell’art.
96.
CPC,
seguono la reciproca soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC), dell’80% per l’istante
in prima sede (fr. 110'504.05 / 538'044.95) e pure dell’80%, ma per l’appellante, in seconda sede (fr. 110'504.05
/ 142'191.10).
10.
Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore
litigioso, di fr. 142'191.10, raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Dispositivo
Per questi motivi,
pronuncia:
1. L’appello è parzialmente accolto e di
conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della sentenza impugnata sono così
riformati:
1. La petizione è parzialmente accolta e di conseguenza AP 1 è
condannato a versare a AO 1 fr. 11'219.80 oltre agli interessi del 5% dal
1° giugno 2017 e fr. 99'284.25.
2. Le
spese processuali di complessivi fr. 15'500.–, già anticipate dall’attrice,
sono poste a suo carico nella misura dei 4⁄5 e per il restante 1⁄5 a carico del convenuto. AO 1 rifonderà a AP
1 fr. 36'000.– per ripetibili ridotte.
2. Le
spese processuali di complessivi fr. 8'000.– relative al presente giudizio, già anticipate dall’appellante,
sono poste a suo carico nella misura dei 4⁄5
e per il restante 1⁄5
a carico di AO 1, cui egli rifonderà fr. 3'000.– per ripetibili ridotte.
3. Notificazione a:
– ;
– .
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello
Il presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).