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Decisione

14.2019.96

Reclamo contro la reiezione di un’istanza di sequestro. Divieto dei nova. Verosimiglianza di beni appartenenti al debitore

11 luglio 2019Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

i limiti legali previsti dalla Legge sull’esecuzione e fallimenti”.

C. Statuendo

con decisione del 10 maggio 2019 il Pretore ha respinto l’istanza, ponendo a carico di RE 1 le spese processuali di fr. 400.–.

D. Contro

la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un

reclamo del 20 maggio 2019 per ottenerne implicitamente l’annullamento e la

riforma nel senso dell’ac­­coglimento dell’istanza, aggiungendo alle richieste già

formulate quella di sequestrare l’immobile di PINT1 1 in via __________ a __________.

Per preservare l’effetto sorpresa, il reclamo non è stato notificato alla controparte.

Considerandi

in

diritto: 1. La

sentenza impugnata – di reiezione dell’istanza di sequestro (art. 272 LEF) – è

una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6

CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a

CPC) alla Camera di esecuzione e

fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG, sentenza della CEF 14.2011.108 del 30 agosto 2011,

consid. 1). La via dell’opposizione

al sequestro (art. 278 LEF), infatti, non entra in considerazione perché

presuppone che la misura sia stata effettivamente decretata (DTF 126 III 488

consid. 2a/aa).

1.1

Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a

CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione

(art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 20 maggio 2019 contro la sentenza

notificata a RE 1 l’11 maggio (e non, come egli sostiene, il 13 maggio, v. estratto EasyTrack relativo alla raccomandata n. __________), in concreto il reclamo è tempestivo.

1.2

Allo

stadio dell’emissione del decreto di sequestro, la procedura è unilaterale (Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 53 ad art. 272 LEF). Perciò anche l’eventuale fase

ricorsuale dev’essere unilaterale, per preservare l’effetto sorpresa

caratteristico del sequestro (sentenza della CEF 14.2004.71 del 13 agosto 2004,

consid. 1.3/e, riassunto in RtiD

I-2005 916 seg. n. 132c), motivo per cui

il reclamo non è stato notificato al convenuto.

1.3

La Camera decide in linea di principio in base

agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC),

limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate

(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).

Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione

errata del diritto sia l’accerta­­mento manifestamente errato dei fatti, fermo

restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di

prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

È pertanto irricevibile, poiché formulata per la prima

volta col reclamo, la richiesta di porre sotto sequestro l’immobile

(apparentemente di proprietà) di PINT1 1 in via __________.

1.4

Il

reclamo dev’essere “motivato”

(art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è

così tenuto a formulare delle conclusioni chiare e a dimostrare il carattere

errato della motivazione della sentenza impugnata. La sua argomentazione dev’essere

sufficientemente esplicita da poter essere capita dal­l’autorità giudiziaria

superiore, ciò che presuppone una designazione dettagliata sia dei punti

contestati sia dei documenti sui quali fonda la sua critica (DTF 138 III 375, consid.

4.3.1

e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid.

3.

). Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale

non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni

esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito

del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di

primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.

2.

In

virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore

renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro

(n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3). I fatti sono resi verosimili

quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti

(art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un’“inizio di prova”, ne ricava

l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere

la possibilità, altrettanto probabile, che si siano svolti in altro modo (DTF

138.

III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli

deve convincersi, sulla base di elementi concreti e oggettivi, che la pretesa

vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al

fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè

né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione

provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza

contraddittorio (per garantire l’effet­to sorpresa).

3.

Nella

decisione impugnata, il Pretore ha respinto l’istanza “supplementare” di sequestro dopo aver constatato che RE 1 non aveva

reso verosimile l’esistenza e l’appartenenza al debitore dei beni di cui chiede

il sequestro. Nello specifico, il primo giudice ha osservato come per i non

meglio precisati macchinari e/o attrezzi dati a noleggio alla nuova ditta PI 1 l’istante

non abbia apportato alcun elemento oggettivo atto a dimostrare l’attuale

appartenenza degli stessi al convenuto né ha d’altronde fornito una descrizione

specifica dei singoli beni che intende sequestrare. Il Pretore ha poi escluso

la possibilità di sequestrare sia il presunto conto bancario presso la __________

di __________ – di cui l’istante non ha fornito alcuna indicazione – sia il salario

di PINT1 1, dal momento che non costituisce un bene appartenente al debitore.

Ha infine rilevato che RE 1 non ha indicato il motivo per il quale il salario

di CO 1 debba essere sequestrato una seconda volta.

4.

Nel reclamo RE 1 sostiene invece di aver

reso verosimile tutte e tre le condizioni imposte dall’art. 272 LEF per la

concessione del sequestro e di aver ben spiegato e documentato i beni

appartenenti al debitore indicati nell’istanza supplementare. Ribadisce che CO

1.

risiede in Italia e che lo stipendio di PINT1 1, dipendente a tempo pieno

presso la casa anziani di __________ e convivente del debitore, può essere

soggetto a pignoramento nei limiti degli art. da 91 a 109 LEF dal momento che “va a formare un solo importo”. Poiché lo stipendio annuo del debitore quale

capo cantiere ammonta a fr. 90'997.–, per RE 1 il salario mensile

pignorabile è di fr. 7'583.10 e non di fr. 4'000.– come riconosciuto

sul verbale di sequestro. Rileva infine come dal bilancio al 31 dicembre 2013,

sottoscritto dal debitore, risulti un attivo fisso di fr. 207'000.– per i

macchinari e le attrezzature varie da sequestrare. Per tutti questi motivi, il

reclamante chiede l’ulteriore sequestro dello stipendio del debitore, quello di

PINT1 1, nonché dei macchinari e delle attrezzature e dei conti bancari presso

l’__________ di __________ a lui intestati.

5.

Delle

tre condizioni stabilite dalla legge per la concessione del sequestro (sopra,

consid. 2), il Pretore ha esaminato solo quella relativa all’appartenenza al debitore

dei beni di cui è chiesto il sequestro. Occorre pertanto affrontare per primo

questo presupposto.

5.1

Per costante giurisprudenza del Tribunale

federale, il sequestro (come il

pignoramento) può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di

cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112 consid. 3a),

essendo al riguardo determinante in linea di principio la realtà giuridica e

non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1 e 106 III 89 consid. 2, con

rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di

terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una

persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato. Soltanto in casi

eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e

il terzo (DTF 105 III 112 consid. 3a, 102 III 173 consid. II.3). Pertanto,

nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso

di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve

rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato

(art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio

concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF

1991.

III pag. 119; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a

ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e

n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure che essi sono stati trasferiti al terzo con

un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art.

285.

segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a

scapito di altri (sentenze della CEF 14.2005.67 del 18 ottobre 2005, consid.

3.

; RtiD 2006 I 770 n. 83c, consid. 3.4, 14.2010.40 del 18 giugno 2010, RtiD

2011.

I 774 n. 59c consid. 3.2).

5.2

Nella

fattispecie, col reclamo RE 1 reitera in gran parte le medesime argomentazioni già

presentate con l’istanza, sen­za confrontarsi con la motivazione del Pretore, sicché

la ricevibilità del ricorso appare dubbia (v. sopra consid. 1.4). La questione

può però essere lasciata indecisa, perché le censure, comunque sia, sono

infondate nel merito.

a) Per quanto concerne “i macchinari e le attrezzature”, il reclamante si limita a richiamare l’estratto

del bilancio al 31 dicembre 2013 della ditta individuale E__________ di CO 1

(nel frattempo fallita e cancellata), da cui risultava, a tale data, un attivo

fisso di fr. 207'000.– (doc. H), e una fattura sottoscritta dal debitore

il 10 aprile 2014 relativa alla vendita per fr. 108'425.75 di non meglio

precisati “materiali e

attrezzature” (doc. R). Orbene,

come giustamente rilevato dal Pretore, RE 1 non ha fornito alcun elenco dettagliato

degli oggetti in questione, menzionati in modo collettivo nel bilancio e nella

fattura agli atti, sicché un loro sequestro presso la PI 1 si rivela

inattuabile, poiché non sarebbe possibile distinguere i “materiali e attrezzature” di CO 1 da quelli della società. La sentenza

impugnata resiste quindi alla critica.

b) L’istante ripropone poi le stesse

argomentazioni di prima sede a sostegno della richiesta di sequestro del

salario di PINT1 1, che a suo dire costituisce “un unico importo” con quello percepito da CO 1, che sarebbe “soggetto a pignoramento nei limiti dall’art.

91.

a 109 LEF”, come

risulterebbe da una sentenza del Tribunale federale (DTF 130 III 765).

Ora,

già si è detto che il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di cui egli è

titolare, sicché un simile

provvedimento non può essere adottato nei confronti di terze persone, fossero

anche famigliari o concubini, salvo casi eccezionali (indicati sopra, consid.

5.

), che però non sembrano verificarsi nella fattispecie e ad ogni modo RE 1

non lo pretende né lo ha reso verosimile. E la sentenza citata dal reclamante

non stabilisce che oltre al salario dell’escusso l’ufficio d’esecuzione possa

pignorare (o sequestrare) anche il salario del concubino non escusso (o non

convenuto nella procedura di sequestro), ma unicamente che l’importo base del

minimo esistenziale di un debitore che vive in concubinato corrisponde di

regola alla metà di quello previsto per coniugi. La censura cade dunque nel

vuoto.

c) Non merita miglior sorte l’argomentazione secondo

cui lo stipendio mensile pignorabile di CO 1 non sarebbe di fr. 4'000.– come

indicato nel verbale di sequestro, bensì di fr. 7'583.10, giacché egli

percepirebbe uno stipendio annuo di fr. 90'997.–. Al­l’evidenza il

reclamante si riferisce alla prima procedura di sequestro e non a quella in

esame, in cui nessun verbale è stato ancora allestito. La critica è dunque

inconferente, per tacere del fatto ch’essa sarebbe dovuta essere fatta valere

con un ricorso all’autorità di vigilanza contro il verbale di sequestro entro

dieci giorni dalla sua comunicazione (art. 17 LEF).

d) Oltre che irricevibile (per insufficiente

motivazione), risulta infine pure infondata la richiesta di sequestrare “i conti bancari” – nel frattempo aumentati, l’istanza indicandone solo

uno – intestati al debitore presso la banca __________ di __________. Va

infatti ricordato che in materia bancaria, per evitare il rischio di sequestri

puramente esplorativi (cosiddetti “Sucharreste”), si esige dal

sequestrante che renda

verosimile, mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del

debitore presso la banca indicata (sentenze della CEF 14.2015.112 del 25 agosto

2015, consid. 7 e 14.2010. 40 del 18 giugno 2010, consid. 4.2 con rinvii), ciò

che nel caso concreto RE 1 ha palesemente omesso di fare: nessuno dei documenti

da lui prodotti si riferisce a un possibile nesso tra CO 1 e la banca.

5.3

In

definitiva, il reclamo non può quindi ch’essere respinto. Per garantire l’effetto sorpresa, la decisione

odierna non viene notificata a CO 1 (sopra consid. 1.2).

6.

Le spese processuali

(art. 95 cpv. 2 CPC; 48 e 61 cpv. 1 OTLEF) seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, stante il

carattere unilaterale della procedura.

7.

Circa i rimedi esperibili

sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 280'701.50,

supera ampiamente la soglia di fr. 30'000.–

ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Dispositivo

Per questi motivi,

pronuncia: 1. Il reclamo è respinto.

2. Le

spese processuali di complessivi fr. 400.– relative al presente giudizio,

già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico.

3. Notificazione ad RE 1, __________, __________.

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del

Tribunale d’appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare

ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può

essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98

LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2

LTF).