14.2019.96
Reclamo contro la reiezione di un’istanza di sequestro. Divieto dei nova. Verosimiglianza di beni appartenenti al debitore
11 luglio 2019Italiano13 min
Source ti.ch
Incarto n.
14.2019.96
Lugano
11 luglio 2019
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d’appello
composta del giudice:
Jaques,
presidente
vicecancelliera:
Villa
statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa __________ (sequestro) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5, promossa con istanza 9 maggio 2019 da
RE 1
contro
CO 1
giudicando sul reclamo del 20 maggio 2019 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 10 maggio 2019 dal Pretore;
ritenuto
in
fatto: A. Con
una prima istanza dell’8 aprile 2019 diretta contro CO 1, RE 1 ha chiesto e
ottenuto dalla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, il sequestro del
salario del convenuto presso la società PI 1 di __________ fino a concorrenza
di fr. 280'701.50 oltre agli interessi del 5% dal giorno successivo (inc. __________).
Il 23 aprile 2019 CO 1 ha presentato opposizione al decreto di sequestro al
medesimo giudice che l’ha pronunciato (inc. __________). La procedura è tuttora
in corso e il 27 giugno 2019 si è tenuta l’udienza di discussione.
B. Il
9 maggio 2019 RE 1 ha presentato, sempre davanti alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 5, un’“istanza
supplementare di sequestro del salario del nucleo familiare”, chiedendo – presumibilmente in virtù dell’art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF (debitore domiciliato all’estero) e fino a concorrenza del
credito di fr. 208'701.50 già fatto valere con la prima istanza – l’“ulteriore sequestro dello stipendio, del
macchinario e del conto bancario presso la banca __________ di __________”, nonché il sequestro dello stipendio di PINT1
1 (convivente di CO 1) “entro
Fatti
i limiti legali previsti dalla Legge sull’esecuzione e fallimenti”.
C. Statuendo
con decisione del 10 maggio 2019 il Pretore ha respinto l’istanza, ponendo a carico di RE 1 le spese processuali di fr. 400.–.
D. Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un
reclamo del 20 maggio 2019 per ottenerne implicitamente l’annullamento e la
riforma nel senso dell’accoglimento dell’istanza, aggiungendo alle richieste già
formulate quella di sequestrare l’immobile di PINT1 1 in via __________ a __________.
Per preservare l’effetto sorpresa, il reclamo non è stato notificato alla controparte.
Considerandi
in
diritto: 1. La
sentenza impugnata – di reiezione dell’istanza di sequestro (art. 272 LEF) – è
una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6
CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a
CPC) alla Camera di esecuzione e
fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG, sentenza della CEF 14.2011.108 del 30 agosto 2011,
consid. 1). La via dell’opposizione
al sequestro (art. 278 LEF), infatti, non entra in considerazione perché
presuppone che la misura sia stata effettivamente decretata (DTF 126 III 488
consid. 2a/aa).
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a
CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione
(art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 20 maggio 2019 contro la sentenza
notificata a RE 1 l’11 maggio (e non, come egli sostiene, il 13 maggio, v. estratto EasyTrack relativo alla raccomandata n. __________), in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
Allo
stadio dell’emissione del decreto di sequestro, la procedura è unilaterale (Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 53 ad art. 272 LEF). Perciò anche l’eventuale fase
ricorsuale dev’essere unilaterale, per preservare l’effetto sorpresa
caratteristico del sequestro (sentenza della CEF 14.2004.71 del 13 agosto 2004,
consid. 1.3/e, riassunto in RtiD
I-2005 916 seg. n. 132c), motivo per cui
il reclamo non è stato notificato al convenuto.
1.3
La Camera decide in linea di principio in base
agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC),
limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
È pertanto irricevibile, poiché formulata per la prima
volta col reclamo, la richiesta di porre sotto sequestro l’immobile
(apparentemente di proprietà) di PINT1 1 in via __________.
1.4
Il
reclamo dev’essere “motivato”
(art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è
così tenuto a formulare delle conclusioni chiare e a dimostrare il carattere
errato della motivazione della sentenza impugnata. La sua argomentazione dev’essere
sufficientemente esplicita da poter essere capita dall’autorità giudiziaria
superiore, ciò che presuppone una designazione dettagliata sia dei punti
contestati sia dei documenti sui quali fonda la sua critica (DTF 138 III 375, consid.
4.3.1
e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid.
3.
). Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale
non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni
esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito
del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di
primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
2.
In
virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore
renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro
(n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3). I fatti sono resi verosimili
quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti
(art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un’“inizio di prova”, ne ricava
l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere
la possibilità, altrettanto probabile, che si siano svolti in altro modo (DTF
138.
III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli
deve convincersi, sulla base di elementi concreti e oggettivi, che la pretesa
vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al
fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè
né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione
provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza
contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).
3.
Nella
decisione impugnata, il Pretore ha respinto l’istanza “supplementare” di sequestro dopo aver constatato che RE 1 non aveva
reso verosimile l’esistenza e l’appartenenza al debitore dei beni di cui chiede
il sequestro. Nello specifico, il primo giudice ha osservato come per i non
meglio precisati macchinari e/o attrezzi dati a noleggio alla nuova ditta PI 1 l’istante
non abbia apportato alcun elemento oggettivo atto a dimostrare l’attuale
appartenenza degli stessi al convenuto né ha d’altronde fornito una descrizione
specifica dei singoli beni che intende sequestrare. Il Pretore ha poi escluso
la possibilità di sequestrare sia il presunto conto bancario presso la __________
di __________ – di cui l’istante non ha fornito alcuna indicazione – sia il salario
di PINT1 1, dal momento che non costituisce un bene appartenente al debitore.
Ha infine rilevato che RE 1 non ha indicato il motivo per il quale il salario
di CO 1 debba essere sequestrato una seconda volta.
4.
Nel reclamo RE 1 sostiene invece di aver
reso verosimile tutte e tre le condizioni imposte dall’art. 272 LEF per la
concessione del sequestro e di aver ben spiegato e documentato i beni
appartenenti al debitore indicati nell’istanza supplementare. Ribadisce che CO
1.
risiede in Italia e che lo stipendio di PINT1 1, dipendente a tempo pieno
presso la casa anziani di __________ e convivente del debitore, può essere
soggetto a pignoramento nei limiti degli art. da 91 a 109 LEF dal momento che “va a formare un solo importo”. Poiché lo stipendio annuo del debitore quale
capo cantiere ammonta a fr. 90'997.–, per RE 1 il salario mensile
pignorabile è di fr. 7'583.10 e non di fr. 4'000.– come riconosciuto
sul verbale di sequestro. Rileva infine come dal bilancio al 31 dicembre 2013,
sottoscritto dal debitore, risulti un attivo fisso di fr. 207'000.– per i
macchinari e le attrezzature varie da sequestrare. Per tutti questi motivi, il
reclamante chiede l’ulteriore sequestro dello stipendio del debitore, quello di
PINT1 1, nonché dei macchinari e delle attrezzature e dei conti bancari presso
l’__________ di __________ a lui intestati.
5.
Delle
tre condizioni stabilite dalla legge per la concessione del sequestro (sopra,
consid. 2), il Pretore ha esaminato solo quella relativa all’appartenenza al debitore
dei beni di cui è chiesto il sequestro. Occorre pertanto affrontare per primo
questo presupposto.
5.1
Per costante giurisprudenza del Tribunale
federale, il sequestro (come il
pignoramento) può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di
cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112 consid. 3a),
essendo al riguardo determinante in linea di principio la realtà giuridica e
non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1 e 106 III 89 consid. 2, con
rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di
terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una
persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato. Soltanto in casi
eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e
il terzo (DTF 105 III 112 consid. 3a, 102 III 173 consid. II.3). Pertanto,
nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso
di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve
rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato
(art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio
concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF
1991.
III pag. 119; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a
ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e
n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure che essi sono stati trasferiti al terzo con
un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art.
285.
segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a
scapito di altri (sentenze della CEF 14.2005.67 del 18 ottobre 2005, consid.
3.
; RtiD 2006 I 770 n. 83c, consid. 3.4, 14.2010.40 del 18 giugno 2010, RtiD
2011.
I 774 n. 59c consid. 3.2).
5.2
Nella
fattispecie, col reclamo RE 1 reitera in gran parte le medesime argomentazioni già
presentate con l’istanza, senza confrontarsi con la motivazione del Pretore, sicché
la ricevibilità del ricorso appare dubbia (v. sopra consid. 1.4). La questione
può però essere lasciata indecisa, perché le censure, comunque sia, sono
infondate nel merito.
a) Per quanto concerne “i macchinari e le attrezzature”, il reclamante si limita a richiamare l’estratto
del bilancio al 31 dicembre 2013 della ditta individuale E__________ di CO 1
(nel frattempo fallita e cancellata), da cui risultava, a tale data, un attivo
fisso di fr. 207'000.– (doc. H), e una fattura sottoscritta dal debitore
il 10 aprile 2014 relativa alla vendita per fr. 108'425.75 di non meglio
precisati “materiali e
attrezzature” (doc. R). Orbene,
come giustamente rilevato dal Pretore, RE 1 non ha fornito alcun elenco dettagliato
degli oggetti in questione, menzionati in modo collettivo nel bilancio e nella
fattura agli atti, sicché un loro sequestro presso la PI 1 si rivela
inattuabile, poiché non sarebbe possibile distinguere i “materiali e attrezzature” di CO 1 da quelli della società. La sentenza
impugnata resiste quindi alla critica.
b) L’istante ripropone poi le stesse
argomentazioni di prima sede a sostegno della richiesta di sequestro del
salario di PINT1 1, che a suo dire costituisce “un unico importo” con quello percepito da CO 1, che sarebbe “soggetto a pignoramento nei limiti dall’art.
91.
a 109 LEF”, come
risulterebbe da una sentenza del Tribunale federale (DTF 130 III 765).
Ora,
già si è detto che il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di cui egli è
titolare, sicché un simile
provvedimento non può essere adottato nei confronti di terze persone, fossero
anche famigliari o concubini, salvo casi eccezionali (indicati sopra, consid.
5.
), che però non sembrano verificarsi nella fattispecie e ad ogni modo RE 1
non lo pretende né lo ha reso verosimile. E la sentenza citata dal reclamante
non stabilisce che oltre al salario dell’escusso l’ufficio d’esecuzione possa
pignorare (o sequestrare) anche il salario del concubino non escusso (o non
convenuto nella procedura di sequestro), ma unicamente che l’importo base del
minimo esistenziale di un debitore che vive in concubinato corrisponde di
regola alla metà di quello previsto per coniugi. La censura cade dunque nel
vuoto.
c) Non merita miglior sorte l’argomentazione secondo
cui lo stipendio mensile pignorabile di CO 1 non sarebbe di fr. 4'000.– come
indicato nel verbale di sequestro, bensì di fr. 7'583.10, giacché egli
percepirebbe uno stipendio annuo di fr. 90'997.–. All’evidenza il
reclamante si riferisce alla prima procedura di sequestro e non a quella in
esame, in cui nessun verbale è stato ancora allestito. La critica è dunque
inconferente, per tacere del fatto ch’essa sarebbe dovuta essere fatta valere
con un ricorso all’autorità di vigilanza contro il verbale di sequestro entro
dieci giorni dalla sua comunicazione (art. 17 LEF).
d) Oltre che irricevibile (per insufficiente
motivazione), risulta infine pure infondata la richiesta di sequestrare “i conti bancari” – nel frattempo aumentati, l’istanza indicandone solo
uno – intestati al debitore presso la banca __________ di __________. Va
infatti ricordato che in materia bancaria, per evitare il rischio di sequestri
puramente esplorativi (cosiddetti “Sucharreste”), si esige dal
sequestrante che renda
verosimile, mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del
debitore presso la banca indicata (sentenze della CEF 14.2015.112 del 25 agosto
2015, consid. 7 e 14.2010. 40 del 18 giugno 2010, consid. 4.2 con rinvii), ciò
che nel caso concreto RE 1 ha palesemente omesso di fare: nessuno dei documenti
da lui prodotti si riferisce a un possibile nesso tra CO 1 e la banca.
5.3
In
definitiva, il reclamo non può quindi ch’essere respinto. Per garantire l’effetto sorpresa, la decisione
odierna non viene notificata a CO 1 (sopra consid. 1.2).
6.
Le spese processuali
(art. 95 cpv. 2 CPC; 48 e 61 cpv. 1 OTLEF) seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, stante il
carattere unilaterale della procedura.
7.
Circa i rimedi esperibili
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 280'701.50,
supera ampiamente la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Dispositivo
Per questi motivi,
pronuncia: 1. Il reclamo è respinto.
2. Le
spese processuali di complessivi fr. 400.– relative al presente giudizio,
già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico.
3. Notificazione ad RE 1, __________, __________.
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello
Il presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può
essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98
LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2
LTF).