Lexipedia

Decisione

14.2020.102

Rigetto provvisorio dell’opposizione. Cartella ipotecaria registrale. Diritto di essere sentito. Dolo ed errore essenziale. Accertamento dei fatti. Limiti delle allegazioni e contestazioni nuove in sede di reclamo

15 febbraio 2021Italiano22 min

i fatti possono essere appurati agevolmente senza margine d’interpreta­zione (DTF

Source ti.ch

CO 1

Incarto n.

14.2020.102

Lugano

15 febbraio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La Camera di esecuzione e fallimenti

del Tribunale d’appello

composta dei giudici:

Jaques,

presidente

Walser

e Grisanti

vicecancelliera:

Bertoni

statuendo nella causa SO.2020.855 (rigetto provvisorio

dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con

istanza 17 febbraio 2020 dalla

Banca RE 1 __________

(rappresentata dagli __________

RA 1 __________)

contro

CO 1

(rappresentato dall’__________

RA 2 __________)

giudicando sul reclamo del 17 luglio 2020 presentato dalla Banca RE 1

contro la decisione emessa il 6 luglio 2020 dal Pretore;

ritenuto

in fatto: A. Con atto di compravendita immobiliare del 27 maggio 2014 PI 1, PI 2 e

CO 1 hanno acquistato da PI 4 e PI 5le particelle n. __________ e __________

RFD di __________ per fr. 8'800'000.–, convenendo con i venditori di

solverne il prezzo mediante il loro subingresso nel debito ipotecario dei

venditori verso la Banca RE 1 (in seguito: Banca)

con effetto al 12 giugno 2014 per indicativi fr. 7'035'000.–. Il 17

luglio 2014, il fondo n. __________ RFD di __________ è passato in proprietà degli

acquirenti, i quali si sono assunti il debito della Banca garantito dalla

cartella ipotecaria registrale di fr. 8'715'000.– di pri­mo grado (DG __________

del 9 aprile 2014).

B. Il

29 luglio 2014 PI 1, PI 2 e CO 1, agenti quale società

semplice “__________” da una parte e la Banca dall’altra hanno concluso un contratto di

mutuo intitolato “Contratto

quadro per credito di costruzione e ipotecario, in

forza del quale la Banca ha concesso ai debitori un prestito ipotecario di fr. 11'800'000.–

__________ per il finanziamento della costruzione sulla particella n. __________

RFD di __________ di un edificio plurifamiliare denominato “Residenza futura”,

formata di diciotto appartamenti, costituiti il 26 settembre 2014 in diciotto

unità di proprietà per piani (PPP), di cui PI 1 e PI 2 (per ¼ ciascuno) e CO 1

(per ½) sono comproprietari. Con separato accordo di “trasferimento a titolo di garanzia” firmato il 28 gennaio 2015 i beneficiari del credito hanno trasferito

alla Banca la proprietà di diciotto cartelle ipotecarie registrali per

complessivi fr. 11'800'000.– gravanti le PPP appena citate.

C. Con

lettera dell’8 settembre 2017 indirizzata a CO 1 la RE 1 ha disdetto con

effetto immediato la relazione d’affari relativa al mutuo, richiedendogli il versamento di fr. 13'525'973.31 oltre agli interessi

del 10% dal 1° ottobre 2015.

D. Con

precetto esecutivo n. __________ in via di realizzazione del pegno immobiliare

emesso il 1° ottobre 2019 dall’Ufficio d’esecuzio­­ne di Lugano, la Banca ha

escusso CO 1 per l’incasso di fr. 13'525'369.26 oltre agli interessi del

10% dal 1° ottobre 2015 indicando quale titolo del credito il “Contratto quadro per credito di costruzione e

ipotecario del 17/29.07.2014. Trasferimento a titolo di garanzia del

17/29.07.2014 rispettivamente del 27.01.2015. Diverse cartelle ipotecarie

registrali di 1.o grado, PPP dalla __________ alla __________ fondo base No. 51

RFD __________: e meglio come da foglio allegato.” Un

esemplare del precetto esecutivo è stato notificato anche a PI 1 e ad PI 2 nella

loro qualità di terzi proprietari del pegno. CO 1 e PI 1 hanno interposto

opposizione al precetto esecutivo.

E. Con

istanza del 17 febbraio 2020 la Banca ha chiesto il rigetto provvisorio dell’opposizione

di CO 1 alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, limitatamente a fr. 6'986'059.39

oltre agli interessi di mora del 10% dal 13 ottobre 2015 (anziché per fr. 13'525'369.26

oltre agli interessi di mora del 10% dal 1° ottobre 2015). All’udienza di

discussione tenutasi il 15 giugno 2020, l’i­-stante ha confermato la sua

domanda, mentre il convenuto vi si è opposto, producendo un allegato di

risposta scritta che è stato integrato nel verbale d’udienza. Con replica e

duplica orali le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni

antitetiche.

F. Statuendo con decisione del 6 luglio 2020, il Pretore ha respinto l’istanza,

ponendo a carico dell’istante le spese processuali di fr. 1'500.– e un’indennità

di fr. 12'000.– a favore del convenuto.

G. Contro

la sentenza appena citata la Banca è insorta a questa

Camera con un reclamo del 17 luglio 2020 per ottenerne l’annulla­­mento e l’accoglimento dell’istanza, e

sussidiariamente l’annulla­­mento e il rinvio della causa al primo giudice per

nuovo giudizio, in entrambi i casi protestate spese e ripetibili. Il 20 ottobre

2020 il presidente della Camera ha accolto la domanda di effetto sospensivo

presentata con l’impugnazione.

Nelle

sue osservazioni del 3 agosto 2020, CO 1 ha concluso per la reiezione del

reclamo.

Considerando

in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­­sizione

– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.

3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla

Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett.

e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

1.1 Pronunciata

in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro

dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è

avvenuta in concreto alla Banca il 7 luglio 2020, il termine d’impu­gnazione è

scaduto venerdì 17 luglio 2020 durante le ferie estive (dal 15 al 31 luglio:

art. 56 n. 2 LEF) ed è stato prorogato per legge fino al terzo giorno utile

dopo la fine delle stesse (art. 63 LEF per il rinvio dell’art. 145 cpv. 4 CPC;

DTF 108 III 49), ossia mercoledì 5 agosto, essendo il 2 agosto una domenica.

Presentato il 17 luglio 2020 (data del timbro postale), il reclamo è dunque

senz’altro tempestivo.

1.2 La Camera decide in linea di principio in

base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2

CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate

(art. 321 cpv. 1 CPC)

contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con

il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento

manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili

conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

Sono quindi

irricevibili i nuovi documenti prodotti con il reclamo (doc. S-X), sicché non è

possibile tenerne conto per l’odierna pronuncia. Sono parimenti inammissibili

le allegazioni di fatto nuove, con le quali la reclamante prende posizione in

modo tardivo sulla risposta del convenuto di prima sede (v. anche sotto consid.

7.1).

2. In

virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione

ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito

constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso

sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il

riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura

documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in

esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo

la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e

vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili

eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto

provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata

quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,

quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al

giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

3. Nella

decisione impugnata, il Pretore ha considerato come di principio un valido

titolo di rigetto provvisorio il contratto di “trasferimento a titolo di garanzia” unitamente all’atto notarile di compravendita, l’avviso d’assunzione di

debito e le cartelle ipotecarie registrali, il cui importo nominale di fr. 11'800'000.–

supera quello per cui è stato chiesto il rigetto, di fr. 6'986'059.39.

Il

Pretore ha tuttavia considerato convincente e poggiante su elementi documentali

sufficientemente oggettivi l’eccezione di vizio della volontà per dolo, e

subordinatamente per errore essenziale, invocata dal convenuto in relazione

alla conclusione dei contratti prodotti quale titolo di rigetto. Il primo

giudice ha infatti constatato che tale eccezione era già stata sollevata all’indirizzo

della Banca a partire da settembre 2015 e aveva avuto “un seguito attivo e coerente”; altrettanto non si può invece dire della posizione della Banca, che

in sede d’udienza non si è confrontata con le contestazioni avanzate dalla

controparte, limitandosi a sostenere che i documenti da essa prodotti

costituiscono un valido titolo di rigetto dell’opposizione. Quali riscontri

documentali, il Pretore ha ritenuto rilevanti l’atto d’accusa del 25 ottobre

2016 nei confronti dell’ex direttore della Banca, PI 3, di PI 1 e PI 2, di PI 4

e di PI 5, la domanda di proroga della carcerazione d’PI 3 e PI 1 del 27

novembre 2015 così come il verbale d’interrogatorio dell’arch. __________

(architetto di fiducia della Banca) dinnanzi alla Polizia giudiziaria del 21

ottobre 2015.

A

mente del primo giudice appare sufficientemente verosimile che la Banca avrebbe

dovuto, con i dovuti controlli, rilevare e quindi conoscere il dolo; mentre per

quanto attiene alla subordinata ipotesi d’errore essenziale è verosimile che se

CO 1 avesse saputo che i fondi erogati dalla Banca sarebbero stati utilizzati

per fini diversi da quelli contrattualmente previsti, costui non avrebbe

concluso la serie di contratti agli atti con la controparte, fra cui quello di

trasferimento a titolo di garanzia delle cartelle ipotecarie registrali e di

conseguenza di concessione del mutuo. Motivo per cui il Pretore ha respinto l’istanza.

4. Nel

reclamo (n. 12-15) la Banca rimprovera anzitutto al Pretore di aver violato il

proprio diritto di essere sentita e il principio della “parità d’armi” in quanto all’udienza

di discussione CO 1, che aveva beneficiato di più di quattro mesi per

prepararsi, ha prodotto una risposta scritta di undici pagine con venti

documenti allegati di circa centocinquanta pagine, in merito alla quale essa ha

dovuto pronunciarsi seduta stante, senza poterne analizzare il contenuto in

dettaglio. A ciò si aggiunge che gli ultimi tre documenti allegati (doc. 18-20)

le sono stati consegnati solo in un momento

successivo in quanto “si trovavano accidentalmente” tra quel­li consegnati al primo

giudice. La reclamante afferma di aver fatto notare all’udienza che fosse per

lei impossibile esprimersi sulle allegazioni contenute nella risposta e rileva

come anche il Pretore si fosse reso conto che un procedimento scritto, o

perlomeno l’as­segnazione alla Banca di un termine per presentare una replica

scritta, sarebbe stato più opportuno, ma ciò nonostante il giudice ha deciso di

procedere con l’udienza siccome le parti erano già state convocate.

Quanto

esposto dalla Banca non trova alcun riscontro nel verbale d’udienza, dal quale

si evince ch’essa ha replicato seduta stante senza sollevare alcuna obiezione. D’altronde,

CO 1 ha chiesto nella risposta di prima sede, quale premessa (risposta, pag. 2.

ab initio), che la banca fosse chiamata immediatamente a replicare nel corso dell’udienza senza temporeggiamenti, ricordan­-do

che i documenti da lui prodotti erano da anni in possesso della Banca, la quale

conosceva da tempo i suoi argomenti. Non risulta ch’essa abbia contestato la

richiesta né la relativa motivazione. Ora, le sarebbe spettato, secondo il

principio della buona fede processuale (art. 52 CPC), chiedere al Pretore di

fissarle un termine per presentare una replica scritta e per potersi esprimere anche

sugli ultimi tre documenti allegati alla risposta. La sua omissione va

considerata come un’accettazione tacita della modalità orale della replica

(sentenza della CEF 14.2016.247 del 4 settembre 2017, consid. 1.1).

5. La

Banca ritiene d’altronde che il primo giudice abbia violato il suo diritto di

essere sentita nella misura in cui a torto ha reputato credibile l’eccezione di

dolo e di errore essenziale sollevata dal convenuto, basandosi esclusivamente

sulle sue asserzioni comunicate per scritto dal suo legale e omettendo di

considerare i titoli di rigetto dell’opposizione da essa prodotti. In

particolare, il Pretore avrebbe trascurato che il convenuto non ha mai

sostenuto di non essere vincolato dal contratto di compravendita e dall’avviso

d’as­sunzione di debito né ha fatto valere di averli impugnati tempestivamente.

Ha anche ignorato l’atto notarile del 16 dicembre 2014 firmato dal convenuto

con cui egli ha preso parte alla “distribuzione

dell’importo originario della cartella ipotecaria” di fr. 11'800'000.–

gravanti le note quote di PPP, riconfermando di riconoscersi debitore nei

confronti della Banca per l’importo corrispondente al valore nominale delle

cartelle ipotecarie (reclamo, n. 19-20).

Una

lettura non superficiale della decisione impugnata rivela che il Pretore non ha

tralasciato di prendere in considerazione gli atti firmati dal convenuto, dal

momento che li ha esplicitamente indicati come costituenti di principio un

valido titolo di rigetto provvisorio. Sulla scorta dell’art. 82 cpv. 2 LEF, il

primo giudice ha però ritenuto credibile l’eccezione di dolo e di errore

essenziale invocata dal convenuto, fondandosi su informazioni da lui documenta­te

anche con atti ufficiali (sotto consid. 7.3), che risultano essere venute a sua

conoscenza verosimilmente dopo la sottoscrizione degli atti di cui si prevale l’istante,

in particolare nel quadro della procedura penale avviata contro l’ex direttore

della Banca, PI 3. Non si verifica quindi alcuna violazione del diritto di

essere sentita della reclamante. Semmai stava a lei contestare partitamente e

in modo documentato le allegazioni dell’escusso in prima sede. Come si vedrà,

non può pretendere legittimamente di farlo per la prima volta con il reclamo

(sotto consid. 7.1).

6. Nel

merito (n. 21-23) la reclamante sostiene che CO 1 non può essere incorso in un

vizio della volontà perché conosceva lo stato e il valore della particella n.

51 RFD di __________ al momento dell’assunzione del debito e incombe pertanto a

lui il rischio d’impresa e non alla banca finanziatrice.

La

censura è priva di pregio poiché il dolo o l’errore essenziale di cui il

Pretore ha riconosciuto la verosimiglianza non riguarda lo stato o il prezzo

del fondo al momento della compravendita, bensì l’uso dei fondi mutuati per

fini diversi da quelli contrattualmente previsti.

7. La Banca allega altresì di

non essere stata a conoscenza delle malefatte dei soci del convenuto, né i

documenti da lui presentati dimostrerebbero il contrario, trattandosi in gran parte

di scritti redatti dal suo legale. Asserisce di non essere stata tenuta a

prendere posizione in prima sede sull’eccezione di dolo e d’errore essenziale

sollevata dal convenuto, il quale non può trarre alcunché in suo favore dal suo

silenzio (reclamo, n. 24-27).

7.1 La Banca erra se pensa di

poter contestare le argomentazioni e le allegazioni del convenuto per la prima

volta in seconda sede.

Il reclamante deve

infatti confrontarsi non con le ragioni avanzate dalla controparte in prima

sede, bensì con la motivazione addotta nella sentenza impugnata, indicando dove

e in che cosa consisterebbe lo sbaglio del primo giudice (sentenza del

Tribunale federa­le 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 3.1, in: RSPC

2015 pag. 52, i cui principi valgono anche per i reclami: sentenza 5D_ 190/2014

del 12 maggio 2015 consid. 2). Sono quindi irricevibili le critiche rivolte ai

motivi addotti dall’“opponente”.

D’altronde,

le allegazioni di fatto che non sono state contestate specificamente in prima

sede sono da ritenere appurate (art. 150 CPC

a

contrario) e non possono più essere rimesse in discussione con il

reclamo (sentenza della CEF 14.2017.51 del 21 settembre

2017, RtiD 2018 I 775 n. 49 c, consid. 5).

Infine,

siccome le eccezioni dell’escusso vanno proposte “immediatamente”

(art. 82 cpv. 2 LEF), ossia già in prima sede (sentenza della CEF 14.2017.225

del 21 giugno 2018, RtiD 2019 I 635 n. 62c consid. 7.2), per parità di

trattamento e delle armi, ciò deve valere anche per le (contro) eccezioni dell’escutente,

che non può aspettare il reclamo per addurle per la prima volta.

7.2 Limitando quindi l’esame

alla decisione impugnata, se ne evince che il Pretore, in realtà, non ha fatto

carico alla banca di aver avuto conoscenza delle malefatte dei soci del

convenuto, bensì di non aver verosimilmente esercitato “i dovuti controlli”, che le

avrebbe permesso di “rilevare

e quindi conoscere il dolo” (decisione impugnata a

pag. 4). La reclamante persiste in questa sede a non determinarsi su quel

rimprovero – già avanzato dal convenuto nella sua risposta all’istanza –,

evitando sintomaticamente di parlare del coinvolgimento del suo ex direttore

nell’allocazione dei fondi mutuati a fini diversi da quelli contrattualmente

previsti. Anche su questo punto il reclamo risulta insufficientemente motivato

e dunque irricevibile.

7.3 Il Pretore non ha preso in

considerazione unicamente gli scritti del convenuto o del suo legale, ma

principalmente l’atto d’accusa del 25 ottobre 2016, il rapporto d’inchiesta del

27 novembre 2015 e il verbale d’interrogatorio del 21 ottobre 2015 (sopra

consid. 3). So­no senz’altro indizi oggettivi sui quali il Pretore poteva

fondarsi per ritenere verosimile la tesi del convenuto, secondo cui i fondi

elargiti dalla banca non sono stati utilizzati allo scopo pattuito. La leg­ge,

o meglio l’art. 82 cpv. 2 LEF, non esige poi che le eccezioni dell’escusso

siano dimostrate, basta che siano rese verosimili.

8. A detta della

reclamante, CO 1 non è vittima della situazione, bensì imputato nel

procedimento penale in corso. Da uno scambio di scritti del 2015 (doc. 11 e 12)

si evincerebbe ch’e­­gli conoscesse o dovesse conoscere le circostanze sulle

quali si fonda per eccepire il dolo (n. 28-29).

Sono allegazioni nuove che non

possono essere prese in considerazione in questa sede (sopra consid. 1.2).

9. La Banca rimprovera alla

controparte un atteggiamento contraddittorio, e dunque abusivo, nella misura in

cui negli scambi epistolari a lei indirizzati, da una parte ha impugnato i

contratti per vizio della volontà, e dall’altra

l’ha invitata a adempiere ai contratti e negoziare la ripresa delle

operazioni in cui era implicato. Ciò risulterebbe da scritti figuranti agli

atti (doc. 1-4, 6 e 11), che il Pretore, in modo arbitrario, non avrebbe

considerato (n. 30-33).

Ancora una volta la reclamante

si prevale di argomenti e di fatti che non ha fatto valere in prima istanza.

Che le circostanze da essa allegate solo ora scaturiscano da documenti prodotti

in prima sede non consente comunque di tenerne conto. Infatti, il giudice può

prendere in considerazione, se resi verosimili, solo i fatti esplicitamente

allegati o che perlomeno risultano implicitamente da altri fatti debitamente

allegati (DTF 144 III 522 consid. 5.1 e 5.3.2 i.f.). Il principio

attitatorio (art. 55 cpv. 1 CPC) gli vieta di accertare fatti non allegati da

una parte ricercandone d’ufficio la prova nella documentazione assunta. Tutt’al

più il giudice può fondarsi su fatti contenuti in un documento versato agli

atti se la parte che se ne prevale ha rinviato espressamente al documento e che

Fatti

i fatti possono essere appurati agevolmente senza margine d’interpreta­zione (DTF

144 citato, consid. 5.2.1.2), ipotesi estranea alla fattispecie in esame, in

cui la Banca non ha citato in prima sede i documenti ora menzionati nel reclamo.

10. La Banca asserisce che non

sapeva né poteva sapere della presunta utilizzazione del credito a fini diversi

di quelli pattuiti. A suo dire il convenuto non può imputarle le malefatte dei

suoi soci in quanto questi hanno agito tramite la società semplice, e quindi di

comune accordo con lui. Rimprovera al primo giudice di non aver spiegato in

cosa avrebbe dovuto consistere precisamente il dolo a lei imputato. Visto il

rinvio all’art. 28 cpv. 2 CO, secondo la re-clamante la decisione impugnata si

riferisce al dolo commesso da un terzo, che la Banca avrebbe dovuto conoscere, mentre

CO 1 non ha mai sostenuto che il dolo fosse stato cagionato da un terzo, bensì

che provenisse dalla Banca stessa, agen­do per il tramite del suo ex direttore PI

3. A sua mente ciò dimostrerebbe che al momento di redigere la decisione

impugnata non fosse chiaro neppure al Pretore in che cosa dovesse consistere il

presunto dolo, chi lo avesse provocato né chi ne fosse la vittima. Non sussistono

quindi – epiloga l’insorgente – obiezioni credibili suscettibili d’inficiare il

riconoscimento di debito a suo favore (reclamo, n. 24, 34-39).

10.1 I sofismi della reclamante

non fanno illusione. A dispetto dei suoi ragionamenti contorti, la banca

manifesta di aver capito perfettamente il dolo imputatole dal Pretore: non aver

apparentemente vigilato sull’utilizzazione del credito, permettendo al proprio

ex direttore d’impiegarlo in modo non conforme alle condizioni contrattua­li.

Ora, come sostenuto da CO 1 nelle osservazioni al reclamo (pag. 6, ad 24), la

conoscenza dell’ex direttore PI 3, in quanto organo della Banca, è imputabile

alla stessa, così come lo sono gli atti illeciti da lui verosimilmente commessi

(art. 55 cpv. 2 CC, sentenza del Tribunale federale 4A_455/2018 del 9 ottobre

2019, consid. 6.1). Per il resto, nella decisione impugnata non figura nessun

rinvio all’art. 28 cpv. 2 CO.

10.2 Citando il legale del

convenuto, laddove ha scritto che “in ogni caso il [suo] mandante si considera vittima di queste

circostanze, come certamente risulterà essere anche la banca”, la reclamante ironizza sul fatto di non poter essere, per gli stessi

fatti, vittima e autore del dolo lamentato dal convenuto (n. 38). Al di là dell’irricevibilità

di una censura fondata su un’allegazione espressa per la prima volta in sede di

reclamo, ove la banca dovesse assumere – in modo responsabile – le conseguenze

degli atti presumibilmente illeciti dei propri organi e dipendenti, nulla

osterebbe a considerarla vittima dell’agire degli stessi.

11. Secondo

la reclamante, si deve attribuire a CO 1, co­me membro della società semplice

da lui formata con i soci PI 2 e PI 1 e quale mandatario generale con potere di

firma individuale, la condotta di quest’ultimi in merito all’utilizzazione dei

fondi da lei accordati. A suo dire il convenuto era del resto conscio di tale

rischio, come risulterebbe dalla sua risposta all’istanza (pag. 3), laddove

afferma di aver “percepito

completa disinvoltura dei signori PI 1 nella gestione dei flussi finanziari”. Non essendosi più preoccupato degli sviluppi dell’operazione, egli non

può successivamente appellarsi all’inganno incolpandone la Banca. Nel

Considerandi

considerare valida la tesi del convenuto, il Pretore avrebbe violato gli art.

544.

cpv. 3 e 101 cpv. 1 CO (n. 40-42).

Si

tratta di una tesi nuova fondata su allegazioni di fatto nuove. È perciò inammissibile (sopra consid. 1.2 e 7.1).

Che CO 1 abbia concretamente conosciuto e accettato l’uso improprio dei

fondi mutuati è ad ogni modo un’asserzione che la Banca non corrobora con

indizi oggettivi e concreti, il richiamo agli art. 544 cpv. 3 e 101 cpv. 1 CO

essendo senza valore trattandosi di analizzare i rapporti interni tra soci e

con un terzo – l’ex direttore PI 3 – verosimilmente connivente.

12.

La

reclamante (n. 48-57) sostiene infine che CO 1 non ha argomentato l’eccezione

di errore essenziale, ma si è limitato a

menzionarla come “eventualiter” senza entrare nel merito dei pre­requisiti. Fa

carico al Pretore di aver ritenuto verosimile, ciò

nonostante, la tesi del convenuto.

12.1

La

reclamante non trae alcuna conclusione da tale “censura”, se così si può

definire, che si avvera quindi irricevibile. Per abbondanza, avendo il Pretore

ritenuto verosimile il dolo, disquisire sul­l’esistenza di un errore essenziale

risulterebbe ozioso.

12.2

Ciò posto, nella misura in cui sono posizionate

nel capitolo relativo all’eccezione di errore essenziale, risulta a sua volta

inutile l’esa­me delle critiche della reclamante in merito all’interpretazione

data dal Pretore agli atti del procedimento penale (doc. 7, 15 e 19), sui quali

si è fondato per reputare credibile l’eccezione in questione.

12.3

Anche

volendo considerare, per abbondanza, le censure formulate sotto la lettera “k”

come riferite anche all’eccezione di dolo, è giocoforza constatare ch’esse

poggiano su fatti e contestazioni nuovi, manifestamente inammissibili (sopra consid. 1.2 e 7.1). E ad ogni buon conto infondate.

Che

la Banca sia menzionata nell’atto d’accusa (doc. 15) quale “parte lesa” non

sembra infatti ostare al fatto che debba rispondere nei confronti degli altri

danneggiati dell’agire del proprio ex direttore (sopra consid. 10.2). Dal

profilo della semplice verosimiglianza, l’assenza di una decisione penale

definitiva non vietava poi al Pretore di riferirsi all’atto d’accusa.

A

un esame di mera apparenza, sembra pertinente anche il riferimento al rapporto di polizia (doc. 7), nella

misura in cui fornisce in­dicazioni sui presunti comportamenti

fraudolenti d’PI 3 e dei PI 1 tra il 2012 e il 2015 in numerose operazioni

immobiliari, come pure al verbale d’interrogatorio dell’arch. __________ (doc. 19),

a prescindere dalla sua pretesa incompletezza, dal momento che la reclamante

non ne contesta l’autenticità né specifica quan­to la parte mancante contribuirebbe

a modificarne il senso, per tacere del fatto che il contratto fiduciario del 29

luglio 2014 allegato al verbale (quale doc. 7) è stato comunque prodotto dal

convenuto in prima sede (come doc. 18).

13.

In

definitiva, il reclamo va respinto nella ridottissima misura in cui è

ricevibile. Ciò non preclude alla reclamante, se del caso, di far valere le sue

ragioni in procedura ordinaria (sopra consid. 2).

14.

La tassa del presente giudizio, stabilita

in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le

ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2

RTar (RL 178.310) per il rinvio dell’art.

96.

CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).

15.

Circa i rimedi esperibili sul piano

federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. fr. 6'986'059.39,

raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai

fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Dispositivo

Per questi motivi,

pronuncia:

1. Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo

è respinto.

2. Le

spese processuali di complessivi fr. 3'000.– relative al presente

giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. La Banca RE

1 rifonderà a CO 1 fr. 15'000.– per ripetibili.

3. Notificazione a:

;

– .

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale

d’appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare

ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il

termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).