Lexipedia

Decisione

15.2003.120

Notifica di precetti esecutivi ai patrocinatori di un debitore incarcerato. Estenzione delle procure. Prosecuzione di esecuzioni a convalida di diversi sequestri fiscali in più circondari

26 agosto 2005Italiano21 min

Source ti.ch

Fatti

A. Il 28 giugno 2001, l’RA

2, a nome della CO 2, rispettivamente dello CO 3 e del CO 4, ha emesso contro RI

1 tre richieste di garanzia (ai sensi degli art. 169 LIFD e 248 LT) per le somme

di fr. 200'000.-- (imposte federali per gli anni dal 1995 al 2000),

rispettivamente di fr. 480'000.-- (imposte cantonali per gli anni dal 1991 al

2000) e di fr. 350'000.-- (imposte comunali per gli anni dal 1991 al 2000), in

tutti i tre casi oltre interessi del 4,5% dal 28 giugno 2001.

Lo stesso giorno, l’RA 2

ha emesso tre decreti di sequestro (n° __________, __________ e __________), indicando

quale causa l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (trafugamento di beni, fuga o

preparazione alla fuga) e quali oggetti da sequestrare tutti gli averi della

debitrice presso le banche __________ e __________ nonché i fondi mapp. n° __________,

__________ e __________ RDF di __________. I sequestri sono stati

immediatamente eseguiti dall’CO 1.

Le richieste di garanzie e

i decreti di sequestro sono stati notificati all’avv. TE 2, quale patrocinatore

della debitrice.

Sempre il 28 giugno 2001,

l’RA 2, in base alle menzionate richieste di garanzia, ha emesso contro RI 1 altri

tre decreti di sequestro (n° __________, __________ e __________), indicando

quale causa l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF (trafugamento di beni, fuga o

preparazione alla fuga) e quali oggetti da sequestrare tutti i beni

appartenenti alla debitrice, segnatamente il conto n° __________ presso la

Posta di __________. I sequestri sono stati eseguiti dall’CO 2 il 2 luglio 2001.

B. Il 16 agosto 2001, l’CO

1 ha notificato a RI 1, per il tramite dell’avv. TE 2, tre precetti esecutivi per

prestazione di garanzia (n° __________, rispettivamente __________ e __________)

a convalida dei sequestri n° __________, __________ e __________. Le

opposizioni interposte dall’escussa sono state rigettate in via definitiva dal

Segretario assessore __________, con sentenze del 9 ottobre 2001.

Pure il 16 agosto 2001, l’CO

2 ha notificato a RI 1, per il tramite dell’avv. TE 2, tre precetti esecutivi per

prestazione di garanzia (n° __________, rispettivamente __________ e __________)

a convalida dei sequestri n° __________, __________ e __________. Le

opposizioni interposte dall’escussa sono state rigettate in via definitiva dal

Segretario assessore __________ con sentenze del 2 ottobre 2001.

C. Il 13 dicembre 2001, l’CO

1 ha pignorato presso __________ un conto con un saldo attivo di fr. 493,45 e

presso __________ due conti con saldi attivi di fr. 16'117.-- e fr.

1'663'331.--. Tutte le relazioni bancarie erano già state oggetto di sequestro

penale. Sono inoltre stati pignorati i fondi mapp. n° __________, __________ e __________

RDF di __________, nel primo e terzo caso limitatamente alla quota di ½

spettante all’escussa. Il verbale di pignoramento è stato notificato il 17

dicembre 2001 all’avv. TE 2.

Il 20 febbraio 2002, l’CO

2 ha pignorato presso la Posta di __________ il conto n° __________, con un

saldo attivo di fr. 37'278,30, già oggetto di sequestro penale. Il verbale di

pignoramento è stato notificato il 3 giugno 2002 all’avv. TE 2.

D. Il 24 gennaio 2002, l’CO

1 ha comunicato al nuovo patrocinatore dell’escussa, avv. TE 1, le domande di

realizzazione dei beni mobili e dei crediti inoltrate dall’RA 2, e il 19 giugno

2002 le domande relative ai beni immobili.

Il 10 giugno 2002, l’CO 2

ha comunicato all’avv. TE 2 le domande di realizzazione inoltrate dall’Ufficio

esazione e condoni.

E. Il 4 agosto 2003, l’escussa

ha presentato ricorso contro i precetti esecutivi n° __________, __________, __________

e __________ dell’CO 2 e n° __________, __________ e __________ dell’CO 1,

chiedendo che ne venisse accertata la nullità, così come quella di tutti gli

atti esecutivi successivi. La ricorrente espone di aver preso visione degli

atti esecutivi in questione, tramite il suo patrocinatore, avv. RA 1, soltanto

il 24 luglio 2003, allorquando sono stati trasmessi a quest’ultimo dal

precedente patrocinatore dell’escussa, avv. TE 1. Facendo presente di essere

stata detenuta presso il Penitenziario cantonale La Stampa sin dal 24 ottobre

2000, RI 1 allega di non aver mai visto in precedenza i precetti e i successivi

atti esecutivi in questione. Essi sono stati notificati all’avv. TE 2 e alcuni

di essi all’avv. TE 1, semplicemente perché era giunta notizia che fossero i

difensori penali della ricorrente, mentre non avrebbero mai ricevuto l’incarico

di ricevere atti esecutivi al posto suo. L’avv. TE 2 si è limitato ad

interporre opposizione ma non si è presentato alle udienze di rigetto

dell’opposizione. La ricorrente ritiene di conseguenza nulla la notifica di

tutti gli atti esecutivi, anche per il fatto che per la medesima richiesta di

garanzia sono state promosse due diverse esecuzioni. RI 1 invoca inoltre un

altro motivo di nullità, ossia l’incompetenza territoriale dell’__________ ai

sensi dell’art. 46 LEF. Infine, contesta la procedura seguita per la

concretizzazione delle richieste di garanzia, ritenendo che l’CO 2 e l’CO 1

avrebbero dovuto procedere a un sequestro e spiccare i precetti esecutivi a

convalida di quest’ultimo (ciò che in realtà hanno fatto). Poiché l’RA 2 non

avrebbe ancora avviato una procedura di accertamento di ricupero d’imposta e/o

una procedura di contravvenzione, la ricorrente correrebbe il rischio che i

suoi beni immobili venissero venduti ancor prima che vi sia stata una decisione

di ricupero d’imposta e senza che la stessa sappia con quali criteri sia stato

calcolato l’ammontare della presunta evasione fiscale.

F. Nelle sue

osservazioni del 20 agosto 2003, l’RA 2 evidenzia come la procura conferita

all’avv. TE 1 fosse di carattere generale e come lo dovesse anche essere quella

a favore dell’avv. PA 1, al quale si era sostituito l’avv. TE 1. Non essendo

state contestate tempestivamente, le notifiche sarebbero da ritenere valide. Il

resistente contesta inoltre l’asserita incompetenza territoriale dell’__________,

ricordando che il conto postale dell’escussa si trova nel suo circondario,

sicché l’esecuzione a convalida del sequestro poteva anche esservi promossa

(art. 52 LEF). In ultimo luogo viene confermata la regolarità delle procedure

esecutive messe in atto in concreto, con riferimento alla legislazione fiscale

federale e cantonale.

G. Nelle sue

osservazioni 18 agosto 2003, l’avv. TE 1 espone di aver assunto il mandato di

patrocinio quando le decisioni di richiesta di garanzia e le sentenze di rigetto

dell’opposizione erano già cresciute in giudicato, sicché nessun intervento di

natura contenziosa o ricorsuale poteva entrare in considerazione. Afferma di

non aver avuto modo di dubitare che all’avv. TE 2 fosse stato conferito mandato

anche per le pratiche esecutive e di non avere avuto necessità di eccepire

alcunché circa l’invio delle ulteriori comunicazioni durante il suo mandato,

che si estendeva anche a tali pratiche. Assicura di aver sempre garantito il

flusso delle informazioni nei confronti della cliente.

H. L’avv. TE 2, nelle

sue osservazioni 25 agosto 2003, dichiara in sostanza di non poter esprimersi

compiutamente senza svincolo dal segreto professionale.

I. Nelle sue

osservazioni 1° settembre 2003, l’CO 1 aderisce alle osservazioni dell’RA 2

mentre l’CO 2, con atto 4 settembre 2003, chiede la reiezione del ricorso in

base alla procura 27 dicembre 2001 concessa dalla ricorrente all’avv. TE 1 e

ritiene che l’avv. TE 2, qualora non avesse rappresentato RI 1, avrebbe dovuto

rifiutare di ritirare gli atti esecutivi.

L. Così come autorizzata

con decreto 10 settembre 2003, la ricorrente, il 22 settembre 2003, ha

presentato un allegato di replica, ribadendo che l’avv. TE 2 non aveva ricevuto

alcun mandato di rappresentanza in ambito esecutivo e sostenendo che la procura

27 dicembre 2001 a favore dell’avv. TE 1 fosse limitata all’ambito fiscale e

all’assunzione d’informazioni. La ricorrente ha d’altronde nuovamente censurato

la procedura seguita nella fattispecie. L’autorità fiscale avrebbe trasmesso

solo le richieste di garanzia e non i decreti di sequestro né i relativi

verbali. Inoltre, la richiesta di garanzia non potrebbe essere nel contempo

titolo di credito, titolo di sequestro e titolo di rigetto. La decisione

sull’obbligo fiscale dovrebbe poter essere impugnata in una procedura di merito

prima che l’esecuzione possa proseguire.

M. In duplica, l’RA 2 si

é limitato a confermare le proprie osservazioni.

N. All’udienza del 20

novembre 2003, l’avv. TE 2, debitamente svincolato dal segreto professionale, ha

dichiarato che i primi atti esecutivi erano giunti al suo ufficio senza che egli

avesse notificato alle autorità esecutive il suo patrocinio. Il teste ha

confermato che la sua segretaria aveva ritirato i precetti esecutivi facendo

opposizione (“come reazione professionale”). Egli ne ha poi informato la

ricorrente e chiesto istruzioni. La cliente ha risposto che “non le

interessavano queste cose”. Alla domanda se voleva che i precetti esecutivi le

fossero notificati al Penitenziario, la ricorrente ha risposto di no e ha

chiesto all’avv. PA 1 di continuare a fungere da “ricevente degli atti

esecutivi”, motivo per il quale egli non li ha ritornati all’ufficio di

esecuzione. Anche in seguito l’avv. TE 2 ha portato a conoscenza della cliente ogni

atto esecutivo, benché ritenesse di non rappresentarla nella procedura

esecutiva, ovvero non avendone ricevuto incarico in tal senso, e ancorché le

avesse mostrato i singoli atti e gliene avesse spiegato la portata giuridica.

In sostanza egli aveva solo l'autorizzazione a fungere da

"bucalettere" poiché RI 1 voleva evitare che quegli atti le fossero

notificati al Penitenziario, probabilmente non volendo occuparsene, preoccupata

com’era della causa penale. RI 1 aveva comunque capito a cosa mirassero le

esecuzioni in esame.

Durante la stessa udienza,

l’avv. TE 1 ha dichiarato di aver ripreso il mandato dall'avv. __________ alla

fine del 2001. Dai suoi atti risulta che già dal primo colloquio con la cliente

quest'ultima l’aveva informato delle procedure esecutive pendenti nei suoi

confronti. Il teste le aveva allora spiegato la strategia da seguire: egli

riteneva che se si fosse potuto dimostrare nell'ambito della procedura penale

che non erano state commesse truffe, sarebbe caduto anche il credito fiscale e

quindi si sarebbe potuta discutere con quell’autorità l'intera questione. Il

teste ha poi letto alcune sue annotazioni, da cui risulta che la cliente era

stata informata sull’evolvere delle procedure esecutive, precisando di aver

dovuto prendere delle cautele accresciute per assicurarsi, come in effetti ritiene

di aver fatto, che la signora RI 1 capisse e prendesse atto di quello che le

diceva. Comunque, dall'incarto penale e dalla perizia psichiatrica risulterebbe

che la signora RI 1 è una persona lucida e quindi non è stata istituita in suo

favore una tutela. A domanda dell'avv. RA 1, il teste ha precisato di non aver

esaminato la questione della validità formale della notifica degli atti esecutivi,

perché ha ritenuto che la cliente avesse avallato tali notifiche, quanto meno

per atti concludenti nei suoi confronti. La cliente non si è d’altronde mai

lamentata del lavoro dell'avv. TE 2 in merito alle questioni esecutive.

O. Il 3 dicembre 2003, su

istanza della ricorrente che aveva riferito di trattative con il fisco per

definire l’importo complessivamente dovuto, questa Camera ha sospeso la

trattazione del ricorso fino ad istanza della parte più diligente. Il 12

dicembre 2003, l’RA 2 ha contestato l’esistenza di un accordo relativo alla sospensione

della procedura ma vi ha comunque consentito, riservandosi la possibilità di

riattivare la procedura qualora non fosse stato trovato un accordo

soddisfacente.

P. Il 18 maggio 2005, l’RA

2 ha chiesto la riattivazione della procedura, ciò che è avvenuto con ordinanza

7 giugno 2005, con la quale è stata concessa la facoltà alle parti di

presentare osservazioni conclusive.

Q. Nel suo allegato 4

luglio 2005, la ricorrente, oltre a ribadire quanto già espresso nei precedenti

allegati, afferma che le testimonianze degli avv. TE 2 e TE 1 – non suffragate

da documenti – vanno valutate con prudenza poiché essi non possono considerarsi

del tutto disinteressati all’esito della vertenza, in particolare per le

conseguenze di eventuali responsabilità professionali che potrebbero derivare

loro dall’accertamento di omissioni nella tutela degli interessi della

ricorrente. Non sarebbe pertanto dimostrato che quest’ultima fosse a conoscenza

delle procedure esecutive. Non notificati personalmente alla ricorrente, così

come sarebbe dovuto avvenire per una persona notoriamente incarcerata, i

precetti esecutivi sarebbero nulli.

R. Con decisione 11

agosto 2005, questa Camera ha fissato alla ricorrente un termine di 10 giorni

per presentare osservazioni limitate ai documenti assunti agli atti dopo la

presentazione delle osservazioni conclusive, segnatamente un provvedimento 3

maggio 2001 dell’CO 1, con cui era stato assegnato alla ricorrente un termine

di 5 giorni per designarsi un rappresentante ai sensi dell’art. 60 LEF, e che

contiene in calce la designazione dell’avv. PA 1 sottoscritta 2001 da RI 1 il

10 maggio.

Nel termine impartitole,

la ricorrente ha rilevato che era “almeno sorprendente” che fossero emersi

documenti e fossero state formulate richieste dopo la presentazione delle osservazioni

conclusive, chiedendo che la Camera accertasse attentamente la correttezza

procedurale di tale modo di procedere. Nel merito, RI 1 ha confermato le sue

conclusioni sul carattere irrituale delle notifiche di atti esecutivi fatte

all’avv. TE 1, in assenza di una nomina a suo favore, analoga a quella

conferita all’avv. PA 1 il 10 maggio 2001.

Considerandi

in diritto:

1.

Qualora la tesi

della ricorrente fosse da accogliere, la notifica degli atti esecutivi

impugnati andrebbe considerata avvenuta il 24 luglio 2003 (cfr. la conferma

dell’avv. TE 1 nelle sue osservazioni 18 agosto 2003). Tenuto conto del fatto

che il termine per impugnare un atto esecutivo notificato durante le ferie

inizia a decorrere il giorno seguente la fine delle medesime (cfr. DTF 121 III

285; Bauer,

Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 54 ad art.

56) – nel caso concreto il 2 agosto 2003 (cfr. art. 56 n. 1 e 2 LEF) –

il ricorso, inoltrato il 5 agosto 2003, sarebbe tempestivo.

2.

Giusta l’art. 60 LEF,

se viene escusso un detenuto che non sia provvisto di rappresentante,

l’ufficiale gli assegna un termine per provvedersene, a meno che la nomina del

medesimo non spetti per legge all’autorità tutelare, l’esecuzione rimanendo

sospesa durante questo termine.

2.1

Nel caso di specie, la

Camera ha accertato d’ufficio che il 10 maggio 2001, nell’ambito di tre

esecuzioni precedenti quelle in esame (es. n° __________, __________ e __________

promosse dalla __________, rispettivamente da __________ e da __________), la

ricorrente aveva firmato il formulario con cui le era stato assegnato un

termine per nominare un proprio rappresentante ai sensi dell’art. 60 LEF, e vi

aveva indicato l’avv. TE 2. L’CO 1 poteva pertanto in buona fede ritenere che quell’avvocato

fosse abilitato a ricevere atti esecutivi relativi anche ad altre esecuzioni,

tanto più che egli aveva tacitamente confermato tale suo ruolo, almeno non respingendo

gli atti ricevuti. Il fatto che la ricorrente abbia autorizzato in modo

generale quest’ultimo a ricevere atti esecutivi si evince d’altronde dagli

scritti 11 maggio 2001 dell’Ufficio di patronato all’avv. TE 2 (prodotto

dall’avv. TE 1 all’udienza del 20 novembre 2003) e 9 agosto 2005 dello stesso

Ufficio alla Camera. In merito ai dubbi formulati dalla ricorrente sulla

regolarità della procedura di assunzione di queste ulteriori prove, va

ricordato che l’autorità di vigilanza è tenuta ad accertare d’ufficio i fatti

senza essere vincolata alle domande di prove delle parti (art. 20a cpv. 2 n. 2

LEF e 19 cpv. 1 LPR), purché venga rispettato il loro diritto di essere sentite.

Nel caso concreto, la ricorrente ha ben avuto modo di esprimersi sui documenti

assunti in un secondo tempo. Comunque, contrariamente a quanto sostenuto in

precedenza, essa ora non nega più di aver nominato l’avv. TE 2 quale suo

rappresentante per ricevere atti esecutivi.

2.2

RI 1 sembra invece

mantenere la sua contestazione circa gli atti esecutivi notificati all’avv. TE

2.

dall’CO 2, nonché tutti quelli intimati all’avv. TE 1. Le testimonianze di

questi due patrocinatori, concordanti tra di loro, non lasciano però dubbi sul

fatto che la ricorrente li aveva autorizzati a ricevere atti esecutivi a lei destinati.

Non vi sono infatti motivi di dubitare dell’attendibilità di queste testimonianze,

rese sotto giuramento. D’altra parte, l’ipotesi della ricorrente secondo cui i

testimoni sarebbero stati condizionati da possibili loro responsabilità, non è

verosimile poiché tale timore li avrebbe semmai indotti a negare l’esistenza di

qualsiasi autorizzazione a ritirare atti esecutivi per conto della cliente. Inoltre,

per quanto concerne il mandato da lei conferito TE 1, la tesi della ricorrente

si rivela di poco conto. Infatti, con le proprie osservazioni 18 agosto 2003 il

legale ha prodotto due diverse procure rilasciategli dalla ricorrente: la prima

–dell’11 dicembre 2001- riguarda il procedimento penale ecc., la seconda

–di data 27 dicembre 2001- concerne la rappresentanza nella pratica fiscale,

amministrativa, ecc”. Orbene, data la natura indubitabilmente fiscale di

tutti i crediti oggetto delle esecuzioni nell’ambito delle quali è sorto il

presente contenzioso, non può oggettivamente essere negata attualità alla

specifica del formulario di procura firmato dalla mandante che abilita il mandatario

oltre –se del caso- a iniziare e proseguire procedimenti esecutivi, sicuramente

almeno, nell’ambito delle stesse procedure, a ricevere atti e citazioni.

D’altra parte, vista l’ampiezza del mandato conferito, così come risulta dal

testo della procura, non si può seriamente sostenere che l’incarico fosse

limitato alla concessione della “facoltà di richiedere ogni relativa

informazione a Uffici, Fiduciarie, Banche, ecc.”

2.3

Dall’insieme delle

suddette circostanze si evince che la ricorrente era, per scelta sua,

rappresentata anche in materia esecutiva durante l’intero periodo qui in esame.

Le notifiche di tutti gli atti esecutivi considerati (tranne quelli di cui si

dirà al considerando seguente) sono pertanto valide.

3.

La

ricorrente contesta poi la competenza territoriale dell’CO 2. La censura è

tardiva per quanto concerne gli atti esecutivi precedenti i pignoramenti. È

invece ricevibile (al di là della tempestività) per i pignoramenti e la comunicazione

delle domande di realizzazione, siccome la prosecuzione dell'esecuzione da

parte di un ufficio di esecuzione incompetente ratione loci è nulla (cfr. Amonn/Walther, Grundriss des

Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 45 ad § 10; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 33 ad art. 46-55, con rif.; Schmid, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/

Ginevra/Monaco 1998, n. 28 ad art. 46, con rif.), nullità che può essere

sollevata in ogni tempo (art. 22 LEF).

I procedenti

ritengono l'CO 1 competente, siccome l'esecuzione a convalida di un sequestro

può essere promossa e proseguita anche al luogo in cui si trova l'oggetto

sequestrato (art. 52, 1. periodo LEF), ciò che vale pure per la convalida di

domanda di garanzie fiscali, le quali sono parificate al decreto di sequestro

(art. 170 LIFD e 249 LT) (cfr. Fessler,

Basler Kommentar zum DBG, vol. I/2b, Basilea/ Ginevra/Monaco

2000, n. 94 ad art. 170). In realtà, l’argomento

non è decisivo in concreto. In effetti, il credito di un escusso domiciliato

all'estero è localizzato presso il terzo debitore (cfr. DTF 128

III 474, cons. 3.1, 109 III 90, cons. 1; 107 III 147, cons. 4; BlSchK 2000,

144, cons. 6). Nel caso di specie, la sede della Posta svizzera, ente autonomo di diritto pubblico dotato

di personalità giuridica,

è situata a Berna (art. 2 cpv. 1 della Legge federale del 30 aprile 1997

sull’organizzazione dell’azienda delle poste della Confederazione [LOP], RS

783.

). Sebbene la Posta sia abilitata a costituire succursali (art. 4 LOP), non

risulta aver fatto uso di siffatta facoltà. Il conto postale della ricorrente

andava pertanto pignorato a Berna (cfr. CEF 23 agosto 2004 [15.04.88]), così

che il pignoramento (ma non gli atti esecutivi precedenti) eseguito dall’CO 2 è

nullo.

4.

La ricorrente contesta

anche il fatto che siano stati emessi due precetti esecutivi – uno dall’CO 1 e

l’altro dall’CO 2 – per ogni credito fiscale. A prescindere dalla tardività

della censura, occorre osservare come sia ammessa – salvo abuso di diritto – la

facoltà per il creditore di promuovere diverse esecuzioni per lo stesso

credito, fintanto che egli non sia in grado di chiedere la prosecuzione di una

di esse. D’altronde, il procedente che ha ottenuto sequestri in diversi

circondari contro un debitore domiciliato all’estero può – anzi deve – convalidarli

promuovendo in ogni foro un’esecuzione, che va proseguita fino alla

realizzazione dei beni sequestrati (cfr. Gilliéron,

op. cit., n. 41 s. ad art. 38-45). Può qui essere lasciata aperta la questione

di sapere se tale facoltà esista anche nei casi in cui l’escusso è domiciliato

in Svizzera (ricordato che in siffatta ipotesi tutti i sequestri possono essere

convalidati con una sola esecuzione promossa al foro ordinario del domicilio

dell’escusso), dal momento che la prosecuzione delle esecuzioni inoltrate all’CO

2.

– come visto (cons. 3) – è comunque nulla a causa della sua incompetenza

territoriale.

5.

La ricorrente

contesta infine la procedura seguita per la concretizzazione delle richieste di

garanzie fiscali. Oltre che tardiva la censura si rivela confusa. Al fine di

fugare ogni dubbio di nullità, può essere comunque confermata la regolarità

dell’operato degli Uffici. Si evince infatti con tutta la chiarezza necessaria,

sia dai precetti esecutivi emessi dall’CO 1 (allegati al ricorso) che da quelli

emessi dall’CO 2 (prodotti dall’avv. TE 1 all’udienza del 20 novembre 2003), che

tutte le esecuzioni tendono alla prestazione di garanzie – e meglio alla

prestazione delle garanzie di cui alle richieste 28 giugno 2001 dell’RA 2 – e

sono state promosse a convalida dei sequestri decretati dalla stessa autorità

fiscale (cfr. le indicazioni ivi relative alla voce “titolo e data del credito”

dei precetti). Anche se la ricorrente pare stupirsene, nella legislazione

fiscale federale e ticinese la richiesta di garanzie fiscali costituisce

pertanto nel contempo un titolo di credito di esigibilità immediata (art. 169

cpv. 1, 2° periodo LIFD e 248 cpv. 4 LT), un titolo di sequestro (art. 170 cpv.

1.

LIFD e 249 cpv. 1 LT) e un titolo di rigetto definitivo (art. 169 cpv. 1, 3°

periodo LIFD e 248 cpv. 1 LT; Fessler,

op. cit., n. 82 ad art. 170). L’esecuzione in prestazione delle garanzie

richieste dal fisco può quindi giungere alla realizzazione dei beni pignorati

prima che l’imposta sia accertata definitivamente (cfr. art. 169 cpv. 1 LIFD e

248.

cpv. 1 LT; Fessler, op. cit.,

n. 54 ad art. 169 e n. 80 ad art. 170), a meno che, in precedenza, il

contribuente sia riuscito a far annullare la richiesta di garanzia, interponendo

con successo ricorso alla Camera di diritto tributario (art. 248 cpv. 3 LT;

cfr. Allidi, La costituzione della

garanzia e le altre forme di garanzia del diritto fiscale, la responsabilità

solidale, in: Lezioni di diritto fiscale svizzero, Bellinzona 1999, p. 306 ad

2). In ogni caso, dato che l’esecuzione tende solo alla prestazione di

garanzie, l’ufficio di esecuzione dovrà depositare il ricavo della

realizzazione e potrà consegnarlo all’autorità fiscale, di regola dopo che la

tassazione è diventata definitiva, solo con il consenso dell’escusso o al

termine di una procedura di realizzazione del diritto di pegno gravante la somma

depositata a favore del fisco (cfr. Gilliéron,

op. cit., n. 31 ad art. 38; Fessler,

op. cit., n. 61 e 72 ad art. 169).

6.

Il ricorso va di

conseguenza parzialmente accolto, ossia per quanto esposto al considerando 3. Non

si preleva tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2

lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).

Richiamati gli art.

17, 20a, 22, 52, 60, 64 LEF; 169, 170 LIFD; 248, 249 LT, art. 61 e 62 OTLEF;

pronuncia:

1.

Il ricorso 4 agosto

2003.

di RI 1, __________, è parzialmente accolto.

1.1

Di conseguenza è

annullato il pignoramento del conto postale n° __________ eseguito il 20

febbraio 2002 dall’CO 2.

2.

Non si prelevano

spese né si assegnano indennità.

3.

Contro questa

decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei

fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della scrivente

Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in conformità

dell’art. 19 LEF.

4.

Intimazione a: –

avv. RA 1, __________;

–RA

2, __________.

Comunicazione all’CO 1 e

all’CO 2.

Per

la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale

autorità di vigilanza

Il

presidente Il

segretario