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Decisione

15.2006.29

Fallimento. Conto intestato al fallito ma costituito a favore dei figli. Contestazione accredito del saldo sul conto dell'Ufficio fallimenti. Bonifici effettuati dalla cassa malati a favore del fallit

21 settembre 2006Italiano14 min

Source ti.ch

Fatti

A. Il

24 gennaio 2006, l’CO 1 ha pubblicato l’apertura del fallimento di RI 1,

avvenuta l’11 novembre 2005, e la sospensione della procedura per mancanza di

attivo.

B. Il

7 febbraio 2006, l’Ufficio, dopo che il __________, facendo seguito all’avviso

ai terzi debitori contenuto nella pubblicazione, l’aveva informato dell’esistenza

di tre conti intestati al fallito (n. __________), ha chiesto ed ottenuto dalla

banca il versamento sul suo conto del saldo dei tre conti. Sull’estratto dei

due ultimi conti, che presentavano ognuno un saldo attivo di fr. 5'222.-- al 31

dicembre 2005, figura la dicitura “Conto di risparmio RI 2 - 06.08.1985”,

rispettivamente “Conto di risparmio RI 3 - 22.10.1983”.

C. Il

16 febbraio 2006, il fallito ha chiesto all’Ufficio di restituire tali importi

ai “legittimi aventi diritto economico”, ossia ai suoi figli, RI 2 e RI 3,

ricordando che nella prassi bancaria i conti di risparmio dei figli minorenni

sono intestati ai genitori, la proprietà economica rimanendo però dei figli, e

che l’autorità non potrebbe sottrarre loro detti conti qualora, per una

“dimenticanza assolutamente trascurabile”, il mutamento della titolarità non

sia stato poi formalizzato al momento della maggiore età.

D. Con

la decisione impugnata, l’CO 1 ha respinto la richiesta del fallito, precisando

che gli importi incassati sarebbero serviti ad aprire la procedura fallimentare

in via sommaria. L’Ufficio ha inoltre comunicato di non intendere assegnare ai

figli il termine di 20 giorni di cui all’art. 242 cpv. 2 LEF per promuovere

azione di rivendicazione al foro del fallimento, in quanto siffatta norma non è

applicabile in seguito al versamento operato dalla banca.

E. I

ricorrenti contestano la mancata applicazione dell’art. 242 LEF e affermano

comunque che l’Ufficio non avrebbe dovuto incassare gli importi oggetto di

contestazione. Per quanto concerne il conto principale (n. __________), il

fallito afferma che il saldo (pari a fr. 962,85 al momento del suo

trasferimento, il 20 febbraio 2006, sul conto dell’Ufficio, e a fr. 1'225,90 il

31 dicembre 2005) era composto per fr. 300.-- di una rimanenza di prestazioni

assistenziali versate dall’Ufficio del sostegno sociale, da ritenere

impignorabili, e per fr. 600.-- di un rimborso della Cassa malati per il

pagamento di spese mediche. I conti rubricati a nome dei figli sono invece stati

alimentati mediante un ordine permanente di pagamento di fr. 50.--/mese a

carico del conto principale in atto da anni. I ricorrenti espongono poi diverse

circostanze dalle quali deducono che tali conti sono di pertinenza dei figli,

in particolare il fatto che al compimento del diciottesimo anno la banca

avrebbe comunicato loro che da quel momento essi avrebbero potuto disporre del

conto liberamente senza il consenso del detentore dell’autorità parentale.

Considerandi

in diritto:

1.

L’CO

1.

ritiene a ragione che, a questo stadio della procedura, la questione della

rivendicazione della titolarità dei conti è diventata priva di oggetto, dato

che la banca – PI 1 – gli ha già consegnato, per conto del fallito, il saldo

dei conti oggetto di controversia. In effetti, la massa fallimentare non vanta

più alcun credito nei confronti della banca che possa essere oggetto di

rivendicazione da parte dei ricorrenti, i quali, tutt’al più, potrebbero

chiedere a PI 1 di eseguire una seconda volta il suo obbligo fondato sulla

relazione bancaria n° __________ qualora persistessero a sostenere che la banca

non si è validamente liberata nelle mani dell’Ufficio.

2.

Anche

una rivendicazione sugli averi consegnati dalla banca è esclusa, dal momento

che la relazione bancaria non verteva sul deposito di una somma

individualizzata o di cartevalori e che comunque il saldo dei tre conti non è

stato versato in contanti ma è semplicemente stato accreditato sul conto

dell’Ufficio.

3.

I

ricorrenti rimproverano anche all’Ufficio di non aver fissato loro un termine

per promuovere azione di rivendicazione già al momento in cui l’esistenza dei

conti è stata scoperta, ossia a un momento in cui la banca non ne aveva ancora

girato il saldo sul conto dell’Ufficio.

3.1

Secondo

la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 128 III 388, 105 III 14, 90

III 92, 87 III 16, 76 III 10 s., 70 III 36 ss.), la procedura prevista all'art.

242.

LEF non è applicabile alle rivendicazioni vertenti su crediti non

incorporati in una cartavalore. Una parte della dottrina condivide la stessa

tesi (cfr. E. Blumenstein,

Handbuch des schweizerischen Schuldbetreibungsrechtes, Berna 1911, p. 754;

J.-F. Piguet, Les contestations

de droit matériel dans la poursuite pour dettes et la faillite, tesi Losanna

1950, p. 124 s. ; J.-L. Tschumy,

La revendication de droits de nature à soustraire un bien à l’exécution forcée,

tesi Losanna 1987, p. 84 s. ; Fritzsche/

Walder, Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 3a ed., Zurigo 1993, n.

15.

ad § 48 ; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,

Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo

1997/1999, n. 9 ad art. 242; Russenberger,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 10 e 12

ad art. 242; Brunner/Reutter, Kollokations- und Widerspruchsklagen

nach SchKG, 2. ed., Berna 2002, p. 91 ad a; implicito: W. A. Stoffel, Voies d'exécution, Berna 2002,

n. 69 ss. ad § 11), mentre alcuni autori sostengono che non ci si potrebbe

limitare ad un'interpretazione letterale dell'art. 242 LEF, sicché la sua

portata andrebbe estesa anche ai crediti non incorporati in una cartavalore,

per analogia con quanto previsto agli art. 106 ss. LEF (cfr. Jaeger, Kommentar SchKG, vol. II,

Zurigo 1911, n. 3/C ad art. 242; E. Brand,

Fiches juridiques suisses n. 999, p. 15 cifra 5 ad b e n. 55; Fiche n. 1172 p.

2/3 e n. 122; Gilliéron, Commentaire

de la LP, vol. III, Losanna 2001, n. 17 ad art. 242; apparentemente nello

stesso senso: Amonn/ Walther,

Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 28

ss. ad § 45; non si pronunciano: Jeandin/Fischer,

Commentaire romand de la LP, Basilea/ Ginevra/Monaco 2005, n. 3 ad art. 242).

Sebbene

non sia sempre stata costante (cfr. i rif. citati da Gilliéron, op. cit., n. 15 s. ad art. 242), la giurisprudenza

federale è stata recentemente confermata e vincola quindi questa Camera.

3.2

D’altronde,

l’Ufficio era tenuto, ai termini dell’art. 243 cpv. 1 LEF, a incassare il

credito del fallito contro la banca, credito che poteva legittimamente essere

considerato liquido e scaduto, siccome era stato annunciato dalla stessa banca

in ossequio alla comminatoria di cui all’art. 232 cpv. 2 n. 3 LEF contenuta

nella pubblicazione dell’apertura del fallimento (cfr. Russenberger, op. cit., n.

3.

ad art. 243; Jeandin/Fischer,

op. cit., n. 4 ad art. 243). A questo proposito non si può passare sotto

silenzio il comportamento riprovevole del fallito, che non aveva rivelato

all’Ufficio l’esistenza del conto al momento del suo interrogatorio e che ha

continuato a disporne dopo la dichiarazione del fallimento.

4.

Non

si può però nascondere che la richiesta ricorsuale di restituzione degli averi

girati sul conto dell’Ufficio avrebbe probabilmente dovuto essere accolta

qualora l’incasso contestato fosse stato dovuto a un manifesto errore di PI 1.

L’Ufficio, nella sua qualità di autorità pubblica, deve infatti comportarsi in

modo corretto e leale. Motivi di opportunità gli sconsigliano peraltro di

accettare importi che con ogni probabilità dovrebbero poi essere restituiti a

titolo di indebito arricchimento a chi li ha versati per errore o a chi erano effettivamente

dovuti. Nel caso concreto, risulta tuttavia dai documenti di apertura della

relazione bancaria e dagli estratti conto che il fallito era l’unico titolare

dei conti e quindi l’unico creditore della banca. Non si evince dagli atti (e

in particolare dallo scritto 7 giugno 2006 di PI 1) che i conti di risparmio siano

stati aperti da RI 1, in virtù della sua autorità parentale, a nome e per conto

dei propri figli (il rapporto di filiazione non è né indicato né documentato

nella documentazione bancaria). Dal fatto che i due “conti risparmio regalo”

sono stati costituiti “per” i figli RI 2 e RI 3 si potrebbe dedurre tutt’al più

una stipulazione del fallito a favore di questi ultimi (cfr. art. 112 CO e ZBJV

1996, 99 s.), ma RI 1 non avrebbe comunque più potuto disporne dopo l’apertura

del suo fallimento – quindi non avrebbe potuto esigere dalla banca il

versamento del saldo a favore dei figli – e non è stato provato che i figli avessero

fatto valere il loro preteso diritto sui conti prima che la banca si liberasse

a favore dell’Ufficio. I ricorrenti non hanno d’altronde dimostrato l’esistenza

– non confermata dalla banca (cfr. scritti 7 giugno e 25 agosto 2006) – di una

pattuizione contrattuale secondo cui al compimento del diciottesimo anno i

figli avrebbero potuto disporre del conto liberamente. Infine, anche se – come

affermano i ricorrenti – i figli fossero stati aventi diritto economico dei

conti ai sensi del diritto bancario (non è tuttavia stato prodotto il relativo

formulario “A”), essi non avrebbero potuto opporsi alla loro inclusione nella

massa fallimentare del padre, poiché avrebbero dovuto lasciarsi opporre la

costruzione giuridica scelta da quest’ultimo (cfr. C. Jaques, La saisie et le séquestre des droits patrimoniaux

dont le débiteur est l’ayant droit économique, ZZZ 2005, p. 325 s. ad 3.1, con

rif.). In queste condizioni è inutile verificare come i conti siamo stati

alimentati e utilizzati.

5.

I

figli non sono legittimati a contestare la pignorabilità del saldo del conto

privato (n° __________). Infatti, essi sono ormai maggiorenni e non vivono più

con il padre (hanno domicili distinti), sicché non sono abilitati ad invocare gli

art. 92 e 93 LEF (per il rinvio dell’art. 197 cpv. 1 LEF), poiché non sono più membri

dell’economia domestica del fallito. Quest’ultimo è invece indiscutibilmente

legittimato a presentare questa censura.

5.1

La

questione della pignorabilità del conto privato del fallito deve essere

esaminata alla data dell’apertura del fallimento (cfr. Romy, Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/Monaco

2005, n. 25 ad art. 197; Handschin/Hunkeler,

Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 80 ad

art. 197), ossia nel caso di specie all’11 novembre 2005. A tale data, il saldo

del conto era di fr. 121,25 (doc. 39a dell’incarto fallimentare). Questo

importo risultava pignorabile, in quanto era il risultato di accrediti

ovviamente non impignorabili. In particolare, i bonifici effettuati dalla cassa

malati Assura quali rimborsi di spese mediche non rientrano tra i beni

impignorabili ai sensi degli art. 92 e 93 LEF – norme topiche anche in materia

di fallimento (cfr. art. 197 cpv. 1 LEF e Ochsner,

Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/ Monaco 2005, n. 19 ad art. 92 e

n. 2 ad art. 93; Romy, op. cit.,

n. 6 ad art. 197). Nel sistema del terzo garante (cfr. art. 42 cpv. 1 LAMal.),

gli interessi dei medici, come quelli di tutti gli altri creditori, sono

protetti con la facoltà riconosciuta loro d’insinuare i propri crediti nel

fallimento del paziente (e assicurato).

5.2

Determinante

per la questione della pignorabilità non è il momento in cui la prestazione del

terzo è stata accreditata sul conto del fallito bensì il momento in cui è sorta

la pretesa di quest’ultimo (cfr. Handschin/Hunkeler,

op. cit., n. 13 e 85 ad art. 197). Fanno quindi parte della massa attiva anche i

bonifici della cassa malati posteriori all’apertura del fallimento purché si

riferiscano a fatture mediche o farmaceutiche diventate esigibili prima dell’11

novembre 2005, ritenuto che l’obbligo dell’assicurazione di rimborsare i costi

delle prestazioni assicurate sorge al momento in cui tali costi diventano

effettivi (cfr. art. 24 LAMal.). Per quanto concerne il caso in esame, nell’incarto

fallimentare mancano però gli elementi (decisioni di rimborso, fatture mediche

o farmaceutiche) necessari a stabilire se i bonifici 16 e 23 novembre, 14 e 29

dicembre 2005 e 8 febbraio 2006 riguardano o no prestazioni da includere nella

massa fallimentare attiva. L’incarto va pertanto retrocesso all’Ufficio (cfr.

art. 21 cpv. 4 LPR), affinché istruisca la questione, aggiunga se del caso al

saldo di fr. 121,25 (cfr. supra cons. 5.1) gli importi dei rimborsi di Assura

da computare nella massa attiva, e modifichi eventualmente la decisione

impugnata in base a tale calcolo.

5.3

Giusta

l’art. 197 cpv. 2 LEF, i beni pignorabili che entrano nel patrimonio del

fallito dopo l’apertura del fallimento fanno parte della massa fallimentare

attiva solo se il fallito li ha acquistati senza fornire un’attività personale

(cfr. Handschin/Hunkeler, op.

cit., n. 84 ad art. 197; Gilliéron,

op. cit., n. 24 ad art. 197; Amonn/Walther,

op. cit., n. 12 ad § 40), oppure – in altri termini non del tutto equivalenti –

se il fallito li ha acquistati a titolo gratuito (cfr. Stoffel, op. cit., n. 36 ad § 10; Romy, op. cit., n. 30 ad art. 197).

a) I

rimborsi della cassa malati non sono beni pignorabili ai sensi dell’art. 197

cpv. 2 LEF, perché sono la controprestazione di un contratto oneroso.

b) Pure

le prestazioni assistenziali (di fr. 1'774.--/mese, cfr. doc. E allegato al

ricorso) versate al fallito a partire dal 1° gennaio 2006 non possono essere

considerate quali beni pignorabili ai sensi dell’art. 197 cpv. 2 LEF, da una

parte perché sono assolutamente impignorabili (art. 92 cpv. 1 n. 8 LEF; vonder Mühll, Basler Kommentar zum

SchKG, vol. II, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 30 ad art. 92; Gilliéron, op. cit., n. 159 ad art. 92;

apparentemente contra: Ochsner, op.

cit., n. 143 ss. ad art. 92), dato che sono calcolate in funzione dei bisogni

dell'assistito e non quale sostituto di reddito (cfr. art. 19-20 LAS, RL

6.4.11

), e d’altra parte perché queste prestazioni sono in linea di principio

rimborsabili (art. 33 LAS) – quindi non sono “gratuite”. Per i medesimi motivi,

non risulta applicabile la regola secondo cui i redditi impignorabili

risparmiati dal debitore (ossia gli importi che egli non ha speso durante il

mese per il quale sono stati versati) diventano illimitatamente pignorabili (cfr.

DTF 59 III 16; Ochsner, op. cit.,

n. 17 ad art. 93); questa regola vale infatti solo nella procedura di

pignoramento e non nella procedura di fallimento, nella quale i redditi

percepiti dal fallito dopo l’apertura del fallimento sono esclusivamente

disciplinati dall’art. 197 cpv. 2 LEF (cfr. Handschin/

Hunkeler, op. cit., n. 64 ad art. 197).

6.

Il

ricorso di RI 1 va pertanto parzialmente accolto, nel senso del considerando

5.2

I ricorsi di Joey e di Jra Todaro, nella misura in cui sono ricevibili, sono

invece da respingere.

Non

si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2

lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).

richiamati gli art. 17, 20a, 92, 93,

197, 242, 243 LEF, art. 61 e 62 OTLEF;

pronuncia:

1.

Il

ricorso 3 marzo 2006 di RI 1, __________, è parzialmente accolto.

1.1

Di

conseguenza l’incarto è retrocesso all’CO 1 per nuova decisione nel senso del

considerando 5.2.

2.

Nella

misura in cui è ricevibile, il ricorso 3 marzo 2006 di RI 2, __________, è

respinto.

3.

Nella

misura in cui è ricevibile, il ricorso 3 marzo 2006 di RI 3, __________, è

respinto.

4.

Non

si prelevano spese né si assegnano indennità.

5.

Contro

questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni

e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della

scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in

conformità dell’art. 19 LEF.

6.

Intimazione

al lic. iur. Andrea Rotanzi, RA 1, __________.

Comunicazione

all’CO 1.

Per

la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale

autorità di vigilanza

Il

presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 04.05.2026

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