15.2014.93
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22 giugno 2015Italiano18 min
Source ti.ch
Incarto n.
15.2014.93
Lugano
22 giugno 2015/jh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza
composta dei giudici:
Jaques,
presidente
Walser
e Grisanti
vicecancelliere:
Cortese
statuendo sul ricorso 15 settembre 2014 di
RI
1
contro
l’operato dell’Ufficio esecuzione di Lugano, o
meglio contro i sequestri n. __________5 e __________9 eseguiti nei confronti
del ricorrente a richiesta rispettivamente di
Stato del
Canton Ticino, Bellinzona, e
Confederazione
Svizzera, Berna
(rappr. dall’Ufficio esazione e condoni, Bellinzona)
ritenuto
in fatto: A. Con
istanza 21 dicembre 2011, lo Stato del Canton Ticino ha chiesto alla Pretura
del Distretto di Lugano di decretare nei confronti di RE 1, a concorrenza di fr. 111'725.–,
il sequestro dei crediti e pretese vantati dal convenuto nei confronti della Posta
Svizzera, di C__________ e di B__________. Quale causa dei crediti e del
sequestro l’istante ha indicato le decisioni di tassazione dell’imposta
cantonale emesse nei confronti del convenuto per gli anni dal 1996 al 2010 e 10
multe disciplinari inflittegli dall’Ufficio circondariale di tassazione di Lugano-Città
(art. 271 cpv. 1 n. 6 LEF). Con decreto dello
stesso giorno, il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5,
ha accolto integralmente l’istanza e ordinato il sequestro secondo le
modalità richieste. L’indomani, l’Ufficio esecuzione (UE) di Lugano ha provveduto
alla sua esecuzione (sub n. __________5). Statuendo con decisione del 20
agosto 2013, il Pretore ha parzialmente accolto l’opposizione formulata dal
debitore, confermando il sequestro limitatamente a fr. 62'880.70 più
interessi del 2.5% dal 1° gennaio 2011 su fr. 56'902.–. In parziale accoglimento
del reclamo interposto da RI 1, con decisione del 26 agosto 2014 questa Camera ha
confermato il sequestro sino a concorrenza di fr. 61'770.70 oltre agli
interessi del 2.5% dal 1° gennaio 2011 su fr. 55'792.– (inc. 14.2013.151).
Il 9 ottobre 2014, il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso
presentato dal debitore contro la decisione cantonale (inc.5A_769/2014).
Fatti
B. Con
istanza sempre del 21 dicembre 2011, la Confederazione Svizzera ha chiesto alla
Pretura di Lugano di decretare nei confronti di RI 1, a concorrenza di fr. 25'902.40,
il sequestro dei crediti e pretese vantati dal convenuto nei confronti della Posta
Svizzera, di C__________ e di B__________. Quale causa dei crediti e del
sequestro l’istante ha indicato le decisioni di tassazione dell’imposta
federale diretta emesse nei confronti del convenuto per gli anni dal 1995 al
2010 (art. 271 cpv. 1 n. 6 LEF). Con decreto
dello stesso giorno, il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5,
ha accolto integralmente l’istanza e ordinato il sequestro secondo le
modalità richieste. L’indomani, l’Ufficio esecuzione (UE) di Lugano ha
provveduto alla sua esecuzione (sub n. __________9). Statuendo con decisione del 20 agosto 2013, il
Pretore ha parzialmente accolto l’opposizione, confermando il sequestro
limitatamente a fr. 15'804.70 più interessi del 3.5% dal 21 ottobre 2011
su fr. 5'633.45, del 3.5% dal 2 dicembre 2011 su fr. 1'433.05
e del 4% dal 21 ottobre 2011 su fr. 4'200.40. Il reclamo interposto da RI
1 contro questa decisione è stato respinto dalla Camera con sentenza del 26
agosto 2014 (inc. 14.2013.150). Il 9 ottobre 2014, il Tribunale federale ha
dichiarato inammissibile un ricorso presentato dal debitore contro la decisione
cantonale (inc.5D_159/2014).
C. Preso
atto delle due sentenze della Camera appena citate, RI 1 ha proposto il ricorso
in esame, chiedendo, in via principale, di decretare la nullità dell’esecuzione
di ambedue i sequestri e l’annullamento dei decreti di sequestro e di tutti gli
atti successivi, così come il dissequestro di tutti gli averi colpiti da
sequestro. In via subordinata, egli postula che l’UE sia obbligato a limitare i
sequestri in applicazione dell’art. 97 cpv. 2 LEF, a dissequestrare tutte le
somme entrate sui conti sequestrati dopo l’esecuzione dei sequestri e ad
annullare il precetto esecutivo n. __________1, il sequestro n. __________9 e
il relativo decreto di sequestro.
D. Statuendo
con decreto del 25 settembre 2014, il presidente della Camera ha concesso al ricorso effetto sospensivo parziale, nel senso
che fino alla decisione sul ricorso ha vietato all’UE di procedere a ulteriori
atti e misure esecutivi in relazione con i beni sequestrati, fermo restando che
RI 1, fatte salve eventuali altre misure esecutive ordinate nel frattempo, può
disporre delle entrate in conto non riconducibili a rapporti già esistenti con
la posta o le banche terze debitrici al momento dell’esecuzione dei
sequestri.
E. Con
osservazioni dell’8 ottobre 2014, sia lo Stato del Canton Ticino e la
Confederazione Svizzera che l’UE si sono rimessi al giudizio della Camera.
Invitato con ordinanza processuale del 14 aprile 2015
a produrre gli estratti dettagliati (con lista dei singoli movimenti)
di tutti i conti sequestrati, possibilmente dalla data in cui sono iniziati i
versamenti delle indennità che il ricorrente reputa impignorabili (ma almeno
dal 21 dicembre 2001) fino al 21 dicembre 2011, e a evidenziare tutti gli
accrediti secondo lui impignorabili, allegando laddove necessario la prova
documentale del nesso tra prestazione assicurativa e scrittura contabile, RI 1
è rimasto silente.
Considerato
in diritto: 1. In apertura del ricorso, RI 1 dice di essere venuto a
conoscenza, leggendo le sentenze del 26 agosto 2014 di questa Camera, che i
sequestri dei suoi beni sono stati eseguiti dall’UE in violazione di diverse
norme giuridiche. Rimprovera anche al giudice del sequestro di
non avere rilevato d’ufficio la nullità di quelle misure e chiede che la
Camera, nella sua veste di autorità di vigilanza, intervenga d’ufficio a decretarne
la nullità giusta l’art. 22 LEF. Sta di fatto che il termine di ricorso di 10
giorni dalla notifica dell’atto impugnato prescritto dall’art. 17 cpv. 2 LEF è
nella fattispecie ampiamente scaduto, l’esecuzione dei sequestri in questione
risalendo al 22 dicembre 2011. È però corretto che l’autorità di
vigilanza può constatare d’ufficio e in ogni tempo la nullità di un atto
esecutivo (art. 22 cpv. 1, 2° periodo LEF). Per ognuna delle svariate censure
del ricorrente occorre quindi dapprima verificare se è suscettibile di
costituire un caso di nullità, ovvero se riguarda la violazione di prescrizioni
emanate nell’interesse pubblico o nell’interesse di persone che non sono
parte nel procedimento (art. 22 cpv. 1, 1° periodo LEF).
Considerandi
2.
RI
1, per cominciare, allude al fatto che il Pretore non ha
trattato senza indugio la sua opposizione al decreto di sequestro, ma solo dopo
avere accolto le istanze di rigetto dell’opposizione. A parte il fatto che la
questione esula dal potere di cognizione di questa Camera nella sua veste di
autorità di vigilanza (cfr. art. 17 cpv. 1 LEF), non è dato di vedere a
quale interesse pubblico o di terzi tale ritardo avrebbe nociuto. Spettava solo
allo stesso debitore intervenire presso il giudice del sequestro perché si
pronunciasse sulla sua opposizione, se necessario con un reclamo per denegata
giustizia. In questa sede la censura si rivela invece irricevibile.
3.
Sotto
il titolo “esecuzioni e verbali dei sequestri”, il ricorrente si diffonde in
modo alquanto contorto sul contenuto di questi verbali, denunciando il fatto
che la menzione di uno scritto 23 dicembre 2011 della banca C__________ sia
riportata sulla pagina relativa al sequestro degli averi postali, e ipotizza che
l’UE glielo abbia tenuto segreto per mascherare un motivo di nullità. Il ricorrente
si lamenta, d’altronde, che la Posta svizzera non abbia atteso, come le banche,
l’esito della procedura di opposizione al sequestro prima di rivelare il saldo
dei suoi conti postali. Egli congettura al riguardo un favoreggiamento dell’autorità
fiscale creditrice da parte dell’UE, che avrebbe fatto pressione sulla Posta
con la minaccia di sanzioni penali. Visto il carattere a suo dire poco
trasparente dei verbali di sequestro e l’impossibilità di correggere la
situazione venutasi a creare, in cui il creditore ha ricevuto in modo
anticipato le informazioni sui conti postali, RI 1 ritiene che l’unico
rimedio sia l’annullamento dell’esecuzione di ambedue i sequestri.
3.1
La
menzione nei verbali di sequestro dello scritto 23 dicembre 2011 di C__________
figura sì sulla prima pagina, ma sotto il titolo evidenziato in grassetto
“Posizione no. 2”, che di tutta evidenza si riferisce al sequestro dei beni del
ricorrente presso C__________ Cosa contenga tale scritto d’inconfessabile
francamente non è dato di capire, visto che la banca si limita a chiedere all’UE
di essere informata quando i decreti di sequestro saranno passati in giudicato,
così da dare seguito al proprio obbligo d’informazione. RI 1 dà del resto
atto di averne avuto conoscenza e ne riporta parte del contenuto nel ricorso.
Era senz’alcun dubbio suo dovere controllare accuratamente il verbale quando l’ha
ricevuto e se del caso impugnarlo con ricorso entro 10 giorni (art. 17 cpv. 2
LEF).
3.2
Non
si disconosce che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 125
III 391 segg.), le banche che detengono averi posti sotto sequestro non sono
tenute a darne notizia all’ufficio d’esecuzione prima che un’eventuale
opposizione al sequestro (art. 278 LEF) sia stata ritirata o definitivamente
respinta dall’autorità giudiziaria competente. Che tale giurisprudenza si
applichi anche agli averi detenuti dalla Posta Svizzera non va da sé, visto che
la ragione d’essere del principio è l’obbligo di salvaguardare il segreto bancario.
Non è necessario, però, interrogarsi su un’eventuale analogia tra segreto
bancario e segreto postale o tra attività bancaria e attività finanziaria della
Posta. Non è contestabile, infatti, che i soli interessi in gioco sono quelli
del debitore, del creditore e della Posta, ovvero l’interesse di parti nella
procedura (ricordato che i terzi debitori o detentori di averi sequestrati sono
degli “interessati” nel senso dell’art. 278 LEF, legittimati a interporre
opposizione al decreto di sequestro). La violazione di quello che, ad ogni
modo, è unicamente una facoltà di tacere delle banche non rende nulla l’esecuzione
del sequestro. Tardivo, il ricorso è pertanto irricevibile su questo punto.
3.3
Non
può, ad ogni modo, essere passato sotto silenzio il fatto che la reiezione
delle opposizioni ai sequestri sono state quasi integralmente confermate da
questa Camera (sopra consid. A e B). Le rivelazioni della posta non erano
quindi indebite. Di poco pregio, inoltre, l’allegazione per cui l’autorità
fiscale avrebbe forse rinunciato al sequestro se la Posta non avesse subito
informato l’Ufficio sui conti del debitore. Risulta dai decreti di sequestro,
in effetti, che l’autorità fiscale aveva già a quel momento conoscenza del
conto corrente n. __________. Le allegazioni di RI 1 sono quindi lungi dal
dimostrare la nullità dei provvedimenti impugnati.
4.
Alla voce “tardività” il ricorrente chiede che i sequestri siano dichiarati
caduchi per non essere gli stessi, a suo parere, stati eseguiti immediatamente. In realtà, l’esecuzione di questi provvedimenti risale
al giorno stesso della la loro trasmissione (ossia il 22 dicembre 2011), anche
per quanto riguarda gli averi postali (v. il modulo “notificazione del
sequestro di un credito” anticipato per fax alla Posta proprio il 22 dicembre).
La data del 27 dicembre che figura sui verbali si riferisce verosimilmente alla
data di allestimento del verbale in bella copia. Sia come sia, un sequestro
eseguito tardivamente non è nullo bensì annullabile su ricorso del debitore
(DTF 98 III 78 consid. 3b). In concreto la censura è così manifestamente
tardiva. Un’eventuale violazione dell’art. 276 LEF non compromette poi la
validità del sequestro (Stoffel/Chabloz
in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 18
ad art. 276 LEF). Che la causa di sequestro esistesse ancora
a quel momento, del resto, è confermato dalle decisioni emesse da questa Camera
il 26 agosto 2014 sulle opposizioni interposte dal ricorrente (inc.
14.2013
/151), ormai passate in giudicato (sopra consid. B e C). Quanto alle
allegazioni del ricorrente circa la prescrizione assoluta di diritto fiscale,
si tratta di censura relativa all’esistenza del credito che esula dal potere
cognitivo dell’UE e dell’autorità di vigilanza e che per di più è già stata
trattata nella causa di opposizione al sequestro. Anche su questi punti il
ricorso si rivela dunque infondato.
5.
Il ricorrente invoca ancora l’impignorabilità
di tutti i conti sequestrati, sostenendo che su di essi siano state versate
rendite e indennità in capitale elargitegli per lesioni corporali e danni alla
salute o indennità a titolo di riparazione morale a seguito d’incidenti.
5.1
Ora,
l’art. 92 cpv. 1 n. 9 LEF citato nel reclamo rende impignorabili solo le
prestazioni elargite “a titolo di riparazione morale, o risarcimento per le
spese di cura o per l’acquisto di mezzi ausiliari”. Vero è che le rendite per
menomazione dell’integrità fisica, mentale o psichica (secondo l’art. 48 della Legge
federale sull’assicurazione militare [LAM, RS 833.1]) sono assolutamente
impignorabili (Vonder Mühll in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 34 ad art. 92 LEF; cfr. pure la sentenza della CEF 15.2007.115
del 28 aprile 2008, consid. 2, RtiD 2008 II 727 n. 64c, in merito all’analoga
indennità prevista dall’art. 24 LAINF). Ed è pure esatto che la protezione
legale si estende eccezionalmente anche ai beni acquistati in sostituzione –
compresi somme di denaro, averi o valori – d’indennità in capitale, se il nesso
tra indennità e surrogati è liquido (DTF 119 III 15 consid. 1a; 82 III 81
consid. 4; Vonder Mühll, op. cit.,
n. 38 e 59 ad art. 92). L’eccezione non vale per converso per le rendite (Vonder Mühll, op. cit., n. 59 ad art. 92).
5.2
Nel
caso in rassegna, il ricorrente ha dimostrato di essere al beneficio di una
rendita mensile per menomazione dell’integrità fisica dell’assicurazione
militare dal 1° ottobre 1980 (doc. 12 accluso al ricorso), che dal 1° gennaio
1994.
ammonta a fr. 194.65 mensili (doc. 13). Egli ha anche provato che l’indennità
relativa al mese di febbraio del 2007 è stata bonificata sul suo conto postale
n. __________ (doc. 21). Benché gliene sia stata concessa la facoltà con
ordinanza 14 aprile 2015 notificata all’indirizzo da lui indicato sul ricorso, RI
1.
non ha prodotto gli estratti dettagliati (con lista dei singoli
movimenti) di tutti i conti sequestrati dalla data in cui sono iniziati i
versamenti delle indennità ch’egli reputa impignorabili fino al 21 dicembre
2011, sicché la Camera può ritenere non comprovata l’allegazione secondo cui i
saldi dei conti sequestrati sarebbero costituiti esclusivamente di rendite
assicurative impignorabili (cfr. art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF). Può
così rimanere indecisa la questione di sapere se le prestazioni versate dalla
Basler Versicherungen (cfr. doc. 14) e dalla Zurigo Assicurazioni (cfr. doc.
15.
e 18) lo sono state esclusivamente a titolo di riparazione morale o
risarcimento per le spese di cura o per l’acquisto di mezzi ausiliari nel senso
dell’art. 92 cpv. 1 n. 9 LEF. A scanso di equivoci va poi precisato che lo
specchietto riassuntivo prodotto con il ricorso (doc. 19) è un documento
unilaterale che non è atto a dimostrare quanto il ricorrente allega, per tacere
del fatto che dal profilo esecutivo la costituzione privata di “un fondo di
previdenza professionale” non ha alcun effetto.
6.
Nel
capitolo “limite di blocco dei sequestri e decreti del sequestro stragonfiati”,
il ricorrente allega che l’UE ha sequestrato beni per un importo (di circa fr. 250'000.–)
doppio rispetto alla somma dei crediti vantati dai sequestranti (e comunque
superiore al tasso del 120% ammesso come limite massimo dalla dottrina). Egli afferma
inoltre che i creditori o il giudice del sequestro avrebbero dovuto constatare
d’ufficio la prescrizione di alcuni dei crediti da garantire, riducendoli da fr. 111'725.–
a fr. 61'770.70, rispettivamente da fr. 25'902.40
a fr. 15'622.55. Oltre a ciò, il ricorrente critica anche i tassi d’interessi
applicati. Egli, tuttavia, misconosce che la violazione dell’art. 97 cpv. 2 LEF
non è un caso di nullità (sentenza della CEF 15.2005.47/57 del 2 giugno 2005,
consid. 4), poiché non lede interessi pubblici o di persone che non sono
parti alla procedura (cfr. DTF 129 III 595 ss. a contrario). Pure questa censura si avvera così tardiva.
Se
poi l’estensione del sequestro sarebbe dovuta essere ridotta per adattarsi agli
importi dei crediti accertati in sede di opposizione al sequestro, ossia
rispettivamente fr. 61'770.70 (sopra ad A) e fr. 15'804.70 (sopra ad B) oltre agli
interessi, è una questione che il ricorrente doveva sottoporre in prima luogo
all’UE prima di adire l’autorità di vigilanza, la cui competenza è data solo in
presenza di un provvedimento dell’ufficio o di un diniego di giustizia,
circostanze che il ricorrente non allega siano realizzate nella fattispecie.
Quanto al suo excursus sul preteso sperpero di soldi da parte dei funzionari
statali, non può essere passato sotto silenzio il fatto che se RI 1 avesse
pagato tempestivamente le sue imposte anziché aggrapparsi a motivi formali (prescrizione)
per sottrarsi ai propri obblighi avrebbe evitato procedure e costi inutili alla
collettività. Infine, come da lui stesso rilevato, la questione di un’eventuale
responsabilità dello Stato nel senso dell’art. 5 LEF esula da questa procedura.
7.
Il
ricorrente si lamenta ancora che l’UE ha esteso il sequestro alle somme entrate
sui conti sequestrati dopo il sequestro (ricorso ad v). Orbene, non si
disconosce che il provvedimento del sequestro può colpire solo il saldo del
conto alla data dell’esecuzione del sequestro, comprese eventuali operazioni
che al momento del sequestro non erano ancora state allibrate, ma per le quali
già esisteva il fondamento giuridico per un accredito, oltre agli interessi
maturati su saldo dopo l’esecuzione del sequestro. Sono invece escluse dal
sequestro le successive entrate in conto non riconducibili a rapporti già
esistenti con la terza debitrice al momento dell’esecuzione del sequestro, di
cui il debitore sequestrato può in linea di massima disporre liberamente (sentenza
della CEF 15.2000.81 del 3 ottobre 2000, Rep. 2000 n. 49).
Nel
caso in esame, tuttavia, i verbali di sequestro impugnati (doc. 5 e 6)
indicano come sequestrate le pretese esistenti di RI 1 nei confronti della
Posta e delle due banche, senza prevedere – ad ogni modo esplicitamente – l’estensione
del sequestro ai bonifici successivi alla sua esecuzione, tanto che quale
valore di stima delle pretese contro la Posta l’UE ha indicato la cifra di fr. 142'681.05
corrispondente al saldo delle relazioni presso la Posta al 23 dicembre 2011. Il
fatto poi che la Posta abbia bloccato anche le somme accreditate dopo l’esecuzione
del sequestro, oltre a non essere comprovato, non riguarda l’operato dell’Ufficio.
Non risulta infatti dagli atti che il ricorrente abbia sollecitato l’intervento
dell’UE per sbloccare tali somme e ad ogni modo la decisione 7 agosto 2013
(doc. 9) citata da lui non tratta la questione, limitandosi a confermare “il
blocco totale su tutti gli averi colpiti dai due sequestri […] come espressamente
indicato nelle nostre diffide di data 22.12.2011”, ovvero, come detto, il saldo
dei conti sequestrati. Anche su questo punto, quindi, il ricorrente non può
essere seguito. Ciò posto, nulla gli impedisce d’intervenire presso l’UE in
ogni tempo per chiedere il dissequestro di somme per ipotesi accreditate e da
accreditare sui conti dopo il 22 dicembre 2011, di cui egli può disporre liberamente
(fatti salvi eventuali provvedimenti esecutivi successivi), facoltà ricordatagli
nell’ordinanza presidenziale del 25 settembre 2014.
8.
Il
ricorrente si duole, infine, di una correzione apportata a mano sul precetto
esecutivo n. __________ (doc. 10 accluso al ricorso) emesso a convalida del
sequestro n. __________9, reputandolo nullo, e chiede perciò anche la revoca
del sequestro, che a suo dire non è così stato convalidato validamente. Sulla possibilità
di presentare una censura in merito al precetto esecutivo oltre due anni e
mezzo dopo la sua notifica, ancora una volta sarebbero legittimi seri dubbi,
l’esistenza di un interesse pubblico nel senso dell’art. 22 LEF essendo più che
discutibile. Sia come sia, dagli atti si evince che l’importo del precetto è
stato modificato manualmente, in quanto dalla somma originale è stata tolta la
posizione n. 11 di fr. 1'668.90 (relativa all’imposta del 2005) su richiesta
dalla procedente (v. dettaglio dei crediti). Visto il carattere manifesto del
disguido, è evidente che la rettifica era possibile (v. Wütrich/Schoch in:
Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 17 ad art. 69 LEF),
a maggior ragione se si pone mente al fatto che è stata eseguita nell’interesse
dell’escusso, il quale ha così visto ridursi l’importo a lui richiesto. Del
resto, la cifra rettificata di fr. 25'902.40 corrisponde esattamente a
quella per cui è stato emesso il sequestro n. __________9. La questione è comunque
superata perché nel frattempo l’UE ha ridotto il capitale a fr. 15'804.70
conformemente alle risultanze della sentenza di rigetto dell’opposizione. Ne
discende che nella limitata misura in cui è ricevibile il ricorso va
integralmente respinto.
9.
Per legge non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano
indennità (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF).
Per
questi motivi,
pronuncia: 1. In quanto ammissibile il ricorso è respinto.
2.
Non si prelevano spese né si assegnano indennità.
3.
Notificazione
a:
– ;
– Ufficio esazione
e condoni, Viale S. Franscini 6, Bellinzona.
Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.
Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello
Il presidente Il
vicecancelliere
Rimedi giuridici
Contro la presente decisione è possibile
presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
entro dieci giorni dalla notificazione, rispettivamente entro cinque giorni
dalla notificazione nel caso in cui la decisione impugnata è stata pronunciata
nell’ambito di un’esecuzione cambiaria.