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Decisione

16.2013.5

Contratto di lavoro – fine del rapporto di lavoro - rapporti di lavoro di durata indeterminata e di durata determinata

3 marzo 2014Italiano12 min

Source ti.ch

Fatti

i mesi di luglio e agosto 2011. L'CO 1 le ha riconosciuto lo stipendio fino a

fine luglio 2011, senza però assumerla per il nuovo anno scolastico. RE 1 si è quindi

annunciata alla Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione,

dalla quale ha percepito le relative indennità per il mese di agosto 2011, per

un totale di fr. 3281.90 netti.

B. Ottenuta l'autorizzazione ad

agire il 16 aprile 2012, con petizione 25 aprile 2012 RE 1 ha convenuto la CO 1 davanti al Giudice di pace del circolo di Lugano Ovest per ottenere il

pagamento di fr. 4200.– oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2011 (incarto n.

45/C/12/PE). Il 10 maggio 2012 anche la Cassa cantonale di assicurazione contro

la disoccupazione, agendo in virtù della cessione legale di cui all'art. 29

LADI, si è rivolta al medesimo Giudice di pace per ottenere dalla CO 1 la

rifusione di fr. 3087.90 versati alla dipendente (incarto n. 48/C/12/PE). Il

Giudice di pace ha congiunto le cause per l'istruttoria e per il giudizio.

Nelle sue osservazioni del 30 maggio 2012, completate il 4 giugno successivo, la

convenuta ha proposto di respingere le petizioni.

C. Statuendo l'11 gennaio 2013 con

un'unica decisione il Giudice di pace ha respinto le istanze, ponendo la tassa

e le spese di giustizia per le due azioni, di complessivi fr. 250.–, a carico

dello Stato del Cantone Ticino e compensando le indennità.

D. Contro la decisione appena

citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo dell'11 febbraio 2013 chiedendo

la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere la sua petizione. Il

reclamo non è stato oggetto di notificazione. Con osservazioni 18 marzo 2013 la

CO 1 ha postulato la reiezione del gravame.

Considerandi

in diritto: 1. Nella decisione

impugnata il Giudice di pace ha menzionato gli art. 221 e 223 CPC previsti per

la procedura ordinaria così come l'art. 210 cpv. 2 CPC concernente la procedura

di conciliazione. L'indicazione di tali norme denota una certa confusione

giacché trattandosi di vertenze con un valori litigiosi inferiori a fr. 30

000.

–la procedura è quella semplificata degli art. 243 segg. CPC in esito alla quale

le decisioni sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione

a questa Camera (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata

è stata notificata al patrocinatore dell'istante il 14 gennaio 2013, sicché il

reclamo, introdotto l'11 febbraio 2013, è tempestivo.

2.

Secondo l'art. 320 CPC con

il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o

l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità

di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata

applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –

da parte del giudice di prime cure. Spetta al reclamante, pena l'irricevibilità

del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione

del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 134 II 246, consid. 2.1). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità

di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti

soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in

tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e

circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione

di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.)

nell'apprezzamento delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per

motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata

contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento

dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente

insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi

di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in

contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 138 I 51,

consid. 7.1). Un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando l'autorità

di prime cure abbia manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un

mezzo probatorio o abbia omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una

prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla

base degli elementi raccolti, essa abbia fatto delle deduzioni insostenibili

(DTF 137 III 234, consid. 4.2 e rinvii).

3.

Il giudice di pace ha

respinto l'istanza poiché “malgrado si ritiene si trattasse di un contratto a

termine con disponibilità al proseguimento, la signora è stata alle dipendenze

per 9 mesi dove il rapporto di lavoro necessita di un mese di disdetta da ambo

le parti; se le stesse non hanno rispettivamente confermato l'intenzione a

continuare, si ritiene che il rapporto di lavoro cessi; ma poiché è necessario

informare [del]la propria intenzione sia in un senso che nell'altro, ecco che

la lettera dell'CO 1 del 21 [recte 24] giugno 2011 dà corretta disdetta in

ossequio all'art. 335c CO che prevede il mese di preavviso che porta il

rapporto di lavoro a cessare per la fine di luglio 2011, così come è stato poi

riconosciuto”.

4.

La reclamante contesta l'applicazione

dell'art. 335c CO sostenendo che le parti hanno concluso un contratto di

lavoro di durata determinata che prevedeva due possibili termini a dipendenza

della sua sola volontà: se a fine giugno 2011 avesse manifestato la sua volontà

nel sospendere la propria collaborazione con la scuola, il contratto sarebbe

terminato al 30 giugno 2011, in caso contrario al 31 agosto 2011 e, dato che ha

sempre confermato la propria disponibilità a continuare il rapporto di lavoro

anche per l'anno scolastico successivo, il contratto è terminato a fine agosto 2011. L'opponente ribadisce invece che la relazione contrattuale è terminata il 30 giugno 2011, contestando

che la reclamante abbia confermato la propria disponibilità per l'anno successivo

e sostenendo che il salario versato per il mese di luglio 2011 in realtà non era dovuto.

a) In

concreto, la convenzione di lavoro sottoscritta dalle parti prevedeva una

prima validità dal 1° settembre 2010 al 30 giugno 2011 “qualora la maestra – a

fine giugno 2011 – intendesse sospendere la propria collaborazione” e una seconda

dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011 “se conferma la propria collaborazione

almeno per l'anno successivo”. Il Regolamento dell'CO 1, parte integrante del

contratto, prevede invece che “La durata del contratto è annuale (dal 1° settembre

al 30 giugno, data di scadenza) per i docenti di prima assunzione (incaricati),

per i quali è previsto un periodo di prova di tre mesi, durante i quali il

rapporto di lavoro può essere disdetto da una o da entrambe le parti senza

preavviso.” (art. 3.1, doc. B).

b) Ora,

i rapporti di lavoro di durata indeterminata sono quelli la cui durata non è

prestabilita e la cui cessazione – fatte salve la risoluzione immediata per

gravi motivi e la risoluzione convenzionale – è subordinata a disdetta, che può

essere data da ciascuna delle parti (cfr. art. 335 cpv. 1 CO; messaggio del

Consiglio federale del 9 maggio 1984 relativo alla revisione del Codice delle

obbligazioni sull'iniziativa popolare “concernente la protezione dei lavoratori

dai licenziamenti nel diritto del contratto di lavoro” e sulla revisione delle

disposizioni in materia di risoluzione del rapporto di lavoro nel Codice delle

obbligazioni, FF 1984 II pag. 537 ). Un contratto che non rispetta i criteri

applicabili ai contratti di durata determinata è considerato di durata

indeterminata, anche se le parti, in maniera erronea, lo hanno qualificato un

contratto di durata determinata (Carruzzo,

Le contrat individuel de travail, Zurigo 2009, n. 8 ad. art. 319 CO; Wyler, Droit du travail, Berna 2008,

pag. 436; Stahelin, Zürcher

Kommentar, 1996, pag. 478, n. 16 ad art. 334 CO). Per l'art. 335c cpv. 1

CO, dopo il tempo di prova, il rapporto di lavoro di durata indeterminata può essere

disdetto per la fine di un mese, nel primo anno di servizio con preavviso di un

mese.

c) I

rapporti di lavoro di durata determinata propriamente detti sono invece quelli

che terminano automaticamente, senza disdetta (art. 334 cpv. 1 CO), la cui

durata può essere prevista dalla legge (come per il contratto di tirocinio) o

risultare dalla natura del contratto o essere convenuta tra le parti. Quando le

parti subordinano la cessazione del rapporto di lavoro a un avvenimento futuro,

la durata del contratto dev'essere determinabile oggettivamente e l'avvenimento

risolutivo non può dipendere dall'influsso di una sola parte (cfr. messaggio

del Consiglio federale, loc. cit., pag. 534). In effetti, ciò sarebbe contrario

alla regola prevista dall'art. 335a cpv. 1 CO, secondo cui i termini di

disdetta devono essere identici per le due parti. In tal caso, il contratto è considerato come un contratto

di durata indeterminata (Carron,

Commentaire du contrat de travail, Berna, 2013, n. 12 ad art. 334; Wyler, op. cit., pag. 437).

d) Quando

le parti pattuiscono una durata minima (per esempio “il rapporto di lavoro dura

almeno sino alla fine dell'anno” o “il rapporto di lavoro inizia il 1° gennaio

e può essere disdetto per il 31 dicembre, con preavviso di un mese”), non si è

in presenza di un rapporto di lavoro di durata determinata, bensì di un rapporto

di lavoro di durata indeterminata (o di un contratto di durata determinata

impropriamente detto). Infatti, anche se la disdetta è esclusa per un periodo

determinato, il contratto deve nondimeno essere sciolto rispettando il termine

di disdetta contrattuale o legale. Se è pattuita una durata massima (per

esempio “il rapporto di lavoro termina il più tardi il 31 dicembre 2016” o “il rapporto di lavoro può essere disdetto per la fine di un mese, con preavviso di due mesi;

se nessuna parte lo disdice, termina il 30 giugno 2016”) le parti possono, durante questo periodo, disdire il contratto osservando i termini e le

scadenze contrattuali o legali. Ove nessuna delle parti dia la disdetta, il

rapporto di lavoro cessa automaticamente alla scadenza della durata massima

pattuita (cfr. messaggio del Consiglio federale, loc. cit., pag. 535).

e) Nella

fattispecie, entrambe le parti ritengono di avere stipulato un contratto a

tempo determinato che prevedeva una durata fino al 30 giugno o fino 31 agosto 2011, a seconda se la maestra confermava o meno la propria disponibilità a lavorare per la scuola per

l'anno seguente. La cessazione del rapporto di lavoro era subordinata perciò

alla sola volontà di RE 1 di proseguire nella collaborazione con l'Istituto

scolastico. Sennonché l'elemento che mette fine a un contratto di durata determinata

non può dipendere dall'influsso di una sola parte. In tali circostanze, il

contratto in esame non è di durata determinata ma indeterminata che prevedeva

una durata minima e una massima. Al termine del periodo minimo, in concreto il

30.

giugno 2011, tale contratto poteva essere disdetto rispettando il termine di

un mese (art. 335c CO), fermo restando che la cessazione del rapporto di

lavoro ha avuto effetto solo con il 31 luglio 2011 (cfr. Aubert, Commentaire Romand, CO I,

Basilea 2006. n. 6 ad art. 335c). Ciò posto il reclamo, che non ha

evidenziato nessun errore nell'applicazione del diritto da parte del primo

giudice, deve essere respinto.

5.

La procedura nelle azioni

derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in

caso di temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie

(art. 115 CPC). La reclamante, nondimeno, rifonderà alla resistente, che ha

presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore, un'adeguata indennità

a titolo di ripetibili (art. 106 cpv. 1 CPC).

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. Il reclamo è respinto.

2. Non si prelevano spese

processuali. RE 1 rifonderà alla controparte fr. 300.– per ripetibili.

3. Notificazione a:

avv. ;

avv. .

Comunicazione a:

– Giudicatura di pace del circolo

di Lugano Ovest;

– Cassa cantonale di

assicurazione contro la disoccupazione, Lugano.

Per

la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il

presidente La vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore

litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie

in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta

giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti

dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il

ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.