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Decisione

16.2014.6

Contratto di lavoro - licenziamento immediato da parte del lavoratore - grave motivo - mancato pagamento del salario - messa in mora del datore di lavoro - tempestività della notifica del licenziament

3 marzo 2015Italiano22 min

Source ti.ch

Fatti

B. Ottenuta l'autorizzazione ad

agire, con petizione 25 marzo 2013 la CO 1, agendo in

virtù della cessione legale di cui all'art. 29 cpv. 2

LADI, ha convenuto la RE 1 davanti al Pretore di

Locarno Campagna per ottenere il pagamento di fr. 9667.35 oltre interessi al 5%

dal 1° settembre 2012. Nelle sua risposta del 29 aprile 2013 la convenuta ha

proposto di respingere la petizione. Replicando il 3

maggio 2013 l'attrice ha mantenuto il suo punto d vista. Altrettanto ha fatto

la convenuta nella duplica del 5 giugno 2013. L'udienza per le prime arringhe si è tenuta il 27 agosto 2013. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al

dibattimento finale, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale conclusivo

del 22 novembre 2013 l'attrice ha ribadito la sua posizione. La convenuta non si

è invece espressa.

C. Statuendo il 29 novembre

2013 il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto la petizione obbligando la

convenuta a versare all'attrice fr. 9667.35 oltre interessi al 5% dal 1° ottobre

2012 su fr. 4209.05 e dal 1° novembre 2012 su fr. 5358.30. Non sono state

prelevate spese, ma la convenuta è stata tenuta a rifondere alla controparte

fr. 200.– per ripetibili.

D. Contro la decisione appena

citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 20 gennaio 2014 chiedendone,

previa concessione dell'effetto sospensivo, l'annullamento e la riforma nel

senso di respingere la petizione o, in subordine, l'annullamento e il rinvio degli

atti al Pretore per un nuovo giudizio. Con decreto del 27 gennaio 2014 il presidente di

questa Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 29 gennaio 2014 la CO 1 ha concluso

per la reiezione del reclamo.

Considerandi

in diritto: 1. Le decisioni emanate

nella procedura semplificata in controversie patrimoniali con un valore

litigioso inferiore a fr. 10 000.– sono impugnabili con reclamo entro trenta

giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la decisione

impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta il 3 dicembre 2013.

Iniziato a decorrere il giorno successivo, il termine d'impugnazione è rimasto sospeso

dal 18 dicembre 2013 al 2 gennaio 2014 incluso (art. 145 cpv. 1 lett. c CPC) e

sarebbe scaduto il 18 gennaio 2014, salvo poi prorogarsi a lunedì 20 gennaio

2014.

(art. 142 cpv. 3 CPC). Consegnato l'ultimo giorno utile, il reclamo in

esame è perciò tempestivo.

2.

Secondo l'art. 320 CPC con

il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o

l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità

di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti

l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o

estero – da parte del giudice di prime cure. Spetta al reclamante, pena

l'irricevibilità del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa

consista la violazione del diritto e su quali punti il giudizio contestato

viene impugnato (DTF 134 II 246 consid. 2.1). Per quanto concerne

invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato,

potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente

errato. Anche in tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera

chiara e circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La

definizione di "manifestamente errato" corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento

delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per motivare l'arbitrio non

basta criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una

versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei

fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente

insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi

di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in

contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 140

III 19 consid. 2.1 con rinvii). Un apprezzamento delle

prove è arbitrario solo quando l'autorità inferiore abbia manifestamente disatteso

il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o abbia omesso, senza fondati

motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione

presa; oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, essa abbia fatto

delle deduzioni insostenibili (DTF 140 III 266 consid. 2.3 con rinvii).

3.

La reclamante critica il primo

giudice per non essersi “chinato sulla censura relativa al fatto che, dopo 15

anni, il mancato pagamento di due mensilità non è motivo sufficiente per un

licenziamento con effetto immediato da parte del lavoratore, rispettivamente

sulla censura secondo la quale il lavoratore, per conservare il diritto al

salario, avrebbe dovuto restare a disposizione del datore di lavoro per

assumere il lavoro non appena il salario gli veniva pagato, come pure sulla

censura secondo la quale il lavoratore non aveva né provato né sostenuto che

egli avesse dato disdetta solo per il motivo del mancato pagamento del salario”,

omissioni queste che costituiscono, a suo dire, un caso di diniego di giustizia

e di violazione del diritto di essere sentito nella forma del diritto ad

ottenere una decisione motivata.

a) Dal

diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. è dedotto l'obbligo

per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Una decisione risulta essere

sufficientemente motivata, allorquando la parte interessata è messa nelle condizioni

di rendersi conto della sua portata e di poter far uso con piena cognizione di

causa dei rimedi di diritto a sua disposizione per impugnare la medesima

dinanzi ad un'istanza giudiziaria superiore. Per questa ragione è sufficiente

che l'autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere

in un senso piuttosto che in un altro. Essa non deve per contro pronunciarsi su

tutti gli argomenti che le sono sottoposti, ma può occuparsi delle sole

circostanze decisive per il giudizio, atte ad influire sulla decisione di merito

(DTF 139 IV 183 consid. 2.2 con riferimenti). Dal punto di

vista formale, il diritto a una motivazione è rispettato anche se essa è implicita

o risulta da diversi considerandi componenti la decisione, oppure ancora da

rinvii ad altri atti. Anche in questo caso, occorre però che ciò non ne

ostacoli oltremodo la comprensione o addirittura la precluda (sentenze del

Tribunale federale 2C_505/2009 del 29 marzo 2010 consid. 3.1 in: RDAF 2009 II pag.

434.

e 2C_1022/ 2013 del 25 marzo 2014 consid. 4.3.2 con riferimenti).

b) Il

Pretore aggiunto ha innanzitutto spiegato che la CO 1, in seguito al versamento

delle indennità di disoccupazione a P__________, era surrogata in virtù dell'art.

29.

LADI nel suo diritto al salario fino a concorrenza dell'importo versatogli.

Ha poi stabilito che il lavoratore era legittimato a disdire con effetto

immediato il contratto ai sensi dell'art. 337 CO, evidenziando che il mancato

pagamento di due mesi di stipendio costituiva una causa grave atta a

giustificare le dimissioni immediate e che le stesse erano state notificate

tempestivamente. A suo parere, quindi, la petizione doveva “essere accolta per

l'importo di causa, effettivamente anticipato dall'attrice al suo assicurato

fino alla prima possibile disdetta del contratto di lavoro, ossia per i mesi di

settembre e di ottobre 2012”. Ciò premesso, il primo giudice, ritenuto che gli

interessi non potevano essere riconosciuti già dal 1° settembre 2012 sull'intero

capitale, ma, per le indennità di disoccupazione versate per quel mese, dalla

sua fine, e per quelle del successivo mese di ottobre, dalla fine di quel mese,

ha accolto la petizione limitatamente a fr. 9667.35 oltre interessi al 5% dal

1° ottobre 2012 su fr. 4209.05 e dal 1° novembre 2012 su fr. 5358.30.

c) Da

quel che precede è evidente che la decisione impugnata contiene tutti gli

elementi essenziali (disposti legali determinanti, motivo di accoglimento) per

permettere alla convenuta di capire le ragioni di fatto e di diritto poste a

fondamento dell'accoglimento della petizione, di rendersi conto della portata

del provvedimento e, infine, di potere presentare, come peraltro ha esperito,

il rimedio giuridico appropriato con cognizione di causa. L'accenno ricorsuale

a una motivazione insufficiente della decisione impugnata non regge, ritenuto

ch'essa si

esprime

su tutti i punti rilevanti per il giudizio.

4.

La reclamante sostiene che con

la replica l'attrice non ha contestato, e ha quindi ammesso, che il mancato

pagamento di due mensilità non sarebbe un motivo sufficiente per una disdetta immediata

da parte del lavoratore e che in caso di mancato pagamento del salario il lavoratore

ha diritto a sospendere il lavoro ma, per conservare il diritto allo stipendio,

deve restare a disposizione per assumere il lavoro non appena il salario è

pagato. Ora, a prescindere che nella replica del 3 maggio 2012 l'attrice non ha per nulla ammesso le argomentazioni della convenuta, ma vi si è opposta definendole

“prive di ogni fondamento”, essa ha ribadito che a causa del mancato pagamento,

il lavoratore era legittimato a recedere dal contratto con effetto immediato e

poteva pretendere a quanto avrebbe guadagnato se il rapporto di lavoro fosse

cessato alla scadenza del termine di disdetta ordinario, richiamandosi all'art.

337b cpv. 1 CO, di cui ha trascritto per esteso il contenuto.

Per di più, trattandosi di

questioni di diritto spettava al Pretore stabilire, sulla base dei fatti

allegati, se la mancata retribuzione del lavoratore costituisse una “causa

grave” atta a giustificare la risoluzione immediata del rapporto di lavoro ai

sensi dell'art. 337 CO e se effettivamente sussistessero le pretese derivanti

dal rapporto di lavoro fatte valere nella petizione. Poco importa il fatto che

nella petizione l'attrice aveva erroneamente menzionato l'art. 336c CO

giacché, come per altro evidenziato dalla convenuta (cfr. osservazioni 29

aprile 2013, pag. 2), tale norma nulla ha a che fare con la fattispecie. Ciò,

per altro, non ha impedito alla convenuta di difendersi in maniera adeguata

nella procedura e non può ora pretendere che per questo motivo la domanda dell'attrice

non fosse chiara. In proposito non giova dilungarsi.

5.

La reclamante critica la

conclusione del Pretore aggiunto secondo cui P__________ era legittimato a recedere

immediatamente dal contratto di lavoro ai sensi dell'art. 337 CO. A suo dire,

il mancato pagamento del salario per due mensilità non giustifica la

risoluzione immediata del rapporto di lavoro da parte del lavoratore, considerato

che il dipendente ha confermato di avere ricevuto regolarmente lo stipendio per

15.

anni.

a) L'art.

337.

cpv. 1 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono in ogni

tempo recedere immediatamente dal rapporto di lavoro per cause gravi. È considerata

“causa grave”, in particolare, ogni circostanza che non permetta per ragioni di

buona fede di esigere da chi dà la disdetta la continuazione del contratto

(art. 337 cpv. 2 CO). La risoluzione immediata per cause gravi costituisce invero

un provvedimento eccezionale e va ammessa con riserbo; i fatti invocati a sostegno

di una risoluzione immediata devono avere compromesso il rapporto di fiducia

tra le parti che costituisce il fondamento del contratto di lavoro. Solamente una

grave inadempienza degli obblighi contrattuali può

giustificare una risoluzione immediata; ma anche altri eventi possono giustificare

tale provvedimento (DTF 137 III 303 consid. 2.1.1 con rinvii). Il mancato

pagamento del salario, specialmente se prolungato e ripetuto, può rappresentare

un giusto motivo per la risoluzione immediata del contratto di lavoro da parte

del lavoratore dopo che quest'ultimo ha messo in mora il datore di lavoro

(sentenze del Tribunale federale 4C.203/2000 del 2 aprile 2001 consid. 4c e 4A_199/2008

del 2 luglio 2008 consid. 2 pubblicata in: JAR 2009 pag.

296; IICCA sentenza inc. 12.2010.158 del 30 novembre 2010 consid. 9 pubblicata in: JAR 2011 pag. 567 con vari riferimenti).

II

giudice decide secondo il suo libero apprezzamento sull'esistenza di una causa

grave (art. 337 cpv. 3 CO) e applica le regole del diritto e dell'equità (art.

4.

CC); egli deve quindi considerare tutti gli elementi del caso concreto, in

particolare la posizione e la responsabilità del lavoratore, il tipo e la durata

dei rapporti contrattuali, come pure la natura e l'importanza delle mancanze (DTF

137.

III 303 consid. 2.1.1 con rinvii).

b) Nella

fattispecie, la reclamante non nega di non avere versato al lavoratore il

salario dei mesi di giugno e luglio 2012. Quanto al fatto che per 15 anni essa abbia

retribuito regolarmente il lavoratore, è vero che la durata dei rapporti contrattuali

è un elemento che deve essere preso in considerazione dal giudice nel decidere sull'esistenza

di una causa grave. Se non che, l'interessata disconosce la gravità della

violazione contrattuale da lei commessa, il pagamento del lavoratore costituendo

la sua prestazione principale (art. 322 CO; IICCA sentenza inc. 12.2010.158 del

30.

novembre 2010 consid. 11 pubblicata in: JAR 2011 pag. 567). Inoltre, un'attesa

vana di due mesi di salario è ritenuta, in genere, una grave causa atta a

giustificare le dimissioni immediate (sentenza del Tribunale federale 4C.2/2003 del 25 marzo 2002 consid. 5.2; Gloor

in: Dunand/Mahon, Commentaire du contrat de travail, Berna 2013, n. 53 ad art.

337.

CO). In tali circostanze, non si può

ritenere che il Pretore aggiunto nell'ammettere l'esistenza di una causa grave

atta a giustificare la risoluzione immediata del contratto da parte del

lavoratore abbia abusato del potere di apprezzamento conferitogli dall'art. 337

cpv. 3 CO. Sotto questo profilo il reclamo è destinato all'insuccesso.

6.

La reclamante si duole del

fatto che il Pretore aggiunto abbia dichiarato irricevibile in quanto tardiva

e, comunque sia, infondata nel merito l'obiezione da lei sollevata con le conclusioni

secondo cui P__________, scaduto il secondo termine che aveva assegnato alla

ditta il 17 agosto 2012 per corrispondere gli arretrati, ha atteso troppo prima

di recedere dal contratto il 31 agosto 2012.

a) In

concreto, la questione di sapere se le argomentazioni sollevate dalla convenuta

con le conclusioni fossero tardive o no può rimanere indecisa giacché, in ogni

caso, l'obiezione è stata comunque esaminata nel merito dal Pretore aggiunto. E

secondo lui, nell'ipotesi più favorevole alla convenuta, ove la lettera del 17

agosto 2012 fosse stata consegnata quello stesso giorno, il termine di pagamento

è scaduto il 24 agosto successivo, i finesettimana non dovendosi computare,

sicché il dipendente ha disdetto il contratto dopo un periodo di riflessione di

5.

giorni lavorativi. Egli ha quindi ritenuto la disdetta tempestiva, osservando

che “il lavoratore che intende licenziarsi con effetto immediato si trova in

una situazione delicata, poiché generalmente non dispone di un nuovo posto di lavoro,

e il termine di reazione deve perciò essere valutato in modo più generoso”.

b) Ciò

premesso, è indubbio che la disdetta per cause gravi dev'essere comunicata “immediatamente”.

Per il Tribunale federale, tuttavia, occorre concedere alla parte che rescinde

il contratto un termine di riflessione per comunicare la sua decisione, a patto

ch'esso sia breve; un ritardo nel reagire può infatti far apparire possibile la

prosecuzione dei rapporti di lavoro sino alla scadenza del contratto mediante

una disdetta ordinaria (DTF 123 III 86 consid. 2a con rinvii). Alla parte che

intende porre fine “immediatamente” al contratto bastano di regola due o tre

giorni, dal momento in cui ha acquisito conoscenza certa della causa grave di

licenziamento, per maturare la sua decisione e riunire le informazioni

giuridiche necessarie (DTF 130 III 34 consid. 4.4 con rinvii). Un'ulteriore attesa,

comunque limitata a qualche giorno, è ammissibile solo quando lo esigono circostanze

particolari (sentenze del Tribunale federale 4A_454/2007 del 5 febbraio 2008 consid.

2.4

e 4C.282/1994 del 21 giugno 1995 consid. 3 pubblicata in: JAR 1997 pag. 208).

Questi principi valgono per entrambe le parti

(Gloor, op. cit., n. 69 ad

art. 337 CO).

c) Nella

fattispecie, è pacifico che il 17 agosto 2012 il lavoratore ha assegnato al

datore di lavoro un ultimo termine di cinque giorni per procedere al versamento

del salario arretrato. Non avendo ricevuto alcunché egli ha poi proceduto il 31

agosto 2012 alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro. La reclamante

pretende che il termine di cinque giorni per il pagamento degli arretrati

sarebbe scaduto il 22 agosto anziché il 24 agosto come stabilito dal primo

giudice, poiché contrariamente al computo effettuato da quest'ultimo il

finesettimana del 18/19 agosto non andava aggiunto poiché “la scadenza non era

durante il fine settimana”. In realtà così argomentando egli si limita a

contrapporre la sua opinione senza dimostrare per quale motivo l'accertamento del

Pretore aggiunto sarebbe manifestamente insostenibile. Al

riguardo non appare arbitrario concedere alla parte in mora con il versamento

dello stipendio un termine di cinque giorni lavorativi, per altro, in concreto,

a beneficio della reclamante.

d) Premesso

ciò, in concreto, il lavoratore ha atteso cinque giorni per comunicare il suo

licenziamento immediato. Trattandosi di un lavoratore tale lasso di tempo non appare

ancora eccessivo anche perché da un lato, come indicato dal primo giudice e non

censurato dal reclamante, “il lavoratore che intende licenziarsi con effetto

immediato si trova in una situazione delicata, poiché generalmente non dispone

di un nuovo posto di lavoro, e il termine di reazione deve perciò essere

valutato in modo più generoso” e dall'altro lato per il fatto che in quei

giorni era pur sempre stata implicitamente concessa la possibilità di ovviare

(ancora) alla mora, ritenuto che in tale evenienza la disdetta non sarebbe

evidentemente significata. Alla luce di queste circostanze la decisione del primo

giudice di ritenere la disdetta tempestiva non è criticabile (cfr. CCC sentenza

inc. 16.2010.74 del 21 dicembre 2010 consid. 4b; IICCA sentenza inc.

12.2010.156

del 30 novembre 2010 consid. 10.2). E a maggior ragione se si pensa

che nel caso in cui a licenziarsi sia il lavoratore,

non è arbitrario concedergli un termine di riflessione di cinque giorni

lavorativi (sentenza del Tribunale federale 8C_211/2010 del 19 agosto 2010

consid. 2.2.4).

7.

La reclamante sostiene

infine che la disdetta immediata notificata dal lavoratore non era l'unica

soluzione possibile per il lavoratore, il quale invece di licenziarsi in tronco

avrebbe potuto sospendere il lavoro fino al pagamento dello stipendio,

rispettivamente chiedere delle garanzie per il pagamento del medesimo oppure

finanche dare una disdetta ordinaria.

a) Fintanto

che il datore di lavoro è in ritardo con il pagamento di salari scaduti, il

lavoratore può rifiutarsi di lavorare (art. 82 CO per analogia). Se il rifiuto

di lavorare è giustificato, il lavoratore mantiene il proprio diritto al versamento

del salario, senza essere obbligato a fornire la propria prestazione (art. 324

cpv. 1 CO per analogia; DTF 136 III 313 consid. 2.3.1 con rinvii; Gloor,

op. cit., n. 4 ad art. 337a CO).

b) Per l'art. 337a CO in caso d'insolvenza del

datore di lavoro, il lavoratore può recedere immediatamente dal rapporto di lavoro

in quanto non gli sia prestata entro congruo termine una garanzia per le

pretese derivanti da tale rapporto. Scopo di questo disposto è di

tutelare il lavoratore – tenuto ex lege a fornire per primo la propria

prestazione (art. 323 cpv. 1 CO) – che rischia di non vedersi pagare alla fine

del mese il proprio salario e gli altri crediti derivanti dal rapporto di

lavoro (Gloor, op. cit., n. 1 ad

art. 337a CO) e non quello di proteggerlo in caso di mancato pagamento di

pretese salariali scadute. Si tratta in sostanza di impedire che il lavoratore

continui a prestare la propria opera quando non dispone di sufficienti garanzie

circa il pagamento della stessa (CCC sentenza inc. 16.1997.94 consid. 6 con

riferimenti).

c) Nel

caso concreto, è vero che P__________ avrebbe potuto sospendere il

lavoro fino a quando il datore di lavoro si fosse trovato in ritardo nel

pagamento del salario (art. 82 CO), chiedere sufficienti garanzie circa il

pagamento del salario futuro (art. 337a CO) oppure recedere dal

contratto dando la disdetta per la fine di un mese con preavviso di tre mesi

(art. 335c cpv. 1 CO). Nondimeno, ancorché la risoluzione immediata per

cause gravi costituisca un provvedimento eccezionale e vada ammessa con riserbo,

nulla gli impediva di scegliere di procedere secondo l'art. 337 CO. Del resto,

nel caso in cui il datore di lavoro persista nel non versare lo stipendio nonostante

la messa in mora, per il lavoratore è preferibile la risoluzione del contratto

sulla base dell'art. 337 CO anziché dell'art. 337a CO, nella misura in

cui nel primo caso, il danno causato deve essere integralmente riparato secondo

l'art. 337b cpv. 1 CO, mentre nel secondo il risarcimento del danno

appare più incerto viste le controversie dottrinali al riguardo (Butticaz, La notion d'insolvabilité en

droit privé suisse, Recherche Juridique lausannoise, Volume 47, Zurigo 2011, pag.

44.

n. 59).

8.

Per quel che riguarda la

pretesa dell'attrice, l'art. 337b cpv.1 CO,

applicabile alla fattispecie in luogo dell'art. 337c cpv. 1 CO citato

dal primo giudice incorrendo in un manifesto errore di scrittura, prevede che se

la causa grave per la risoluzione immediata consiste in una violazione del

contratto da parte di un contraente, questi dovrà il pieno risarcimento del

danno, tenuto conto di tutte le pretese derivanti dal rapporto di lavoro. Il

danno coperto corrisponde quindi all'insieme dei pregiudizi finanziari che sono

in un rapporto di causalità adeguata con la fine anticipata del contratto di

lavoro (DTF 133 III 657 consid. 3.2; DTF 123 III 257 consid. 5a). Il lavoratore

indotto a licenziarsi con effetto immediato può così pretendere la perdita di

guadagno consecutiva alla risoluzione del rapporto di lavoro, ciò che equivale

all'importo cui può pretendere un dipendente licenziato ingiustamente con effetto

immediato in applicazione dell'art. 337c cpv. 1 e 2 CO (DTF 133 III 657

consid. 3.2; sentenza del Tribunale federale 4A_132/2009 del 18 maggio 2009

consid. 3.2.1), vale a dire un indennizzo corrispondente alla remunerazione

dovuta fino al prossimo termine ordinario di disdetta (Favre/Munoz/Tobler,

Le contrat de travail, Code annoté, 2ª edizione, n. 1.3 ad art. 337b CO).

In concreto, lavorando P__________

pacificamente da più di dieci anni per la RE 1, il rapporto di lavoro avrebbe

potuto essere ordinariamente disdetto per la fine di un mese con preavviso di

tre mesi (art. 335c cpv. 1 CO). E siccome la disdetta è stata comunicata

il 31 agosto 2012, il rapporto di lavoro sarebbe cessato per la fine del mese

di novembre 2012. Ne segue il diritto del lavoratore a una pretesa risarcitoria

pari ai salari dei mesi da settembre a novembre 2012. Di conseguenza, la

decisione del Pretore aggiunto di ammettere la pretesa dell'attrice di vedersi

rifondere fr. 9667.35 corrispondenti alle indennità di disoccupazione per i mesi

di settembre e ottobre 2012 non è censurabile. Ciò posto il reclamo, che non ha evidenziato nessun errore

manifesto nell'accertamento dei fatti o nell'applicazione del diritto da parte

del primo giudice, deve essere respinto.

9.

La procedura nelle azioni

derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in

caso di temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie

(art. 115 CPC). La resistente, nondimeno, rifonderà alla controparte,

un'adeguata indennità (art. 106 cpv. 1 CPC).

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. Il reclamo è respinto.

2. Non si prelevano spese

processuali. La reclamante rifonderà alla controparte fr. 150. – d'indennità.

3. Notificazione a:

avv.;

–.

Comunicazione alla Pretura della

giurisdizione di Locarno Campagna.

Per

la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il

presidente La vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore

litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie

in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta

giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti

dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il

ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.