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Decisione

16.2014.7

Contratto di mandato, remunerazione dell'avvocato, assicurazione giuridica - contenuto del verbale nella procedura dell'art. 212 CPC

22 aprile 2015Italiano17 min

Source ti.ch

Fatti

I n. 40 pag. 93; Tribunale superiore del Canton Turgovia sentenza inc.

ZR.2012.64 del 28 novembre 2012, consid. 2 in: Mietrechtspraxis/2014 pag. 79 e seg.; Tribunale cantonale di San Gallo sentenza

inc. BE. 2012.48 del 26 settembre 2012, consid. 2a in: www.gerichte.sg.ch/home/dienstleistungen/

rechtsprechung/kantonsgericht/entscheide_2012/ be_

2012_48).

Di

principio il contenuto di un verbale d'udienza si presume esatto (Trezzini in: Commentario al Codice di

diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, art. 235 pag. 1047), fatta

salva la possibilità per la parte di chiederne la rettifica (art. 235 cpv. 3

CPC; CCR, sentenza inc. 16.2012.26 del 16 luglio 2012). L'omessa

verbalizzazione di elementi essenziali per l'esito della causa costituisce per

altro una violazione del dirit- to di essere sentito garantito dall'art. 29

Cost. e dall'art. 53 CPC (Bertini,

La verbalizzazione “croce e delizia” in: RSPC 2014 pag. 71).

b) In

concreto, nessuna delle ulteriori allegazioni di cui la reclamante si avvale in

questa sede figura nel verbale d'udienza del 12 dicembre 2013. Il protocollo,

in effetti, menziona unicamente che “la parte convenuta non intende pagare l'onorario

emesso dall'istante sulla base della lettera della spettabile A__________ –

22.02.2012 – consegnata in sede d'udienza” e che per l'istante “tale lettera

non tange minimamente il contratto di mandato valido ed effettivo tra le parti,

peraltro sottoscritto il 14.02.2012. Lo scritto dell'A__________ riferisce solo

di una garanzia di copertura dei costi, copertura che poi non si è rilevata

completa”. V'è da chiedersi se non vi sia una lesione del diritto di essere

sentito, che porterebbe all'annullamento della de- cisione impugnata. Sia come

sia, nelle sue osservazioni al re- clamo, l'opponente, rileva come la reclamante

si sia limitata “a ripetere quanto già detto e descritto davanti al Giudice di

prima istanza” e “a esporre la propria versione dei fatti, che peraltro ha già

verbalmente esposto al Giudice di pace” (osservazioni del 14 febbraio 2014,

pag. 1 e 2). Egli ha così riconosciuto che la convenuta ha esposto in sede di

udienza altre argomentazioni non verbalizzate di modo che l'accertamento dei

fatti compiuto dal primo giudice è stato errato. In tali circostanze, non vi

sono ragioni per non tenere conto delle argomentazioni della reclamante.

6. RE 1 rimprovera al Giudice

di pace di non avere considerato che l'esecuzione e la fatturazione del mandato

sono state da lei contestate. Essa, poi, condivide l'opinione della sua assicurazione

di protezione giuridica secondo cui il legale ha fatturato un importo eccessivo

per le sue prestazioni e ritiene che, “per quello che ha fatto e per i

contrattempi” che gli ha causato, l'avv. CO 1 è già “stato pagato il giusto” da

A__________. La reclamante soggiunge di non avere mai ricevuto un avvertimento

dei costi dal legale, il quale, a suo dire, era convinto che l'assicurazione

avrebbe pagato qualsiasi importo da lui fatturato.

a) L'attività

svolta dall'avv. CO 1 è indubbiamente stata effettuata nell'ambito di un

contratto di mandato (art. 394 cpv. 1 CO; DTF 135 III 259, consid. 2.1). Giusta

l'art. 8 CC, l'avvocato che procede in causa per ottenere la remunerazione

delle sue prestazioni è gravato dell'onere di dimostrare l'esistenza del

mandato – in concreto pacifica – così come la congruità della sua pretesa –

nella fattispecie contestata – (RtiD II-2007 pag. 736 consid. 5; II CCA,

sentenza inc. 12.2008.171 del 5 aprile 2011, consid. 4 ). Gli

onorari dovuti all'avvocato sono in primo luogo quelli concordati per

convenzione dalle parti. In assenza di un accordo o di una regola cantonale,

l'ammontare degli onorari deve essere stabilito in base all'uso. Se non vi è

alcun uso comune, il giudice fissa la remunerazione dovuta tenendo conto di

tutte le circostanze pertinenti, fermo restando che essa deve essere oggettivamente

proporzionata ai servizi resi (DTF 135 III 259, consid. 2.2).

Il

mandatario deve in particolare provare che l'onorario da lui preteso

corrisponde alle modalità di computo concordate, è giustificato in base all'uso,

oppure ancora è oggettivamente proporzionato in base alle circostanze, nonché

la congruità della sua pretesa rispetto agli usi vigenti nel settore (RtiD

II-2007 pag. 736 consid. 7; II CCA, sentenza

inc. 12.2014.27 del 21 luglio 2014, consid. 4). Ove sia concordato un onorario a

tempo l'avvocato dovrà dimostrare il tempo da lui impiegato. Tale prova, nondimeno,

Considerandi

non scaturisce dal solo invio al cliente della nota professionale né dalla

mancata contestazione della stessa (RtiD II-2007 loc. cit.; Bohnet/Martenet, Droit de la profession

d'avocat, Berna 2009, pag. 1169 n. 2961 con rinvio alla sentenza del Tribunale

federale 4A_212/2008 del 15 luglio 2008, consid. 3.1). L'avvocato deve altresì dimostrare

il corretto adempimento del mandato, segnatamente che la prestazione fornita

corrisponde a quanto effettivamente pattuito. Ne va diversamente allorquando il

mandante, anche solo con il suo prolungato silenzio, mette in atto un

comportamento che giustifica di ritenere che egli abbia essenzialmente

accettato la prestazione siccome conforme. In tal caso l'onere della prova è sovvertito

e spetta al mandante dimostrare che l'incarico non è stato adempiuto

correttamente (CCR, sentenza inc. 16.2012.44 del 25 febbraio 2014, consid. 3

con rinvii).

b) Per

l'art. 12 lett. i della legge

federale sulla libera circolazione degli avvocati (LLCA: RS 935.61),

l'avvocato è tenuto a spiegare al cliente i principi della fatturazione e a

informarlo regolarmente, o su sua domanda, circa l'importo degli onorari dovuti.

Quest'obbligo vale anche qualora il cliente benefici di un'assicurazione di

protezione giuridica che garantisca il pagamento dell'onorario del professionista,

giacché il mandante dell'avvocato resta pur sempre l'assicurato (Chappuis, La profession d'avocat, Vol. I,

Le cadre légal e les principes essentiels, Zurigo 2013, pag. 148). L'avvocato può

concludere un accordo di remunerazione con la compagnia d'assicurazione del

cliente (Chappuis, op. cit., Vol. II, La pratique du métier: De la gestion d'une étude et la conduite des mandats à la responsabilité de l'avocat, Zurigo 2013, pag. 117). Salvo

accordo contrario, tuttavia, sebbene sia titolare di un credito nei confronti

dell'assicurazione, l'avvocato non perde il diritto di esigere il pagamento

direttamente dal cliente, l'assicurazione assumendosi un impegno solidale (Bohnet/Martenet, op. cit., pag. 1056, n.

2612). Ove l'assicuratore dovesse rifiutare la sua prestazione per motivi

derivanti dal contratto d'assicurazione, l'avvocato deve potere, in principio,

esigere dal suo cliente il pagamento del suo onorario. Ciò non è il caso laddove

la nota professionale sia stata ridotta da un'autorità di moderazione. D'altro

canto se il limite

della copertura assicurativa è raggiunto o superato, il cliente è tenuto a

provvedere al pagamento dell'onorario scoperto. Tuttavia, spetta al mandatario

informare il suo cliente della possibilità che l'onorario dovuto superi l'importo

coperto dall'assicurazione e richiedere degli anticipi sufficienti al cliente,

diversamente si esporrà al rischio di vedere il suo onorario ridotto (Reymond, L'avocat et l'assurance de

protection juridique – Quelques questions choisie in: Revue de l'avocat

6-7/2000, pag. 16, § 2.3.5.3.5).

c) In

concreto, il 25 aprile 2013 RE 1 ha scritto al patrocinatore di non considerarsi

debitrice nei suoi confronti del saldo della sua nota, perché “le questioni relative

al suo onorario non la riguardano”, avendo il legale pattuito il suo compenso

non con lei, ma con l'assicurazione di protezione giuridica (doc. A6). Dalle

lettere del 22 febbraio 2012 (doc. B2) e del 3 aprile 2013 (doc. A4) di A__________

all'avv. CO 1 risulta, effettivamente, che la compagnia d'assicurazione gli aveva

garantito l'assunzione dei costi del mandato affidatogli dalla propria assicurata

riconoscendogli una tariffa oraria di fr. 250.–. Per quanto riguarda invece le

modalità di retribuzione pattuite con la convenuta, l'istante ha bensì prodotto

la procura da lei sottoscritta il 14 febbraio 2012 secondo cui “gli onorari

sono stabiliti a tergo del presente mandato” (doc. A2, punto 8), ma agli atti

non vi è alcuna traccia di tale accordo, né l'istante ha indicato quale fosse il

contenuto dell'accordo di remunerazione, ritenendo sufficiente affermare che la

convenuta “ha apposto di proprio pugno la sua firma sulla pagina”. In tali circostanze,

ci si può invero domandare quali fossero gli accordi tra le parti sull'ammontare

degli onorari, in particolare qualora l'assicurazione della convenuta non

avesse interamente pagato quanto fatturato dall'istante. La questione può nondimeno

rimanere irrisolta, giacché nella fattispecie – come si vedrà in seguito – la pretesa dell'istante è in ogni caso destinata

all'insuccesso.

d) Ora,

di fronte alla contestazione della cliente, l'istante si è limitato a presentare

la nota professionale del 6 marzo 2013 con la relativa distinta delle prestazioni

(doc. A3). Nondimeno egli, oltre a non specificare la natura del mandato, nemmeno

ha prodotto l'incarto della pratica da lui svolta. Ciò non permette di

verificare le sue prestazioni né di accertare se le ore esposte siano state effettivamente

eseguite e nemmeno di valutare se l'impegno del patrocinatore fosse

oggettivamente proporzionato. L'istante, per altro, non ha preso posizione sulle

contestazioni rivoltegli dall'assicurazione di protezione giuridica – e fatte

proprie dalla cliente – e neppure ha tentato di giustificare il suo operato. Se

ne conclude che in mancanza di tali indicazioni, così come di elementi per

apprezzare il valore della pratica, la complessità e l'importanza del mandato, la

diligenza impiegata e la responsabilità che l'incarico ha comportato, nemmeno è

possibile fissare una remunerazione adeguata. Ciò posto, il reclamo dev'essere

accolto e la decisione impugnata riformata nel senso della reiezione dell'istanza.

7.

Le spese giudiziarie

seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC) e sono poste a carico dell'opponente.

Non si giustifica assegnare alla reclamante un'indennità d'inconvenienza (art.

95.

cpv. 3 lett. c CPC), nessuna domanda in tal senso essendo stata formulata in

questa sede né davanti al primo giudice. L'esito del giudizio impone una

diversa ripartizione degli oneri processuali di prima sede che seguono la medesima

ripartizione.

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: I. Il reclamo è

accolto e di conseguenza la decisione impugnata è così

riformata:

1. L'istanza

è respinta.

2. La

tassa di giustizia da anticipare dalla parte attrice di fr. 150.–, rimane a suo

carico.

II. Le spese

giudiziarie di complessivi fr. 200.–, da anticipare dalla reclamante, sono

poste a carico dell'avv. CO 1.

III. Notificazione a:

–;

avv..

Comunicazione alla Giudicatura di

pace del circolo di Bellinzona.

Per

la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il

presidente La vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore

litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie

in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta

giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti

dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso

sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi

previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è

disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.