16.2019.68
Diritto contrattuale: interpretazione di un contratto
1 dicembre 2020Italiano14 min
prova a futura memoria, composta di una quarantina di fotografie, per documentare
Source ti.ch
Incarto n.
16.2019.68
Lugano
1° dicembre 2020/jh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Giani,
presidente,
Fiscalini
e Stefani
vicecancelliera:
Jurissevich
sedente
per statuire sul reclamo (“ricorso”) del 12 dicembre 2019 presentato dalla
RE 1
contro
la decisione emessa il 12 novembre 2019
dal Giudice di pace del circolo delle Isole nella causa SE 7/2019 da lei promossa con petizione del 26 giugno 2019 nei
confronti dell'
CO 1 e
CO 2
(patrocinati dall'avv. PA 1 ),
Ritenuto
in fatto:
Fatti
A. Il
22 febbraio 2017 la studio d'ingegneria RE 1, __________, ha allestito una
prova a futura memoria, composta di una quarantina di fotografie, per documentare
lo stato di via “alla __________” a __________, che è stata allegata a una
domanda di costruzione relativa alla particella n. 3136 RFD di __________ di
proprietà dell'ing. __________ M__________, suo amministratore unico, con la
moglie. Nel mese di maggio 2017 la RE 1 ha consegnato una copia di tale
relazione all'arch. CO 1 che l'ha allegata a sua volta a una domanda di
costruzione relativa a un fondo posto nelle vicinanze appartenente a terzi. Il
1° febbraio 2019 la RE 1 ha inviato all'architetto una fattura di fr. 3231.–,
il quale si è rifiutato
di pagare. Dopo alcuni infruttuosi richiami, con precetto esecutivo n. __________1
emesso il 27 marzo 2019 dall'Ufficio di esecuzione di Locarno, la RE 1 ha
escusso lo “Studio d'architettura CO 1-CO 2” per l'incasso di fr. 3231.– oltre
agli interessi del 5% dal 1° marzo 2019, indicando quale titolo di
credito il “mancato pagamento della fattura del 01.02.2019”, cui l'escusso ha
interposto opposizione.
B. Il
21 maggio 2019 la RE 1 si è rivolta al Giudice di pace del circolo delle Isole per
un tentativo di conciliazione nei confronti dell'arch. CO 1 e di CO 2 inteso a
ottenere il versamento di fr. 3304.30 più interessi al 5% dal 1° marzo 2019 per
“il mancato pagamento di una fattura” così come il rigetto in via definitiva
dell'opposizione interposta al menzionato precetto esecutivo. All'udienza di
conciliazione del 25 giugno 2019 il Giudice di pace, preso atto della mancata
comparizione dei convenuti, ha rilasciato all'istante l'autorizzazione ad
agire. Le spese processuali di fr. 250.– sono state poste a carico
dell'istante (inc. CO/2019).
C. Con
petizione non motivata del 26 giugno 2019 la RE 1 ha convenuto l'arch. CO 1 e CO
2 davanti al medesimo Giudice di pace per ottenere quanto postulato in sede
conciliativa oltre a “un'indennità di inconvenienza di fr. 900.–”. All'udienza
del 23 agosto 2019, indetta per le prime arringhe, l'attrice ha confermato le
proprie domande precisando però di non avere “mai avuto nulla a che fare con CO
2”. Interpellata sui motivi per cui affermava che l'arch. CO 1 le avesse
commissionato la “perizia” oggetto della vertenza, l'attrice ha indicato che
“ho ricevuto l'ordine oralmente; ho modificato la perizia precedente; il signor
CO 1 ha consegnato questa perizia al comune du __________” e soggiunto che “la
perizia essendo stata depositata a suo nome”, “se ne assume tutte le
conseguenze”. I convenuti hanno chiesto di respingere la petizione, adducendo
che la “perizia” era stata messa a loro disposizione gratuitamente. Terminata
l'istruttoria il 25 ottobre 2019, le parti hanno rinunciato alle arringhe
finali limitandosi a conclusioni scritte del 6 e dell'8 novembre 2019, in cui
hanno mantenuto le rispettive posizioni.
D. Statuendo
con decisione del 12 novembre 2019 il Giudice di pace ha respinto la petizione.
Le spese processuali, di cui l'ammontare non è stato indicato, sono state poste
a carico dell'attrice, tenuta a rifondere alla controparte fr. 650.– per
ripetibili.
E.
Contro la decisione appena citata la RE 1 è
insorta a questa Camera con un reclamo (“ricorso”) dell'11 dicembre 2019 chiedendo
di annullare il giudizio impugnato e di riformarlo nel senso di accogliere
la petizione. Nelle loro osservazioni del 30 gennaio 2020 l'arch. CO 1 e CO 2
hanno concluso per la reiezione del reclamo.
Considerando
Considerandi
in diritto:
1.
Le
decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi
di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–,
a questa Camera con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321
cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta all'attrice
al più presto il 12 novembre 2019. Cominciato a decorrere l'indomani, il
termine sarebbe scaduto il 12 dicembre 2019. Introdotto l'11 dicembre 2019, il
reclamo in esame è pertanto tempestivo.
2.
Nel reclamo la RE 1 chiede di riformare la decisione impugnata nel senso di condannare “lo
studio d'architettura CO 1 CO 2 di __________” al pagamento di fr. 3231.–
più interessi. Ora, sapere se tale entità sia un'impresa individuale di cui due
persone fisiche sono titolari come prospettano gli opponenti o una società
semplice può rimanere indeciso, sprovviste entrambe della personalità giuridica esse non hanno la capacità di
essere parte. Premesso ciò, l'azione è stata promossa sin dall'inizio
nei confronti dell'arch. CO 1 e di CO 2 di modo che la diversa indicazione
contenuta nel reclamo è riconducibile con ogni verosimiglianza a una mera
svista. Al proposito non occorre dilungarsi.
3.
Al
reclamo la RE 1 allega le conclusioni del 6 novembre 2019 dei convenuti (doc.
N), una lettera del 9 gennaio 2018 inviata all'arch. CO 1 dall'ing. RE 1, da S__________
A__________, da C__________ H__________ e da N__________ B__________ (doc. O),
la decisione impugnata (doc. S), un'e-mail inviata l'8 maggio 2017 dal suo
amministratore unico ai convenuti (doc. A), la pag. 1 della prova a futura
memoria della stato al 21 febbraio 2017 di via __________ di __________ (doc.
B), la pag. 3 della prova a futura memoria della stato al 15 maggio 2017 della
particella n. 818 RFD di __________ (doc. C), la prova a futura memoria dello
stato al 9 maggio 2017 di via __________ di __________ (doc. D), la fattura del
1° febbraio 2019 da lei inviata all'arch. CO 1 (doc. E), il precetto esecutivo
n. __________1 dell'UE di Locarno (doc. M) e diversa corrispondenza (doc. F,
doc. G, doc. H, doc. I, doc. L, doc. P, doc. Q, doc. R). Ora, nella procedura
di reclamo, tranne eccezioni estranee al caso in esame (art. 326 cpv. 2
CPC), non è ammessa la produzione di nuovi mezzi di prova (art. 326 cpv. 1
CPC). Salvo i documenti N, O e S, che già figurano nel fascicolo trasmesso
dal Giudice di pace a questa Camera, tutti gli altri documenti non constano
essere stati sottoposti al primo giudice sicché non sono ammissibili in questa
sede.
4.
Secondo
l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del
diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure
concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –
da parte della giurisdizione inferiore (DTF 142 III 367 consid. 2.4 con
rinvii). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un
potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono
stati accertati in modo manifestamente errato (DTF 144 III 146 consid. 2 con
rinvii).
5.
Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace ha innanzitutto accertato che CO 2 è
estraneo alla vertenza in esame di modo che “conseguentemente il suo ruolo di
convenuto in questa causa è stralciato”. Egli ha poi preso atto che l'arch. CO
1, nel contestare la pretesa dell'attrice, faceva valere di non avere mai
commissionato la nota prova a futura memoria, da lui poi annessa a una domanda
di costruzione inerente un altro fondo, ma che gliel'aveva messa a disposizione
gratuitamente l'amministratore unico dell'attrice e che tale relazione,
peraltro inutile per ottenere la licenza edilizia, era identica a quella che quest'ultimo
aveva già presentato nell'ambito di una propria domanda di costruzione da lui
sottoposta all'autorità comunale. Queste ultime allegazioni, ha continuato il
primo giudice, erano state confermate del tecnico comunale di Gordola e dalla documentazione
depositata all'Ufficio tecnico di quel comune. Per il Giudice di pace, l'attrice,
benché avesse addotto che “se è pur vero che le due perizie appaiono identiche,
sta di fatto che la seconda (quella oggetto di questa causa) ha pur sempre
richiesto una sua verifica che ha implicato un impegno lavorativo congruo con
l'importo della fattura”, non avere dimostrato l'esistenza di un contratto di
mandato o di un altro tipo di contratto in virtù del quale l'arch. CO 1 si
sarebbe obbligato a pagare la fattura da lei emessa. Donde, in ultima analisi,
la reiezione della petizione.
6.
La
reclamante ritiene errata e contraria al principio della buona fede l'opinione
del primo giudice secondo cui l'architetto CO 1 non dovrebbe pagarle la fattura
per la sua perizia perché non si sarebbe perfezionato alcun contratto. Essa
adduce di avere confezionato una prova a futura memoria sullo stato di via “__________”
e di averla annessa a una domanda di costruzione inerente un fondo appartenente
al proprio amministratore unico, che l'architetto CO 1 gli ha chiesto tale
referto per poterlo allegare a sua volta a una domanda di costruzione riguardante
una proprietà limitrofa, che “a questa richiesta verbale ha fatto seguito un
aggiornamento e la consegna cartacea del documento” nel mese di maggio 2017 e che
visto il mancato pagamento della fattura di fr. 3231.– da lei emessa il 1°
febbraio 2019 ha dovuto inviare un precetto esecutivo nei confronti dello
studio d'architettura CO 1 - CO 2. Essa rileva inoltre che la prova a futura
memoria “messa a disposizione gratuitamente” indicata in una lettera del 9
gennaio 2018 prodotta dai convenuti “non è quella concernente la via __________
ma è quella relativa alla particella 818 RFD di __________, strada in proprietà
coattiva dei fondi limitrofi 3132, 3133, 3134, 3135 e 3136”. Ad ogni modo, per
la reclamante, visto che la perizia non le è “stata commissionata ma bensì
richiesta in quanto documento già visionato in passato” dall'arch. CO 1, il
contratto venuto in essere con lui “non è un mandato bensì piuttosto una
compravendita, semmai con gli adeguamenti del caso, di un documento esistente”.
E ciò a maggior ragione ove si pensi che la controparte non ha fornito nessuna
prova a sostegno dell'esistenza di un contratto di donazione.
a) Il
contratto è un concetto giuridico; è mediante l'apprezzamento essenzialmente
giuridico della fattispecie in un contesto determinato che se ne ammette la
conclusione. Questa valutazione il giudice
l'effettua d'ufficio in virtù dell'art. 57 CPC. Essa deve tuttavia
fondarsi sulle circostanze specifiche del caso, in particolare sulle
dichiarazioni di volontà e sul comportamento delle parti, il cui accertamento
attiene ai fatti. Nelle cause rette dal principio dispositivo sono le parti a
dovere allegare i fatti sui quali fondano le loro domande; e per ognuno dei
fatti allegati esse devono anche indicare le prove delle quali intendono
prevalersi (DTF 142 III 463 consid. 4.1). Premesso ciò, nella misura in cui
pretendeva di avere concluso con i convenuti un contratto di compravendita, l'attrice
oltre all'onere di allegazione era gravata anche dall'onere di provare l'esistenza
e il contenuto del contratto ovvero l'esistenza di un consenso sui suoi punti
essenziali del negozio giuridico (oggetto della vendita e prezzo).
b) Sapere se le parti hanno
raggiunto un accordo e hanno quindi stipulato un contratto è una questione di
interpretazione delle loro volontà, la quale può essere manifestata
espressamente o tacitamente (art. 1 cpv. 2 CO; DTF 128 III 422 consid. 2.2).
Affinché un contratto sia considerato concluso, le parti devono aver avuto la
volontà di esservi vincolate. Confrontato con un litigio sull'esistenza o
sull'interpretazione di un contratto, il giudice deve in primo luogo ricercare
la vera e concorde volontà dei contraenti (interpretazione soggettiva; art. 18
cpv. 1 CO), eventualmente, in modo empirico, sulla base di indizi (DTF 144 III
98.
consid. 5.2.2). Al proposito, costituiscono indizi in tal senso non solo il
contenuto delle dichiarazioni di volontà – scritte o orali – ma anche il
contesto generale, cioè tutte le circostanze che permettono di scoprire la
reale volontà delle parti, siano esse dichiarazioni fatte prima della
conclusione del contratto o fatti successivi ad esso, in particolare il comportamento
successivo delle parti che stabilisce ciò che le parti contraenti stesse hanno
compreso all'epoca. L'interpretazione soggettiva è questione di fatto.
Ove
non esistono degli accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà
delle parti o se il giudice constata che una parte non ha compreso la volontà
dell'altra, la loro (presunta) volontà viene accertata interpretando le loro
dichiarazioni secondo il principio dell'affidamento (interpretazione
oggettiva), ovvero secondo il senso che ogni contraente poteva e doveva
ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell'altro nella
situazione concreta. L'interpretazione oggettiva è questione di diritto (DTF
144.
III 98 consid. 5.2.2 e 5.2.3; DTF 133 III 675 consid.
3.3). Anche la scelta tra i metodi d'interpretazione soggettivo e oggettivo
attiene al diritto. La decisione spetta al giudice e dipende dall'esito
dell'istruttoria. L'art. 18 cpv. 1 CO gli impone di dare la precedenza al
metodo soggettivo, a condizione che vi siano elementi sufficienti per farlo
(sentenza del Tribunale federale 4A_462/2015 del 18 febbraio 2016 consid. 2 con
rinvio; CCR sentenza inc. 16.2016.18 del 29 ottobre 2018 consid. 6).
c) In
concreto, salvo le circostanze di fatto evocate dalla reclamante e le
discordanti dichiarazioni processuali delle parti, agli atti non vi sono
elementi che permettono di accertare quali fossero, al momento della consegna
del referto specialistico, le loro rispettive volontà. In particolare, tutto si
ignora sul fatto che a quel momento esse si fossero intese in maniera concorde
sugli elementi essenziali di un contratto, ovvero se per la consegna del
referto, pacifica, esse si fossero intese sul versamento di un corrispettivo. Né,
sempre sulla scorta di tali accertamenti, è possibile determinare se
l'architetto CO 1 potesse pensare in buona fede che il referto gli fosse stato consegnato
a titolo oneroso, men che meno ove si pensi che l'attrice medesima in altre
circostanze gli ha messo a disposizione gratuitamente un'altra prova a futura
memoria (lettera del 9 gennaio 2018 allegata al verbale del 25 ottobre 2019).
In estrema sintesi, per dimostrare la conclusione di un contratto, l'attrice
non poteva limitarsi a provare di avere consegnato la sua relazione alla
controparte e che questa l'ha utilizzata, ma avrebbe dovuto allegare e provare
tutte quelle circostanze di fatto che avrebbero poi permesso al giudice di accertare,
mediante interpretazione della volontà delle parti (soggettiva od oggettiva),
l'esistenza di un accordo sul principio dell'onerosità del contratto e sul
prezzo. In mancanza di tali elementi, la conclusione del primo giudice, secondo
cui tra le parti non è sorto un contratto oneroso, resiste alla critica. Ne segue che il reclamo vede la sua sorte
segnata.
7.
Le spese dell'attuale giudizio seguono la
soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). La reclamante rifonderà altresì agli
opponenti, che hanno presentato osservazioni tramite una patrocinatrice,
un'adeguata indennità per ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi,
decide: 1. Il reclamo è respinto.
2. Le spese processuali di fr.
400.– sono poste a carico della reclamante, che rifonderà alle controparti fr.
500.– per ripetibili.
3. Notificazione a:
–
;
–
avv. .
Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo delle Isole.
Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello
Il
presidente La vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.