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Decisione

16.2020.24

Contratto di mandato: prestazioni dentistiche

15 novembre 2021Italiano23 min

trasparenti) per Se__________ così come per completare il trattamento per S__________.

Source ti.ch

Incarto n.

16.2020.24

Lugano

15 novembre 2021/rg

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Giani,

presidente,

Fiscalini

e Stefani

vicecancelliera:

Jurissevich

sedente

per statuire sul reclamo del 28 aprile 2020 presentato da

RE

1

(patrocinata

dall'avv. PA 1 )

contro

la decisione emessa il 6 febbraio 2020 e motivata il “24 febbraio/2 marzo

2020” dal Giudice di pace del circolo di Para­diso nella causa C19-003

(mandato) promossa nei suoi confronti con petizione del 21 agosto 2019

dalla

CO

1

(patrocinata

dall'avv. RA 1),

Ritenuto

in fatto:

Fatti

A. Nel mese di novembre 2015 RE 1 si è rivolta al C__________

SA (__________) per sottoporre le proprie figlie Se__________ e S__________, a

quel momento minorenni, a trattamento di correzione dentale. Il 4 novembre 2015

lo studio dentistico ha allestito un pre­ventivo di fr. 10 950.– per la

figlia maggiore e di fr. 8700.– per quella cadetta. Le prime prestazioni

sono state eseguite tra il 4 e il 18 novembre 2015. Il 14 dicem­bre 2015 lo

studio dentistico ha invitato RE 1 a fissare un appuntamento per la consegna e

il posizionamento delle “mascherine di Invisalign” (aligner

trasparenti) per Se__________ così come per completare il trattamento per S__________.

RE 1 ha chiesto di rimandare l'appuntamento “a dopo le feste”.

Ricontattata l'11 gennaio 2016, la medesima ha poi comunicato di essere

all'estero e che al rientro avrebbe contattato lei lo studio. Da allora nulla è

più accaduto.

B. Nel frattempo, il 21

dicembre 2015 la Ca__________ SA ha trasmesso a RE 1 due note d'o­norario per i

trattamenti dal 4 al 18 novembre 2015 di

fr. 1806.85 per ogni pazien­te. Malgrado diversi solleciti, le note

in questione sono rimaste impagate. Ceduti alla CO 1, i due crediti sono stati

poi saldati ratealmente da RE 1.

C. Il 3 febbraio

2016 la Ca__________ SA ha inviato a RE 1 una nota d'onora­rio di

fr. 2492.80 per “laboratorio d'ortodonzia”

riguardante la figlia maggiore e una di fr. 2485.90 per “materiale

d'ortodonzia” inerente la secondogenita. Malgrado i richiami di

pagamento del 16 marzo 2016 le due note non sono state pagate. Entrambi i

crediti sono stati nuovamente ceduti alla CO 1. L'11 agosto 2016 la società

d'incasso ha fatto notifi­care a RE 1 due pre­cetti esecu­tivi dell'Ufficio di

esecuzione di Lugano per ottenere l'incasso di fr. 2492.80 più interessi al 5% dal

14 giugno 2016, fr. 32.45 per “oneri del creditore” e fr. 366.45 per “danni di

mora ai sensi degli artt. 103 e 106 CO” (PE n. __________01) e di

fr. 2485.90 più interessi al 5% dal 14 giugno 2016, fr. 32.45 per “oneri

del creditore” e fr. 366.45 per “danni di mora ai sensi degli artt. 103 e

106 CO” (PE n. __________04), ai quali l'escussa ha interposto opposizione.

D. Il 6 giugno 2017 la CO

1 si è rivolta al Giudice di pace del circolo di Paradiso chiedendo di convoca­re

RE 1 a un tentativo di conciliazione volto a ottene­re il paga­men­to

di fr. 2485.90 e fr. 2492.80 più interessi al 5% dal 14

giu­gno 2016 così come il rigetto in via definitiva delle

opposizioni interposte ai citati PE. Constatata l'assenza della

convenuta all'udienza del 26 luglio 2017, il Giudice di pace ha considerato

fallita la conciliazione e il 31 luglio 2017

ha sottoposto alle parti una proposta di giudizio nel senso dell'accoglimento

dell'istanza, che in mancanza di reazione da parte della convenuta è stata

ritenuta come accettata. Un'istan­za di

restituzione dei termini presentata il 3 otto­bre 2017 da RE 1 per determinarsi

sulla proposta di giudizio dopo essere stata respinta il 5 ottobre 2017 dal

Giudi­ce di pace, è stata accolta il 20 giugno 2018 dalla terza Ca­mera civile del

Tribunale d'appello, la quale ha rin­viato gli atti all'autorità di conciliazio­ne affinché riconvocasse le parti a una nuova u­dienza

(inc. 13.2017.116). Deca­duto infrut­tuoso anche il nuovo tentativo di

conciliazione, il 4 aprile

2019 il Giudice di pace ha rilasciato

l'autorizzazione ad agire all'istante, ponendo a suo carico la tassa di

giustizia di fr. 100.– (inc. E17-022).

E. Con petizione del 21 agosto 2019 la CO 1 ha conve­nuto RE 1 davanti al medesimo Giudice

di pace chie­dendo il pagamento di fr. 4978.70 oltre interessi al 5% dal

14 giugno 2016. Al dibattimento del 19 settembre 2019 l'attrice ha confermato

la sua domanda mentre la con­venuta ha proposto di respingere la peti­zione e ha

chiesto, in via riconvenzio­nale di

ordinare all'Ufficio di esecuzione di Lugano di annullare e cancellare le

esecuzioni n. __________04 e __________01 o quanto meno di non darne

notizia a terzi. Su richiesta del Giudice di pace le parti hanno proceduto a un

secondo scambio di allegati scritti in cui hanno confermato le loro posizioni. Invitate

a presentare conclu­sioni scrit­te, nei rispettivi memoriali del 31 gennaio

2020 esse hanno riaffermato, una volta di

più, i loro punti di vista. I due memoriali non constano essere stati oggetto

di notificazione.

F. Statuendo con decisione

non motivata del 6 febbraio 2020 il Giu­dice di pace, in accoglimento

della petizione, ha condannato la con­venuta a versare all'attrice fr. 4978.70

oltre interessi al 5% dal 14 giugno 2016 e fr. 146.60 per spese esecutive e ha rigettato

in via definitiva le opposizioni interposte ai noti PE. Le spese proces­suali

di fr. 230.– e quelle della conciliazione di fr. 100.– sono state poste a

carico della convenuta, tenuta a rifondere all'attrice fr. 200.– a titolo di

ripetibili. Così richiesto dalla conve­nuta, il “24 febbraio/2 marzo 2020” il

Giudice di pace ha motivato la decisione.

G. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a

que­sta Ca­mera con un reclamo del 28 aprile 2020 in cui chiede, previa

concessione dell'effetto sospensivo, di riformare il giudizio impu­gnato

nel senso di respingere la petizione e di “annullare e far cancellare” le

citate esecuzioni. Con decreto del 25 mag­gio 2020 il presidente di questa

Camera ha respinto la ri­chie­sta di effetto sospensivo. Nelle sue

osservazioni del 9 luglio 2020 la CO 1 ha concluso per la reiezio­ne del re­clamo.

Le parti hanno mantenuto le rispettive posizioni nel successivo scambio di allegati

spontanei del 23 luglio e del 7 agosto 2020.

Considerando

Considerandi

in diritto:

1.

Le decisioni emanate

nella procedura semplificata sono impu­gna­bili, trattandosi di controversie

patrimoniali con un valore liti­gioso inferiore a fr. 10 000.–, a questa Camera

con reclamo en­tro trenta giorni dalla notificazione della motivazione scritta

(art. 321 cpv. 1 CPC). In concreto, la motivazione della deci­sione impugnata,

che riporta come data nella prima pagina “2 marzo 2020” e nelle succes­sive due

pagine “24 febbraio 2020”, è stata notifi­cata il 29 febbraio 2020 e pervenuta

il 2 marzo 2020 al patroci­natore della convenuta (cfr. tracciamento degli

invii n. __________, agli atti). Il ter­mine di reclamo è cominciato a decorrere

così l'indomani. Il 21 marzo 2020 è en­trata in vigore tuttavia l'ordi­nanza

del Consiglio federale sulla so­spensione dei termini nei procedimenti civili e amministrativi ai fini del

manteni­mento della giustizia (sospen­sione dei termini) in relazione

al coronavirus (COVID-19; RS 173.110.4), che ha anti­cipato a

quel momento le cosiddette ferie giudiziarie

dell'art. 145 cpv. 1 lett. a CPC. E a quel momento la convenuta

aveva ancora 12 giorni a disposi­zione, che sono ri­presi a decorrere il

20.

aprile 2020. Intro­dotto il 28 aprile 2020, il reclamo in esame è

perciò ricevibile.

2.

Secondo

l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'er­rata applicazione del

diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifesta­mente errato dei fatti (lett.

b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure

concernenti l'errata appli­cazione del diritto – federale, cantonale o estero –

da parte della giurisdizione inferiore spetta al reclamante, pena

l'irricevibilità del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la

viola­zione del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impu­gnato

(DTF 142 III 367 consid. 2.4 con rinvii). Per quanto concer­ne invece i fatti,

l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivederli

soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in

tal caso occorre in parti­colare esporre le critiche in maniera chiara e

circostanziata, ac­compagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizio­ne

di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.)

nell'apprezzamento delle prove o nell'ac­certamento dei fatti. Per motivare

l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata

contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo

l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente

insostenibili, in aperto contrasto con la situazio­ne reale, gravemente lesivi

di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in

contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 144 III

146.

consid. 2 con rinvii).

3.

Al reclamo RE 1

allega il suo memoriale conclusivo (doc. C) non avendo la certezza che esso

figuri agli atti giacché il Giudice di pace ha indi­cato che “entro il 31 gen­naio

2020.

non sono pervenute conclusioni da entrambe le parti”. In realtà gli allegati

conclusivi delle parti sono presenti nel fasci­colo proces­suale trasmesso a

questa Camera dal Giudice di pace. Non è invero dato di capire il perché

dell'indicazione di quest'ultimo, tanto più che un termine è osservato se

l'atto è consegnato al tribunale oppure all'indirizzo di questo alla posta

svizzera il più tardi entro la mezzanotte dell'ultimo giorno del termine

(principio della spedizione: art. 143 cpv. 1 CPC; DTF 142 V 391 consid.

2.2). Sia come sia, nelle loro rispettive conclusioni le parti si sono limitate

a rinviare a quanto addotto nei loro allegati precedenti di modo che non

sarebbero state di rilievo ai fini del giudizio. Per questa volta non si

giustifica adottare particolari sanzioni.

4.

Nella

decisione impugnata il Giudice di pace ha accertato che “dalla documentazione

prodotta e da quanto emerso in sede di udienza” tra le parti [recte: tra

la convenuta e il C__________ SA] era sorto un contratto di mandato per il quale

“non è necessaria la forma scritta (principio della libertà di forma)”. Rinviando

alla dot­trina e alla giurispru­den­za menzionate dell'attrice nella replica “che

[il primo giudice] ha fatto sue nella loro integrità”, egli ha ritenuto che l'esi­stenza

e il contenuto del contratto “è stata provata dall'attrice con i doc. P-U mentre

la tesi contraria dalla conve­nuta, secondo cui non sarebbe stato concluso

alcun contratto, nem­meno per atti concludenti, per l'ordinazione delle “mascherine”

oggetto della vertenza non è suffragata da

nessuna prova”. A suo avviso, inoltre, visto che la convenuta aveva

riconosciuto e pagato i primi interventi eseguiti dallo studio dentistico il di

lei successivo comportamento “che nega qualsiasi con­tratto e qual­siasi

prestazione appare de­cisamente scorretto”. Egli è poi rimasto “sconcertato per

tutto il castello abilmente co­struito da parte con­venuta per non pagare il

dovuto ed il concor­dato previsto dal preventivo”, soggiungendo che la conve­nuta,

la quale contesta le pretese dell'attrice asserendo che manchi la prova della

conclu­sione di “un contratto tra le parti [recte tra la convenuta e il C__________

SA] per il la­voro svolto e pattuito senza però portare alcuna prova di quan­to

asserito”, gli dava semplicemente l'impressione “di non voler pagare il tutto

pur avendo benefi­ciato di prestazioni specialistiche che in parte ha pure

pagato e dunque riconosciu­to”. Egli ha così “giunto alla convinzione che alla

parte attrice sia effettivamente dovuto l'importo per i servizi svolti a suo

tempo così come risulta dalla documentazione (vedi doc. A-K)”. Ciò posto, il Giudice

di pace ha accolto la petizione e rigettato in via definitiva le opposizioni in­terposte

ai noti precetti esecutivi.

5.

La reclamante

lamenta anzitutto una insufficiente motivazione della decisione, rimproverando

al Giudice di pace di aver fatto

proprie la dottrina e la giurisprudenza citate dall'attrice e di avere inoltre omesso

di statuire sulle do­mande cautelari da lei formulate nelle osservazioni. Si duole

poi del fatto che il primo giudice non ha minimamente tenuto conto delle sue

contestazioni, limitandosi a sostenere che “i documenti pro­dotti dell'attrice pro­ve­reb­bero la sottoscrizione tra le

parti di un contratto di mandato e che dunque le richie­ste dell'at­trice siano

integralmente da accogliere”.

a) Le

esigenze minime di motivazione di una decisione (art. 238 lett. g e 239 cpv.

2.

CPC) sono quelle che discendono dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Il giudice non

è tenuto quindi a deter­minarsi su ogni singola allegazione di parte. La

motivazione può es­sere anche breve e conci­sa. Essenziale è che permet­ta di

capire perché egli ha statuito in un modo piuttosto che in un altro, sicché l'interessato

possa valutare con cognizione di causa se deferire il litigio all'autorità

superiore, la quale de­ve – a sua volta – poter esercitare adeguatamente il proprio

controllo giurisdizionale (DTF 145 IV 423 consid. 3.4.1 con rinvii). Tale

condizione minima vale per tutti gli argomenti di rilievo che concorrono a

formare una decisione (DTF 146 II 341 consid. 5.1). Se non permette di capire

perché il giudice ha statuito in un modo piuttosto che in un altro su questioni

determinan­ti, una motivazione è insufficiente (RtiD II-2018 pag. 807 n. 35c).

Dal

pun­to di vista formale, il diritto ad una motivazione è rispet­tato anche se

la motivazione è implicita, risulta dai diversi consi­de­randi componenti la

decisione (sentenza del Tribu­nale fe­de­rale

4D_76/2020 del 2 giugno 2021 consid., 4.2 con rin­vii), oppure da rinvii ad altri

atti. Anche in questo caso, oc­corre però che ciò non ne ostacoli oltremodo la

compren­sione o addirittura la precluda (sentenza del Tribunale fede­rale

2C_630/2016 del 6 settembre 2016 consid. 5.2 con rin­vii). Il diritto a una

motivazione è rispettato pure se la motivazione addotta dal giudice è errata (sentenza del Tribu­nale fe­de­rale 5A_911/2020

del 13 settembre 2021 consid. 6.1; v. anche CCR

sentenza inc. 16.2018.18 del 19 luglio 2019 consid. 5a con rinvii).

b) In

concreto, la motivazione della decisione, invero succinta, difetta in

particolare di un'esposizione dei fatti chiara e completa. Oltre a ciò, è vero

che il rinvio alle “precisazioni dottrinali e di giurisprudenza” contenute

nella replica dell'attrice (relative alla qualifica come mandato di un

contratto per prestazioni di un dentista, alla forma ri­chie­sta per la

conclusione di tale contratto e alle mo­dalità di interpre­ta­zione del

contenuto di un contratto) non favorisce la comprensione ma neppure la

reclamante sostiene che ciò abbia precluso od ostacolato la possibilità di

interporre reclamo. Certo, il primo giudice è incorso in varie impre­cisioni (la duplica del 12 dicembre 2019 così come i paga­menti

delle note d'o­norario del 21 di­cembre 2015 della convenuta sono rapportati

erroneamen­te all'at­trice mentre parte al contratto non è l'attrice ma lo

studio denti­stico), resta il fatto che egli si è pur sempre espres­so

sulle domande e le contestazioni delle parti. Dalle sue argo­menta­zioni si può

arguire che la petizione è stata accolta perché l'attrice ha provato la

conclusione di un contratto di mandato riguardante dei trattamenti ortodontici

per le figlie della convenuta che prevedevano l'utilizzo di aligner trasparenti (“mascherine”). È vero infine che il primo giudice

non si è espresso sulle domande cautelari della convenuta volte a ordi­nare

all'UE di Lugano di annullare le note ese­cu­zio­ni. Se non che, nella misura

in cui ha pronunciato il rigetto in via definitiva delle oppo­sizioni in­terposte

ai due precetti egli le ha implicitamente respinte. Seppure ai limiti inferiori imposti

dal profilo formale, la motivazione della decisione impugnata è dunque

sufficien­te. D'altronde non v'è dubbio che

i motivi della decisione siano stati com­presi anche dalla convenuta, la quale

ha saputo presentare un re­clamo motivato e articolato.

6.

Secondo la

reclamante, dal fatto che il Giudice di pace abbia fatto proprie la dottrina e

la giurisprudenza menzionate dall'attrice si può desumere come egli non ab­bia

mai avuto inten­zione di sentire le sue motivazioni e che “avrebbe, in

qualsiasi caso, rico­nosciuto le richieste dell'attrice”. A suo parere, anche

il fatto che il primo giudice si sia lasciato an­dare in ester­na­zioni poco

felici, asse­ren­do che “sem­plicemente negare qual­siasi con­tratto e

qualsiasi prestazione ap­pare decisa­mente scor­retto” e “tutto il castello

costruito da parte convenuta per non pagare il dovuto e il concordato previsto

dal preventivo non può che scon­cer­tare questo giudice” fanno com­pren­dere

che egli è di parte. Ora, si conviene che il mero rinvio alla replica dell'attrice

“per economia di tempo” possa apparire discutibile, così come lo è l'uso di

giudizi ed espressioni inutilmente

polemiche che nulla sussidiano all'esito del procedimento. Se non che, per

tacere del fatto che nel reclamo non vengono invocati motivi di ricusazione, per

finire le allegazioni si esauriscono in generiche recriminazioni sull'operato

del Giudice di pace, senza che da ciò l'interessata tragga conseguenze

concrete. La doglianza si rivela fine a sé stessa.

7.

Per

la reclamante, il Giudice di pace ha violato l'art. 8 CC perché ha posto a suo

carico l'onere di provare di non avere sotto­scritto con il C__________ SA alcun

contratto di mandato a favore delle figlie anziché porre a carico della

controparte l'onere di dimostrarne la conclusione. In concreto, è pacifico che

spettava all'attrice, che procede in causa per incassare i crediti cedutigli

dallo studio dentistico, dimostrare l'esistenza di un contratto tra

quest'ultimo e la convenuta.

Non si

disconosce che il primo giu­dice ha indicato che la convenuta non ha comprovato

le sue ar­gomenta­zioni che “portano ad escludere qualsiasi tipo di con­tratto”

di mandato e che “contesta in toto le richieste di parte attrice soste­nendo,

in estre­ma sinte­si, che non vi sia la prova di alcun con­tratto tra le parti

per il la­voro svolto e pattuito senza però portare alcuna prova di quanto

asserito”. Prima di rimprove­rare alla conve­nuta di non avere apportato prove

che avvalorino la sua tesi se­condo cui non avrebbe concluso nessun contratto

con lo studio dentistico, il Giudice di pace ha accertato però che con la documentazione

prodotta agli atti l'attrice ha dimostrato la conclusione del contratto. Detto

altrimenti, il primo giudice ha semplicemente rimproverato alla con­venuta di

non avere presentato alcuna controprova o prova del contrario a sostegno della

sua contestazione. Anche al riguardo il reclamo è destinato

all'insuccesso.

8.

RE

1.

contesta che i documenti prodotti dalla contro­par­te provino l'accettazione

dei due preven­tivi allestiti il 4 no­vem­bre 2015 dal C__________ SA e che

quindi lo studio dentistico sarebbe stato da lei autorizzato a iniziare le cure

per le figlie e a ordinare per loro le contestate “mascherine”. Essa ribadisce di non avere

mai avuto “inten­zione di ordinare le masche­rine e quindi sotto­porre le

figlie ai trattamenti di cui ai preventivi” e di non essersi più recata presso

lo studio dentistico “dopo ave­re ricevuto i preventivi”. A suo parere, poi, è verosimile

“che tali mascherine saranno state utilizzate per altri clienti”.

a) Nella

fattispecie è pacifico che un contratto avente per oggetto prestazioni di un

dentista è un contratto di mandato (sentenza del Tribunale federale 4A_216/2016

del 26 settembre 2016 consid. 3.3 con rinvio a DTF 110 II 375). Il mandante

deve rimborsare al mandatario le anticipazioni e le spese che questi ha fatto

per la regolare esecuzione del mandato e liberarlo dalle assunte obbligazioni

(art. 402 cpv. 1 CO). Il mandato può essere sempre revocato o disdetto da

entrambe le parti (art. 404 cpv. 1 CO), ma chi revoca o disdice il mandato

intempestivamente, deve risarcire l'altra parte del danno che gliene deriva (art.

404.

cpv. 2 CO).

b) Con

la reclamante si può convenire che i documenti da A a K non ­provano l'avvenuta

stipula­zione di un con­tratto. Sta di fatto che dal fascicolo processuale, su

cui il primo giudice ha fondato i propri accertamenti, si evince che il 4

novembre 2015 il C__________ SA di __________ ha allestito un pre­ventivo di fr. 8700.–

per S__________ __________ (doc. 3) e uno di fr. 10 950.– per Se__________

__________ (doc. 4). Il 21 dicembre 2015 la Ca__________ SA ha trasmesso a RE 1

due note d'o­norario per i trattamenti dal 4 al 18 novembre 2015 di

fr. 1806.85 per ogni figlia (doc. P e Q). Il 14 dicem­bre 2015 lo studio

dentistico ha invitato RE 1 a fissare un appuntamento per la consegna e il

posizionamento delle “mascherine di Invisalign” (aligner

trasparenti) per Se__________ così come per

completare il trattamento per S__________. RE 1 ha chiesto di rimandare

l'appuntamento “a dopo le feste” (doc. N 1° foglio). Ricontattata l'11 gennaio

2016, la medesima ha poi comunicato di essere all'estero e che al rientro

avrebbe contattato lei lo studio (doc. N 2° foglio). Il 10 aprile 2017 RE 1 ha

poi comunicato alla Ca__________ SA che dopo avere firmato il preventivo [del 4

novembre 2015 del C__________ SA di __________] ha ricevuto dall'Ufficio di

tassazione un richiamo per tutti gli anni di residenza in Svizzera (“una cifra

veramente importante”), ciò che l'ha indotta a ritenere “inopportuno recarmi in

uno studio per usufruire di servizi che non avrei potuto pagare” (doc. N 3°

foglio).

Tali

accertamenti permettono di ritenere che lo studio dentistico ha allestito due

preventivi per un trattamento di correzione dentale in favore delle figlie

della convenuta, che una parte delle prestazioni è stata eseguita tra il 4 e il

18.

novembre 2015, che tali servizi sono stati fatturati il 21 dicembre

successivo, e che la convenuta, sebbene fosse stata invitata a fissare

un appuntamento per la prosecuzione delle cure, segnatamente la consegna e il

posizionamento delle “mascherine” in favore di Se__________, non vi ha dato

seguito per motivi finanziari. In tali

circostanze l'accertamento del primo giudice, secondo cui tra RE 1 e il C__________ SA di __________ era

sorto un contratto avente per oggetto prestazioni di un dentista, non

può dirsi manifestamente errato.

c) Premesso

ciò, nella misura in cui la

reclamante sostiene di non avere mai approvato i preventivi, essa, oltre a

muovere una critica meramente appellatoria, sorvola sul contenuto della sua e-mail

di cui al doc. N 3° foglio. Certo, lo studio dentale non consta aver richiesto l'ac­conto “di circa il 30% da versare ad inizio cure” a

valere quale accettazione dei preventivi del 4 novembre 2015, come figurava in

calce agli stessi. Resta il fatto che, come si è detto, essa ha per finire ammesso

di averli firmati di modo che l'accertamento in questione non risulta essere

manifestamente errato.

d) Né

la reclamante può essere seguita laddove assevera che le due note d'onorario

del 21 dicembre 2015 (doc. P e Q) non riguardano i preventivi del 4 novembre

2015.

ove appena si pensi che essa nemmeno pretende che prima di tale data siano

stati allestiti altri preventivi per altre cure. Tanto meno appare verosimile

che essa abbia pagato prestazioni di cui le figlie non hanno beneficiato. Per

comune esperienza si può poi escludere che “mascherine” confezionate sulla

base dell'impron­ta dentale di un paziente possano in seguito essere

utilizzate per un altro paziente. In definitiva, posto che sull'acquisto da parte

del C__________ SA delle “mascherine” la convenuta non muove obbiezioni (cfr. doc. V e

W), accertato che

dopo avere accettato i preventivi RE 1 ha rinunciato ai servizi, disdicendo di

fatto il contratto, la conclusione del primo giudice di obbligarla a risarcire

lo studio dentistico per le spese inutilmente assunte non appare errata. Su

questo punto il reclamo è destinato all'insuccesso.

9.

La reclamante

rimprovera inoltre al Giudice di pace di avere pronunciato il rigetto definitivo

delle opposi­zioni da lei interposte ai PE n. __________04 e __________01 dell'UE

di Lu­gano, nonostante una tale domanda non sia stata formulata dall'attrice. A ragione. Dagli atti risulta che l'attrice non ha mai

formulato una richiesta del genere.

Nella misura in cui il primo giu­dice ha pronunciato il rigetto defini­tivo

delle opposizioni in­terposte ai due precetti ese­cu­tivi (dispositivo 1.1) e ha

obbligato altresì la convenuta a pagare le spese esecutive di fr. 146.60

(dispositivo n. 2 in fine) egli ha violato l'art. 58 cpv. 1 CPC secondo cui il

giudice non può aggiudicare a una parte né più di quanto essa abbia doman­dato,

né altra cosa, né meno di quanto sia stato

ri­conosciuto dalla controparte (sen­tenza del Tri­bunale federale 5A_663/2020 del 2 febbraio 2021 consid. 5.2.1; CCR, inc. 16.2017.13 del 29 settembre 2017). Senza dimenticare

che dall'estratto ese­cu­tivo del 9 agosto 2019 riferito alla convenuta (doc.

2) le due esecuzioni risultato essere estinte. Il di­sposi­tivo n. 1.1 e la

parte finale di quello n. 2 vanno dichia­rati di conseguenza nulli.

10.

Quanto

alla richiesta di RE 1 volta a ordinare all'UE di Lugano la cancellazione

delle predette esecu­zioni – ovvero il divieto di comunicazione a terzi secondo

l'art. 8a cpv. 3 LEF – questa dev'essere diretta all'Ufficio di

esecuzione, il quale deciderà se sono date le condizioni per accoglierla. La

decisione dell'Uffi­cio potrà poi essere impugnata con ricorso all'Autorità di

vigilanza (art. 13, 17 e 18 LEF), non al giudice civile (RtiD II-2017 pag. 864,

cfr. CCR, sentenza inc. 16.2017.38 dell'11 giugno 2019 consid. 7b).

11.

Le spese processuali del giudizio odierno

seguirebbero la reciproca soccombenza delle parti (art. 106 cpv. 2 CPC). La

reclamante ottiene causa vinta solamente sul rigetto definitivo delle

opposizioni interposte ai noti precetti esecutivi (dispositivo n. 1.1) e sulle

spese esecutive (dispositivo n. 2 in fine) ma soccombe sull'azione creditoria.

D'altro lato la resistente, che non ha chiesto al Giudice di pace di pronunciare

il rigetto delle opposizioni né ha chiesto la conferma integrale della

decisione impugnata, non può considerarsi responsabile dell'errore del primo

giudice. In tali circostanze si giustifica di ridurre la quota di oneri a

carico della reclamante. La resistente, che ha

presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore, ha comunque diritto

a un'adeguata indennità per ripetibili. L'esito

del giudizio odierno non incide in maniera apprezzabile sui dispositivi

riguardanti le spese processuali e quelle ripetibili di prima sede, che possono

rimanere invariati.

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. ll reclamo è parzialmente

accolto nel senso che il dispositivo n. 1.1 della decisione impugnata è annullato

mentre il dispositivo n. 2 è annullato limitatamente al pagamento di “Fr.

146.60 per le spese esecutive”. Per il resto il reclamo è respin­to.

2. Le spese processuali ridotte

di fr. 450.– sono poste a carico di RE 1 che

rifonderà alla controparte fr. 500.– per ripetibili.

3. Notificazione a:

avv. ;

avv. .

Comunicazione alla

Giudicatura di pace del circolo di Paradiso.

Per

la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il

presidente La vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore

litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie

in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta

giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in

materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti

dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il

ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.