17.2002.58
vie di fatto - prescrizione delll'azione penale - diritto applicabile (lex mitior) - commisurazione della pena - esigenze di motivazione - registrazione clandestina di conversazioni - violazione della
28 aprile 2005Italiano36 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
17.2002.58
Data decisione, Autorità:
28.04.2005, CCRP
Titolo:
vie di fatto - prescrizione delll'azione penale - diritto applicabile (lex mitior) - commisurazione della pena - esigenze di motivazione - registrazione clandestina di conversazioni - violazione della sfera segreta e priuvata mediante apparecchi di presa di immagine
LEX MITIOR
PRESCRIZIONE DELL'AZIONE PENALE
REGISTRAZIONE CLANDESTINA DI CONVERSAZIONI
VIE DI FATTO
VIOLAZIONE DELLA SFERA SEGRETA O PRIVATA MEDIANTE APPARECCHI
art. 63 CPS
art. 109 CPS
art. 126 cpv. 1 CPS
art. 72 cpv. 2 cf. 2 VCPS
art. 109 VCPS
Incarto n.
17.2002.58
17.2002.66
Lugano
28 aprile
2005/kc
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Corte di cassazione e di revisione
penale del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Pellegrini, presidente,
Chiesa e Cometta (giudice supplente)
segretario:
Isotta, cancelliere
sedente
per statuire sui ricorsi per cassazione presentati
il
18 ottobre 2002 (inc. n. 17.2002.58) da
RI 1
di
e nata, attinente di, nato a il 6 ottobre 1950, domiciliato a, coniugato,
architetto
(patrocinato
dall'avv. PA 1)
e
il
29 ottobre 2002 (inc. n. 17.2002.66) da
PI 1
di
e nata, attinente di, nato a il 5 maggio 1967, domiciliato a, coniugato,
giornalista
(patrocinato
dall'avv. PA 2)
contro
la
sentenza emanata il 30 settembre 2002 dal Pretore del Distretto di Bellinzona
nei loro confronti come pure di
PI
2
di,
nata a il 15 maggio 1970, cittadina, domiciliata a, coniugata, operatrice
addetta alle riprese filmate
(patrocinata
dall'avv. PA 2)
non
ricorrente;
esaminati
gli atti,
posti
Fatti
i seguenti
punti di questione: 1. Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione di RI 1;
2. Se dev'essere accolto
il ricorso per cassazione di PI 1;
3. Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. RI 1,
architetto, è presidente con diritto di firma individuale della D. __________
SA, il cui scopo è la conduzione di un'impresa generale di costruzioni e la
promozione immobiliare in genere. PI 1 e PI 2 sono dipendenti dell'emittente
televisiva T__________ SA in qualità di giornalista il primo e di operatrice
addetta alle riprese filmate la seconda.
La
D. __________ SA ha edificato a in via un quartiere di case unifamiliari, la
cui sistemazione esterna nel luglio 2001 non era ancora stata eseguita. Il 15
luglio 2001 vi fu un violento nubifragio, che determinò non solo l'allagamento
della zona non ancora sistemata ma anche infiltrazioni d'acqua nelle case già
abitate.
B. Su
segnalazione di taluni proprietari esasperati per i disagi riconducibili alle
inadempienze dell'impresa di costruzioni, T__________ è intervenuta con il
giornalista PI 1 e l'operatrice PI 2 lunedì 16 luglio 2001 al mattino. Dopo
avere effettuato riprese per illustrare la situazione all'esterno e i danni
dell'acqua all'interno di alcune abitazioni, PI 1 e PI 2 hanno chiesto alla D. __________
SA di poter parlare con l'arch. RI 1, che però era assente. Solo nel pomeriggio
fu possibile concordare un incontro, che avvenne al bar __________ di. La
conversazione venne registrata con suono e immagini da PI 2 su ordine di PI 1 e
all'insaputa di RI 1. In conclusione, RI 1 invitò i suoi interlocutori a recarsi
sul posto per verificare la situazione.
C. Giunti
in via per primi, PI 1 e PI 2 iniziarono nuovamente a filmare, continuando anche
dopo che RI 1 aveva loro intimato di sospendere le riprese. Visto disatteso il
suo ordine, l'architetto si mise all'inseguimento dell'operatrice ma venne
ostacolato dal giornalista, che fu spintonato e colpito con un pugno. Raccolto
da terra un sasso, RI 1 lo lanciò contro PI 1 senza colpirlo e si diresse verso
PI 2, ingiungendole di cancellare le immagini e di consegnargli la cassetta.
Neutralizzato PI 1 da un operaio dell'impresa edile, PI 1 cercò senza successo
di impossessarsi della cassetta registrata ma nella colluttazione seguita con PI
2 la telecamera venne danneggiata irrimediabilmente. Successivamente RI 1 si
recò a alla sede di T__________, minacciando di morte il giornalista PI 1.
D. Con
decreto d'accusa del 21 giugno 2002 il Procuratore pubblico ha riconosciuto RI
1 autore colpevole di:
¿ vie di fatto per
avere, il 16 luglio 2001 a presso un cantiere edile, colpito intenzionalmente
alla testa, con un pugno nel quale era racchiuso un telefono cellulare, il
giornalista televisivo PI 1;
¿ lesioni colpose
semplici per avere nelle stesse circostanze cagionato un danno al corpo di PI 2,
collaboratrice di PI 1, colpita alla gamba da un sasso destinato a PI 1;
¿ ripetuta coazione
(consumata e tentata) per avere nelle stesse circostanze mediante atteggiamento
minaccioso, risultante da grida e atti intimidatori (pugni e lancio di sasso),
intralciato la libertà di agire di PI 1 e PI 2, costringendoli a fare, omettere
e tollerare una serie di atti (interrompere una ripresa filmata, subire il tentativo
di farsi consegnare il nastro della registrazione televisiva, essere limitati
nei movimenti e dover darsi alla fuga;
¿ ripetuta minaccia per
avere nello stesso giorno ma a, presso lo studio televisivo del datore di
lavoro di PI 1 e PI 2, incusso timore a PI 1 gridando frasi minacciose.
In
applicazione della pena, il Procuratore pubblico ha proposto la condanna di RI
1 a 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per due anni.
Il
1° luglio 2002 RI 1 ha sollevato opposizione al decreto d'accusa.
E. Con
decreti d'accusa del 21 giugno 2002 il Procuratore pubblico ha riconosciuto PI
1 e PI 2 autori colpevoli di violazione della sfera privata mediante apparecchi
di presa di immagini per avere in correità tra loro, il 16 luglio 2001 a presso
un esercizio pubblico, registrato con una telecamera digitale professionale una
conversazione privata avvenuta tra PI 1 e RI 1, all'insaputa di quest'ultimo e
sapendo che non avrebbe dato il suo consenso.
In
applicazione della pena, il Procuratore pubblico ha proposto la condanna di PI
1 alla multa di fr. 750.¿ e la condanna di PI 2 alla multa di fr. 500.¿.
Il
1° luglio 2002 PI 1 ha sollevato opposizione al decreto d'accusa, così come PI
2.
F. Statuendo
sulle opposizioni di RI 1, PI 1 e PI 2, con sentenza 30 settembre 2002 il
Pretore del Distretto di Bellinzona ha confermato per RI 1 l'imputazione di vie
di fatto, ripetuta coazione (consumata e tentata) e ripetuta minaccia,
prosciogliendolo per contro dall'accusa di lesioni colpose semplici. In applicazione
della pena, il primo giudice ha ridotto la condanna a 12 giorni di detenzione,
sospesi condizionalmente per due anni.
Per
PI 1 e PI 2 è stata confermata l'imputazione di violazione della sfera privata
mediante apparecchi di presa di immagini. Pure confermate sono state per
entrambi le condanne alle multe di fr. 750.¿ per Gattoni e di fr. 500.¿ per PI
2. È stata ordinata la confisca e distruzione della videocassetta sequestrata,
che riproduce la conversazione privata presso il bar __________.
G. Contro
la citata sentenza RI 1 ha introdotto il 1° ottobre 2002 una dichiarazione di
ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione
scritta, prodotta il 18 ottobre successivo, egli chiede in via principale il
proscioglimento da tutte le imputazioni, in via subordinata la cassazione della
sentenza con contestuale rinvio al primo giudice per nuova decisione sulla fissazione
della pena e in via ancora più subordinata la condanna alla pena di una multa
in luogo della detenzione.
Con
osservazioni 11 novembre 2002 il Procuratore pubblico ha proposto di respingere
il ricorso. Chiamato a esprimersi, PI 1 è rimasto silente.
H. Contro
la sentenza si è pure aggravato PI 1, che ha introdotto il 30 settembre 2002 una
dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella
motivazione scritta, del 29 ottobre successivo, egli chiede la cassazione del
pronunciato pretorile con contestuale suo proscioglimento, da estendere anche
ad PI 2 in virtù del dettato dell'art. 297 CPP.
Invitati
ad esprimersi, con osservazioni 11 e 19 novembre 2002 il Procuratore pubblico e
la parte civile RI 1 hanno proposto la reiezione del ricorso.
Considerandi
in diritto: 1. Il
ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 lett. a e b CPP).
L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili
unicamente qualora la sentenza impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288
lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole,
discutibile o finanche erroneo, bensì apertamente insostenibile, destituito di
fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 129 I 173
consid. 3.1 p. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a
esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia 369
consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura a norma dell'art. 288 lett. c CPP
non basta dunque criticare la sentenza impugnata né contrapporle una propria
versione dell'accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare
perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione
delle prove siano viziati di arbitrio. Secondo giurisprudenza, inoltre, per
essere annullata una sentenza dev'essere arbitraria anche nel risultato, non
solo nella motivazione (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con rinvii).
I. Sul ricorso di RI 1
2.
Il
ricorrente insorge anzitutto contro la condanna per vie di fatto nei confronti
di PI 1 perché il primo giudice si sarebbe limitato a considerare le sole
immagini girate sul cantiere, tralasciando una circostanza rilevante, ossia che
egli ha sempre sostenuto di "aver voluto togliere dal suo cammino il PI 1"
per poter raggiungere la PI 2 e privarla della telecamera per "far cessare
l'indebita violazione della sua personalità". Assevera trattarsi di
"reazione proporzionata" perché il giornalista "non ha subito
nessuna forma di violenza che ecceda quanto socialmente ammissibile", ritenuto
altresì che la vittima stessa avrebbe confermato di non aver quasi sentito il
pugno sul capo".
a) La censura non deve essere vagliata oltre, perché alle vie di fatto
è comminato l'arresto o la multa (art. 126 cpv. 1 CP). Si tratta quindi di
contravvenzione (Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. I, Berna 2002,
p. 154, n. 20) riferita a fatti realizzatisi il 16 luglio 2001 ¿ vigente la
pregressa normativa dell'art. 109 vCP con il termine di prescrizione biennale
dell'azione penale, più favorevole della nuova disciplina dell'art. 109 nCP in
vigore dal 1. ottobre 2002 che non solo estende a 3 anni il termine di
prescrizione ma ne limita anche il dies ad quem fino al giudizio di merito di
prima istanza e non può pertanto costituire lex mitior per raffronto al
vecchio diritto (DTF 130 IV 101 consid. 1 pag. 102, 129 IV 49 consid. 5.1 p. 51
s.; Trechsel/ Noll, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil I, 6. ediz.,
Zurigo 2004, p. 310, ad C. 1; cfr. sul tema Schubarth, Das neue Recht der
strafrechtlichen Verjährung, in: RPS 2002, p. 322¿324, 326 s., 334¿336) ¿ per i
quali l'azione penale si è prescritta il 16 luglio 2003, il termine di
prescrizione continuando a decorrere anche pendente il ricorso per cassazione
presentato il 18 ottobre 2002.
Ciò significa che
decade la perseguibilità dell'imputazione per il reato di vie di fatto e la
prescrizione comporta, come questa Corte ha già avuto modo di rilevare,
l'archiviazione del caso (sentenze CCRP 21 maggio 2004 in re C. consid. 5c e 5
novembre 2002 in re M. consid. 3 con rif.), senza che occorra determinarsi
sulla natura, controversa in materia penale, della prescrizione (cfr. Peter
Müller, Basler Kommentar zum Strafgesetzbuch, Basilea/Ginevra /Monaco, 2003, n.
40.
ss. preliminarmente all'art. 70 CP). In DTF 117 Ib 53 consid. 3, così come
in DTF 105 IV 7 consid. 1a, il Tribunale federale ha lasciato indecisa la
questione a sapere se la prescrizione dell'azione penale costituisca un motivo
d'estinzione del diritto dello Stato di condannare, fondato sul diritto
materiale, oppure una regola di procedura, costituente un impedimento processuale
alla prosecuzione della causa. In DTF 116 IV 80 e 76 IV 123 la prescrizione è
stata invece classificata come ostacolo processuale. Il quesito non è risolto
in modo unanime nemmeno dai vari tribunali cantonali (cfr. Stefan Trechsel,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, 2. ediz., Zurigo 1997, n. 3 preliminarmente
all'art. 70). Per quanto riguarda il Cantone Ticino, il Tribunale federale in
una recente sentenza non pubblicata ha considerato come ¿ sulla base della
giurisprudenza della CCRP ed in linea di massima anche della CRP ¿ l'intervento
della prescrizione comporti l'estinzione del diritto dello Stato di punire e
attenga quindi al diritto materiale (sentenza 1P.258/2002 del 2 ottobre 2002,
consid. 3.4 con rif.).
b) Ciò posto, accertata
l¿intervenuta prescrizione dell¿azione penale, la condanna formante oggetto del
Dispositivo
dispositivo A (in parte) deve essere annullata per quanto riguarda il reato di
vie di fatto e il ricorso per cassazione dichiarato, su questo punto, senza oggetto.
3. Sul
reato di ripetuta coazione da parte del ricorrente contro PI 1 e PI 2, il primo
giudice ¿ con riferimento al contenuto della videocassetta e al costituto
testimoniale D__________ ¿ ha ritenuto che lo stesso ricorrente abbia:
¿ costretto il
giornalista e l'operatrice ad interrompere le riprese filmate;
¿ tentato di farsi
consegnare la videocassetta appena registrata;
¿ ordinato ad un suo
operaio di tener fermo PI 1 per impedirgli di intervenire in difesa della
collega;
¿ costretto la PI 2 a
fuggire.
a) Il ricorrente chiede di essere prosciolto perché non vi era stato
alcun accordo in merito all'intervista e perché le riprese erano "del
tutto abusive e lesive della libertà e dell'immagine del ricorrente",
oltre che non necessarie quale aggiunta al filmato registrato al mattino. Egli
assevera di non aver svolto il ruolo di aggressore, ma di essere stato vittima
di "un vero e proprio agguato televisivo" e pertanto legittimato a
far cessare "la grave e inopinata turbativa", chiedendo dapprima di interrompere
la registrazione, poi tentando di farsi consegnare la videocassetta e infine
rincorrendo l'operatrice dopo che al giornalista era stato impedito di intervenire
a favore della collega.
b) Il reato di coazione ex art. 181 CP si realizza quando l'autore,
usando violenza o minaccia di grave danno contro una persona, o intralciando in
altro modo la libertà di agire di lei, la costringe a fare, omettere o
tollerare un atto.
Nel caso di specie
il primo giudice, in sostanza sulla base dei fatti così come emergono dalla videocassetta
agli atti nell'inc. n. 17.2002.58, ha ritenuto che il ricorrente sia giunto in
via dopo che già PI 1 e PI 2 avevano iniziato le riprese e le avevano
continuate anche dopo che egli aveva loro imposto di sospenderle. Intenzionato
a dar corso al suo ordine, il ricorrente cercò di raggiungere PI 2, ma venne
ostacolato da PI 1: dopo averlo spintonato e colpito con un pugno di debole intensità,
egli lanciò contro il giornalista, senza colpirlo, un sasso raccolto da terra,
ponendosi all'inseguimento dell'operatrice per ottenere la videocassetta, dopo
aver impedito a PI 1, facendo capo ad un operaio della sua impresa edile, di
intervenire in aiuto della collega.
c) A fronte di
questo puntuale apprezzamento reso in termini condivisibili perché fondato su
riscontri oggettivi e soggettivi affidabili e su una valutazione globale
spiegata e motivata, il ricorrente si limita in sostanza a criticare la
sentenza impugnata contrapponendole una propria versione dell'accaduto,
costruita in termini appellatori. Egli infatti si richiama al teorema
dell'agguato televisivo, che lo vede quale vittima e non aggressore, non essendovi
stato alcun accordo sull'intervista, con la conseguenza che le riprese
sarebbero state del tutto abusive e lesive della sua libertà e della sua
immagine. Orbene, siffatto argomentare potrebbe già essere dichiarato inammissibile,
atteso che per valersi dell'art. 288 lett. c CPP in effetti non basta lamentare
arbitrio. Occorre anche illustrare in che cosa l'arbitrio consista. Il
ricorrente si limita a contrapporre il proprio punto di vista a quello del
primo giudice, ma non spiega perché questi avrebbe tratto conclusioni, oltre
che erronee, anche insostenibili, destituite di fondamento serio e oggettivo o
in aperto contrasto con gli atti. In sostanza l'interessato motiva il ricorso
per cassazione con tesi meramente appellatorie, come se si rivolgesse a
un'autorità munita di pieno potere cognitivo anche nell'apprezzamento delle
prove, dimenticando che per dimostrare estremi di arbitrio non basta allegare
una diversa versione dell'accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma
occorre illustrare perché la sentenza impugnata offenderebbe finanche il
sentimento di giustizia ed equità. In questa prospettiva il ricorso è del tutto
carente. Egli non spiega comunque per quale motivo non potessero essere
effettuate le registrazioni in via e nemmeno perché, dopo aver visto che
l'operatrice era intenta a filmare, abbia preferito intervenire
intenzionalmente e pesantemente sulla scena in luogo di defilarsi a tutela
dell'integrità della sua immagine. Può essere ricordato in questo contesto che
T__________ era intervenuta con PI 1 e PI 2 su segnalazione di taluni proprietari
esasperati per i disagi riconducibili alle inadempienze dell'impresa di
costruzioni D. __________ SA, di cui il ricorrente è presidente con diritto di
firma individuale e azionista al 50% (cfr. atto n. 14, verbale di
interrogatorio RI 1 del 14 gennaio 2002). Detto altrimenti, PI 1 e PI 2
svolgevano funzioni che rientrano in linea di principio nella libertà dei
media, garantita dall'art. 17 cpv. 1 Cost. (sulla nozione,
cfr. Aubert/Mahon, Petit commentaire de la Constitution fédérale de la Confédération
suisse, Zurigo 2003, n. 5¿10 ad art. 17).
d) Sul reato di ripetuta coazione, il giudizio del primo giudice merita
pertanto conferma.
4. Sul
reato di ripetuta minaccia per aver espresso nello stesso giorno frasi minacciose
¿ del tipo "digli che lo ammazzo" e "io a te ti faccio
fuori" ¿ nei confronti di PI 1 in due occasioni, per il primo giudice i
fatti sarebbero dimostrati da __________ B__________, direttore di T__________,
e dalla centralinista __________ M__________. B__________ non avrebbe preso sul
serio la minaccia di morte, temendo però che il ricorrente potesse andare alla
ricerca di PI 1 per passare a vie di fatto, motivo per cui avvertì di tale
accadimento il proprio dipendente. La minaccia sarebbe poi stata ripetuta alla
centralinista, che ricorda bene le parole udite, pur non essendo stata in grado
di riferire altri particolari su quell'episodio.
a) Il ricorrente postula il suo proscioglimento, subordinatamente la
riduzione a "semplice tentativo", siccome la condanna è frutto di
accertamenti fattuali arbitrari ed è lesiva del diritto federale sostanziale.
La teste M__________ sarebbe inattendibile perché avrebbe riferito che la
minaccia sarebbe stata formulata da lui appena giunto a T__________ e non al momento
di andarsene, come indicato nella querela penale "allestita dopo i fatti e
quindi più genuina". Si tratterebbe quindi di deposizione da prendere
"con le pinze" e da non considerare in applicazione del principio in
dubio pro reo. La minaccia udita dal teste B__________ sarebbe a sua volta
inidonea a sostanziare dal profilo oggettivo il requisito della gravità, non
essendo atta a provocare spavento. Dagli atti non risulterebbe che PI 1
"si sia sentito non solo minacciato, ma abbia avuto paura o timore",
per cui al massimo vi potrebbe essere un "semplice tentativo", atteso
che secondo B__________ "PI 1 era turbato, non spaventato e
impaurito".
b) Il principio "in dubio pro reo" è un corollario
della presunzione d'innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 n. 2 CEDU
e 14 cpv. 2 Patti ONU II. Esso trova applicazione sia nell'ambito della
valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell'onere probatorio.
Riferito alla valutazione delle prove ¿ cui nel caso di specie il ricorrente si
richiama ¿ esso significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto
dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, secondo
una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che la
fattispecie si sia verificata in quel modo. La massima non impone che
l'amministrazione delle prove conduca a una certezza assoluta di colpevolezza.
Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché sono sempre
possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è
disatteso quando il giudice penale, che dispone di un ampio potere di
apprezzamento, avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva
delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato
(DTF non pubblicata 19 aprile 2002 [1P.20/2002] consid. 3.2; DTF 127 I 38
consid. 2a pag. 41). Sotto questo profilo il principio "in dubio pro
reo" ha la stessa portata del divieto dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31
consid. 4b pag. 41). Il giudice non incorre nell'arbitrio quando le sue
conclusioni non corrispondano alla versione dell'istante e siano comunque
sostenibili nel risultato. Una valutazione unilaterale dei mezzi di prova viola
per contro il divieto dell'arbitrio. Un giudizio di colpevolezza può poggiare,
mancando testimonianze oculari o prove materiali inoppugnabili, su indizi atti
a fondare il convincimento del tribunale (DTF non pubblicata 19 aprile 2002
[1P.20/2002] consid. 3.2). Va ricordato che il ricorso per cassazione è un
rimedio di mero diritto (art. 288 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e
la valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza
impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP).
c) Riferendosi alla valutazione delle prove, il ricorrente censura in
sostanza la credibilità della teste M__________ e nega che PI 1 si possa essere
spaventato o intimorito dalle minacce di morte rivoltegli tramite B__________. Come
visto, il primo giudice ha evidenziato come la centralinista abbia ben
ricordato le minacce espresse dal ricorrente, senza riuscire comunque a contestualizzarle
con altri dettagli. La disputa su quando siano state formulate, se prima o dopo
l'incontro con B__________, non è decisiva. Rilevante è che minacce di morte
siano state pronunciate in due occasioni e davanti a due diverse persone a __________,
dove il ricorrente era giunto dopo che nel corso del pomeriggio a __________ in
via già si erano realizzati i fatti che concretizzano il reato di ripetuta
coazione. Orbene, benché ¿ come assevera il primo giudice ¿ sia vero che B__________
abbia dichiarato di non aver preso sul serio la minaccia di morte ma di aver comunque
avvertito PI 1 di quanto era capitato, tuttavia ¿ come giustamente rileva
ancora il pretore (cfr. sentenza, consid. 9 a p. 8) ¿ il destinatario della minaccia
poteva nutrire un giustificato timore, visto il comportamento avuto dal
ricorrente in via, quando non aveva esitato a lanciare un grosso sasso nella
sua direzione, pur senza colpirlo. La conclusione pretorile è in linea con la
concezione giurisprudenziale e dottrinale secondo cui la minaccia deve essere
oggettivamente suscettibile di incutere spavento o timore alla vittima, non
però in funzione della sensibilità specifica del suo destinatario bensì secondo
criteri generali (Corboz, op. cit., p. 644, n. 6 con rif.), ciò che nel caso di
specie si realizza.
d) Ne consegue che
sul reato di ripetuta minaccia il giudizio del primo giudice deve essere
confermato.
5. Sulla
commisurazione della pena, il Pretore ha condannato il ricorrente per i reati
di vie di fatto, ripetuta coazione e ripetuta minaccia a 12 giorni di
detenzione, sospesi condizionalmente per due anni, sulla base della seguente
apodittica motivazione: "le pene proposte dall'accusa [n.d.R.; 15 giorni
di detenzione, sospesi condizionalmente per due anni] sono piuttosto miti visti
i reati addebitati. Tuttavia, venendo a cadere un capo d'accusa, la pena
detentiva viene ridotta a 12 giorni, fermo restando la concessione della
sospensione condizionale. La proposta di pena tiene conto di ogni possibile
attenuante".
a) Il ricorrente censura il giudizio pretorile per il fatto che, se è
vero che il giudice di merito fruisce di ampia latitudine di giudizio nella
valutazione di ogni singolo fattore che concorre alla determinazione della
pena, è però anche vero che egli debba indicare quale valore attribuisca ai
vari elementi considerati, secondo modalità tali da consentirne la verifica puntuale
ad opera dell'autorità di ricorso. Orbene, nel caso in esame il pretore non
avrebbe in sostanza motivato la pena secondo i vigenti canoni giurisprudenziali.
b) Secondo l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena essenzialmente in
funzione della colpa del reo. Questa disposizione non elenca in modo
dettagliato ed esauriente gli elementi pertinenti per la commisurazione della
stessa. La giurisprudenza ha tuttavia interpretato siffatta norma in DTF 129 IV
6 consid. 6.1 p. 20 s., DTF 128 IV 73 consid. 3b p. 77 e in modo più diffuso in
DTF 127 IV 101 consid. 2 p. 103¿105, elencando tutta una serie di elementi che
entrano in linea di conto e vanno analizzati dal giudice di merito con
motivazione che consenta all'autorità di ricorso di valutare se la pena sia
stata stabilita in base a valori estranei all'art. 63 CP o appaia
eccessivamente severa o clemente.
c) In particolare, la pena dovrà essere fissata tenendo conto della
colpa del reo, del movente, dei precedenti e della sua situazione personale. Il
criterio essenziale è quello della gravità della colpa: il giudice deve
considerare in primo luogo gli elementi che si riferiscono all'atto stesso,
ossia sul risultato dell'attività illecita, sulle sue modalità e come sia stata
l'esecuzione; dal profilo soggettivo dovrà essere determinata l'intensità della
volontà di commettere il reato e quale ne sia stato il movente. L'importanza
della colpa va anche rapportata alla libertà che aveva il reo di determinarsi
in conformità della legge: ove fosse stato facile l'ossequio della norma
infranta, ben più gravemente verrebbe valutata la sua decisione di averla
violata e di conseguenza la sua colpa sarebbe maggiore (DTF 127 IV 101 consid.
2a p. 103 con rif.).
d) Il primo giudice deve motivare la pena pronunciata per permettere di
controllare se egli non abbia ecceduto il proprio potere di apprezzamento o se
ne abbia abusato. Non gli incombe tuttavia di pronunciarsi su ogni censura
particolareggiata sollevata dalle parti né di indicare in cifre o in percentuale
l'importanza attribuita agli elementi determinanti per la commisurazione della
pena; egli può omettere di richiamare i fatti che, senza arbitrio, gli appaiano
non accertati o di scarsa rilevanza (DTF 121 IV 49 consid. 2a/aa p. 56 s.; 120
IV 136 consid. 3a p. 142¿144 con rif.). Deve comunque esporre gli elementi da
lui considerati decisivi ¿ concernenti in particolare il reato e la personalità
di chi ha agito ¿ in maniera tale che sia possibile controllare se e in quale
modo tutti i fattori determinanti, aggravanti e attenuanti, siano stati
effettivamente ponderati. In altre parole, la motivazione deve giustificare la
pena pronunciata e permettere in particolare di seguire il ragionamento che ne
è alla base. La sola enumerazione delle aggravanti e delle attenuanti non è di
per sé sufficiente.
e) Nel caso di specie, l'apodittica motivazione richiamata in ingresso ¿
che si limita ad indicare che "le pene proposte dall'accusa sono piuttosto
miti visti i reati addebitati" e che "la proposta di pena tiene conto
di ogni possibile attenuante" ¿ non consente qualsivoglia controllo.
Ne consegue
l'accoglimento del gravame su questo punto, nel senso che il primo giudice ¿
vale a dire ora la Pretura penale ¿ si dovrà nuovamente pronunciare sulla
commisurazione della pena in ossequio ai principi giurisprudenziali sopra
richiamati, tenendo altresì conto che è caduta l¿imputazione di vie di fatto
per intervenuta prescrizione dell¿azione penale. Ciò che gli impone di statuire
di nuovo anche sulle spese giudiziarie e sulla tassa di giustizia.
6. Ciò
posto, nella misura in cui non è divenuto privo di oggetto in seguito
all¿intervenuta prescrizione dell¿azione penale per quanto riguarda il reato di
vie di fatto, con conseguente annullamento del dispositivo A della sentenza
impugnata (limitatamente a tale reato), il ricorso è parzialmente accolto nel
senso che, annullati anche il dispositivo che condanna il ricorrente a 12
giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due
anni, come pure il dispositivo sulle spese e sulla tassa di giustizia, gli atti
sono rinviati alla Pretura penale per ricommisurazione della pena in relazione
alla condanna per ripetuta coazione (consumata e tentata) e ripetuta minaccia
nel senso dei considerandi e per nuovo giudizio sulle spese giudiziarie e sulla
tassa di giustizia.
II. Sul ricorso di PI 1
7. Sul
reato di violazione della sfera privata di RI 1 mediante apparecchi di presa
d'immagini da parte del ricorrente e PI 2, il primo giudice, con riferimento al
contenuto della videocassetta corrispondente e alle ammissioni del giornalista
e dell'operatrice televisiva, ha ritenuto che gli elementi costitutivi del
reato ex art. 179quater CP si siano realizzati, atteso che:
"sono stati registrati suoni e immagini con un apparecchio da presa, la
conversazione rientrava nella sfera privata dal momento che si riferiva a fatti
che RI 1 in ogni caso non era disposto a rendere di pubblico dominio e non vi
era il suo consenso" (cfr. sentenza p. 8, n. 10 i.f.). Non meritano per
contro accoglimento, a mente del pretore, "gli argomenti fondati su
legittima difesa, stato di necessità e salvaguardia di interessi legittimi"
(cfr. sentenza, p. 9, n. 10).
a) Il ricorrente insorge ex art. 288 lit. a CPP per errata applicazione
del diritto federale (art. 179quater CP, la sola norma contestatagli
nel decreto d'accusa). Egli assevera, in sintesi, che la telecamera digitale,
programmata automaticamente per registrare audio e video, è stata usata per
registrare "clandestinamente" (cfr. atto ricorsuale, p. 6, n. 6) solo
la conversazione. Infatti l'inquadratura non era importante, perché l'incontro
si svolgeva in luogo pubblico, sulla terrazza esterna di un esercizio pubblico,
presenti altri avventori seduti ai tavolini vicini.
Le telecamera era in
un primo tempo appoggiata sulle ginocchia della PI 2, verosimilmente per non
destare sospetti: conferma di ciò si ha visionando la prima parte della videocassetta
in cui non appare la faccia e la parte superiore del tronco di RI 1. L'inquadratura
cambia solo dopo che la vittima si era rivolta alla PI 2 chiedendole "la
sarà mia dré a filmà?", probabilmente perché per tranquillizzare
l'interlocutore la telecamera era stata appoggiata sul tavolino: in questo contesto
è bene precisare che "la persona che viene registrata, se non sa che la
telecamera è in funzione, non si accorge di nulla" (cfr. ricorso, p. 5 in
alto). Il ricorrente sostiene dipoi di aver ordinato alla PI 2 di registrare la
conversazione solo per cautelarsi preventivamente da "rimproveri costruiti
ad arte o mossi a meri scopi strumentali o vendicativi" (cfr. ricorso, p.
5 nel mezzo). Non si tratterebbe pertanto di parole e pensieri di RI 1 aventi
un'importanza particolare per la sua personalità, rientranti nella categoria di
elementi o fatti generalmente di natura intima o privata. In diritto il
ricorrente reputa che non sia stato violato l'art. 179quater CP ma
semmai si sarebbe realizzata "la fattispecie dell'infrazione prevista
all'art. 179ter CP (registrazioni clandestine di conversazioni)
poiché unicamente le parole espresse nel corso del colloquio avrebbero potuto
ricevere qualifica di fatto privato protetto dalla norma penale (in particolare
appunto l'art. 179ter CP). Il decreto d'accusa non menzionando
l'art. 179ter CP e l'eventuale mutamento del capo d'accusa non
essendo comunque stato notificato ai prevenuti in conformità dell'art. 250 CPP,
il ricorrente ¿ e per attrazione anche PI 2 ¿ devono essere prosciolti dal
reato ex art. 179quater CP, mancandone i presupposti tanto
soggettivi quanto oggettivi.
b) A mente della parte civile, per contro, "l'inquadratura è importante"
perché la PI 2 "non si è limitata ad effettuare un campo lungo" sulla
terrazza esterna del ritrovo pubblico, ma ha filmato RI 1 "in primo piano,
immortalando quindi un colloquio che era e doveva restare confidenziale".
La prima obiezione del ricorrente fondata sulla "natura pubblica del colloquio"
va disattesa, perché va tenuto conto che la sfera privata dell'art. 179quater
CP corrisponde a quella del diritto civile e considera anche la cosiddetta
"sfera semi-pubblica, ossia fatti privati che si svolgono in
pubblico". Sui rapporti tra gli art. 179quater e 179ter
CP è dell'avviso che si dia concorso ideale perfetto, così come deciso dal primo
giudice, quando l'autore utilizzando una videocamera digitale registra immagine
e suono.
c) Il reato di violazione della sfera segreta o privata mediante
apparecchi di presa d'immagini ex art. 179quater CP si realizza
quando l'autore, con un apparecchio da presa, osserva o fissa su un supporto
d'immagini un fatto rientrante nella sfera segreta oppure un fatto, non
osservabile senz'altro da ognuno, rientrante nella sfera privata d'una persona,
senza l'assenso di quest'ultima.
Nel caso di specie
il primo giudice si è limitato all'ipotesi di violazione della sfera privata.
Con fatto nel senso dell'art. 179quater CP si intende tutto ciò che
esiste e può essere osservato (DTF 118 IV 41 consid. 3 p. 44). Non si richiede
che il fatto sia compromettente né che la sua rivelazione sia suscettibile di esporre
la vittima a un danno o a torto morale. Il fatto deve appartenere alla sfera
segreta o a quella privata. Per dirla con Corboz, op. cit., p. 613, n. 5, la
distinzione tra "sfera segreta" e "sfera privata" non è
agevole e i limiti sono difficili da stabilire. Sfera privata è nozione più
ampia, che il legislatore ha inteso limitare nel senso che in essa sono
compresi anche i fatti che si svolgono in luogo pubblico, purché non siano
osservabili senz'altro da ognuno. Ad esempio, chi fotografa, contro la sua volontà,
l'occupante di una casa quando questi si trova dinanzi alla porta d'ingresso,
riprende un fatto rientrante nella sua sfera privata non osservabile senz'altro
da ognuno. La sfera privata tutelata dall'art. 179quater CP non
comprende soltanto quanto avviene nella casa stessa, bensì anche ciò che si
svolge in prossimità della medesima, a condizione che tale prossimità sia senz'altro
considerata dai suoi occupanti e riconosciuta dai terzi come facente parte
dell'area appartenente alla casa. Fa parte di quest'area anche lo spazio
antistante alla porta d'ingresso (DTF 118 IV 41 consid. 4/e¿f, p. 49¿51).
d) Nel caso
sottoposto ad esame, i fatti si sono svolti sull'area attrezzata a bar all'esterno
di un esercizio pubblico. RI 1, il ricorrente e PI 2 erano seduti attorno a un
tavolino, circondati da altre persone sedute ai tavoli vicini. Ben può dirsi
pertanto che non si tratta di fatti ¿ fissabili su un supporto d'immagini ¿
rientranti nella sfera privata, lo spazio destinato ai clienti di un esercizio
pubblico non potendo essere qualificato alla stregua dello spazio antistante la
porta d'ingresso di un'abitazione privata. Detto altrimenti, i fatti non si
sono svolti in area protetta poiché la terrazza è accessibile e visibile non
solo agli altri avventori presenti ma anche ai terzi che si fossero trovati a
passarvi davanti.
e) Come si è visto, la presa d'immagini risulta essere nel caso di
specie irrilevante dal profilo penale. Il primo giudice, e prima di lui il Procuratore
pubblico, non si sono avveduti che se è vero che la telecamera digitale
registra tanto le immagini quanto i suoni, possono qui assumere rilevanza
penale solo i suoni che registrano la conversazione non pubblica svoltasi tra il
ricorrente, PI 2 e RI 1. Quanto si vede è del tutto casuale e non voluto:
infatti l'intento era quello di mettere su nastro i suoni ossia la
conversazione riservata, tant'è che la telecamera era stata appoggiata nella
fase iniziale sulle ginocchia della PI 2, verosimilmente per non insospettire
l'interlocutore. È solo dopo che RI 1 aveva notato la telecamera e si era
incupito, rivolgendosi minaccioso alla PI 2 con un perentorio "la sarà mia
dré a filmà", che vi era stato un posizionamento diverso dell'apparecchio,
messo sul tavolino senza che l'interlocutore potesse comunque rendersi conto
che la registrazione continuasse (cfr. atto ricorsuale, ammissione a p. 5 in
alto). Non vi può pertanto essere spazio per il reato di violazione della sfera
privata mediante un apparecchio di presa d'immagini. Ne consegue il
proscioglimento di PI 1 da tale reato, con estensione degli effetti ex art. 297
CPP anche a PI 2 che non ha presentato ricorso. Il dispositivo "B"
della sentenza impugnata deve quindi essere modificato in tal senso.
8. Il
ricorrente non nega che vi sia stata una registrazione clandestina ¿ da parte
di PI 2, su suo ordine ¿ di una conversazione con RI 1 non udibile da terzi.
Unicamente le parole espresse nel corso del colloquio avrebbero potuto ricevere
qualifica di fatto privato protetto dalla norma penale (in particolare appunto
l'art. 179ter CP). Il decreto d'accusa non menziona però l'art. 179ter
CP e l'eventuale mutamento del capo d'accusa non è comunque stato notificato ai
prevenuti in conformità dell'art. 250 CPP.
a) La procedura penale moderna è governata dal principio accusatorio.
L'atto di accusa (come pure il decreto di accusa) assume una doppia funzione:
da un lato circoscrive l'oggetto del processo e del giudizio, dall'altro
garantisce i diritti della difesa, in modo che l'imputato possa adeguatamente
far valere le sue ragioni (DTF 126 I 19 consid. 2a p. 21 con rif., 120 IV 348
consid. 2b, 116 Ia 455 consid. cc, 103 Ia 6 consid. 1b;
Hauser/ Schweri, Schweizerisches Strafprozesrecht, 3. ediz., p. 162 n. 6 ss. e
p. 165 n. 16). Il principio accusatorio ¿ come il
principio dell'immutabilità, che tutela l'identità tra atto di accusa e oggetto
del giudizio ¿ è disciplinato dal diritto cantonale (DTF 112 IV 71 consid. 4a),
ma garanzie minime sgorgano dal diritto federale (in particolare dal diritto di
essere sentito: DTF 126 I 19 consid. 2a p. 21, 116 Ia 455 consid. cc). L'identità
tra atto di accusa e oggetto del giudizio non dev'essere spinto all'accesso,
fino a esigere una letterale corrispondenza terminologica (CCRP, sentenza del
24 agosto 2001 in re H.G., consid. 3c; DTF del 20 febbraio 1998 in re A.P.,
consid. 2a/bb). Il principio accusatorio è leso tuttavia quando il giudice si
fonda su una fattispecie diversa da quella enunciata nell'atto di accusa, senza
che l'imputato abbia avuto la possibilità di esprimersi sull'atto di accusa
adeguatamente e tempestivamente completato o modificato (DTF 126 Ia 19 consid.
2c e d p. 22 ss. con rif., DTF del 20 febbraio 1998 in re A.P., consid. 2a; DTF
116 Ia 455 consid. cc; Hauser/Schweri, op. cit., p. 192 n. 7 e p. 195 n. 19).
b) Stabilito che il decreto d'accusa considera solo l'art. 179quater
CP e non l'art. 179ter CP, la questione non può ovviamente
essere vagliata oltre. Per ragioni di economia processuale e in conformità
della giurisprudenza di questa Corte, gli atti vanno trasmessi alla Pretura
penale perché riprenda il processo secondo l'art. 250 cpv. 1 e 4 CPP
(applicabili per analogia anche ai procedimenti che sfociano in un decreto di accusa)
dovendosi valutare se l'accusato risulti colpevole del reato ex art. 179ter
CP non contemplato nel decreto di accusa. Basterà nel caso di specie che il
Pretore viciniore contesti agli accusati (il ricorrente e, per attrazione, ossia
in virtù dell¿art. 297 CPP, anche a PI 2) la nuova imputazione . Prima di
riprendere il processo, nondimeno, egli dovrà assicurare ad entrambi il diritto
di essere sentiti ¿ e quindi anche di proporre prove a discarico ¿ sgorgante
dall'art. 9 Cost. (cfr. DTF 119 Ia 139 consid. 2e con richiami di dottrina e
giurisprudenza; CCRP, sentenza del 21 ottobre 1999 in re B., consid. 2c).
9. Da
quanto precede discende che il ricorso deve essere parzialmente accolto nel
senso che, annullato il dispositivo B della sentenza impugnata, il ricorrente
e, di riflesso, PI 2 (art. 297 CPP) vanno prosciolti dal reato di violazione
della sfera privata mediante apparecchi di presa di immagini (art. 179quater
CP). Annullati anche successivi dispositivi di condanna emanati nei loro
confronti, gli atti sono rinviati alla Pretura penale per un nuovo giudizio nel
senso del considerando 8b sul reato di registrazione clandestina di
conversazioni (art. 179ter CP) e, dandosene il caso, per ricommisurazione
della pena e, in ogni caso, per nuovo giudizio sulle spese giudiziarie e sulla
tassa di giustizia.
III. Sulle spese e sulle
ripetibili.
10. La
tassa di giustizia e le spese del giudizio odierno seguono il principio per cui
"se fu pronunciata la cassazione, lo Stato sopporta le spese posteriori
all'atto che l'ha determinata" (art. 15 cpv. 2 CPP). In esito all'attuale
sentenza si giustifica perciò di caricare gli oneri processuali per 1/2 allo
Stato, per 1/3 a RI 1 e per 1/6 a PI 1. In esito al ricorso di PI 1, lo Stato
verserà al ricorrente fr. 900.¿ per ripetibili ridotte (art. 9 cpv. 6 CPP). Non
vengono per contro riconosciute ripetibili a RI 1, soccombente in misura
preponderante (consid. 3d, 4d e 6 che precedono). Sugli oneri di prima sede
giudicherà nuovamente, come visto, la Pretura penale in sede di rinvio.
Per
questi motivi,
visto
sulle spese anche l'art. 39 lett. d LTG,
pronuncia: 1. L¿azione
penale relativa al reato di vie di fatto è prescritta. Il dispositivo A della
sentenza impugnata è pertanto annullato nella misura in cui riconosce RI 1
autore colpevole di vie di fatto.
2. Nella
misura in cui non è divenuto privo oggetto in seguito alla prescrizione
dell'azione penale per quanto concerne il reato di vie di fatto, il ricorso di RI
1 è parzialmente accolto nel senso che, annullati i successivi dispositivi di
condanna della sentenza impugnata che lo concernono, gli atti sono rinviati alla
Pretura penale per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi.
3. Il
ricorso di PI 1 è parzialmente accolto nel senso che, annullato il dispositivo B
della sentenza impugnata, il ricorrente è prosciolto dal reato di violazione
della sfera privata mediante apparecchi di presa di immagini. Annullati i
successivi dispositivi di condanna della sentenza impugnata che lo concernono,
gli atti sono rinviati alla Pretura penale per un nuovo giudizio nel senso dei
considerandi.
4. In
applicazione dell'art. 297 CPP, la sentenza impugnata va annullata nel
dispositivo B e PI 2, qui non ricorrente, è prosciolta dal reato di violazione
della sfera privata mediante apparecchi di presa di immagini. Annullati i
successivi dispositivi di condanna della sentenza impugnata che la concernono, gli
atti sono rinviati a un altro giudice per un nuovo giudizio nel senso dei
considerandi .
5. Gli
oneri processuali, consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 900.¿
b)
spese fr. 100.¿
fr. 1'000.¿
sono
posti per 1/2 a carico dello Stato, per 1/3 a carico di RI 1 e per 1/6 a carico
di PI 1. Lo Stato rifonderà a PI 1 fr. 900.¿ per ripetibili ridotte.
6. Intimazione:
¿ RI
1;
¿ PA
1;
¿ PI
1;
¿ PA
2;
¿ PI
2;
¿ Procuratore
pubblico __________;
¿ Pretura
del Distretto di __________;
¿ Pretura
penale, via dei Gaggini 1, Bellinzona;
¿ Comando della Polizia
cantonale, SG/SC (Servizi centrali), Bellinzona;
¿ Dipartimento delle
istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238, Taverne;
¿ Servizio
coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona;
¿ Ufficio
del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.
terzi implicati
1. PI 1
2. PI 2
tutti patrocinati da: PA 2
Per la Corte di cassazione e di revisione penale
Il
presidente Il
segretario
N.B.: l¿indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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