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Decisione

17.2007.75

Amministrazione infedele. Appropriazione indebita. Vendita di un'auto per conto di un terzo, pagandola in parte in contanti e in parte con tre altre auto

15 dicembre 2008Italiano20 min

Source ti.ch

Fatti

B. Al

dibattimento, l’accusato e la parte civile __________ hanno comunicato di avere

raggiunto un accordo per quanto concerne i reati di lesioni semplici e

ingiuria, con il conseguente ritiro della querela penale. La patrocinatrice

della parte civile PC 1 ha, per contro, postulato l’assegnazione di quanto

confiscato e la rifusione di fr. 4 000.–, più interessi al 5% dal 31 marzo 2005 su fr. 9 000.– a valere come deprezzamento del veicolo

nonché fr. 1 500.– per spese

legali.

C. Con

sentenza 28 settembre 2007, il presidente della Pretura penale – stralciate le

imputazioni di lesioni semplici e ingiuria per avvenuto ritiro della querela –

ha dichiarato RI 1 autore colpevole di amministrazione infedele.

Il

giudice ha, quindi, condannato RI 1 alla pena pecuniaria

di 30

aliquote giornaliere di fr. 80.– cadauna per un totale

di

fr. 2 400.–, sospesa

condizionalmente per un periodo di prova di due anni, nonché al pagamento di

una multa di fr. 700.– che, in caso di mancato

versamento, dovrà essere commutata in una pena detentiva di 7 giorni.

Con la

confisca di tutti gli oggetti sequestrati e la loro assegnazione alla parte

civile, il presidente della Pretura penale ha, infine, condannato RI 1 a pagare

alla parte civile PC 1 fr. 4 000.– oltre a

interessi al 5% dal 28 settembre 2007 quale deprezzamento del veicolo e fr. 1 500.– per spese legali.

Le tasse

e le spese giudiziarie di complessivi fr. 890.– sono state poste a carico dell’accusato.

D. Contro

la sentenza, RI 1 ha introdotto il 2 ottobre 2007 una dichiarazione di ricorso

alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta,

presentata il 5 novembre 2007, egli postula, con l’annullamento della sentenza

impugnata, il suo proscioglimento.

Con

osservazioni 27 novembre 2007 e 4 dicembre 2007 il procuratore pubblico, rispettivamente

la parte civile PC 1, propongono di respingere il ricorso.

E.

Con scritto 25 febbraio 2008 __________

chiede che l’autovettura della figlia venga dissequestrata al più presto.

Con

scritto 1° aprile 2008, RI 1 ha dichiarato di non opporsi al dissequestro

dell’auto.

Considerandi

in diritto: 1. Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288

lett. a e

b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili

unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non

significa tuttavia manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì

manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in

aperto contrasto con gli atti (DTF 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217

consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato

unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28

consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di

arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una

propria versione dell'accaduto, per quanto pre­feribile essa appaia, ma occorre

spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata

valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo

giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev'essere

arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 132 I 13

consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 8 consid. 2.1 pag.

9, 173 consid. 3.1 pag. 178, 128 I 273 consid. 2.1 pag. 278).

2.

Il

presidente della Pretura penale ha accertato che, nei primi giorni del mese di

marzo del 2005, RI 1 ha ricevuto in consegna da __________, titolare del Garage

__________ a __________, una vettura marca __________ (numero di matricola ) di

proprietà di PC 1, affinché la vendesse al prezzo di fr. 9 000.–.

In

seguito – sempre secondo gli accertamenti del primo giudice - RI 1 ha venduto

il veicolo a __________, concessionario __________ di __________, in cambio di

tre autovetture cui sono stati aggiunti, in un secondo tempo, fr. 500.–.

RI 1,

nonostante l’impegno assunto, non ha versato a __________ l’importo pattuito di

fr. 9 000.–, né è stato in grado di restituire la

vettura che, nel frattempo, era stata intestata a __________.

Secondo

il primo giudice, l’accusato avrebbe dovuto agire facendo gli “interessi finanziari”

della proprietaria dell’auto, in conformità alle istruzioni ricevute dallo

stesso __________. RI 1, invece, ha disatteso tali istruzioni permutando l’auto

di PC 1 con altre tre automobili (oltre a fr. 500.–

versati in seguito) senza corrispondere l’importo pattuito di fr. 9 000.–. Quindi, nella misura in cui l’accusato non ha versato alcunché a PC

1.

quale controprestazione per la vettura né è stato in grado di

restituirgliela, la violazione degli accordi presi ha causato un danno, seppure

“temporaneo”, al patrimonio di quest’ultima.

Sempre

secondo il primo giudice, optando per la permuta invece che per un pagamento in

contanti, RI 1 ha violato gli accordi presi con __________ non potendo – ha

precisato il presidente della Pretura penale – “escludere di non poter

consegnare la somma richiesta” e, quindi, non potendo scongiurare il

verificarsi di un pregiudizio.

L’imputato

ha sottovalutato i problemi connessi alla vendita delle tre autovetture (di cui

non si è riusciti a capire, nemmeno in termini approssimativi, il valore) che,

per di più, gli erano state consegnate da una persona con cui non aveva mai,

prima d’allora, intrattenuto relazioni d’affari.

Pur non

volendo causare il danno – ha concluso il primo giudice – RI 1, assumendo il

rischio di non potere far fronte all’impegno preso, ha accettato, per dolo

eventuale, l’eventualità che il danno si realizzasse (sentenza, pag. 3-7

consid. 1-7).

3.

Il

ricorrente sostiene che il primo giudice non ha considerato nell’accertamento

dei fatti le sue “difficoltà d’espressione”, la sua tendenza ad

assumersi delle responsabilità che non gli incombevano e non avrebbe valutato

nel loro complesso le dichiarazioni delle parti interessate, in particolare

quelle di __________ che aveva interesse a liberarsi da ogni responsabilità nei

confronti di PC 1.

Il

ricorrente rimprovera, inoltre, al primo giudice di non avere accertato

correttamente il tenore dell’accordo intervenuto fra lui e __________ (ricorso,

pag. 2-12)

4.

Al

di là della nebulosa ricostruzione della vicenda e della non sempre facile comprensione

del confuso e, per certi versi, lacunoso esposto ricorsuale, va comunque

evidenziato che alcuni aspetti della vicenda avrebbero dovuto e potuto essere meglio

ricostruiti, dagli inquirenti, prima, e dal primo giudice, poi, soprattutto,

come vedremo, in funzione del reato di appropriazione indebita inizialmente

prospettato (insieme ad altri) a RI 1.

Ad ogni

modo, i fatti accertati dal primo giudice sui quali è stata costruita

l’imputazione di amministrazione infedele sono i seguenti.

a) RI

1.

ha ricevuto in consegna da __________ l’auto __________ di proprietà di PC 1

affinché la vendesse a

fr.

9.

000.–. L’imputato l’ha invece venduta a __________ ricevendo quale corrispettivo

fr. 500.– e tre auto usate.

Nonostante

le reiterate promesse di pagamento, RI 1 non ha versato a PC 1 i fr 9 000.– concordati,

né è stato possibile recuperare l’auto in quanto, nel frattempo, era stata

immatricolata a nome di __________.

Il

presidente della Pretura penale ha, quindi, confermato

la tesi del procuratore pubblico che ha ritenuto realizzato il reato di amministrazione

infedele per avere RI 1 disatteso gli accordi presi con __________, ossia per

avere optato per la permuta (con tre veicoli e fr. 500.–) invece della

concordata vendita con pagamento in contanti, assumendosi per finire il rischio di non potere realizzare, com’è effettivamente avvenuto,

le auto consegnategli.

b) In

relazione all’inchiesta che si è conclusa con l’accusa di amministrazione infedele,

va evidenziato quanto segue.

Dagli

atti emergono due discordanti versioni. Quella di RI 1 secondo cui egli avrebbe

ricevuto da __________ tre auto e fr. 500.– (“il

tutto doveva così coprire la somma che dovevo versare a __________ verbale RI

1.

28 giugno 2005 pag. 2) e quella di __________ secondo cui, invece, lui

avrebbe, in pagamento della __________, versato all’imputato fr. 7 000.– (senza

nessuna pezza giustificativa) in aggiunta alla consegna dei tre veicoli

(verbale del 30 giugno 2005 di ________).

Queste

versioni sono state ribadite anche nei rispettivi interrogatori effettuati

nell’ambito del procedimento avviato a seguito della denuncia per truffa presentata

da RI 1 nei confronti di __________.

Oltre

all’approssimativa indicazione della destinazione delle auto date in permuta,

dai vari interrogatori è pure emerso che __________ avrebbe, in aggiunta a

quanto sopra, versato a RI 1 ulteriori fr. 500.– (v. allegati act. 21 MP). Interrogato

dalla segretaria giudiziaria il 17 novembre 2005, __________, oltre a confermare

la sua versione dei fatti, si è detto disposto a fornire la prova contabile del

versamento a RI 1 dei fr. 7 500.– (act. 13 MP, pag. 2 in fondo, pag. 3).

Tuttavia,

delle pezze contabili alla cui produzione __________ si era dichiarato pronto a

depositare agli atti non c’è traccia.

Nemmeno

c’è traccia di richieste in tal senso degli inquirenti.

Nemmeno

il primo giudice ha chiesto nulla al proposito.

Pertanto,

forza è constatare che le dichiarazioni di __________ sono rimaste semplici

allegazioni di parte non bastando al loro pieno sostegno, una ricevuta di prelevamento

di fr. 7 500.– dal conto corrente bancario di __________ per dimostrare che

quei soldi sono andati davvero a RI 1, atteso, in particolare, che il pagamento

dei fr. 7 500 sarebbe avvenuto in due fasi.

c)

Quindi, la prova che avrebbe, se del caso, permesso

la condanna di RI 1 per appropriazione indebita, reato per cui era stata

promossa l’accusa (AI 5), non è stata raccolta.

Per

quanto riguarda la destinazione dell’importo di fr. 500.– che l’imputato ha

ammesso di avere ricevuto da __________, __________ ha dichiarato di non averlo

accettato, sebbene offertogli da RI 1, in quanto egli esigeva il versamento

dell’intero importo di fr. 9 000.– (verbale __________, 1 dicembre 2005, act. 15 MP pag. 3;

sentenza pag. 3 consid. 1).

Nemmeno

è stato, per finire, appurato se tale importo è stato offerto direttamente

anche al padre della parte civile (verbale __________ 1 dicembre 2005, act. 16

MP pag. 2).

Pertanto

risulta altamente improbabile che un eventuale rinvio dell’incarto al primo

giudice - perché proceda alla prospettazione della nuova imputazione al prevenuto

(di appropriazione indebita) ed all’assunzione di nuove prove - dia risultati

diversi da quelli fin qui ottenuti.

Le

parti confermerebbero verosimilmente quanto già dichiarato.

Del

resto, le tre auto date in permuta non sono più reperibili, essendo state da

subito piazzate qua e là, ritornate a __________ o regalate a terze persone

(sconcertante è constatare come nemmeno si sia riusciti ad accertare la marca

delle vetture, il loro valore approssimativo e la loro destinazione ultima;

cfr. verbali di interrogatorio sub act. 21 MP; sentenza, pag. 7 consid. 7).

L’esame

di questi veicoli avrebbe potuto dare maggiori indicazioni sul loro valore, ciò

che avrebbe permesso di verificare se la tesi dell’imputato poteva reggere,

ossia se il valore delle auto (unitamente ai fr. 500.–) raggiungeva approssimativamente

l’importo di fr. 9 000.–.

Se

ciò non fosse stato, ovvero se le auto avessero avuto un valore complessivo

nettamente inferiore, la tesi di __________ (quella del versamento di fr. 7 500.– a RI 1 e la

conseguente sua indebita appropriazione dell’importo) avrebbe preso corpo,

risultando per finire sufficienti gli elementi per condannare l’imputato per

appropriazione indebita.

Va

da sé, infatti, che, se ciò fosse stato, la tesi dell’imputato secondo cui

aveva permutato la vettura di PC 1 (dal valore venale compreso tra fr. 9 000.– e 11 000.–; cfr. verbale

1.

dicembre 2005 di __________, act. 15 MP pag. 3) con tre auto di valore nettamente

inferiore e fr. 500.–, non sarebbe stata credibile poiché si sarebbe trattato

di un atto di autolesionismo commerciale.

Se

si fosse accertato lo scenario disegnato da __________ si sarebbe potuto

ipotizzare – stante la conclusione di un contratto estimatorio (“Trödelvertrag”)

secondo cui una persona consegna ad un’altra merce che venderà a suo nome e per

suo conto (o acquisterà personalmente) con l’obbligo di versare il prezzo pattuito

oppure di restituire la mercanzia (Pierre

Tercier, Les contrats spéciaux, 3a ed., Zurigo 2003, § 92 N. 6937 segg)

– un’appropriazione indebita da parte di RI 1 (che doveva o restituire l’auto

oppure corrispondere a PC 1 il prezzo concordato) del prezzo pagato da __________.

Infatti,

il Tribunale federale – in merito ad un contratto estimatorio – ha ritenuto che

la merce data in consegna e, fino a concorrenza del prezzo di stima, il ricavo

della vendita di tale merce sono “affidati” al consegnatario ai sensi dell’art.

138.

cifra 1 CP (art. 140 cifra 1 vCP; DTF 75 IV 11; Marcel A. Niggli/C. Riedo, in: Basler Kommentar, StGB II,

edizione 2007, n. 20 ad art. 138 CP; Günter

Stratenwerth/Guido Jenny, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I,

Straftaten gegen Individualinteressen, 6ª edizione, Berna 2003, § 13 n. 51).

Tuttavia,

come visto, l’istruttoria non è riuscita ad accertare nulla di tutto ciò.

L’ipotesi

di appropriazione indebita, quindi, cade.

d) Nemmeno, però, sono dati i

presupposti del reato di amministrazione infedele su cui, non avendo accertato

l’avvenuto pagamento di fr. 7500.- da parte di __________ a RI 1, l’accusa sembra avere ripiegato.

Commette

amministrazione infedele chi, obbligato per legge, mandato ufficiale o negozio

giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la gestione,

mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette che ciò avvenga.

La

pena è la detenzione sino a tre anni o una pena pecuniaria (art. 158 n. 1 cpv.

1.

CP).

Il

reato presuppone, tra l’altro, che l’autore agisca intenzionalmente o con dolo

eventuale (DTF 129 IV 124; Marcel A.

Niggli, op. cit., n. 115-116 ad art. 158 CP; Günter Stratenwerth/Guido Jenny, op.

cit., § 19 n. 18; Bernard

Corboz, Les infractions en droit suisse, Basilea 2002,

vol. I, n. 13 ad art. 158 CP; Stefan Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch,

Praxiskom-mentar, San Gallo 2008, n. 14 ad art. 158 CP).

L’art. 158 CP punisce l’uso infedele di un potere di amministrazione

o di sorveglianza: si parla di “Treubruch” da parte di chi ricopre una “Garantenstellung”,

ovvero una funzione di gerente.

Punita

è la violazione intenzionale dei doveri di amministrare e di sorvegliare che

derivano dalla legge, da un mandato ufficiale o da un negozio giuridico (Mauro Mini, La legge

sull’esercizio delle professioni di fiduciario, 2002, p. 225 e 226 e riferimenti).

Gerente

ai sensi della norma è chi dispone di sufficiente indipendenza e di un potere

di amministrazione autonomo sul patrimonio affidatogli (DTF 129 IV 124 consid. 3.1

pag. 126, 123 IV 17

consid. 3b pag. 21, 120 IV 190

consid. 2b pag. 192).

Questo

potere può manifestarsi sia concludendo un atto giuridico (o difendendo

interessi patrimoniali) sia compiendo atti materiali (DTF 123 IV 17 consid. 3b

pag. 21).

Gli

obblighi di amministrare e sorvegliare richiedono l’adempimento di atti tendenti

alla tutela degli interessi patrimoniali altrui (Mauro Mini, op. cit., pag. 227 e riferimenti).

e) Prima

di procedere a valutare se il ricorrente può essere ritenuto un gerente ai

sensi dell’art. 158 CP, ossia prima di verificarne l’ indipendenza e autonomia

nell’amministrazione del patrimonio affidatogli (in casu l’automobile),

è utile definire lo scopo che l’operazione doveva avere per le parti implicate.

Dagli

atti emerge in modo incontrovertibile che le istruzioni date all’imputato erano

quelle di vendere l’auto per conto di PC 1 che voleva ricevere, in cambio, fr.

9.

000.–. Tutto quanto avrebbe ricevuto in più, sarebbe pertoccato

all’imputato che aveva accettato proprio “per fare un affare” (verbale

del 28 giugno 2005 di RI 1, allegato act. 5 MP pag. 2 in alto) e non, semplicemente, per fare un favore a __________ o a PC 1.

Quindi,

l’imputato ha accettato di tenere la vettura sul suo piazzale e trattarne la

vendita per trarne un profitto, e ciò era chiaro a tutti sin dall’inizio. Ora,

questo suo proponimento mal si concilia con il reato di amministrazione

infedele, dove, secondo la norma, sin dal principio il gerente deve

amministrare o sorvegliare facendo esclusivamente gli interessi altrui.

E normalmente è pagato per questo, non dipendendo il suo corrispettivo – come

nella fattispecie – dall’esito di una compravendita o da un atto per il quale

egli stesso guadagnerebbe. Di conseguenza, visto che il buon esito

dell’operazione era auspicato anche da RI 1, e non esclusivamente da PC 1, già

solo per questo motivo non si può imputare a RI 1 il reato di amministrazione

infedele.

Inoltre,

il gerente assume dei compiti che per la loro ampiezza, natura e durata si

estendono al di là di particolari affari (Christian Favre/Marc Pellet/Patrick Stoudmann, Code pénal

annoté, nota 1.2 pag. 421). Nel caso di specie RI 1 è stato

chiamato a svolgere una sola operazione di vendita, senza che questa implicasse

né specifici atti di amministrazione né una durata particolare. Con la vendita

dell’auto e il versamento alla proprietaria di fr. 9 000.–, il suo compito sarebbe

stato adempiuto.

Anche

quest’aspetto, quindi, depone contro il realizzarsi del reato di amministrazione

infedele.

f) Dal

profilo soggettivo, il giudice ha ritenuto che RI 1 si è reso autore colpevole

di amministrazione infedele per dolo eventuale.

Nemmeno

questa valutazione può essere condivisa.

Come

visto in precedenza il ricorrente ha accettato di vendere l’auto per trarne un

beneficio personale.

Ora,

è difficile sostenere con autorevolezza che con la permuta egli avrebbe accettato

il rischio di danneggiare per dolo eventuale il patrimonio di PC 1 (“pur non volendo causare il danno egli, assumendo il rischio di non

poter far fronte all’impegno preso, ha accettato l’eventualità di una sua realizzazione”; sentenza, pag. 7 consid. 7) poiché questo equivale a sostenere che RI 1 ha accettato per sé il rischio di (eventualmente)

non trarre profitto alcuno dalla operazione.

In

realtà, ben più verosimile è la tesi secondo cui, se RI 1 non fosse stato ragionevolmente

certo che il valore delle autovetture ricevute in permuta gli avrebbe permesso,

non soltanto di versare i fr. 9

000.

– a PC 1, ma anche di trarre dall’operazione

un congruo profitto per sé, non avrebbe concluso l’affare.

Va,

qui, rilevato che la giurisprudenza ammette con riserbo, nell’amministrazione

infedele, il dolo eventuale. Questo deve infatti essere nettamente e rigorosamente

circostanziato in ragione della genericità degli elementi oggettivi costitutivi

del reato di amministrazione infedele (DTF 123 IV 17 consid. 3e

pag. 23, 120 IV 190 consid. 2b pag. 193;

Marcel A. Niggli, op. cit., n. 115-116 ad art. 158 CP; Bernard Corboz, op. cit., n. 13 ad art.

158.

CP).

Perciò,

anche dal punto di vista soggettivo, seri dubbi sul dolo dell’imputato non

permetterebbero comunque, anche facendo astrazione dalle considerazioni di cui

ai punti precedenti, di confermare la condanna per amministrazione infedele.

La

responsabilità del ricorrente, stando così i fatti accertati, deve essere

definita unicamente in sede civile.

5.

Da quanto precede discende che, in

accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va annullata e il ricorrente

prosciolto dalla imputazione di amministrazione infedele.

Le

spese di prima sede vanno a carico dello Stato.

Gli oneri

processuali di questa sede seguono la soccombenza. Essi sono posti a carico

dello Stato (art. 15 in combinazione con l’art. 9 cpv. 1 CPP) che rifonderà al

ricorrente fr. 1 500.– per ripetibili.

Per

questi motivi,

richiamata

per le spese anche la tariffa giudiziaria,

pronuncia: 1. Il ricorso

è accolto e la sentenza impugnata è annullata.

§

Di conseguenza, RI 1 è prosciolto dall’imputazione di appropriazione indebita.

§§

Annullata è, pure, la confisca dell’auto __________ (n. di matricola ) che va

dissequestrata e consegnata a PC 1.

2.

Gli

oneri processuali consistenti in:

a)

tassa di giustizia fr. 900.–

b)

spese fr. 100.–

fr. 1000.–

sono

posti a carico dello Stato che rifonderà a RI 1 fr. 1500.– per ripetibili.

3.

Intimazione:

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93

LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della

decisione (Art. 100 cpv, 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art.

78.

LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove

non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso

termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale

per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a

ricorrere è disciplinata in tal caso dall’ art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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