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17.2008.23

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

6 marzo 2009Italiano49 min

Source ti.ch

Fatti

I. sul

ricorso di RI 1

1. Il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento dei fatti

imputati a RI 1 al punto 1.1. del DA fondandosi, in buona sostanza, sulla

deposizione di __________, agente della polizia comunale di __________ che,

quella sera, dopo essere giunto nelle vicinanze del bar __________, si era

fermato ad assistere __________ che aveva trovato in lacrime, seduta su uno

scalino.

Il

giudice ha, dapprima, ricordato che l’agente ha dichiarato (AI 116) di avere “visto

scendere due agenti della comunale con il ragazzo ammanettato”, che quei

due agenti erano RI 1 e __________, che questi si è fermato a raccogliere le

scarpe del ragazzo e che, poi, aveva “visto RI 1 tirare una sberla sulla

nuca del ragazzo”. Il giudice ha, poi, ricordato che __________ ha

proseguito il suo racconto affermando che, a quel punto, il ragazzo si lasciò

cadere a terra e che, una volta a terra, venne colpito da RI 1.

A quel

punto, intervenne RI 3 che – sempre secondo il racconto di __________ – mentre

il ragazzo era ancora a terra, gli tirò un calcio. Infine, il ragazzo venne “scaraventato

contro la vettura” e fatto sedere sui sedili posteriori.

Dopo

averla riassunta, il giudice della pretura penale ha ritenuto di dover

accertare i fatti così come alla versione data da __________ nella misura in

cui la sua testimonianza è “limpida e mai contraddetta”, rilevando,

inoltre, che questi non aveva nessun motivo di inimicizia né con RI 1 né con RI

3 e che aveva deciso di testimoniare “dopo una seria e attenta riflessione”

(..) “proprio perché l’atteggiamento assunto dagli accusati andava oltre il

comprensibile, siccome si infieriva su un ragazzo che non opponeva resistenza,

già immobilizzato e (anche) quando ormai si trovava a terra”

Per

contro, il pretore ha ritenuto di non dover dare valore probante alla

testimonianza dell’agente __________ – che ha dichiarato di non avere visto né

sberle né calci e che il ragazzo fermato non era caduto a terra nel tragitto

verso la macchina – poiché “questo testimone in aula non sempre è apparso

pienamente attendibile e decisivo anche poiché a quest’ultimo, diversamente dal

collega __________, potrebbero essere sfuggite determinate circostanze mentre

raccoglieva le scarpe perse dallo PC 2”. (sentenza consid. 6, 7,8 e 9 pag. 8-10)

In

precedenza, il pretore aveva, inoltre, rilevato come le dichiarazioni di __________

erano “corroborate dalle affermazioni fatte dall’alunna __________, che era

seduta sui gradini nelle immediate vicinanze del fermo, secondo cui la polizia

avrebbe buttato PC 2 per terra per poi iniziare a picchiarlo (doc. 3 pag. 3, doc.

54)”.Pur se ha concordato con la difesa sulla possibilità che la ragazza

avesse in un certo modo esagerato nel descrivere la situazione, il pretore ha

ritenuto, comunque, che “le sue affermazioni si avvicinano tuttavia in modo

preoccupante a quelle dell’agente __________ per quanto attiene al tema

dell’eccessiva violenza esercitata e non possono quindi essere completamente

ignorate” (sentenza consid. 3.I. pag. 6)

2. Nel ricorso si sostiene che il giudice di prime cure è incorso in

arbitrio ritenendo accertato che RI 1 ha, quella sera, colpito PC 2 con una sberla alla nuca e con due calci al corpo.

In

ingresso, il ricorrente rileva come la descrizione dei fatti che si ritrova al consid.

2 della sentenza impugnata non sia rigorosa poiché non indica espressamente che

i fatti di via __________ vanno divisi in una prima fase – cioè, quella del

fermo e dell’ammanettamento di PC 2 – “ritenuta legittima e comunque non

facente parte dell’imputazione contenuta nel DA” ed in una seconda fase –

di accompagnamento del ragazzo dal luogo del fermo fino alla vettura della

polizia cantonale con consegna del fermato a RI 3 – in cui, secondo la tesi

accusatoria recepita dal primo giudice, il ragazzo sarebbe stato picchiato dai

due agenti.

Il

ricorrente rimprovera, poi, al giudice di essere caduto in un errore manifesto

quando ha utilizzato le dichiarazioni di __________ per rafforzare il suo

convincimento in relazione ai fatti indicati al punto 1.1 del DA poiché “è

palese e indiscutibile che quest’ultima (ndr: __________) non si riferisce ai

fatti ritenuti in sede di condanna dal giudice penale ma alla fase precedente

(la prima fase) quando PC 2 viene fermato e ammanettato”.

Questo

errore manifesto che – secondo il ricorrente – equivale all’accertamento

dell’arbitrio, “diventa palesemente fuorviante in rapporto al convincimento

del giudice penale” poiché questi “avvicina, nel senso di un

rafforzamento probatorio, l’affermazione della compagna di classe alla

dichiarazione di __________, dichiarazione che non riguarda in alcun modo la

prima fase ma, semmai, la seconda” (ricorso pag. 4 punto 11)

Il

ricorrente continua rilevando come il giudice di prima istanza abbia accettato

in modo aprioristico la versione dei fatti data da __________, limitandosi a

giustificare la sua scelta con l’affermazione secondo cui la deposizione di

questo agente sarebbe “limpida e mai contraddetta”.

La

motivazione di “questa scelta di campo” è – secondo il ricorrente – “spaventosamente

sdrucciolevole” per almeno 3 motivi:

a) contrariamente all’assunto del giudice di prime cure, __________ ,

durante il contradditorio con RI 1, ha notevolmente ridimensionato le sue

dichiarazioni, trasformando “i calci” in “calcetti” e declassando la “sberla” a

“semplice colpo alla nuca”.

Inoltre –

continua il ricorrente – il racconto di __________ – che, a dipendenza del

luogo in cui si trovava, “poteva forse ed esclusivamente vedere in modo

frontale una parte del trasferimento d RI 1 e PC 2 “- è “difficilmente

spiegabile e comprensibile in relazione al colpo che PC 2 avrebbe subito alla

nuca” (ricorso pag. 5 punto 14);

b) sempre contrariamente all’assunto del primo giudice, la

testimonianza è stata smentita da tutte le persone che sono state sentite in

istruttoria. In particolare è stata contraddetta anche e soprattutto da agenti

“che si trovavano in una posizione migliore rispetto a quella di __________”.

Fra questi, vi è __________.

Secondo

il ricorrente, scegliendo di credere a __________ e non a __________ (secondo

cui, tutto era andato in modo regolare), il pretore ha nuovamente operato una

scelta di campo arbitraria poiché non suffragata da elementi attendibili ed

indiscutibili.

Da un

lato, il giudice non ha motivato la sua affermazione secondo cui __________ in

aula è apparso “non pienamente attendibile e decisivo (punto 9. pag. 10

della sentenza)” che “sembra dettata, più che altro, dalla necessità di

rafforzare una dichiarazione (quella di __________) rispetto ad altra

dichiarazione (quella di __________).” (ricorso pag. 6 punto 17).

D’altro

lato, affermando che “a __________ potrebbero essere sfuggite determinate

circostanze mentre raccoglieva le scarpe perse dallo PC 2” (sent. pag. 10, punto 9),

il giudice di prime cure “lancia un’ipotesi e non scolpisce un fatto

accertato” che, tenuto conto che dell’accertamento secondo cui __________,

in quel momento, stava prestando assistenza alla ragazza che piangeva (__________),

avrebbe dovuto a maggior ragione valere per quest’ultimo.

Continuando

nel suo esposto, il ricorrente rileva come sia evidente (cfr, in part, sent. consid.

9 pag. 10) la preoccupazione che affliggeva il giudice di prime cure – posto di

fronte a due testimonianze inconciliabili - di “evitare il dilemma di un

possibile reato di falsa testimonianza“. Da qui, la necessità di sostenere

che “a __________ potrebbero essere sfuggite determinate circostanze”. E

– a prescindere dal fatto che per raccogliere un paio di scarpe ci vuole lo

spazio di un secondo e non necessariamente l’occhio guarda con insistenza le

scarpe – l’errore evidente in cui è incorso il giudice di prime cure è stato “di

non considerare in concreto la palese esistenza di una situazione di in dubio

pro reo. Invece di preoccuparsi, con necessità di superamento, di un’ipotesi di

falsa testimonianza, il giudice penale avrebbe dovuto, per riconosciuta

necessità, applicare il principio del favor rei, che vale proprio in queste

situazioni decisamente insormontabili” (ricorso pag. 7 punto 19).

c) Infine, il ricorrente rileva come le dichiarazioni rese dalla stessa

PC durante l’inchiesta scagionino RI 1. Infatti, il ragazzo (nel verbale 6

aprile 2006 pag. 3) ha “negato in modo chiaro ed inequivocabile di essere

stato oggetto di sberle, colpi alla nuca, calci o calcetti dal momento in cui è

stato ammanettato (prima fase) al momento in cui si è ritrovato nell’auto della

polizia cantonale” (ricorso punto 21 pag. 7).Secondo il ricorrente, “la

rilevanza di queste dichiarazioni si riconduce alla monolitica circostanza che PC

2, l’asserita vittima, sposa indubitabilmente la tesi di RI 1, di __________ e

di tutti gli altri agenti che sono stati sentiti in sede di istruttoria in

ordine a questo specifico avvenimento. Aver dimenticato questa affermazione

inequivocabile di PC 2, nel contesto di una corretta disamina delle varie

dichiarazioni rese, vuol dire mettersi in palese contrasto con gli atti e non

tener conto, in modo manifestamente insostenibile, di circostanze fattuali di

primaria e cristallina evidenza (…) siamo nel bel mezzo dell’art 288 lett a

CPP, con il giudice penale che dimentica un elemento nucleare (testimonianza di

PC 2) per un corretto accertamento dei fatti” (ricorso pag. 8 punto 23).

In

sintesi – conclude il ricorrente – “le dichiarazioni di __________

non riguardano il fatto incriminato; le dichiarazioni di PC 2 non sono state

considerate; l’elemento chiave per arrivare arbitrariamente alla condanna passa

da una formulazione al condizionale riferita a RI 3. Basta e avanza per venir

riconosciuto un arbitrario accertamento dei fatti”.

3. La PC ha chiesto la reiezione del ricorso rilevando

come sia inconfutabile che egli abbia subìto dei danni fisici a seguito

dell’intervento della polizia e come, contrariamente a quanto preteso, la

testimonianza di __________ sia rilevante e contribuisca a sostenere quella

dell’agente __________ di cui sottolinea la credibilità.

Infine, la PC ha rilevato come vada considerato che PC 2 era, al momento dei fatti, in stato di shock e

come le sue deposizioni vadano intese, non nel senso dell’esclusione della

possibilità di essere stato picchiato durante il tragitto verso la vettura

della polizia, ma semplicemente come l’ammissione di non ricordare, proprio a

causa del suo stato, se sia stato o meno picchiato in quel frangente.

4. Il

principio in dubio pro reo è un corollario della presunzione di innocenza

garantita degli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II.

Esso disciplina sia la valutazione delle prove sia il riparto dell'onere

probatorio, nel senso che impone alla pubblica accusa di provare la

colpevolezza dell'imputato e non a quest'ultimo di dimostrare la propria

innocenza. Al proposito la Corte di cassazione e di revisione penale fruisce –

come il Tribunale federale – di libero esame (DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 40,

124 IV 86 consid. 2a pag. 87). Per quanto attiene invece alla valutazione delle

prove, il principio in dubio pro reo significa che il giudice penale non può

dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie più sfavorevole

all'imputato, quando, secondo una valutazione non arbitraria del materiale probatorio,

sussistano dubbi sul modo in cui si è verificata la fattispecie. Il precetto

non impone che l'apprezzamento delle prove conduca a un assoluto convincimento.

Semplici dubbi teorici sono sempre possibili. Il principio è disatteso quando

il giudice avrebbe dovuto, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove,

nutrire dubbi rilevanti sulla colpevolezza (DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41,

124 IV 86 consid. 2a pag. 88, 120 Ia 31 consid. 2d pag. 38). Sotto questo

profilo il principio in dubio pro reo ha stessa portata del divieto

dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40).

5. Va, innanzitutto rilevato che, così come precisato nel ricorso, il

fermo di PC 2 deve essere diviso in due fasi.

La prima

è quella dell’ammanettamento del ragazzo (descritta da RI 1 in PP 18.7 2005 pag. 2 che ha detto di avere dato al ragazzo, che già si trovava a terra e si

divincolava poiché non voleva farsi ammanettare, soltanto “un colpo di

disturbo, in altre parole un leggero colpo a mano aperta sul suo costato

laterale”).

In relazione

a questa prima fase, nulla viene imputato agli agenti, nella misura in cui il

teste __________ – su cui si poggia la tesi accusatoria recepita dal giudice di

prime cure – ha dichiarato di avere visto gli atti di violenza durante lo

spostamento del ragazzo già ammanettato per la sua consegna alla polizia

cantonale (PP 21.7.2005 pag. 2 e 3).

La

seconda fase è quella dell’accompagnamento del ragazzo dal luogo in cui era

stato trovato alla vettura della polizia, quindi scendendo da __________.

E’ in

questa fase che – sempre secondo la tesi accusatoria recepita dal giudice di

prime cure – l’agente RI 1 avrebbe senza necessità picchiato il ragazzo con uno

schiaffo e due calci.

Si tratta

di accuse contestate dall’imputato che ha sempre dichiarato di non avere,

durante il tragitto, esercitato alcuna violenza (cfr, ad esempio, PP 18.7 2005 pag.

2).

Come

visto sopra, il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento dei fatti sulla

testimonianza di __________ che ha, invece, dichiarato, in sintesi, di avere

visto colpire il ragazzo nei modi descritti dal DA e meglio, ha detto di avere

“visto RI 1 tirare una sberla sulla nuca del ragazzo ammanettato” che

questi si è, poi, “lasciato cadere a terra e una volta per terra ha ricevuto

due calci sempre da RI 1”. Quindi – sempre secondo le dichiarazioni di __________

ritenute fedefacenti dal giudice di prime cure – “vicino a RI 1 e al ragazzo

per terra è arrivato un agente della cantonale, il quale mentre il ragazzo era

ancora per terra, gli ha tirato un calcio (…) questo agente dovrebbe chiamarsi RI

3. Dopo di ciò, nel mentre che io stavo parlando con i ragazzi non

identificati, il giovane ammanettato è stato rialzato ed accompagnato alla

vettura della cantonale” (PP __________ 21.7.2005 pag. 3).

Giunti

alla macchina – sempre secondo __________ –, “RI 1 e RI 3 hanno scaraventato

il ragazzo contro la vettura e poi, aperta la porta, è stato fatto sedere sui

sedili posteriori. Per scaraventato intendo gettato contro la macchina” (PP

__________ 21.7.2005 pag. 3).

Affermando,

nella valutazione sull’attendibilità della testimonianza di __________, che le

dichiarazioni di questo agente “sono corroborate dalle affermazioni fatte

dall’alunna __________” (sentenza consid. 3.I. pag. 6), il giudice di prime

cure è incorso in un manifesto arbitrio.

Infatti,

le dichiarazioni della ragazza, non soltanto dipingono un’immagine

completamente diversa da quella descritta dall’agente __________, ma si

riferiscono alla prima fase dell’operazione, cioè al fermo del ragazzo, e non

al suo trasferimento. L’alunna grigionese ha – all’inizio e, poi, in seguito –

dichiarato di avere visto due agenti che, dopo averla superata, raggiunsero PC

2 che stava scappando, lo buttarono a terra e lo picchiarono usando, fra

l’altro, un manganello (la ragazza aveva precisato di avere visto chiaramente “uno

di questi agenti che ha sbloccato il manganello” e di avere sentito “chiaramente

un clic”):

“Davanti

a me correva il mio compagno PC 2 (…) Da questo punto ho potuto vedere che i

due agenti di polizia che mi avevano superato correndo avevano raggiunto PC 2 e

lo avevano buttato a terra. Ho visto chiaramente uno di questi agenti che ha

sbloccato il manganello e ho sentito chiaramente un clic. PC 2 era in

terra rannicchiato e entrambi lo colpivano con il manganello e con dei calci.

In questo momento ho un dubbio: è probabile che anche il secondo agente avesse

tra le mani il manganello, ne sono certa all’80%. Quasi subito, dopo circa

mezzo minuto, giunse un terzo agente (…)anche questo agente tiene tra le mani

il manganello, dopo averlo tolto mentre si dirigeva correndo verso i due

colleghi che trattenevano il PC 2 a terra. Anche questo terzo agente colpisce

più volte PC 2 che si lamentava a terra” (verb. 27.1.2005 pag. 2)

E’

evidente che le dichiarazioni di questa ragazza non possono, senza incorrere in

arbitrio, essere chiamate a sostegno di quelle dell’agente __________.

Sostenere – come ha fatto il giudice di prime cure – che “le sue

affermazioni si avvicinano tuttavia in maniera preoccupante a quelle

dell’agente __________ per quanto attiene al tema dell’eccessiva violenza

esercitata e non possono quindi venire completamente ignorate” (sentenza consid.

3.I. pag. 6), significa procedere ad un accertamento dei fatti viziato da una

posizione pregiudiziale, ignorando l’effettivo contenuto e significato del

materiale istruttorio raccolto.

Nel

ricorso è stato sottolineato che agli atti vi sono elementi che contrastano con

la versione dei fatti data dall’agente __________.

Fra

questi, vi sarebbe la testimonianza di PC 2.

Questa

censura non può essere condivisa.

Infatti,

se è vero che PC 2, sin dall’inizio, ha detto di essere stato picchiato quando

era a terra, prima di essere ammanettato (cfr. verb. 18.9.2004 pag. 2; verb. 27.1.2005

pag. 2) precisando di non ricordare di “essere stato picchiato in seguito”(verb.

18.9.2004 pag. 4; 27.1.2005 pag. 3), è anche vero che, così come risulta dal

certificato medico 19.9.2004 allegato alla denuncia, il ragazzo, pur non

presentando alcuna evidente conseguenza psichica e pur essendo in grado di

descrivere in modo chiaro a grandi linee gli eventi del giorno prima, non

ricordava tutto quanto accaduto nei dettagli:

“Herr PC 2 kann den Vorgang klar und sachlich schildern, er kann

aber nicht mit sicherheit sagen, wieviele Polizisten ihn verprügelt hätten, da

das ganze völlig unerwartet geschehen sei und er wie unter Schock gestante

habe” (certificato medico allegato alla denuncia).

Pertanto, in forza di questo “essere come sotto shock”, al

suo non ricordare di essere stato picchiato durante il tragitto verso la

macchina non può essere data valenza escludente il fatto. E’, infatti,

sostenibile la tesi secondo cui i ricordi del ragazzo non siano chiari sul

concatenarsi degli eventi che si sono succeduti con rapidità.

In questo

senso, non può essere considerato che la testimonianza di Sgier costituisca un

elemento nucleare per un corretto accertamento dei fatti, la cui dimenticanza

rende arbitrario l’accertamento operato dal primo giudice.

Tuttavia,

vi sono altri elementi che vanno considerati.

Vi è, in

particolare (fra quelle di altri agenti), la testimonianza di __________ (nei

cui confronti il 12.6.2006 è stato emanato un decreto di non luogo a

procedere), l’agente che, insieme a RI 1, ha accompagnato il ragazzo alla macchina dopo avere raccolto le scarpe perse da quest’ultimo nella fuga.

__________

ha “escluso che nell’operazione di consegna alla polizia cantonale sia io

che RI 1 abbiamo colpito il ragazzo con 2 ceffoni e 2 calci” (PP 18.7.2005 pag.

5; cfr. ). Questa dichiarazione è stata ribadita al dibattimento dove __________,

sentito come teste, ha precisato “di non avere mai perso di vista la scena” e

dichiarato che “dall’ammanettamento al momento di salire in auto il ragazzo

non è mai stato picchiato” (verb. dib. pag. 7).

Secondo

il giudice di prime cure, in aula __________ “non sempre è apparso

pienamente attendibile e decisivo”.

Questo

giudizio di inattendibilità è viziato da arbitrio.

In

effetti, esso è soltanto apparentemente motivato dall’affermazione secondo cui

“a quest’ultimo, a differenza del collega (…), potrebbero essere sfuggite

determinate circostanze mentre raccoglieva le scarpe”.

In

realtà, così come sostenuto dal ricorrente, con quel giudizio il giudice ha semplicemente

scelto una via – peraltro concretamente impraticabile anche soltanto per

questioni di tempi (raccogliere un paio di scarpe è operazione che richiede

pochi secondi e che, perciò, non avrebbe da sola potuto impedire a __________

di vedere la scena descritta da __________) – che gli potesse far escludere

l’ipotesi di una falsa testimonianza. Infatti, dopo avere posto l’ipotesi di

uno __________ distratto dall’operazione di raccolta delle scarpe, il pretore

ha proseguito dicendo:

“Questo

(ndr: che __________ non abbia visto perché impegnato a raccogliere le scarpe)

è perlomeno ciò che auspica lo scrivente giudice, ritenuto che se così non

fosse, uno dei due agenti (__________ o __________) avrebbe mentito, rendendosi

colpevole del reato di falsa testimonianza. Sarebbe grave nel caso concreto,

proprio perché le falsità sarebbero state proferite da agenti di polizia che

hanno il compito primordiale di garantire il rispetto delle leggi”

(sentenza consid. 9 pag. 10)

Questo

modo di procedere non è corretto.

Il

giudice deve accertare i fatti valutando il materiale probatorio sulla sola

scorta di criteri oggettivi. Sostenere una valutazione di inattendibilità di

una testimonianza affermando – in parole povere – che “il giudice spera che

le cose siano andate così perché altrimenti sarebbe grave” significa

confondere il piano dell’accertamento dei fatti con quello della loro

sussunzione giuridica e, poi, con quello della valutazione della colpa

dell’autore.

Si tratta

di piani che vanno tenuti ben distinti. Non farlo significa lasciarsi fuorviare

dalla soggettività (“questo è perlomeno ciò che auspica lo scrivente

giudice, ritenuto che se così non fosse uno dei due agenti (__________ o __________)

avrebbe mentito”) e, irrimediabilmente, cadere nell’arbitrio.

Dunque,

gli elementi sin qui valutati portati dal giudice di prime cure a sostegno

della testimonianza di __________ così come quelli portati a sostegno della non

piena fedefacenza della testimonianza di __________ non resistono all’esame,

pur limitato all’arbitrio, di questa Corte.

Ma non

solo.

Nemmeno

alla testimonianza di __________ può essere data preferenza rispetto alle altre

emergenze istruttorie in forza di una sua pretesa “limpidezza” (sentenza

consid. 7. pag. 9): va ricordato che se è vero che durante il confronto con RI

1 avvenuto il 24.10.2006 __________ ha mantenuto la propria versione dei fatti,

è anche vero che egli ha ridimensionato gli atti di violenza – e, quindi, ha

ridimensionato la sua prima deposizione - precisando in particolare che il

ceffone “non era comunque un manrovescio” e che i calci erano “due

calcettini, senza rincorsa, in una distanza di 30/40 cm (piede-ragazzo)”.

Non va, infine, dimenticato che __________ ha, in quella sede, dichiarato di

non poter più dire con sicurezza di avere visto i due agenti spingere il

ragazzo ma unicamente che i due, in quel momento erano “attorno a lui” (PP

RI 1/__________ 24.10.2006 pag. 4).

Non si

tratta di modifiche di poco conto ritenuto, in particolare, che i calci sono

diventati “calcettini, senza rincorsa, in una distanza di 30/40 cm”, cioè

hanno, in sostanza, perso la valenza aggressiva del gesto (può un “calcettino”

costituire un atto di violenza?) così che la scena descritta in seconda battuta

da __________ diventa notevolmente diversa da quella dipinta in precedenza,

tanto più che per strada __________ ha perso anche la sicurezza di avere visto RI

1 e __________ “scaraventare”, vale a dire “gettare” il ragazzo contro la

macchina.

Queste

sostanziali modifiche di versione rendono arbitraria la valutazione di

“limpidezza” data dal pretore alla testimonianza di __________: sostenere che

la deposizione di __________ sia “limpida” e utilizzare questo argomento

a sostegno della sua attendibilità significa esprimere una valutazione che é in

aperto contrasto con la realtà che emerge dalle risultanze istruttorie.

Le

considerazioni sul fatto che __________ ha reso la sua testimonianza “dopo

una seria e attenta riflessione da parte dell’agente e senza sentimenti di

cameratismo” e sul fatto che “questo testimone non aveva per di più

neppure una valida ragione per raccontare circostanze non realmente avvenute”

non possono certo bastare, di fronte alle circostanze discusse sopra, a

motivare l’accertamento dei fatti operato dal primo giudice.

In queste

circostanze, di fronte a due testimonianze di senso contrario, senza elementi

oggettivi che potessero indicare come l’una fosse più attendibile dell’altra,

il primo giudice non poteva che concludere di essere in una situazione di obbligata

applicazione del principio in dubio pro reo.

6. Da quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la

sentenza va annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione

di abuso di potere.

Gli oneri

processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.

Sulle

ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).

Gli oneri

processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato

che rifonderà al ricorrente fr. 1.300.- per ripetibili.

Considerandi

II.

sul ricorso di RI 3

1.

Come per RI 1, il giudice di prime cure ha fondato l’accertamento

dei fatti imputati a RI 3 al punto 1. del DA fondandosi, in buona sostanza,

sulla deposizione di __________.

Si rinvia, perciò, a quanto indicato al punto 1. che precede.

2.

Anche RI 3 sostiene che il giudice della pretura penale è incorso in

arbitrio nell’accertamento dei fatti poiché, valutando la deposizione di __________,

non ha considerato che la posizione di questi al momento dei fatti non gli

permetteva di intravedere alcunché né ha considerato che la deposizione di __________

è stata contraddetta dagli altri agenti sentiti al dibattimento, dalle persone

che hanno assistito al fermo in __________ dalla deposizione dello stesso PC 2.

Dopo

avere rilevato alcune incongruenze nella deposizione di __________ ( e, fra

queste, le sue dichiarazioni modificate in corso di inchiesta sul numero di

autovetture della polizia presenti in loco quella notte) e sottolineato che la

presenza degli autoveicoli e il fatto che __________ , a quel momento, stava

parlando con dei ragazzi gli rendevano forzatamente difficile la percezione

corretta di quel che accadeva intorno a lui, il ricorrente conclude affermando

che “le dichiarazioni del __________ , al quale nessuno nega possa essere

riconosciuta la buona fede, sono in tutta evidenza figlie della confusione del

momento ed andavano prese con le pinze.” (ricorso pag. 7 e 8).

Il

ricorrente continua, poi, rilevando come il giudice di prime cure non abbia

spiegato perché non ha attribuito credibilità alla deposizione di __________ .

Rileva come quest’ultimo – completamente scagionato da ogni accusa e sentito

come teste e sotto giuramento - non avesse alcun motivo di mentire. Per contro,

sottolinea come il confronto fra la deposizione di __________ e quella di __________

generi qualche dubbio e perplessità e getti qualche ombra sul comportamento di

quest’ultimo: “senza volerci spingere a sostenere che __________ si sia reso

protagonista di violenze ed abbia preferito mantenere una versione dei fatti

che inchiodasse gli altri pur di salvare se stesso, il che non è evidentemente

comprovabile se non con il confronto qui proposto fra i due verbali, tuttavia.

Anche solo ipoteticamente, tale circostanza andava considerata ed è un

ulteriore elemento che depone a sfavore dell’inattaccabilità della prova

regina” (ricorso pag. 10).

Rileva,

poi, ancora come la deposizione di __________ sia in aperto contrasto con

quella di __________ (la donna che ha chiamato la polizia) secondo cui “gli

agenti intervenuti (…) si sono sempre comportati in modo corretto e gentile”.

Il

ricorrente sottolinea, infine, come la deposizione di __________ sia in aperto

contrasto con quella di PC 2 precisando come questi, a precisa domanda, abbia

escluso di essere stato vittima di ulteriore violenza, “ritenuto che il

termine “ulteriore” ha da essere riferito, secondo la sua versione, alla fase

del fermo vero e proprio” (ricorso pag. 12).

Infine,

il ricorrente sostiene che, nella denegata ipotesi in cui si dovesse ritenere

che egli ha colpito con un calcetto PC 2, il fatto non configurerebbe ancora

abuso di autorità.

3.

La PC ha chiesto la reiezione del ricorso rilevando

come sia inconfutabile che egli abbia subìto dei danni fisici a seguito

dell’intervento della polizia, come, contrariamente a quanto preteso, l’agente __________

poteva chiaramente vedere la scena e sottolineando come lo stesso __________ abbia

dichiarato di non avere alcun motivo di inimicizia nei confronti degli agenti

coinvolti.

Rileva

come il ricorrente ometta di ricordare, accanto alla deposizione della signora __________,

quella di __________ (il passante che si era rivolto ai giornali) che ha

riferito di avere visto un poliziotto usare violenza su uno dei ragazzi.

Infine,

rileva come vada considerato che PC 2 ha reso la sua deposizione in stato di shock.

4.

Qui – essendo i fatti imputati a RI 3 legati a quelli imputati a RI

1.

e siano stati decisi dal primo giudice negli stessi considerandi e con le

stesse motivazioni - non si può fare altro che richiamare quanto esposto e

deciso in relazione al ricorso preposto da RI 1.

Sulla

scorta delle stesse argomentazioni, dunque, senza che sia necessario valutare

le considerazioni fatte dal ricorrente in relazione ad un ipotizzato interesse

di __________ a mentire, il ricorso di RI 3 va accolto.

5.

Da

quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la sentenza va

annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione di abuso di

potere.

Gli oneri

processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.

Sulle

ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).

Gli oneri

processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato

che rifonderà al ricorrente fr. 1500.- per ripetibili.

III. sul

ricorso di RI 2

1.

Il

giudice di prime cure ha ritenuto accertato che RI 2 ha colpito PC 4 con

almeno 5 sberle “sulla base di una serie di indizi a tal punto convergenti

da ritenere che RI 2 abbia violato il principio della proporzionalità

nell’eseguire il controllo del ragazzo in questione”.

Il primo

di questi elementi, il pretore lo ha individuato nell’affermazione del ragazzo

stesso di essere stato preso a sberle da parte del primo agente intervenuto (consid.

12.

pag. 12). Quest’affermazione è, stata considerata dal pretore come

corroborata da quelle dei compagni di PC 4 (PL 2, AI63; PC 3, AI64; __________,

AI65; __________, AI59) che hanno detto che questi fu proprio il primo ad

essere preso dai poliziotti e che lo stesso “fu colpito da uno schiaffo alla

testa” dopo che “uno dei poliziotti ha iniziato a gridare documenti”

(sentenza consid. 13 pag. 13).

Infine,

il pretore ha trovato un ulteriore elemento a sostegno dell’accertamento dei

fatti così come al punto 1.1. del DA nell’ammissione di RI 2 di essere stato il

primo a giungere __________, quindi senza nessun collega che possa testimoniare

per lui (consid. 13 pag. 13) e nel fatto che PC 4 ha riconosciuto RI 2 nel kit di fotografie che gli è stato mostrato.

2.

Anche

in questo caso, il ricorrente rimprovera al primo giudice di avere

arbitrariamente accertato i fatti.

Dapprima,

rileva come il giudice ricordi, al consid. 3.II. della sua sentenza la

testimonianza di __________ (un passante che ha casualmente assistito al

controllo) per dire che le sue parole confermano le testimonianze della

scolaresca - che, però, qualifica di “forse esagerate ma comunque

indicative” - per poi concludere, al consid. 11 della stessa sentenza, che

la testimonianza di __________ non può essere determinante sul piano

probatorio: “è fuor di dubbio che la motivazione è oscillante, per un verso

si è obbligati a dare atto che il passante non può portare elementi

significativi sul piano dell’accertamento, per altro verso lo stesso passante

viene indicato come elemento di conferma. E’ pertanto palese la contraddizione

nei due passaggi della sentenza impugnata” (ricorso pag. 3).

Il

ricorrente prosegue rilevando come il giudice penale abbia considerato le

dichiarazioni di __________ - secondo cui non vi sarebbero state trasgressioni

da parte dei militi da lui diretti - come “una chiara deposizione” che “neutralizza”

quelle rese dagli studenti.

Dopo avere

ricordato come, con riferimento ad altra circostanza che andava verificata e

riconducibile ai fatti di __________, per il pretore __________ abbia assunto “ruolo

stagionatore essenziale, ritenuto che lo stesso non solo ha assistito ai fatti,

ma nella sua qualità di superiore degli accusati, ha altresì diretto l’intero

intervento” (cfr. consid. 11 pag. 11 della sentenza), il ricorrente rileva

come non sia dato comprendere come mai la testimonianza di __________ non abbia

giocato lo stesso ruolo scagionatore per RI 2.

Il

ricorrente prosegue, poi, affermando come sia arbitrario chiamare a sostegno

dell’accertamento delle 5 sberle date a PC 4 le testimonianze dei compagni: da

un lato, perché si tratta delle stesse testimonianze che il giudice ha definito

“forse esagerate”, d’altro lato perché ognuno di questi riferisce fatti

diversi (chi parla di uno schiaffo alla testa, chi parla di un pugno addosso,

chi, ancora, di un colpo sulla guancia, chi di diverse sberle). “E’

palesemente arbitrario – continua il ricorrente – sostenere che le menzionate

versioni siano convergenti (punto 13 pag. 13 della sentenza) e possano essere

qualificate quale valido accertamento processuale. E’ di tutta evidenza che i

testimoni non raccontano la stessa cosa” (ricorso pag. 6).

Il

ricorrente rileva, infine, come il riconoscimento di RI 2 da parte di PC 4 sia

del tutto irrilevante sul piano dell’accertamento processuale perché la

presenza di RI 2 durante gli accertamenti in __________ non è mai stato in

discussione.

Pertanto

– conclude il ricorrente – “nel rispetto del favor rei non ci sono elementi

validi e incontrastati per togliere validità a quanto dichiarato dal sergente __________”

(ricorso pag. 6) che ha dichiarato che in __________ vi era un gruppo di

giovani che prendeva in giro la polizia, che uno di questi in un paio di

occasioni si è diretto verso RI 2 che, per allontanarlo, lo ha spinto in modo

energico precisando che si è trattato dell’unico contatto fisico. “Non

soltanto si tratta di una versione lineare, non contraddetta, accettata dal PP

con il decreto di non luogo a procedere emesso nei confronti di __________.

Questo verbale dimostra, con specifico richiamo a quanto sostenuto in

precedenza, che RI 2 – contrariamente a quanto sostenuto in sentenza – può

“avvalersi di una testimonianza di un collega per questi fatti” (ricorso pag.

7).

3.

La PC ha, invece, sostenuto che non possono esservi

ragionevoli dubbi sulla colpevolezza dell’agente RI 2 in considerazione delle chiare testimonianze di PC 4 e PL 2 che, “su un kit di 49 fotografie

fotocopiate (quindi di cattiva qualità), senza sbagliare, hanno indicato

l’agente RI 2 come il poliziotto che ha usato violenza nei confronti di PC 4” (osservazioni pag. 3).

4.

Come sottolineato dal ricorrente, accertando quanto successo in __________,

il primo giudice ha ritenuto che, “stante la precisa esposizione dei fatti

fatta dal sergente __________, il quale ha dichiarato che non vi sono mai state

trasgressioni da parte della squadra da lui diretta, non sussistono altre prove

a tal punto circostanziate e precise che permettono di ascrivere agli accusati

tutte le responsabilità penali indicate nei DA qui in oggetto” (consid. 11 pag.

11).

Perché la

testimonianza di __________ non giochi per l’episodio relativo a PC 4 lo stesso

ruolo scagionatore, il primo giudice non lo spiega.

Delle

due, l’una.

Se

davvero si ritiene attendibile la deposizione di __________ e ad essa si vuole

attribuire un “ruolo scagionatore essenziale, ritenuto che lo stesso non

solo ha assistito ai fatti, ma nella sua qualità di superiore degli accusati,

ha altresì diretto l’intervento” (sentenza consid. 11 pag. 11), e se

davvero si vuole ritenere che, se __________ non è intervenuto a fermare i suoi

uomini, vuol dire che “nulla di illegale è accaduto” poiché “se fosse

successo qualcosa di anormale” sarebbe “intervenuto subito per fermare i

colleghi” (sentenza consid. 11 pag. 11), allora la sua deposizione deve

valere nello stesso modo per tutti gli agenti che hanno fatto parte della

squadra da lui diretta (e, fra questi, RI 2).

Se,

invece, si relativizza la deposizione di __________ sulla scorta di altre

emergenze istruttorie (come è stato fatto per RI 2, senza che nulla indichi che

lui sia intervenuto prima che __________ fosse sul posto), allora non si può

parlare, per nessuno degli agenti della squadra, di “ruolo scagionatore

essenziale” della deposizione di __________ senza incorrere in un errore di

logica e, quindi, in arbitrio.

Ma, anche

volendo fare astrazione da quanto sopra, l’accertamento del pretore secondo cui

RI 2 ha colpito PC 4 con almeno 5 sberle è arbitrario.

E’

arbitrario nella misura in cui esso poggia sulle deposizioni, oltre che dello

stesso PC 4 (che ha parlato di diverse sberle, fra 5 e 8, cfr. AI169 pag. 2 e

3), di PL 2, PC 3, __________ (sentenza consid. 13 pag. 13).

PL 2 –

che ha riconosciuto l’imputato nel kit mostratogli - ha detto che RI 2 ha colpito PC 4 con uno schiaffo sulla testa (PP 22.2.2006 pag. 2 e 5).

PC 3 ha detto che un poliziotto (che lui, però, non ha riconosciuto) ha colpito PC 4 “tirandogli un

pugno (..) mi sembra in faccia” (PP 27.1.2005 pag. 3).

__________

ha parlato di un agente della polizia (che non ha riconosciuto) che “ha

colpito PC 4 Edi sulla guancia (…) non posso dire se era a mano aperta o un

pugno chiuso” (PP 27.1.2005 pag. 2).

Infine, __________

ha detto che un poliziotto (che, però, non ha riconosciuto nel kit che gli è

stato sottoposto) “ha dato diverse sberle a PC 4 ma non so dire quante”(PP

27.1.2005

pag. 2).

Difficile

è – senza cadere in arbitrio – sostenere che “queste versioni sono talmente

convergenti da permettere di ritenere che i fatti descritti nel DA RI 2

riferiti al comportamento tenuto nei confronti di Edi PC 4 questo agente li

abbia veramente commessi” (consid. 13 pag. 13). I ragazzi, in realtà,

descrivono situazioni diverse con atti di violenza o di aggressività diversi

fra loro per genere e numero e che, peraltro, difficile è – anche in

considerazione di quanto segue – attribuire (sempre nella misura in cui si

volessero ritenere accertati) con sufficiente certezza a RI 2.

A queste

dichiarazioni discordanti, il riconoscimento di RI 2 da parte di PC 4 e PL 2

non aggiunge valenza probatoria: da un lato, la presenza di RI 2 sul luogo dei

fatti è incontestata (e, in sé, non sufficiente a fondare la tesi accusatoria),

d’altro lato, i due non attribuiscono all’agente gli stessi comportamenti.

L’accertamento

del primo giudice è, poi, ancora arbitrario nella misura in cui esso si fonda

sulla constatazione secondo cui RI 2 non può avvalersi “di una testimonianza

di un collega, essendo stato il primo a giungere sul posto” (consid. 13 pag.

13).

Questo

accertamento – di RI 2 che giunge per primo e da solo sul posto – è arbitrario

poiché è in aperto contrasto con le seguenti chiare emergenze istruttorie.

Nel suo

verbale 19.7.2005, RI 2 ha detto – contrariamente a quanto indicato in sentenza

– di essere giunto sul posto contemporaneamente a __________ ed ha precisato

che questi, quando lui chiedeva i documenti ai ragazzi, “era vicino a me ad

un paio di metri” (AI 110 pag. 2).

Queste

dichiarazioni dell’imputato sono confortate da quelle di __________ che, nel

suo verbale 19.7.2005, ha detto quanto segue:

“confermo

di avere incontrato il collega RI 2 davanti al piazzale della stazione. Io ero

alla guida del furgone VW mentre il collega era alla guida di una jeep di

servizio. Ci siamo diretti __________ abbiamo visto dei giovani. Ritenendo

fossero quelli della rissa, ci siamo fermati per procedere alla loro

identificazione. Sia io che il collega siamo scesi dai mezzi ed entrambi

abbiamo proceduto ad identificarli chiedendo loro dei documenti. Penso, anzi

posso dire di essere sicuro di essere stato io il primo, anche perché il più

alto in grado, a chiedere ai ragazzi i documenti di identificazione (…) io e RI

2.

parlando ai giovani ci siamo espressi prima in italiano e poi con qualche

parola in francese (…) abbiamo chiesto ai 6 presenti i documenti che ci sono

stati dati con un certo tentennamento. Stimo in circa due o tre minuti il tempo

necessario per ricevere da tutti i documenti (…) Dichiaro che né io né i miei

subalterni abbiamo preso a sberle, a ceffoni o a pugni sul viso uno o più di

questi giovani” (AI 112 pag. 2).

Pertanto,

ritenuto che il riconoscimento di RI 2 da parte di due ragazzi è irrilevante

nella misura in cui non serve ad accertare i fatti di cui al punto 1.1. del DA,

forza è constatare che gli accertamenti del primo giudice sui fatti imputati

all’agente RI 2 in relazione a PC 4 sono arbitrari nella misura in cui –

contrariamente a quanto ritenuto in sentenza – le dichiarazioni dei ragazzi non

sono sufficientemente convergenti da costituire valido accertamento processuale

relativo alle “almeno 5 sberle” di cui al DA e nella misura in cui le tavole

processuali indicano con sicurezza che - contrariamente all’assunto del primo

giudice – RI 2 non ha effettuato da solo il controllo delle identità dei

ragazzi in __________ ma l’ha fatto, per tutto il tempo necessario

all’ottenimento dei documenti, insieme al superiore __________ (e, poi, ad

altri colleghi giunti successivamente sul posto) che ha dichiarato, peraltro,

che, in quel frangente, ai ragazzi non sono stati dati né sberle, né ceffoni né

pugni.

Vi è

arbitrio in questo accertamento poiché tutti gli elementi chiamati dal pretore

a sostegno del proprio accertamento risultano in contrasto con l’evidenza del

materiale processuale.

Inoltre,

nella misura in cui, per gli altri fatti imputati agli agenti in relazione al

controllo effettuato in __________, il pretore ha ritenuto che la deposizione

di __________ aveva “ruolo scagionatore essenziale”, non concedere a RI

2.

– in una situazione del tutto simile a quella degli altri agenti - lo stesso

trattamento, significa cadere in una ingiustificata disparità di trattamento

che, in questo contesto, equivale ad arbitrio.

5.

Da

quanto precede discende che, in accoglimento del ricorso, la sentenza va

annullata e il ricorrente deve essere prosciolto dall’imputazione di abuso di

potere.

Gli oneri

processuali di prima sede (fr. 1200.-) vanno posti a carico dello Stato.

Sulle

ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali (CRP).

Gli oneri

processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato

che rifonderà al ricorrente fr. 1300.- per ripetibili.

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

pronuncia: A. sul ricorso di RI 1

1. Il ricorso di RI 1 è accolto.

La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto

dall’imputazione di abuso di autorità.

2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:

a)

tassa di giustizia fr. 900.–

b)

spese fr. 100.–

fr. 1000.–

sono

posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente

fr. 1300.–

per ripetibili.

B. sul

ricorso di RI 3

1. Il ricorso di RI 3 è accolto.

La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto

dall’imputazione di abuso di autorità.

2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:

a)

tassa di giustizia fr. 900.–

b)

spese fr. 100.–

fr. 1000.–

sono

posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente

fr. 1500.–

per ripetibili.

C. sul

ricorso di RI 2

1. Il ricorso di RI 2 è accolto.

La sentenza 4 marzo 2008 è annullata ed egli è prosciolto

dall’imputazione di abuso di autorità.

2. Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in:

a)

tassa di giustizia fr. 900.–

b)

spese fr. 100.–

fr. 1000.–

sono

posti a carico dello Stato che rifonderà inoltre al ricorrente

fr. 1300.–

per ripetibili.

D. Intimazione

a:

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(Art. 100 cpv, 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’ art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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