17.2008.37
Sommossa; errata applicazione del diritto. Presupposto della partecipazione all'assembramento. Verbalizzazione delle dichiarazioni dell'accusato al dibattimento; le irregolarità procedurali devono ess
16 giugno 2009Italiano18 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
17.2008.37
Data decisione, Autorità:
16.06.2009, CCRP
Titolo:
Sommossa; errata applicazione del diritto. Presupposto della partecipazione all'assembramento.
Verbalizzazione delle dichiarazioni dell'accusato al dibattimento; le irregolarità procedurali devono essere eccepite non appena possibile
DICHIARAZIONE DELL'ACCUSATO
SOMMOSSA
art. 255 cpv. 2 CPP-TI
art. 255 agg. 3 CPP-TI
art. 255 cpv. 3 CPS
art. 288 let. b CPS
Incarto n.
17.2008.37
Lugano
16 giugno 2009/lw
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di cassazione e di revisione
penale del Tribunale d'appello
composta dei
giudici:
Roggero-Will, presidente,
Lardelli e Pellegrini
segretario:
Isotta, cancelliere
sedente per statuire sul ricorso per
cassazione presentato il 9 giugno 2008 da
RI 1
PA 1
contro la sentenza emanata nei suoi
confronti il 28 aprile 2008 dal Giudice della Pretura penale
esaminati gli atti;
posti i seguenti
punti in questione:
1. Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione.
2. Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Con decreto d’accusa 25 aprile 2007, l’allora sost PP ha dichiarato
RI 1 autore colpevole di sommossa per avere, l’11 marzo 2006, nei pressi della
pista di ghiaccio della __________, prima dell’inizio dell’incontro di hockey
su ghiaccio fra __________, partecipato all’assembramento di giovani che ha
cercato di impedire il regolare accesso dei tifosi dell’__________ alla pista
di ghiaccio, assembramento nel corso del quale sono stati danneggiati beni
pubblici e privati e sono stati lanciati oggetti contundenti contro i tifosi
dell’__________ e contro la polizia che cercava di evitare che i due gruppi di
tifosi entrassero in contatto.
In applicazione della pena, ne ha proposto la
condanna alla pena pecuniaria di fr 450.- corrispondente a 15 aliquote di fr 30
ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla
multa di fr 200.- da sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena
detentiva di 3 giorni.
Fatti
B. Statuendo sull’opposizione presentata da RI 1, il giudice della
pretura penale, con sentenza 28 aprile 2008, ne ha confermato la colpevolezza e
lo ha condannato al pagamento di 10 aliquote giornaliere di fr 60.- cadauna per
un totale di fr 600.- , pena sospesa condizionalmente, e al pagamento di una
multa di fr 200.-. Ha altresì vietato a RI 1, a valere quale norma di condotta, per un periodo di 1 (uno) anno dal passaggio in giudicato della sentenza di
condanna pretorile, di accedere alle piste di ghiaccio svizzere in occasione di
incontri internazionali o di Lega Nazionale A o B, così come negli spazi
adiacenti in un raggio di 1000 metri (art. 44 cpv. 1).
C. RI 1 ha impugnato la sentenza
pretorile motivando con allegato 9 giugno 2008 la dichiarazione di ricorso
fatta il 29 aprile.
Nel ricorso – in cui sostiene che il giudice di
prime cure è incorso in una errata applicazione del diritto sostanziale, in
manifesti errori procedurali e in arbitrari accertamenti dei fatti – egli
chiede, con l’annullamento della sentenza di primo grado, di essere prosciolto.
D. Il
sost PP, con scritto 1 luglio 2008, senza svolgere particolari osservazioni, ha
postulato la reiezione del gravame.
Considerandi
in diritto: 1. Il ricorso per cassazione è un rimedio di
mero diritto (art. 288 cpv. 1 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la
valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza
impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1
lett. c e 295 cpv. 1 CPP).
Perché un
accertamento possa essere definito arbitrario, non è sufficiente che esso sia
manchevole, discutibile o finanche inesatto. E’ necessario che esso sia manifestamente
insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto
con gli atti (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag.,
219, 129 I 173 consid. 3 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su
talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30;
112.
Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta
dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione
dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché
un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove
siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per
essere annullata una sentenza dev’essere arbitraria anche nel risultato, non
solo nella motivazione (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1
pag. 219, DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182, 275 consid. 2.1; 125 II 129
consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag. 168, 124 I 208 consid. 4a pag.
211).
2.
a) Il ricorrente sostiene come il giudice di prime cure abbia violato
l’art. 255 cpv. 3 CPP poiché non sono state riportate a verbale tutte le sue
dichiarazioni, nonostante, da un lato, egli venisse sentito per la prima volta
da un magistrato e nonostante molte delle sue dichiarazioni al dibattimento
chiarissero quelle da lui fatte nel corso dell’unico suo interrogatorio in sede
d’inchiesta che venne effettuato a cura della polizia del canton __________.
Nel verbale del dibattimento – egli continua –
sono state riportate soltanto alcune sue frasi del tutto estemporanee e
irrilevanti.
Inoltre, il verbale del dibattimento non riporta
integralmente le argomentazioni dell’arringa difensiva.
Pertanto – conclude il ricorrente - il verbale
non permette all’autorità di ricorso di “conoscere le dichiarazioni fatte
dall’accusato né di verificare quali contestazioni siano state mosse dalla
difesa né di capire perché certe affermazioni, totalmente estemporanee, siano a
verbale e siano contenute nella sentenza, confondendo il lettore e impedendo
una visione globale e imparziale che dovrebbe stare alla base di una decisione”
(ricorso pag. 8).
b) L’art. 255 cpv. 3 CPP dispone che le risposte dell’accusato – così
come quelle dei periti e dei testimoni – vanno riportate nel verbale del
dibattimento nelle seguenti ipotesi:
-
nei casi previsti dagli art. 246 (falsa
testimonianza) e 248 (impedimento del testimone;
-
nel caso in cui queste persone sono sentite per
la prima volta o modifichino le dichiarazioni fatte in istruttoria;
-
se il giudice ritiene di farlo oppure su
richiesta delle parti.
c) Il verbale del dibattimento tenutosi il 28 aprile 2008 non riporta
nessuna delle dichiarazioni fatte dall’accusato durante il suo interrogatorio.
Semplicemente, nel verbale
è riportato quel che sembra essere un breve riassunto di quanto da egli
dichiarato al momento in cui venne interpellato, giusta l’art. 252 CPP, dopo
l’arringa del difensore.
Ciò detto, non
risulta dal verbale del dibattimento che la difesa del ricorrente abbia chiesto
- ai sensi dell’art. 255 cpv. 3 lett. c - una verbalizzazione più estesa delle
dichiarazioni del suo patrocinato né che abbia chiesto una verbalizzazione
della sua arringa più ampia di quanto previsto, in particolare, dall’art. 255
cpv. 2 CPP ( secondo cui il verbale deve indicare sommariamente le
conclusioni presentate nel corso del dibattimento).
Né risulta che,
al dibattimento, la difesa abbia sostenuto l’obbligatorietà della
verbalizzazione di dichiarazioni dell’imputato in applicazione dell’art. 255 cpv.
3.
lett. b CPP.
In queste
circostanze, la censura ricorsuale è irricevibile in applicazione dell’ art. 288 lett. b CPP secondo cui le pretese
irregolarità procedurali devono essere eccepite non appena possibile e cioè, in
questo caso, al dibattimento.
3.
Il ricorrente rimprovera al giudice di prime cure di avere
arbitrariamente accertato che egli ha partecipato ai disordini.
3.1
Il giudice di prime cure ha accertato che “l’accusato si è
trovato coinvolto nei fatti” che videro, nel pomeriggio dell’11 marzo 2006,
“circa 150/200 facinorosi” dare origine “a tumulti e disordini che
hanno causato diversi scontri con la polizia presente sul luogo per mantenere
l’ordine”.
Dopo avere ricordato che la polizia giudiziaria,
nel suo rapporto, aveva diviso gli avvenimenti di quella sera - che si
verificarono in luoghi e momenti diversi – in 7 fasi, il primo giudice ha
accertato che “nella terza fase, in cui risulta coinvolto anche l’accusato,
la situazione degenerava pericolosamente” visto che i tifosi delle due
squadre erano riusciti a venire in contatto e ad ingaggiare una rissa nel corso
della quale “continuavano a volare razzi ed oggetti contundenti anche ad
altezza d’uomo e la polizia diventava bersaglio del lancio di un container”
così che gli agenti reagirono “con balzi offensivi e con lo sparo di
proiettili di gomma per disperdere i tifosi scalmanati”. Ciò detto, il
giudice di prime cure, ha continuato descrivendo le successive fasi dei
disordini (sentenza di primo grado, consid. 2, pag. 6 e 7).
Nel considerando successivo, il giudice ha
ricordato che, nell’interrogatorio effettuato il 21 settembre 2006, RI 1 ha dichiarato di essere giunto a _______ il sabato 11 marzo 2006 in compagnia della propria ragazza e di un amico per assistere al derby. Giunti “alle casse dello stadio per
acquistare i biglietti”, i tre “avevano udito molta confusione” e,
“essendosi incuriositi”, decisero di avvicinarsi “per vedere meglio
cosa stesse succedendo, rimanendo ad osservare gli eventi che, nel frattempo,
cominciavano a degenerare ”.
Fu in quel frangente che RI 1 venne colpito
all’occhio destro da un proiettile di gomma sparato dalla polizia.
Il giudice di prime cure ha, poi, accertato che
l’imputato, rispondendo alla domanda volta a sapere perché egli si era trovato
coinvolto nella sommossa e non aveva dato seguito all’intimazione della polizia
di allontanarsi, ha detto che “inizialmente si era avvicinato per curiosità
ma che, poi, quando si era accorto che la situazione stava degenerando, voleva
andarsene e gli sarebbe bastato solo ancora un attimo per convincere il suo
amico ad allontanarsi ma che non era riuscito nel suo intento poiché era stato
colpito da una delle palle sparate dalla polizia” (sentenza consid. 3 pag.
7, 8).
In seguito, il primo giudice ha indicato che, al
dibattimento, RI 1 ha confermato la deposizione resa in sede di inchiesta
pre-dibattimentale affermando di avere visto una catena di polizia disposta tra
un centinaio di tifosi delle due squadre, di avere visto alcuni facinorosi con
il volto coperto e alcuni tifosi del __________ sparare dei razzi. Dopo avere
confermato che c’era molta confusione – secondo quanto riportato dal giudice di
prime cure in sentenza – RI 1 ha dichiarato che “nonostante la sua ragazza
si fosse allontanata per un motivo di cui non era a conoscenza, lui era rimasto
sul luogo degli eventi e che quando si era accorto che la situazione stava
degenerando voleva andarsene per non avere problemi con la legge ma che poi era
stato colpito dalla palla di gomma sparata dalla polizia” . Infine, il
giudice di prime cure ha annotato come l’imputato abbia più volte ribadito “di
essere stato un semplice osservatore dei fatti” (sentenza di primo grado,
consid. 6, pag. 9).
3.2
Nel suo allegato, il ricorrente ha dapprima rilevato come agli atti
del procedimento penale non vi sia nulla all’infuori delle sue dichiarazioni:
in quanto ferito, le sue generalità erano state assunte dalla polizia che, poi,
ha chiesto alla polizia di __________ di interrogarlo: “nessuna
testimonianza, nessun accertamento, nessun’altra prova se non le dichiarazioni
fatte dallo stesso RI 1 hanno portato all’apertura del procedimento penale a
suo carico” (ricorso pag. 4).
In seguito, rileva come, contrariamente a quanto
indicato dal primo giudice, egli abbia visto soltanto la fase 2
dell’assembramento così come risulta dalla risposta data alla domanda no 19
postagli dalla polizia di __________. Afferma di essersi trovato davanti alla
cassa Ovest per comprare i biglietti e, sentito i cori delle due fazioni, di
essersi spostato (dalla cassa Ovest la visuale è coperta da un garage e un
ristorante) su via __________ – quindi, di essersi posto parallelamente ai
disordini e senza avvicinarsi – poiché soltanto da lì egli poteva vedere cosa
succedeva, sempre su via __________, ma lontano dalla sua posizione,
all’altezza della panetteria __________. Sostiene, poi, come, sentendo gli
spari, abbia deciso di allontanarsi e come, mentre si dirigeva in direzione
dell’ex-__________, si sia girato per chiamare l’amico che non si muoveva e
come, in quel frangente, sia stato colpito dal proiettile.
Sottolinea ancora come queste sue dichiarazioni –
fatte al dibattimento – non soltanto non siano state verbalizzate ma nemmeno
siano state riportate in sentenza dove “si cita solo la fase 3. dichiarando
che RI 1 vi è stato coinvolto , quasi a far apparire lo stesso parte del gruppo
di facinorosi che davanti a lui lanciavano razzi e container. La fase 2 non
viene nemmeno citata. E, quasi a enfatizzare, vengono però citate tutte le
altre, fino alla 7. RI 1 è stato colpito tra la 2. e la 3. Non si capisce
pertanto a che pro elencare tutti gli atti commessi la sera dei fatti”
(ricorso pag. 6).
Rileva, inoltre, come gli accertamenti del primo
giudice siano lacunosi: non ha accertato presso quale cassa egli fosse –
limitandosi a dire che si erano recati alle casse – nonostante al dibattimento
egli lo avesse precisato e avesse, pure, specificato che la cassa ovest si
trova proprio sul marciapiede di via __________.
Sottolinea, ancora una volta, come il primo
giudice abbia riportato in sentenza pochi fatti e lo abbia fatto in modo da farlo
apparire come una persona che, sentite le urla, si sia deciso a prender parte a
quanto stava succedendo, “completamente in disaccordo su come egli ha
raccontato i fatti”.
3.3
Come visto al considerando 3.1., riguardo all’agire di RI 1 il
giudice di prime cure si è limitato ad accertare che questi, mentre era, con
gli amici, “alle casse dello stadio” per acquistare i biglietti, udì “molta
confusione” e che, incuriosito, con gli amici “si avvicinò per vedere
meglio cosa stesse succedendo”.
Senza avere in alcun modo accertato né a quale
cassa RI 1 si fosse rivolto per acquistare il biglietto né dove RI 1 e i suoi
due amici si trovassero – rispetto ai disordini – quando “si furono
avvicinati” (peraltro, a che cosa?), il giudice si è limitato ad accertare
che i tre (o, per quel che qui interessa, RI 1 e l’amico) rimasero ad osservare
gli eventi che, nel frattempo, cominciavano a degenerare.
Proseguendo in quella scarna ricostruzione dei
fatti, il giudice di prime cure ha accertato – sulla base delle
dichiarazioni dell’accusato – che questi, quando si accorse che “la
situazione stava degenerando” decise di allontanarsi ma si attardò un
attimo “per convincere il suo amico” a seguirlo e, in quel mentre, venne
colpito dal proiettile di gomma.
E’ certamente vero, come sostenuto dal
ricorrente, che i fatti determinanti per il giudizio – in particolare, il
comportamento da lui tenuto – sono stati accertati soltanto a grandi linee: non
è stato accertato davanti a quale cassa il ricorrente si trovasse quando ha
sentito “la confusione” che ha risvegliato la curiosità sua e dei suoi
amici, non è stato precisato dove egli si sia recato per vedere meglio cosa
stava succedendo né si è ritenuto di dovere accertare cosa egli abbia fatto
quando “si è avvicinato”.
Tuttavia – nella misura in cui sono fondati sulle
dichiarazioni dello stesso accusato – gli accertamenti del primo giudice non
possono essere ritenuti arbitrari.
Diversa è la questione per “il coinvolgimento
nella fase tre” di cui il giudice di prime cure ha detto al considerando 2.
della sua sentenza. Nella misura in cui il “coinvolgimento” deve essere
inteso come la sussunzione in diritto dei fatti accertati, la conclusione del
primo giudice verrà valutato di seguito.
4.
Il ricorrente rimprovera al primo giudice anche un errore
nell’applicazione del diritto ai fatti accertati.
4.1
Dopo avere ricordato i presupposti applicativi dell’art. 260 cpv. 1
CP, il primo giudice ha concluso che, la sera dell’11 marzo 2006, vi fu,
all’incrocio tra la via __________ che porta all’entrata ovest della __________,
una sommossa ai sensi di tale disposto poiché “c’è stato un assembramento
pubblico nel quale si sono verificati episodi di violenza da parte di tifosi
scalmanati che hanno lanciato razzi e oggetti contundenti sia verso la
tifoseria avversaria che verso la polizia” causando danni sia a beni
pubblici (furgone della polizia, recinzioni, transenne e un cassonetto) che a
beni privati (veicoli) e nel corso della quale diverse persone vennero ferite.
Rilevato che a
tale sommossa l’imputato “era presente seppur senza commettere violenze in
prima persona” e ricordato come “la semplice presenza, seppur inerme, è
considerata dal legislatore come partecipazione alla stessa”, il giudice di
prime cure ha ritenuto “certa la presenza di tutti gli elementi oggettivi
costitutivi della fattispecie delittuosa della sommossa” (sentenza consid.
9.
pag. 11 e 12).
4.2
Il ricorrente sostiene che, in concreto, non è dato il requisito
oggettivo della sua partecipazione alla sommossa.
Rileva come,
essendo egli rimasto “a molti metri di distanza (facilmente calcolabili)”
dai tifosi che, divisi dal cordone di polizia, si lanciavano oggetti, egli non
poteva, in nessun caso, apparire ad un osservatore esterno come un partecipante
alla sommossa.
Sottolinea
come il giudice di prime cure abbia sbagliato rilevando che il presupposto
della partecipazione, e meglio la differenza fra il partecipante
all’assembramento e il semplice spettatore va esaminato in funzione
dell’elemento soggettivo. “A prescindere dal fatto – precisa il
ricorrente – che RI 1 se ne stava andando e non aveva alcuna intenzione di
aggregarsi all’assembramento, né tantomeno poteva decidere di rimanervi non
essendone parte, e che quindi l’elemento soggettivo giocherebbe a suo favore,
l’applicazione del diritto è in questo caso palesemente errata.” (ricorso
pag. 10).
4.3
Per quanto qui interessa, va, in diritto, precisato che
l’applicazione dell’art. 260 CP presuppone, fra gli altri elementi oggettivi,
la partecipazione all’assembramento.
Perché possa essere definito tale – cioè, perché
questo presupposto sia realizzato - non è necessario che il partecipante compia
degli atti di violenza. Basta che, oggettivamente, l’autore appaia, agli occhi
di un osservatore esterno, come una parte integrante dell’assembramento e non
come un semplice spettatore passivo (DTF 124 IV 269 consid. 2b; 108 IV 33).
4.4
In concreto, è evidente che i fatti accertati dal giudice di prime
cure non bastano per ritenere realizzato, in capo ad RI 1, il reato di
sommossa.
Come visto al consid. 3.1, per quanto accertato
dal giudice di prime cure si ha, semplicemente, che il ricorrente, incuriosito
dal vociare dei tifosi facinorosi, ha lasciato la cassa dove voleva acquistare
il biglietto per la partita per avvicinarsi e vedere cosa succedeva e che, poi,
quando ha visto che la situazione degenerava, ha deciso di andarsene e che,
mentre cercava di convincere l’amico a seguirlo, è stato raggiunto dalla
pallottola.
In questo comportamento non è nemmeno
ipotizzabile di ravvedere gli estremi della partecipazione alla sommossa ai
sensi dell’art. 260 CP poiché esso – nei termini accertati dal primo giudice
– non si distingue dal comportamento di un osservatore esterno.
Soltanto con l’accertamento di un comportamento
di RI 1 oggettivamente indicativo di un suo coinvolgimento con il gruppo degli
esagitati – e oggettivamente riconoscibile come tale da uno spettatore esterno
– si sarebbe potuto ritenere realizzati tutti (dati, in concreto, gli altri) i
presupposti oggettivi del reato di sommossa.
Il giudice di prime cure avrebbe dovuto procedere
– sulla base del materiale istruttorio (e, fra questo, le dichiarazioni
dell’imputato) - ad un accertamento più minuzioso dei fatti.
In particolare, avrebbe dovuto almeno tentare di
accertare di quanto l’accusato si è avvicinato ai facinorosi e se egli si è
limitato ad osservare quanto succedeva o se, invece, si è, in qualche modo,
mescolato al gruppo dei tifosi facinorosi o, ancora, se, per esempio, ha
aggiunto le sue urla a quelle dei due gruppi di tifosi o se, in altro modo,
egli ha avuto atteggiamenti tali da essere percepito – da un osservatore
esterno – come una parte integrante del gruppo di facinorosi.
L’accertamento di un tale comportamento di RI 1
manifestamente manca: pertanto, forza è concludere che la sussunzione in
diritto dei fatti accertati effettuata dal primo giudice è errata.
Constatata l’inutilità di un rinvio per migliori
accertamenti visto che non vi sono emergenze probatorie atte a sconfessare le
dichiarazioni dell’accusato, la sentenza impugnata deve essere annullata e RI 1
deve, pertanto, essere assolto dal reato di sommossa.
5.
Gli oneri processuali di prima sede (fr. 1'000.-) vanno posti a carico
dello Stato.
Sulle ripetibili di prima sede, per contro, spetterà
al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali ai sensi degli art. 317 segg.
CPP.
Gli oneri processuali del presente giudizio sono
posti interamente a carico dello Stato che rifonderà al ricorrente
fr. 1'000.- per ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi,
richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è accolto.
Di
conseguenza, la sentenza impugnata è annullata e il ricorrente è prosciolto
dall’imputazione di sommossa.
2. Gli
oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 1'000.-
b) spese
complessive fr. 300.-
fr. 1'300.-
sono posti a carico dello
Stato che rifonderà al ricorrente
fr. 1'000.- per ripetibili.
3. Intimazione
a:
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di cassazione e di revisione penale
La presidente Il
segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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