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Decisione

17.2009.4

Grave infrazione alle norme della circolazione, presupposti oggettivi e soggettivi del reato. Distinzione tra messa in pericolo concreta e messa in pericolo astratta e tra messa in pericolo astratta s

15 dicembre 2009Italiano24 min

Source ti.ch

Fatti

i casi si tratta della violazione di misure temporanee volte a ridurre

l’emissione di gas inquinanti, il ricorrente sostiene come “a nulla vale

considerare che (..) sulla strada potevano circolare veicoli a velocità

inferiore a quella del ricorrente e meglio a 80 km/h” poiché qualsiasi automobilista deve sempre considerare che sull’autostrada circolino

veicoli ad una tale velocità che costituisce, per esempio, “di norma la

velocità di crociera dei veicoli pesanti, dei veicoli militari, ecc”.

Sottolineando, dunque, come “anche con un limite di 120 km/h sulle autostrade ogni automobilista deve attendersi la presenza di veicoli circolanti alla

velocità di 80 km/h”, il ricorrente conclude affermando che “le

considerazioni riferite al fatto che sul tratto in esame potevano circolare

veicoli a tale velocità non possono giustificare un rimprovero al ricorrente di

avere messo in pericolo la sicurezza del traffico” (ricorso pag. 5 - 7).

3.3. L’art. 90 cifra 2 LCStr punisce chiunque, violando gravemente le

norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o

assume il rischio di detto pericolo. Anche la negligenza è punibile, salvo

disposizione espressa e contraria (art. 100 cifra 1 LCStr).

Dal profilo oggettivo, la fattispecie è

realizzata quando l’autore commette una violazione grave di una regola fondamentale

della circolazione stradale e mette seriamente in pericolo la sicurezza del

traffico. Dal profilo soggettivo, l’autore deve avere adottato un comportamento

senza riguardi o gravemente contrario alle regole della circolazione oppure, in

caso di infrazione commessa per negligenza, deve avere assunto un comportamento

crassamente negligente (DTF 131 IV 133 consid. 3.2. e rinvii).

L’art. 90 cifra 2 LCStr descrive una forma

qualificata di infrazione alle norme della circolazione stradale che

presuppone, per la sua realizzazione, che l’autore abbia creato una serio

pericolo alla sicurezza altrui o si sia assunto il rischio della creazione di

un tale pericolo. Devono, pertanto, essere dati due elementi oggettivi

costitutivi e cumulativi: il primo consistente nella violazione oggettivamente

grave di una regola fondamentale della circolazione, il secondo consistente

nella creazione di un serio pericolo per gli altri utenti della strada (Yvan Jeanneret,

Les dispositions pénales de la loi sur la circulation routière (LCR), Stämpfli

Editions, Berne, 2007, pag. 43 ss).

Secondo costante giurisprudenza (DTF 119 V 241

consid. 3/d/aa;118 IV 188 consid. 2a; 111 IV 169 consid. 2a), non è, di

principio, possibile stabilire astrattamente una lista di regole oggettivamente

fondamentali ed è, perciò, necessario, in ogni situazione concreta, procedere

ad un confronto tra la norma violata e le circostanze oggettive in cui tale

violazione si è realizzata al fine di determinarne l’importanza, e meglio il

carattere fondamentale o meno (Yvan Jeanneret, op. cit, pag. 43 ss).

La messa in pericolo ai sensi dell’art. 90 cifra

2 LCStr è data quando la violazione grave della norma crea un pericolo per la

vita o la salute di terzi.

La messa in pericolo è concreta se esiste,

secondo l’andamento ordinario delle cose, una probabilità seria di

realizzazione effettiva ed imminente del rischio di lesione alla vita o alla

salute di almeno una persona (Jeanneret, op. cit., ad art. 90 LCStr, n. 26;

Schwaibold, Basler Kommentar, ad. art. 237 CP n. 14; DTF 106 IV 121 consid. 3c;

106 IV 370 consid. 3a). Vi è ad esempio messa in pericolo concreta quando un

altro utente stradale è costretto ad effettuare una brusca manovra di

deviazione per evitare un urto (STF 20.02.2004 6S.486/2002, consid. 3.2.). Il

passaggio da una messa in pericolo astratta ad una messa in pericolo concreta è

spesso legato al caso, che pone o meno il terzo sul cammino dell’autore. Per

esempio, in caso di sorpasso effettuato senza visibilità vi è messa in pericolo

concreta se in quel momento sopraggiunge un altro veicolo che è costretto a

frenare o a scansare l’ostacolo per evitare l’incidente, mentre vi è messa in

pericolo astratta se il caso ha voluto che nessun veicolo circolasse in quel

momento in senso inverso (Jeanneret, op. cit., ad art. 90 LCStr, n. 26).

Ritenuto che l’art. 90 cifra 2 LCStr punisce chi

cagiona un “serio” pericolo, una messa in pericolo astratta può entrare in

considerazione unicamente se è “accresciuta” (DTF 131 IV 133 consid. 3.2; 130 IV 32 consid 5.1; 123 IV 88 consid. 3a; 123 II 106 consid.

2a; Jeanneret, op. cit., ad art. 90 LCStr, n. 25).

La messa in pericolo astratta è data quando un

comportamento dato, sulla base dell’esperienza della vita, è tale da creare un

pericolo teorico. Ciò che distingue la messa in pericolo astratta semplice

Considerandi

dalla messa in pericolo accresciuta è l’imminenza del pericolo: deve esistere

un rischio molto elevato di realizzazione di una messa in pericolo concreta o

di una lesione all’integrità fisica di un terzo. L’imminenza del pericolo non

può essere definita in modo astratto in funzione della natura della norma

violata, ma deve, al contrario, essere apprezzato l’insieme delle circostanze

della fattispecie, fra le quali figurano ad esempio le condizioni

meteorologiche, la densità del traffico, la configurazione dei luoghi, lo stato

della carreggiata, la segnaletica del luogo e, più generalmente, le altre fonti

di pericolo prevedibili (123 IV 88 consid. 3a; Jeanneret, op. cit., ad art. 90

LCStr, n. 27). A titolo di esempio, un parcheggio in divieto di sosta può

rappresentare una messa in pericolo astratta semplice in un vicolo residenziale

ben illuminato, mentre costituisce una messa in pericolo astratta accresciuta

lungo una strada fortemente trafficata, all’uscita di una curva e in caso di

pioggia (Jeanneret, op. cit., ad art. 90 LCStr, n. 27, e rif.).

Giusta l’art. 27 cpv. 1 LCStr, l’utente della

strada deve osservare i segnali e le demarcazioni stradali mentre, in ossequio

dell’art. 32 cpv. 1 LCStr, la velocità deve sempre essere adattata alle

circostanze, in particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come

anche delle condizioni della strada, della circolazione e della visibilità.

Giusta i cpv. 2 e 3 dell’art. 32 LCStr, infine,

il Consiglio federale limita la velocità dei veicoli a motore su tutte le

strade, ritenuto che la velocità massima stabilita può essere ridotta o

aumentata, per determinati tratti di strada, dall’autorità competente, di

principio e salvo eccezioni, soltanto in virtù di una perizia.

Giusta l’art. 4a ONC, sulle autostrade la

velocità massima generale dei veicoli può raggiungere, se le condizioni della

strada, della circolazione e della visibilità sono favorevoli, i 120 Km/h. La limitazione generale di velocità a 120 Km/h vale a partire dal segnale “autostrada” e

termina al segnale “fine autostrada” (cpv. 4). Se dei segnali indicano altre

velocità massime, esse sono applicabili al posto delle limitazioni generali di

velocità (cpv. 5).

I segnali di “velocità massima” e “velocità

massima 50, limite generale” indicano in Km/h la velocità che i veicoli non

devono superare anche se le condizioni della strada, della circolazione e della

visibilità sono buone (art. 22 cpv. 1 OSStr).

Giusta l’art. 108 cpv. 1 OSStr, per evitare o

attenuare pericoli particolari della circolazione stradale, per ridurre un

carico ambientale eccessivo o per migliorare la fluidità del traffico,

l’autorità o l’Ufficio federale può ordinare deroghe alle limitazioni generali

della velocità su determinati tratti di strada. La riduzione della velocità

sulle autostrade può arrivare sino a 60 Km/h (art. 108 cpv. 5 OSStr).

Nell’ambito del superamento dei limiti di

velocità, con una giurisprudenza costante, il TF ha stabilito - in particolare

con l’obiettivo di assicurare la parità di trattamento – che, indipendentemente

dalle circostanze particolari del caso concreto, segnatamente,

indipendentemente dalle buone condizioni di circolazione o dall’eccellente

reputazione di conducente dell’automobilista trasgressore, vi è un caso grave

di violazione delle norme della circolazione stradale ai sensi dell’art. 90

cpv. 2 LCStr quando il superamento del limite di velocità raggiunge,

all’interno dell’abitato, i 25 km/h e, fuori da località abitate e sulle

autostrade, rispettivamente i 30 e i 35 km/h (DTF 132 II 234 consid 3.1; 128 II 86 consid. 2b p. 88, 126 II 202 consid. 1a, 124 II 475 consid. 2a).

3.4

Questa Corte condivide le valutazioni espresse dal primo giudice

secondo cui la STF 13.6.2008 6B_109/2008 non possa costituire la base per un

cambiamento dei principi (ricordati al considerando che precede) consolidati da

una rigorosa e decennale giurisprudenza.

Ma, soprattutto ed è quel che conta nel caso

concreto, questa Corte condivide le considerazioni espresse dal primo giudice

riguardo il pericolo creato, per gli altri utenti della strada, dal conducente

che circola violando in modo così importante il limite di velocità imposto

(limite superato di ben 67 km/h), indifferente essendo al riguardo se detto

limite sia stato posto per questioni di sicurezza della circolazione o per

motivi meramente ambientali. In entrambe le ipotesi, infatti, chi circola

rispettando i limiti imposti conta su un analogo comportamento da parte degli

altri utenti e non tiene conto della possibilità del sopraggiungere di veicoli

circolanti ad alta velocità con i conseguenti possibili errori di valutazione

dei tempi di percorrenza delle distanze e, pertanto – così come ha considerato

il primo giudice – con un aumento esponenziale delle situazioni di pericolo, in

particolare “in occasione delle procedure di avvicinamento ad altri veicoli

o di cambio di corsia” (sentenza impugnata, consid. 6 pag. 6).

Le argomentazioni ricorsuali volte a togliere

rilevanza alle considerazioni del primo giudice sul rischio creato sbagliano

bersaglio nella misura in cui si dipartono da una loro mancata comprensione: il

rischio creato a cui fa riferimento in modo pertinente il primo giudice non è

tanto quello per il conducente che supera il limite (che, evidentemente, deve

aspettarsi che gli altri conducenti rispettino il limite) quanto e soprattutto

quello da lui creato per gli altri utenti della strada.

In queste condizioni, il ricorso cade nel vuoto,

non configurandosi in concreto alcun errore nell’applicazione del diritto ai

fatti accertati.

4.

Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 CPP).

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

pronuncia: 1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto.

2. Gli

oneri processuali, consistenti in:

a) tassa di

giustizia fr. 1'000.-

b) spese

complessive fr. 200.-

fr. 1'200.-

sono posti a carico del ricorrente

3. Intimazione

a:

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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