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Decisione

17.2011.17

Reclamo contro la decisione del giudice delle misure coercitive di commutare la condanna al lavoro di pubblica utilità in una pena detentiva

6 aprile 2011Italiano14 min

Source ti.ch

Fatti

B. RE 1 è nel seguito stato condannato – con decreto d'accusa n. 4596/2008

del 1° dicembre 2008 del Procuratore pubblico, rimasto incontestato – per guida

in stato di inattitudine, infrazione alle norme della circolazione,

inosservanza dei doveri in caso di infortunio, guida senza licenza di condurre

o nonostante la revoca, alla pena pecuniaria di 90 (novanta) aliquote

giornaliere da fr. 100.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 9'000.–,

alla multa di fr. 1'500.–, con contemporanea conferma della revoca della

sospensione condizionale alle pene detentive di 90 e 30 giorni, decretate nei

suoi confronti il 15 gennaio 2003 e il 9 novembre 2006. La competente autorità

di esecuzione, constatata l'impossibilità di procedere all'incasso della multa

di fr. 1'200.–, della pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 100.– e

della multa di fr. 1'500.–, aveva commutato le stesse in una pena detentiva la

cui esecuzione ha avuto inizio il 7 aprile 2009. Con decisione 8 settembre

2009, il Giudice dell'applicazione della pena, accertato il raggiungimento del

termine legale dei 2/3 della pena per il 12 settembre 2009 e una prognosi non

negativa, ha concesso la liberazione condizionale a far tempo dalla predetta

data, sottoponendo il condannato all'assistenza riabilitativa, alla cura medico

psicologica e all'obbligo di controlli dell'alcolemia, con un periodo di prova

di un anno (con scadenza quindi il 12 settembre 2010). RE 1 è nel contempo

stato formalmente avvertito che, se durante tale periodo avesse commesso un

crimine o un delitto o si fosse sottratto all'assistenza riabilitativa, il

giudice avrebbe potuto ordinare il ripristino dell'esecuzione con l'espiazione

dei residui 2 mesi e 18 giorni di detenzione. Il GIAP, con la medesima

decisione, ha per finire ricordato a RE 1 l'obbligo di iniziare, secondo le indicazioni della SEPEM, la pena di 360 ore di lavoro di pubblica utilità di cui

alla sentenza 4 aprile 2008 della Pretura penale.

C. Con scritto 23 marzo 2010, la Sezione pene e misure (SEPEM),

autorità preposta per l'organizzazione del lavoro di pubblica utilità, aveva

chiesto al Giudice dell'applicazione della pena (ora Giudice dei provvedimenti

coercitivi) di commutare il lavoro di pubblica utilità in pena detentiva, in

quanto RE 1 dopo aver effettuato 30.5 ore di lavoro di pubblica utilità era

risultato positivo alle analisi di alcolemia, con conseguente sospensione del

lavoro di pubblica utilità. Malgrado le opportunità offertegli per

intraprendere un contatto con il Centro __________ per trovare una soluzione

alle problematiche relative all'alcol, RE 1 non vi aveva dato seguito, con

conseguente mancato rispetto delle direttive della SEPEM (ora Ufficio incassi e

pene alternative).

D. Con decisione 15 febbraio 2011, il Giudice dei provvedimenti

coercitivi, constatato che la condanna al lavoro di pubblica utilità era stata

impartita perché una pena pecuniaria non era ipotizzabile e non erano adempiute

le condizioni per una sospensione condizionale, ha commutato le 360 ore di

lavoro di pubblica utilità, dedotte le 30.5 ore eseguite, in 82 giorni di

detenzione, da espiare.

E. RE 1 è insorto contro tale decisione, con reclamo 28 febbraio 2011 a questa Corte. Egli evidenzia che avrebbe iniziato una convivenza con una donna ticinese, seria

e fidata, che lo starebbe aiutando. Lavorerebbe inoltre dal 1° settembre 2010 (recte

2011) per la __________, quale addetto alla manutenzione per la __________,

società che lavora anch'essa per il gruppo __________, che si sta occupando

delle istallazioni di tecnica ferroviaria presso il portale sud della galleria

di base del San Gottardo. Percepirebbe entrate medie mensili di almeno fr.

5'000.–. Rilevato che la pena detentiva di 82 giorni comporterebbe il suo

licenziamento, quindi conseguenze nefaste, chiede – previo annullamento della

decisione impugnata – la commutazione della pena detentiva in una pena pecuniaria.

Considerandi

in diritto: 1. Gli

articoli 363-365 CPP (fed) disciplinano la procedura in caso di decisioni

giudiziarie indipendenti successive. Si tratta dei casi in cui il diritto

penale prevede, soprattutto nell’ambito dell’esecuzione delle pene, l’obbligo

per il giudice di completare posteriormente la sua sentenza oppure la

possibilità di modificarla (Messaggio concernente l’unificazione del diritto

processuale penale, FF 2006 pag. 989, pag. 1200). Giusta l’art. 363 cpv. 1 CPP

(fed), il giudice che ha

pronunciato la sentenza di primo grado emana anche le decisioni indipendenti successive demandate a

un’autorità giudiziaria, per quanto la Confederazione e i Cantoni non

dispongano altrimenti.

All’art. 10 LEPM il

legislatore cantonale ha fatto uso di tale facoltà, trasferendo al Giudice

dell’applicazione della pena (ovvero al Giudice dei provvedimenti coercitivi,

art. 73 LOG) le competenze elencate nell'articolo stesso (lett. a-k). Al

Giudice delle misure coercitive è stata in particolare conferita la competenza

di sospendere, su istanza del condannato, l’esecuzione della pena detentiva

sostitutiva della pena pecuniaria o della multa e decidere in sua vece sulla

proroga del termine di pagamento, sulla riduzione dell’importo dell’aliquota

giornaliera o della multa o sull’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità

nei casi non contemplati dall’art. 363 cpv. 2 CPP (art. 36 cpv. 3 CP) [art. 10

lett. a LEPM], di convertire il lavoro di pubblica utilità in una pena

pecuniaria o in una pena detentiva nei casi non contemplati dall’art. 363 cpv.

2.

CPP (art. 39 cpv. 1 CP) [art. 10 lett. b LEPM] e di esercitare tutte le altre

attribuzioni che il diritto federale riserva al giudice dopo la crescita in

giudicato della sentenza penale, esclusi i casi in cui il diritto federale

assegna espressamente la competenza al Tribunale che ha pronunciato la sentenza

o che deve giudicare la nuova infrazione [art. 10 lett. k LEPM].

L’art. 363 cpv. 2 CPP

(fed) prevede invece che il pubblico ministero o l’autorità penale delle contravvenzioni,

che hanno pronunciato rispettivamente in procedura di decreto d’accusa o in

procedura di decreto penale, emanano anche le decisioni successive. In questi

casi la competenza è riservata esclusivamente a tale autorità e non vi è spazio

per una differente disciplina cantonale.

L’art. 12 LEPM prevede dei

mezzi di ricorso differenziati a dipendenza del tipo di decisione prese dal Giudice

dei provvedimenti coercitivi. Il condannato e il Ministero pubblico possono

interporre reclamo ai sensi degli art. 393 e segg. CPP (fed) contro le

decisioni del Giudice dell’applicazione della pena alla Corte di appello e di

revisione penale nei casi dell’articolo 10 lett. a, b e k (cpv. 1, lett. a)

oppure alla Corte dei reclami penali nei casi dell’articolo 10 lett. c-j (cpv.

1, lett. b); le altre decisioni in materia di esecuzione delle pene e delle

misure sono direttamente impugnabili con reclamo alla Corte dei reclami penali

entro 10 giorni (cpv. 2).

Le decisioni di competenza

del pubblico ministero o dell’autorità penale delle contravvenzioni ex art. 363

cpv. 2 CPP (fed) possono invece essere impugnate secondo le modalità previste

in caso di decreto d’accusa, ovvero mediante opposizione (Schmid,

Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, ad art. 365 CPP n. 5;

Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrecht, n. 1395;

Schwarzenegger, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, ad art. 365

n. 4; Perrin, Commentaire Romand, ad art. 365 n. 13; Bernasconi e altri,

Commentario CPP, ad art. 365 n. 2).

Sono invece impugnabili

mediante appello, conformemente all’art. 399 cpv. 4 lett. g CPP (fed), le

decisioni successive che sono emanate in occasione di una nuova condanna del

giudice di prima istanza, anche se l’appello riguarda solo la decisione

successiva e non l’ulteriore condanna oggetto del giudizio (Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente

l’unificazione del diritto processuale penale, FF 2006 pag. 989, pag. 1202;

Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrecht, n. 1395; Heer, Basler

Kommentar StPO, ad art. 365 n. 6; Schwarzenegger, op. cit., ad art. 365 n. 3;

Perrin, op. cit., ad art. 365 n. 12).

2.

La fattispecie in

esame ha per oggetto la conversione del lavoro di pubblica

utilità – stabilita dal Giudice della Pretura penale, quindi una decisione non

contemplata dall'art. 363 cpv. 2 CPP (fed) – in una pena pecuniaria o in una

pena detentiva (art. 39 cpv. 1 CP); rientra pertanto tra le decisioni di

competenza del Giudice delle misure coercitive giusta l’art. 10 cpv. 1 lett. b

LEPM e come tale può essere oggetto di reclamo alla CARP (art. 12 cpv. 1 lett.

a LEPM).

Ne discende la competenza, in concreto, di questa Corte.

3.

L'art. 39 cpv. 1 CP

offre al giudice l'alternativa di commutare il lavoro di pubblica utilità in

una pena pecuniaria o in una pena detentiva. Da ciò si può dedurre che il

legislatore non ha voluto escludere a priori la commutazione diretta in una

pena detentiva. Questo tipo di commutazione presuppone tuttavia un pronostico

negativo sulle possibilità di esecuzione di una pena pecuniaria; la

formulazione di tale pronostico dovendo essere fatta in modo autonomo senza

necessariamente ricorrere agli stessi criteri che disciplinano l'applicazione

dell'art. 35 cpv. 3 o dell'art. 41 cpv. 1 CP, il giudice disponendo inoltre di

un ampio potere di apprezzamento (DTF 135 IV 121 consid. 3).

4.

Il Giudice dei

provvedimenti coercitivi – dopo aver ricordato che, rendendosi necessaria la

commutazione del lavoro di pubblica utilità, l'art. 39 cpv. 3 CP pone la pena

detentiva in secondo ordine rispetto alla pena pecuniaria – ha rilevato che “RE

1.

era già stato condannato ad un lavoro di pubblica utilità proprio perché

una pena pecuniaria non era ipotizzabile”. Dagli atti trasmessi a questa

Corte dall'Ufficio incassi e pene alternative (già SEPEM) e

dal Giudice della Pretura penale, emerge che la pena di 360 giorni di lavoro di

pubblica utilità era stata stabilita dal Giudice della Pretura penale su

richiesta dell'accusato medesimo, che lamentava “una situazione finanziaria

non indifferente” (cfr. lettera RE 1 10 ottobre 2007 alla SEPEM). Certo,

ora il reclamante produce le copie – trasmesse per fax – di un contratto di

lavoro 12 ottobre 2010 con __________ (per un rapporto d'impiego che sarebbe

iniziato il 1° settembre 2010) e di due conteggi di stipendio per i mesi di

settembre 2010 e febbraio 2011 della medesima ditta. Ciò non è tuttavia

sufficiente a comprovare che la situazione finanziaria a suo tempo lamentata da

RE 1 per postulare la commutazione della pena pecuniaria in giorni di lavoro di

pubblica utilità sia nel frattempo migliorata a tal punto da rendere possibile

il pagamento della prima. Del resto, dagli atti traspare anche che il

comportamento del reclamante denota un'assenza totale di volontà e di

motivazione a collaborare all'esecuzione di una sanzione che aveva lui stesso

proposto. Il lavoro di pubblica utilità da eseguirsi secondo le indicazioni

della SEPEM (cfr. sentenza GIAP 8 settembre 2009 e sentenza Giudice della

pretura penale 4 aprile 2008), iniziato il 17 novembre 2009 presso __________,

ha infatti dovuto essere sospeso il 24 novembre 2009 (dopo 30.5 ore) “a

causa delle analisi dell'alcolemia, risultate positive e nettamente al di sopra

del limite consentito dalla SEPEM” (cfr. lettera SEPEM 23 marzo 2010 al GIAP).

Nonostante i ripetuti solleciti della SEPEM, il reclamante non ha preso

contatto con il Centro __________, né tantomeno ha dimostrato di aver

intrapreso una cura ambulatoriale ed i controlli dell'astinenza del caso, in

dispregio delle condizioni poste dalle menzionate decisioni dell'autorità

giudiziaria e delle direttive della SEPEM (ora Ufficio incassi e pene

alternative). Il comportamento di RE 1 denota pertanto l'assenza di volontà di

espiare qualsiasi pena, quindi anche una pena pecuniaria (DTF 135 IV 121

consid. 3.3.3).

Il

patrocinatore del reclamante sostiene che “più persone” e “l'attuale

compagna” di RE 1 gli avrebbero “confermato” il radicale cambiamento

del modo di vivere del patrocinato. Il reclamo non fa tuttavia menzione del

nominativo delle predette persone, limitandosi a rinviare – a comprova della

pretesa astensione totale “dal consumare bevande alcoliche” – ad una

generica necessità di “assoluta astinenza da consumo di alcool” che gli

sarebbe imposta dal datore di lavoro (reclamo, pag. 3-4). Nella documentazione

prodotta dal reclamante non vi è tuttavia traccia di analisi eseguite a

conferma della pretesa astinenza. A ciò si aggiunga che dai dati Movpop per il

controllo cantonale della popolazione RE 1 risulta partito da __________ il 31

ottobre 2010 per destinazione ignota, mentre il conteggio di stipendio per

febbraio 2011 indica ancora l'indirizzo di RE 1 in “__________”. Il recapito ora indicato dal reclamante “__________” (cfr. reclamo pag. 1), poi,

non aiuta a stabilire il luogo di domicilio. Tutto ciò permette fin d'ora di

pronosticare serie difficoltà nella procedura d'incasso della pena pecuniaria

auspicata dal reclamante, che aggiunte alla situazione finanziaria di RE 1 di

cui si è detto, rendono necessario rinunciare alla commutazione del lavoro di

pubblica utilità in una pena pecuniaria e optare per una pena detentiva.

Il

reclamante adduce, per finire, che l'obbligo di espiare la pena detentiva

avrebbe per lui conseguenze “nefaste, perché verrebbe sicuramente licenziato

dalla __________ ritrovandosi senza lavoro” (reclamo, pag. 4 in basso e pag. 5 in alto). A torto. I rischi di un licenziamento sono infatti rimediabili con

l'espiazione in regime di semiprigionia, che RE 1 potrà chiedere con istanza

motivata e documentata – segnatamente sul fatto di disporre di un'attività

lucrativa regolare, con tasso d'occupazione minimo del 50% – al Giudice

dell'applicazione della pena [art. 17 cpv. 1 Regolamento sull'esecuzione delle

pene e delle misure (REPM)].

5.

In ragione di quanto

sopra esposto, la prognosi negativa formulata dal Giudice dei provvedimenti

coercitivi e la conseguente pena detentiva di 82 giorni da espiare, meritano

conferma. Viste le particolarità del caso concreto, non si prelevano né tasse

né spese di giustizia.

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

pronuncia: 1. Il reclamo di RE 1 è respinto.

2. Non

si prelevano né tasse né spese di giustizia.

3. Intimazione

a:

-

-

-

4. Comunicazione

a:

-

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente La

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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