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Decisione

17.2011.33

Violazione del principio accusatorio. Falso ideologico, presupposti oggettivi e soggettivi. Forza probante accresciuta della contabilità commerciale e dei suoi elementi costitutivi

13 settembre 2011Italiano27 min

Source ti.ch

Fatti

i principi generalmente ammessi dalla pratica commerciale, in modo completo e

chiaro, sì da mostrare agli interessati con la maggiore evidenza e verità la

situazione economica dell'azienda. Oggetto dell'informazione - che deve essere data

in modo veritiero dalla contabilità e dal bilancio - è la situazione economica

dell'azienda, e meglio, la capacità commerciale (cifra d'affari), il suo

rendimento (utile netto dell'attività), ma anche la consistenza del suo

patrimonio e la sua situazione finanziaria (liquidità e mezzi di finanziamento)

[Bourquin, Le principe de sincérité du bilan, Ginevra 1976, pag. 264-265]. Il

fatto a sapere se il bilancio debba indicare in modo preciso e veritiero

l'attività con la quale la società si finanzia - nella specie le “consulenze”

e la “formazione” fornite ad operatori istruiti dalla società per

attività eseguite da essi in proprio all'estero, piuttosto che il reperimento

di clienti ad operatori esteri tenuti a versare alla società “commissioni” e

“provvigioni” - e quindi se a detta informazione debba, di principio,

essere conferito valore probatorio accresciuto, può qui restare indeciso.

In effetti - trattandosi in ogni caso di entrate - la questione

era, in concreto, irrilevante per i principali interessati all'informazione

data dal bilancio, e meglio, per gli azionisti della società e le autorità

fiscali (Bourquin, op. cit. pag. 262-264).

Dapprima, ritenuto come dagli atti risulti che __________ è di

fatto riconducibile a AC1 - che è, peraltro, stata definta da AP 1 come “la

padrona” (verb. dib. 22.08.2011 pag. 3 verso il basso) - non può essere

certamente preteso che l’indicazione della causale non conforme alla realtà

fosse atta a nascondere qualcosa agli azionisti: è stata proprio la AC1 (cioè,

la “padrona” della società) ad imporre di indicare nelle fatture e nel bilancio

che i ricavi provenivano da “consulenze” e “corsi di formazione”.

D'altro lato, nemmeno è pretendibile che l’indicazione non

corretta fosse oggettivamente atta ad ingannare le autorità fiscali. La

differenziazione della definizione dell'attività della società è, in questo

ambito, priva di rilievo: per l'imposizione fiscale importa, infatti,

unicamente che si tratti di entrate e che la cifra indicata sia esatta.

In questo senso, dunque, l'indicazione nelle fatture e nel bilancio

della causale “consulenze” e “corsi di formazione” piuttosto che

“commissioni” o “provvigioni” non è oggettivamente costitutiva di

falsità in documenti in relazione ai due predetti interessati.

Certo, per ammissione di AP

1, la diversa formulazione sarebbe stata dettata dal timore di AC1 che “la

cosa avrebbe potuto pregiudicare l'ottenimento dell'autorizzazione ad operare

quale intermediario finanziario” (verb. dib. 22.08.2011 pag. 3 verso il

mezzo). Il timore derivava dal fatto che __________ - società non affiliata ad

un organismo di autodisciplina in materia di riciclaggio (OAD) [art. 14 cpv. 1

LRD] - aveva pendente una richiesta di autorizzazione presso l'Autorità di

controllo LRD per l'esercizio dell'attività di intermediario finanziario. Tuttavia

non si può ritenere che l'Autorità di controllo fosse tra gli interessati

all'informazione contabile in discussione. La legge è infatti silente in merito

ai documenti che la società richiedente deve presentare con la richiesta di

autorizzazione, tantomeno obbliga formalmente alla presentazione di documenti

Considerandi

contabili (art. 14 cpv. 2 LRD). Non è per altro dato sapere se le fatture in

questione e la contabilità della __________ siano di fatto state chieste in

visione dall'Autorità di controllo e messe a disposizione dalla __________. Per

altro dagli atti risulta semmai che il diniego dell'autorizzazione per

l'esercizio dell'attività è intervenuto a motivo dei precedenti penali di AC1,

presidente del consiglio di amministrazione di __________ e, quindi, dell'assenza

della buona reputazione imposta dalla legge (art. 14 cpv. 2 lett.c LRD) [cfr.

decisione 19.06.2003 dell'Autorità di controllo LRD, annessa al verb. di

interrogatorio PP di AP 1 22.08.2003]. Non si può quindi ritenere che le

indicazioni in discussione, apposte sulle fatture e sul bilancio, fossero atte

a determinare una diversa decisione dell'autorità amministrativa.

Ne deriva come, in concreto, anche volendo fare astrazione dalla

violazione del principio accusatorio, AP 1 avrebbe dovuto venire prosciolto in

quanto non sono realizzati i presupposti oggettivi della falsità in documenti.

Ma non solo.

5.3

Dal profilo

soggettivo, l'infrazione sanzionata dall'art. 251 CP presuppone che l'autore

abbia agito intenzionalmente alternativamente allo scopo di nuocere al

patrimonio o ad altri diritti di una persona o allo scopo di procacciare a se o

ad altri un indebito profitto.

AP 1 ha affermato in aula che AC1

“aveva dato al signor __________ dell'ufficio di revisione della __________

le stesse spiegazioni che aveva dato” a lui “riguardo la causale delle

entrate della società” e meglio che “le entrate della __________ erano

commissioni che i promotori italiani versavano in relazione ai clienti italiani

loro procurati dalla società” (verb. dib. 22.08.2011 pag. 3 verso il

basso). Sempre secondo AP 1 alla riunione nella quale si è deciso di indicare

sulle fatture la causale “consulenza e formazione” era presente pure il

signor __________ “persona seria, che lavorava anche come consulente

contabile e che, per Bündtli, operando come revisore aveva anche funto da

consulente per l'allestimento della contabilità”. La riunione si tenne,

anzi, a suo dire, “proprio nello studio del signor __________ ” (verb.

dib. 22.08.2011 pag. 4 in alto). Dagli atti non risulta che __________ sia stato

interrogato. Non c'è pertanto motivo per non ritenere credibili, su questo

punto, le dichiarazioni di AP 1, ritenuto per altro che pure AC1 indica __________

come presente ad una riunione in cui, alla presenza anche del contabile AC2 “si

era parlato di come giustificare l'entrata di denaro contante in __________, al

fine che stesse in piedi una contabilità credibile” (verb. AC1 24.02.2004

pag. 1 nel mezzo). Il fatto che alla predetta riunione fosse presente anche __________

- persona, agli occhi di AP 1, competente e affidabile - e non abbia sollevato

obiezioni, ha indotto AP 1 a ritenere, a giusta ragione, che l'indicazione dei

temini “consulenze e formazione” non poneva problemi. Quindi, anche dal

profilo soggettivo, non ricorrono gli estremi per ritenere adempiuti gli

elementi costitutivi del reato di reato di falsità in documenti. Del resto, il

procuratore pubblico non ha neppure ipotizzato analogo reato a carico del

revisore Luciano __________ , né tantomeno ne ha disposto o chiesto

l'interrogatorio, nonostante la partecipazione di cui si è detto.

Ciò non può che confermare ulteriormente l'assenza di

responsabilità penalmente rilevanti per l'imputato AP 1.

6.

Ne

discende che, in accoglimento dell'appello, AP 1 va prosciolto dall'imputazione

di falsità in documenti di cui all'art. 251 CP.

7.

Visto

l’esito dell’appello, la tassa di giustizia e le spese del giudizio di primo

grado (fr. 1'500.–) restano a carico dello Stato, che rifonderà a AP 1 fr.

2'000.– a titolo di ripetibili. Gli oneri processuali del gravame seguono la

soccombenza (art. 428 cpv. 1 CPP) e vanno, pertanto, posti a carico dello

Stato, che rifonderà a AP 1 fr. 2'000.– a titolo di ripetibili per il

procedimento di secondo grado.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli articoli 77, 80, 84, 348

ss, 391, 398, 405 cpv. 1, 408, 453, 455 CPP, 198 e segg., 200, 250 CPPti, 251

cpv. 1 CP, 662a, 957 ss CO

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art.

428 CPP e la LTG,

pronuncia: 1. L’appello è accolto. Di conseguenza:

1.1. AP 1

è prosciolto dall'imputazione di falsità in documenti.

1.2. La

tassa di giustizia e le spese del giudizio di primo grado (fr. 1'500.–) restano

a carico dello Stato, che rifonderà a AP 1 fr. 2'000.– a titolo di ripetibili.

2. Gli

oneri processuali del procedimento d'appello, consistenti in:

a) tassa di

giustizia fr. 1'000.–

b) spese

complessive fr. 200.–

fr. 1'200.–

sono posti a carico dello Stato, che rifonderà a AP

1 fr. 2'000.– a titolo di ripetibili.

3. Intimazione

a:

4. Comunicazione

a:

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione

penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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