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Decisione

17.2012.118

Proscioglimento, per avere agito sotto l'influsso di un errore sull'illiceità, dal reato di ripetuta infrazioen alla LDDS del gerente di fatto di un affittacamere in cui si esercita la prostituzione

29 novembre 2012Italiano52 min

Source ti.ch

Fatti

i suoi doveri notificando alla polizia semplicemente la presenza delle ospiti

presso la “_________”, chiede che venga riconosciuto che egli ha agito sotto

l’influsso di un errore sull’illiceità.

19. Giusta l’art. 21 CP, chiunque commette un reato non sapendo né

potendo sapere di agire illecitamente non agisce in modo colpevole. Se l’errore

era evitabile, il giudice attenua la pena.

La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che

i presupposti dell'errore sull'illiceità sono adempiuti quando l'agente crede,

al momento in cui viene perpetrato l'atto (DTF 115 IV 162 consid. 3), di non

aver fatto alcunché d'illecito (DTF 129 IV 238 consid. 3.1; STF 6B_702 del 21

novembre 2011 consid. 2;6B_477/2007 del 17 dicembre 2008 consid. 4.5;6B_29/2007

del 20 aprile 2007 consid. 4.2;6P.44/2005 del 27 maggio 2005

consid. 5.1;6S.390/2000 del 5 settembre 2000 consid. 2; cfr., pure, Thalmann,

Commentaire romand, CP I; Basilea 2009, ad art. 21, n. 7, pag. 219; DTF 129 IV

238 consid. 3.1; STF 6B_1031/2010 del 1. giugno 2011 consid. 2.4.1).

Mentre secondo il previgente art. 20 vCP (in

vigore fino al 31 dicembre 2006) il giudice poteva attenuare la pena o esentare

l'autore da ogni pena secondo il suo libero apprezzamento, il nuovo art. 21 CP

distingue l'errore evitabile da quello inevitabile. Nel caso di errore

inevitabile - ossia quando l'autore non sapeva e non avrebbe potuto sapere di agire

illecitamente - l’autore non è colpevole e il giudice deve dunque assolverlo (e

non solo esentarlo da ogni pena), poiché se anche una persona avveduta non

avrebbe potuto evitare l'errore, l'autore non ha colpa. Se, al contrario,

l'errore era evitabile, l’autore che avrebbe potuto evitarlo è colpevole, ma la

sua colpa è ridotta, per cui il giudice deve obbligatoriamente attenuare la

pena (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del Codice penale

svizzero e del Codice penale militare nonché una legge federale sul diritto

penale minorile, FF 1999, pag. 1695).

Un errore inevitabile è di principio ammesso qualora l’autorità rilasci

illegalmente all’autore un’autorizzazione per un’attività illecita o dia

informazioni o istruzioni erronee (Donatsch/Tag, Strafrecht I,

Verbrechenslehre, Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, pag. 281; Stratenwerth,

Schweizerisches Strafrecht, AT I, Berna 2005, § 11 n. 56; Hurtado Pozo, Droit

pénal, Partie générale, Zurigo/Ginevra/Basilea 2008, § 3, n. 941, pag. 306,

Thalmann, op. cit., ad art. 21, n. 22, pag. 223; Trechsel/Jean-Richard, Schweizerisches

Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2008, ad art. 21, n. 11,

pag. 126; Jenny, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2007, ad art. 21, n. 20,

pag. 437; DTF 98 IV 279 consid. 2a).

Un errore sull’illiceità è pure dato nel caso in

cui l’autore si rivolga ad un consulente legale per risolvere un problema

giuridico di natura particolarmente complessa che egli non è in grado di

chiarire da solo, a condizione che il legale si sia espresso proprio su quella

determinata fattispecie che poi si è realizzata, che egli abbia verificato

tutti gli aspetti giuridici che anche l’autore doveva conoscere (Stratenwerth,

op. cit., § 11, n. 56, pag. 287; Thalmann, op. cit., ad art. 21, n. 25, pag.

223; Trechsel/Jean-Richard, op. cit., ad art. 21, n. 11, pag. 126-127; Jenny,

op. cit., ad art. 21, n. 20, pag. 437; STF 6P.44/2005 del 27 maggio 2005

consid. 5.1;6S.390/2000 del 5 settembre 2000 consid. 2; DTF 98 IV 293 consid.

4a; sentenze CCRP 17.2010.22 dell’11 ottobre 2010 consid. 8.7 e 8.8 e 17.2004.33

del 4 ottobre 2006 consid. 9d) e che le sue indicazioni siano state causali per

il comportamento dell’autore (DTF 100 IV 244 consid. 3; Trechsel/Jean-Richard,

op. cit., ad art. 21, n. 11, pag. 127).

Sebbene per parte della dottrina il fatto che la

polizia abbia per lungo tempo tollerato comportamenti analoghi di altre

persone debba essere considerato (Donatsch/Tag, op. cit., pag. 281; Thalmann,

op. cit., ad art. 21, n. 24, pag. 223; Hurtado Pozo, op. cit., § 3, n. 941,

pag. 306), il TF ha stabilito che ciò non basta per ammettere l’esistenza di un

errore sull’illiceità (STF 6B_29/2007 del 20 aprile 2007 consid. 4.2; 128 IV

201 consid. 2 in cui il TF rileva che ciò basta tutt’al più per giustificare un

errore sulla punibilità dell’atto, irrilevante per l’applicazione dell’art. 21

CP; cfr., pure, Stratenwerth, op. cit., § 11, n. 56, pag. 287;

Trechsel/Jean-Richard, op. cit., ad art. 21, n. 9, pag. 126).

20. In concreto, a prescindere dall’adempimento o meno dell’aspetto

oggettivo del reato, è a ragione che l’appellante si prevale di un errore

sull’illiceità.

Egli era, infatti, legittimato a credere di

assolvere ai suoi doveri con la sola notifica alla polizia della presenza delle

ospiti straniere presso la “_________” e ad ignorare che, in realtà, in qualità

di gerente di fatto della struttura, gli incombeva anche l’obbligo (derivante

dall’art. 83 cpv. 3 REP) di segnalare espressamente che esse esercitavano

un’attività lucrativa non autorizzata.

E ciò per tutta una serie di motivi.

a. Anzitutto non va dimenticato che AP 1 non ha alcuna formazione

(fatta eccezione per l’apprendistato di falegname, mai portato a termine con

l’ottenimento del relativo certificato di capacità).

Tantomeno l’appellante ha beneficato di

una formazione specifica nel settore degli esercizi pubblici. Egli non

disponeva del certificato di capacità previsto dall’art. 19 LEP né ha mai preso

parte ai corsi volti al suo conseguimento (art. 20 LEP).

b. AP 1 - che altro non era che un semplice dipendente della _________

impiegato presso la “_________” - ha detto di non avere segnalato il fatto che

le ragazze soggiornanti nella struttura esercitavano un’attività lucrativa

poiché così istruito dal suo datore di lavoro che gli aveva riferito di essere

stato rassicurato sulla liceità di questo modo di agire da un avvocato:

Confermo che non ho notificato le ragazze che

sapevo che esercitavano la prostituzione come esercitanti un’attività

lavorativa. Non l’ho fatto perché la società (per esempio la _________) mi

aveva detto che noi non eravamo responsabili di quello che le ragazze facevano

privatamente tanto che nel formulario che facciamo firmare per la camera era

indicata chiaramente l’avvertenza per gli stranieri secondo cui non potevano

svolgere attività lucrativa se non su autorizzazione delle autorità competenti”

(verb. dib. d’appello, pag.

2);

io ero convinto di non dovere fare nulla di più

di quanto facevo per diverse ragioni. Da un lato perché il signor H. mi aveva

detto che si era informato presso l’avv. C. che gli aveva assicurato che per

noi bastava far firmare alle ospiti il formulario “contratto di sublocazione”

con le avvertenze ivi contenute. Secondo quanto aveva detto l’avvocato - almeno

così a me era stato assicurato - con le indicazioni contenute nel contratto,

noi facevamo fronte a tutti i nostri compiti. (…) il signor H. mi aveva detto

che aveva chiesto all’avv. C. di dire quali obblighi incombevano a chi gestiva

la _________ e mi aveva detto, appunto, che l’avv. C. aveva risposto nei

termini di cui ho detto sopra.

Non so chi aveva redatto il formulario che io

facevo firmare alle ospiti. Quel formulario mi è stato consegnato dal signor B..

Ricordo che il signor B. si era raccomandato affinché io e gli altri facessimo

firmare sempre il formulario a tutti/e gli/le ospiti” (verb. dib. d’appello, pag. 3).

Il “contratto di sublocazione” versato agli atti

(doc. prodotto al dibattimento di prima sede) contempla infatti le clausole n.

13 e 14 che recitano:

13. IMPORTANTE PER GLI STRANIERI:

Gli stranieri che non possiedono un permesso

svizzero, non possono svolgere alcun tipo di attività lucrativa,

l’autorizzazione deve essere richiesta dallo stesso alle autorità competenti.

14. La _________ di _________, non si assume

alcuna responsabilità qualora in conduttore non rispetterà, le leggi vigenti in

Svizzera”.

Come visto, che tale modo di agire fosse conforme

alla legge era stato confermato a AP 1 da H., suo datore lavoro, il quale gli

aveva riferito di avere interpellato, sulla questione della presenza di ragazze

straniere esercitanti un’attività lucrativa all’interno della “_________”,

l’avv. C. che aveva assicurato che, per agire nel rispetto della legge, era

sufficiente segnalare la loro presenza alla polizia mediante il relativo modulo

di notifica.

Che vi fosse la convinzione che la sottoscrizione

del contratto di sublocazione (e, meglio, della sua clausola n. 13) - unita

alla notifica della presenza delle ospiti - bastasse per declinare ogni

responsabilità in merito ad eventuali situazioni irregolari presentatesi nella

residenza è confermato dal fatto che, dopo il 2008, ovvero dopo che una

sentenza dell’allora CCRP (poi confermata dal TF) aveva chiarito che occorreva

sempre notificare l’attività lucrativa esercitata illegalmente dalle ospiti

straniere (sentenza CCRP 17.2007.28/29 del 16 settembre 2008 confermata in STF

6B_584/2010 del 2 dicembre 2010), la prassi di far firmare tale contratto era

stata abolita, come riferito all’appellante, che aveva lasciato l’attività

presso la “_________” sin dal 31 dicembre 2007, da B. che era rimasto in buon

rapporti con lui:

sono rimasto in buoni rapporti con il signor B..

Considerandi

(…) lui mi ha detto che, dopo la sentenza del 2008 che chiariva che bisognava

sempre notificare l’attività lucrativa delle ospiti, alla _________ non si è

più fatto uso di quel formulario. Preciso ancora che io ho lasciato l’attività

presso la _________ il 31.12.2007, cioè prima della sentenza che ha chiarito la

questione” (verb. dib.

d’appello, pag. 3).

c. Mai, in occasione dei ripetuti interventi della polizia presso la

residenza, gli agenti hanno rimproverato a AP 1 l’omissione di cui lo ritiene

colpevole la pubblica accusa:

D’altro lato, perché la polizia era intervenuta

più volte all’_________ e alla _________ e nessun poliziotto mi aveva mai detto

che io dovevo fare di più di quel che facevo. In più, durante le retate non è

che la polizia portasse via tutte le ragazze ma ne portava via solo alcune. Da

questo io deducevo che per le ragazze di cui la polizia non si occupava non ci

fossero problemi” (verb. dib.

d’appello, pag. 3);

Preciso poi che nei numerosi controlli che i

poliziotti facevano, venivano controllate tutte le ragazze e in questi

controlli io mostravo anche la documentazione della residenza. In esito a

questi controlli, come ho detto, i poliziotti prendevano con loro solo alcune

delle ragazze ospiti. Alle altre ricordo che i poliziotti in genere si

limitavano a dire “fate le brave”. Da questi controlli, in particolare dal

fatto che i poliziotti verificavano anche la nostra documentazione, io deducevo

che per il resto tutto era a posto” (verb. dib. d’appello, pag. 4).

Altro elemento suscettibile di confermare AP 1

nell’errore generato dalle istruzioni e informazioni dategli dal datore di lavoro

è il fatto che la polizia non fermasse sistematicamente tutte le ragazze

controllate, ma soltanto alcune di loro. Dagli atti sembra, infatti, emergere

che venivano convocate presso gli uffici della polizia unicamente le ragazze

recidive, ovvero quelle già controllate in una precedente occasione (cfr.

rapporto d’inchiesta 2.5.2006, AI 3, pag. 3; rapporto d’inchiesta 23.8.2007, AI

8, pag. 2). AP 1 poteva quindi essere tratto in inganno circa le reali ragioni

del loro fermo, ritenuto come la polizia fosse al corrente che tutte

esercitavano la prostituzione.

La polizia aveva pure invitato AP 1 a collaborare nella lotta agli abusi nel settore delle luci rosse. A seguito dei controlli

effettuati dalla polizia presso la “_________”, AP 1 aveva stretto buoni

rapporti, in particolare, con un ispettore del gruppo _________ che lo aveva

appunto invitato a segnalargli eventuali abusi (e non casi di esercizio di

attività lucrativa illegale!):

Voglio aggiungere che, su richiesta del signor I.

del gruppo _________, ho collaborato con la polizia che mi chiedeva di

segnalare dei casi di abusi o violenze sulle ragazze. L’ho fatto, tant’è che

alcune mie segnalazioni hanno permesso di arrestare delle persone che abusavano

di queste ragazze”

(verb. dib. d’appello,

pag. 2);

io avevo dei buoni contatti con i poliziotti, in

particolare con il signor I.. Come ho detto sopra, lui mi diceva di segnalargli

qualsiasi problema. Ricordo che io gli ho più volte detto che non capivo cosa

io dovessi segnalargli di particolare visto che loro sapevano perfettamente che

le ragazze esercitavano la prostituzione e che lo facevano in diversi posti.

Lui mi rispondeva semplicemente che anche per loro era un problema e che

comunque era meglio che io gli segnalassi le situazioni che potevano creare un

problema. Ma era chiaro che con ciò I. mi chiedeva di segnalare, non l’attività

in sé di cui già erano a conoscenza, ma solo problemi particolari (abusi,

sfruttamenti,… )”

(verb. dib. d’appello,

pag. 3-4; cfr., anche, MP AP 1 7.8.2007, AI 7, pag. 3).

A ciò aggiungasi che il fatto che la polizia

fosse già al corrente che le ragazze straniere ospiti della “_________” si

prostituivano impediva a AP 1 di capire cos’altro, oltre alla loro presenza

nella struttura, dovesse segnalare all’autorità:

Preciso che nelle diverse retate io avevo

parlato con i poliziotti che mi avevano detto che loro sapevano che le ragazze

si prostituivano (…) io ritenevo di non dover notificare l’attività lucrativa

delle ospiti della _________ perché la polizia già sapeva che esse esercitavano

la prostituzione” (verb. dib.

d’appello, pag. 2).

d. In

occasione della sua audizione avvenuta a seguito del primo intervento

effettuato dalla polizia il 4 aprile 2006, gli agenti hanno aperto nei

confronti di AP 1 un procedimento penale per violazione dell’art. 23 LDDS

rendendolo espressamente attento agli obblighi derivanti al gerente dall’art.

53.

cpv. 3 LEP (cfr. PS AP 1 18.4.2006, AI 3, pag. 9).

Come visto, tale norma rende il gerente

responsabile delle notifiche degli ospiti alla polizia. Tuttavia, notificare la

presenza degli ospiti alla polizia era esattamente quello che AP 1 faceva.

Neppure questo elemento gli ha quindi permesso di capire che su di lui

incombevano anche altri obblighi (e, meglio, quelli derivanti dall’art. 89 cpv.

3.

REP).

e. Nemmeno il tenore del formulario per procedere alle notifiche di

polizia poteva indurre AP 1 a pensare che stesse agendo in modo scorretto. In

esso, infatti, non viene indicato lo scopo del soggiorno: redigendolo, AP 1

procedeva quindi ad una notifica di carattere generale, cioè alla notifica

della presenza sul nostro territorio di uno straniero, e non alla notifica del

soggiorno di un turista.

f. Supporta

l’accertamento della sua inconsapevolezza di agire illecitamente il fatto che

l’appellante non aveva alcun interesse a commettere il reato che gli viene

rimproverato.

Il reato previsto dall’art. 23 cpv. 1 quinta

frase LDDS, in quanto reato intenzionale, presuppone un movente. Nello specifico

ambito della prostituzione, chi, coscientemente, nasconde alle autorità casi di

esercizio non autorizzato di tale attività, non lo fa per altruismo. Lo fa perché

trae una convenienza economica dall’esecuzione da parte di cittadine straniere

di un’attività lucrativa senza permesso.

AP 1 non aveva un tale movente, nella misura in

cui egli non aveva alcun interesse economico - al di là di quello indiretto,

legato al mantenimento del suo posto di lavoro - al risultato dell’attività del

bar “_________”, rispettivamente della “_________” (ciò che è confermato, tra

l’altro, anche dalla breve permanenza in carica di AP 1 quale amministratore

unico della _________). Egli ha infatti espressamente dichiarato che:

Percepivo uno stipendio fisso, non avevo bonus

se vi era maggiore affluenza”

(verbale di interrogatorio

dell’imputato all. al verb. dib. di prima sede, pag. 1);

non ho mai lucrato sulle ragazze, nel senso che

per me era la stessa cosa se nelle residenza soggiornavano due ragazze o ne

soggiornavano venti. Io ero dipendente ed avevo uno stipendio mensile fisso di

fr. 4'000.- che non variava a dipendenza della mole dell’attività delle

ragazze” (verb. dib.

d’appello, pag. 3).

Colui che aveva un tale interesse era piuttosto

il suo datore di lavoro, H., cui facevano capo sia il bar “_________” che la “_________”.

g. L’assenza di malizia da parte dell’appellante risulta, infine, dal

fatto che egli si è prestato ad accompagnare le straniere che intendevano

registrarsi quali prostitute nei competenti uffici della polizia:

Preciso anche che uno degli accordi che io avevo

con la _________ era che, quando una ragazza voleva registrarsi come

prostituta, io l’accompagnavo _________. A domanda della presidente rispondo

che durante tutta la mia attività avrò accompagnato a registrarsi almeno una

ventina di ragazze. Voglio ancora precisare che erano i poliziotti durante i

controlli a dire alle ragazze che c’era la possibilità di registrarsi e che, se

volevano farlo, di indirizzarsi a me che le avrei accompagnate io nell’ufficio

apposito” (verb. dib.

d’appello, pag. 4).

21.

In queste condizioni e

- in un contesto giuridico non propriamente cristallino (se così

non fosse stato, la polizia avrebbe certamente indicato a AP 1 quali erano gli

obblighi che lui non ossequiava),

- a fronte del fatto che egli altro non era che un semplice

dipendente - senza formazione né generica né specifica - della _________

impiegato presso la “_________” che agiva in base alle istruzioni, per lui

vincolanti, impartitegli dal suo datore di lavoro e supportate dal parere di un

avvocato (cui veniva fatto capo regolarmente e che aveva dato consigli anche

circa il comportamento da tenere durante i controlli effettuati dalla polizia;

cfr. MP AP 1 7.8.2007, AI 7, pag. 2 e PS AP 1 18.4.2006, AI 3, pag. 3)

- nonché

alla luce del comportamento tenuto dalla polizia (che, non solo gli aveva

chiesto di collaborare per evitare abusi, ma, al momento dell’apertura del

procedimento penale nei suoi confronti, gli aveva indicato che l’omissione

rimproveratagli era una pretesa - ma non reale - mancata notifica delle ospiti

alla polizia),

non si può che concludere che AP 1 era

legittimato a pensare di agire correttamente e nel rispetto della legge

procedendo alle notifiche di polizia delle ospiti straniere e ad ignorare gli

ulteriori obblighi derivanti al gerente (seppur solo di fatto) dall’art. 83

cpv. 3 REP.

22.

Da tutto quanto precede discende che AP 1 deve essere prosciolto

dall’imputazione di ripetuta infrazione alla LDDS.

Tassa di giustizia e spese

23.

Visto l’esito dell’appello, in applicazione dell’art. 428 cpv. 3

CPP, la tassa di giustizia e i disborsi relativi al

procedimento di prima sede sono posti integralmente a carico dello Stato.

Gli oneri processuali d’appello seguono la

soccombenza

(art. 428 cpv. 1 CPP) e vanno, pertanto, posti a

carico dello Stato.

Essendo pienamente assolto, in applicazione degli

art. 428 cpv. 3, 429 cpv. 1 lett. a e 436 CPP, all’imputato vengono

riconosciuti fr. 2'000.- a titolo di ripetibili per la procedura di prima

istanza e fr. 1'000.- a titolo di ripetibili per quella di appello.

All’imputato rimane la facoltà di far valere eventuali ulteriori pretese ex

art. 429 CPP con separata istanza, motivata e corredata dalla necessaria

documentazione.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 6, 9, 10, 77,

80, 81, 84, 139, 348 e segg., 379 e segg. e 398 e segg. CPP;

32 cpv. 1 Cost, 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto

ONU II;

12, 21, 34, 42, 44, 47 e 49 CP;

2 e 23 LDDS;

53 LEP e 89 REP;

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art.

428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi di

patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziari e per la fissazione delle

ripetibili,

dichiara e pronuncia:

1. L’appello

è accolto.

Di conseguenza, AP 1 è prosciolto da ogni

imputazione.

2. La

tassa di giustizia di fr. 900.- e i disborsi relativi al procedimento di prima

sede sono posti integralmente a carico dello Stato che verserà a AP 1 l’importo

fr. 2'000.- a titolo di ripetibili.

3. Gli

oneri processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 800.-

- altri disborsi fr. 200.-

fr. 1'000.-

sono posti a carico dello Stato che verserà

all’appellante l’importo di fr. 1'000.- a titolo di ripetibili.

4. Intimazione

a:

5. Comunicazione

a:

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione

penale

La presidente La

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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