17.2012.51
Istanza di revisione (art. 410 cpv. 1 lett. a CPP). Mancata contestazione di una decisione giudiziaria indipendente successiva. Sussidiarietà del rimedio di diritto della revisione
4 giugno 2012Italiano20 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
17.2012.51
Data decisione, Autorità:
04.06.2012, CARP
Titolo:
Istanza di revisione (art. 410 cpv. 1 lett. a CPP). Mancata contestazione di una decisione giudiziaria indipendente successiva. Sussidiarietà del rimedio di diritto della revisione
REVISIONE
art. 85 cpv. 3 CPP
art. 410 cpv. 1 let. a CPP
Incarto n.
17.2012.51
Locarno
4 giugno 2012/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai
giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Franco Lardelli e Damiano Stefani
segretaria:
Sara Lavizzari, vicecancelliera
sedente per statuire sull’istanza di
revisione presentata il 16 aprile 2012 da
IS 1
rappr. dall' DI 1
contro la decisione giudiziaria
indipendente successiva del 9 giugno 2011 del Ministero pubblico mediante la
quale è stata commutata la pena del lavoro di pubblica utilità di n. 20 ore,
di cui al DA 4405/2010 del 7 ottobre 2010, in una pena detentiva da espiare di 5 giorni (inc. DIS.2011.31);
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto
in fatto: A. Con decreto di accusa 12 novembre 2010 il procuratore pubblico ha
messo in stato d’accusa IS 1, siccome ritenuta colpevole di:
- infrazione alla LF sugli stupefacenti, per avere, a __________,
verso la fine del 2008, senza autorizzazione, acquistato a credito da __________,
per conto di una terza persona di cui non ha voluto fare il nome, grammi 10 di
canapa per un valore approssimativo di fr. 120.-;
e ne ha proposto la condanna alla pena di 20 ore
di lavoro di pubblica utilità, oltre al pagamento di fr. 100.- a copertura di
tassa di giustizia e spese.
Non essendo stato impugnato, il decreto d’accusa
è passato in giudicato.
B. Con scritto 14 febbraio 2011 l’Ufficio incasso e pene alternative ha
convocato l’istante ad un incontro con l’operatore sociale per il 24 febbraio
2011 alle ore 10:00.
Non essendo comparsa senza
giustificare la propria assenza, il 24 febbraio 2011 il summenzionato Ufficio
ha convocato la donna per un nuovo colloquio, indetto per il 16 marzo 2011 alle
ore 09:00, con la comminatoria che, in caso di mancato contatto, l’incarto
sarebbe stato trasmesso alla competente autorità per la commutazione della
condanna in pena pecuniaria o detentiva ai sensi dell’art. 39 CPS.
La signora IS 1 non si è
presentata nemmeno il 16 marzo 2011, così che l’Ufficio incasso e pene
alternative, il giorno stesso, ha inviato uno scritto al Ministero pubblico
chiedendo di valutare la sostituzione del lavoro di pubblica utilità con una
pena pecuniaria o detentiva, essendo venuto meno il requisito fondamentale
della collaborazione. Nel contempo, ha pure informato la condannata che la
pratica era stata ritornata al procuratore affinché procedesse ad una modifica
della pena.
Il 17 marzo 2011 la lettera
raccomandata del 24 febbraio 2011 è stata restituita, poiché non ritirata, al
mittente. L’Ufficio incasso e pene alternative ha così proceduto a nuovamente convocare
ad un incontro la signora IS 1, questa volta per il 22 marzo 2011 alle 09:00,
al fine di poter organizzare il lavoro di pubblica utilità. Neppure questa
citazione ha avuto esito positivo.
C. Con decisione giudiziaria indipendente successiva del 9 giugno 2011,
il procuratore pubblico ha commutato le 20 ore di lavoro di pubblica utilità in
una pena detentiva di 5 giorni, da espiare.
Nemmeno questa pena ha
potuto, ad oggi, essere scontata. In effetti la signora IS 1 ha scritto all’Ufficio del GPC in data 12/15 dicembre 2011 asserendo di aver informato, già a
settembre 2011, della sua imminente partenza per l’estero, dalla quale era
tornata il 19 settembre 2011 e comunicando che il 14 dicembre seguente sarebbe
ripartita per un soggiorno di studio di tre mesi al di fuori dei confini
elvetici, promettendo che al suo rientro avrebbe immediatamente preso contatto
con il GPC per concordare la data per l’espiazione della pena.
A questa missiva il
segretario giudiziario incaricato ha risposto precisando che nel periodo tra il
19 settembre ed il 14 dicembre avrebbe avuto tutto il tempo di scontare i 5
giorni di carcere ed ha fissato alla signora IS 1 un ultimo termine scadente il
30 marzo 2012 per prendere contatto, puntualizzando che, in caso contrario,
sarebbe stata emessa una convocazione d’ufficio presso il Penitenziario __________
e, se necessario, pubblicato un ordine d’arresto nei suoi confronti.
Il 4 aprile 2012 il GPC,
preso atto della totale impossibilità di organizzare l’espiazione della pena
con la condannata, ha ordinato l’esecuzione della stessa con inizio il 24
aprile 2012 e termine il 29 aprile 2012 (inc. 850/2011.346).
D. Con il presente gravame l’istante chiede, in via principale, che
la decisione giudiziaria indipendente successiva del 9 giugno 2011 del
Ministero pubblico sia riformata come segue:
1. Non
si fa luogo alla commutazione del lavoro di pubblica utilità di 20 ore in pena
detentiva.
2.
L’incarto è ritornato all’Ufficio incasso e pene alternative affinché
provveda a convocare la signora IS 1 per organizzare il lavoro di pubblica
utilità.
3. Non viene chiesto il
pagamento di spese procedurali.
In
sostanza, la postulante sostiene di non essere mai venuta a conoscenza delle
citazioni e dello scritto raccomandato dell’Ufficio incasso e pene alternative,
come comprovato dagli atti.
Il
mancato ritiro della corrispondenza sarebbe dovuto alle sue prolungate assenze
ed al fatto che la donna aveva un rapporto conflittuale con l’allora suo
convivente, che non avrebbe conservato la corrispondenza che giungeva a suo
nome al loro indirizzo di __________.
In simili
condizioni, dovendosi presumere la sua buona fede, non si può concludere che
ella abbia avuto la volontà di sfuggire alle notifiche postali con il fine di
sottrarsi all’esecuzione della pena.
Quale nuova prova, la procedente produce
un’attestazione scritta in cui __________, dichiara che IS 1, sua amica, è
stata da lei ospitata presso la sua abitazione per parecchie settimane, anche
consecutive, durante il 2011. Inoltre, pure allo scopo di comprovare le sue
asserzioni, l’istante annette agli atti una dichiarazione di data 12 aprile
2012 di __________, con cui egli conferma di aver convissuto con lei
nell’appartamento della residenza __________, di aver avuto un rapporto
alquanto conflittuale con lei - fatto che comportava sue partenze
dall’abitazione per tempi prolungati - e che la corrispondenza a lei
indirizzata non veniva ritirata, rispettivamente veniva aperta a distanza di
mesi.
Queste circostanze e queste prove sarebbero
nuove, poiché il procuratore pubblico non ne era a conoscenza al momento in cui
ha emanato la decisione del 9 giugno 2011.
IS 1, nel suo allegato, precisa che alla
fattispecie non è possibile applicare la presunzione legale della notifica di
uno scritto raccomandato trascorso il termine di giacenza postale di sette
giorni, art. 85 cpv. 4 lett. a CPP, poiché essa trova applicazione solo laddove
il destinatario debba aspettarsi una notifica. Nel suo caso, questi estremi non
sono dati poiché la prima convocazione è avvenuta a 4 mesi dal decreto
d’accusa, lasso di tempo a suo avviso talmente ampio che esclude che lei
dovesse aspettarsi un simile atto.
E. Con osservazioni 4 maggio 2012, il procuratore pubblico chiede la
reiezione integrale della domanda di revisione, evidenziando innanzitutto come
l’istante stessa ammetta di aver ricevuto la decisione giudiziaria indipendente
successiva del 9 giugno 2011 (pto n. 3, pag. 4 della sua istanza), sulla quale
sono chiaramente indicati i mezzi d’impugnazione. In secondo luogo evidenzia
come, viste le sue – asserite - prolungate assenze dal domicilio, la signora IS
1 avrebbe dovuto adottare delle misure atte a gestire la propria corrispondenza
(fermo posta, ritiro da parte di terzi, …). La mancata presa di conoscenza
della corrispondenza non costituisce un fatto nuovo e sostenere che la donna
non doveva aspettarsi una notifica è estremamente azzardato. Infine il
magistrato sottolinea come sia stata proprio la procedente a chiedere di
effettuare un lavoro di pubblica utilità, crociando sul relativo formulario
l’apposita casella e che, se avesse effettivamente cambiato idea in un secondo
tempo, avrebbe potuto opporsi e chiedere di essere condannata ad una pena
pecuniaria (doc. VII).
F.Con reclamo 16 aprile 2012 la signora IS
1 ha pure adito la Camera dei reclami penali (doc. V), chiedendo
preliminarmente la concessione dell’effetto sospensivo al suo reclamo e, nel
merito, l’annullamento della decisione con cui il Giudice dei provvedimenti
coercitivi ha ordinato il suo collocamento presso il carcere giudiziario __________
per il 24 aprile 2012.
Con decisione 20
aprile 2012 il Presidente della Corte dei reclami penali ha riconosciuto l’effetto
sospensivo (doc. V).
In data 9
maggio 2012, poi, la Corte dei reclami penali ha dichiarato irricevibile
l’impugnativa.
in diritto: 1. Essendo
la decisione di cui è chiesta la revisione stata emanata il 9 giugno 2011, a questo procedimento si applicano sia le regole di competenza e di procedura di cui agli art.
21 e 411 e seg. CPP, che i motivi di revisione previsti dall’art. 410 CPP (cfr.
STF 30 maggio 2011 in 6B_235/2011; STF 20 giugno 2011 in 6B_310/2011; Pfister-Liechti, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 2011,
n. 9 ad art. 451 CPP; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, 2009, n. 2 in fine ad art. 453 CPP; Lieber, in Kommentar zur
StPO, 2010, n. 5 ad art. 453 CPP).
2. L’art. 411 cpv. 1 CPP prevede che le istanze di revisione vanno
presentate e motivate per scritto al Tribunale d’appello. La decisione sulle
stesse compete, dunque, a questa Corte.
a) Per
l’art. 410 cpv. 1 lett. a CPP, chi è aggravato da una sentenza passata in
giudicato, da un decreto d’accusa, da una decisione giudiziaria successiva o da
una decisione emanata nella procedura indipendente in materia di misure può
chiedere la revisione, tra l’altro, se sono dati nuovi fatti o nuovi mezzi di
prova anteriori alla decisione e tali da comportare l’assoluzione oppure una
punizione notevolmente più mite o notevolmente più severa del condannato oppure
la condanna della persona assolta. In maniera sostanzialmente analoga, il
previgente art. 299 lett. c CPP TI (concretizzazione dell’art. 385 CP) già
prevedeva la facoltà di chiedere la revisione di una sentenza di condanna in
presenza di fatti o mezzi di prova rilevanti che non erano noti al giudice nel
primo processo. L’attuale normativa va oltre, non distinguendo più tra la
revisione a favore e la revisione a sfavore dell’imputato, tale rimedio essendo
previsto nei due casi alle medesime condizioni (Messaggio, pag. 1221).
In quanto
mezzo di ricorso sussidiario, la revisione non è ammessa contro decisioni che
possono essere modificate con un altro tipo di impugnativa, non essendo essa
intesa quale strumento per recuperare un mezzo di ricorso non esperito
(Messaggio, pag. 1221).
b) Per
giustificare una domanda di revisione, i fatti o i mezzi di prova devono essere
nuovi e rilevanti.
Un fatto
o mezzo di prova è nuovo quando era ignoto al giudice al momento della
sentenza, ossia quando non gli era stato per nulla sottoposto (Messaggio, pag.
1222; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006,
n. 1276, pag. 787; STF 6B_114/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4; DTF 122 IV
66 consid. 2a pag. 67, 120 IV 246 consid. 2a pag. 248, 117 IV 40 consid. 2a
pag. 47, 116 IV 353 consid. 3a pag. 357).
Un fatto
o un mezzo di prova non è nuovo, invece, quando il giudice l'ha esaminato, ma
non ne ha valutato correttamente la portata (Messaggio, pag. 1222; Piquerez,
op. cit., nota 3247, pag. 787; STF 6B_114/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4;
DTF 122 IV 66 consid. 2b pag. 68). Anche fatti o mezzi di prova che risultano
dagli atti o dai dibattimenti possono, eccezionalmente, essere considerati
nuovi se sono rimasti sconosciuti al giudice: questo principio è, tuttavia,
sottoposto alla duplice condizione che il giudice, qualora ne avesse avuto
conoscenza, avrebbe deciso diversamente e che la sua decisione si fondi sulla
mancata conoscenza e non sull'arbitrio (STF 6B_114/2007 del 6 settembre 2007
consid. 4). Per ammettere che un fatto o un mezzo di prova agli atti rimasto
ignoto al giudice possa dar spazio ad una revisione occorre, in particolare,
che lo stesso sia talmente probante su una questione decisiva da non potersi
immaginare che il giudice avrebbe statuito nel senso del giudizio impugnato se
ne avesse preso conoscenza. Il TF ha, a titolo d’esempio, indicato che potrebbe
essere data la novità di un documento già agli atti in un caso in cui
l’annotazione decisiva figura a piccoli caratteri sul retro di un contratto o
quando un atto è contenuto in un ampio lotto di documenti che non sono stati
debitamente vagliati e sui quali l’attenzione manifestamente non è stata
portata, ritenuto comunque che, nel dubbio, occorre partire dal presupposto che
il giudice ha preso conoscenza di tutti gli atti e di tutti i mezzi di prova
discussi in occasione del dibattimento (DTF 122 IV 6 consid. 2b pag. 69).
Fatti
I fatti o
i mezzi di prova nuovi sono rilevanti ove siano idonei a comportare una
significativa modifica della qualifica giuridica o dell’entità della pena
(Messaggio, pag. 1222), ossia suscettibili di inficiare gli accertamenti alla
base della prima sentenza in modo da far presagire, sulla scorta del nuovo
stato di fatto, un giudizio sensibilmente più favorevole (oppure, nel nuovo
diritto, più sfavorevole) al condannato (Piquerez, op. cit., n. 1277,
pag. 787; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, § 102 n.
24; STF 6B_242/2009 del 6 agosto 2009 consid. 2; STF
6B_114/2007 del 6 settembre 2007 consid. 4; DTF 122 IV 66 consid. 2a pag. 67
con richiami). Rilevanti sono anche fatti o mezzi di prova nuovi, suscettibili
di modificare soltanto la dichiarazione di colpevolezza: poco importa, quindi,
che un’assoluzione (rispettivamente una condanna) parziale non sembri poter
influire sulla commisurazione della pena (DTF 117 IV 40 consid. 2a pag. 42 con
riferimenti).
Qualora
siano addotti più fatti nuovi, essi devono essere valutati globalmente (DTF 116
IV 353 consid. 5b; Gass, Basler Kommentar, Strafrecht II, 2a edizione, Basilea
2007, ad art. 385 n. 95).
c) Per
l’art. 411 cpv. 1 seconda frase CPP, l’istanza deve definire e comprovare i
motivi di revisione invocati. Tale norma rinvia all’art. 385 CPP, secondo cui
la motivazione dell’istanza deve indicare i punti della decisione impugnati, i
motivi a sostegno di una diversa conclusione e i mezzi di prova invocati (cpv.
1). L’istante deve esporre dettagliatamente gli scopi ed i motivi alla base
della sua richiesta, poiché il tribunale della revisione non è tenuto a
procedere autonomamente ad indagini in merito o a completare una domanda di
revisione lacunosa (Heer in: Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, Basilea 2011, n. 1 ad art. 412 CPP). Contrariamente al
principio della verità materiale dell’art. 6 CPP, rispettivamente a quello
della presunzione d’innocenza dell’art. 10 CPP, in caso di dubbio bisogna
pronunciarsi a favore della forza in giudicato della sentenza impugnata (Heer,
op. cit. n. 1 ad art. 412 e rinvii).
Se l’atto di ricorso (rispettivamente l’istanza
di revisione) non soddisfa tali requisiti, l’autorità competente lo rinvia al
mittente perché ne sani i difetti entro un termine suppletorio e, nel caso in
cui non sia corretto entro il termine impartito, non entra nel merito (art. 385
cpv. 2 CPP; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, n. 1475,
pag. 674; Heer op. cit., n. 6 ad art. 411 CPP).
Giusta l’
art. 412 CPP la Corte d’appello e revisione penale procede ad un esame
preliminare dell’istanza e non entra nel merito se essa è manifestamente
inammissibile o infondata (cpv. 1) oppure se è già stata presentata invocando
gli stessi motivi e respinta (cpv. 2 CPP).
Un motivo
di revisione già respinto in una precedente procedura di revisione non può,
dunque, di massima, essere fatto valere in una seconda procedura. Può,
tuttavia, essere invocato in aggiunta ad altri fatti o mezzi di prova per una
valutazione globale (Messaggio, pag. 1223; Bernasconi e altri, Codice svizzero
di procedura penale, Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 5 ad art. 412 CPP).
Analogamente
a quanto previsto dal CPP TI, la revisione a sfavore del condannato può essere
chiesta solo se l’azione penale non è ancora prescritta (Messaggio, pag. 1223).
La revisione a favore del condannato può, invece, essere chiesta anche dopo
l’intervento della prescrizione (art. 410 cpv. 3 CPP).
d) La responsabilità per il recupero del materiale e la prova delle
argomentazioni di revisione è dell’istante, che deve specificare in che misura
fatti o prove sono nuovi e rilevanti.
In
quest’ottica l’istanza di revisione deve contenere informazioni circa il
contenuto delle dichiarazioni che ci si deve aspettare dai testimoni chiamati a
deporre, circa il contenuto di un documento o la conformazione di un
particolare tipo di prova.
Le
esigenze per una richiesta di prove sono più elevate rispetto a quelle della
procedura ordinaria. Con la revisione devono essere forniti indizi
relativamente al risultato che l’assunzione di una prova darà. In un simile
contesto, l’affermazione che un teste dirà qualcosa in un determinato senso,
non è di per sé sufficiente; sarà ad esempio consigliabile precisare in che
occasione e in che modo il teste è venuto a conoscenza dei fatti,
rispettivamente, in mancanza di ulteriori indizi, potrà essere necessario
produrre una dichiarazione scritta, avente per oggetto la disponibilità del
teste a testimoniare e contenente un sunto rudimentale di quelle che saranno le
sue dichiarazioni (Heer, op. cit., n. 2 ad art. 412).
e) E’ generalmente riconosciuto che una revisione non deve servire a
rimettere continuamente in discussione una decisione cresciuta in giudicato, a raggirare
disposizioni legali sui termini di ricorso o sulla loro restituzione, oppure a
Considerandi
introdurre dei fatti o delle prove non presentati nel primo processo in ragione
di una negligenza procedurale (DTF 130 IV 72, consid. 2.2; Heer, op. cit, n. 42
ad art. 410). In simili casi vi è in effetti un abuso di diritto che, ai sensi
dell’art. 3 cpv. 2 lett. b CPP, non può trovare tutela alcuna.
E’ così abusiva una
richiesta di revisione che si fonda su fatti che il ricorrente conosceva già
inizialmente, che non aveva alcuna ragione legittima di sottacere e che avrebbe
potuto rivelare in una procedura ordinaria d’impugnazione (DTF 130 IV 72
consid. 2.2). In tale ambito una revisione può entrare in considerazione solo
per fatti e mezzi di prova importanti che il condannato non conosceva al
momento dell’emanazione della sentenza o di cui non poteva prevalersi o non
aveva ragione di prevalersi in quel periodo (DTF 130 IV 72 consid. 2.3). La
dottrina e la giurisprudenza menzionano, a titolo esemplificativo, quale fatto
nuovo in materia di circolazione stradale, il caso di un conducente condannato
per perdita di padronanza del veicolo, che apprende dopo la scadenza del
termine di opposizione, che il fondo stradale aveva una malformazione che ha
causato altri incidenti simili, di cui neppure il giudice era a conoscenza
(Clerc, Remarque sur l’ordonance pénale, in RPS 94/1977, pag. 426).
3.
Nella
fattispecie la procedente, come visto, fonda la propria istanza su una
dichiarazione dell’ex convivente e su una dell’amica vodese con cui essi hanno
confermato che ella era spesso assente dal proprio domicilio e che nessuno
ritirava la posta per lei.
La sentenza di
cui chiede la revisione le è per contro stata regolarmente intimata. La stessa
istante ha, in effetti, ammesso di aver ricevuto la decisione giudiziaria
indipendente successiva del 9 giugno 2011 (istanza di revisione, pto n. 3 pag.
4).
Sulla
decisione del procuratore pubblico (doc. H allegato all’istanza) sono indicati
in maniera ben distinta e distinguibile i rimedi di diritto contro la stessa, e
meglio la possibilità di impugnarla con opposizione al Ministero pubblico entro
il termine di 10 giorni.
La procedente
non è credibile - e nemmeno ha fatto qualcosa per renderlo almeno verosimile -
quando afferma di aver chiamato il giorno stesso in cui ha ricevuto la sentenza
la cancelleria del Ministero pubblico, e che il suo interlocutore le avrebbe
comunicato che la stessa era definitiva e che non era possibile interporre
alcun rimedio di diritto. Anche se fosse vera (cosa che rappresenterebbe un
fatto molto grave), questa fantasiosa ipotesi non costituirebbe una scusante
poiché sarebbe bastata una rapida lettura della decisione per comprendere che essa
poteva essere impugnata. In una simile evenienza l’istante dovrebbe, comunque
sia, sopportare le conseguenze delle sue scelte, poiché la superficialità non
può essere tutelata.
L’aver
rinunciato all’opposizione alla decisione deve così essere considerato un atto
frutto di un comportamento imputabile all’istante.
L’eccezione qui
sollevata, cioè il fatto di non aver dato seguito ai solleciti dell’Ufficio
incasso e pene alternative poiché non a conoscenza delle citazioni inviatele,
non rappresenta, quindi, un fatto nuovo che non poteva essere fatto valere in
procedura ordinaria.
Tenuto conto
della sussidiarietà del rimedio di diritto della revisione, già per ciò solo,
l’istanza deve essere respinta.
4.
A
titolo abbondanziale, appare opportuno rilevare come l’impugnazione qui in
disamina rappresenti un palese abuso di diritto. In effetti la signora IS 1 era
perfettamente a conoscenza non solo del fatto che era stata avviata una
procedura penale nei suoi confronti per infrazione alla LStup, ma addirittura
che era stato emanato un decreto d’accusa nei suoi confronti con il quale, come
da sua richiesta, era stata condannata alla pena del lavoro di pubblica
utilità. Pure tale decisione le è stata regolarmente intimata, tant’è che è
stata da lei accettata ed è così passata in giudicato.
Ella doveva
dunque aspettarsi di essere chiamata dalle autorità a scontare la propria pena.
Le
convocazioni da parte dell’Ufficio incassi e pene alternative sono state
inviate entro tempi più che ragionevoli. IS 1, sapendo che l’indirizzo di cui
le autorità erano a conoscenza era quello del suo domicilio di __________, ed
essendo consapevole che le sue lunghe assenze (non provate) e dei rapporti
precari con il convivente che, sommati, comportavano l’impossibilità di
prendere conoscenza in maniera tempestiva della corrispondenza, avrebbe dovuto
trovare degli accorgimenti che consentissero di ovviare all’inconveniente
(quali ad esempio la deviazione della posta, il fermo posta, dare incarico a
una persona di fiducia di ritirare le lettere e via dicendo).
Contrariamente
a quanto da lei sostenuto, quindi, la presunzione di cui all’art. 85 cpv. 3
CPP, trova applicazione alla fattispecie. Le citazioni e le comunicazioni del
summenzionato Ufficio devono, pertanto, essere considerate come regolarmente
notificate.
Sulla
scorta di queste considerazioni, si può concludere che i mezzi di prova
addotti, qualora potessero anche essere considerati nuovi (ciò che non è, lo si
ripete) non sarebbero stati sufficienti ad inficiare gli accertamenti alla base
della decisione di cui si chiede la revisione impugnata e quindi non sono tali
da far presagire che la loro considerazione possa condurre ad un giudizio
sensibilmente più favorevole al condannato rispetto a quello reso nella
procedura ordinaria ormai esauritasi.
5.
Per
quanto sopra esposto, la domanda di revisione in oggetto risulta destinata
all’insuccesso su tutti i fronti.
6.
Gli oneri processuali seguono la
soccombenza (art. 428 cpv. 1 CPP) e devono di conseguenza essere addossati
all’istante.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli art. 81, 85 cpv. 3,
385, 410 segg., 428 CPP,
19 cifra
1 LStup
nonché,
sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il
Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza
giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili,
dichiara e pronuncia:
1. L’istanza di revisione è respinta.
2. Gli
oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 300.-
b) spese
complessive fr. 100.-
fr. 500.-
sono posti a carico dell’istante.
3. Intimazione
a:
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di appello e di revisione
penale
La presidente La
segretaria
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster