17.2012.91
Accoglimento dell'istanza di revisione a causa dell'incociliabilità del giudizio di condanna con la successiva sentenza di assoluzione di due coimputati
6 novembre 2012Italiano15 min
Source ti.ch
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Numero d'incarto:
17.2012.91
Data decisione, Autorità:
06.11.2012, CARP
Titolo:
Accoglimento dell'istanza di revisione a causa dell'incociliabilità del giudizio di condanna con la successiva sentenza di assoluzione di due coimputati
REVISIONE DELLA SENTENZA DI CONDANNA
art. 21 cpv. 1 let. b CPP
art. 356 cpv. 7 CPP
art. 392 cpv. 1 CPP
art. 410 cpv. 1 CPP
art. 410 cpv. 1 let. b CPP
art. 299 let. b CPP-TI
Incarto n.
17.2012.91
Locarno
6 novembre 2012/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai
giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Franco Lardelli e Damiano Stefani
segretario:
Orio Filippini, vicecancelliere
sedente per statuire sull’istanza di
revisione presentata il 20 giugno 2012 da
IS 1
rappr. dall' DI 1
contro il decreto d’accusa emanato nei
suoi confronti il 13 marzo 2009 dal Ministero pubblico
esaminati gli atti;
ritenuto
in fatto: A. Con
decreto d’accusa n. 1356/2009 del 13 marzo 2009 il procuratore pubblico ha
ritenuto IS 1 autore colpevole di:
-
complicità in falsità in atti formati da
pubblici ufficiali o funzionari
per avere, a Bellinzona, il 1. febbraio 2000, d’intesa
con il notaio avv. IM 2, nell’intento di porre fine ad un’interminabile e
conflittuale vertenza che lo vedeva opposto al fratello IM 3 e alla di lui
moglie IM 1 per questioni ereditarie e per irrisolti crediti vantati dal
fratello nei suoi confronti, contribuito a fare attestare, nel rogito no. __________
del notaio IM 2, dei fatti d’importanza giuridica contrari al vero, e meglio che
il prezzo di compravendita immobiliare della part. n. __________, delle part.
n. __________ nonché dell’unità __________ era di fr. 290'000.- allorquando il
prezzo da lui realmente pattuito con IM 1 per la cessione di tali fondi
ammontava ad almeno fr. 410'000.- ritenuto che il contratto prevedeva pure la
rinuncia (compensazione) del credito di fr. 120'000.- che il fratello IM 3
vantava nei suoi confronti e di cui alla separata convenzione sottoscritta tra
le parti in lite lo stesso giorno del rogito, unitamente a IM 1, compensazione
di credito senza la quale IS 1 non avrebbe ceduto i menzionati fondi alla
cognata.
In applicazione della pena, il procuratore
pubblico ha proposto la condanna di IS 1 alla multa di fr. 1’500.- (da
sostituirsi in caso di mancato pagamento con una pena detentiva di 15 giorni) a
valere quale pena interamente aggiuntiva a quelle di 3 giorni di detenzione,
rispettivamente 75 giorni di detenzione - entrambe sospese condizionalmente per
il periodo di prova di 2 anni - inflittegli dal Ministero pubblico in data 24
aprile 2000 con decreto d’accusa n. 2000.342 e in data 20 agosto 2004 con
decreto d’accusa n. 2004.2744.
B. Per lo stesso complesso di fatti, con decreti d’accusa 13 marzo
2009, il magistrato ha pure ritenuto il notaio avv. IM 2 autore colpevole di
falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari e IM 1 autrice colpevole
di complicità in falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari,
proponendone la condanna alla multa di fr. 2'500.- rispettivamente di fr.
1'500.-.
C. I tre accusati hanno sollevato tempestiva opposizione contro i
rispettivi decreti d’accusa.
In data 16 marzo 2011 IS 1 ha, tuttavia, comunicato al giudice della Pretura
penale che, per motivi personali, non se la sentiva di presentarsi al processo
e che, pertanto, ritirava l’opposizione contro il decreto d’accusa a suo
carico. Il decreto d’accusa a carico di IS 1 è, così, passato, incontestato, in
giudicato.
D. Dopo il dibattimento, con sentenza 26 settembre 2011/6 febbraio
2012, il giudice della Pretura penale, statuendo sulle opposizioni dell’avv. IM
2 e di IM 1, ha prosciolto entrambi gli imputati dalle accuse loro rivolte.
Il giudizio pretorile è passato in giudicato.
E. Con istanza 20 giugno 2012, IS 1 ha invocato il motivo di
revisione di cui all’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP sostenendo che la decisione di
proscioglimento dell’avv. IM 2 e di IM 1 è inconciliabile con la sua condanna e
chiedendo, pertanto, l’annullamento del decreto d’accusa a suo carico. Egli ha,
inoltre, protestato tasse, spese e ripetibili.
F. Con scritto 4 luglio 2012 il procuratore pubblico ha comunicato di non
avere particolari osservazioni da formulare e di rimettersi al giudizio di
questa Corte.
in diritto: 1. In accoglimento della richiesta probatoria formulata da IS 1 con l’istanza di revisione, è stato
richiamato dalla Pretura penale l’incarto relativo al procedimento penale a carico
suo, dell’avv. IM 2 nonché di IM 1 (inc. Pretura penale 10.2009.172/173/198).
2. L’istanza di revisione è stata inoltrata a
questa Corte dopo l’entrata in vigore del Codice di diritto processuale
unificato. Ne consegue che l’autorità competente e la procedura applicabile
sono determinate dagli art. 21 cpv. 1 lett. b e 411 e
segg. CPP (STF del 30 maggio 2011, inc.6B_235/2011 consid. 3.1; STF del
20 giugno 2011, inc.6B_310/2011 consid. 1.1; Pfister-Liechti,
in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art.
451 n. 9; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo
2009, ad art. 453 n. 2 in fine; Lieber, in Kommentar zur StPO, Zurigo 2010, ad
art. 453 n. 5).
Fatti
I motivi di revisione pertinenti sono, per contro, quelli previsti dal
diritto applicabile nel momento in cui è stata emessa la decisione di cui è
chiesta la revisione (cfr. STF del 30 maggio 2011, inc.6B_235/2011 consid. 3.1;
STF del 20 giugno 2011, inc.6B_310/2011 consid. 1.1; Schmid, op. cit., ad art.
453 n. 2 in fine; Lieber, in op. cit., ad art. 453 n. 5), ovvero nel momento in
cui è stato emesso il decreto d’accusa a carico dell’istante.
In concreto sono, dunque, quelli previsti all’art. 299 del
Codice di procedura penale ticinese del 19 dicembre 1994 (in seguito CPP-Ti).
3.a. L’art. 299 lett. b CPP-Ti prevede che la
revisione del processo ha luogo, in caso di condanna, quando dopo la sentenza
ne sia stata pronunciata un'altra, con essa inconciliabile ritenuto che è una
“sentenza” ai sensi di tale disposto ogni decisione presa da un’autorità
cantonale, giudiziaria o non, competente per pronunciare una condanna in
applicazione di leggi penali (Salvioni, Codice di procedura penale, Locarno
1999, ad art. 299 CPP, pag. 473, sentenza CCRP n. 17.2009.65 consid. 1,
17.2009.46 consid. 2, 17.2012.1 consid. 2).
Per rapporto alla clausola generale dell’art. 385 CP (ripresa
all’art. 299 lett. c CPP-Ti), che fissa le esigenze minime del diritto federale
in materia di revisione, l’art. 299 lett. b CPP-TI si estende ai casi in cui due
sentenze inerenti a due persone aventi commesso il medesimo reato risultino a
tal punto in contrasto fra loro sull’accertamento dei fatti, che la sola
contraddizione basta - già di per sé - a rendere verosimile l’erroneità di una
delle pronunce (Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 758 n.
3538 con numerosi rinvii; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, 6a edizione, Basilea 2005, § 102 n. 28). Rispetto alla
clausola generale dell’art. 385 CP (art. 299 lett. c CPP-Ti), per ammettere la
revisione non occorre in simile ipotesi un preventivo apprezzamento sulla
rilevanza di fatti o mezzi di prova nuovi: è sufficiente l’incompatibilità
evidente delle due sentenze successive, sicché uno dei due giudizi appaia errato
(Piquerez, op. cit., pag. 758 n. 3539-3541 con richiami). L’inconciliabilità di
due sentenze susseguenti riferite al medesimo reato è data quando i due giudizi
denotano una palese contrapposizione tra i fatti accertati nell’uno e nell’altro
(cfr. CCRP, sentenza dell’8 ottobre 1979 in re R., consid. 2 resa sotto l’abrogato art. 243 n. 2 vCPP, che contemplava testualmente la stessa disposizione),
il rimedio straordinario della revisione essendo destinato a correggere errori
di fatto e non di diritto (Piquerez, op. cit., pag. 752 n. 3503).
b. Il
medesimo motivo di revisione, seppur con una formulazione leggermente diversa,
è previsto anche dal Codice di diritto processuale penale svizzero del 5
ottobre 2007 (art. 410 cpv. 1 lett. b CPP), ai cui commentatori è dunque
possibile riferirsi per leggere il previgente, e in concreto applicabile, art.
299 lett. b del CPP-Ti.
I principali autori confermano che, per ammettere il motivo di revisione di cui
all’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP, è necessario che vi sia una contraddizione
evidente e intollerabile tra la fattispecie ritenuta per la decisione di cui è
chiesta la revisione e quella alla base della decisione resa posteriormente
(Rémy, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea
2011, ad art. 410 n. 11; Heer, in Basler Kommentar,
Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 410 n. 89; Schmid, op. cit., ad. art. 410 n. 15; Mini, in Codice svizzero di procedura penale,
Commentario, Zurigo 2010, ad art. 410 n. 9). La contraddizione può, invero,
riguardare unicamente i fatti: una contraddizione nell’applicazione del
diritto, così come una successiva modifica della giurisprudenza, non da luogo a
revisione (Rémy, in op. cit., ad art. 410 n. 11; Heer, in op. cit., ad art. 410
n. 92; Schmid, op. cit., ad art. 410 n. 16; Mini, in
op. cit., ad art. 410 n. 9).
La revisione della sentenza penale deve, dunque,
essere ammessa quando uno dei partecipanti all’azione penale viene giudicato
colpevole e, in seguito, con giudizio separato, un altro partecipante viene
assolto poiché gli elementi costitutivi oggettivi del reato non sono adempiuti
o provati (Heer, in op. cit., ad art. 410 n. 90; Hauser/Schweri/Hartmann, op.
cit., § 102, n. 28). La revisione non può, invece, essere ammessa quando la
medesima fattispecie viene giudicata diversamente unicamente dal punto di vista
soggettivo e delle caratteristiche personali dell’autore, quali ad esempio
l’intenzione, la negligenza, la mancanza di scrupoli, l’imputabilità (Heer, in
op. cit., ad art. 410 n. 93; Schmid, op. cit., ad. art.
410 n. 16).
c. Essendo
il motivo di revisione dovuto alla contraddittorietà tra due sentenze di
carattere assoluto, l’accoglimento dell’istanza comporta l’annullamento della
sentenza impugnata, senza nessun esame del merito da parte dell’autorità
competente a decidere della revisione, che deve accertare unicamente se vi è
l’inconciliabilità (Piquerez, Procédure pénale suisse, 2a edizione, Zurigo
2006, pag. 789 n. 1279; Heer, in op. cit., ad art. 410 n. 88; Hauser/Schweri/Hartmann,
op. cit., § 102 n. 29; Schmid, op. cit., ad art. 410 n.
Considerandi
15).
4.
IS 1 chiede la revisione del giudizio di condanna sancita dal
procuratore pubblico con decreto d’accusa 13 marzo 2009, rilevando che esso
contraddice in modo intollerabile la sentenza di assoluzione del notaio IM 2 e
di IM 1 pronunciata posteriormente dalla Pretura penale (cfr. istanza di
revisione).
4.1
Come esposto ai precedenti considerandi, affinché si possa ammettere
la revisione di una sentenza per inconciliabilità con una decisione resa
posteriormente (art. 299 lett. b CPP-Ti), è necessario che le sentenze tra loro
contraddittorie siano state pronunciate a carico di due persone diverse, sulla
base degli stessi fatti e per il medesimo reato e che vi sia fra le due un
accertamento di fatti inconciliabile.
Occorre, dunque, esaminare se tra l’accertamento dei fatti alla base del
decreto d’accusa a carico di IS 1 e quello alla base della sentenza 26
settembre 2011/6 febbraio 2012 della Pretura penale riguardante il notaio IM 2
e IM 1 vi sia una contraddizione tanto palese da manifestare con evidenza
l’erroneità della condanna dell’istante.
4.2
Secondo il procuratore pubblico, il notaio IM 2 ha, d’intesa con i
contraenti IS 1 e IM 1, attestato, in un atto notarile, che il prezzo di
compravendita immobiliare di alcuni fondi siti nei comuni di __________ era di
fr. 290'000.- nonostante il prezzo pattuito dai contraenti ammontasse, in
realtà, ad almeno fr. 410'000.- (cfr. DA n. 1352/2009 del 13 marzo 2009 a carico di IM 2). Per questo, secondo il magistrato d’accusa, il notaio si era reso autore colpevole
del reato di falsità in atti formati da pubblici ufficiali e i due contraenti di
quello di complicità in tale reato (cfr. DA n. 1356/2009 e DA n. 1355/2009 del
13.
marzo 2009 a carico di IS 1 rispettivamente di IM 1).
4.3
Nella sentenza 26 settembre 2011/6
febbraio 2012, il giudice della Pretura penale ha, in sintesi, ritenuto che il
materiale probatorio non permetteva di accertare che il contenuto del rogito
considerato nel DA non corrispondesse al vero. Infatti, nel giudizio citato -
che, essendo passato incontestato in giudicato, lega questa Corte che non può, perciò,
esprimersi al riguardo - il pretore è giunto alla seguente conclusione:
“
in definitiva, in
assenza di elementi comprovanti con sufficiente certezza l’avvenuta
falsificazione, questo giudice non può ritenere l’atto notarile del 1. febbraio
2000.
alla stregua di un falso ideologico, ciò che esclude la condanna
dell’accusato IM 2”
(sentenza impugnata, consid. 8
pag. 12).
Se non è chiara la questione a sapere se, al
considerando 8 della sua sentenza, il pretore abbia discusso argomenti
attinenti ai presupposti oggettivi o, invece, attinenti a quelli soggettivi del
reato, è indiscutibile che, con la frase citata, il pretore ha concluso che non
vi sono sufficienti elementi per accertare che, oggettivamente, il rogito
notarile di cui trattasi contiene indicazioni inveritiere. Da un lato, infatti,
egli parla di assenza di prove per accertare “l’avvenuta falsificazione”, con
ciò potendosi intendere soltanto che non vi sono prove per l’accertamento
secondo cui il documento è inveritiero. D’altro lato, il pretore parla anche di
“falso ideologico”, espressione per cui si intende il documento (avente valore probatorio accresciuto) con contenuto menzognero
(DTF 132 IV 12 consid. 8.1; 131 IV 125 consid. 4.1; 129 IV 130 consid. 2.1; 126
IV 65 consid. 2a; STF dell'11 ottobre 2007, inc.6B_334/2007 consid. 6.1) senza
che tale concetto comprenda, in sé, la realizzazione dei presupposti soggettivi
del reato (di norma, quello di cui all’art. 251 CP).
4.4
Ne deriva, con evidenza, che la tesi fattuale accusatoria del DA (di
cui, in questa sede, si chiede la revisione) secondo cui il rogito conteneva
indicazioni inveritiere riguardo il prezzo della compravendita è in palese
contraddizione con gli accertamenti pretorili di cui sopra.
L’istanza di revisione deve, dunque, essere accolta.
Infatti, se l’atto notarile
in questione non può essere considerato “alla stregua di un falso ideologico”
nel procedimento penale contro il notaio IM 2,
nemmeno esso può, se non al prezzo di un’insanabile contraddizione, essere
considerato tale nel procedimento contro IS 1.
Visto quanto precede, forza è concludere che, in
concreto, è dato il motivo di revisione previsto dall’art. 299 lett. b CPP-Ti.
5.
Ciò posto si osserva che, giusta l’art. 392 cpv. 1 CPP, nel caso in
cui soltanto alcune delle persone imputate o condannate nel medesimo
procedimento abbiano interposto ricorso e questo sia stato accolto, la
decisione impugnata è annullata o modificata anche a favore di coloro che non
hanno ricorso, se la giurisdizione di ricorso ha valutato diversamente i fatti
(lett. a) e se i considerandi sono applicabili anche alle altre persone
coinvolte (lett. b). Giusta l’art. 356 cpv. 7 CPP se contro più persone sono
stati emessi decreti d’accusa che riguardano i medesimi fatti, è applicabile
per analogia l’art. 392.
Accertato che il rogito in questione non conteneva indicazioni inveritiere, il
pretore - che, nel suo giudizio, aveva peraltro sottolineato la necessità di
prosciogliere “pure coloro che sono stati accusati di complicità” - avrebbe,
dunque, dovuto annullare il decreto d’accusa a carico di IS 1, assolvendolo dalla sua imputazione (sulla questione, cfr.
Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, n.
1496, pag. 684; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,
Zurigo 2009, ad art. 392 n. 3; cfr. anche Heer, in Basler
Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 410 n. 90; Calame, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 392
n. 2).
Ciò non è avvenuto. Si giustifica, dunque, di
procedere in questa sede, in accoglimento dell’istanza, all’annullamento del DA
impugnato e all’assoluzione di IS 1.
6.
Gli oneri processuali del presente
procedimento sono posti a carico dello Stato (art. 428 cpv. 1 CPP) che
rifonderà a IS 1 fr. 1000.- a titolo di ripetibili.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli art. 299 lett.
b CPP-Ti, 21 cpv. 1 lett. b, 356 cpv. 7, 392 cpv. 1, 410 segg., 453 CPP,
nonché,
sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il
Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio
e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili,
dichiara e pronuncia:
1. L’istanza di revisione è accolta.
Di conseguenza il DA 1356/2009 del 13 marzo 2009
è annullato e IS 1 è prosciolto dall’accusa di complicità in falsità in atti
formati da pubblici ufficiali o funzionari.
2. Gli
oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di
giustizia fr. 800.-
b) spese
complessive fr. 200.-
fr. 1’000.-
sono posti a carico dello Stato che rifonderà a IS 1 fr. 1’000.- a titolo di ripetibili.
3. Intimazione
a:
Per la Corte di appello e di revisione
penale
La presidente Il
segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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