Lexipedia

Decisione

17.2013.213

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

24 marzo 2014Italiano18 min

Source ti.ch

Fatti

B. Statuendo con sentenza 25 settembre 2013, il presidente della

Pretura penale ha confermato l’imputazione proposta dalla Sezione della

circolazione ed ha ritenuto AP 1 autore colpevole dell’infrazione ascrittagli,

condannandolo al pagamento di una multa di fr. 250.-, unitamente a tasse e

spese giudiziarie (nel frattempo aumentate a fr. 750.-).

C. In data 31 ottobre 2013, AP 1 ha presentato dichiarazione d’appello

contro la sentenza pretorile postulando il suo proscioglimento da ogni accusa

con protesta di spese, tasse e ripetibili.

D. In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in

particolare, che la sentenza di primo grado concerne unicamente

contravvenzioni, con ordinanza 4 novembre 2013, la presidente di questa Corte

ha informato le parti che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta

ed ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni per la presentazione di una

motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP). Il relativo allegato è stato

inoltrato dall’appellante il giorno 21 novembre 2013. AP 1 ha censurato sia una

violazione del diritto - in particolare delle norme in materia di circolazione

stradale - sia l’accertamento dei fatti operato dal primo giudice, sostenendo

che quest’ultimo ha effettuato un accertamento manifestamente inesatto ed ha

violato il diritto di essere sentito e il principio della presunzione di

innocenza.

E. Con scritti 26 e 27 novembre 2013, la Pretura penale e la Sezione della circolazione hanno comunicato di non avere particolari osservazioni

da formulare alle motivazioni scritte dell’appellante. Il presidente della

Pretura penale ha, comunque, voluto precisare alcune circostanze. Di queste

precisazioni si dirà in seguito.

Considerandi

in diritto: 1. Giusta

l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale

di primo grado concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si

può far valere unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che

l’accertamento dei fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione

del diritto. Non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove. Nei

suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto per

quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al diritto

federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini, in Codice

svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20,

pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale

suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767

e seg.). L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un

accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione

del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione

d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9

Cost. (Mini, in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler Vianin, in op.

cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art.

398.

n. 13, pag. 768) secondo cui un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario

se il primo giudice misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo

di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova

importante, suscettibile di modificare l’esito della vertenza, oppure se

ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o

interpretandoli in modo insostenibile (DTF 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III

552.

consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4

pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF dell’8

agosto 2011, inc.6B_312/2011). Il giudice non incorre, invece, in arbitrio

quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili

nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag.

211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid.

3.1

pag. 178 e sentenze citate). Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP,

l’accertamento dei fatti è censurabile anche se fondato su una violazione del

diritto. Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da quella dell’avamprogetto)

il legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle norme procedurali e

andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-Ti che indicava come

motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, in op. cit. ad art.

398, n. 23, pag. 743). Altri autori hanno, al proposito, evidenziato come

l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,

durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il

diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti

all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione

dell’onere probatorio (Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 29, pag.

1777.

e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,

Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,

infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i

fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo

incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della verità

materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar, ad art. 398, n. 13,

pag. 768).

2.

L’art.

90.

cifra 1 LCStr, vigente al momento dei fatti in discussione, prevede che è

punito con la multa chi contravviene alle norme della circolazione contenute nella

LCStr o nelle prescrizioni di esecuzione del Consiglio federale.

Giusta l’art. 26 cpv. 1 LCStr, ciascuno, nella circolazione, deve comportarsi in modo da

non essere né di ostacolo né di pericolo per coloro che usano la strada

conformemente alle norme stabilite. Il

conducente deve costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da potersi

conformare ai suoi doveri di prudenza (art. 31 cpv. 1 LCStr). A norma dell’art.

32.

cpv. 1 LCStr, la velocità deve sempre essere adattata alle circostanze, in

particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle

condizioni della strada, della circolazione e della visibilità. Nei punti in

cui il veicolo potrebbe intralciare la circolazione, il conducente deve

circolare lentamente e, se necessario, fermarsi, in particolare dove la

visibilità non è buona, alle intersezioni con scarsa visuale e ai passaggi a

livello. L’Ordinanza sulle norme della circolazione stradale precisa che il

conducente deve circolare a una velocità che gli permetta di fermarsi nello

spazio visibile e, se l'incrocio con altri veicoli è difficile, egli deve poter

fermarsi nella metà dello spazio visibile (art. 4 cpv. 1 ONC).

Alle

intersezioni, la precedenza spetta al veicolo che giunge da destra, mentre i

veicoli che circolano sulle strade designate come principali hanno la

precedenza anche se giungono da sinistra (art. 36 cpv. 2 LCStr). Il capoverso 4

della medesima disposizione prevede che il conducente che si appresta a entrare

nella circolazione, a voltare il veicolo o a fare marcia indietro, non deve

ostacolare gli altri utenti della strada: questi hanno la precedenza. La testé citata ordinanza definisce come intersezioni i crocevia, le biforcazioni

o gli sbocchi di carreggiate. I punti in cui le ciclopiste, le strade dei campi,

l'uscita da un’autorimessa, da un parcheggio, da una fabbrica o da un cortile,

ecc. , incontrano la carreggiata non sono intersezioni (art. 1 cpv. 8 ONC).

3.

a. Fra le numerose censure sollevate, l’appellante lamenta la

violazione del suo diritto di essere sentito, che si configurerebbe nel fatto

che la questione del diritto di precedenza gli é stata contestata per la prima

volta in sede di motivazione orale della sentenza pretorile: egli non ha potuto,

perciò, determinarsi su questo punto, ciò che - continua - è tanto più grave se

si considera che, trattandosi di una contravvenzione, in appello egli si vede

preclusa la possibilità di addurre nuove prove.

b. La censura cade nel vuoto. Il diritto di essere sentito, sancito

esplicitamente dall'art. 29 cpv. 2 Cost e che offre le stesse garanzie

procedurali dell'art. 6 par. 3 lett. d CEDU, assicura, tra l'altro, la facoltà

di offrire formalmente e tempestivamente mezzi di prova su punti rilevanti, di

partecipare alla loro assunzione e di esprimersi sulle relative risultanze,

nella misura in cui essi possano influire sulla decisione (DTF non pubblicata

1.

maggio 2009 [4A. 153/2009], consid. 4.1. e riferimenti; DTF non pubblicata

23.

maggio 2008 [6B.570/2007] consid. 5.1.; DTF non pubblicata del 13 aprile 2005

[2P.20/2005] consid. 3.2 e riferimenti; DTF 131 I 153 consid. 3; DTF 126 I 15

consid. 2a/aa; DTF 124 I 49 consid. 3a, DTF 124 I 241 consid. 2; DTF 115 Ia 8

consid. 2b pag. 11 con citazioni), inclusa la facoltà di interrogare i testi a

carico e a discarico (DTF non pubblicata 5 marzo 2009 [6B.992/2008], consid.

1.1.1

in fine; DTF116 Ia 289 consid. 3 pag. 291 con richiami).

In concreto,

questo diritto non è stato leso: all’appellante non è stato in alcun modo

impedito né di proporre delle prove, né di esprimersi su di esse, né

(eventualmente) di partecipare all’assunzione delle prove che sono state

raccolte.

Nemmeno

concretamente si ravvisa una violazione del principio di essere sentito in

relazione al comportamento illecito che gli viene imputato, o meglio non si

ravvisa alcuna violazione del principio accusatorio (art 9 CPP) che, pure, è

una concretizzazione del diritto di essere sentito (Bernasconi, in Codice

svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 9, n. 1, pag.

43), ritenuto che egli è stato condannato per gli identici fatti indicati nel decreto

di accusa, e meglio per avere circolato con il suo motoveicolo senza prestare

sufficiente attenzione al campo stradale ed a velocità inadeguata al tracciato,

collidendo così con una vettura sulla destra ad un’intersezione.

In realtà, l’argomentazione

difensiva è attinente, non al diritto di essere sentito, ma alla valutazione

del materiale probatorio ed alla qualifica giuridica dei fatti accertati. Di

questo si dirà in seguito.

4.

a. L’appellante censura, poi, la conclusione del primo giudice secondo

cui egli non godeva del diritto di precedenza. A mente di AP 1, il primo

giudice è incorso in una violazione di diritto, ritenuto che egli ha applicato

in modo errato le norme sulla circolazione stradale, poiché - spiega - la via __________,

su cui egli circolava, è una strada principale, mentre la via _____, da cui

proveniva l’auto di __________ con cui è avvenuta la collisione, é una strada

privata che sorge su una proprietà coattiva delle particelle confinanti.

b. Con quest’argomentazione, l’appellante censura, in realtà, un

accertamento di fatto. Così intesa, la censura va accolta pur se, sui fatti,

questa Corte deve limitare il suo giudizio all’arbitrio.

In effetti,

nulla agli atti permette di accertare la natura della strada da cui proveniva

l’automobile di __________, e meglio di escludere che la via __________ sia

realmente una strada privata ad utilizzo coattivo, come preteso da AP 1 (il

rapporto di polizia tace su questo, definendo soltanto il carattere della via __________

come strada secondaria).

Di

conseguenza, visto il limitato potere di esame spettante all’autorità di

appello in ambito di contravvenzioni (art. 398 cpv. 4 CPP) e in base al

principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP), questa Corte è tenuta a

accertare l’ipotesi di fatto più favorevole all’appellante, ossia che la via __________

è una strada privata.

Da

questo accertamento di fatto deriva, in diritto, che la precedenza spettava

all’appellante (art. 36 cpv. 4 LCStr e art. 1 cpv. 8 ONC).

5.

a. Tra le contestazioni dell’appellante vi è, inoltre, l’accertamento

pretorile secondo cui l’auto di __________ era ferma all’intersezione già da un

certo tempo. Tale accertamento è, a mente dell’appellante, manifestamente inesatto,

essendo la vettura comparsa improvvisamente.

b. In realtà, il pretore non ha accertato che il veicolo di __________

fosse fermo all’intersezione, ma che esso era piuttosto in procinto di

immettersi su via __________, avanzando lentamente. Questo accertamento è

tutt’altro che manifestamente inesatto. Il giudice della Pretura penale,

infatti, ha dedotto questa circostanza in primo luogo dalle dichiarazioni di __________,

che ha descritto il suo approccio all’incrocio, spiegando che, siccome la visibilità

sulla sua sinistra era limitata da un muro, egli è avanzato adagio per

assicurarsi che non vi fossero veicoli in avvicinamento (cfr. verbale

interrogatorio __________ 24 ottobre 2012). Il pretore si è basato, inoltre,

sulle fotografie allegate al rapporto di polizia, dalle quali emerge che

l’ultima parte della via __________ che si immette sulla via __________ é

rialzata e ben visibile dalla direzione in cui proveniva l’appellante: le

concrete condizioni del luogo fanno, dunque, sì che la vettura poteva essere

scorta ben prima che giungesse all’intersezione. Da ultimo, il pretore per il

suo giudizio ha correttamente considerato le parole dello stesso AP 1, che

ammette a chiare lettere che la vettura di __________ procedeva adagio (verbale

interrogatorio AP 1 25 settembre 2013: “la velocità di immissione era lenta”). Ne discende che l’automobile non poteva essere comparsa

all’improvviso, come sostiene l’appellante, e che l’accertamento pretorile non

può dirsi manifestamente errato.

6.

a. Per quanto attiene all’applicazione del diritto, l’ammissione a

favore dell’appellante della natura privata della via __________, da cui

discende il diritto precedenza di AP 1 (consid. 4), non permette ancora di

pronunciarne il proscioglimento. Infatti, secondo costante giurisprudenza, il

diritto di precedenza non esime il conducente dall’obbligo di rispettare le

altre norme della circolazione (DTF 6B_783/2008 del 4 dicembre 2008, consid.

3.

). Pur godendo della precedenza, il conducente deve comunque prestare

attenzione e adattare la propria velocità alle

circostanze, in particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come

anche alle condizioni della strada, della circolazione e della visibilità

(art. 32 cpv. 1 LCStr). Egli deve potersi fermare nello spazio visibile, e se

l’incrocio è difficoltoso, nella metà dello spazio visibile (art. 4 cpv. 1

ONC). Corrisponde al vero che la scarsa visibilità, come in concreto dovuta al

muro, va posta a carico di chi deve concedere la precedenza (Weissenberger,

Kommentar zum Strassenverkehrsgesetz, ad art. 32, n. 10), e, dunque, qui di _______.

Tuttavia, è altrettanto vero che colui che gode del diritto di precedenza non

può procedere alla cieca affidandosi al suo diritto e immettersi a qualsiasi

velocità in un’intersezione (Weissenberger, op. cit., ad art. 32, n. 10).

La

velocità non deve essere considerata inadeguata soltanto per il fatto che il

conducente non ha potuto fermarsi di fronte a un ostacolo. Decisivo è piuttosto

se egli abbia impostato la velocità in modo da potersi arrestare nella parte di

strada che il conducente ha riconosciuto come libera, ossia dove né vi era un

ostacolo, né bisognava considerare che un ostacolo potesse presentarsi (DTF 103

IV 41, consid. 4; DTF 99 IV 227; DTF 84 IV 105, consid. 1; Weissenberger, op.

cit., ad art. 32, n. 5). Il grado di attenzione che si può pretendere da un

conducente, che pur gode del diritto di precedenza, dipende dall’insieme delle

circostanze concrete, dall’intensità del traffico, dall’orario, dalla

visibilità e dalle fonti di pericolo che si potevano prevedere (DTF 6B_783/2008

del 4 dicembre 2008, consid. 3.3).

b. Nel caso che ci occupa l’appellante, domiciliato a __________,

conosceva bene il tratto di strada e sapeva che da quell’intersezione era

possibile che giungesse un altro utente della strada, intenzionato ad

immettersi sulla via __________; utente che, a causa del muro, non avrebbe

avuto visuale sulla sua sinistra. Di conseguenza, pur essendo prioritario, AP 1

avrebbe dovuto considerare il potenziale pericolo e adattare la sua velocità e

la sua attenzione alle peculiarità dell’incrocio. Ciò che egli non ha fatto,

non avendo scorto per tempo l’automobile di __________ - che per sua stessa

ammissione si stava inserendo lentamente - e non essendo riuscito a fermarsi

nello spazio visibile e ad evitare la collisione.

Tanto è vero

che, in base alle dichiarazioni concordi di AP 1 e di __________, di cui ai

relativi verbali di interrogatorio (25 ottobre 2012, rispettivamente 24 ottobre

2012), riprese in sede di motivazione della sentenza, l’appellante ha visto

l’automobile soltanto all’ultimo momento e quanto ormai non era più possibile

evitare la collisione. __________ ha infatti dichiarato:

“ Sulla mia sinistra, vedevo a circa 15 metri da me, sopraggiungere uno scooter di colore grigio, che scendeva a velocità sostenuta.

Vedendo che lo scooter non rallentava, cercavo di accostare più a sinistra il

mio veicolo, ma non facevo in tempo e riuscivo solo a girare le ruote a

sinitra. (…) Per me andava all’incirca a 50 km/h.” (verbale interrogatorio __________ 24 ottobre 2012).

“ ho notato l’altro veicolo uno o due secondi al massimo prima della

collisione. (…) Quando ho preso conoscenza della presenza del veicolo ero ormai

ad una distanza tale da non potermi portare sufficientemente a sinistra per

evitare la collisione.” (verbale interrogatorio AP 1 25 settembre 2013).

E ancora,

in riferimento all’automobile di __________, l’appellante ha riconosciuto di

non essere riuscito ad evitare l’impatto poiché ha visto l’autovettura “troppo

tardi” (verbale interrogatorio AP 1 25 ottobre 2012).

Stando

così le cose, AP 1 ha commesso un’infrazione alle norme della circolazione, non

avendo prestato la dovuta attenzione e non avendo tenuto una velocità adeguata

alle circostanze.

7.

Visto quanto precede, l’appello deve essere respinto e la

condanna di prima istanza confermata.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 398 e segg. CPP,

26 cpv. 1, 31 cpv. 1, 32 cpv. 1, 36 cpv. 2 e 4,

90 cifra 1 LCStr,

1 cpv. 8, 4 cpv. 1 ONC,

nonché la LTG,

dichiara e pronuncia:

1. L’appello è respinto.

Di conseguenza:

1.1. AP 1 è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione per avere, il 23 ottobre 2012 a __________ (__________), alla guida del motoveicolo, circolato senza prestare sufficiente attenzione

al campo stradale ed a velocità inadeguata al tracciato, per cui collideva con

una vettura ferma sulla destra ad un’intersezione.

1.2. AP 1 è condannato alla multa di fr. 250.- (duecentocinquanta).

1.3. In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata

in 2 giorni (art. 106 cpv. 2 CP).

1.4. Gli oneri processuali di prima istanza, per complessivi fr. 750.-

sono posti a carico dell’appellante.

2. Gli

oneri processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 500.-

- altri disborsi fr. 100.-

fr. 600.-

sono posti a carico dell’appellante.

3. Intimazione

a:

-

-

-

4. Comunicazione

a:

-

Pretura penale, 6501 Bellinzona

- Comando

della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

- Ministero

pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

- Ufficio

del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

- Sezione

della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente la

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

|

Informazioni legali |

Requisiti minimi |

Contatta il webmaster