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17.2013.255

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

28 marzo 2014Italiano38 min

Source ti.ch

Fatti

398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein

pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i

punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in

fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime

cure.

Sulla

questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo

di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le

questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non

può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne

il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione

- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero

convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle

prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.

2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,

Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,

confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,

Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,

giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar,

Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).

L'appellante

può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di

prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1

CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il

principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore

dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai

punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San

Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

Il TF ha

recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati

esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della

giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette,

infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado

soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte,

un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma

interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art.

399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto

permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla

causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid.

2.2).

2. Sui

fatti, la loro qualifica giuridica, il grado di imputabilità e la

commisurazione della pena - questioni rimaste, tutte, incontestate - si rinvia,

in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, alle pagine 6 - 34 (considerandi 1 -

15.3) della sentenza impugnata.

3. La Corte ha respinto l’istanza tendente all’allestimento di una

superperizia nuovamente presentata dall’appellante poiché ha ritenuto che la

perizia giudiziaria e i rapporti medici agli atti - acquisti durante

l’inchiesta e, poi, durante la procedura d’appello - fossero sufficienti per il

giudizio che era chiamata a rendere.

4. Come

visto, con l’appello il condannato chiede di essere collocato in un’istituzione

per giovani adulti ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. a e b CP.

In via subordinata a questa prima richiesta,

chiede che venga ordinato un trattamento stazionario ex art. 59 CP in

un’istituzione psichiatrica appropriata.

Infine, in via ancor più subordinata, chiede che

venga pronunciato il suo internamento ex art. 64 cpv. 1 lett. b CP in una

struttura psichiatrica adeguata dove possa essere curato.

5. misure

terapeutiche

Per l’art. 56 cpv. 1 CP, il giudice deve ordinare

delle misure terapeutiche qualora la pena inflitta non sia, da sola, atta a

impedire il rischio che l’autore commetta altri reati (a), se sussiste un

bisogno di trattamento dell’autore o la sicurezza pubblica lo esige (b) e se le

condizioni previste negli articoli 59-61, 63 o 64 sono adempiute (c).

Il secondo capoverso dell’art. 56 CP sancisce il principio

della proporzionalità della misura che può essere pronunciata solo se la

connessa ingerenza nei diritti della personalità dell’autore non sia

sproporzionata rispetto alla probabilità e gravità di nuovi reati. Come indicato nel

testo del Messaggio concernente la modifica del Codice penale svizzero (FF 1999

86):

“ il giudice può quindi ordinare la misura soltanto qualora

l’ingerenza nei diritti della personalità dell’interessato non appaia

sproporzionata rispetto al bisogno che questi sia sottoposto a un trattamento,

nonché rispetto alla probabilità che egli compia nuovi reati e alla loro

gravità”.

Vi è, poi, l’art. 56a CP che introduce, per tutto

il diritto delle misure, il principio della sussidiarietà, secondo cui, se più

misure si rivelano ugualmente adeguate, ma una sola è necessaria, il giudice

ordina quella meno gravosa per l’autore (DTF 125 IV 118 consid. 5e).

Per ordinare una delle misure previste agli art. 59- 61, 63 e 64

CP (così come in caso di cambiamento di misure ai sensi dell’art. 65 CP), il giudice deve fondarsi su una perizia. Il perito deve

determinarsi sulla necessità e sulle possibilità di successo della misura,

sulla probabilità che l’autore commetta nuove infrazioni e sulla loro natura e,

infine, sulla possibilità di far eseguire la misura (art. 56 cpv. 3 lett. a-c

CP).

accertamenti medici esperiti su AP 1

6. diagnosi

a. AP 1 è stato sottoposto a perizia giudiziaria a cura della dott.ssa __________,

FMH in psichiatria e psicoterapia, che ha rassegnato il proprio rapporto

peritale il 1. marzo 2013. In esso, la specialista ha posto la seguente

diagnosi:

“ il periziando è affetto (…) da un disturbo di personalità

emotivamente instabile di tipo Borderline, codificato secondo l’ICD-10 (…) al

codice F60.31, con tratti antisociali. Presenta un uso occasionale di

cannabinoidi (ICD-10 F12.1) e di sostanze alcoliche (ICD-10 F10.1). Fino

all’agosto u.s. ha presentato un occasionale uso di cocaina (ICD-10 F14.1)” (AI

137, pag. 37).

Secondo la perita, la patologia di cui AP 1

soffre è seria:

“ Il disturbo di cui è affetto è medio-grave (…)

il disturbo di personalità Borderline con

tendenze anti sociali di cui il periziando è affetto è grave (…) La patologia

di cui è affetto è potenzialmente grave se non trattata” (AI 137, pag. 36, 37 e

39).

Dopo avere rilevato che “i disturbi psichici

del periziando si manifestano sul piano fenomenico nel fatto/reato e sono in

connessione funzionale diretta con la modalità del fatto/reato” (AI 137,

pag. 32), rispondendo ai quesiti, la perita ha confermato che i reati commessi

“sono da mettere in relazione con il disturbo di personalità di cui s’è

detto” (AI 137, pag. 38).

b. Tre mesi dopo la consegna del referto peritale, su suggestione del

suo patrocinatore, AP 1 è stato visitato in carcere dalla dott.ssa __________,

FMH in psichiatria e psicoterapia infantile e dell’adolescenza. Nel rapporto

relativo a tale visita (si è trattato di un colloquio durato circa 50 minuti),

la dottoressa, dopo avere affermato che la diagnosi posta dalla perita

giudiziaria di “disturbo borderline della personalità emotivamente

instabile, pur nella sua accezione più grave” era “prudenziale”, ha

ritenuto di dover porre la diagnosi di schizofrenia:

“ l’osservazione longitudinale svolta in ambito carcerario, in un

contesto di contenimento senza aspettative terapeutiche, ha conclamato la

presenza di una patologia schizofrenica di tipo ebefrenica” (rapporto allegato

al doc. TPC 3, pag. 2).

c. Nello scritto 18 dicembre 2013, il dott. __________, responsabile

del servizio di psichiatria delle Strutture carcerarie ticinesi, ha comunicato

al patrocinatore di AP 1 che l’osservazione del paziente e il trattamento

instaurato gli avevano permesso di escludere l’ipotesi diagnostica della dott.ssa

__________:

“ il paziente succitato è stato esaminato da parte mia per la prima

volta il giorno 07.01.2013, immediatamente al momento dell’arresto e da quel

giorno ad oggi è seguito presso le Strutture carcerarie nella forma di un trattamento

psichiatrico e psicoterapeutico integrato e delegato. Inoltre, il paziente è

stato esaminato anche dal collega __________ (secondo parere-consulto

collegiale) e dalla collega __________ (valutazione e disamina della perizia

psichiatrica).

Nelle valutazioni iniziali non sono stati

rilevati segni o sintomi della serie psicotica, bensì una comprensibile

reazione alla carcerazione (difficoltà di adattamento con ansia e deflessione

del tono d’umore), e alla peculiarità del suo comportamento precedente il reato

(importante disagio, vergogna) per cui si è costituito in data 07.01.2013.

Il contatto con il paziente è stato piuttosto

difficile: un soggetto malfidente, chiuso, meditabondo, tendente a difendersi

dalle tematiche concernenti il proprio comportamento con ACPR 1 con le

digressioni e comportamenti bizzarri, infantili, svianti l’attenzione

dell’interlocutore.

Gli sforzi terapeutici intrapresi sono rimasti in

sintonia con le conclusioni peritali diagnostiche e terapeutiche della collega __________

fino il rapporto della collega __________, la quale ha concluso per un’entità

diagnostica diversa (schizofrenia ebefrenica). Questa ipotesi è stata presa in

esame e il paziente è stato posto a beneficio di un neurolettico appropriato e

indicato per trattare il disturbo mentale diagnosticato dalla collega __________.

Questa manovra ci avrebbe permesso di chiarire - ex iuvantibus - le discordanze

diagnostiche espresse dalle colleghe senza minimamente nuocere al paziente.

Le schiarite sono arrivate nell’arco di un mese e

mezzo: il trattamento medicamentoso si è dimostrato superfluo e non ha inciso

per nulla sul quadro clinico. L’osservazione longitudinale ha allontanato ogni

dubbio sull’esistenza di una patologia schizofreniforme, e in particolare di

un’ebefrenia.

L’intenso lavoro psicoterapeutico e

psicodiagnostico nella seconda parte dell’anno corrente mostra ora i primi

risultati incoraggianti. Il 15.11.2013 la psicologa Sig. __________ ha annotato “… per lui raccontare quello che è successo non è

liberatorio, è una tortura e dice di non essere pronto, di non riuscire. Ha

espresso i suoi sentimenti di vergogna, sensi di colpa (…) mentre prima negava

anche questi inventandosi storie strane e poco reali. Fatica ad affrontare

questo discorso ma alla fine esprime la sua gratitudine…”.

E oggi, durante il nostro colloquio, è apparso

molto adeguato, collaborante, aperto e analitico, mostrando un certo progresso

nell’elaborazione del reato (!).

In conclusione, per quanto concerne il

comportamento nell’ambiente controllato (Farera e PCT) e la produzione dei

sintomi possiamo affermare che questo giovane soggetto, o meglio dire immaturo,

ha presentato un comportamento inconsueto e bizzarro poiché incapace ad

adattarsi all’ambiente dei, a suo dire, “grandi” e “cattivi”, pervaso dal senso

di vergogna per avere fatto delle “… cose schifose per pochi soldi…”, per

essere “passato per frocio”, ecc.

Per quanto concerne il pensiero: ora sta

maturando la sua coscienza degli abusi di cui sarebbe stato la vittima a causa

del bisogno di soldi facili poiché incapace a guadagnarli con un lavoro.

Oggettivamente, un certo ruolo ha giocato anche

l’uso dannoso di allucinogeni (THC). Il decorso - anche tenendo conto che

svolge l’attività lavorativa con piacere e trae un buon profitto dalla scuola che

frequenta - è da considerare positivo” (scritto 18.12.2013 del dott. __________,

allegato a doc. CARP XXXI).

d. Prima del dibattimento d’appello, la presidente della Corte ha

chiesto al dott. __________ di esprimersi nuovamente sulla situazione di AP 1.

Nel suo scritto, lo psichiatra ha confermato che il trattamento instaurato e la

regolare osservazione di AP 1 effettuata dagli operatori sanitari che lo

seguono hanno permesso di escludere che egli soffra di schizofrenia:

“ ho esaminato personalmente la persona succitata per la prima volta

il 7.01.2013 a Chiasso al momento dell’arresto e successivamente presso le

Strutture carcerarie, seguendolo intensamente assieme alla psicologa sig.ra __________

fino ad oggi. Inoltre il paziente è stato esaminato anche dalla dottoressa __________

(psichiatra e psicoterapeuta) e dal sig. __________ (psicologo) nell’ambito dei

permessi di visita concessi dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli.

Rispondo ora alle domande postemi.

1. Il paziente è stato posto al beneficio di un

trattamento psichiatrico e psicoterapeutico integrato dal 7.1.2013 e

successivamente, dal mese di giugno 2013, abbiamo aggiunto anche un trattamento

psicoterapeutico individuale delegato non medico. Il piano terapeutico include

periodici incontri con l’operatore sociale di riferimento e

supervisione/intervisione dei curanti e del dott. Med. __________, psichiatra e

psicoterapeuta, supplente presso le Strutture carcerarie. In un primo

periodo tenendo conto del parere della dottoressa __________ e delle sue

ipotesi diagnostiche abbiamo messo il paziente a beneficio di un trattamento

psicofarmacologico specifico con l’idea di valutazione ex iuvantibus.

Ben presto questo trattamento si è rivelato superfluo, negando così, assieme ai

risultati d’osservazione longitudinale da parte di tutti gli operatori

coinvolti, l’ipotesi diagnostiche espresse dalla dottoressa __________

(sott. del red.)” (doc. CARP XXVI, pag. 1).

e. Avuto riguardo al fatto che il dott. __________ ha avuto modo di

seguire a lungo e con attenzione l’appellante, questa Corte non può che concludere

che le sue considerazioni escludono con sufficiente certezza che AP 1 soffra di

schizofrenia e confermano, sulla diagnosi, le conclusioni della perita

giudiziaria.

Del resto, a conferma della bontà della diagnosi

posta nella perizia giudiziaria e delle conclusioni del dott. __________ vi è

il fatto - certo - che AP 1 non assume più medicamenti atti a curare le psicosi

dall’agosto 2013, senza che in questo lungo lasso di tempo si siano verificati episodi

di scompenso (cfr. piano terapeutico prodotto dal dott. __________ il 3 marzo

2014, allegato al doc. CARP XXXVI).

Ma non solo. Significativo per una situazione del

tutto sotto controllo è il fatto che, da gennaio 2014, AP 1 non assume più

nemmeno i blandi ansiolitici che gli erano stati prescritti (cfr. piano

terapeutico citato).

Infine, in questo contesto è anche opportuno

segnalare che il comportamento tenuto in aula da AP 1 ha confermato le osservazioni del dott. __________ laddove ha precisato che l’appellante è “un

soggetto malfidente” che tende a reagire alle situazioni in cui si sente in

difficoltà con “digressioni e comportamenti bizzarri, infantili, svianti

l’attenzione dell’interlocutore”. Che “le digressioni e i comportamenti

bizzarri” fossero una strategia comportamentale più o meno consapevolmente

scelta da AP 1 è parso alla Corte supportato dal fatto che alle risposte

sconcertanti (che il suo patrocinatore attribuiva ad uno stato psicotico) egli

alternava risposte di natura ben diversa, in cui dimostrava di ben comprendere

la realtà.

7. rischio

di recidiva

a. Dopo avere rilevato che il periziando :

- non

ha appreso dalle precedenti condanne ed esperienze, anche perché “l’elaborazione

della sanzione richiede un ragionamento più evoluto” del suo;

- “mostra difficoltà nel

gestire l’aggressività, maggiormente per quanto riguarda il valore di elevata

eccitazione che ingenera in lui”;

- “ha difficoltà a

controllarsi, non essendosi ancora dotato di mezzi di accalmia, dissipazione

dell’irritabilità e della frustrazione nelle situazioni relazionali

emotivamente cariche”;

- “è a rischio di

reattività impulsiva aggravata dalla scarsità di competenze nel controllo

cognitivo della condotta”;

- “tende

anche a covare risentimento e desiderio di ritorsione”;

- “continua

ad attribuire all’esterno le ragioni del suo disagio”;

- “è incapace di

identificarsi nelle parti problematiche della sua personalità”;

- “è arrogante nel

gestire da sé senza considerazione e aiuto altrui le proprie esigenze”;

- “mostra

attitudine a mentire”,

la perita ha concluso che AP 1 presenta un

elevato rischio di recidiva:

“ secondo il VRAG, il rischio di recidiva appare elevato: categoria di

rischio pari a 7 in una scala che va da 1 a 9. Vale a dire che secondo questo strumento in una categoria comparabile per caratteristiche al periziando, il

rischio di presentare un comportamento violento è riscontrabile al 55% dei

soggetti entro 7 anni e nel 64% dei soggetti entro i 10 anni.

Ciò porta il perito a concludere che gli agiti

antisociali quali furti, infrazione e contravvenzione alla LStup possono essere

da lui nuovamente ripetuti finché il periziando non avrà imparato in qualche

contesto a dare e ricevere e a differire la soddisfazione del desiderio oltre

l’immediato.

Dalle verbalizzazioni attuali del periziando non

è uscito un proposito vendicativo nei confronti di ACPR 1 E’ però vero che non

si colpevolizza di quanto fatto, non ha capacità di lettura dell’affettività

altrui né capacità autoriflessiva e che sottolinea la responsabilità comune dei

suoi agiti anziché assumersi la propria. Ritiene che tutto ciò che è successo sia frutto della provocazione e istigazione di ACPR 1

C’è un rischio ma di difficile predittività che

possa commettere nuovi reati nei confronti di ACPR 1 se non risolve il

conflitto e non elabora in modo adeguato le sue difficoltà relazionali. Gli

agiti aggressivi verso il medesimo da lui ammessi si iscrivono infatti in una

relazione disfunzionale-patologica che il periziando non accetta più e non ha saputo

risolvere in modo adeguato e non estremo” (AI 137, pag. 35 e 36).

In conclusione, rispondendo ai quesiti, la perita

ha confermato che “dal punto di vista psichiatrico forense la commissione di

nuovi reati è possibile” e che “il rischio di recidiva è alto” (AI 137,

pag. 38).

b. Su questo tema, non può essere dimenticato che, in conclusione del

suo rapporto, anche la dott.ssa __________ ha parlato di un rischio di

“passaggio all’atto”:

“ (…) l’assoluta assenza di coscienza di malattia e il rischio di

passaggio all’atto (sott. del red.) indicano un trattamento in ambiente

chiuso (…)” (rapporto allegato al doc. TPC 3, pag. 4).

c. Infine, va annotato che AP 1 ha confermato, ancora al dibattimento d’appello, di non avere compreso la gravità dei suoi gesti. Infatti, egli ha

dichiarato quanto segue:

“ Per prima cosa vorrei riuscire a mettermi d’accordo con voi sulla

piccola perdita di una persona inutile” (verb. dib. d’appello, pag. 3).

Quest’affermazione - particolarmente preoccupante

- conferma la fondatezza delle conclusioni della perita giudiziaria in

relazione all’alto rischio di recidiva presentato da AP 1.

8. misura proposta dalla perita

a. Dopo avere precisato che AP 1 “non è inguaribile” e che “lo

sviluppo della sua personalità potrebbe essere migliorato”, la perita ha

indicato che si impone un “trattamento in un’istituzione specializzata per

il trattamento di giovani/adulti affetti da disturbi di personalità o un foyer

a competenza fortemente educativa e successivamente riabilitativa”.

Precisato che il periziando “necessita di un

contenimento strutturale”, la perita ha osservato quanto segue:

“ il trattamento in istituto specializzato è necessario perché la

debolezza dell’IO del periziando gli impedisce l’adesione proficua ad un

trattamento ambulatoriale.

(…) Vi è speranza di dare una nuova impronta

vista la giovane età: lo sviluppo della sua personalità può ancora essere

sufficientemente influenzabile attraverso una nuova impostazione educativa e

del percorso formativo e professionale (non si è integrato sino ad oggi né in

ambiente famigliare né in ambiente lavorativo in modo adeguato).

(…) È importante che la struttura tratti

l’aspetto disfunzionale-relazionale oltre all’aspetto psico-educativo” (AI 137,

pag. 38).

9. misure

instaurate

a. I primi giudici non hanno ritenuto di dover ordinare la misura

proposta dalla perita. Queste le loro considerazioni al riguardo:

“ A fronte del pericolo di recidiva è pure confermata la misura del

trattamento ambulatoriale. Per la Corte, una misura detentiva con trattamento

ambulatoriale da effettuarsi in carcere è il giusto percorso per AP 1, perché,

come ben spiegato dal perito, gli permette di lavorare, resta in un ambiente

contenuto, regolamentato in quello che sono gli stimoli ed è una palestra

relazionale per la gestione delle frustrazioni (Al 173). Di contro, non occorre

spendere molte parole per concludere che la Corte ha respinto la richiesta

postulata dalla difesa di un collocamento dell'imputato in un istituto per

giovani adulti ai sensi dell'art. 61 CP. Per la Corte, richiamata la

giurisprudenza del Tribunale federale (6B-475/2009), non esistono le premesse

per un collocamento dell'imputato. Egli è un personaggio pericoloso, sia per il

genere di reati commessi, sia per la sua incapacità di contenere l'ira. Vi sono

inoltre seri dubbi sulla sua reale volontà di emendamento, primo passo

necessario per potere cambiare e migliorare, dato che in aula ha negato le sue

responsabilità. In queste circostanze, la pronuncia di una misura per giovani

adulti è dunque esclusa” (sentenza impugnata, consid. 15.4, pag. 34).

b. Queste le misure terapeutiche instaurate in carcere:

“ 1.

Il paziente è stato posto al beneficio di un

trattamento psichiatrico e psicoterapeutico integrato dal 7.1.2013 e

successivamente, dal mese di giugno 2013 abbiamo aggiunto anche un trattamento

psicoterapeutico individuale delegato non medico. Il piano terapeutico include

periodici incontri con l’operatore sociale di riferimento e

supervisione/intervisione dei curanti e del dott. Med. __________, psichiatra e

psicoterapeuta, supplente presso le Strutture carcerarie. In un primo periodo

tenendo conto del parere della dottoressa __________ e delle sue ipotesi

diagnostiche abbiamo messo il paziente a beneficio di un trattamento

psicofarmacologico specifico con l’idea di valutazione ex iuvantibus.

Ben presto questo trattamento si è rivelato superfluo, negando così, assieme ai

risultati d’osservazione longitudinale da parte di tutti gli operatori

coinvolti, l’ipotesi diagnostiche espresse dalla dottoressa __________. Ora il paziente non assume alcun farmaco. Il

trattamento include anche periodici incontri con la madre del detenuto per

verificare eventuali progressi e per valutare i rapporti famigliari.

Considerandi

2.

Gli esiti del trattamento psicoterapeutico

possono essere definiti come abbastanza favorevoli: il paziente si mostra più

collaborante, l’adesione al trattamento è soddisfacente e sembra che vi sia

qualche progresso nel processo di maturazione e nell’elaborazione del reato.

Comunque, rimane una buona dose di disadattamento all’ambiente carcerario dove

fatica a creare le alleanze con gli altri e questo soprattutto a causa della

giovane età.

3.

Credo che il trattamento instaurato sia adeguato

ai bisogni del paziente e che il piano terapeutico sia appropriato alla

condizione rilevata. È fuori dubbio che il trattamento instaurato, assieme

all’istruzione e all’educazione al lavoro, debba essere mantenuto per un lungo

periodo” (doc. CARP XXVI, pag. 1-2).

In seguito, il dott. __________, così richiesto

dalla presidente di questa Corte, ha prodotto un breve rapporto della signora __________

dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, in cui si legge quanto segue:

“ il sig. AP 1, nell’ottica di un percorso socio riabilitativo, è

stato inserito in ambito lavorativo nell’atelier del vetro “Tiffany”. Il capo

arte ha comunicato che il giovane svolge bene piccole mansioni lavorative che

gli vengono affidate, ma attua prevalentemente un isolamento sociale, parla

molto poco con i co-detenuti. Il rendimento è ritenuto adeguato.

Parallelamente, il giovane è stato inserito ai

corsi di informatica “WEB editing” e inglese base, della scuola In-Oltre. Nel

contesto formativo, l’esperienza è stata fallimentare. Il ragazzo non è

riuscito in alcun moto ad ingaggiarsi. Sono emerse in modo preponderante le

difficoltà cognitive del giovane, la problematicità di esprimersi su concetti

semplici unita alla difficoltà di seguire i corsi di formazione.

Per quanto concerne i colloqui motivazionali con

la scrivente, il sig. AP 1 ha adottato un atteggiamente insofferente rispetto a

ciò che gli propongo. Il suo linguaggio nel complesso appare oscuro, generico e

ambiguo. Talvolta è prevalso l’uso inappropriato di metafore, di sostituzione

di una parola con un’altra di diverso significato.

Il sig. AP 1 ha sempre dimostrato una scarsa cura della propria persona, spesso è inadeguato nell’abbigliamento.

Durante i mesi di privazione della libertà,

nell’ambito della relazione di presa in carico e di aiuto, si sta lavorando su

diversi fattori:

polarizzare l’attenzione del ragazzo abbastanza a

lungo così da permettergli uno scambio significativo;

cercare di sviluppare una logica di linguaggio

comune;

aiutarlo a ritornare nella relazione sociale.

Purtroppo i risultati sono scarsi” (rapporto 3

marzo 2014 di R. __________, UAR).

10.

Come visto, l’appellante chiede, in via principale, il suo

collocamento in un istituto per giovani adulti.

10.1

presupposti

per il collocamento in un istituto per giovani adulti

a. L’art.

61.

cpv. 1 CP - sotto il titolo marginale “Misure per giovani adulti” - prevede

che, se l’autore non aveva ancora compiuto i venticinque anni al momento del

fatto ed è seriamente turbato nello sviluppo della sua personalità, il giudice

può ordinarne il collocamento in un’istituzione per giovani adulti qualora

l’autore abbia commesso un crimine o delitto in connessione con lo sviluppo

turbato della sua personalità (lett. a) e qualora vi sia da attendersi che, in

tal modo, si potrà evitare il rischio che l’autore commetta nuovi reati in

connessione con lo sviluppo turbato della sua personalità (lett. b).

La misura di cui all’art. 61 CP consiste in

un’assistenza socioterapeutica atta a trasmettere alla persona interessata la

capacità di vivere in modo responsabile ed esente da pene (FF 1999 II 1764; STF

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.1). La misura deve, pertanto,

essere riservata ai giovani adulti che possono ancora essere ampiamente

influenzati nel loro sviluppo personale e che non appaiano refrattari a questo

tipo di trattamento. Meno la persona interessata risulta malleabile, meno una

tale misura può entrare in considerazione (DTF 125 IV 237 consid. 6b; STF

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.1).

Nonostante l’art. 61 CP sia redatto con formula

potestativa, il giudice è tenuto ad ordinare il collocamento di un giovane

adulto, qualora i menzionati presupposti applicativi siano adempiuti (DTF 125

IV 237 consid. 6b; STF 6S.209/2005 del 6 settembre 2005 consid. 9.2;

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.3).

Per la sua decisione

il giudice dovrà in ogni caso fondarsi su una perizia (art. 56 cpv. 3 CP).

b. Un

collocamento ai sensi dell’art. 61 CP presuppone, innanzitutto, che l’autore

del reato fosse, all’epoca dei fatti, un “giovane adulto”, ovvero una

persona con un’età compresa tra i 18 e i 25 anni (cfr., per l’età minima delle

persone collocabili, l’art. 9 cpv. 2 CP).

Il giovane adulto deve poi aver commesso un crimine o un delitto ai

sensi dell’art. 10 cpv. 2 e 3 CP, non avendo il legislatore fatto uso della

facoltà concessa dall’art. 105 cpv. 3 CP secondo cui, nei casi espressamente

previsti dalla legge, la misura può essere adottata anche nei confronti degli

autori di contravvenzioni.

L’incapacità o la scemata imputabilità ai sensi

dell’art. 19 CP non sono d’ostacolo all’adozione della misura di cui all’art.

61.

CP, come del resto espressamente previsto dall’art. 19 cpv. 3 CP (cfr.

Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II, 2a edizione, Berna 2006, § 11,

n. 7 con rinvio a § 9, n. 6; Heer, Basler Kommentar, Strafrecht I, 3a edizione,

Basilea 2013, ad art. 61, n. 13).

c. Per

essere collocabile, il giovane adulto deve poi essere seriamente turbato

nello sviluppo della sua personalità. Deve, in particolare, trattarsi di

una turba legata al processo di maturazione psicosociale tipica di quell’età e

non di un disturbo della personalità di altra natura.

La turba deve essere seria e, dunque,

d’intensità superiore rispetto a quella che può essere riscontrata in un

giovane adulto normale (cfr. Stratenwerth, op. cit., § 11, n. 10; Heer, op.

cit., ad art. 61, n. 26 e seg.; STF 6S.209/2005 del 6 settembre 2005 consid.

9.

). In generale, il disturbo deve essere di una rilevanza tale per cui la

misura appaia necessaria, anche qualora la privazione della libertà che essa

comporta ecceda la pena adeguata alla colpa (cfr. Stratenwerth, op. cit., § 11,

n. 11; Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2a

edizione, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 61, n. 7; Heer, op. cit., ad art. 61,

n. 30).

d. L’art.

61.

cpv. 1 lett. a CP presuppone, inoltre, che il reato commesso dal giovane

adulto sia in connessione con lo sviluppo turbato della sua personalità

(cfr. Stratenwerth, op. cit., § 11, n. 12; Heer, op. cit, ad art. 61, n. 31).

e. Giusta

l’art. 61 cpv. 1 lett. b CP, il giovane adulto deve poi essere sottoposto alla

misura solo se essa si rivela adatta a prevenire future ricadute in

comportamenti delinquenziali, ciò che è in particolare il caso quando il

giovane appare ricettivo verso il trattamento socio-pedagogico e terapeutico

(cfr. Queloz/Bütikofer Repond, Commenaire romand, CP I, Basilea 2009, ad art.

61, n. 14; Trechsel/Pieth, op. cit., ad art. 61, n. 9; STF 6B_475/2009 del 26

agosto 2009 consid. 1.1.2). La persona da collocare ai sensi dell’art. 61 CP

deve, perciò, dimostrare un minimo di motivazione, affinché

la misura non si riveli d’acchito inefficace (DTF 123 IV 113 consid. 4c/dd; STF

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.1; STF 6S.135/2006 del 29 giugno

2006.

consid. 7.3).

f. Nel

valutare se ordinare la misura deve, poi, ancora essere considerato che individui

pericolosi non sono collocabili negli istituti per i giovani adulti,

ritenuto in primo luogo che la pericolosità non si concilia con l’efficacia

della misura. Inoltre, questo tipo di delinquenti può pregiudicare l’ordine

negli istituti, il cui compito è essenzialmente limitato all’educazione e che,

pertanto, non possono assumere compiti di mantenimento della sicurezza. Senza

poi dimenticare che i giovani pericolosi rischiano di esercitare un’influenza

negativa sugli altri internati. La pericolosità deve essere determinata sulla

scorta di una prognosi, segnatamente in funzione del tipo di reato e delle

modalità con cui esso è stato perpetrato. Azioni violente passibili di una pena

elevata costituiscono un indizio di pericolosità, anche se decisiva è la

pericolosità dell’autore, non quella dell’atto (DTF 125 IV 237 consid. 6b; STF

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.2).

10.2

In concreto, il collocamento ex art. 61 CP non può essere ordinato

per una serie di motivi.

Dapprima, perché AP 1 soffre di una patologia

psichiatrica e non (soltanto) di una turba legata al processo di maturazione

psicosociale tipica di quell’età.

Ma, soprattutto, non può essere ordinato un

collocamento di questa natura per il serio pericolo di recidiva

descritto dalla perita giudiziaria e riportato al considerando 7a e di cui ha

dato atto anche la dott.ssa __________ (cfr. supra, consid. 7b) che, unito al tipo

di reato commesso, alle modalità di esecuzione (non va dimenticato

che AP 1 ha tentato per ben due volte di strangolare a mani nude e che fra i

due tentativi vi è uno spazio temporale di diverse ore) e alle caratteristiche

della sua personalità, rende AP 1 “pericoloso” ai sensi di quanto indicato

al consid. 10.1.f..

Non può essere dimenticato che, proprio a causa

di tale rischio, entrambe le specialiste hanno parlato della necessità di

mantenere AP 1 in un ambiente chiuso: la perita giudiziaria ha parlato della

necessità di “un contenimento strutturale”, la dott.ssa __________ della

necessità di un “trattamento in ambiente chiuso e controllato”. Queste

necessità di contenimento non sono, di principio, conciliabili con le

particolarità degli istituti per giovani adulti, la cui funzione è, come visto,

essenzialmente limitata all’educazione e che, pertanto, non possono assumere

compiti di mantenimento della sicurezza (DTF 125 IV 237 consid. 6b; STF

6B_475/2009 del 26 agosto 2009 consid. 1.1.2.2).

11.

A titolo subordinato, l’appellante chiede di essere fatto oggetto di

una misura stazionaria o, in via ancor più subordinata, di un internamento.

a. Come visto, l’art. 56a CP introduce, per

tutto il diritto delle misure, il principio della sussidiarietà, secondo cui,

se più misure si rivelano ugualmente adeguate, ma una sola è necessaria, il

giudice ordina quella meno gravosa per l’autore (DTF 125 IV 118 consid. 5e).

Nel caso concreto, gli atti - in particolare, le

ripetute considerazioni che il dott. __________ ha fatto con riferimento,

anche, alla prolungata osservazione del comportamento di AP 1 - dimostrano come

lo scopo del trattamento non esiga che esso venga effettuato in una struttura

medico-psichiatrica in regime stazionario, o meglio non esiga che esso venga

eseguito in un’appropriata istituzione psichiatrica o in un’istituzione per

l’esecuzione delle misure ai sensi dell’art. 59 cpv. 2 CP. Adeguata alle

necessità di cura dell’appellante appare, invece, essere il trattamento - di

tipo ambulatoriale - già sin qui applicato alla Stampa e che, secondo le

osservazioni degli operatori sanitari che lo seguono, ha già dato alcuni

frutti.

È vero che molto cammino rimane ancora da fare (cfr.

rapporto __________). Tuttavia, ciò è nell’ordine delle cose: una patologia

come quella presentata da AP 1 non si risolve in pochi mesi di trattamento e

nemmeno si può pretendere che le sue lacune formative e/o motivazionali possano

essere colmate in così breve tempo. Quel che conta è che, in carcere, AP 1 è

messo al beneficio di un trattamento multidisciplinare (psichiatrico,

psicoterapeutico ed educativo) che, a detta dello psichiatra responsabile, è

adeguato alle sue esigenze.

Nemmeno il rapporto 22 febbraio 2014 (prodotto

dall’avv. DI 1 il 7 marzo 2014) del lic. phil. __________ - che ha visto AP 1 in un solo colloquio durato una ventina di minuti - è atto a mutare questo convincimento. Già s’è

detto per la diagnosi (cfr. supra, consid. 6). Quanto alla pretesa necessità di

un collocamento di AP 1 presso la CPC, si ribadisce quanto detto sopra

ritenuto, in particolare, che il dott. __________, chiamato ad esprimersi sulle

argomentazioni di __________, ha ribadito, non solo che l’osservazione

prolungata di AP 1 ha permesso di escludere, con tranquillità, la diagnosi di

schizofrenia, ma anche che la sua presa a carico alla Stampa è soddisfacente:

“ la persona

succitata è seguita dal nostro servizio in forma di un processo

psichiatrico/psicoterapeutico integrato e psicoterapeutico delegato dall'inizio

della carcerazione. Quantitativamente, il detenuto viene esaminato settimanalmente.

A questo si aggiunge l'osservazione indiretta, raccolta delle informazioni

degli altri operatori, assistente sociale e personale di custodia. Posso

sostenere che sia in atto un'attenta osservazione longitudinale durante la

quale non sono stati osservati sintomi costituenti un disturbo schizofreniforme

e, ancor meno, quelli di una schizofrenia. Non sono stati osservati nemmeno

quelli segni ritenuti prodromi di un disturbo mentale di tale gravità.

(…)

Le considerazioni in merito alla

carcerazione espresse dal Sig. lic. phil. __________

non sono supportate dagli argomenti validi, sono prive di una descrizione

clinica, della descrizione dei sintomi o segni patologici osservati e che

possano corroborare la tesi di un disturbo mentale in fase iniziale o manifesta.

Inoltre, il tempo di osservazione da parte sua è evidentemente insufficiente

per poter sostenere un'ipotesi diagnostica, le proposte terapeutiche del

collocamento e le considerazioni prognostiche espresse.”

(rapporto 26 marzo 2014 del dott. __________).

Del resto, il carcere la Stampa offre ai detenuti una buona paletta di possibilità formative (che non sono, invece,

offerte nelle cliniche psichiatriche). Così come risulta dal rapporto della

Direzione del carcere richiesto dalla presidente di questa Corte, infatti, i

detenuti possono seguire diversi corsi di lingue, corsi di informatica e di

arti visive e possono, anche, seguire percorsi di formazione o riformazione

professionale in diversi ambiti (doc. CARP XLII) Anche questa offerta formativa

rende adeguata e sufficiente la misura instaurata.

Appare, dunque, chiaro a questa Corte che:

- la cura delle

affezioni di AP 1 non impone il suo ricovero in un’appropriata istituzione

psichiatrica ai sensi dell’art. 59 cpv. 2 CP né, tantomeno, un suo internamento

ai sensi dell’art. 64 CP;

- la cura necessaria

può essere applicata anche in costanza di espiazione di pena ritenuto che il

carcere - con i suoi servizi medici ed educativi - può validamente sostituire

il soggiorno in uno dei foyer indicati dalla perita.

Ne deriva che, accertata l’inattuabilità del

collocamento in un istituto per giovani adulti e rilevato il carattere

sproporzionato delle misure chieste in via subordinata, richiamato il principio della sussidiarietà (art. 56a CP), l’appello deve essere

integralmente respinto.

La questione potrà, comunque, essere rivista

qualora le condizioni di salute di AP 1 dovessero peggiorare.

12.

Tassa di

giustizia e spese procedurali

13.

Visto l’esito dell’appello, è confermata l’attribuzione a carico di AP

1.

degli oneri processuali relativi al procedimento di prima sede, consistenti

nella tassa di giustizia di fr. 1'000.- e nelle spese procedurali di cui alla

distinta spese della sentenza impugnata.

Parimenti ne va, vista l’integrale soccombenza di

AP 1, degli oneri d’appello.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 76 e

segg, 80 e segg, 84, 348 e segg., 379 e segg. e 398 e segg. CPP;

56

e segg. CP;

nonché,

sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

pronuncia: 1. L’appello è respinto.

Di

conseguenza,

ricordato che, in assenza di impugnazione, i

dispositivi n. 1, 1.1, 1.2, 1.3, 1.4, 3 e 5 della sentenza 22 ottobre 2013

della Corte delle assise criminali sono passati in giudicato,

ricordato, in particolare, che AP 1 è stato

dichiarato autore colpevole di:

ripetuto tentato omicidio

per avere, a __________, in due distinte occasioni, il 5 e il 6

gennaio 2013, tentato intenzionalmente di

uccidere ACPR 1;

lesioni semplici

per avere, a __________, il 12 novembre 2012, intenzionalmente cagionato un danno al corpo di ACPR

2 colpendolo con un calcio;

ripetuto furto

per avere, a __________, nel corso del 2012 fino al dicembre 2012,

per procacciarsi un indebito profitto e al

fine di appropriarsene, sottratto in tre distinte occasioni dal

borsellino di ACPR 1 denaro contante per un imprecisato importo, ma superiore a

fr. 1000.-;

contravvenzione alla LF sugli stupefacenti

per avere, in Ticino, nel periodo giugno 2011- 6 gennaio 2013, ripetutamente consumato un imprecisato

quantitativo di marijuana,

e che, per tali reati, è stato condannato, avendo in parte

agito in stato di scemata imputabilità e considerata la giovane età, alla pena detentiva di 9 (nove) anni, da dedursi il carcere

preventivo sofferto, oltre che alla revoca della sospensione

condizionale della pena detentiva di 10 giorni inflittagli il 22 maggio 2012

dal Magistrato dei minorenni

1.1. alla

pena detentiva è associato, quale misura ex art. 63 CP, un trattamento

ambulatoriale di tipo psichiatrico, da eseguirsi già in sede di espiazione di

pena.

2. La tassa di giustizia di fr. 1'000.- e i disborsi relativi al

procedimento di prima sede rimangono integralmente a carico del condannato.

3. Gli oneri processuali d'appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 2'000.-

- altri disborsi fr. 200.-

fr. 2'200.-

sono integralmente

posti a carico dell’appellante.

4. Intimazione

a:

5. Comunicazione

a:

- Corte delle assise criminali, 6901 Lugano

- Comando

della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

- Ministero

pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

- Ufficio

del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

- Sezione della popolazione,

Ufficio della migrazione,

6501 Bellinzona

- Dipartimento

sanità e socialità, 6501 Bellinzona

- Ufficio

centrale svizzero di Polizia, Sezione stupefacenti,

3003 Berna

- Direzione del carcere penale La Stampa, 6901 Lugano

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione

penale

La presidente La

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni

parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la

ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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