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Decisione

17.2014.63

Infraz. alle norme della circolaz. stradale, violaz. precedenza; l'imputato che al dibattimento, reso edotto dei suoi diritti e in presenza del difensore, conferma le dichiarazioni rese in polizia, no

8 luglio 2014Italiano14 min

Source ti.ch

Fatti

B. Statuendo con

sentenza 29 gennaio 2014, il presidente della Pretura penale ha confermato

l’imputazione proposta dalla Sezione della circolazione, ritenendo AP 1 autore

colpevole dell’infrazione ascrittagli e condannandolo al pagamento di una multa

di fr. 500.-, unitamente a tasse e spese giudiziarie (nel frattempo aumentate a

fr. 800.-).

C. In data 31 marzo

2014, AP 1 ha presentato dichiarazione d’appello contro la sentenza pretorile,

postulando il suo proscioglimento da ogni accusa, con protesta di spese, tasse

e ripetibili.

D. In applicazione

dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in particolare, che la sentenza di

primo grado concerne unicamente contravvenzioni, con ordinanza 1° aprile 2014,

la presidente di questa Corte ha informato le parti che l’appello sarebbe stato

trattato in procedura scritta e ha assegnato all’appellante un termine di 20

giorni per presentare una motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP). Il

relativo allegato è stato inoltrato dall’appellante il 23 aprile 2014. Egli ha

censurato un accertamento dei fatti fondato su una violazione del diritto e

manifestamente inesatto, come pure una violazione delle norme della

circolazione stradale.

E. Con scritti 25 e 29

aprile 2014, la Pretura penale e la Sezione della circolazione hanno comunicato

di non avere particolari osservazioni da formulare alle motivazioni scritte

dell’appellante.

Considerandi

in diritto: 1. Giusta l’art. 398

cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale di primo

grado concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si può far

valere unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento

dei fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto.

Non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove. Nei suddetti casi,

dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto per quanto attiene

alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al diritto federale, al

diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini, in Codice svizzero di

procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742;

Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea

2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767

e seg.). L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un

accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione

del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione

d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9

Cost. (Mini, op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler Vianin, op. cit.,

ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768),

secondo cui un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice

misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette

senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante,

suscettibile di modificare l’esito della vertenza, oppure se ammette o nega un

fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in

modo insostenibile (DTF 138 III 378 consid. 6.1; 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5;

136.

III 552 consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140

consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; DTF

6B_216/2014 del 5 giugno 2014; DTF 6B_312/2011 dell’8 agosto 2011). Il giudice

non incorre, invece, in arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo

discutibili, sono comunque sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1

pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211; 131 I 57 consid. 2 pag. 61; 129 I 8

consid. 2.1 pag. 9; 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze citate). Sempre

secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP, l’accertamento dei fatti è censurabile anche se

fondato su una violazione del diritto (Mini, op. cit. ad art. 398, n. 23, pag.

743; Kistler Vianin, op. cit., ad art. 398, n. 29, pag. 1777 e seg. con

riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar, Bundesgerichtgesetz, Basilea

2008.

ad art. 97, n. 18, pag. 955; Schmid, ad art. 398, n. 13, pag. 768).

2.

Giusta l’art. 90

cpv. 1 LCStr, è punito con la multa chi contravviene alle norme della

circolazione contenute nella LCStr o nelle prescrizioni di esecuzione del

Consiglio federale.

L’art. 27 cpv. 1 LCStr

dispone l’obbligo per l'utente della strada di osservare i segnali e le

demarcazioni. L’art. 36 cpv. 2 LCStr

stabilisce che alle intersezioni, la precedenza spetta al veicolo che giunge da

destra, mentre i veicoli che circolano sulle strade designate principali hanno

la precedenza anche se giungono da sinistra.

Il segnale “Dare

precedenza”, di cui all’art. 36 cpv. 2 OSStr, obbliga il conducente a concedere

la priorità ai veicoli che circolano sulla strada cui si avvicina, da qualsiasi

direzione essi vengano (DTF 83 IV 95). La linea di

attesa (serie di triangolini bianchi disposti trasversalmente rispetto alla

carreggiata) indica il luogo dove i veicoli devono eventualmente fermarsi per lasciare

la precedenza (art. 75 cpv. 3 OSStr).

L’esercizio del diritto di

precedenza è specificato all’art. 14 cpv. 1 ONC, secondo cui il debitore di

tale diritto non deve ostacolare la marcia di chi ne è

beneficiario, ma deve ridurre per tempo la velocità e, se è obbligato ad

aspettare, fermarsi prima dell'intersezione.

3.

L’appellante ha criticato, dapprima, l’accertamento dei fatti

posti alla base della condanna sostenendo che esso è fondato su una violazione del diritto, in particolare delle

disposizioni che disciplinano la procedura applicabile agli interrogatori.

Entrambi i protagonisti dell’incidente, infatti, sentiti dalla polizia in veste

di persone informate sui fatti, non sono stati edotti della facoltà di

avvalersi di un patrocinatore, in analogia all’art. 158 cpv. 1 CPP, come

disposto dall’art. 180 cpv. 1 CPP (AI n. 1, verbale di interrogatorio 12 agosto

2013). Tale violazione - continua l’appellante - comporta l’inutilizzabilità

delle dichiarazioni (art. 158 cpv. 2 CPP).

Richiamate le

considerazioni dottrinali formulate dal primo giudice (punto 3.1 della sentenza

impugnata), che non occorre per ragioni di economia processuale ripetere in

questa sede, la censura appare fondata per quanto attiene alle dichiarazioni

rese da AP 1, siccome quest’ultimo, in quanto debitore della precedenza -

circostanza non contestata - entrava evidentemente in linea di conto quale

principale autore dell’infrazione. Di conseguenza, egli andava informato dei

suoi diritti procedurali alla stregua di un imputato e, dunque, non solo della

facoltà di non rispondere e di non collaborare (art. 181 cpv. 1 CPP), ma anche

del diritto a farsi difendere da un avvocato (v., fra gli altri, Schmid,

Praxiskommentar StPO, ad art. 181 n. 2; cfr. art. 158 cpv. 1 CPP).

Diversa è, invece, in modo

speculare per le medesime ragioni appena esposte, la posizione dell’altro

interrogato, il motociclista __________.

A giusta ragione,

tuttavia, il primo giudice ha ritenuto che la - in un primo tempo -

inutilizzabilità delle dichiarazioni dell’appellante, è stata, in seguito,

superata dal comportamento del medesimo, considerato che egli, interrogato al

dibattimento, reso edotto dei suoi diritti ex art. 158 CPP e in presenza del

suo patrocinatore, ha confermato le dichiarazioni fatte alla polizia: “Posso

qui confermare la dinamica da me descritta in occasione del verbale di

polizia.” (verbale di interrogatorio 29 gennaio 2014).

Su questo punto l’appello va

perciò respinto.

4.

L’ulteriore censura

di AP 1 - a prescindere dalla formulazione da lui adottata - è volta ad

invocare un accertamento manifestamente inesatto dei fatti posti alla base

della condanna.

L’appellante ritiene arbitrario,

da parte del primo giudice, il fatto di aver escluso che il motociclista

sopraggiungesse ad una velocità gravemente oltre il limite consentito in quel

tracciato (50 km/h). A mente dell’appellante, infatti, l’incidente si è

verificato in quanto il motociclista, che pur circolava su una via principale e

godeva del diritto di precedenza, ha agito in spregio delle norme della LCStr,

sopraggiungendo a velocità notevolmente eccessiva.

Nell’accertamento dei

fatti e nella valutazione delle prove il giudice dispone di un ampio potere di

apprezzamento così che, per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la

decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei

fatti, per quanto eventualmente sostenibile essa appaia (DTF 129 I 8 consid.

2.

; 118 Ia 28 consid. 1b; DTF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007, consid. 3.4.1).

È, invece, necessario dimostrare il motivo per cui la valutazione delle prove

fatta dal primo giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro

contrasto con gli atti, si fonda su una svista manifesta, contraddice in modo

urtante il sentimento di equità e di giustizia, o si basa unilateralmente su

talune prove ad esclusione di tutte le altre (DTF 138 V 74 consid. 7; 137 I 1

consid. 2.4; 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 129 I 173 consid. 3.1;

118.

Ia 28 consid. 2b; 112 Ia 369 consid. 3; richiamato inoltre quanto già

indicato sopra al consid. 1 riguardo alla nozione di arbitrio).

In merito alla velocità

della moto, è con un ragionamento privo d’arbitrio che il pretore ha escluso

che essa fosse gravemente oltre il limite. Il primo giudice ha, infatti,

fondato il suo accertamento sulle dichiarazioni del centauro - il quale ha affermato

che circolava ad una velocità di circa 50 km/h - e sulle circostanze della collisione, considerando inverosimile il fatto che il motociclista abbia tenuto una

velocità vertiginosa, dal momento che quest’ultimo, che per altro - stante

all’assenza di tracce sull’asfalto - non è chiaro se abbia frenato, è rimasto

praticamente illeso.

A parte le dichiarazioni dell’appellante

medesimo, non esistono agli atti elementi idonei a suffragare la tesi di AP 1.

In queste circostanze,

è evidentemente senza arbitrio che il primo giudice ha escluso l’alta velocità

di __________.

5.

Tutt’al più, si

potrebbe considerare che la velocità della moto poteva essere in misura

contenuta oltre il limite. Tuttavia, questa ipotesi non sgraverebbe

l’automobilista dalle proprie responsabilità penali per aver violato le

disposizioni sulla precedenza.

A giusta ragione il primo

giudice ha affermato che in ambito penale ognuno risponde delle proprie azioni,

di modo che un’eventuale responsabilità del motociclista, non ha nessun

influsso sulla responsabilità dell’appellante (Weissenberger,

Kommentar zum Strassenverkehrsgesetz, Bundesgerichtspraxis, Zurigo 2011, ad

art. 26 LCStr, n.10, pag. 157; DTF 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010,

consid. 5.3;6S.381/2005 del 18 novembre 2005 consid.

1;6S.354/2004 del 26 novembre 2004 consid. 2; DTF 116 IV 294 consid.

2).

L’insorgente, nel compiere

la manovra d’inserimento nella corrente di traffico con diritto di precedenza,

dovendo in parte intersecarla tagliando la prima corsia della strada

principale, aveva l’obbligo, per legge, di prestare estrema attenzione verso

chi vi circolava.

Il diritto di

precedenza è, infatti, violato quando chi ne è beneficiario, a causa del

comportamento di chi deve cederla, deve modificare bruscamente il suo modo di

condurre, ossia è costretto in modo repentino a frenare, ad accelerare o a

schivare poco prima o poco dopo l’intersezione, a prescindere, in realtà, dal

verificarsi di una collisione (DTF 105 IV 341, consid. 3a).

Il principio

dell’affidamento (art. 26 cpv. 2 LCStr), invocato dall’appellante, non giova

alla sua posizione. Piuttosto tutela l’altro conducente. In ragione di tale

principio, invero, ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta

può, a sua volta, confidare nel corretto comportamento degli altri utenti,

nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario. In

particolare, il beneficiario della precedenza può, di regola, contare sul fatto

che il suo diritto venga rispettato (BUSSY/RUSCONI, Code suisse de la circulation

routière, Losanna, 1996, n. 3.1.1 e 3.6.6 ad

art. 36; GIGER, Kommentar Strassenverkehrsgesetz, Zurigo 2008, n. 3 e seg. ad

art. 26; DTF 6S.34/2006 del 28 agosto 2006, consid. 4.5.2; DTF

125.

IV 83, consid. 2b; 124 IV 81, consid. 2b).

Del resto, il Tribunale

federale ha statuito che chi è tenuto a dare

la precedenza ed intende immettersi su una strada principale, deve aspettarsi

che un conducente avente diritto di precedenza sopravvenga a velocità elevata,

a meno che questa sia ampiamente eccessiva e manifestamente superiore ai limiti

prescritti su quel tratto di strada. A titolo esemplificativo l’Alta Corte

aveva ritenuto configurarsi una tale eccezione in una fattispecie in cui il

veicolo con diritto di precedenza aveva superato di

oltre 65 km/h la velocità massima consentita (DTF

118.

IV 277, consid. 5a e 5b; cfr. anche STF 6B_509/2010 del 14 marzo 2011,

consid. 3.3.5; STF 6S.457/2004 del 21 marzo 2005 consid. 2.3; BUSSY/RUSCONI, op.

cit., n. 3.4.6 ad art. 36 LCStr). Un siffatto caso

non è dato, tuttavia, in concreto.

Ne discende che AP 1 si è

reso colpevole di infrazione alle norme della circolazione giusta l’art. 90

cvp. 1 LCStr.

6.

Quanto alla

commisurazione della pena, non oggetto di specifica contestazione, si osserva

che nessun appunto può essere mosso alla multa di fr. 500.- inflitta

all’appellante dal presidente della Pretura penale. La multa si situa

ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr. art. 106 cpv. 1 CP) ed è

ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti dagli art. 47 e 106 cpv. 3

CP.

7.

Visto quanto

precede, l’appello deve essere respinto.

Gli oneri processuali di seconda sede seguono la soccombenza e

sono posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 80, 81, 398 e segg. CPP,

27 cpv. 1, 36 cpv. 2, 90 cpv. 1 LCStr,

14 cpv. 1 ONC,

36 cpv. 2, 75 cpv. 3 OSStr,

47 e segg,

106 CP,

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

dichiara e pronuncia:

1. L’appello è

respinto.

Di conseguenza:

1.1. AP 1 è autore colpevole

di infrazione alle norme della circolazione, per essersi, il 12 agosto 2013 a __________, dopo fermata a un “dare precedenza”, inoltrato in un’intersezione e avere colliso

con un motociclista proveniente da sinistra.

1.2. AP 1 è condannato

alla multa di fr. 500.- (cinquecento).

1.3. In caso di mancato

pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata in 5 giorni (art. 106 cpv. 2

CP).

1.4. Gli oneri

processuali di prima istanza, per complessivi fr. 800.- sono posti a carico

dell’appellante.

2. Gli oneri

processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 700.-

- altri disborsi fr. 100.-

fr. 800.-

sono posti a carico dell’appellante.

3. Intimazione a:

4. Comunicazione a:

- Pretura

penale, 6501 Bellinzona

- Comando della

Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

- Ministero pubblico

SERCO, 6501 Bellinzona

- Ufficio del

Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente La

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,

contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione

e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.