17.2015.26
Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino
16 giugno 2015Italiano66 min
Source ti.ch
Incarto n.
17.2015.26+27
Locarno
16 giugno 2015/im
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Marco Frigerio e Chiarella Rei-Ferrari
segretario:
Ugo Peer, vicecancelliere
nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico
ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con
annuncio del 14 novembre 2014 confermato con
dichiarazione d’appello 2 marzo 2015 dal
AP 1
e con annuncio 21 novembre 2014 confermato con
dichiarazione d’appello 2 marzo 2015 da
PC 1
rappr. dall’RC 1
contro la sentenza emanata il
14 novembre 2014 (motivazione scritta intimata il 12 febbraio 2015) dalla
Corte delle assise criminali nei confronti di
IM 1
__________
rappr. dall’DI 1
esaminati gli atti;
ritenuto
che: A. Con atto di accusa 20 giugno 2014, il PP ha imputato a IM
1 i seguenti reati:
1. violenza carnale
per
avere, a __________, in data 13 marzo 2013, tra le ore 21.00 e le ore 22:00
circa, nei pressi dell’ospedale __________,
costretto
PC 1 (nata il __________), a subire, contro la sua volontà, la congiunzione
carnale, usando violenza o rendendola inetta a resistere, inducendola in uno
stato di ebrietà e di spossatezza tali da non poter opporre resistenza (tasso
alcolemico: min 0,81 - max 1,14 g/kg - rilevati alle ore 22:00 e 22:30 del 13
marzo 2013 - e tasso alcolemico del 0,77 g/kg rilevato il giorno dopo verso le
ore 05:17)
in
subordine
1. atti
sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere
per
essersi,
conoscendone
e sfruttandone lo stato, congiunto carnalmente con CC, approfittando della di
lei inettitudine a resistere dovuta allo stato di palese ebrietà e di
spossatezza in cui la stessa si trovava
e
meglio per avere,
- raggiunto
in auto __________ portando con sé una bottiglia di wodka che ha consegnato,
come richiestogli, a PC 1 e a __________, anch’egli degente presso la stessa
clinica,
- caricato
in auto entrambi gli individui che immediatamente hanno iniziato a bere la
wodka, in particolare PC 1, quest’ultima continuando a farlo sia mentre i tre
si dirigevano con l’auto verso il piazzale del vicino asilo sia dopo la
partenza di __________, avvenuta poco dopo,
- continuando
PC 1 a bere anche durante il breve tragitto che ha percorso a piedi con IM 1,
convinta da quest’ultimo a raggiungere un vicino garage con la scusa di volerle
parlare, nonostante la chiara volontà della donna, manifestata anche nel
pomeriggio via SMS, di non desiderare di rimanere sola con lui,
- e
quindi costretto dapprima PC 1 a praticargli un rapporto orale, in seguito,
dopo averla fatta girare di schiena ed averle abbassato i pantaloni (leggings)
e gli slip, repentinamente e brutalmente penetrata da dietro, senza
preservativo, arrecandole dolore, lacerandole la vulva (mucosa) sino ad
eiaculare poco dopo nella vagina,
- riaccompagnando
subito dopo in auto PC 1 nei pressi della clinica;
2. coazione
sessuale
per
avere, nelle surriferite circostanze di tempo e di luogo,
costretto
PC 1 (nata il __________), a subire un atto analogo alla congiunzione carnale o
altro atto sessuale, usando violenza e rendendola inetta a resistere,
inducendola in uno stato di ebrietà e di spossatezza tali da non poter opporre resistenza
in
subordine
1. atti sessuali con persone incapaci di
discernimento o inette a resistere
per
avere,
conoscendone
e sfruttandone lo stato, compiuto un atto analogo alla congiunzione carnale o
altro atto sessuale con PC 1, approfittando scientemente della di lei
inettitudine a resistere dovuta allo stato di palese ebrietà e di spossatezza
in cui la stessa si trovava
e
meglio per avere,
prima
della congiunzione carnale di cui al punto 1, costretto PC 1 a praticargli un
rapporto orale,
più
precisamente per avere, dopo essersi slacciato i pantaloni e abbassato gli
slip, prendendola per i capelli con forza, abbassandole la testa e mettendole
il suo pene in bocca, costretto PC 1 ai movimenti della fellatio tenendole la
testa;
B. Con
sentenza 14 novembre 2014, la Corte delle assise criminali ha prosciolto IM 1
da tutte le imputazioni.
C. Presentati i dovuti
annunci d’appello, una volta ricevute le motivazioni scritte (intimate il 12
febbraio 2015), sia il PP che l’AP hanno presentato le rispettive dichiarazioni
d’appello.
Il primo chiede, con la
conferma del suo atto di accusa, la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4
anni e 6 mesi.
La seconda chiede il
riconoscimento della colpevolezza dell’imputato per i fatti descritti nell’AA,
la sua condanna alla pena detentiva richiesta dal PP (richiesta questa
irricevibile giusta l’art. 119 cpv. 2 CPP) e l’accoglimento integrale
delle sue pretese civili consistenti nel rimborso:
- delle spese legali;
-
dei costi medici non coperti dalla cassa nonché nel riconoscimento in suo
favore di un’indennità di fr. 10.000.- per torto morale.
D. I dispositivi 4. 6. e
7. - non contestati - sono passati in giudicato.
E. Contestualmente
alle loro dichiarazioni d’appello, PP e AP hanno formulato istanze probatorie.
Il primo ha chiesto
l’assunzione agli atti dell’incarto relativo al NLP 3777/2012 così come “degli
altri incarti che hanno coinvolto lo stesso imputato di cui al NLP 3777/2012”
La patrocinatrice dell’AP ha
chiesto, oltre ad una perizia “sull’incapacità di intendere e volere “
della sua assistita nonché “sull’evidenza del suo stato ai terzi che entrano
in contatto con lei”, l’audizione testimoniale del dott. __________, spec.
FMH in psichiatria, di __________, curatrice generale dell’AP, e di __________,
direttore della __________.
L’appellante si è opposto alla
richiesta di prove dell’AP, in particolare invocando l’art. 389 CPP.
Le
istanze probatorie sono state respinte con decreto 13 maggio 2015.
F. Al dibattimento,
tenutosi il 3 giugno 2015:
- il PP
ha postulato che l’imputato venga condannato, per titolo di violenza carnale
(in subordine atti sessuali con persona incapace di discernimento o inetta a
resistere) e per titolo di coazione sessuale (in subordine atti sessuali con
persona incapace di discernimento o inetta a resistere), alla pena detentiva di
4 anni e 6 mesi, con accollo a suo carico della tassa di giustizia e delle
spese procedurali di primo e secondo grado;
- l’avv.
RC 1, rappresentante dell’AP PC 1 ha aderito alle richieste del PP, precisando
che propende per l’imputazione di atti sessuali con persona incapace di
discernimento o inetta a resistere commessi con dolo eventuale, e ha chiesto il
risarcimento, per torto morale, di fr. 10'000.- nonché il risarcimento delle
spese sostenute, segnatamente quelle legali di primo e secondo grado, per un
danno globale quantificato in fr. 24'472.-;
- l’avv.
DI 1, difensore di IM 1, ha chiesto, in applicazione del principio in dubio pro
reo, la conferma della sentenza di primo grado, ovvero che il suo assistito sia
prosciolto da ogni accusa, e si è opposto alle richieste risarcitorie dell’AP.
Principi applicabili
all’accertamento dei fatti
1. Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e al., Commentario CPP,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 24, pag. 49 e ad art. 139, n. 1, pag. 297;
Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2,
pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in
applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il
convincimento che trae dall’intero procedimento (Bernasconi e al., Commentario
CPP, ad art. 10, n. 15, 16 e 23, pag. 48 e 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art.
10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP,
Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72; Piquerez, Traité de
procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744, pag. 472;
Piquerez/Macaluso, Procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n.
953, pag. 330-331; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht,
Basilea 2005, § 54, n. 3, pag. 245; Hofer, op. cit., ad art. 10, n. 58, pag.
173; DTF 133 I 33, consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; 117
Ia 401 consid. 1c/bb; STF 6B_936/2010 del 28 giugno 2011;6B_10/2010 del 10
maggio 2010;6B_1028/2009 del 23 aprile 2010;6P.218/2006 del 30 marzo 2007).
2. In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9;1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253;1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b).
Gli indizi, per consolidata dottrina e giurisprudenza, sono una
circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre,
dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente
logico e preciso sulla base di una loro valutazione d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da
provarsi (Hauser/Schweri Hartmann, op. cit., § 59, n. 12 a 15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo,
1956, pag. 416 e segg.; Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980 pag. 147
consid. 4).
In assenza di prove tranquillanti e sicure, si può, dunque, emanare un
giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che,
correlati logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose
così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa
non può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der
Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in
STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7 maggio 2003
consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; cfr.
pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11; 17.2011.42 del 2
settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011 consid. 2.5;
17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 17.2009.59 del 9
giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF).
3. Come il TF ha avuto
modo più volte di stabilire, le difficoltà probatorie che generalmente si
riscontrano nell’ambito di reati contro l’integrità sessuale rendono sovente
decisive le dichiarazioni delle persone direttamente coinvolte, cosicché -
trattandosi non di rado della parola di una parte contro quella dell’altra - la
credibilità dell’autore e della vittima assurge a punto centrale della
valutazione delle prove (STF 6B_233/2010 del 6 maggio 2010 consid. 1.3;
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1;1P.19/2002 del 30 luglio 2002
consid. 3.3; Philippe Maier, Beweisprobleme im Zusammenhang
mit sexuellen Gewaltdelikten, in AJP 4/1997, pag. 503 e 506).
Rilevanti, per la valutazione
delle opposte dichiarazioni - che deve essere effettuata con estremo rigore
(STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.4.3) -, sono la linearità e la
costanza nel tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca, la loro verosimiglianza
e la presenza o meno di indizi esterni che possano supportarle (cfr. STF
6B_1012/2009 del 15 febbraio 2010 consid. 1.2).
La generale credibilità della
presunta vittima va poi verificata, laddove possibile, con eventuali riscontri
oggettivi e con le testimonianze delle persone che hanno raccolto il suo
racconto (STF 6B_705/2010 del 2 dicembre 2010 consid. 1.2;6B_1012/2009 del 15
febbraio 2010 consid. 1.2;6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.4.3 e
3.8.2).
Rilevante è, pure, la coerenza
comportamentale della vittima, coerenza che va valutata sia durante che dopo i
fatti (cfr. STF del 28 maggio 2001 in re A.B. e C.; STF del 17 gennaio 2005 in re A. contro B.; STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007).
4. Il
principio della presunzione d’innocenza - garantito dagli art. 32 cpv. 1 Cost.,
6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP -
oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa,
disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può
dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una
valutazione del materiale probatorio conforme ai principi suindicati,
permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie
medesima (fra le altre, STF 13.5.2008 in 6B.230/2008, consid. 2.1.; STF
19.4.2002 in 1P.20/2002, consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV
86 consid. 2a pag. 88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così
come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla
situazione più favorevole all’imputato.
Il precetto
non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto
convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni
fatto collegato a vicende umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze -
non sono sufficienti ad imporre l’applicazione del principio in dubio pro
reo.
Il
principio dell’in dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il
giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva
delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato
(DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF
6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1;6B_253/2009 del 26 ottobre 2009
consid. 6.1;6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3;6B_235/2007 del 13
giugno 2008 consid. 2.2;6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1;
1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1;6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.8.1;1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del
1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid.
3.3; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid,
Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13,
n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, vol. 1, Basilea 2014,
ad art. 10, n. 82-83, pag. 193-194; Wohlers, Kommentar zur StPO,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin,
StPO, Kommentar, Zurigo 2014, ad art. 10, n. 9, pag. 106; Verniory,
Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).
vita e precedenti penali
dell’imputato
5. IM 1 è nato l’__________
a __________. Vive con i genitori a __________, in via __________.
Ha tre fratelli e cinque
sorelle.
Terminate le scuole
dell’obbligo, IM 1 ha lavorato come panettiere per 25 anni (in Italia per circa
23 anni e in Svizzera, a __________, tra il 1987 e il 1988).
Nel 1989 ha aperto un proprio panificio che ha chiuso nel 2003. Poi, per alcuni anni, ha vissuto senza
lavorare, potendo contare - ha detto - sui risparmi cumulati.
Dal 2009, lavora come
pizzaiolo in Svizzera presso __________ di __________ a tempo parziale (4 ore
al giorno). Percepisce un salario mensile di circa fr. 2000.-.
IM 1 - che ha detto di avere
avuto, in passato, diverse relazioni sentimentali, anche di lunga durata - non
è mai stato sposato e non ha figli.
6. IM 1 è incensurato
in Svizzera (AI 6).
Nel casellario italiano risultano,
invece, registrate tre condanne per guida in stato di ebrietà (1999, 2001 e
2005) ed un’altra, risalente al 2002, per lesione personale e ingiurie.
Riguardo a quest’ultima
condanna, al dibattimento di primo grado l’imputato ha dichiarato:
“ Per quanto attiene l’episodio di
lesioni personali del 2002 si trattava di uno schiaffo che avevo dato a una
persona in un bar a seguito di una discussione” (allegato 1 al verbale
dibattimentale di primo grado, pag. 2).
l’accusatrice privata
7. a. PC 1, nata il __________, soffre di un disturbo della personalità
(struttura borderline in soggetto con marcati tratti istrionici, ICD 10 F60.4).
A causa di questa patologia – cui si associa una dipendenza da sostanze
psicoattive multiple – PC 1 è stata più volte degente in cliniche
psichiatriche: prima dei fatti che hanno dato il via a questo procedimento,
l’AP era stata ricoverata ben 13 volte alla Clinica __________ e una volta alla
Clinica __________ mentre, all’epoca dei fatti che qui interessano, la giovane
era degente da circa una settimana alla Clinica __________ (AI 10).
Inoltre,
sempre a causa di queste patologie, con decisione 24 agosto 2010, l’autorità di
vigilanza sulle tutele ha istituita in favore di PC 1 (che aveva raggiunto la
maggiore età nel 2009) una curatela generale (AI 2; AI 48).
b. Si
trova una descrizione della patologia di cui l’AP soffre proprio nella
decisione dell’autorità di vigilanza sulle tutele (che cita la perizia
allestita il 12.7.2010 dal dott. __________) con cui viene istituita tale
curatela:
“ PC 1 è affetta da una struttura
borderline in soggetto con marcati tratti istrionici della personalità (ICD 10
F60.4) e con una dipendenza da sostanze psicoattive multiple attualmente in
stato di apparente astinenza (F19.2). E’ anche constatabile la presenza di
un’intelligenza ai limiti inferiori della norma. (…) il disturbo di personalità
di cui è affetta PC 1 e i suoi limiti intellettivi sono tali da non consentirle
di provvedere in maniera adeguata ai propri interessi sia dal punto di vista
personale sia dal punto di vista gestionale (…) L’infermità di mente di cui è
affetta la summenzionata non è tale da richiedere per la stessa una durevole
protezione e assistenza. E’ per contro importante che per migliorare il suo
stato di salute l’interdicenda inizi un percorso psicoterapeutico che può
portare ad un successo nella misura in cui ci sarà da parte sua la necessaria
adesione al programma di cura (…)” (cfr. decisione Autorità di vigilanza sulle
tutele, 24.08.2010, allegato ad AI 48).
Parimenti utili
per comprendere l’AP sono le dichiarazioni del dott. __________, dal 2012
medico psichiatra curante dell’AP, che, sentito dagli inquirenti, così si è
espresso:
“ voglio sottolineare che clinicamente
l’intelligenza di PC 1 è nella norma, sebbene chi la incontri (infermieri o
altri operatori) la reputa di primo acchito con un deficit intellettivo. Al
riguardo ho una mia teoria che risiede nell’estrema immaturità psichica/emotiva
della paziente. Di fatto è estremamente suggestionabile e la si può condizionare
e plagiare nel pensiero con estrema facilità. Questo è un problema anche a
livello clinico perché spesso si fanno delle preposte valide ottenendo
un’adesione immediata e passiva da parte della paziente che poi si rileva non
essere reale e autentica. Questa è una peculiarità di PC 1.” (VI PP 16.4.2013,
AI 30, pag. 3).
c. Si sottolinea -
poiché si tratta di un’informazione importante per questo procedimento - che,
sostanzialmente, i due specialisti concordano sul fatto che PC 1 ha
un’intelligenza nella norma (__________la definisce “ai limiti inferiori
della norma”, __________ parla di un’intelligenza “clinicamente nella
norma”).
Che sia così, cioè che non ci
si trovi confrontati ad una persona con evidenti deficits intellettivi è,
peraltro, dimostrato, da un lato, dal fatto che il dott. __________ ha
specificato che l’AP non necessita né di “una durevole protezione né di una
durevole assistenza”, dall’altro, dal fatto che dalla lettura della
documentazione richiamata all’autorità di protezione risulta che PC 1 ha
partecipato attivamente agli atti compiuti da quell’autorità. Qui ci si limita
a ricordare - quale esempio di questa partecipazione almeno apparentemente
consapevole – che, come risulta dalla stessa decisione, la giovane è stata
sentita dall’autorità di vigilanza sulle tutele (prima dell’emanazione della
decisione 24.8.2010), che ha preso visione della perizia fatta allestire
dall’autorità, che su di essa si è determinata dichiarandosi contraria
all’istituzione di una tutela e, comunque, indicando, per il caso in cui
l’autorità avesse deciso diversamente, di ritenere indicato il padre come
tutore.
A questo si aggiunge che
nemmeno la lettura delle audizioni dell’AP davanti agli inquirenti danno
l’immagine di una persona con deficits cognitivi e non risulta che la giovane
sia stata assistita, durante tali audizioni, da personale specializzato.
Nemmeno risulta che i verbali dell’AP in atti siano il risultato di un lavoro
di interpretazione e di strutturazione attribuibili a terze persone: ritenuto,
dunque, come l’art. 78 cpv 3 CPP imponga la verbalizzazione “testuale”
di domande e risposte, occorre concludere che tali verbali siano fedeli
trascrizioni di quanto effettivamente detto dall’AP. Se ne deduce, dunque,
l’immagine di una persona in grado di sostenere un colloquio - anche non
semplice - senza dare segni di debolezze cognitive.
Questa conclusione è
corroborata anche dalla lettura delle stampate Facebook prodotte dalla Difesa
il giorno precedente il dibattimento d’appello: in particolare, in esse si
leggono scritti di PC 1 articolati e argomentati in modo più che congruente e
che dimostrano come la giovane abbia, in ogni caso apparentemente, la maturità
espressiva e di pensiero della media della popolazione (cfr., per esempio, lo
scritto 10.2.2014 per la morte di un’amica).
Per quanto attiene, poi,
all’immagine che di lei offre alle persone con cui entra in contatto (su cui,
in sede d’appello, era stata chiesta una perizia), si rileva che, quando il
dott. __________ dice che chi la incontra ha, “di primo
acchito” l’impressione che ella abbia “un deficit
intellettivo” si riferisce espressamente ad “infermieri o altri
operatori”, quindi non a persone senza alcuna formazione specifica. Ciò che
ben si comprende se si pensa che tale impressione è dovuta - sempre secondo il
dott. __________ - “all’estrema immaturità psichica/emotiva della paziente”,
cioè ad una circostanza che non è facilmente né immediatamente rilevabile
dall’uomo della strada.
E’ vero che,
nella sua audizione del 16 aprile 2013, alla domanda a sapere se “queste
problematiche possono essere riconosciute in modo semplice da una persona
comune”, il dott. __________ ha risposto affermativamente. Tuttavia, al suo
“ritengo di sì”, egli ha aggiunto:
“ a mio modo di vedere un laico della
psichiatria, ma anche una persona con una certa esperienza nella cura di
pazienti con disagi mentali, di primo acchito potrebbe pensare che PC 1 sia una
persona estremamente fatua, che non c’è” (AI 30 pag. 3)
E’ evidente come
l’accostamento al “laico della psichiatria” della “persona con una
certa esperienza nella cura di pazienti con disagi mentali” indichi che lo
psichiatra abbia, subito, relativizzato la risposta affermativa appena data.
Tanto più che la seconda categoria è affiancata alla prima con un significativo
“ma anche”. L’importante relativizzazione dell’apparente risposta
affermativa è, poi, ancora accentuata nel prosieguo della risposta in cui,
ancora una volta, il dott. __________ dichiara che “a livello emotivo il
funzionamento psichico di PC 1 è per molti versi bloccato ad un’età evolutiva
prescolare” riferendosi sempre a quel consenso apparente di cui aveva già
parlato. In questo senso, non deve essere argomentato molto per spiegare che
l’unica conclusione che è possibile trarre dagli atti – e, cioè, che il disagio
psichico di PC 1 non è immediatamente percepibile dai terzi con cui entra in
contatto - non è sconfessata da questa verbalizzazione.
Va, qui, ancora
annotato - poiché anche l’aspetto fisico conta per l’impressione che i terzi
hanno delle persone appena conosciute - che risulta dalle foto stampate da
Facebook (allegate a doc. XVII in inc. CARP 17.2015.25) che PC 1 si presenta
esteriormente come una giovane particolarmente piacente e che nulla, nel suo
aspetto fisico, può far pensare che ella sia quella persona “con la maturità
di una bambina in età prescolare” che, al dibattimento d’appello, è stata
descritta dalla sua diligente patrocinatrice.
In ogni caso, al
di là dell’impressione che di sé può dare, quel che qui conta è che intelligenza
dell’AP è, a detta degli specialisti che l’hanno vistata e/o l’hanno in cura,
nella norma (pur se ai limiti inferiori).
avvio dell’inchiesta
8. L’inchiesta
ha preso avvio dopo che, il 14 marzo 2013, i responsabili dell’Ospedale __________
di __________ hanno segnalato alla polizia che PC 1 sosteneva di essere stata
vittima di violenza sessuale.
L’AP è stata
immediatamente sottoposta al test dell’alcolemia che, alle 22.00, ha indicato un tasso d’alcolemia dello 0.81 ‰ e
dell’1.14 ‰ mezz’ora più tardi (AI 10). Quindi, è stata trasferita all’Ospedale
__________ di __________ per essere sottoposta agli esami di rito in caso di
sospetti abusi sessuali: il formulario “protocollo in caso di violenza”
e la documentazione allestita dalla polizia scientifica danno atto della
presenza di una lesione a livello vaginale (allegato 12 ad AI 5; AI 43).
Sentita
dagli inquirenti, PC 1 ha dichiarato di aver conosciuto, per il tramite di un
altro ospite della Clinica, una persona di cui ha saputo solo il nome - “IM 1”-
che, la sera del 13 marzo, durante il loro secondo incontro, l’aveva costretta
ad atti sessuali.
9. Gli
inquirenti hanno identificato il “IM 1” segnalato dall’AP in IM 1 (VI PG
15.03.2013, allegato 1 ad AI 5).
Egli è stato
sentito il 20 marzo dalla polizia (AI 5) e il giorno seguente dal PP che, il 22
marzo 2013, ne ha chiesto la carcerazione preventiva al giudice dei
provvedimenti coercitivi (AI 9).
L’istanza è stata
respinta con sentenza 22 marzo 2013. Non ritenendo dati i sufficienti indizi di
reato, il GPC ha disposto l’immediata scarcerazione di IM 1 imponendogli, per
scongiurare il pericolo di collusione, il divieto di contattare l’AP e __________.
posizione
dell’imputato
10. Sia
durante l’inchiesta - sfociata nell’atto d’accusa di cui s’è detto in initio -
che durante il dibattimento di primo grado e quello d’appello IM 1 ha
respinto ogni addebito. Ammettendo, dopo un’iniziale esitazione, sin dal suo
primo interrogatorio di avere fatto sesso con PC 1 (una fellatio seguita da un
coito vaginale), egli ha detto che tutto è avvenuto con il pieno consenso e la
piena partecipazione della ragazza:
“ arrivati presso questi garage
abbiamo iniziato reciprocamente a toccarci, sempre con addosso i vestiti. Nel
senso che io ho slacciato i pantaloni e lei si è abbassata i pantaloni del
training. Lei ha iniziato a farmi un pompino e quando lei smetteva io le facevo
un ditalino. Dopo di questo le ho abbassato i calzoni e l’ho presa a pecorina.
C’è stata una breve penetrazione in vagina, ma durata pochissimo, sarà
questione di secondi. Lei voleva andare avanti ma le ho detto che a me non
piaceva fare sesso in mezzo alla strada, in queste condizioni, a me piacciono
le comodità. (…) Da parte mia rispondo che non ritengo d’aver approfittato del
suo stato. Mi sembrava molto capace di intendere e di volere, era ben conscia
di quello che voleva e ben disposta ad avere un rapporto sessuale” (PG
20.03.2013, p. 14 e 17, allegato 1 ad AI 5; cfr., poi, allegato 1 al verbale
dibattimentale di primo grado).
Durante l’inchiesta, IM 1 ha,
inoltre, negato di avere portato alcolici ai due, sia la sera del 12 che quella
del 13 marzo 2013.
antefatti
11. Risulta pacificamente
accertato che:
- PC
1 e IM 1 si sono conosciuti la sera del 12 marzo 2013 quando il secondo andò,
con un amico (__________), a rendere visita a __________,
anch’egli degente presso l’Ospedale __________ di __________;
- già
prima di conoscerlo, nel pomeriggio del 12 marzo, PC 1, utilizzando sia il
cellulare di __________ che il suo, aveva inviato a IM 1 alcuni sms in cui gli
chiedeva di portarle delle birre;
- durante
quel loro primo incontro – che è durato “pochi minuti”, “neanche
dieci minuti” (__________21.3.2013 pag. 2; PP 2.5.2013 pag. 3) - i due
parlarono di sesso, si “corteggiarono” brevemente e reciprocamente e si
scambiarono delle effusioni. Al riguardo, è bene citare le dichiarazioni
dell’AP:
“ Confermo di aver dato un bacio sulla
bocca sia a IM 1 che al suo amico. Non ha senso questo gesto. Solitamente non
do un bacio sulla bocca a tutte le persone. Non so spiegarmi perché l’ho fatto.
(…) facevo anche un po’ la cretina. (…) Ci ho provato con IM 1, perché vedevo
che ci stava. Entrambi manifestavamo reciproco interesse. Lo provocavo, anche
se lui non mi piaceva. Lo facevo per gioco. L’ho fatto perché mi piaceva
giocare con IM 1 (…) è vero che ho dichiarato a IM 1 che la sera dopo che la
mia compagna di stanza si addormenta sono solita masturbarmi perché ho voglia
di fare sesso. Sono una persona sincera, in quel momento avevo voglia di
dirglielo e gliel’ho detto. È’ pure vero che in camera mi masturbavo quando la
mia compagna si addormentava. (…) Mi comportavo in quel modo frequentemente, ma
quando bevevo lo esprimevo maggiormente. Mi rendo conto che questo tipo di
comportamento potrebbe spingere alcune persone di sesso maschile a pensare che
sono una “ragazza facile”. Non so se sono una ragazza facile o meno, lo devo
ancora scoprire” (VI PP 22.10.2013, AI 52, pagg. 2-4; dichiarazioni confermate sia da __________,
che ha “tristemente” aggiunto di essere l’unico a non essere stato baciato e da
__________ che, da parte sua, ha precisato che la ragazza ha salutato IM 1 “in modo
caloroso “ dicendogli “Ciao IM 1 come sei bello”, cose di questo genere. E poi
dopo ho capito tutto. Si sono scambiati i numeri di telefono e siamo andati
via. Era una ragazza gioiosa e mi sono accorto che era contenta di vedere IM 1”;
cfr. consid 15 della sentenza impugnata, pag. 17).
-
IM 1 aveva tratto dal comportamento di PC 1 l’impressione che la ragazza fosse
disponibile a fare del sesso:
“ PC 1 al momento di salutarci mi ha
dato un bacio sulle labbra. Da parte mia ho percepito questo bacio come un
segnale da parte di una ragazza molto approcciata a voler fare qualcosa di più.
Inoltre vorrei dire che PC 1, durante questo breve incontro, mi aveva confidato
che dopo che la sua compagna di stanza si addormenta, lei era solita a
masturbarsi perché aveva voglia di scopare. Queste cose sono state dette in
presenza anche di __________. (…) era mia intenzione conoscerla meglio poiché
mi aveva dato l’impressione che ci stesse” (PG 20.03.2013, allegato 1 ad AI 5,
p. 12-13).
- prima
della fine della visita, PC 1 diede a IM 1 il numero del suo cellulare;
- lasciato
__________, quella stessa sera, alle 20.22.38 IM 1 ha
inviato a PC 1 il seguente SMS:
“ Ciao sono IM 1 se ti va chiamami che
vengo ha trovarti”
(12.03.2013,
ore 20.22.38). (VI PG 20.03.2013, allegato 1 ad AI 5, p. 13);
- il giorno successivo,
fu PC 1 ad inviare a IM 1 i seguenti sms:
“ ciaoo mi porti una canna? J”
(13.03.2013,
18.51.24);
“ oppure una vodka già pronta”
(13.03.2013,
18.52.16);
“ di quelle piccole”
(13.03.2013,
18.52.35)
(AI 21;
PG 20.03.2013, allegato 1 ad AI 5, p. 9 e segg.)
e a
telefonargli almeno una volta per ribadirgli le sue richieste (AI 52, PC 1
22.10.2013, pag. 4; __________, allegato ad AI12, pag 3 del verbale
manoscritto; IM 1 in allegato 1 ad AI 5, p. 13 e in AI 7 pag. 3);
- nel corso di questi contatti, IM
1 ha chiesto a PC 1 di poterla vedere da sola, cioè senza
la presenza di __________ (AI 7, IM 1, 21.03.2013, p. 4), ma la ragazza gli
rispose, alle ore 21.04.14 del 13 marzo 2013, con un SMS dal seguente tenore:
“ ma perché non possiamo invitare
anche __________? Alla fine e tuo e mio amico perché escluderlo? J”
(cfr. VI,
allegato 1 ad AI 5, PG 20.03.2013, p. 11);
- alle 21.00 di quel 13 marzo
2013, PC 1, __________ e IM 1 si sono nuovamente incontrati davanti
all’Ospedale __________.
cosa è
successo la sera del 13 marzo 2013
12. Nella sua ricostruzione dei fatti, il primo giudice ha, in modo del
tutto condivisibile, sottolineato come - se su quanto successo sino all’arrivo
di IM 1 la sera del 13 marzo, salvo alcune sbavature (per esempio, riguardo a
chi aveva chiesto a IM 1 di portare bevande alcoliche), le dichiarazioni
dell’AP possono dirsi più o meno costanti e non smentite da altri riscontri -
proseguendo nella descrizione di quanto accaduto, la donna ha dato versioni che
presentano, fra loro, significative incongruenze.
a. discrepanze sui movimenti
dei diversi protagonisti
Questa Corte
condivide - e fa proprie - le considerazioni svolte al riguardo dai primi
giudici. Tali argomentazioni vengono qui riportate in applicazione dell’art. 82
cpv. 4 CPP:
“ Di fatto, se dalla lettura della
prima versione risulta che __________ si trovava in auto, di lì è sceso per
andarsene, IM 1 ha quindi spostato la vettura vicino all’asilo e solo in
seguito le parti (rimaste quindi sole in auto) sono scese per raggiungere un
luogo appartato, nella versione del 22 ottobre 2013 (confermata poi nel verbale
di confronto, AI 57, p. 5), l’AP ha riferito che tutti e tre sarebbero scesi
dalla vettura per sorbire alcolici, mentre si trovavano all’esterno __________
se ne sarebbe andato, dopo di che solo l’imputato e PC 1 sarebbero poi risaliti
in auto. Sarebbero poi ridiscesi in seguito, incamminandosi verso una zona
discosta.
Orbene, in tale seconda versione non vi è
peraltro più alcun riferimento al fatto che la vettura sarebbe stata nuovamente
spostata prima che IM 1 e l’AP scendessero per poi raggiungere a piedi una zona
più appartata. Soprattutto, come evidenziato, appare per la prima volta in
detto verbale la circostanza secondo cui __________ se ne sarebbe andato mentre
tutti erano all’esterno, quindi prima che IM 1 e l’AP scendessero dall’auto per
raggiungere a piedi il luogo in cui sono avvenuti i contatti a carattere
sessuale.
Le dichiarazioni rilasciate da PC 1 il 22
ottobre 2013 non solo appaiono incongruenti con quelle del precedente verbale,
ma pure con quanto affermato dal testimone __________, il quale ha dichiarato:
“ Ci siamo incontrati sempre alla fermata del bus tutti
e tre. Siamo saliti in auto (…). Ci siamo spostati fino al boschetto zona asilo
e li IM 1 ha dato la bottiglia di Vodka bianca (bottiglia di vetro) a PC 1 (…).
Dopo breve IM 1 è sceso, ha fatto scendere PC 1 e si sono allontanati in
direzione del campo di calcio” (VI PG 21.03.2013, AI 12, p. 3 del verbale
manoscritto).
Sulla stessa linea del testimone risultano
essere pure le dichiarazioni dell’imputato:
“ qui siamo rimasti alcuni minuti, dapprima all’interno
della macchina come descritto prima, e poi siamo scesi dalla vettura. Ci siamo
incamminati in direzione dell’asilo abbracciati e __________, vedendo la scena,
scocciato se ne è andato” (VI PG 20.03.2013, AI 5, allegato 1, p. 13).
Dinanzi al GPC l’imputato ha precisato che:
“ abbiamo percorso 30 metri in macchina fino al parchetto dell’asilo. Poi siamo scesi dalla macchina e PC 1 ed io ci
siamo allontanati a piedi, tanto per appartarci” (VI GPC 22.03.2013, AI 11, p.
3).
Interrogato in occasione del pubblico
dibattimento a sapere se, dopo che __________ se ne era andato, lui e l’AP
fossero risaliti in auto prima di appartarsi a piedi, l’imputato ha dichiarato:
“ rispondo
di no” (VI DIB 13.11.2014, allegato 1 al verbale dibattimentale)” (sentenza
impugnata, consid. 22 pag. 20 - 22).
Va, poi,
detto che IM 1 ha, in sostanza, ripetuto anche al dibattimento d’appello il suo
racconto, ribadendo che, dopo una breve conversazione a tre e alcune effusioni
(scambiate con PC 1), lui era sceso con la ragazza lasciando __________ in
macchina:
“ Avevamo appuntamento alla fermata
dell’autobus. Quando io sono arrivato __________ e l’AP già mi aspettavano
sulla panchina. (…) I due sono saliti in macchina e abbiamo fatto un centinaio
di metri, fino al parchetto dell’asilo. Lì ho fermato la macchina e sono
rimasto sulla stradina che è sterrata. Insieme siamo rimasti in macchina una
decina di minuti o un quarto d’ora al massimo, fumando (sigarette) e, loro,
continuando a scambiarsi una bottiglia. (…) In macchina, all’inizio, abbiamo
parlato tutti e tre insieme. Parlavamo più che altro di sesso. Preciso che,
quando è entrata, la ragazza mi ha abbracciato e mi ha baciato in bocca e che,
durante la nostra permanenza in macchina, ci siamo abbracciati a vicenda e un
po’ sbaciucchiati. Non troppo perché io vedevo che __________ era molto
infastidito dal nostro comportamento: lo vedevo nervoso e mi guardava anche
male. Dopo un po’, quindi, ho chiesto alla ragazza di scendere e di appartarci.
Voglio precisare che non ricordo se sono stato proprio io a chiederle di
scendere ma ricordo bene che la ragazza era molto consenziente, tanto che mi ha
detto subito “va bene scendiamo”. Noi due siamo scesi e ci siamo allontanati di
una cinquantina di metri fino a raggiungere dei garage lì vicino. __________ è
rimasto in macchina.” (verb. dib. d’appello, pag. 3)
Ne risulta che,
così come già i primi giudici (sentenza impugnata, consid. 23 pag. 22), anche
questa Corte - dopo avere rilevato come le dichiarazioni dell’AP siano smentite
da quelle, concordi, di IM 1 e __________ - ha accertato che, dopo una breve
sosta nella vettura, l’imputato e l’AP ne sono scesi per cercare un po’ di
privacy a ridosso dei vicini garages, lasciando l’amico solo in macchina.
b. incongruenze relativamente al
momento in cui __________ ha lasciato i due
Anche su questo
punto, questa Corte fa proprie le valutazioni dei primi giudici secondo cui le
dichiarazioni dell’AP non possono essere ritenute veritiere perché, ancora una
volta, sono smentite da quelle, concordi, di IM 1 e __________:
“ Di fatto, l’AP ha indicato nel suo
primo verbale che il testimone si sarebbe allontanato mentre il terzetto si
trovava nella vettura:
“ (…) poi __________ ha deciso di scendere e andarsene
dicendo che ci avrebbe lasciati soli” (VI PG 14.03.2013, allegato 10 ad AI 5,
p. 3).
Nel verbale del 22 ottobre 2013, tuttavia,
come sopra evidenziato, PC 1 ha indicato che __________ si sarebbe allontanato
da solo mentre i tre si trovavano all’esterno del veicolo:
“ siamo scesi tutti e tre dall’auto. (…) Ad un certo
punto __________ se ne era andato perché si era arrabbiato. Non so perché si è
arrabbiato, ricordo che prima in auto si stuzzicavano. Non ricordo se hanno
continuato a stuzzicarsi anche quando siamo rimasti fuori a bere. Io e IM 1
siamo rientrati in macchina” (VI PP 22.10.2013, AI 52, p. 5).
Orbene, quanto affermato dall’AP nel corso del
secondo verbale (AI 54) non solo non appare coerente con quanto dichiarato
dinanzi alla polizia (AI 5, allegato 10), ma contrasta con quanto affermato dal
testimone __________ i, il quale ha riferito di essersi allontanato dopo che PC
1 e IM 1 si erano incamminati a piedi lungo il sentiero lasciandolo solo in
auto:
"dopo
breve IM 1 è sceso, ha fatto scendere PC 1 e si sono allontanati in direzione
del campo da calcio. Si sono appartati vicino ad una casa. Io li ho aspettati
un attimo sperando che tornassero indietro ma ciò non è accaduto. Dopo circa 5
minuti non vedendoli tornare, ho fatto rientro in Clinica”
(VI PG 21.03.2013, AI 12, p. 3-4 del verbale
manoscritto).
Tale circostanza è stata ancor meglio
esplicitata nel successivo verbale del testimone, laddove egli ha riferito che:
IM 1 è sceso dall’auto, ha fatto scendere PC 1
dalla sua parte, ed ho visto che si stavano appartando dirigendosi verso il
magazzino comunale. Nessuno dei due mi ha detto qualcosa. Mi sono sentito
“preso per il culo”. Sono quindi sceso dall’auto e mi sono incamminato verso la
Clinica. (…) ricordo di essere rimasto nell’auto due o tre minuti aspettando PC
1, poi mi sono scocciato e me ne sono andato (…) non sono sceso dall’auto
contemporaneamente a PC 1” (VI
PP 2.05.2013, AI 41, p. 4, 5, 7).
Da parte sua, l’imputato ha, come il
testimone, costantemente indicato che __________ ha lasciato la vettura dopo che
le parti si erano allontanate a piedi, affermando ancora in occasione del
verbale dibattimentale che:
“ ci siamo poi subito incamminati
lungo una stradina per circa 50 m fino a raggiungere dei garage. Da dove ci
trovavamo l’auto si vedeva ancora.
Il Presidente mi chiede di indicare in quale
frangente __________ se n’è andato.
R: dopo che noi siamo scesi, lui è rimasto in auto per alcuni minuti,
dopo di che è sceso e si è avvicinato a noi arrivando fino a una decina di
metri. Vedendo che ci trovavamo in atteggiamento amoroso, si è infastidito ed è
tornato in Clinica” (VI DIB. 13.11.2014, p. 5, allegato 1 al verbale
dibattimentale; vedasi anche verbale 20.3.2013 pag. 13, allegato 1 AI 1).
Considerando le divergenze presenti nei
verbali dell’AP da un lato, e la costanza, linearità e convergenza delle
dichiarazioni di __________ e dell’imputato dall’altro, vi è da ritenere che i
fatti si sono svolti così come riferito da questi ultimi, ovvero che __________
è sceso dall’auto per ritornare verso la Clinica, solo alcuni minuti dopo che
le parti si erano allontanate lasciandolo solo in auto.” (sentenza impugnata,
consid. 23 pag. 22 - 23).
c. motivo per cui __________ ha
lasciato soli i due
Per contro,
questa Corte non condivide l’opinione dei primi giudici secondo cui le versioni
di PC 1 e del teste sarebbero in contrasto anche sul motivo per cui __________
se ne andò: infatti, dire che l’amico se ne andò perché “era arrabbiato
perché IM 1 lo prendeva in giro” (AI 52 pag 4) non ha un senso molto
diverso dall’affermazione di __________ secondo cui egli se ne andò perché “si
era scocciato per essere stato lasciato solo”: una parla di quel che lei ha
percepito, l’altro espone un motivo diverso ma conferma di essere stato
arrabbiato (“scocciato”).
È, invece, la dichiarazione di PC 1 secondo cui lei
chiese all’amico di non andarsene a contribuire in modo significativo a
toglierle credibilità nella misura in cui ciò non è palesemente avvenuto.
Questo accertamento non deriva soltanto dal fatto che __________ nega che una
tale esortazione ci fu (VI PP 2.05.2013, p. 6-7, AI 41). Esso deriva,
soprattutto, dal fatto che tale negazione è corroborata dal pregresso
accertamento secondo cui PC 1 se ne è andata con IM 1 lasciando solo l’amico
nella vettura. A questo riguardo, si richiamano - perché pienamente condivise -
le argomentazioni svolte dai primi giudici:
“ quanto riferito dal testimone è del
tutto coerente con le altre dichiarazioni da questi rilasciate. Del resto, la
richiesta di non andarsene non avrebbe avuto senso se, come indicato da __________,
questi ha lasciato i luoghi successivamente a quando le parti si erano
allontanate.” (sentenza impugnata, consid. 24 pag. 23 - 24).
Ne deriva che questa Corte aderisce pienamente alla
conclusione dei primi giudici secondo cui, su quanto accaduto nei momenti che
hanno preceduto il rapporto sessuale, non solo le dichiarazioni dell’AP sono
incostanti e fra loro contraddittorie, ma esse sono smentite da quelle rese dal
teste __________ (sentenza impugnata, consid. 24 pag. 24).
13. Altrettanto condivisa da questa Corte è la valutazione dei primi
giudici secondo cui, invece, IM 1 ha reso, sui momenti precedenti il rapporto
sessuale, dichiarazioni molto più lineari e costanti e che trovano, del resto,
conferma in quelle rese da __________ (sentenza impugnata, consid. 25 in initio, pag. 24).
IM 1 ha
portato alcolici?
14. Questa Corte fa propria anche la conclusione secondo cui, però, IM
1 non può essere creduto quando afferma di non avere portato alcolici a __________.
Non tanto per la (pretesa) divergenza nelle sue dichiarazioni rilevata dai
primi giudici (sentenza impugnata, consid. 25, pag. 25 in alto) - che , secondo questa Corte, non è tale - ma perché IM 1 è, su questo punto, smentito
dalle dichiarazioni concordi di PC 1 e __________ e dal fatto che, come
correttamente evidenziato dai primi giudici:
“ portare alcolici rispondeva alle
precise richieste in tal senso formulate dall’AP sia il 12 marzo 2013 che il 13
marzo 2013 (cfr. SMS con la richiesta “ciaoo mi porti una canna? J” “oppure una vodka già
pronta” “di quelle piccole”, AI 5)”. (sentenza impugnata, consid. 25 pag. 25)
E’ pur vero
che __________ ha dichiarato che IM 1 ha portato ai due in Clinica soltanto
delle sigarette (AI 61, PP 28.3.2014). Tuttavia, egli non è un teste
particolarmente credibile ritenuto che ha anche negato di essere stato baciato
sulla bocca da PC 1, cosa, invece, accertata sulla scorta delle dichiarazioni
concordi di __________ e IM 1.
PC 1 e IM 1
parlano di sesso davanti a __________?
15. IM 1 ha
detto che, già in macchina, si parlò di sesso:
“ In macchina, all’inizio, abbiamo
parlato tutti e tre insieme. Parlavamo più che altro di sesso.” (verb. dib.
d’appello, pag. 3; cfr., pure, all. 1 al verb. dib. di primo grado, pag. 4; AI 7,
pag. 4).
Fatti
I primi
giudici hanno ritenuto che, su questo, IM 1 non può essere creduto e ciò, in
sostanza, poiché, se così fosse stato, __________ ne avrebbe riferito agli
inquirenti.
La
spiegazione non convince. Infatti, se è vero che __________ ha riferito del
bacio in bocca, è anche vero che egli non ha, per esempio, parlato agli
inquirenti delle confidenze piuttosto “osées” (le masturbazioni serali) che è
accertato che PC 1 fece la sera del 12 marzo 2013. Ne deriva che il fatto che __________
non abbia detto che, la sera del 13, si parlò di sesso non può essere
considerato come prova del fatto che ciò non avvenne.
In realtà, è
ben verosimile che, come già la sera precedente, la (breve) conversazione che
si svolse nella vettura ruotò attorno al sesso. Se __________ non ne ha
riferito - rispondendo al PP di non ricordare “se PC 1 e IM 1 si dissero
qualcosa di particolare” - è perché, in realtà, l’argomento “sesso” era
qualcosa di usuale. Non fosse stato così, __________ avrebbe, senz’altro,
riferito dei discorsi della sera del 12 marzo. In realtà, egli ha riferito del
bacio sulla bocca - non tanto perché quel saluto lo aveva colpito come qualcosa
di inusuale - ma perché, come egli stesso ha commentato, lui era stato l’unico
a non essere stato baciato e questo, evidentemente, lo amareggiava o, come ha
detto lui, gli dava fastidio.
In queste
circostanze, ritenuto come, al riguardo, nulla sia stato chiesto a PC 1 e come
le dichiarazioni di IM 1 siano costanti (AI 7, PP 21.03.2013, pag. 4; allegato
1 al verbale dibattimentale di primo grado, pag. 4; verb. dib. d’appello, pag.
3), richiamato anche il principio in dubio pro reo che regge la valutazione
delle prove, occorre accertare che, come già la sera precedente, anche la sera
del 13 marzo 2013, nella vettura, si parlò (anche) di sesso.
rapporto
sessuale
16. Condivisa è, invece, l’analisi delle dichiarazioni rese dall’AP su
quello che la prima Corte ha definito “momento topico”.
Dopo avere
ricordato le dichiarazioni rese al riguardo da PC 1 prima alla polizia (allegato 10 all’AI 5, PG 14.3.2013, pag. 3) e, poi, al PP (AI 52, PP
22.10.2013, pag. 5), correttamente i primi giudici hanno annotato che la
giovane ha reso dichiarazioni “divergenti su punti tutt’altro che marginali”:
“ In particolare, non è chiaro se
l’imputato l’avrebbe afferrata per la testa (VI PG 14.03.2013) oppure per i
capelli (VI PP 22.10.2013); non è chiaro se PC 1 si è rialzata con le proprie
forze (“poi io in qualche modo sono riuscita ad alzarmi” - VI PG 14.03.2013)
oppure se è stata rialzata dall’imputato (“Ad un certo momento IM 1 mi ha
tirata su” - VI PP 22.10.2013); non si comprende come e quando le sarebbero
stati abbassati i calzoni, ovvero dopo essere stata rialzata (“lui mi ha tirato
giù i pantaloni” VI PG 14.03.2013), oppure in un imprecisato momento precedente
la congiunzione carnale (“Avevo già giù i calzoni e le mutandine che mi aveva
abbassato IM 1” - VI PP 22.10.2013).
Nella sua
requisitoria, il PP ha sostenuto che quelle evidenziate dai primi giudici non
sono, in realtà, differenze significative.
Questa Corte
ha un’opinione diversa.
Una cosa è
essere afferrata “per la testa”, altra, ben diversa - anche perché molto
più dolorosa - è l’essere “presa per i capelli”.
Ma non è
soltanto l’incostanza di queste dichiarazioni a togliere credibilità alla
ragazza. E’ anche l’assenza di logica interna nella misura in cui è difficile
comprendere come si possa, prendendola per i capelli, “abbassare” una
persona sino a “mettergli in bocca il pene” (AI 52, PP 22.10.2013, pag.
5).
Parimenti,
quando l’AP dice che “in qualche modo sono riuscita ad alzarmi” (VI PG
14.03.2013) descrive una situazione ben diversa da quella di cui parla quando
dice che “ad un certo momento IM 1 mi ha tirata su” (AI 52, pag. 5).
Condiviso è,
pure, il giudizio secondo cui, anche se su modalità e tempistica
dell’abbassamento dei pantaloni neppure IM 1 è stato costante, diverso è per il
resto di quanto accaduto che l’uomo ha descritto con dichiarazioni che sono
risultate essere lineari e costanti (cfr. allegato 1 a rapporto di polizia, PG 20.03.2013, pag. 14; AI 7, PP 21.3.2013, pag. 4-5; cfr sentenza
impugnata, consid. 29 in fine, pag. 28).
dichiarazioni
di PC 1 e di IM 1 sul motivo per cui il rapporto sessuale si è concluso
17. Come osservato dai primi giudici, PC 1 ha raccontato al PP che il
rapporto si è concluso con l’eiaculazione di IM 1 (AI 52, PP 22.10.2013, pag.
5).
Dal canto
suo, IM 1 ha, durante l’inchiesta, sempre detto che il tutto si è interrotto,
prima che lui raggiungesse l’orgasmo, poiché aveva paura di essere sorpreso:
“ lei voleva andare avanti ma le ho
detto che a me non piaceva fare sesso in mezzo alla strada, in queste
condizioni, a me piacciono le comodità. (…) Non me la sono sentita di andare
avanti per paura di essere visto o scoperto da qualcuno” (allegato 1 ad AI 5,
PG 20.03.2013, pag. 14).
“ temevo che ci “beccassero”. (…)
temevo che qualcuno che abitava in zona potesse scoprirci ma non ho notato
nessuno. Ricordo che lei mi ha chiesto se potevamo continuare quello che
abbiamo iniziato nella mia auto. Io le ho risposto di no (…) a me non andava di
farlo in auto, perché semplicemente “non mi andava” (AI 7, PP 21.03.2013, pag.
5).
Al
dibattimento di primo grado e a quello di appello, IM 1 ha, invece, raccontato
che furono le continue telefonate di __________ a far interrompere il rapporto:
“ il rapporto è terminato poiché __________
aveva iniziato a telefonare.
Il Presidente mi chiede di indicare se il
rapporto è terminato a seguito della mia eiaculazione.
R: rispondo di no. Già lo
facevo senza preservativo e non le sarei venuto dentro. Forse sono venuto poco
ed esternamente sui vestiti. (…) ribadisco che a seguito delle continue
telefonate di __________, ho interrotto il rapporto e ci siamo recati verso la
macchina” (allegato 1 al verbale dibattimentale di primo grado, pag. 5 e 6).
“ Ho smesso perché __________
continuava a telefonare. Così io ho detto alla ragazza “guarda lasciamo
perdere, possiamo vederci un altro giorno”. Ricordo che la ragazza avrebbe
voluto continuare a farlo. Pur sapendo che la stavano cercando in ospedale, lei
mi diceva che non le fregava niente e voleva continuare a farlo. Io le ho
ripetuto che era meglio smettere, mi sembra di averle rialzato i leggings (ma
non ne sono sicuro)” (verb. dib. d’appello, pag. 4).
Delle
telefonate di __________, IM 1 aveva già parlato in inchiesta, situandole,
però, temporalmente al momento in cui lui stava già riaccompagnando PC 1 in
clinica:
“ quando PC 1 è risalita in auto,
quindi quando stavo per riaccompagnarla in clinica, mi ha esternato la volontà
di farlo di nuovo. Solo che __________ continuava a telefonarmi, chiedendomi di
riportare PC 1 al parcheggio. Ricordo che anche PC 1 ha risposto con il mio
telefono alle chiamate di __________” (AI 57, pag. 7).
Va, qui,
sottolineato che, parlando delle telefonate di __________, IM 1 ha detto il
vero. Infatti, il teste stesso ha confermato di avere iniziato a telefonare
poco dopo essersi allontanato, appena rientrato in clinica, e di averlo fatto
più volte:
“ dopo che sono rientrato in Clinica
ho tentato di chiamare IM 1 più di una volta, mi ha risposto. Gli ho chiesto di
riportare PC 1 in Clinica perché la stavano cercando. L’ho chiamato almeno
quattro volte, ricordo che mi ha risposto in due occasioni” (AI 41, PP
2.05.2013, pag. 5).
In queste
condizioni, sempre avuto riguardo al principio che governa la valutazione del
materiale probatorio, occorre accertare che, a far interrompere il rapporto
sessuale, furono le due cose: da un lato, la paura di essere sorpreso e,
dall’altro, le telefonate di __________.
Anche su questo punto, dunque, la credibilità di IM
1 è ben maggiore di quella di PC 1 le cui dichiarazioni, secondo cui l’uomo
avrebbe smesso dopo avere raggiunto l’orgasmo, sono smentite dalle analisi
fatte effettuare dagli inquirenti: infatti, né sugli indumenti né in vagina
sono stati trovate tracce di sperma (AI 42).
Evidenziato che
questa Corte approva l’ipotesi dei primi giudici secondo cui è verosimilmente
stata l’erronea contestazione secondo cui in vagina e
sugli slip dell’AP sarebbe stato rinvenuto liquido seminale ad indurre IM 1 a
non escludere, al dibattimento di primo grado, di avere eiaculato, non si può
che concludere - non tanto che rimangono su questo punto
le tesi dell’imputato e di PC 1 diametralmente opposte (come ha fatto la prima
Corte) - ma che, viste le dichiarazioni del teste __________ e il riscontro
oggettivo delle analisi effettuate, i fatti vanno accertati così come sono
stati raccontati da IM 1.
Del resto,
contrariamente all’opinione dei primi giudici - “appare assai poco
verosimile che l’imputato, per sua stessa ammissione recatosi all’incontro
sperando di poter intrattenere un rapporto sessuale (cfr. VI DIB, p. 4) si
mostrasse a quel punto recalcitrante” (cfr. sentenza impugnata, pag. 29) -
è più che verosimile, poiché conforme al normale andamento delle cose, che
l’assenza di comodità, la paura di essere sorpreso e le diverse telefonate
moleste di __________ abbiano tolto a IM 1 - che non era più un ragazzino - lo
slancio iniziale.
rientro in
clinica
18. Correttamente i primi giudici - dopo avere rilevato che nessuno dei due
protagonisti è stato lineare nel raccontare chi rialzò i leggings alla ragazza
(entrambi hanno detto una volta che fu l’uno e una seconda volta che fu,
invece, l’altra) - hanno concluso che è certo che, terminato il rapporto
sessuale, i due “hanno percorso insieme il tratto di strada che li separava
dalla Clinica” così come IM 1 ha raccontato in modo costante sia al
dibattimento di primo grado che a quello d’appello:
“ L’ho quindi riaccompagnata sino alla
fermata del bus. Ricordo che durante il tragitto lei ha ancora manifestato la
voglia di fare sesso e io le ho detto che ci saremo visti il giorno dopo”
(allegato 1 al verbale dibattimentale di primo grado, pag. 6).
“ poi siamo risaliti in macchina, l’ho
accompagnata fin davanti al cancelletto della clinica dove c’è la fermata
dell’autopostale, le ho dato un bacio con la promessa che ci saremmo risentiti
e rivisti.” (verb. dib. d’appello, pag. 4).
19. Va, poi, sottolineato - quale ulteriore elemento che contribuisce ad
evidenziare la non credibilità dell’AP - che, al suo rientro in clinica, la
ragazza ha raccontato al personale dell’istituto di cura che il rapporto
sessuale era avvenuto in macchina:
“ biascicava un po’ ed era barcollante
nel senso che si vedeva che aveva bevuto. (…) Durante il colloquio ha riferito
di essere stata sessualmente abusata da questa persona che so ora chiamarsi IM
1 (…) ci ha raccontato che erano in macchina di IM 1 e che lui ha provato ad
avere un rapporto, ma che lei non voleva (…) quando PC 1 ha parlato con noi ci
ha detto che questo tentativo è avvenuto nell’auto di IM 1” (AI 29, PP dott. __________,
16.04.2013, pag. 3).
Condiviso,
ancora una volta, il giudizio dei primi giudici:
“ la Corte non può che evidenziare
come l’indicazione secondo cui il tentativo avrebbe avuto luogo in auto stride
con le dichiarazioni fornite sia dall’AP stessa, sia con quelle di __________ e
IM 1.” (sentenza impugnata, consid. 32, pag. 31).
conclusioni su
dichiarazioni dei due protagonisti
20. Questa Corte si associa anche alle conclusioni riassuntive dei primi
giudici secondo cui l’incostanza e mancanza di linearità delle dichiarazioni di
PC 1 ne minano pesantemente la credibilità:
“ (…) le dichiarazioni di PC 1 non sono
né lineari né costanti, risultando smentite quanto meno dal testimone in merito
a circostanze rilevanti.
La Corte
ha evidentemente considerato che non è possibile attendersi una rigorosa
coerenza e linearità del racconto da parte di PC 1 e ciò in ragione delle sue
caratteristiche psicologiche. La Corte è altresì consapevole che la
giurisprudenza ha più volte ribadito che la mancanza di coerenza può, in
determinate circostanze, assurgere ad elemento comprovante la fedefacenza di
quanto dichiarato dalle vittime.
Nel caso
presente, le contraddizioni nel racconto dell’AP si riferiscono tuttavia
all’intera vicenda, cominciando dalla fase che ha preceduto i fatti costitutivi
di reato, toccando il momento in cui sarebbe stata vittima dell’agire di IM 1,
estendendosi poi fino ai momenti che hanno seguito i fatti oggetto del
procedimento penale. A questo proposito giova menzionare le dichiarazioni sopra
riportate della dr.ssa __________ (supra, punto no. 29) relative alle
dichiarazioni fattele da PC 1 subito dopo i fatti.
Tali
contraddizioni ipotecano quindi pesantemente la credibilità dell’AP.” (sentenza
impugnata, consid. 34, pag. 33).
logica
intrinseca del racconto di PC 1
21. I primi giudici hanno, poi, esaminato il racconto dell’AP nell’ottica
di verificarne la logica intrinseca. Il risultato - approvato da questa Corte -
è negativo:
“ A tali considerazioni occorre poi
aggiungere il fatto che il racconto dell’AP soffre di una grave carenza di
logica intrinseca. (…)
l’AP non poteva infatti non considerare un normale fatto della vita, ovvero che
dopo le esplicite allusioni sessuali da lei formulate a IM 1 la sera del 12
marzo 2013, la richiesta dell’imputato di rimanere solo con lei la sera dei
fatti, già manifestata telefonicamente e poi ribadita mentre si trovavano in
auto, non poteva avere altro fine se non la ricerca di un contatto di carattere
sessuale.
L’AP non può quindi essere seguita allorquando afferma
di essere scesa dall’auto siccome l’imputato le aveva detto che doveva parlarle
(VI PG 14.03.2014, AI 1, allegato 10, p. 3), oppure che quando IM 1 le ha detto
che voleva appartarsi, ha creduto “che stesse scherzando” (VI PG
22.10.2013, AI 52, p. 5).
L’AP stessa su questo punto è peraltro apparsa
ambivalente, dichiarando da un lato, come testé riportato, che riteneva che
l’imputato scherzasse, salvo poi aggiungere “(…) anche se ho capito che era
attratto da me” (VI PG 22.10.2013, AI 52, p. 5).
Peraltro, la stessa PC 1 ha dichiarato in data 17
febbraio 2014 che:
“ non volevo restare da sola con lui
in quanto sapevo cosa voleva fare con me, ossia avere un rapporto sessuale”
(VI PP
17.02.2014, AI 57, pag. 11).
Si dirà pure che PC 1 era tutt’altro che ignara di
questioni concernenti il sesso. Si menzionerà al proposito quanto figura nello
scritto di __________:
“ per vostra informazione, ieri
abbiamo trovato PC 1 dopo dieci giorni di latitanza in un appartamento di
prostitute e di spacciatori di colore, ecc… PC 1 sotto l’influsso di sostanza
stupefacente pesante, si è prostituita”
(scritto
12.12.2008 di __________, allegato ad AI 48).
Ritenuto dunque che l’AP aveva compreso che IM 1
volesse approcciarsi a lui sessualmente e cosa ciò significasse, mal si
comprende per quale motivo lo ha seguito senza nulla obiettare.
A questo proposito si impone di sottolineare che il
testimone, nel corso dell’intera serata, mai ha percepito alcun atteggiamento
che potesse presagire ad atti di violenza, sottolineando piuttosto che:
“ sono sicuro che volevano stare da
soli”
(VI PP 2.05.2013,
AI 41, p. 6).
Di fatto, come emerge chiaramente dall’incarto, __________
è piuttosto sembrato infastidito (se non geloso) proprio del fatto che PC 1
dirigesse le proprie attenzioni verso l’imputato (cfr. VI PP 2.05.2013, AI 41,
p. 4: “mi sono “girate le scatole” e me ne sono andato subito. Mi ha infastidito
il comportamento di PC 1 e del mio amico IM 1”).
Ancora quando l’AP è rientrata in Clinica e dopo aver
visto PC 1, a suo dire apparsa “stanca, ubriaca e scossa” (AI 41, pag.
5), il testimone ha indicato che:
“ non ho pensato e nemmeno mi è venuto
in mente che IM 1 potesse averle fatto qualcosa di male” (VI PP 2.05.2013, AI
41, pag. 5).” (sentenza
impugnata, consid. 35, pag. 33 e 34).
elementi
probatori oggettivi
22. Condivise - e, perciò, qui riprodotte in applicazione dell’art. 82 cpv.
4 CPP - sono anche le considerazioni dei primi giudici secondo cui nemmeno gli
elementi oggettivi in atti possono supplire alle carenze riscontrate nelle
dichiarazioni dell’AP:
“ La Corte ha quindi esaminato se
dagli atti emergono elementi oggettivi o esterni tali da suffragare le
dichiarazioni dell’AP.
Già si è
detto che i campioni biologici prelevati non hanno permesso di rilevare tracce
biologiche riconducibili all’imputato, circostanza, questa, che sembra
piuttosto confermare la tesi secondo cui questi non avrebbe eiaculato;
analogamente già è stato menzionato il fatto che, oggettivamente, attorno alle
22.00 del 13 marzo 2013, ovvero meno di 1 ora dopo i fatti, l’AP presentava un
tasso alcolemico pari allo 0,81 ‰.
L’elemento
che evidentemente impone un’attenta valutazione è la presenza della lesione a
livello vaginale rilevabile dalla documentazione allestita dalla polizia
scientifica (AI 43, foto 5).
In
particolare, il commento alla citata immagine, redatto dalla dr.ssa __________,
riferisce che:
“lacerazione interessante la mucosa a tutto
spessore e la sottomucosa
parzialmente, a margini finemente irregolari
e arrossati (le dimensioni non
sono valutabili per assenza di riferimento
metrico)”
(AI 43, commento a foto 5).
Ritenuta l’assenza ulteriori indicazioni, la
Corte ha chiesto al medico legale di specificare se detta lesione fosse
riconducibile unicamente ad un rapporto sessuale ed in caso affermativo, se
questa fosse significativa di un rapporto non consensuale (doc. TPC 14).
Con scritto datato 11 novembre 2014, la dr.ssa
__________ ha quindi precisato che:
“ Essa è una lesione altamente
aspecifica e indicativa di un traumatismo occorso in tale regione anatomica. La
lesione appare suggestiva, per posizione e caratteristiche, per essere stata
prodotta dall’inserimento di un oggetto estraneo, ovvero anche di un pene, in
vagina così come potrebbe essere anche espressione di un trauma diretto in tale
regione senza necessariamente una penetrazione vaginale: non è dunque
riconducibile unicamente ad un atto sessuale sebbene esso non possa essere
ovviamente escluso. La formazione di una lesione in tale sede può essere dipesa
sia da una dimensione elevata dell’oggetto che ha determinato una sovra
distensione della mucosa con conseguente lacerazione, sia da una mancata idonea
lubrificazione della vagina con formazione di un attrito tra la mucosa e
l’oggetto con successiva lacerazione della mucosa, ovvero dal sommarsi dei due
meccanismi. (…) Nel caso in cui la lesione sia stata causata da un atto
sessuale, la sua presenza non è indicativa di un atto consensuale o meno” (doc.
TPC 16).
In tale contesto, la Corte non può pertanto
concludere che la citata lesione sia riconducibile al rapporto sessuale oggetto
del procedimento, né che questo - in ragione della lesione - fosse non
consensuale. Peraltro, l’assenza di indicazioni in punto all’epoca in cui tale
lesione può essere insorta, neppure permette di escludere che sia ascrivibile
ad atti pregressi, per esempio causato dalla stessa AP durante le pratiche
auto-erotiche di cui ha fatto riferimento nei propri verbali (cfr. VI PP
22.10.2013, AI 52, p. 3; supra punto 14).” (sentenza impugnata, consid. 33,
pag. 31-33).
A queste
considerazioni - come detto comuni - ci si limita ad aggiungere che, come
sottolineato dalla Difesa al dibattimento d’appello, il fatto che la
penetrazione vaginale è stata preceduta da una fellatio e, quindi, il pene é
stato reso scivoloso dalla saliva, porterebbe ad escludere un suo ruolo causale
nella lesione della mucosa.
Ritenute,
comunque, le molteplici possibili cause di tale lesione, forza è concludere che
la tesi accusatoria non può trovare sostegno nemmeno negli elementi oggettivi
in atti.
atti auto
lesivi di PC 1
23. La
prima Corte ha, poi, correttamente considerato che la tesi
accusatoria non può trovare fondamento neppure sul fatto che, prima di
rientrare in Clinica, partito IM 1, PC 1 si è accovacciata fra le auto
parcheggiate e, con i cocci di una bottiglia, si è autoinferta dei tagli sul
braccio sinistro.
E questo poiché,
già la sera prima, la ragazza si era provocata analoghe lesioni con i
cocci di un bicchiere perché si sentiva in colpa per aver bevuto alcolici:
“ anche la sera prima dopo essermi
pentita per avere disobbedito ai medici uscendo e bevendo la birra mi ero
tagliata lo stesso braccio con un bicchiere” (AI 5, PG 14.03.2013, allegato 10,
pag.3).
credibilità generale di PC 1
24. Su questa questione,
si rinvia al consid. 37, pag. 35-37, della sentenza impugnata.
Qui ci si limita a riprodurre
un significativo rapporto degli operatori della __________:
“ PC 1 racconta storie che una volta
sottoposte a verifica risultano non vere. Siamo sempre più convinti che PC 1
confonda la realtà con la fantasia. Osserviamo che la ragazza ha un bisogno
continuo di mettersi in contatto con la polizia e quando la incontra manifesta
uno stato di eccitazione. (…) Inoltre in più occasioni racconta di situazioni
in cui dice di essere stata molestata sessualmente. (…) Si veste e si comporta
in modo seducente, gioca in continuazione ad essere provocante con gli uomini
sia adulti che coetanei. Anche gli educatori non sono esenti dai suoi
ammiccamenti. (…) PC 1 riesce ad attirare l’attenzione su di sé e quando la
stessa non è più focalizzata su di sé racconta o inventa cose sensazionali. Il
suo bisogno è di essere costantemente al centro dell’attenzione” (scritto
22.10.2008, __________, allegato ad AI 48).
È vero che, come
sottolineato dalla patrocinatrice dell’AP, si tratta di un rapporto redatto nel
2008. Tuttavia, non risulta e non sembra - visti, in particolare, i numerosi
ricoveri subiti - che negli anni da lì al 2013 la situazione psichica e il
comportamento dell’AP siano migliorati in modo significativo. Ne discende che
queste considerazioni possono essere validamente considerate per la valutazione
della credibilità generale di PC 1 al momento dei fatti.
conclusioni
25. Tutto ben considerato,
dunque, questa Corte si associa all’opinione dei primi giudici secondo cui
- pur
se con qualche sbavatura su questioni di dettaglio, IM 1 ha reso dichiarazioni
costanti e coerenti, dotate di una logica interna e supportate su più punti
dalle deposizioni del teste __________ e da riscontri oggettivi;
- PC
1 ha, invece, reso dichiarazioni contraddittorie, incostanti, prive di logica
intrinseca e comportamentale e che sono, laddove verificabili, smentite dai
riscontri oggettivi e, dunque, la sua credibilità è compromessa in modo
irrimediabile.
Condivise sono, pure, le
seguenti considerazioni:
“ Nel caso concreto, non è dato a
sapere se l’AP abbia denunciato l’episodio per i motivi indicati nei
sopracitati rapporti (n.d.r: quelli dei diversi operatori sanitari o educativi
che l’hanno conosciuta), oppure se ha aderito passivamente alla richiesta di IM
1, esprimendo, come indicato dal dr. __________, un’adesione non reale e
dettata dalla semplice volontà di compiacere. Tra i motivi che potrebbero aver
indotto PC 1 a mentire giova tuttavia sottolineare il fatto che la stessa era
ricoverata volontariamente presso la Clinica di __________ e che in caso di
violazione delle norme imposte dalla struttura, avrebbe potuto essere
allontanata.” (sentenza impugnata, consid. 37, pag. 37).
Ne deriva che deve essere
accertato che il rapporto sessuale avvenuto a __________ fra PC 1 e IM 1 è
stato consensuale.
26. Va,
qui, osservato che, pur se, al punto 1. (violenza carnale), l’AA menziona la
violenza, un simile atto coercitivo non è minimamente descritto. Evidentemente,
l’ipotesi accusatoria sostenuta dalla pubblica accusa è quella (menzionata in
alternativa alla violenza) secondo cui IM 1 avrebbe reso l’AP inetta a
resistere facendola bere al punto da toglierle qualsiasi possibilità di
resistergli.
Anche volendo far
astrazione dal fatto che, come si vedrà, l’alcool ingerito dall’AP non era tale
da renderla effettivamente inetta a resistere (cfr., per esempio, DTF 122 IV 50
consid. 1b) nonché dalla questione della (qui esclusa) sua opposizione all’atto
sessuale, la tesi accusatoria è sconfessata già dal fatto che, così come
rilevato dai primi giudici, dagli atti emerge “in modo incontrovertibile”
che è stata PC 1 a chiedere ripetutamente a IM 1 di portarle delle bevande
alcoliche e che, quella sera (così come già la precedente), la ragazza ha
iniziato e continuato a bere in modo del tutto autonomo, senza che IM 1 l’abbia
in alcun modo né spinta né costretta a farlo (cfr., al riguardo, sentenza
impugnata, consid. 41, pag. 41 e 42).
Infine, e a titolo
puramente abbondanziale, si rileva come la stessa patrocinatrice dell’AP,
dichiarando, nel suo intervento, di “propendere” per una condanna ex art.
191 CP (per dolo eventuale), abbia riconosciuto, implicitamente, la non
realizzazione - anche nell’ipotesi fattuale descritta da PC 1 - degli elementi
costitutivi della violenza carnale.
atti sessuali con persona
inetta a resistere
27. Quest’imputazione
alternativa non è realizzata già soltanto per il fatto che, come osservato dai
primi giudici, PC 1 non era inetta a resistere ai sensi dell’art. 191 CP (cfr.,
per esempio, DTF 133 IV 56 consid. 7.2; 119 IV 232 consid 3a; STF 6B_118/2012
dell’8 novembre 2012 consid. 1.2; STF 6B.316/2012 del 1° novembre 2012 consid.
3.1; STF 6S.217/2002 del 3 aprile 2003 consid. 3): così come dimostrano in modo
pacifico le analisi effettuate, al momento dei fatti il suo tasso alcolemico si
attestava, tutt’ al più, sullo 0,81‰, cioè ad un livello in cui nemmeno è, di
norma, rilevabile una vera e propria ebbrezza (si ricorda che, per costante
giurisprudenza, l’ammissione di una scemata imputabilità a causa dell’alcool
richiede la presenza di un tasso alcolemico di almeno il 2‰; cfr. 122 IV 50
consid. 1b; 119 IV 120 consid. 2b; STF 6B_867/2010 del 19 luglio 2011).
A questo proposito si sottolinea come risulti dagli atti che PC 1
abbia, sì, cominciato a bere prima dell’atto sessuale, ma che abbia continuato
a farlo anche dopo e, soprattutto, che risulta dalla deposizione di ___________
che, prima di appartarsi con IM 1, la giovane “aveva appena iniziato a bere”:
“ Quando si è allontanata con IM 1, PC
1 aveva appena iniziato a bere” (__________, PP 2.5.2013 pag. 5)”.
Sul tema, si aggiungono -
perché pienamente condivise - le argomentazioni svolte dai primi giudici:
“ La documentazione agli atti attesta
infatti di un tasso di alcolemia pari a 0,81 ‰ attorno alle 22:00, ovvero
subito dopo essere rientrata in Clinica (cfr. AI 10).
Al
proposito si impone di osservare che le analisi del tasso alcolemico dimostrano
che l’AP, al momento del primo prelievo, era nella fase ascendente
dell’assorbimento alcolico (passando dallo 0,81 del primo controllo all’1,14 ‰
del secondo controllo). Tale circostanza, sintomatica di un consumo recente,
induce tuttavia a ritenere che al momento dei fatti, ovvero negli istanti
immediatamente successivi all’assunzione di alcolici, la concentrazione etilica
nel sangue era verosimilmente addirittura inferiore allo 0,8 ‰.
Ad ogni
buon conto, il tasso risultante dalle tavole processuali (di poco superiore al
limite che fino a pochi anni or sono permetteva la guida di un veicolo) non
rende certo una persona ubriaca, come argomentato in sede di discussione dal
PP, ma soprattutto non la rende inetta a resistere.
Le
indicazioni testimoniali secondo cui l’AP “biascicava un po’ ed era
barcollante” o che era “abbastanza ubriaca” (cfr. dichiarazioni di __________ e
della dr. __________) non possono essere ritenute tali da sovvertire il dato
oggettivo dello 0,81 ‰ e comunque si riferiscono a momenti (sia pure di poco)
successivi ai fatti. Soprattutto, non si può prescindere dal considerare che
quando l’AP è ritornata alla Clinica era preda dell’evento psicotico che
l’aveva indotta ad auto-infliggersi tagli alle braccia. La valutazione del suo
atteggiamento non può pertanto non tenere conto di tale circostanza
assolutamente particolare.
Neppure è possibile ritenere che vi sia stata
una commistione tra alcool e medicinali tale da amplificare l’effetto
dell’alcool. Tale circostanza è stata puntualmente smentita dal dr. __________,
il quale ha indicato che:
“ questi farmaci interagiscono poco
con l’alcool anche perché vengono prescritti proprio per curare la dipendenza
etilica” (VI PP 16.04.2013, AI 30, p. 5).
In tutti i casi, anche se detta commistione
fosse effettivamente intervenuta, nel caso concreto al reato difetterebbe
comunque l’elemento soggettivo. Di fatto, IM 1 non avrebbe certo potuto sapere
quali farmaci venivano assunti dall’AP e l’effetto di questi se sommati ad un
consumo di alcool.” (sentenza impugnata, consid. 42, pag. 42 e 43).
28. Infine, nemmeno si può
ritenere data l’altra ipotesi fattuale di cui all’art. 191 CP, e cioè
l’incapacità di discernimento (che deve essere totale, DTF 119 IV 232): come
visto, in initio, infatti, l’intelligenza di PC 1 è (ancora) nella norma.
Quanto alla sua immaturità
affettiva, quand’anche, per ipotesi, raggiungesse livelli particolarmente alti -
e, quindi, tali da precluderle totalmente la capacità di determinarsi in
relazione all’atto che le veniva proposto e/o di esternare tale sua volontà -
il reato non sarebbe, comunque, dato ritenuto che è pacifico, per quanto
indicato al consid. 7 c., che di un simile stato non poteva certo avere
contezza una persona semplice quale è IM 1.
Non va, in questo contesto,
dimenticato che gli incontri di IM 1 con la ragazza sono, peraltro, durati,
entrambi pochi minuti. __________ – che conferma il dire dello stesso IM 1 – ha,
infatti, parlato per l’uno e l’altro incontro di una durata di pochi minuti:
- incontro del 12: “dopo
pochi minuti IM 1 ha detto che
doveva
andare” (PG __________ 21.3.2013 pag.
2); “saranno rimasti con noi
neanche 10 minuti” (__________, PP 2.5.2013 pag. 3);
- incontro del 13: “dopo
breve, IM 1 è sceso, ha fatto
scendere
PC 1 (n.d.r: doveva alzare il suo
sedile per permetterle di
scendere)”
(PG __________ 21.3.2013 pag. 3).
Non occorre dilungarsi per spiegare come un’immaturità psichica/emotiva
molto difficilmente può manifestarsi come tale agli occhi di uno sprovveduto in
una così breve conversazione.
Ancora una volta, si rinvia
alla sentenza impugnata (consid. 43, ultimo capoverso, pag. 43 e consid. 50
pag. 48 e 49).
29. IM 1 deve, dunque,
essere prosciolto dalle imputazioni di violenza carnale e coazione sessuale
così come dalle imputazioni alternative.
risarcimento AP
30. Stante l’assoluzione
di IM 1, la richiesta di indennizzo dell’AP è respinta.
indennità ex art 429 CPP
31. IM
1 ha rinunciato a chiedere un indennizzo ex art. 429 CPP.
tassazione note d’onorario
32. La nota professionale
3 giugno 2015 dell’avv. DI 1 per il procedimento d’appello pari a fr. 6'231.06
(IVA inclusa), va riconosciuta nella misura di fr. 2'880.- per 16 ore di
preparazione del dibattimento d’appello (compresi i colloqui con cliente), di
fr. 1'260.- per 5 ½ ore di dibattimento (compreso il colloquio con cliente) più
1 ½ ore di trasferta, di fr. 414.- per rimborso spese (importo forfettario
previsto per legge) e di fr. 364.35 a titolo di IVA, per complessivi fr.
4’918.35.
La nota professionale 2 giugno
2015 dell’avv. RC 1 per il procedimento d’appello pari a fr. 5'540.40 (IVA
inclusa), va riconosciuta nella misura di fr. 2'880.- per 16 ore di preparazione
del dibattimento d’appello (compresi i colloqui con cliente), di fr. 1'260.-
per 5 ½ ore di dibattimento (compreso colloquio con avv. DI 1) più 1 ½ ore di
trasferta, di fr. 405.- per rimborso spese (così come richiesto) e di fr. 363.60 a titolo di IVA, per complessivi fr. 4'908.60.
PC 1 è tenuta a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino questa retribuzione, pari a fr. 4'908.60, non appena le sue condizioni glielo permetteranno (art. 428 cpv. 1
CPP).
tassa di
giustizia e spese
33. Considerato l’esito
del processo, la tassa di giustizia e le spese giudiziarie
relative al procedimento di primo grado sono poste a carico dello Stato.
Gli oneri processuali
dell’appello del PP pari a fr. 1’000.- sono posti a carico dello Stato, quelli
dell’appello dell’AP PC 1, pure di fr. 1'000.-, sono posti a carico dell’AP PC
1 e, per essa (al beneficio dell’assistenza giudiziaria), a carico dello Stato.
Per questi
motivi,
visti gli art. 6, 10, 80, 84, 348 e segg., 379
e segg., 398 e segg. CPP,
190, 191 CP,
nonché, sulle spese e sulle
ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla
tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili,
dichiara e pronuncia:
1. Gli
appelli presentati dal procuratore pubblico e dall’AP PC 1 sono respinti.
Di conseguenza,
ricordato che, in assenza di impugnazione, i dispositivi n. 4., 6. e 7
della sentenza 14 novembre 2014 della Corte delle assise correzionali sono
passati in giudicato:
1.1. IM 1 è prosciolto dalle imputazioni di cui all’atto d’accusa 20
giugno 2014.
1.2. L’istanza di
indennizzo presentata da PC 1 è respinta.
1.3. Non si
assegnano indennità ex art. 429 e segg. CPP.
1.4. a. La nota professionale 3
giugno 2015 dell’avv. DI 1 per il procedimento d’appello è approvata per:
- onorario fr. 4'140.--
- spese fr. 414.--
- IVA (8%) fr. 364.35
Totale fr. 4'918.35
e posta a carico
dello Stato.
b. La nota professionale 2
giugno 2015 dell’avv. RC 1 per il procedimento d’appello è approvata per:
- onorario fr. 4'140.--
- spese fr. 405.--
- IVA (8%) fr. 363.60
Totale fr. 4'908.60
e posta a carico
dello Stato.
1.4.1. Contro
queste decisioni è dato reclamo entro 10 giorni dalla notificazione al
Tribunale penale federale, 6501 Bellinzona.
1.4.2. La
richiesta di pagamento deve essere inviata, da parte dei patrocinatori,
all’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative della Divisione della
giustizia, Via Naravazz 1, 6808 Torricella-Taverne, allegando l’originale del
presente dispositivo.
1.4.3. PC 1 è
tenuta a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino la retribuzione dell’avv. RC 1, pari a complessivi fr. 4'908.60, non appena le sue condizioni glielo permetteranno.
1.5. La tassa di giustizia e i disborsi relativi al procedimento di primo
grado sono posti a carico dello Stato.
Considerandi
2.
a. Gli oneri processuali dell’appello del procuratore pubblico, consistenti in:
- tassa di giustizia fr. 800.--
- altri disborsi fr. 200.--
fr. 1’000.--
sono posti a carico dello Stato.
b. Gli oneri processuali
dell’appello dell’AP PC 1, consistenti in:
- tassa di giustizia fr. 800.--
- altri disborsi fr. 200.--
fr. 1'000.--
sono posti a carico dell’AP PC
1.
e, per essa (al beneficio dell’assistenza giudiziaria), a carico dello Stato.
3.
Intimazione
a:
4.
Comunicazione
a:
- Corte
delle assise criminali, 6901 Lugano
- Comando
della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona
- Ministero
pubblico SERCO, 6501 Bellinzona
- Ufficio
del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano
- Sezione della popolazione, Ufficio della
migrazione,
6501.
Bellinzona
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente Il
segretario
Rimedi giuridici
Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF),
il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i
motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a
ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il
ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.