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Decisione

17.2016.38

Grave infrazione alla LCStr. Eccesso di velocità (81 km/h sul 50 Km/h). Aspetto soggettivo del reato: l'imputato non aveva seri motivi per ritenere di non trovarso in una zona in cui vige il limite di

11 luglio 2016Italiano21 min

Source ti.ch

Fatti

B. Statuendo

sull’opposizione presentata dall’accusato in data 19 febbraio 2015, con sentenza

30 novembre 2015 (intimata il 25 febbraio 2016) il giudice della Pretura penale

ha ritenuto AP 1 autore colpevole di infrazione grave alle norme della

circolazione per i fatti descritti nel decreto di accusa. Il primo giudice ha,

però, ridotto la sanzione proposta dal procuratore pubblico, condannando

l’imputato alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 220.-

ciascuna (corrispondenti a complessivi fr. 2’200.-), sospesa condizionalmente

per un periodo di prova di quattro anni, oltre alla multa di fr. 300.-. Le

tasse e le spese giudiziarie sono state poste in parte a carico dello Stato

(fr. 300.-) e in parte a carico dell’imputato (fr. 800.-) , a cui è stata anche

riconosciuta un’indennità di fr. 300.- ex art. 429 CPP. Il pretore ha, infine,

deciso di non revocare il beneficio della sospensione condizionale concesso

alla pena pecuniaria decretata nei confronti dell’imputato dal Ministero

pubblico il 31.10.2011, ma ne ha prolungato di un anno il periodo di prova (da

tre a quattro anni).

C. Contro

la sentenza del primo giudice AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler

interporre appello. Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia,

con dichiarazione di appello 4 marzo 2016 ha precisato di impugnare

integralmente la sentenza ed ha postulato il suo proscioglimento dall’accusa di

grave infrazione alle norme della circolazione stradale, la rinuncia a

prolungare di un anno il periodo di prova concesso alla precedente condanna del

2011, l’assegnazione di un’indennità ex art. 429 CPP pari a fr. 2'160.- per la

procedura di primo grado e fr. 2'160.- per la procedura d’appello, nonché

l’attribuzione di tasse e spese di primo e secondo grado a carico dello Stato.

L’appellante

ha, inoltre, chiesto che l’appello sia trattato in procedura scritta (III).

In data 5

aprile 2016 è stato assegnato all’appellante un termine di 20 giorni per

eventualmente completare la motivazione scritta della dichiarazione d’appello,

ciò che egli ha fatto con scritto 12 aprile 2016, limitandosi sostanzialmente a

ribadire le richieste già formulate in precedenza (VI).

Alle

motivazioni presentate dall’appellante né il procuratore pubblico (VIII), né il

giudice di prime cure (IX) hanno formulato particolari osservazioni.

Considerandi

In diritto: 1. Con il suo

appello AP 1 sostiene, innanzitutto, che non poteva sapere che sul tratto di

strada in cui è incappato nel controllo radar (via __________ a __________)

vigesse il limite di velocità di 50 km/h perché, sul tragitto da egli percorso,

la segnaletica non indica chiaramente quale sia il limite di velocità in

vigore. L’unico segnale “Velocità massima 50 Km/h, Limite generale” - continua

- egli l’ha incontrato in territorio di Camorino (sulla via “__________”) e,

dopo aver svoltato su via __________ ed essere entrato a __________, di segnali

di limitazione della velocità non ne ha più visti, né su via __________, prima,

né su via __________, poi.

Pertanto,

trattandosi di una zona non densamente fabbricata e considerato che fino a poco

tempo prima su via __________ vigeva il limite di 80 km/h, egli poteva in buona

fede presumere che tale limite fosse ancora in vigore.

Per la prima

volta in questa sede, l’appellante contesta il rilevamento tecnico della

velocità secondo cui egli circolava a 81 km/h (dedotto il margine di

tolleranza) poiché – sostiene - non è dato sapere se gli agenti preposti al

controllo e all’elaborazione dei dati raccolti disponevano delle conoscenze

previste dalla legge.

2.

a. Giusta

l’art. 27 cpv. 1 LCStr, l’utente della strada deve osservare i segnali e le

demarcazioni stradali, come anche le istruzioni della polizia. I segnali e le

demarcazioni hanno la priorità sulle norme generali; le istruzioni della

polizia hanno la priorità sulle norme generali, i segnali e le demarcazioni.

Giusta

l’art. 32 cpv. 2 LCStr, il Consiglio federale limita la velocità dei veicoli a

motore su tutte le strade. Al riguardo, l’art. 4a cpv. 1 lett. a ONC sancisce

che, se le condizioni della strada, della circolazione e della visibilità sono

favorevoli, la velocità massima generale dei veicoli nelle località può

raggiungere i 50 km/h. Il cpv. 2 della medesima norma stabilisce che la

limitazione generale della velocità a 50 km/h si applica in tutta la zona molto fabbricata, all’interno della località; questa limitazione incomincia al

segnale “Velocità massima 50, limite generale” (2.30.1) e termina al segnale

“Fine della velocità massima 50, limite generale” (2.53.1). Per i conducenti

che entrano in una località da strade secondarie poco importanti (come strade

che non collegano direttamente tra loro località o quartieri, strade agricole

di accesso, strade forestali, ecc.), la limitazione è valevole, anche se manca

la segnaletica, appena esiste una zona molto fabbricata.

Ai sensi

dell’art. 22 OSStr, i segnali «Velocità massima» (2.30) e «Velocità massima 50,

Limite generale» (2.30.1) indicano in km/h, la velocità che i veicoli non

devono superare anche se le condizioni della strada, della circolazione e della

visibilità sono buone. La velocità massima segnalata è soppressa dal segnale

«Fine della velocità massima» (2.53) o «Fine della velocità massima 50, Limite

generale» (2.53.1) (cpv. 1). L'inizio della limitazione generale di velocità a 50 km/h (art. 4a cpv. 1 lett. a ONC) è indicato dal segnale «Velocità massima 50, Limite generale»

(2.30.1) appena esiste una zona molto fabbricata da una delle parti della

strada. La fine della limitazione generale di velocità a 50 km/h è indicata dal segnale «Fine della velocità massima 50, Limite generale» (2.53.1); questo

segnale è collocato nel punto a partire dal quale né l'uno né l'altro dei lati

della strada è molto fabbricato (cpv. 3). I segnali che annunciano l'inizio o

la fine della limitazione generale di velocità a 50 km/h non sono necessari sulle strade secondarie poco importanti (come strade che non collegano

direttamente tra di loro località o quartieri esterni, strade agricole di

accesso, strade forestali e simili; art. 4a cpv. 2 ONC) (cpv. 4).

b. Ai sensi dell’art. 90 cpv. 2 LCStr, è punito con una pena detentiva

sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque, violando gravemente le

norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o

assume il rischio di detto pericolo.

L’art. 90

cpv. 2 LCStr descrive una forma qualificata d’infrazione alle norme della

circolazione stradale che presuppone, per la sua realizzazione, due elementi

oggettivi costitutivi e cumulativi: il primo consistente nella violazione

oggettivamente grave di una regola fondamentale della circolazione, il secondo

consistente nella creazione di un serio pericolo per gli altri utenti della

strada (Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation

routière (LCR), Berna 2007, ad art. 90, n. 19 e seg., pag. 43 e seg.).

Nell’ambito

del superamento dei limiti di velocità, il TF ha stabilito delle regole precise

al fine di garantire la parità di trattamento tra conducenti. Per l’Alta Corte

federale, il caso è oggettivamente grave – cioè, è grave a prescindere dalle

circostanze concrete (segnatamente, dalle buone condizioni di circolazione o

dall’eccellente reputazione di conducente dell’automobilista trasgressore) –

quando il superamento della velocità autorizzata è di 25 km/h o più all’interno delle località, di 30 km/h o più all’esterno delle località o sulle

semiautostrade e di 35 km/h o più sulle autostrade (STF 6B_1028/2008 del 16

aprile 2009, consid. 2; DTF 132 II 234 consid. 3.1; 128 II 86 consid. 2b, 126

II 202 consid. 1a, 124 II 259 consid. 2b, 124 II 475 consid. 2a).

La

conseguenza di tale schematismo è quella di ammettere l’esistenza di una messa

in pericolo accresciuta unicamente in funzione del superamento della velocità

consentita, facendo astrazione del fatto che un terzo si trovi nelle vicinanze;

se la velocità massima è superata secondo quanto sopra, vi è una tale messa in

pericolo anche in presenza di condizioni di circolazione ottimali e con una

strada deserta (Jeanneret, op. cit., ad art. 90, n. 28-29, pag. 47-48; v. anche

STF 1C_83/2008 del 16 ottobre 2008, consid. 2 e DTF 132 II 234, consid. 3.1).

c. Dal profilo soggettivo, la fattispecie di cui all’art. 90 cpv. 2 LCStr

è realizzata quando l’autore ha adottato un comportamento senza riguardi o

gravemente contrario alle regole della circolazione oppure, in caso

d’infrazione commessa per negligenza, ha assunto un comportamento palesemente

negligente (STF 1C_144/2011 del 26 ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008

del 18 novembre 2008, consid. 2.3; STF 6B_718/2007 dell’8 gennaio 2008, consid.

3.

; DTF 131 IV 133 consid. 3.2 e rinvii; DTF 126 II

206.

consid. 1a; Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n.

37, pag. 50). Quanto più è grave la violazione delle norme

della circolazione sotto il profilo oggettivo, tanto più fondata sarà la

conclusione che l'agente ha agito senza riguardi, salvo particolari indizi

contrari al proposito (STF 6B_742/2011 del 1° marzo 2012, consid. 3.3; STF 6B_786/2011 del 5 luglio 2012, consid. 2.1;

Jeanneret, op. cit., ad art. 90, n. 43, pag. 52).

Anche per

quanto concerne il riconoscimento dell’aspetto soggettivo del reato, in materia

di eccessi di velocità la giurisprudenza del Tribunale federale ha adottato lo

stesso schematismo già evocato in relazione agli elementi costitutivi

oggettivi: quando il superamento del limite massimo consentito costituisce dal

profilo oggettivo un caso grave (quale, ad esempio, un superamento del limite

di 50 km/h di 25 km/h o più) esso è, di regola, pure costituivo di una crassa

negligenza (STF 1C_518/2012 del 9 gennaio 2013, consid. 2.3; STF 1C_144/2011

del 26 ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008 del 18 novembre 2008, consid.

2.

; DTF 126 II 196 consid. 2; DTF 123 II 37 consid. 1f).

Un’eccezione

può entrare in considerazione solamente ove risulti che il conducente aveva

seri motivi per ritenere di non trovarsi più nella zona in cui vigeva tale

limite (STF 1C_518/2012 del 9 gennaio 2013, consid. 2.3; STF 1C_144/2011 del 26

ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008 del 18 novembre 2008, consid. 2.3;

DTF 126 II 196 consid. 2; DTF 123 II 37 consid. 1f).

Una parte

della dottrina ritiene che il comportamento del conducente che non si avvede di

una limitazione della velocità possa essere esaminato alla luce della norma

sull’errore sui fatti (art. 13 CP): il conducente agisce, infatti, sulla scorta

di una supposizione erronea delle reali circostanze della fattispecie

(Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 63 pag. 60).

Tuttavia, anche questo approccio conduce, nella maggior parte dei casi, alla

punibilità dell’autore per negligenza: in effetti, in considerazione

dell’elevato grado di attenzione che si esige dal conducente, occorre ritenere

che l’errore non è scusabile in quanto avrebbe potuto essere evitato usando le

debite precauzioni (art. 13 cpv. 2 CP; cfr. Jeanneret, op. cit., ad art. 90, n.

64, pag. 61).

velocità

tenuta

3.

In

concreto, non vi sono dubbi sul fatto che AP 1, l’8 ottobre 2014, ha circolato

ad una velocità di 81 Km/h (già dedotto il margine di tolleranza) su un tratto

di via __________ a __________ in cui vige il limite generale di 50 Km/h. Ciò

emerge, infatti, sia dalle risultanze del rilevamento tecnico della velocità

eseguito tramite radar - che l’appellante ha espressamente accettato quando è

stato sentito dalla polizia (PS 17.11.2014, AI 1, pag. 2) - sia da quanto da

lui scritto alla Sezione della circolazione poco più di un mese dopo i fatti,

quando ha spiegato che, quel giorno, viaggiava su via __________ “a poco più

di 80 km/h”, spinto dalla fretta di recarsi dal dentista e dalla

convinzione di rispettare il limite di velocità vigente (PS 17.11.2014, AI 1,

pag. 3 e doc. 7).

Circostanza,

questa, che l’appellante non ha contestato nemmeno davanti al giudice di primo

grado che, a ragione, ha ritenuto pacifico che AP 1 circolava alla velocità

rilevata di 81 km/h (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 3).

Rimettere in

discussione per la prima volta davanti a questa Corte tale accertamento,

sostenendo che la formazione e le conoscenze degli agenti preposti al controllo

radar non sono state verificate, è evidentemente frutto di una strategia

difensiva che non può essere seguita. Diversamente dalla decisione di questa

Corte citata dall’appellante, egli non solo non ha mai contestato, prima di

giungere in appello, la velocità punibile accertata ma, al contrario, l’ha

confermata. Non vi è, pertanto, nessun motivo per scostarsi dalle dichiarazioni

da egli rilasciate poche settimane dopo i fatti, in un momento in cui la sua

percezione di quanto accaduto era certamente più integra.

Viaggiando

alla velocità di 81 Km/h sul limite generale di 50 Km/h, AP 1 ha ecceduto di 31

km/h il limite consentito, ciò che realizza pacificamente dal profilo oggettivo

il reato di grave infrazione alla LCStr.

In base alla

giurisprudenza citata in precedenza, occorre partire dal presupposto che,

avendo circolato a 31 km/h oltre il limite di 50 km/h, AP 1 ha commesso una

crassa negligenza e si è reso colpevole del reato a lui imputato anche dal

profilo soggettivo, a meno che dagli atti emerga che, così come da lui preteso,

egli avesse seri motivi per ritenere di non trovarsi in una zona in cui vige il

limite generale di 50 km/h.

limite di velocità

4.

a. Il tragitto percorso

da AP 1 l’8 ottobre 2014 è pacifico: egli è partito dalla sua abitazione in via

In di Campagn a __________, si è immesso sulla strada principale in direzione

di Bellinzona (“__________”) e, giunto alla prima rotonda, ha svoltato a

sinistra su via __________, entrando in territorio di __________. Arrivato in

fondo alla via __________, ha svoltato a destra su via __________ ed è

incappato nel controllo radar poco più avanti, all’altezza della __________ (AI

1).

b. Innanzitutto, AP 1

pretende, dunque, che un primo segnale indicante il limite generale di 50 Km/h

avrebbe dovuto essere posato dopo l’intersezione tra la via __________ e la via

__________ e che l’assenza di ripetizione di tale segnale poteva, invece,

fargli credere di non essere più soggetto a tale limite. Da un lato, perché

proprio sulla via __________ vi è il confine tra il Comune di __________ e

quello di __________ e, dall’altro, perché per buona parte si tratta di una

strada che attraversa la campagna aperta.

Se effettivamente lungo la

via __________ vi sia o meno il segnale “Velocità massima 50, Limite generale”

non è chiaro: la fotografia del luogo in possesso del Comune di __________

raffigura il segnale, mentre quella prodotta dall’appellante - scattata del

medesimo punto - no. Si tratta però, a mente di questa Corte, di un aspetto che

può rimanere indeciso.

Infatti, anche se tale

segnale non era presente, AP 1 doveva essere a conoscenza del limite generale

vigente non tanto per aver visto un segnale, quanto perché, dopo aver

incontrato il segnale “Velocità massima 50, Limite generale” posto all’entrata

del Comune di __________ (“davanti al __________”, come indicato dal difensore

nello scritto 12 aprile 2016, CARP VI), il suo tragitto si è svolto interamente

all’interno di una zona molto fabbricata. Infatti, contrariamente all’opinione

da egli espressa per la prima volta in sede di appello, la via __________ si

trova in una zona densamente fabbricata, in cui sorgono numerose costruzioni

(con i relativi accessi) su entrambi i lati della strada (cfr. al proposito

l’estratto dall’alto di Google maps consultabile in internet).

Il limite generale di 50

km/h segnalato sulla via __________ all’entrata del Comune di __________ era,

perciò, valido all’interno di tutta la zona molto fabbricata, senza che la sua

ripetizione all’interno della zona, nemmeno dopo l’intersezione o il passaggio

dal Comune di __________ a quello di __________, fosse necessaria (art. 16 cpv.

2.

OSStr; Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière, Commentaire, 4°

edizione, ad art. 32, n. 3.6.4).

Del resto, questa

situazione era chiara a AP 1, come emerge dalle sue iniziali - e assolutamente

credibili - dichiarazioni (“ho quindi imboccato via __________, strada con

limite 50 Km/h in tipica situazione abitativa”, cfr. scritto 30.11.2014,

doc. 7) poi modificate - evidentemente di nuovo a fini di una strategia difensiva

- solo in sede di appello.

Ne deriva che

all’appellante era chiaro che su via __________ vige il limite di 50 km/h.

c. L’appellante

sostiene, poi, che, per il tratto successivo - cioè, quello su via __________ -

egli poteva in buona fede presumere che il limite vigente fosse di 80 km/h

perché, a suo modo di vedere, la via __________ è una strada di grosso calibro,

fuori località, senza una particolare densità di fabbriche, con doppio

marciapiede e sulla quale, fino al momento in cui egli l’ha percorsa

quotidianamente, vigeva il limite di 80 km/h.

In assenza di un segnale

di limitazione della velocità a 50 km/h posto a quell’intersezione (Via __________

/Via __________) egli aveva validi motivi per ritenere di non essere soggetto a

tale limite.

c.1. Contrariamente

all’opinione dell’appellante è indubbio che la via __________ si trova in una

zona densamente fabbricata. Dalla documentazione prodotta al dibattimento di

primo grado (doc. 7 pretura penale) e dalla ripresa dall’alto visibile da Google

maps, emerge chiaramente che vi sono - soprattutto su uno dei due lati della

strada - numerosi insediamenti aziendali, industriali e commerciali, accessi

diretti alla strada, fermate del bus e un sottopasso (sopra transita il treno).

Se è vero che, seguendo il percorso dell’appellante, l’edificazione della zona

inizia ad essere particolarmente densa proprio nel punto in cui è stato posato

il radar per il controllo (nel tratto di strada tra l’intersezione con via __________

e la __________ vi è un solo grande edificio commerciale con il relativo

accesso e il sottopasso del treno), è anche soprattutto vero che AP 1 conosce

bene la zona, sia perché abita nelle immediate vicinanze, sia perché, per anni,

è passato quotidianamente di lì. Pertanto, anche quando ha svoltato su via __________,

egli doveva essere consapevole di essere soggetto al limite di 50 Km/h perché

doveva sapere di trovarsi ancora all’interno di una zona densamente fabbricata.

Di conseguenza, non avendo incontrato nessun segnale di “Fine velocità massima

50, limite generale”, AP 1 non poteva in buona fede ritenere che il limite di

velocità fosse passato da 50 Km/h ad 80 km/h.

c.2. Contrariamente

all’opinione dell’appellante, né la circostanza secondo cui il limite di

velocità su via __________ era fino a poco tempo prima di 80 Km/h, né la

presenza su via __________ del segnale “Velocità massima 50, Limite generale”

in direzione opposta alla sua, in concomitanza col cartello di località “__________”,

permettono di giungere ad una diversa conclusione.

c.3.1. L’introduzione del

limite di velocità di 50 Km/h sulla via __________ risale al 2013 (la

pubblicazione sul foglio ufficiale è del 27 agosto 2013, doc. 7 pretura

penale), mentre il controllo della velocità in cui è incappato l’appellante è stato

effettuato l’8 ottobre 2014. A distanza di un anno dall’introduzione del nuovo

limite di velocità, non è serio pensare che AP 1 - che, lo si ricorda, anche se

nel frattempo ha cambiato posto di lavoro e modificato di conseguenza il

tragitto percorso in auto quotidianamente, risiede tuttora nella zona - non

fosse a conoscenza della modifica.

c.3.2. La presenza del segnale

“Velocità massima 50, Limite generale” in direzione opposta non permette,

invece, all’appellante di trarre nessuna conclusione utile sul limite di

velocità in vigore nel tratto di strada che lo precede. La segnaletica non

implica, infatti, che nel tratto che precede sia necessariamente in vigore una

velocità superiore (cfr. al riguardo Bussy/Rusconi, op. cit., ad art. 32 LCR n.

3.6.4

che non esclude la possibilità di ripetere il segnale indicante la

velocità massima consentita).

c.4. Da quanto precede

discende che AP 1 non aveva alcun “serio motivo” per ritenere di non trovarsi

in una zona in cui vigeva il limite di 50 km/h, né può avvalersi di un errore

sui fatti ai sensi dell’art. 13 cpv. 1 CP. In considerazione

dell’elevato grado di attenzione che si esige dal conducente, il fatto che egli

abbia ritenuto che il limite vigente su via __________ fosse di 80 km/h è,

infatti, un errore che doveva essere evitato e, in quanto tale, non è scusabile

(art. 13 cpv. 2 CP; cfr. Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR,

ad art. 90, n. 63 e 64, pag. 60-61).

La condanna inflitta in

prima istanza per grave infrazione alle norme della circolazione deve, dunque,

essere confermata in questa sede.

5.

Per quanto attiene

alla commisurazione della pena - non oggetto di specifica contestazione - la

pena pecuniaria deve essere confermata, così come la multa.

Confermata è, pure, la

sospensione condizionale della pena pecuniaria per un periodo di prova di 4

anni.

Parimenti merita conferma

il prolungamento di un anno del periodo di prova della pena pecuniaria inflitta

all’imputato dal Ministero pubblico il 31 ottobre 2011.

6.

È

integralmente confermata anche l’attribuzione di tasse, spese e indennità

decisa in prima sede (art. 426 cpv. 1 e 428 cpv. 3 CPP), mentre per quanto

riguarda la procedura d’appello le tasse e le spese giudiziarie sono poste

integralmente a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP), a cui non si

giustifica di assegnare nessuna indennità ex art. 429 CPP.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli

art. 6, 10, 77, 80, 84, 139, 348 e segg., 379 e segg., 398

e segg. e 429 CPP,

13,

21, 42 e segg. e 47 CP,

27

cpv. 1, 32 cpv. 2 e 90 cpv. 2 LCStr,

4a

ONC,

16

cpv. 2 e 22 cpv. 1, 3 e 4 OSStr,

nonché sulle spese l’art. 428

CPP e la LTG,

dichiara e pronuncia:

1. L’appello è

respinto.

Di conseguenza:

1.1.

AP 1 è dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della

circolazione stradale per avere, a ________, l’8 ottobre 2014,

circolato con la vettura Volvo targata __________ alla velocità di 81 Km/h

(dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia mediante apparecchio

radar, malgrado il vigente limite di 50 Km/h;

1.2. AP

1 è condannato:

1.2.1.alla pena pecuniaria di 10 aliquote

giornaliere di fr. 220.- cadauna, per un totale di fr. 2’200.-

(duemiladuecento);

1.2.2.alla multa di fr. 300.- (trecento) con

l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la pena detentiva sostitutiva è

fissata in giorni 2 (due).

1.3. L’esecuzione

della pena pecuniaria è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 4

(quattro) anni.

1.4. È

confermata l’attribuzione degli oneri processuali di primo grado così come

decisa in prima sede.

2. Il

periodo di prova di 3 (tre) anni relativo alla sospensione condizionale della

pena pecuniaria inflitta a AP 1 dal Ministero pubblico il 31 ottobre 2011 è

prorogato di un anno (art. 46 cpv. 2 CP).

3. È

confermata l’assegnazione ad AP 1 di un’indennità pari a fr. 300.-

(trecento) per la procedura di primo grado. Non si assegnano indennità ex art.

429 CPP per la procedura d’appello.

4. Gli oneri

processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 800.-

- altri disborsi fr. 200.-

fr. 1'000.-

sono posti a carico di AP 1.

5. Intimazione a:

6. Comunicazione a:

- Pretura

penale, 6501 Bellinzona

- Comando della

Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

- Ministero

pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

- Ufficio del

Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente La

segretaria

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,

contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione

e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione

(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non

sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,

il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i

motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere

è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.