17.2016.75
Assoluzione dell'imputato in quanto l'accertamento, non fondato su ausili tecnici e viziato da effetto ottico di schiacciamento dei piani, impedisce di concludere con sufficiente certezza per l'esiste
12 ottobre 2016Italiano26 min
Source ti.ch
Incarto n.
17.2016.75
Locarno
12 ottobre 2016/im
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Damiano Stefani e Giovanni Celio
segretario:
Orio Filippini, vicecancelliere
sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio dell’11 marzo 2016 da
AP 1
rappr. DI 1
contro la sentenza emanata nei
suoi confronti il 3 marzo 2016 dalla Pretura penale di Bellinzona
(motivazione scritta intimata il 7 aprile 2016)
richiamata la dichiarazione di appello 28 aprile 2016;
esaminati gli atti;
ritenuto
in fatto: A. Con decreto d’accusa DA
1952/2015 dell’11 maggio 2015, il procuratore pubblico ha dichiarato AP 1
autore
colpevole di:
grave infrazione alle norme della circolazione
per
aver violato gravemente le norme medesime cagionando un serio pericolo per la
sicurezza altrui, in particolare per avere, circolando con la vettura BMW
targata __________, omesso di mantenere la necessaria distanza di sicurezza
dall’antistante vettura;
Fatti
avvenuti il 13.03.2015 sul tratto autostradale della A2 fra Mendrisio e
Coldrerio;
reato
previsto dall’art. 90 cpv. 2 LCStr in rel. con gli art. 26 cpv. 1, 27 cpv. 1,
34 cpv. 4 LCStr, 3 cpv. 1, 12 cpv. 1 ONC,
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 30 aliquote
giornaliere
da fr. 160.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr.
4’800.–,
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3
anni,
nonché al pagamento di una multa di fr. 700.–, della
tassa
di giustizia di fr. 100.– e delle spese giudiziarie di fr. 200.
(AI 4).
AP 1 ha presentato opposizione contro detto decreto d’accusa il 13
maggio 2015 (AI 5), che il procuratore pubblico ha nondimeno confermato il 18
maggio 2015, trasmettendo al contempo gli atti alla Pretura penale.
B. Statuendo, dopo aver
tenuto il dibattimento, con sentenza del 3 marzo 2016, il presidente della
Pretura penale ha dichiarato AP 1 autore colpevole di grave infrazione alle
norme della circolazione e lo ha condannato alla pena
pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 140.– cadauna, per un totale di
fr. 2'800.–, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, alla
multa aggiuntiva di fr. 600.–, commutata in cinque giorni di detenzione in caso
di mancato pagamento, infine al pagamento delle tasse e delle spese giudiziarie
di complessivi fr. 950.–.
C. L’11 marzo 2016 AP 1
ha tempestivamente annunciato appello contro il menzionato giudizio. Ricevute
le motivazioni scritte della sentenza, notificate alle parti il 7 aprile 2016,
il 28 aprile 2016 ha inoltrato la dichiarazione d’appello, con cui ha impugnato
la sentenza in tutti i suoi punti, postulandone la modifica, nel senso di
proscioglierlo dal reato ascrittogli, con tasse, spese e ripetibili a carico
dello Stato.
D. Al dibattimento
d’appello, svoltosi il 20 settembre 2016, l’appellante ha confermato la
richiesta di assoluzione piena, nonché la domanda subordinata, intesa alla
condanna ad una multa di fr. 200.–, o ad altra pena stabilita dalla Corte per
infrazione semplice delle norme della circolazione; il tutto, con protesta di
spese e indennità.
Considerandi
in diritto: 1. Giusta l’art. 398 cpv. 1
CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado
che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare,
mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto,
compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o
ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
Giusta
l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso
(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza
in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado ha una cognizione
completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza
di prime cure.
Sulla
questione della cognizione del tribunale di secondo grado il Tribunale federale
ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di
tutte le questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda
istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a
criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una
nuova decisione – che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) – secondo il
proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle
risultanze delle prove autonomamente amministrate (sentenza del Tribunale
federale 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid. 2.1 che cita, fra gli altri,
Luzius Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung,
Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in sentenza del
Tribunale federale 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).
L’imputato
2.
Nato nel 1971,
l’imputato è celibe e vive con i genitori a Balerna. Professionalmente si
occupa di produzioni TV per la RSI, di cui è dipendente, anche se, per la verità,
dallo scorso mese di agosto, a seguito di uno stato psicologico invalidante
derivante, a suo dire, dal presente procedimento egli è a casa in malattia
(verbale dib. d’appello, pag. 4). Incensurato, non ha doveri di mantenimento.
Risultanze
dell'inchiesta, giudizio di primo grado e dibattimento d'appello
3.
Il 13 marzo 2015,
poco dopo le 16:00, l’imputato stava percorrendo l’autostrada A2 in direzione
sud, alla guida della propria vettura BMW. Poco prima di Mendrisio, si spostava
sulla corsia di sorpasso accodandosi a un autofurgone.
La
manovra non sfuggiva a una pattuglia della polizia, che seguiva a breve
distanza con un’autocivetta. Ravvisando una possibile infrazione all’obbligo di
tenersi ad una distanza di sicurezza dal veicolo che precede, gli agenti
attivavano il dispositivo video per documentare l’evolversi del comportamento
dell’imputato. A tal fine, si ponevano con l’autocivetta sulla corsia di
sorpasso, mantenendosi a distanza costante dalla sua vettura. Le riprese video
si estendevano sull’arco di quasi 4 minuti, e su una distanza di poco meno di 7
chilometri, durante i quali la BMW si è mantenuta sulla corsia di sorpasso dietro
all’autofurgone. Gli agenti fermavano in seguito l’imputato, addebitandogli il
mancato rispetto delle distanze di sicurezza. Egli veniva, poi, convocato il 17
marzo 2015 presso la polizia cantonale di Lamone per essere interrogato in
qualità di imputato, previo avvio, nei suoi confronti, di un procedimento
penale per titolo di grave infrazione alle norme della circolazione, per aver
mantenuto, nella circostanza appena ricordata, una distanza insufficiente dal
veicolo che lo precedeva (rapporto di polizia 26 marzo 2015 e verbale
d’interrogatorio 17 marzo 2015, AI 1).
4.
Rispetto alla
lunghezza complessiva del tratto di strada oggetto delle riprese video (6.952
km), l’infrazione constatata dalla polizia si riferisce ad un percorso di soli
3.5
km, “all’interno del cantiere autostradale di Mendrisio”:
“Come si può evincere dal fotogramma 1 allegato al
verbale d’interrogatorio, i due veicoli sono praticamente all’interno
dell’ombra prodotta da un autoarticolato, la cui lunghezza è di 16,50 metri.
Considerando la lunghezza di entrambi i mezzi meccanici (BMW lunghezza 4,34
metri / furgone lunghezza 4,782 metri), si può dedurre che lo spazio tra essi
sia al massimo 10 metri.
Questa
distanza veniva mantenuta per un tratto di circa 3,5 km nonostante l’aumento
della velocità tanto da raggiungere i 121 km/h”
(rapporto
di polizia 26 marzo 2015, pag. 1-2, AI 1).
Da qui il decreto d’accusa.
Nel rapporto di polizia è, tuttavia, precisato che nell’intero
tratto l’imputato “non ha mai eseguito manovre di pressing o “Bilux” per
ottenere strada libera” e che al momento dell’infrazione il traffico non
era intenso e la visibilità buona. E infine, che “la manovra non ha arrecato
pericolo per gli altri utenti della strada” (rapporto di polizia 26 marzo
2015, pag. 2, AI 1).
5.
Dopo aver illustrato
le regole vigenti, secondo dottrina e giurisprudenza, per la determinazione
della “distanza sufficiente” dal veicolo che precede (art. 34 cpv. 3
LCStr), il presidente della Pretura penale si è allineato alla posizione
dell’accusa, giudicando che il comportamento stradale tenuto da AP 1
costituisce una grave infrazione alle norme della circolazione. Rispetto alle
proposte del decreto d’accusa, egli ha nondimeno ritenuto di dover ridurre le
aliquote giornaliere di pena pecuniaria da 30 a 20, diminuendo al contempo
l’importo delle singole aliquote da fr. 160.– a fr. 140.–, così come la multa,
da fr. 700.– a fr. 600.– e, infine, la durata del periodo di prova, da 3 anni a
2.
anni.
6.
Al dibattimento
d’appello la difesa ha ripreso gli argomenti già avanzati in prima sede,
negando l’esistenza di prove per affermare che l’imputato abbia tenuto una
distanza di sicurezza insufficiente dal veicolo che lo precedeva. Tesi
accusatoria, sempre secondo la difesa, basata esclusivamente sulla valutazione
della polizia, che è però frutto di distanze estrapolate da ombre e ipotesi.
Ribadita, inoltre, l’esigenza di considerare che, ponendosi a tergo di un
veicolo che ne segue un altro, la distanza tra questi risulta all’occhio nudo
ben più ravvicinata a quella effettiva (“effetto schiacciamento” o “telescopio”).
L’appellante critica, altresì, la qualifica giuridica
dell’infrazione, rilevando che il giudice ha erroneamente ritenuto una grave
infrazione alle norme della circolazione (art. 90 cpv. 2 LCStr), allorché un
corretto accertamento dei fatti avrebbe dovuto condurre al proscioglimento e,
al più, ad una condanna per infrazione semplice (art. 90 cpv. 1 LCStr).
7.
L’art. 90 cpv. 2
LCStr punisce con la pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria
chi, violando gravemente le norme della circolazione, cagiona un serio pericolo
per la sicurezza altrui (grave infrazione alle norme della circolazione). Per
la giurisprudenza, un serio pericolo per la sicurezza altrui è realizzato non
solo in caso di pericolo concreto, ma già in presenza di un’elevata messa in
pericolo astratta (sentenza del Tribunale federale 6B_441/2015 del 3 febbraio
2016.
consid. 2.2.1; DTF 131 IV 136 consid 3.2; Giger, SVG Kommentar, 8a ed.,
Zurigo 2014, n. 36 ad art. 34 LCStr).
Soggettivamente,
la fattispecie di cui all’art. 90 cpv. 2 LCStr è realizzata quando l’autore ha
adottato un comportamento senza riguardi o gravemente contrario alle regole
della circolazione oppure, in caso d’infrazione commessa per negligenza, ha
assunto un comportamento palesemente negligente (sentenze del Tribunale
federale 1C_144/2011 del 26 ottobre 2011, consid. 3.3;1C_222/2008 del 18 novembre
2008, consid. 2.3;6B_718/2007 dell’8 gennaio 2008, consid. 3.3; DTF 131
IV 133 consid. 3.2 e rinvii; DTF 126 II 206 consid. 1a;
Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 37, pag. 50 ;
Giger, op. cit. n. 35 ad art. 34 LCStr).
a) Per
l’art. 34 cpv. 4 LCStr il conducente deve tenersi a una distanza sufficiente da
tutti gli utenti della strada, in particolare nell’incrociare, sorpassare e
circolare affiancato o dietro a un altro. Con riferimento ai veicoli che
si susseguono, l’art. 12 cpv. 1 ONC precisa la norma,
disponendo che il conducente deve osservare una distanza sufficiente dal
veicolo che lo precede al fine di potersi fermare per tempo in caso di frenata
inattesa.
b) Come rettamente
osservato dal primo giudice, non esiste una regola assoluta per determinare
quale sia la distanza sufficiente dal veicolo che precede, la stessa dipendendo
dalle circostanze concrete, come le condizioni della strada, della circolazione
e della visibilità, il tipo di veicolo ed il suo stato (sentenza impugnata,
pag. 3, con richiamo a DTF 131 IV consid. 3.1 e alla sentenza del Tribunale
federale 1C_502/2011 del 6 marzo 2012 consid. 3.1).
c) La giurisprudenza non
ha sviluppato alcun principio generale concernente la distanza, entro la quale
dev’essere ritenuta, in ogni caso, ossia anche in presenza di condizioni
favorevoli, una violazione lieve (contravvenzione) delle norme della
circolazione, ai sensi dell’art. 90 cpv. 1 LCStr. Ha tuttavia ripetutamente
preso in considerazione, quali standard minimi generalmente riconosciuti in
caso di buone condizioni (strada, meteo, veicolo), la regola dei 2 secondi,
come pure la formula “½ Tachy, halber Tacho,” (30 metri a 60 km/h, 40
metri a 80 km/h, ecc., pari a un’intervallo di 1,8 secondi), ritenuto che la distanza
così ottenuta corrisponde più o meno alla distanza necessaria per bloccare un
veicolo in caso di frenata d’urgenza del veicolo che precede (DTF 131 IV 133
consid. 3.1, sentenze del Tribunale federale 6B_502/2016 del 13 settembre 2013
consid. 2.1;6B_441/2015 del 3 febbraio 2016 consid 2.2.2;6B_92/2015 del 27
maggio 2015 consid. 1.3.1;6B_281/2013 del 16 luglio 2013 consid. 2.2;
1C_424/2012 del 15 gennaio 2013 consid. 4.1;1C_502/2011 del 6 marzo 2012
consid. 3.1; Bussy/Rusconi/Jeanneret/Kuhn/Mizel/Müller, Code suisse de la
circulation routière commenté, n. 5.2 ad art. 34 LCStr; Weissenberger,
Kommentar zum Strassenverkehrsgesetz, Bundesgerichtspraxis, Zurigo/San Gallo
2011, n. 53, pag. 246; Giger, op. cit., n. 33 ad art. 34 LCStr).
d) Per situare la soglia
della grave infrazione alle norme della circolazione (art. 90 cpv. 2 LCStr),
confrontandosi con la prassi tedesca che riteneva pericoloso un intervallo
temporale di 0,8 secondi, la dottrina aveva proposto di considerare come caso
grave un intervallo temporale corrispondente a 0,6 secondi (o meno). In DTF 131
IV 133 consid. 3, il Tribunale federale aveva ravvisato una grave violazione
delle norme della circolazione nel comportamento di un automobilista che aveva
circolato, con buone condizioni di visibilità e fondo asciutto, ad una velocità
dichiarata di 110 km/h sulla corsia di sorpasso di un tratto semi autostradale,
tallonando un’automobile, anch’essa in fase di sorpasso, ad una distanza di 10
metri, per oltre 800 metri, con la manifesta intenzione di costringere
l’automobilista tallonato ad accelerare oppure a rientrare nella corsia di
destra, ciò che corrispondeva a 1/11 “Tachy”, rispettivamente a un
intervallo temporale di 0,33 secondi. Da allora, giurisprudenza e dottrina
fanno costante riferimento a questi parametri, ritenendo generalmente idonea a
generare una grave violazione delle norme della circolazione una distanza dal
veicolo che precede inferiore a 1/6 “Tachy”, rispettivamente a 0,6
secondi (sentenze del Tribunale federale 6B_92/2015 del 27 maggio 2015 consid.
1.3
;6B_281/2013 del 16 luglio 2013 consid. 2.2;1C_424/2012 del 15 gennaio
2013.
consid. 4.1;1C_502/2011 del 6 marzo 2012 consid. 3.1 e riferimenti; DTF
131.
IV 133 consid. 3; Bussy/Rusconi/Jeanneret/Kuhn/Mizel/Müller, op. cit., n.
5.2
ad art. 34 LCStr; Weissenberger, op. cit., n. 54, pag. 247).
8.
Sono agli atti,
annessi al rapporto di polizia (AI 1), quattro fotogrammi estrapolati dalla
videoregistrazione (effettuata con l’apparecchio di misurazione della velocità
montato sul veicolo della polizia) dell’inseguimento della BMW dell’imputato,
protrattosi per 03:55 minuti, pari a un tratto di poco meno di 7 km, di cui
oltre 2 km di cantiere, in territorio di Mendrisio.
a) L’Ordinanza sul
controllo della circolazione stradale (OCCS) prevede che, nella misura del
possibile, durante i controlli vanno impiegati ausili tecnici per accertare la
distanza di sicurezza tra veicoli (art. 9 cpv. 1 lett. c OCCS). Per gli ausili
tecnici, l’art. 9 cpv. 1bis OCCS
rinvia all’ordinanza sugli strumenti di misurazione (OStrM) e alle disposizioni
esecutive del DFGP, mentre che il cpv. 2 della norma fa incarico all’USTRA di
disciplinare, d’intesa con l’Ufficio federale di metrologia METAS,
l’esecuzione, la procedura, i requisiti dei sistemi e tipi di misurazione,
nonché i margini di tolleranza. L’Ordinanza dell’USTRA concernente l’Ordinanza
sul controllo della circolazione stradale (OOCCS-USTRA) contiene le
disposizioni esecutive dell’OCCS e disciplina i controlli della velocità, della
fase rossa dei semafori (infrazioni all’obbligo di fermarsi segnalato dal
semaforo), del lavoro, della guida e del riposo, del peso, nonché dell’abilità
alla guida (tasso alcolico nell’aria espirata, analisi del sangue e delle
urine). Vi sono, poi, l’Ordinanza del DFPG sugli strumenti di misurazione della
velocità e la sorveglianza della fase rossa ai semafori nella circolazione
stradale (OStrMV) e le Istruzioni dell’USTRA concernenti i controlli di polizia
della velocità e la sorveglianza della fase rossa dei semafori.
Tutto questo armamentario
di ordinanze e istruzioni tace, però, sull’esistenza e sulla regolamentazione
del controllo della distanza di sicurezza tra veicoli mediante ausili tecnici
auspicato dall’art. 9 cpv. 1 lett. c OCCS. Occorre così ritenere che questo
tipo di controllo semplicemente non esista. Ne consegue che le constatazioni
del rapporto di polizia (AI 1) non possono dirsi fondate su un accertamento
effettuato mediante impiego di ausili tecnici. Se è vero, infatti, che il
rilevamento della velocità durante le fasi dell’inseguimento è stato eseguito
utilizzando mezzi tecnici autorizzati (apparecchio radar montato
sull’autocivetta), è però altrettanto vero che esso non fornisce alcun dato di
misurazione della distanza effettiva tenuta dall’imputato dal veicolo che lo
precedeva.
In assenza di uno
specifico ausilio tecnico, la conclusione che la distanza tra i due veicoli era
tale da connotare una grave infrazione alle norme della circolazione si fonda,
quindi, essenzialmente sulla stima, affidata all’occhio dei due agenti di
polizia. L’accertamento dei fatti è dunque empirico, sicché al filmato in
questione, ma anche ai singoli fotogrammi da esso estrapolati, deve essere
attribuita valenza probatoria limitata.
Ciò posto, occorre
nondimeno scendere nella disamina di queste prove.
b) Il primo fotogramma
mostra la vettura BMW dell’imputato accodata all’autofurgone Renault Trafic.
I
due veicoli sono contemporaneamente in fase di sorpasso di un autoarticolato,
ad una velocità di 70 km/h indicata dallo strumento di misurazione
dell’autocivetta.
A
mente del presidente della Pretura penale (sentenza impugnata, pag. 4), si può
osservare che, in questo frangente, i due veicoli si trovano a tal punto
ravvicinati, da inserirsi entrambi all’interno dell’ombra dell’autoarticolato
proiettata sul fondo stradale. Ciò significa che la lunghezza dei due veicoli,
sommata alla distanza che li separa in questo preciso istante, è inferiore alla
lunghezza totale dell’autoarticolato.
Tenuto
conto che la BMW misura 4.34 metri, il furgone Renault Trafic 4.78 metri (in
totale 9.12 metri) e l’autoarticolato, come misura massima, 16.50 metri (art.
65.
cpv. 1 lett e ONC), la distanza tra la BMW e l’autofurgone Renault Trafic
nell’attimo di quel fotogramma era di 7.50 metri, pertanto inferiore ai 10
metri. Ne discende, sempre stando al giudizio impugnato, che l’imputato si è
reso colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione.
Alla
velocità di 70 km/h, in 0,6 secondi si percorrono 11.66 metri, rispettivamente
9.17
metri, tenendo conto margine di sicurezza di 15 km/h (e non del 15%)
richiesto dall’imputato, desumendolo verosimilmente dall’art. 8 cpv. 1 lett. i,
n. 1 OOCS-USTRA.
Ora,
la distanza tra i due veicoli di 7.50 metri (il dato corretto è in realtà 7.38
metri), calcolata dal primo giudice, si situa indubbiamente nella zona
inferiore a quella di 11.66 metri, rispettivamente di 9.17 metri, al di sotto
della quale scatta il caso qualificato dell’art. 90 cpv. 2 LCStr.
Visionando il fotogramma e
il relativo filmato, la distanza tra i due veicoli appare effettivamente,
all’occhio, molto ravvicinata.
Nessuna informazione è
data, però, quanto al tipo di obiettivo montato sulla telecamera
dell’autocivetta. Concepito per l’accertamento della velocità del veicolo inseguito,
secondo la logica più elementare tale obiettivo non può avere una funzione di
allargamento o dilatazione dell’immagine (effetto grandangolo). La sua funzione
dev’essere, bensì, quella di focalizzare con la miglior precisione l’oggetto
ripreso, cioè il veicolo inseguito (effetto teleobiettivo). Come rettamente
osservato dalla difesa, l’effetto teleobiettivo genera uno “schiacciamento dei piani”, comprimendo la prospettiva (proiezione su un piano di un oggetto
tridimensionale). In tal modo, la scena fotografata riduce sensibilmente le distanze tra
due punti lontani facendoli apparire più vicini se non addirittura sullo stesso
piano.
Ricorrendo
al solo ausilio dell’occhio, l’effetto appena descritto fa sì che dal
fotogramma in questione non è possibile stabilire con la necessaria sicurezza
che la distanza tra la BMW e l’autofurgone Renault Trafic fosse inferiore a
9.17
metri.
Né
l’ombra dell’autoarticolato può essere di qualche ausilio, posto come dal
fotogramma non sia possibile assodare, contrariamente all’opinione del primo
giudice, che l’autofurgone rientri, parzialmente o completamente, in tale
ombra.
Non
è data, quindi, la prova di una distanza tra i due veicoli qualificante una
grave infrazione alle norme della circolazione.
c) Non ne va diversamente
per il secondo fotogramma, che ritrae i due veicoli piuttosto
ravvicinati, alla velocità indicata di 73 km/h. Esso non fornisce, però,
elementi sufficientemente sicuri per stabilire che la distanza tra i due
veicoli sia inferiore a 12.16 metri (che si percorrono in 0,6 secondi alla
velocità di 73 km/h), rispettivamente a 10.34 metri, considerando un margine di
sicurezza di 15 km/h (art. 8 cpv. 1 lett. i, n. 1 OOCS-USTRA). Anzi, la difesa
va seguita, laddove osserva che le ombre delle due auto proiettate sul muro
spartitraffico, attestano una distanza tra i due veicoli ben superiore.
d) Nel terzo fotogramma,
per generare una grave infrazione alle norme della circolazione, la distanza
tra i due veicoli doveva fissarsi al di sotto di 17 metri (che si percorrono in
0,6 secondi alla velocità di 102 km/h), rispettivamente a 14.45 metri, nel caso
più favorevole all’imputato, cioè dopo deduzione del margine di sicurezza del
15% (art. 8 cpv. 1 lett. i, n. 2 OOCS-USTRA). Nel fotogramma è ben visibile la
BMW dell’imputato che continua a seguire a breve distanza l’autofurgone Renault
Trafic. Ma anche in questo caso, l’occhio nudo non consente di stabilire con
sicurezza una distanza tra i veicoli inferiore ai parametri suddetti.
e) Nella situazione
ripresa nel quarto fotogramma la velocità rilevata dall’autocivetta è di 121
km/h. Conseguentemente il caso grave si ha con una distanza tra i due veicoli
inferiore a 20.16 metri, rispettivamente a 17.14 metri, nel caso più favorevole
all’imputato, cioè dopo deduzione del margine di sicurezza del 15% (art. 8 cpv.
1.
lett. i, n. 2 OOCS-USTRA). Stando all’immagine ripresa nel fotogramma la
distanza tra i veicoli è effettivamente ravvicinata. Siamo però in una
situazione analoga a quella del fotogramma 1 e anche qui l’ombra
dell’autoarticolato non può essere di ausilio all’occhio, per concludere ad una
distanza inferiore a quelle sopra indicate.
f) I fotogrammi in
esame sono stati estrapolati dal filmato che ritrae la BMW dell’imputato mentre
segue a breve distanza l’autofurgone Renault Trafic sull’arco di più
chilometri. Le videoriprese forniscono immagini in movimento di situazioni del
tutto simili a quelle impresse sui fotogrammi che, alla pari di questi, in una
valutazione ad occhio impediscono di concludere con sufficiente margine di
certezza all’esistenza di distanze tra i veicoli giustificanti una condanna per
grave infrazione alle norme della circolazione.
9.
A tale conclusione
soccorrono, del resto, anche le parole degli agenti che hanno allestito il
rapporto di polizia, stando a cui l’imputato “non ha mai eseguito manovre di
pressing o “Bilux” per ottenere strada libera”. Ma soprattutto, alla Corte
è parso determinante che, a giudizio dei due agenti “la manovra non ha
arrecato pericolo per gli altri utenti della strada” (rapporto di polizia
26.
marzo 2015, pag. 2, AI 1). Si tratta di una constatazione importante, che
collide con la natura e gli elementi costitutivi del reato in esame. Una grave
infrazione alle norme della circolazione non può quindi ritenersi provata.
Di conseguenza AP 1
dev’essere prosciolto.
10.
La Corte deve allora
esaminare, non da ultimo poiché oggetto di specifica domanda subordinata, se
l’imputato sia perseguibile per contravvenzione alle norme della circolazione.
Giusta
l’art. 90 cpv. 1 LCStr è punito con la multa chiunque contravviene alle norme
della circolazione (contravvenzione alle norme della circolazione). La norma è
concepita come delitto di pura condotta (“Tätigkeitsdelikt”, délit formel”):
la violazione di una regola della circolazione è punibile indipendentemente
dalle conseguenze reali o possibili dell’infrazione, pertanto anche se essa non
ha comportato la creazione di un pericolo concreto. L’art. 90 cpv. 1 LCStr
istituisce, in tal senso, un delitto di messa in pericolo astratta (Janneret,
Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière, Berna 2007, n.
17.
ad art. 90 LCStr; Bussy/Rusconi/Jeanneret/Kuhn/Mizel/Müller, op. cit., n.
3.4
ad art. 90 LCStr).
a) Una violazione
dell’art. 34 cpv. 4 LCStr, comportante la multa prevista all’art. 90 cpv. 1
LCStr, scatta allorquando l’intervallo temporale tra il veicolo che precede e
quello che segue scende al di sotto di 1,8 secondi (sopra, consid. 7c).
Nel caso di specie, tenuto
conto, come in precedenza, del margine di sicurezza più favorevole all’imputato
(15 km/h sino alla velocità di 100 km/h, rispettivamente 15% oltre i 100 km/h,
cfr. art. 8 cpv. 1 lett. i, n. 1 OOCS-USTRA), per evitare di incorrere nella
sanzione dell’art. 90 cpv. 1 LCStr AP 1 avrebbe dovuto mantenere una distanza
dall’autofurgone che lo precedeva superiore a:
- 27.50 metri
nella situazione del fotogramma 1,
- 29 metri
nella situazione del fotogramma 2,
- 43.34 metri
nella situazione del fotogramma 3,
- 51.42 metri
nella situazione del fotogramma 4.
b) Analizzando l’ipotesi
accusatoria di grave infrazione alle norme della circolazione, la Corte non ha
giudicato attendibile l’esame ad occhio nudo delle distanze e le conseguenti
conclusioni dell’accusa, da una parte poiché non sorretti da un controllo della
distanza di sicurezza effettuato mediante ausili tecnici e, dall’altra parte, a
causa dell’effetto ottico di “schiacciamento dei piani” (effetto
telescopio, cfr. consid. 8.b).
Nonostante
le distanze tra i veicoli apparissero sensibilmente ridotte, la visione dei
fotogrammi non consentiva di concludere con la necessaria sicurezza che
rientrassero nei parametri qualificanti il caso grave.
Ne
va diversamente per l’esame dell’infrazione semplice, ove le distanze entranti
in considerazione per il giudizio sono triplicate rispetto a quelle precedenti.
In questo caso l’occhio trova aiuto, appunto, nell’importante aumento della
distanza da considerare. Per fare un esempio, visionando il fotogramma 4, una
cosa è giungere ad affermare con sicurezza che la distanza tra i due veicoli è
inferiore a 17 metri, ben più sicuro e tranquillante è invece concludere che
essa sia inferiore a 50 metri.
In
definitiva, per questo esame la Corte ritiene che il giudizio possa agevolmente
fondarsi su una semplice, ancorché critica, visione dei fotogrammi.
Vagliati
con attenzione questi documenti, la Corte perviene alla conclusione che tutti i
fotogrammi (in modo particolare il primo e il quarto) evidenziano, d’acchito e
senza timore di smentita, come la distanza tra i due veicoli sia, finanche
largamente, inferiore alle misure minime indicate (sopra, lett. a).
Lo
stesso difensore, riferendosi al fotogramma 2, ha stimato una distanza tra i
due veicoli variante tra 24 e 30 metri, dando così conferma della
realizzazione, perlomeno in quel frangente, di un’infrazione lieve alle norme
della circolazione (arringa scritta annessa al verbale del dibattimento
d’appello).
Di
conseguenza, pur non avendo creato un pericolo concreto, AP 1 si è reso autore
colpevole di contravvenzione alle norme della circolazione (art. 90 cpv. 1 in
relazione con l’art. 34 cpv. 4 LCStr).
11.
I fotogrammi e il
filmato fanno stato di una contravvenzione ripetutasi a più riprese sull’arco
di più chilometri. Di conseguenza, avuto riguardo al genere d’infrazione, la
Corte ritiene congruamente commisurata alla colpa e alle condizioni personali
dell’imputato, una multa di fr. 500.–.
12.
Giusta l’art. 429 cpv.
1.
CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi
confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto a un’indennità per le spese
sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali (lett.
a) e per il danno economico risultante dalla partecipazione necessaria al
procedimento penale (lett. b). Inoltre, per la lett. c di detto articolo,
l’imputato assolto o nei cui confronti il procedimento è stato abbandonato ha
diritto ad una riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi
dei suoi interessi personali, segnatamente in caso di privazione della libertà.
In
concreto l’imputato è stato prosciolto dall’accusa di grave infrazione alle
norme della circolazione; condannato, invece, per contravvenzione alle norme
medesime. Il proscioglimento è dunque soltanto parziale, ciò che impone
l’assegnazione di un’indennità ridotta per le spese di patrocinio, che questa
Corte quantifica in fr. 2’000.–, di cui fr. 1'000.– per il primo grado e fr.
1'000.– per seconda sede. E ciò, a fronte di una richiesta del patrocinatore,
contenuta nella generica locuzione “protestate tasse spese e ripetibili di
primo e secondo grado”.
La
Corte si è pronunciata facendo astrazione dalla perizia privata prodotta dalla
difesa al dibattimento, il referto non avendo saputo fornire spunti utili per
il giudizio. Un’indennità per l’eventuale danno economico al riguardo non entra
perciò in considerazione.
In
esito al procedimento, si giustifica di porre le tasse e le spese della
procedura di primo grado a carico dello Stato per fr. 400.– (spese per la
motivazione scritta) e a carico dell’imputato per fr. 550.–, mentre che quelle
di secondo grado vanno interamente a carico dello Stato.
Per questi
motivi,
visti gli
art. 80, 81, 398 e segg., 408 CPP,
26.
cpv. 1, 27 cpv. 1, 34 cpv. 4, 90 cpv. 1 LCStr,
12.
cpv. 1 ONC,
34,
47.
e segg. e 106 CP
nonché, sulle spese e indennità, gli art. 428 e 429 cpv. 1 lett. a CPP e la
LTG,
dichiara
e pronuncia:
1.
L’appello è parzialmente
accolto.
Di
conseguenza:
1.1
AP 1 è prosciolto
dall’imputazione di grave infrazione alle norme della circolazione.
1.2
AP 1 è dichiarato
autore colpevole di contravvenzione alle norme della circolazione per avere, il
13.
marzo 2015, sul tratto autostradale della A2 fra Mendrisio e Coldrerio,
circolando con la vettura BMW targata __________, omesso di mantenere la
necessaria distanza di sicurezza dall’antistante vettura;
1.3
AP
1.
è condannato alla multa di fr. 500.– (cinquecento); in caso di mancato
pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata in 5 (cinque) giorni (art.
106.
cpv. 2 CP).
2.
Gli
oneri processuali del procedimento di primo grado, per complessivi fr. 950.–
(novecentocinquanta), sono posti a carico dello Stato in ragione di fr. 400.– (quattrocento)
e di AP 1 per fr. 550.– (cinquecentocinquanta).
3.
Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:
- tassa di giustizia fr. 800.–
- altri disborsi fr. 200.–
fr.
1’000.–
sono posti a
carico dello Stato che rifonderà ad AP 1, quale indennità ex art. 429 cpv. 1
lett. a CPP, fr. 1'000.– per la procedura di primo grado e fr. 1'000.– per la
procedura d’appello.
4.
Intimazione a:
5.
Comunicazione a:
- Pretura
penale, 6501 Bellinzona
- Comando della
Polizia cantonale, 6500 Bellinzona
- Ministero
pubblico SERCO, 6501 Bellinzona
- Ufficio del
Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano
- Sezione della
circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino
- Divisione
della giustizia, 6501 Bellinzona
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente Il
segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.