17.2016.8
Reclamo contro la decisione del PP di commutare le pene pecuniarie in una pena detentiva
23 febbraio 2016Italiano10 min
Source ti.ch
Incarto n.
17.2016.8
Locarno
23 febbraio 2016/mi
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Damiano Stefani e Giovanni Celio
segretaria:
Sara Lavizzari, vicecancelliera
per statuire sul reclamo presentato il 23 dicembre 2015 da
IS 1
contro la decisione indipendete
successiva 16 dicembre 2015 di commutazione in pena detentiva del LUP
ritenuto
in fatto che: - tra il luglio 2013 e il giugno
2015 IS 1 ha subito le seguenti condanne:
·
con DAC n. 190/2013 del 12 luglio 2013, passato incontestato in
giudicato, il procuratore pubblico l’ha ritenuto autore colpevole di
danneggiamento, ripetuto furto di lieve entità e contravvenzione alla LStup e
l’ha condannato alla pena pecuniaria di 150 aliquote giornaliere da fr. 70.-
cadauna (per complessivi fr. 10'500.-). L’ammontare dell’aliquota è stato, poi,
successivamente ridotto a fr. 25.- con decisione indipendente successiva del
5.12.2013 (DIS 97/2013), per un importo complessivo pari a fr. 3'750.- pagabili
in 24 rate mensili con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, sarebbe
stata ordinata l’esecuzione di una pena detentiva di 150 giorni;
·
con DAC n. 195/2014 del 7 luglio 2014, passato incontestato in
giudicato, è stato ritenuto colpevole di danneggiamento e contravvenzione alla
LStup e condannato alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere da fr. 100.-
ciascuna, per complessivi fr. 2'000.- e alla multa di fr. 200.- (da sostituirsi
con una pena detentiva di rispettivamente 20 e 2 giorni in caso di mancato
pagamento). È stata, inoltre, revocata la sospensione condizionale concessa ad
una pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere di fr. 50.- ciascuna, per
complessivi fr. 4'000.-, decretata nei suoi confronti il 7 giugno 2010, con
l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa sarebbe stata
sostituita con una pena detentiva di 80 giorni;
·
con DA n. 2512/2015 del 19 giugno 2015, pure passato incontestato
in giudicato, il procuratore pubblico l’ha ritenuto colpevole di ripetuto
furto, infrazione e contravvenzione alla LStup e ubriachezza e l’ha condannato
alla pena pecuniaria di 80 aliquote giornaliere da fr. 80.00.- ciascuna, pari a
complessivi fr. 6'400.-, con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la
stessa sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 80 giorni;
- con istanza 24 luglio
2015, ribadita nell’agosto successivo, IS 1 ha chiesto sia la commutazione
delle pene pecuniarie e della multa a suo carico in lavoro di pubblica utilità,
sia la riduzione dell’ammontare delle aliquote delle stesse sostenendo che, pur
avendo trovato un lavoro stabile in Svizzera interna che gli permette di poter
finalmente condurre una vita regolare, egli è oppresso dai sostanziosi debiti
che ha con la giustizia cui dice di non riuscire a far fronte;
- statuendo il 16 dicembre
2015, il procuratore pubblico ha respinto l’istanza osservando, da un lato, che
il genere di reati commessi esclude che vi siano i presupposti per convertire
le pene pecuniarie e la multa in lavoro di pubblica utilità e, dall’altro, che IS
1, oltre a percepire uno stipendio che gli consentirebbe di saldare ratealmente
il dovuto, ha pure già beneficiato di una riduzione dell’ammontare
dell’aliquota giornaliera della pena pecuniaria a lui inflitta con DAC 190/13 ,
senza però dimostrare di avere la volontà di regolare i suoi conti con la
giustizia, ritenuto che ha provveduto al versamento di soli fr. 157.- (recte fr.
314.-) in due anni e che non un solo franco è stato versato nemmeno per i due
decreti successivi del 2014 e del 2015: non essendovi, dunque, nessuna garanzia
che l’istante paghi il dovuto, il PP ha deciso di commutare le pene inflitte a IS
1 in una pena detentiva, da espiare, di complessivi 325 giorni;
- con scritto 23 dicembre
2015, IS 1 ha ribadito la propria richiesta sostenendo nuovamente di non
riuscire, pur lavorando, a pagare il dovuto perché la quasi totalità di ciò che
percepisce gli viene pignorata dall’Ufficio esecuzioni (I);
- alla richiesta di questa
Corte di voler meglio specificare e motivare le sue richieste, IS 1 ha risposto
precisando di chiedere, con il reclamo, la conversione delle pene pecuniarie e
della multa a lui inflitte in lavoro di pubblica utilità (da svolgere, se
possibile, a Turgovia, dove attualmente vive e lavora) e,
subordinatamente, una riduzione delle aliquote giornaliere a suo carico. In
quest’ultima eventualità, ha aggiunto, gli occorrerebbe comunque molto tempo
per saldare il dovuto a causa del pignoramento di salario che subisce ogni mese
e che lo lascia senza nemmeno il necessario per coprire il suo minimo vitale
(IV);
in diritto che: - nei casi in cui il
procedimento penale si conclude con un DA, competente per emanare le decisioni
indipendenti successive è il ministero pubblico (art. 363 cpv. 2 CPP);
- contro la decisione del
procuratore pubblico l'interessato può presentare opposizione ex art. 354 CPP
(Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente l'unificazione del diritto
processuale penale, pag. 1201; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, 2a edizione, Zurigo/San Gallo 2013, n. 4 ad art. 363, pag. 714
e n. 5 ad art. 365, pag. 718; Schmid, Handbuch des Schweizerischen
Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 86, n. 1395, pag. 638; Perrin in:
Kuhn/Jeanneret (curatori), Commentaire Romand, Code de procédure penale suisse,
Basilea 2011, n. 20 ad art. 363, pag. 1627; Schwarzenegger in:
Donatsch/Hansjakob/Lieber (curatori), Kommentar zur Schweizerischen
Strafprozessordnung, 2a edizione, Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 6 ad art.
363, pag. 2131);
- avverso la decisione su
opposizione del Ministero pubblico è dato direttamente reclamo ex art. 393
segg. CPP (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., n. 5 ad art. 365, pag. 718; Heer in:
Niggli/Heer/Wiprächtiger (curatori), Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, 2a edizione, Basilea 2014, n. 9 segg. ad art. 365, pag.
2810) a questa Corte;
- lo scritto 23 dicembre
2015, poi precisato il 25 gennaio 2016, può essere trattato (e compreso)
unicamente quale reclamo ex art. 393 segg. CPP contro la decisione indipendente
successiva del procuratore pubblico di commutare le pene pecuniarie e la multa
in pena detentiva, a fronte della richiesta del ricorrente di sostituire le stesse
con un lavoro di pubblica utilità o di ridurre l’ammontare delle aliquote;
- giusta l’art. 36 cpv 3 CP,
se il condannato non può pagare la pena pecuniaria perché, senza sua colpa, le
condizioni determinanti per la commisurazione dell’aliquota giornaliera si sono
notevolmente deteriorate dopo la sentenza, egli può chiedere al giudice la
sospensione dell’esecuzione della pena detentiva sostitutiva e proporre in sua
vece: la proroga del termine di pagamento per ventiquattro mesi al massimo
(lett. a), la riduzione dell’importo dell’aliquota giornaliera (lett. b) oppure
l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità (lett. c);
- ciò posto, non vi sono in
atti elementi sufficienti per considerare adempiti i requisiti previsti
dall’art. 36 cpv. 3 CP e accogliere così le richieste del procedente. Un
peggioramento considerevole delle condizioni determinanti per la commisurazione
dell’aliquota giornaliera non è, infatti, stato dimostrato.
Nonostante sia stato invitato da questa Corte a voler meglio
motivare le sue richieste, il reclamante non solo non ha fornito nessun
documento attestante la sua situazione finanziaria e debitoria attuale e quella
al momento della fissazione delle pene pecuniarie il cui ammontare ora pretende
Fatti
di non riuscire a pagare, ma nemmeno le ha descritte limitandosi ad affermare,
genericamente, di non essere in grado di far fronte al dovuto a causa della sua
situazione debitoria. Nemmeno i documenti in atti permettono di sopperire a
questa mancanza: da essi emerge, infatti, unicamente la sua situazione
finanziaria nel mese di dicembre 2013, e cioè al momento dell’emanazione della
decisione indipendente successiva con cui l’aliquota di cui al DAC 190/2013 è
stata ridotta a fr. 25.- (DIS.2013.97, consid. 4), e quella al momento
dell’emanazione del DA 1252/2015 del giugno 2015. I documenti allegati da IS 1
alla domanda di riscatto presentata all’Ufficio di patronato nel settembre 2015
attestano, infatti, unicamente un salario, al netto della trattenuta eseguita a
favore dell’UE di Locarno, di rispettivamente fr. 2'001.- per il mese di giugno
2015, fr. 2'121.- per il mese di luglio 2015 e fr. 2'241.- per il mese di
agosto 2015 e delle spese mensili di complessivi fr. 748.70 (affitto e cassa
malati). Nulla si sa, invece, né sulla situazione finanziaria attuale di IS 1,
né su quella al momento dell’emanazione del decreto d’accusa del 2014, né della
Considerandi
sua situazione debitoria. L’estratto UEF aggiornato che IS 1 si era impegnato a
fornire all’Ufficio di patronato al momento della richiesta del settembre 2015
non è mai stato prodotto (cfr. scritto 9 settembre 2015).
In queste condizioni, per questa Corte é impossibile assodare se
la situazione economica del condannato si è notevolmente deteriorata dopo la
pronuncia delle condanne a suo carico. Per dimostrare il deterioramento delle
sue condizioni economiche così come richiesto dall’art. 36 cpv. 3 CP, IS 1
avrebbe dovuto, quanto meno, produrre i documenti attestanti la sua situazione
finanziaria attuale, così come quella tra il 2013 e il 2015, nonché gli estratti
dell’UEF sulla sua situazione debitoria presente e passata. Ciò che egli non ha
fatto nemmeno dopo l’ulteriore termine di 20 giorni concessogli da questa Corte
per meglio motivare la sua richiesta, che deve pertanto essere respinta;
- la decisione di
commutazione del procuratore pubblico merita, però, soltanto parziale conferma,
ritenuto che – come rilevabile dallo scritto 26 agosto 2015 dell’UIPA – dalle
150.
aliquote inflitte a IS 1 con DAC n. 190/2013 e DIS.2013.97, vanno
previamente dedotti i due acconti (e non solo uno) di fr. 157.- (pari a 13
giorni di pena detentiva) versati dal reclamante;
- si prescinde, anche in
questa sede, dal prelievo di tasse e spese;
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli art. 36 cpv. 1 e cpv. 3 CP
363
segg. e 393 segg. CPP
10
e 12 LEPEM;
dichiara e pronuncia:
1. Il reclamo è
parzialmente accolto.
Di conseguenza, le pene pecuniarie di complessive 332 aliquote giornaliere e la
multa di fr. 200.- inflitte a IS 1 con DAC 190/2013, DAC 195/2014 e DA
2512/2015 sono sostituite con una pena detentiva, da espiare, di 319 (trecentodiciannove)
giorni.
2. Non si prelevano
tasse di giustizia o spese.
3. Intimazione a:
4. Comunicazione a:
- Ufficio
dell’incasso e delle pene alternative, Via Naravazz 1, 6808 Torricella
- Ufficio del
Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano
- Ufficio
assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato,
Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente La
segretaria
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.