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17.2017.31

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

3 luglio 2017Italiano23 min

Source ti.ch

Fatti

avvenuti nelle circostanze di tempo e di luogo dianzi indicate

reato

previsto dall’art. 138 cifra 1 CP;

richiamato

l’art. 42 cpv. 1 e 4 CP”.

E

ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per

un periodo di prova di 2 anni, di 30 aliquote giornaliere da fr. 70.– cadauna,

corrispondenti a complessivi fr. 2’100.–, come pure alla multa di fr. 400.- (da

trasformarsi in pena sostitutiva di 4 giorni in caso di mancato pagamento),

nonché al pagamento della tassa di giustizia di fr. 100.– e delle spese

giudiziarie di fr. 100.–, rinviando AC 1 al competente foro civile per fare

valere le pretese di corrispondente natura.

Al suddetto decreto d’accusaAP

1 ha interposto tempestiva opposizione.

B. Statuendo

previo dibattimento il 6 dicembre 2016, il giudice della Pretura penale ha

confermato l’imputazione e le proposte di pena contenute nel decreto d’accusa e

condannato pertanto AP 1 alla pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un

periodo di prova di 2 anni, di 30 aliquote giornaliere da fr. 70.– cadauna,

corrispondenti a complessivi fr. 2’100.–, come pure alla multa di fr. 400.–, da

trasformarsi in pena sostitutiva di 4 giorni in caso di mancato pagamento

(dispositivi 2.1 e 2.2). La tassa e le spese giudiziarie, di complessivi fr.

950.– (comprensivi della tassa di motivazione del giudizio) sono state poste a

suo carico (dispositivo 2.3), unitamente all’obbligo di rifondere

all’accusatore privato AC 1 l’importo di fr. 5'800.– per titolo di indennità ex

art. 433 cpv. 1 CPP (dispositivo 3).

La sentenza

prevede, infine, il rinvio dell’accusatore privato al foro civile per fare

valere le sue pretese civili, che il primo giudice ha comunque riconosciuto nel

principio (art. 126 cpv. 3 CPP) (dispositivo 4).

C. Contro

la sentenza della Pretura penale, il 12 dicembre 2016 l’imputata ha

tempestivamente annunciato appello (CARP I). Ricevuta la motivazione scritta

della pronuncia, ha poi confermato la sua intenzione di impugnare la sentenza

con dichiarazione d’appello del 30 gennaio 2017 (CARP III).

Invero,

la dichiarazione d’appello in rassegna non soddisfa puntualmente i requisiti

formali posti dall’art. 399 CPP. Nondimeno, nell’esporre i fatti AP 1

contrappone in termini chiari la sua posizione a quella dell’accusatore

privato, integralmente protetta dal primo giudice e lascia inferire la volontà

di impugnare l’intera sentenza, rendendo così superflua una richiesta di

precisazioni, da parte della Corte, nel senso dell’art. 400 cpv. 1 CPP. Del

resto, nelle fasi predibattimentali, il patrocinatore dell’accusatore privato

nemmeno ha invocato vizi formali dell’impugnativa, né richiesto la non entrata

in materia, rimettendosi semplicemente al prudente giudizio della Corte e

postulando la reiezione del gravame (lettera 24 febbraio 2017DI 1, CARP V).

In

proposito, ancora può essere soggiunto che l’imputata ha invano richiesto il

beneficio del “gratuito patrocinio”, dapprima al procuratore pubblico

(dopo l’emanazione del decreto d’accusa), poi al primo giudice, che le ha

negato la nomina di un patrocinatore d’ufficio, diniego confermato dalla CRP e

dal Tribunale federale, infine davanti alla CARP che, dopo averle richiesto un

aggiornamento della situazione finanziaria, si è vista costretta a comunicarle

che le condizioni per una difesa d’ufficio non si trovavano realizzate (CARP

XVIII).

D. Al

dibattimento di appello, svoltosi il 28 giugno 2017, l’accusatore privato ha

postulato la conferma del primo giudizio, in particolare dei dispositivi 3 e 4,

formulando una richiesta di adeguato indennizzo ex art. 433 CPP per le spese

d’appello, che ha quantificato in fr. 1'619.25.

Dal

canto suo, AP 1 ha chiesto di essere integralmente prosciolta dall’accusa di

appropriazione indebita, postulando al contempo la reiezione delle richieste

dell’accusatore privato.

Considerandi

in

diritto: 1. Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può

essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono

fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello

è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e

l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.

398.

cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e

l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta

l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso

(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza

in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado ha una cognizione

completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza

di prime cure.

Sulla

questione della cognizione del tribunale di secondo grado il Tribunale federale

ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di

tutte le questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda

istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a

criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una

nuova decisione – che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) – secondo il

proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle

risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12

luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler

Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1,

pag. 2642, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr.,

inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale

svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 398, n. 7,

pag. 777).

L’imputata

2.

L’imputata

è nubile e madre di un figlio quindicenne. Risiede a Paradiso con il figlio in

un appartamento di sua proprietà, gravato da ipoteche per fr. 152'000.–.

Il

6.

luglio 2009 AP 1 è divenuta socia e gerente della __________, con sede a

Lugano, società avente come scopo sociale, in particolare, l’intermediazione e

la promozione di viaggi o vacanze e la gestione di agenzie specializzate

nell’organizzazione di viaggi e vacanze, così come la “vendita biglietteria

aerea e business travel”.

L’imputata

è titolare dell’intero capitale sociale, consistente in 200 quote di fr. 100.–

.

Il

9.

luglio 2014 il Pretore del distretto di Lugano ha pronunciato il fallimento

della __________. Impugnata in via di reclamo la dichiarazione di fallimento,

con decreto del 30 luglio 2014 la Camera di esecuzione e fallimenti del

Tribunale d’appello ha revocato il fallimento, dando atto che l’imputata aveva

frattanto proceduto al pagamento di fr. 7'614.20 a saldo dell’esecuzione

sfociata, appunto, nella dichiarazione di fallimento.

Il

14.

dicembre 2016 il Pretore del distretto di Lugano ha pronunciato lo

scioglimento della __________ e ne ha ordinato la liquidazione secondo le

prescrizioni applicabili al fallimento (art. 731b cpv. 1 cifra 3 CO). Invero,

al dibattimento d’appello AP 1 ha dichiarato di avere personalmente messo in

liquidazione la __________, dopo essersi resa conto che la sua salute non le

consentiva più di dare continuità alla ditta. Sia come sia, il 27 febbraio 2017

il Pretore del distretto di Lugano ha ordinato la sospensione per mancanza di

attivo della procedura di fallimento.

A

far tempo dal mese di novembre 2016 l’imputata è stata assunta da __________,

società che gestisce un negozio all’interno del centro commerciale FoxTown, con

un salario mensile lordo di fr. 4'500.–, attività che ha dovuto interrompere a

gennaio del corrente anno, causa malattia. Persistendo i problemi di salute,

ella ha inoltrato una richiesta di indennità AI. Attualmente è in attesa

dell’esito di tale richiesta e percepisce le indennità di malattia (verbale

dib. d’appello, pag. 2-3).

Denuncia

penale e inchiesta

3.

Il

18.

febbraio 2015 AC 1 inoltrava al Ministero pubblico una denuncia penale per

titolo di appropriazione indebita, giusta l’art. 138 CP, nei confronti di AP 1,

da estendere a eventuali altri reati o persone che potessero entrare in

considerazione. Egli dichiarava, inoltre, di costituirsi accusatore privato,

intenzionato a fare valere sia l’azione penale che quella civile.

Nella

denuncia è esposto il seguente complesso di fatti.

AC

1, da anni cliente della __________, nel febbraio 2014 si era rivolto

all’imputata, intenzionato ad acquistare due biglietti per un volo di andata e

ritorno in business class da Milano Malpensa a Giacarta, con partenza prevista

il 26 dicembre 2014 e rientro il 6 gennaio 2015 (AI 1, pag. 2, punto 2).

All’inizio

del mese di marzo 2014 AP 1 invitava il cliente a “provvedere al pagamento

dei biglietti per evitare il rischio di una lievitazione dei prezzi e per poter

emettere i biglietti, previo pagamento alla compagnia aerea” (AI 1, pag. 2,

punto 3). AC 1 dichiara di aver eseguito il pagamento di fr. 6'820.– in

contanti nel corso del mese di aprile 2014 e che “con comunicazione e-mail

13.

maggio 2014 (doc. 1) AP 1 ha quindi trasmesso al denunciante gli estratti

della prenotazione con l’indicazione del numero dei biglietti elettronici da

lei personalmente emessi” (ibidem). Dopo aver invano tentato di accedere al

sito della Emirates inoltrando il numero di prenotazione rivenuto

dall’imputata, AC 1 si è rivolto direttamente alla compagnia nel mese di maggio

2014, scoprendo che non risultava alcun biglietto emesso a suo nome (AI 1, pag.

2, punto 4). Comunicato il fatto all’accusata, questa prendeva posizione con

e-mail del 13 giugno 2014, ove lo tranquillizzava, affermando che avendo

acquistato il biglietto presso la sua agenzia e non direttamente tramite la

Emirates il titolo di viaggio valido era solo quello da lei indicatogli. Le

difficoltà di ottenere informazioni sulle prenotazioni direttamente dal sito

internet delle compagnie aree veniva da lei attribuita al blocco di accesso

operato da alcune compagnie per i biglietti prenotati tramite agenzie di viaggi

(AI 1, pag. 3, punto 4).

Nel

mese di settembre 2014 AC 1 iniziava a preoccuparsi, sia perché la data della

partenza si stava avvicinando, sia, in particolare, a fronte delle “risposte

evasive e incoerenti” che gli venivano date dall’imputata. Contattata la

Emirates, veniva così informato che per il volo in questione vi erano state ben

sette prenotazioni, effettuate ma poi lasciate scadere. Non vedendo altre

soluzioni e non trovando altro modo per regolare la questione con la

denunciata, egli acquistava pertanto due nuovi biglietti direttamente presso la

Emirates al prezzo – frattanto aumentato – di fr. 8'180.–.

Il

denunciante fa osservare, altresì, che il fallimento (ancorché revocato) della __________

nel mese di luglio 2014 attesta il difficile momento della ditta dell’imputata,

che si traduceva in una mancanza di liquidità, ciò che sta ad indiziare le

intenzioni di AP 1 di appropriarsi dell’importo di fr. 6'820.– (AI 1, pag. 4,

punto 7). Da qui la denuncia penale.

4.

Il

10.

marzo 2015 AC 1 è stato sentito dalla segretaria giudiziaria del Ministero

pubblico. Dopo aver ribadito di essere da anni cliente (sia lui che la sua

società) della __________, e come tale di aver sempre trattato con AP 1,

essendo l’agenzia a lei riconducibile, a conferma e integrazione della denuncia

egli ha dichiarato:

“Con

e-mail di data 11 aprile 2014, che prendo atto viene allegato al presente

verbale quale DOC. 1, la signora AP 1 mi ha comunicato che intendeva emettere i

biglietti quel giorno o l’indomani siccome vi sarebbero stati degli aumenti. Ho

quindi proceduto lo stesso giorno o l’indomani, con il pagamento in contanti di

CHF 6'820.00, prezzo che AP 1 mi aveva indicato per l’emissione dei biglietti

compresa la sua commissione. ADR che mi ricordo di aver pagato in contanti ma

non ricordo se sono andato io in agenzia viaggi a consegnare il denaro oppure

se è arrivata da me in ufficio la signora AP 1. ADR che ho cercato la ricevuta

di pagamento ma purtroppo non l’ho trovata. Tuttavia l’avvenuto pagamento

risulta dal dall’e-mail del 10 settembre 2014, che prendo atto viene allegato

al presente verbale quale DOC. 2, nel quale la signora scrive “… ti

riaccredito i soldi”, come anche dal doc. 3 di denuncia nel quale è

indicato “avendo acquistato il biglietto da noi…”. ADR che l’importo di

CHF 6'820.00 mi era stato indicato per e-mail. Mi impegno, tramite il mio

legale a trasmettere al MP il documento dal quale risulta tale importo.

Nel

mese di maggio 2014, siccome c’era la possibilità che anche mia figlia facesse

il viaggio con noi, ho contattato per e-mail la signora AP 1 chiedendole il

prezzo di un viaggio in economy nonché le ho chiesto i biglietti emessi per me

e mia moglie (DOC. 3). La signora AP 1 mi trasmette pertanto allegati a un

e-mail i biglietti (DOC. 4 e DOC. 5). Io ho pertanto provato a inserire il numero

indicato sui biglietti nel sito internet della Emirates ma senza riuscire ad

accedere alla prenotazione. Ho pertanto chiamato il call center della Emirates

che mi ha comunicato che a mio nome vi era una prenotazione ma con un altro

numero. Sono pertanto entrato nel sito Emirates con questo numero e con

sorpresa ho appreso che i biglietti erano prenotati ma non emessi (DOC. 6, doc.

2.

di denuncia). Io ho subito spedito la schermata della prenotazione senza

biglietto a AP 1 che mi ha risposto tramite e-mail del 13 giugno 2014 (doc. 3

di denuncia). AP 1 in quello scritto mi ha comunicato che avendo acquistato il

biglietto da lei e non in internet fa fede solo quello da lei inviato.

In

quel momento mi erano venuti i primi dubbi ma confidavo ancora nella professionalità

dell’agenzia di viaggi. Ho quindi lasciato passare un po’ di mesi. Nel mese di

luglio e agosto 2014 ho ancora sollecitato la signora AP 1 (doc. 4 di denuncia)

ricevendo risposte evasive. Nel settembre 2014 ho iniziato a preoccuparmi. Ho

iniziato a scrivere messaggi sul cellulare della signora ricevendo l’e-mail del

10.

settembre 2014 (DOC. 2). In data 12 settembre 2014 la signora AP 1 mi scrive

un ulteriore e-mail nel quale evidentemente accampa scuse (DOC. 7). In data 7

ottobre 2014 la signora AP 1 (DOC. 8) mi rassicura nuovamente dicendomi di

avere avuto conferma da Emirates circa l’emissione del biglietto. ADR che io ho

provato anche a contattare telefonicamente la signora AP 1 ma non ha mai

risposto al telefono.

Sempre

nel mese di ottobre sono stato contattato personalmente da Emirates.

L’operatore mi ha informato del fatto che hanno ricevuto tutta una serie di

prenotazioni da parte della __________ a nome mio e di mia moglie.

Sostanzialmente le prenotazioni venivano ciclicamente cancellate e rimesse per

un nuovo periodo. Con scritto e-mail del 16 ottobre 2014 Emirates mi trasmette

le ultime prenotazioni a mio nome comunicandomi che il prezzo in quel momento

ammontava a CHF 4'470.00 ciascuno (DOC. 9). Trasmetterò, tramite il mio legale,

la conferma di questo pagamento al MP.

Con

e-mail del 21 ottobre 2014 (DOC. 10), Emirates mi ha confermato di avere

contattato più volte la signora AP 1 ma senza risposta. Nella medesima e-mail

la mia prenotazione viene confermata”

(verbale

MP 10 marzo 2015, interrogatorio di AC 1, AI 3, pag. 2-4).

AC

1.

ha ripreso e dettagliato i fatti di denuncia, confermando il versamento, in

contanti, l’11 o il 12 aprile 2014 a AP 1 dell’importo di fr. 6'820.–,

corrispondente al prezzo dei due biglietti aerei, comprensivo della commissione

d’agenzia (AI 3).

5.

Nel

suo interrogatorio del 10 giugno 2015 davanti alla segretaria giudiziaria del

Ministero Pubblico e alla presenza del suo patrocinatore avv. __________, dopo

aver dichiarato di ricordarsi della prenotazione da parte di AC 1 dei due

biglietti in questione, AP 1 si è così espressa:

“ADR

che AC 1 mi ha pagato i biglietti d’aereo in contanti. ADR che non mi ricordo

l’importo ma confermo il pagamento. Nel caso del signor AC 1, siccome il

pagamento del biglietto è stato fatto in contanti, mi sono appoggiata ad

un’agenzia che disponeva del sistema di biglietteria IATA e meglio del sistema

che permette la stampa del biglietto aereo. Ora non mi ricordo in questo caso a

quale agenzia mi sono rivolta (…). ADR che AC 1 mi ha successivamente pagato i

biglietti in contanti. Io ho consegnato a AC 1, probabilmente per e-mail, i

biglietti aerei e-ticket.

(verbale

MP 10 giugno 2015, interrogatorio di AP 1, pag. 2, AI 15).

6.

Oltre

a queste dichiarazioni, vi è un-email del 10 settembre 2014 ove l’imputata così

si esprime, rivolgendosi a AC 1:

“(…)

Mi hai detto nella tua e-mail che non vuoi più ricevere il mio biglietto ma

quello di __. (…) Se sei più sereno comprando i biglietti tramite il sito

internet me lo fai sapere e domani mattina ti riaccredito i soldi sul tuo conto

incluse anche le fee. Sicuramente anche se i biglietti non sono rimborsabili ___

mi concederà il rimborso viste le problematiche. (…) Se vuoi il riaccredito

fammi avere il numero di conto” (doc. 2

annesso al verbale MP 10 marzo 2015 d’interrogatorio di AC 1, AI 3).

Infine,

nella lettera del 28 novembre 2014 trasmessa al legale dell’accusatore privato,

l’imputata scrive:

“quando

riceverò il rimborso provvederò ad inviarvi Fr. 6520 (Fr. 6820 dedotti Fr. 300

di fee”

(All.

12.

ad AI 1).

7.

Al

dibattimento in Pretura penale l’imputata ha invertito la rotta, negando, per

la prima volta, di aver ricevuto da AC 1 l’importo di fr. 6'820.– (“se lui

non mi dà una ricevuta in questo senso dico di no”, verbale 6 dicembre

2015, pag. 1).

Al

dibattimento d’appello non si è scostata da questa linea (“io non ho mai

detto che ho ricevuto l’importo di fr. 6'820.– da AC 1 per questi biglietti.

Nego assolutamente di aver ricevuto l’importo di fr. 6'820.– con riferimento ai

voli Malpensa Giacarta in discussione” (verbale dib. d’appello, pag. 3).

8.

Quanto

sopra attiene alle emergenze processuali.

Dal

profilo giuridico, tuttavia, al fine di stabilire se AP 1 sia imputabile di

appropriazione indebita, non è determinante accertare se lei abbia, o meno, ricevuto

da AC 1 l’importo di fr. 6'820.–, tantomeno conoscere, nell’affermativa, la

destinazione poi data a quei soldi.

a) Giusta l’art. 138 cifra 1 cpv. 2 CP si rende colpevole di

appropriazione indebita “chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o

di un terzo valori patrimoniali affidatigli”.

Due sono gli elementi

oggettivi del reato: l’esistenza di valori patrimoniali affidati all’autore e

l’impiego dei medesimi a profitto proprio o di un terzo.

Elemento soggettivo è

l’intenzionalità, ovvero la volontà di procacciare a sé o a terzi un profitto

indebito.

Il reato è caratterizzato

dal rapporto di fiducia che sussiste tra la vittima e l’autore per cui

quest’ultimo è in possesso dei valori per una finalità specifica rientrante

nell’interesse della vittima, in particolare per conservarli, amministrarli o

consegnarli ad altra persona (sentenza del Tribunale federale 6B_785/2009 del

23.

febbraio 2010 consid. 2.2; DTF 133 IV 21 consid. 6.2 con riferimenti

dottrinali; 120 IV 278 consid.2, 118 IV 34 consid. 2b; sentenza CCRP inc.

17.2009.11

del 19 agosto 2009, consid. 4; Donatsch, Strafrecht III, 10a ed.,

pag. 138; Trechsel/Crameri, Schweizeriches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2a

ed., ad art. 138 CP, n. 4). L’appropriazione indebita è realizzata dalla

violazione del rapporto di fiducia, al momento in cui l’autore decide di

utilizzare i valori detenuti in modo difforme dalle istruzioni ricevute (DTF

129.

IV 259 consid. 2.2.1; sentenza CARP inc. 17.2015.132 del 25 maggio 2016 consid.

4).

b) Nella

disamina degli elementi costitutivi del reato, il concetto di cosa affidata,

cioè l’esistenza o meno di una situazione di affidamento, assume un’importanza

centrale.

Per

costante giurisprudenza, non vi è affidamento nel senso

dell’art.

138.

cpv. 1 CP laddove il versamento di una somma di

denaro

costituisce una “datio in solutum”, nel senso che l’autore

riceve

questa somma di denaro per sé, in contropartita di una

prestazione

da lui effettuata o da effettuare (sentenza del

Tribunale federale

6B_785/2009 del 23 febbraio 2010 consid.

2.

; DTF

133.

IV 21 consid. 7.2; sentenza CCRP inc. 17.2009.11

del 19 agosto

2009, consid. 4).

Per citare alcuni

esempi, non è stata ammessa l’appropriazione indebita, in assenza di

affidamento, nel caso di un paziente che non ha riversato alla clinica

l’importo da questa fatturato per una degenza e a lui versato dalla sua cassa

malati (DTF 117 IV 256), così come nel caso di un albergatore che incassava,

con le prestazioni alberghiere, la tassa di soggiorno e non ne riversava

l’ammontare equivalente al Comune (DTF 106 IV 355). Non affidati – poiché

ricevuti per sé – sono stati ritenuti gli acconti che il locatore riceve dal

locatario per il riscaldamento (DTF 109 IV 22), la pigione della sublocazione

(DTF 73 IV 170) e ancora le deduzioni sul salario effettuate dal datore di

lavoro e non riversate agli assicuratori (DTF 117 IV 78; sentenza CCRP inc. 17.2009.11 del 19 agosto 2009, consid.

4; per una casistica più completa: Niggli/Riedo, Basler Kommentar, Strafrecht

II, 3a edizione, Basilea 2013, ad 138 n. 50 e segg.).

La

casistica proposta da Niggli/Riedo annovera la già citata sentenza 6B_785/2009 del 23 febbraio 2010 consid. 2.3 (ad art. 138

CP, n. 62), ove il Tribunale federale ha negato, per assenza valori

patrimoniali affidati, l’esistenza di un’appropriazione indebita, in un caso

del tutto simile a quello di specie. Imputato era, in quel caso,

l’amministratore di una società anonima che gestiva un’agenzia di viaggi in

difficoltà finanziarie. Egli aveva proposto ai suoi clienti una gita sul Lago

di Garda con viaggio e pernottamenti. Non aveva però fatto fronte alle

prestazioni promesse, ma utilizzato i soldi dei pagamenti anticipati dei

clienti per coprire i debiti della società in decozione.

Analoga situazione

era approdata sui tavoli della CCRP, che parimenti aveva escluso l’affidamento

nel caso di un socio gerente di una Sagl, attiva nel settore della carpenteria

metallica, che aveva ricevuto un acconto per la costruzione di una tettoia, da

lui utilizzato per pagare i debiti della sua Sagl, poi fallita (sentenza CCRP

inc. 17.2009.11 del 19 agosto 2009).

c) In

concreto, l’importo che AP 1 è accusata di essersi appropriata costituiva il

prezzo per l’acquisto dei due biglietti d’aereo, comprensivi della commissione

d’agenzia (ovvero la parte di suo guadagno), null’altro. Siamo dunque

nell’ambito di un contratto di compravendita, ove AC 1 era tenuto a pagare il

prezzo pattuito, mentre che AP 1 si era impegnata a procurargli, in

contropartita, la proprietà dei due biglietti aerei (art. 184 e segg. CO).

Anche

nella contestata ipotesi in cui AP 1 avesse effettivamente ricevuto l’importo

del prezzo, gli atti non fanno stato di disposizioni per un suo diverso

utilizzo, ovvero che tra i due stipulanti sia venuto in essere un accordo che

prevedesse, da parte di AP 1, l’obbligo di conservare, investire, amministrare

o consegnare a terze persone questa somma. Secondo questa ipotesi, l’importo in

questione è quindi diventato di proprietà dell’imputata, che poteva pertanto

disporne liberamente.

Per

quanto precede, che AC 1 abbia o non abbia eseguito il contestato pagamento è

quindi indifferente, sicché AP 1 dev’essere prosciolta dall’accusa di

appropriazione indebita.

9.

L’accoglimento

dell’appello implica la modifica del giudizio impugnato relativamente

all’indennità accordata dal primo giudice a AC 1 (dispositivo n. 3), come pure

quanto al riconoscimento, nel principio, delle pretese civili (dispositivo n.

4).

Spese e

indennità

10.

Dato

l’esito del procedimento, le richieste d’indennizzo dell’accusatore privato

vanno respinte.

Ancorché

invitata a determinarsi al riguardo, l’appellante non ha avanzato e documentato

specifiche richieste d’indennità.

Conseguentemente,

un’indennità ex art. 429 CPP non le è dovuta.

11.

La

tassa e le spese di giustizia seguono la soccombenza e vanno a carico dello

Stato (art. 428 cpv. 1 CPP).

Per questi

motivi,

visti gli

art. 10, 77, 80, 325 e segg., 348 e segg., 379 e segg.,

398.

e segg., 408 CPP;

138.

cifra 1 CP,

nonché, sulle spese e sulle

ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla

tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la

fissazione delle ripetibili,

dichiara

e pronuncia:

1.

L’appello

è accolto.

Di

conseguenza, annullata la sentenza di primo grado, AP 1 è prosciolta

dall’accusa di appropriazione indebita di cui al decreto d’accusa DA 5428/2015

del 10 dicembre 2015.

2.

Le

spese processuali relative al procedimento di primo grado, di complessivi fr.

950.

–, sono poste a carico dello Stato.

3.

Gli

oneri processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 600.00

- altri disborsi fr. 200.00

fr. 800.00

sono posti a carico dello

Stato.

4.

Non

sono assegnate indennità ex art. 429 CPP in favore di AP 1.

5.

Non

sono assegnate indennità ex art. 433 CPP in favore di AC 1, sia per il primo

che per il secondo grado di giudizio.

6.

Intimazione

a:

- AP 1, , 6900 Paradiso

- procuratore pubblico PP 1, 6901 Lugano

- avv. DI 1, , 6901 Lugano

(rappr. AP AC 1)

7.

Comunicazione

a:

- Pretura

penale, 6501 Bellinzona

- Comando

della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

- Ministero

pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

- Ufficio

del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

- Sezione della popolazione, Ufficio della

migrazione,

6501.

Bellinzona

P_GLOSS_TERZI

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro

decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e

incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni

pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni

dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF),

il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i

motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a

ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il

ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso

sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i mot

ivi

previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è

disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.