17.2018.22
Infrazione alla Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti per aver venduto merce senza disporre della necessaria autorizzazione
26 settembre 2018Italiano18 min
Source ti.ch
Incarto n.
17.2018.22+35
Locarno
26 settembre 2018/cv
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte di appello e di revisione penale
composta dai giudici:
Giovanna Roggero-Will, presidente,
Francesca Verda Chiocchetti e Francesca Lepori Colombo
segretaria:
Daniela Regazzi Fornera, vicecancelliera
sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio del 22 novembre 2017 da
AP 1
rappr. dall' DI 1
contro la sentenza emanata nei
suoi confronti il 22 novembre 2017 dalla Pretura penale di Bellinzona
(motivazione scritta intimata il 24 gennaio 2018)
richiamata la dichiarazione di appello 12 febbraio 2018;
esaminati gli atti;
in fatto: A. Con decreto d’accusa
(in seguito: DA) n. __________ del 26 aprile 2017, la Polizia Cantonale,
Sezione Polizia amministrativa, Bellinzona, ha ritenuto AP1 autore colpevole di
infrazione alla Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al
dettaglio dei suoi prodotti (in seguito: Lcan)
per avere,
venduto al dettaglio prodotti a
base di canapa senza essere in possesso della necessaria autorizzazione,
e meglio per avere, a __________ e
in varie altre località del Ticino, tra il 1° dicembre 2016 ed il 25 gennaio
2017, in qualità di amministratore unico della __________, __________, senza
detenere la necessaria autorizzazione, venduto, in confezioni da 2.5, 5 e 10
grammi, una quantità di poco inferiore ai 1'500.00 grammi di canapa a singoli
acquirenti non meglio indentificati e a commerci vari del Canton Ticino.
L’autorità amministrativa ha, quindi, proposto la condanna del qui
appellante ad una multa di fr. 2'000.-, oltre che al pagamento della tassa di
giustizia per complessivi fr. 350.- e delle spese di fr. 1'584.60.
Contestualmente, era altresì stato prospettato il dissequestro a
favore dell’appellante di tutto quanto in sequestro a far tempo dal 25 gennaio
2017.
Contro il decreto d’accusa AP 1 ha interposto tempestiva
opposizione.
Fatti
B. Statuendo, dopo aver
tenuto il dibattimento, con sentenza 22 novembre 2017 (motivazione scritta
intimata il 24 gennaio 2018), il presidente della Pretura penale ha confermato
l’imputazione e la condanna contenute nel DA, fatta eccezione per quanto
attiene ai fr. 1'584.60 di spese che ha posto a carico dello Stato. Ha, infine,
posto a carico di AP 1 tassa e spese di giustizia per complessivi fr. 1'200.-.
C. AP 1 ha annunciato la
propria volontà di impugnare la sentenza di prima grado già al termine della
lettura del dispositivo ed ha tempestivamente confermato tale volontà con dichiarazione
d’appello 12 febbraio 2018, in cui ha precisato di impugnare i punti 1., 2.1. e
2.2 della pronuncia pretorile, postulando, oltre al proprio proscioglimento e
al conseguente accollo allo Stato di tasse e spese di giustizia di primo e
secondo grado, anche la condanna dello Stato, ex art. 429 CPP; a rifondergli fr.
6'624.47 (fr 5'624.47 per spese di patrocinio e fr. 1'000.- per torto morale; III).
Nella motivazione scritta del suo appello (VII), egli ha esteso le
proprie richieste di giudizio aumentando l’importo dell’indennizzo richiesto ex
art. 429 CPP a fr. 21'122.42. Importo composto da:
- fr. 5'624.47 per
spese di patrocinio;
- fr. 1'000.- per
torto morale;
- fr.
14'497.95 corrispondenti al valore dei prodotti sequestrati e non più vendibili
poiché non più utilizzabili.
Delle argomentazioni sviluppate dall’appellante si dirà, per
quanto necessario, in seguito.
D. Altrettanto si farà
del contenuto delle osservazioni 30 aprile 2018 con cui la polizia cantonale ha
chiesto la reiezione integrale dell’appello (XII), del contenuto della replica
22 maggio 2018 di AP 1 (XV) e, infine, del contenuto della duplica presentata
il 12 giugno 2018 dalla polizia cantonale (XVIII).
Considerandi
in diritto: 1. Giusta l’art. 398 cpv. 4
CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale di primo grado
concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere
unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei
fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non
possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.
In questi casi, dunque, la Corte d’appello dispone di piena
cognizione soltanto per quanto attiene alle questioni di diritto (Schmid,
Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2013, ad art. 398,
n. 12, pag. 778 e seg Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure
pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777). L’esame dei fatti
è, per contro, limitato all’arbitrio (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad
art. 398 n. 13, pag. 779Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 28, pag.
1777) che si verifica quando, nel suo accertamento dei fatti, il primo giudice
ha misconosciuto manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, ha
omesso senza valido motivo di tener conto di un elemento di prova importante,
suscettibile di modificare l’esito della vertenza, oppure ha ammesso o ha
negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o
interpretandoli in modo insostenibile (DTF 138 III 378 consid. 6.1; 137 I 1
consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag.
4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze
ivi citate; STF 6B_216/2014 del 5 giugno 2014;6B_527/2011 del 22 dicembre
2011;6B_312/2011 dell’8 agosto 2011).
Il giudice - che deve sempre apprezzare le prove in modo globale e
non puntuale - non incorre, invece, in arbitrio né quando accerta i fatti
deducendoli, in modo sostenibile, da elementi e indizi convergenti che, se
presi singolarmente, risultano tutti o in parte insufficienti, né quando li
accerta fondandosi su argomenti che, pur essendo in parte fragili, giustificano
in modo sostenibile la convinzione a cui è giunto (STF del 22.06.2016, inc.
6B_275/2015, consid. 2.1.; STF del 10.07.2015, inc.6B_563/2014, consid. 1.1).
Per essere arbitraria la decisione del primo giudice non deve
essere solo discutibile o criticabile, ma è necessario che sia insostenibile
nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag.
211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid.
3.1
pag. 178 e sentenze citate).
2.
Gli
allegati alle osservazioni 30 aprile 2018 della Polizia cantonale, Servizi
Generali (XII e XIV), e dell’appellante di data 22 maggio 2018 (XV), nella
misura in cui costituiscono nuove prove, non possono che essere estromessi
dagli atti, non essendo possibile, in procedura d’appello contravvenzionale,
produrre nuove prove (art. 398 cpv. 4 CPP).
3.
Sulla vita
dell’imputato, sulla sua qualifica di amministratore unico in seno alla __________,
__________, e sui fatti antecedenti all’emissione del DA n. __________ del 26
aprile 2017, questa Corte, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, rinvia ai
considerandi da 1 a 4c della sentenza appellata.
l’appello
4.
In fatto, AP 1
contesta l’accertamento del Pretore secondo cui egli ha venduto canapa al
dettaglio.
a. Va, dapprima,
rilevato che l’allegato ricorsuale appare contraddittorio nella misura in cui,
dapprima, contesta che i 1'500 grammi circa di canapa di cui al DA siano stati
venduti al dettaglio e, poi (nella seconda censura mossa al giudizio pretorile che
non è indicata come ipotesi subordinata alla precedente), afferma che parte di
tale quantità (vale a dire 132.5 grammi) è stata, invece, alienata proprio al
dettaglio. Delle due l’una.
b. Ritenuto come
l’appello giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP si apparenti al ricorso per cassazione
previsto da molti precedenti diritti processuali cantonali e al ricorso in
materia penale al Tribunale federale (Schmid, op. cit., n. 10 ad art. 398 CPP;
Kistler Vianin, op. cit., n. 25 ad art. 398CPP; Hug/Scheidegger, in
Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur schweizerischen StPO, 2a ed. 2014, n.
24.
ad art. 398 CPP; Mini, op. cit., n. 18 ad art. 398 CPP), la censura di
accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia dell’arbitrio viziante
tale accertamento - va sollevata (cfr. anche il testo dell’art. 398 cpv. 4 CPP:
“[…] si può far valere che […] l’accertamento dei fatti è manifestamente
inesatto […]”) e va motivata in modo preciso (STF del 29.06.2016, inc.
6B_1271/2015, consid. 2.1.).
Per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione
impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei fatti, per
quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia. Nè è sufficiente far
valere nuovamente le proprie ragioni, contestare i fatti ammessi dal primo
giudice o ridiscutere il modo in cui sono stati accertati come se si trattasse
di motivare un appello destinato a un'autorità munita di libera cognizione (STF
del 29.06.2016, inc.6B_1271/2015, consid. 2.1.).
È, invece, necessario dimostrare, in modo dettagliato e
documentato, il motivo per cui l’accertamento dei fatti svolto dal primo
giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con gli
atti, si fonda su una svista manifesta, contraddice in modo urtante il
sentimento di equità e di giustizia (DTF 138 V 74 consid. 7; 137 I 1 consid.
2.
; 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 132 I 217 consid. 2.1; 129 I 8
consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa unilateralmente su
talune prove ad esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b; 112 Ia
369.
consid. 3).
In assenza di censure e di motivazioni conformi alle esigenze
poste dalla giurisprudenza, l’appello va dichiarato inammissibile.
c. Nel suo allegato,
l’appellante non cerca minimamente di sostanziare la tesi - sostenuta per la prima
volta in questa sede - secondo cui non vi è stata vendita al dettaglio. Egli si
limita ad una mera affermazione di principio che non basta ad integrare
un’argomentazione cassatoria.
Ne deriva che, su questo punto, il gravame è inammissibile (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1 p. 253).
5.
L’appellante ha, poi
sostenuto, in estrema sintesi, che, al momento dei fatti, e meglio tra il 1°
dicembre 2016 ed il 25 gennaio 2017, la vendita al dettaglio di canapa povera
di THC (concentrazione < 1%) non soggiaceva ad alcun obbligo di autorizzazione
giusta la Lcan.
a. Dal 2011 la LStup
precisa che - fatta eccezione per la resina di canapa - la canapa ed i suoi
prodotti sono da considerarsi stupefacenti soltanto se hanno un tasso di THC
pari almeno all’1%.
Gli articoli di canapa con una concentrazione di THC minore all’1%
non ricadono, pertanto, sotto la LStup.
Per ciò solo, tuttavia, come giustamente rilevato dal primo
giudice, la produzione o la commercializzazione di questi prodotti non può, di
principio, considerarsi libera:
“ Anche se questi prodotti non sono
soggetti alla legge sugli stupefacenti non possono essere commercializzati
liberamente. A seconda della categoria cui appartengono, al loro sfruttamento
industriale si applica la legge sugli agenti terapeutici, la legge sulle
derrate alimentari o la legge federale sulla sicurezza dei prodotti. In
crescita soprattutto vi sono i prodotti contenenti l’altro più importante
cannabinoide presente nelle piante di canapa unitamente al THC, ossia il CBD
(cannabidiolo) che, oltre a non essere uno stupefacente e quindi non soggetto
alla legge sugli stupefacenti, riduce gli effetti psicotropi del THC (cfr. sito
internet dell’Ufficio federale della sanità pubblica).” (sentenza impugnata,
consid 10a, pag 10)
b. Con una legge in
vigore dal 1° febbraio 2004, il Ticino ha regolamentato la coltivazione e la
vendita al dettaglio della canapa e dei suoi derivati, in particolare
sottoponendo la vendita al dettaglio di questi prodotti ad autorizzazione (art.
3.
cpv. 1 Lcan, cfr., per i dettagli, consid. 6 della sentenza impugnata, pag. 7
e 8).
In forza dell’art. 2 del Regolamento relativo a tale legge (Rcan),
è, tuttavia, esclusa, dalla necessità di previa autorizzazione, la vendita al
dettaglio dei prodotti e dei derivati a base di canapa conformi alla legislazione
federale sulle derrate alimentari (così come la vendita al dettaglio di tutti
quei prodotti che - per loro natura, concezione e composizione - non si
prestano per ricavarne stupefacenti).
b.1. La vLDerr - nella sua
versione in vigore dal 1° ottobre 2013 al 1° maggio 2017 - prevedeva, all’art.
3.
cpv. 1, che sono da considerarsi “derrate alimentari” gli alimenti o i
generi voluttuari. Questi ultimi, così come precisa il cpv. 3 dello stesso
disposto, sono le bevande alcoliche, gli articoli di tabacco e gli articoli per
fumatori.
L’ordinanza federale sui prodotti del tabacco e sugli articoli per
fumatori con succedanei del tabacco (OTab, in vigore dal 1.10.2012) - che si
applica “ai prodotti del tabacco e agli articoli per fumatori con succedanei
del tabacco” - precisa, al suo art. 2 lett. e, che per succedanei del
tabacco si intendono tutte le sostanze destinate ad essere fumate, escluso,
appunto, il tabacco.
Succedaneo del tabacco è, quindi, anche il prodotto di canapa
povero di THC - cioè, quello con una concentrazione di tale elemento inferiore
all’1% - destinato ad essere fumato.
L’art. 3 cpv. 1 OTab prevede, poi, che gli articoli per fumatori
succedanei al tabacco:
a. devono adempiere per
analogia le esigenze stabilite per i prodotti del tabacco destinati ad essere
fumati;
b. non devono nuocere
direttamente o in maniera inaspettata alla salute;
c. non devono avere
effetti psicotropi.
Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa, poi, che, prima
dell’immissione in commercio del prodotto, occorre trasmettere all’Ufficio
federale della Sanità pubblica (UFSP) le seguenti informazioni:
a. la composizione e
l’impiego previsto del prodotto;
b. il tenore di catrame
e monossido di carbonio del prodotto;
c. la prova che il
prodotto non contiene nicotina;
d. la prova che il
prodotto non nuoce direttamente o in maniera inaspettata alla salute e non ha
effetti psicotropi;
e. il modello del
pacchetto;
f. un campione del
prodotto.
b.2. Da quanto precede deriva
che, per quanto qui interessa, in considerazione dell’art. 2 del Regolamento
relativo alla Legge cantonale sulla canapa (Rcan), la vendita dei prodotti a
base di canapa che soggiacciono e che sono conformi alla LDerr e all’OTab -
quindi, anche quelli destinati al fumo, a condizione, naturalmente, che abbiano
una concentrazione di THC inferiore all’1% - non necessita di alcuna
autorizzazione alla vendita ai sensi della Lcan (cfr., peraltro, il rapporto
CdS sulla mozione 18 settembre 2017 presentata da __________ “per una
regolamentazione più severa e uniforme della vendita e della coltivazione della
canapa”).
b.3. Ritenuto che, così
come commerciata dall’appellante, la canapa (a basso contenuto di THC) non
poteva essere considerata altro che un succedaneo del tabacco (cfr. motivazione scritta d’appello, pag. 6,
punto 7; all. a VI PS AP 1 25.01.2017; all. 4 a Rapporto d’inchiesta di polizia
giudiziaria), affinché essa possa essere considerata conforme alla LDerr è,
dunque, necessario poter accertare che l’appellante abbia ossequiato l’art. 3
cpv. 2 OTab appena citato, e meglio che egli, prima della messa in commercio
della canapa, abbia trasmesso all’UFSP la documentazione di cui alle lett. a -
f di tale disposto.
b.4. Così non é.
Gli scritti indirizzati all’UFSP il 20 settembre, il 10 ottobre e
il 17 novembre 2016 dalla __________, __________ - oltre a non rispettare
l’esigenza temporale posta dall’art 3 cpv. 2 OTab (la commercializzazione, lo
si ricorda, ha avuto inizio il 1° dicembre 2016) - sono semplici richieste di
informazioni (cfr. scritto 9 marzo 2017 dell’UFSP) e non possono, quindi,
essere considerati una formale notifica ai sensi del citato disposto.
Forza è, dunque, concludere che, non avendo la __________
adempiuto l’obbligo previsto dall’art. 3 cpv. 2 OTab, la canapa venduta non
rispettava né tale normativa né la LDerr e, di conseguenza, non poteva
beneficiare dell’eccezione all’obbligo posto dall’art. 3 Lcan.
L’appello deve, pertanto, su questo punto, essere respinto.
6.
L’appellante ha,
poi, invocato - verosimilmente, in subordine - un errore sui fatti ai sensi
dell’art. 13 CP e, poi, un errore di diritto ai sensi dell’art. 21 CP
sostenendo, in estrema sintesi, che egli nulla sapeva della legislazione
cantonale che regola la materia.
Al di là dei distinguo giuridici sui due concetti, concretamente
questa Corte condivide, fa proprie e richiama, in applicazione dell’art. 82 cpv.
4.
CPP, le argomentazioni sviluppate dal primo giudice nei considerandi da 10b a
10l (pag. 10-16 della sentenza impugnata), gli accertamenti in essi contenuti -
che sono lungi dall’essere arbitrari - e le conclusioni secondo cui, ancora in
sintesi, la tesi dell’inconsapevolezza dell’appellante (che, peraltro, non era
un neofita della canapa) non sta né in cielo né in terra.
7.
L’appellante ha, ancora,
sostenuto d’aver agito in buona fede poiché la moglie (che, all’epoca dei fatti
non ricopriva, almeno formalmente, alcun ruolo in seno alla __________),
sentita come teste, ha dichiarato di avere contattato telefonicamente l’UFSP da
cui avrebbe ricevuto l’assicurazione che “la canapa light poteva essere
liberamente commerciata in Svizzera” (VI DIB __________, pag. 1).
L’argomento non ha pregio già soltanto perché - come rilevato dal
Pretore (consid. 10d e segg. della sentenza impugnata) - l’UFSP non é
l'autorità preposta a dare informazioni sulla normativa in vigore nel Canton
Ticino, limitandosi le indicazioni fornite da quell’ufficio a quanto vigente su
base federale.
A titolo abbondanziale, si osserva che l’unica risposta dell’UFSP
agli scritti della __________ è del marzo 2017: quand’anche si volesse
convenire con lui e ritenere che essa gli dava un via libera (ciò che non è
scontato), non si potrebbe dimenticare che tale scritto è giunto ad oltre
quattro mesi di distanza dal momento in cui AP 1 ha iniziato a vendere i
prodotti di canapa a basso contenuto di THC (e a più di un mese dopo la fine
degli atti che gli vengono addebitati) e che, dunque, nel periodo considerato
dal DA, non vi era alcuna risposta dell’UFSP in cui l’appellante potesse
confidare.
Nemmeno giova all’appellante sostenere di avere dato pieno credito
alle informazioni fornitegli dal proprio legale di allora che mai gli avrebbe
riferito di una normativa cantonale vigente quo alla vendita dei
prodotti della canapa. Detto che l’argomentazione non regge già soltanto perché
le dichiarazioni al riguardo di AP 1 sono contraddittorie (VI DIB AP 1, pag. 1;
VI PS 25.01.2017, pag. 3, rr. 9-11) e, quindi, non credibili, si ricorda il
costante principio secondo cui l’“ignorantia legis non excusat” (DTF 113
V 81; DTF 110 V 338; STF del 2.9.2009, inc. 2060/2008).
8.
Respinta deve, pure,
essere la censura di carente motivazione fatta alla sentenza pretorile nella
misura in cui essa permette di comprendere appieno i motivi che hanno portato il
primo giudice alle sue conclusioni sulle questioni decisive per l’esito della
vertenza (DTF 137 II 266 consid. 3.2; 134 I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid.
3.
; STF 6B_970/2013 del 24 giugno 2014 consid. 3.1; STF 6B_970/2013 del 24
giugno 2014 consid. 3.1; STF 6B_1193 dell’11 febbraio 2014 consid. 1.2).
9.
Pena
La pena, peraltro non espressamente contestata dall’appellante nel
quantum, appare adeguata e viene confermata.
10.
Visto l’esito dell’appello,
non vi è, evidentemente, diritto ad un’indennità ex art 429 CPP.
Sempre per tale motivo, è confermata la messa a carico di AP 1
degli oneri processuali relativi al procedimento di prima sede. Del pari ne va
degli oneri d’appello.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli
art. 6, 10, 80, 81, 139, 348 e segg., 379 e segg., 398 e
segg., 406, 422, 429 CPP,
12, 13, 21, 47, 103, 106 CP,
15 cifra 1 Lcan, in relazione
con gli artt. 3 e 8 Lcan e 2 Rcan,
nonché,
sulle spese l’art. 428 CPP e la LTG,
dichiara
e pronuncia:
1. Nella misura in cui
è ammissibile, l’appello è respinto.
2. Di conseguenza,
ricordato che in assenza d’impugnazione il dispositivo n. 3. è passato in
giudicato:
2.1. AP 1 è dichiarato
autore colpevole di infrazione alla Legge sulla coltivazione della canapa e
sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti per avere, a __________ e in
varie altre località del Canton Ticino, nel periodo tra il 1. dicembre 2016 e
il 25 gennaio 2017, in qualità di amministratore unico della __________, __________,
senza essere in possesso della necessaria autorizzazione, venduto in confezioni
da 2.5, 5 e 10 grammi, una quantità di poco inferiore ai 1500 grammi di canapa
a singoli acquirenti non meglio identificati e a commerci vari del Cantone
Ticino, e meglio come descritto nel decreto d’accusa e precisato nei
considerandi,
2.2. AP 1 è condannato alla
multa di fr. 2'000.-, che, in caso di mancato pagamento, verrà sostituita con
la pena detentiva di giorni 20 (venti).
3. Non si assegnano
indennità ai sensi dell’art. 429 CPP.
4. Gli oneri
processuali di primo grado, pari a fr. 1'200.-, sono posti a carico di AP 1.
5. Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:
- tassa di giustizia fr.
500.-
- altri disborsi fr.
200.-
fr.
700.-
sono posti a carico dell’appellante.
6. Intimazione a:
-
-
-
7. Comunicazione a:
P_GLOSS_TERZI
Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente La
segretaria
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90
a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale
della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95
a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art.
81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.