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Decisione

17.2019.50

Confisca di denaro contaminato da cocaina. Accoglimento dell'appello dell'imputato e dissequestro del denaro: se si ritiene che non vi siano sufficienti elementi per accertarne l'origine illecita, nem

30 luglio 2019Italiano11 min

Source ti.ch

Fatti

i valori devono essere in relazione diretta ed immediata con il reato stesso

(sentenza TPF SK.2017.71 del 27.03.2018 consid. v.1.1 ).

Nonostante il disposto non lo dica

espressamente, anche la confisca giusta l’art. 70 cpv. 1 CP può essere ordinata

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona: ciò

avviene tipicamente nei casi di autore ignoto o deceduto, di assenza di querela

o di colpa. In altri termini, l’adozione di tale misura presuppone, comunque,

l’accertamento che il denaro da confiscare provenga da un atto che adempie dal

profilo oggettivo e soggettivo una fattispecie di reato e che sia illecito

(Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, vor art. 69,

n. 11 e riferimenti; cfr., anche, Baumann, Basler Kommentar, ad art. 70/71, n.

18 e riferimenti).

2. In concreto, il

tribunale di primo grado ha prosciolto AP1 dall’imputazione di riciclaggio di

denaro, l’unica a suo carico, per le seguenti ragioni:

“gli accertamenti agli atti non hanno per

nulla dimostrato che il sequestrato importo di € 20'000.- fosse realmente provento da un traffico

internazionale di stupefacenti (considerando 5.1, di seguito solo consid.,

della presente sentenza). Trattasi semplicemente di una supposizione del

Procuratore generale che come tale e indipendentemente da alcune contraddizioni

nel dire di AP1 con quello di __________ [ad esempio sul fatto che a Torino

fossero stati sempre insieme (VI PS AP131.1.2017 a pag. 6 poi corretto a pag. 9

vs. __________ 31.1.2017 a pag. 8) o il fatto che a __________ la busta coi

soldi sia già stata data a Bruxelles (VI PS _________ 31.1.2017 a pag. 9) e

non, dopo, a Torino (VI PS AP131.1.2017 a pag. 9) rispettivamente che entrambi

sono andati a casa di __________ (VI PS AP131.1.2017 a pag. 6 vs. __________

31.1.2017 a pag. 13)] non può assolutamente giustificare una condanna di AP1 per

siffatta ipotesi di reato.” (sentenza

impugnata, consid. 7, pag. 7).

Dunque, la prima Corte ha

assolto AP1 - non per assenza del presupposto soggettivo del reato - ma già per

la non realizzazione del presupposto oggettivo dell’imputazione che gli era

rivolta. Gli elementi probatori raccolti dall’accusa, in estrema sintesi, non

bastavano, secondo la Corte di primo grado, a provare che i soldi di cui lui

era stato trovato in possesso erano il frutto, il provento di un reato.

Dunque

ancora, l’ha assolto poiché non vi era nessuna prova del reato a monte. Cioè,

non vi era prova del traffico illecito di stupefacenti che, secondo il PP,

aveva generato quei soldi.

2.1. Al difetto

della prima condizione d’applicazione dell’art. 70 cpv. 1 CP (provenienza

illecita del denaro), la prima Corte ha ritenuto di ovviare in forza di una

sentenza del TF (6B_220/2018 del 12.4.2018) che imporrebbe, comunque, anche in

Considerandi

questi casi, la confisca del denaro (cfr. consid. 9, pag. 8 della

sentenza impugnata).

A torto.

Dapprima, perché non si tratta

di una sentenza di principio (neppure, peraltro, ha fatto oggetto di

pubblicazione). In particolare, non stabilisce alcun principio sull’art. 70

cpv. 1 CP (e nemmeno sull’art. 69 citato dalla Corte di primo grado ma non

applicabile poiché non si tratta, qui, di oggetti).

In quel caso, infatti, il TF si

era espresso sul ricorso di un terzo che si pretendeva in buona fede e che

chiedeva la restituzione del denaro sulla base dell’art. 70 cpv. 2 CP

concludendo che il ricorrente non poteva avvalersi di tale disposto poiché, in

sostanza, non aveva reso plausibile la sua posizione di terzo in buona fede.

Poi, perché da tale giudizio

nulla di generale può essere desunto a sostegno della confisca ordinata nella

sentenza impugnata nella misura in cui nulla si sa del motivo che ha portato,

in sede cantonale, all’assoluzione degli imputati dal reato di riciclaggio

(tema su cui il TF non si è pronunciato poiché non era chiamato a farlo).

Non così in

concreto.

L’assoluzione

dell’imputato a causa del mancato accertamento del reato a monte vizia di

irrimediabile difetto logico il giudizio che ora ci è sottoposto nella misura

in cui, contestualmente, decide la confisca del denaro poiché frutto di reato:

se gli elementi probatori raccolti dalla pubblica accusa

(e meglio, la forte contaminazione delle banconote, la scelta di un non usuale

valico doganale d’uscita/entrata in Svizzera, la presenza di tracce di cocaina

sulle mani e sulla fronte dell’imputato e la sua incapacità di provare la

provenienza lecita del denaro ricordate nel consid. 9 della sentenza di primo

grado) non sono stati ritenuti sufficienti per l’accertamento del reato a

monte, cioè del reato che, per l’ipotesi accusatoria, ha dato origine a quei

soldi, non si capisce come, per la confisca, si possa, invece, sostenerne

l’origine illecita e, quindi, il contrario. Delle due l’una: o ci sono elementi

sufficienti per l’accertamento del reato generatore di profitti o questi

elementi non ci sono. Non possono essere assenti in un ambito, e presenti

nell’altro.

Certo, ci si potrebbe chiedere

come mai tutti gli elementi citati non sono stati considerati sufficienti

all’accertamento del reato a monte (come, invece, per esempio, è stato nel caso

risolto con sentenza CARP 17.2018.25, confermata dal Tribunale federale). Ma la

questione non può trovare soluzione in questa sede pena la violazione dell’art.

404.

cpv. 1 CPP.

Ne deriva che l’appello va accolto e l’importo di cui trattasi va

dissequestrato.

3.

Visto l’esito del

giudizio, anche gli oneri processuali di secondo grado vanno posti a carico

dello Stato (art. 428 CPP).

L’accoglimento

dell’appello impone l’assegnazione a AP1 - che ne ha fatto richiesta - di

un’indennità ex artt. 436 e 429 cpv. 1 lett. a CPP. L’appellante non l’ha

quantificata. Ci si esime dal richiedere una completazione delle richieste di

giudizio poiché, per il lavoro svolto, appare adeguato un importo complessivo

di fr. 800.-.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli

artt. 6, 10, 80, 84, 139, 379 segg.,

398 segg., 428 e 429 CPP,

70

e 305bis CP,

nonché,

sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG, rispettivamente il

Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza

giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili,

dichiara e pronuncia:

1. L’appello di AP1 è accolto.

Di conseguenza, ricordato che i punti 1, 3, 3.1 e 4 della sentenza

di primo grado sono passati in giudicato,

1.1. è

ordinato il dissequestro e la restituzione all’appellante di Euro 20'000.-,

pari a fr. 20'893.-.

2. Gli oneri

processuali d’appello, consistenti in:

- tassa di giustizia fr. 1'000.-

- altri disborsi fr. 200.-

fr. 1'200.-

sono

posti a carico dello Stato che rifonderà a AP1

fr.

800.- a titolo di indennità ex artt. 436 e 429 cpv. 1 lett. a CPP.

3. Intimazione a:

4. Comunicazione a:

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente Il

segretario

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,

contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione

e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90

a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale

della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al

Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95

a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art.

81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro

lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al

Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.